Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 14:28:41.0 alle 2015-01-07 14:28:41.0
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[il gobbo tabagnino]
Il gobbo Tabagnino era un povero ciabattino che non sapeva come fare a tirare avanti, perché nessuno gli dava mai neanche da rattoppare una scarpa.
Si mise a girare il mondo in cerca di fortuna. Quando fu sera e non sapeva dove andare a dormire, vide un lumino in lontananza, e tenendo dietro al lumino, arrivò a una casa e bussò. Aperse una donna e lui domandò alloggio.
-Ma questa, - disse la donna, - è la casa dell'Uomo Selvatico, che mangia tutti quelli che trova. Se vi faccio entrare, mio marito mangerà anche voi.
Il gobbo Tabagnino la pregò e la supplicò, e la donna si mosse a compassione e gli disse:
- Entrate pure, e se vi accontentate, vi seppellirò sotto la cenere.
Cosí fece e quando arrivò l'Uomo Selvatico e cominciò a girare per la casa tirando su dal naso e dicendo:
Ucci ucci
Qui c'è puzza di cristianucci
0 ce n'è o ce n'è stati
0 ce n'è di rimpiattati,
sua moglie gli disse: - Vieni a mangiare, cosa vai a pensare ora? -
E gli servi una gran caldaia di maccheroni.
Si misero a mangiare maccheroni marito e moglie, e l'Uomo Selvatico fece una tale scorpacciata che a un certo punto disse:
- Basta, io sono pieno e non ne mangio piú. Questi che sono avanzati, se c'è qualcuno in casa, dàlli a lui.
-C'è un povero omino che mi ha domandato alloggio per stanotte, - disse la moglie. - Se mi prometti di non mangiarlo, lo faccio uscire.
-Fallo uscire pure -. E la donna tirò fuori dalla cenere il gobbo Tabagnino e lo fece sedere a tavola. Davanti all'Uomo Selvatico, il povero gobbino tutto coperto di cenere tremava come una foglia, ma si fece coraggio e mangiò i maccheroni.
- Per stasera non ho piú fame, - disse l'Uomo Selvatico al gobbo, - ma domattina, v'avverto, se non farete presto a scappare, vi mangerò in un boccone.
Cosí attaccarono a discorrere da buoni amici, e il gobbo, che era furbo come il diavolo, cominciò a dirgli:
- Che bella coperta che avete sul letto!
E l'Uomo Selvatico: - È tutta ricamata d'oro e d'argento, e con la frangia tutta d'oro.
- E quel comò?
- Ci sono dentro due sacchi di quattrini.
- E quella bacchetta dietro il letto?
- È, per far venire il bel tempo.
- E questa voce che si sente?
-È un pappagallo che tengo nel pollaio, e che discorre come noialtri.
- Ne avete di belle cose!
-Eh, non sono mica tutte qui! Nella stalla ho una cavalla di una bellezza mai vista, che corre come il vento.
Dopo cena, la moglie riportò Tabagnino nel suo buco sotto la cenere, e poi andò a dormire col marito. Appena fu giorno, la donna andò a chiamare Tabagnino.
- Su, presto, scappate, prima che s'alzi mio marito! - Il gobbo ringraziò la donna e andò via.
Girò e girò finché arrivò al palazzo del Re di Portogallo e chiese ospitalità. Il Re lo volle vedere e gli fece raccontare la sua storia. A sentire tutte le belle cose che aveva in casa l'Uomo Selvatico, il Re fu preso da una gran voglia, e disse a Tabagnino:
- Sentimi bene, tu potrai restare qui nel palazzo e fare tutto quello che ti piacerà, ma io voglio una cosa da te.
- Dica pure, Maestà.
-Hai detto che l'Uomo Selvatico ha una bella coperta ricamata d'oro e d'argento e con la frangia tutta d'oro. Ebbene devi andare a prenderla e portarmela, se no ne andrà della tua testa.
-Ma come vuole che faccia? - disse il gobbo. - L'Uomo Selvatico mangia tutti. È lo stesso che dire che mi manda alla morte.
- Questo non m'interessa. pensaci tu e arrangiati.
Il povero gobbo ci pensò su e quand'ebbe ben pensato, andò dal Re e gli disse: - Sacra Corona, mi dia un cartoccio pieno di calabroni vivi, che siano digiuni da sette od otto giorni, e io le porterò la coperta -.
Il Re mandò l'esercito ad acchiappare i calabroni e li diede a Tabagnino.
- Eccoti questa bacchetta, - gli disse. - È fatata e ti potrà venire buona. Quando avrai da passare dell'acqua, battila per terra e non aver paura. Anzi, intanto che tu vai là, io andrò ad aspettare in quel palazzo di là dal mare.
Il gobbo andò alla casa dell'Uomo Selvatico, stette a origliare, e capì che erano a cena. S'arrampicò alla finestra della camera da letto, entrò e si nascose sotto il letto. Quando l'Uomo Selvatico e sua moglie andarono a letto e s'addormentarono, il gobbo cacciò il cartoccio pieno di calabroni sotto le coperte e le lenzuola, e l'aperse. I calabroni, sentendo quel bel calduccio, vennero fuori e si misero a ronzare e a punzecchiare.
L'Uomo Selvatico cominciò ad agitarsi, buttò giú la coperta e il gobbo l'arrotolò sotto il letto. I calabroni s'arrabbiarono e si misero a pungere a tutt'andare; l'Uomo Selvatico e sua moglie scapparono gridando; e Tabagnino quando fu solo scappò anche lui, con la coperta sotto il braccio.
Dopo un po', l'Uomo Selvatico s'affacciò alla finestra e chiese al pappagallo che era nel pollaio:
- Pappagallo, che ora è?
E il pappagallo: - È l'ora che il gobbo Tabagnino porta via la tua bella coperta!
L'Uomo Selvatico corse nella stanza e vide che la coperta non c'era piú. Allora prese la cavalla, e via al galoppo, finché non avvistò il gobbo di lontano. Ma Tabagnino era già arrivato alla riva del mare, batteva per terra la bacchetta che gli aveva dato il Re, l'acqua s'apriva e lo faceva passare; e appena fu passato si tornò a rinchiudere. L'Uomo Selvatico, fermo sulla riva, si mise a gridare:
0 Tabagnino di tredici mesi,
Quand'è che torni in questi paesi?
Ti voglio mangiare un dì di quest'anno,
E se non ti mangerò, sarà mio danno.
Al vedere la coperta, il Re cominciò a saltare dall'allegria. Ringraziò il gobbo, ma poi gli disse:
- Tabagnino, come sei stato bravo di portargli via la coperta, sarai buono a portargli via anche la bacchetta che fa venire il bel tempo.
- Ma come volete che faccia, Sacra Corona?
- Pensaci bene, se no la pagherai con la testa.
Il gobbo ci pensò, poi chiese al Re un sacchetto di noci.
Arrivò alla casa dell'Uomo Selvatico, stette ad ascoltare, e senti che andavano a letto. S'arrampicò in cima al tetto, e cominciò a buttare manciate di noci sulle tegole. L'Uomo Selvatico, a questo picchiettio sulle tegole, si svegliò e disse alla moglie:
- Senti che grandínata! Va' subito a mettere sul tetto la bacchetta, se no la grandine mi rovina il frumento.
La donna s'alzò, aperse la finestra, e mise la bacchetta sul tetto dove c'era Tabagnino pronto a prenderla e a scappar via.
Di lí a poco, l'Uomo Selvatico si alzò. Contento che avesse smesso di grandinare, e andò alla finestra.
- Pappagallo, che ora è?
E il pappagallo: - È l'ora che il gobbo Tabagnino ti porta via la bacchetta del bel tempo.
L'Uomo Selvatico prese la cavalla e via al galoppo dietro al gobbo. Lo stava già per raggiungere sulla spiaggia, ma Tabagnino batté la bacchetta, il mare s'aperse, lo fece passare e si rinchiuse. L'Uomo Selvatico gridò:
0 Tabagnino di tredici mesi,
Quand'è che torni in questi paesi?
Ti voglio mangiare un dí di quest'anno,
E se non ti mangerò, sarà mio danno.
Al vedere la bacchetta, il Re non stava piú nella pelle dall'allegria. Ma disse: - Adesso devi andarmi a prendere le due borse di quattrini.
Il gobbo ci pensò su; poi si fece preparare degli arnesi da taglialegna, si cambiò d'abiti, si mise una barba finta e andò dall'Uomo Selvatico, con un'accetta, dei cunei, e una mazza. L'Uomo Selvatico non aveva mai visto Tabagnino di giorno, e poi lui, dopo un po' di tempo di buoni pasti al palazzo del Re, era anche un po' meno gobbo; quindi non lo riconobbe.
Si salutarono. - Dove andate?
- Per legna!
- Oh, qui nel bosco di legna ce n'è quanta ne volete!
Allora Tabagnino prese i suoi arnesi e si mise a lavorare attorno a una quercia grossissima. Ci piantò un cuneo, poi un altro, poi un altro ancora e prese a dargli colpi di mazza. Poi cominciò a impazientirsi, facendo finta che gli si fosse incastrato un cuneo.
- Non v'arrabbíate, - disse l'Uomo Selvatico, - ora vi do una mano -.
E ficcò le mani nella apertura del tronco per vedere se tenendola larga si poteva spostare quel cuneo. Allora Tabagnino, con un colpo di mazza fece saltare via tutti i cunei e lo spacco del tronco si richiuse sulle mani dell'Uomo Selvatico.
- Per carità, aiutatemi! Cominciò a urlare. - Correte a casa mia, fatevi dare da mia moglie quei due grossi cunei che abbiamo, e liberatemi.
Tabagnino corse in casa della donna, e le disse:
- Presto, vostro marito vuole che mi diate quei due sacchi di quattrini che sono nel comò.
-Come faccio a darveli? - disse la donna. - Abbiamo da comprare la roba! Fosse uno, ma tutti e due!
Allora Tabagnino aperse la finestra e gridò: - Me ne deve dare uno o tutti e due?
- Tutti e due! Presto! - urlò l'Uomo Selvatico.
-Avete sentito? È- anche arrabbiato, - disse Tabagnino. Prese i sacchi e scappò via.
L'Uomo Selvatico dopo molti sforzi riuscí a cavar fuori le mani dal tronco, lasciandoci un bel po' di pelle e tornò a casa gemendo.
E la moglie: - Ma perché m'hai fatto dare via i due sacchi di quattrini?
Il marito avrebbe voluto sprofondare. Andò dal pappagallo e: - Che ora è?
-L'ora che il gobbo Tabagnino vi sta portando via i due sacchi di quattrini!
Ma stavolta l'Uomo Selvatico era troppo pieno di dolori per corrergli dietro e si contentò di mandargli una maledizione.
Il Re volle che Tabagnino andasse a portar via anche la cavalla che correva come il vento.
- Come faccio? La stalla è chiusa a chiave e la cavalla ha tanti sonagli appesi ai finimenti! -
Ma poi ci pensò su e si fece dare una lesina e un sacchetto di bambagia. Con la lesina fece un buco nella parete di legno della stalla e riuscí a ficcarsi dentro; poi cominciò a dare delle punzecchíature di lesina alla pancia della cavalla. La cavalla scalciava e l'Uomo Selvatico, dal letto, sentiva rumore e diceva:
- Povera bestia, ha male, stasera! Non vuol star quieta!
E Tabagnino dopo un po': un'altra punzecchiatura con la lesina! L'Uomo Selvatico si stancò di sentire scalciare la cavalla; andò in stalla, la fece uscire e la legò fuori all'aperto. Poi tornò a dormire. Il gobbo che era nascosto là al buio nella stalla, tornò fuori dal buco di prima, e con la bambagia riempí i sonagli della cavalla e le fasciò gli zoccoli. Poi la slegò, montò in sella e galoppò via in silenzio. Di lí a un poco, l'Uomo Selvatico come al solito si svegliò e andò alla finestra.
- Pappagallo che ora è?
-È l'ora che il gobbo Tabagnino ti porta via la cavalla!
L'Uomo Selvatico avrebbe voluto inseguirlo, ma la cavalla l'aveva Tabagnino e chi la pigliava píú?
Il Re tutto contento, disse: - Adesso voglio il pappagallo.
- Ma il pappagallo parla e grida!
- Pensaci tu.
Il gobbo si fece dare due zuppe inglesi, una piú buona dell'altra, poi confetti, biscotti e tutti i generi di dolci. Mise tutto in una sporta e andò.
- Guarda, pappagallo, - gli disse piano, - guarda cos'ho per te. Sempre di questa avrai se vieni con me.
Il pappagallo mangiò la zuppa inglese e disse: - Buona!
Cosí a furia di zuppa inglese, biscottini, confetti e caramelle, Tabagnino se lo portò via con sé, e quando l'Uomo Selvatico andò alla finestra, domandò:
- Pappagallo, che ora è? Dico: che ora è? Eh, mi senti? Che ora è? - Corse nel pollaio e lo trovò vuoto.
Al palazzo dei Re, quando Tabagnino arrivò col pappagallo ci fu gran festa.
- Adesso che hai fatto tutto questo, - disse il Re, - non ti resta che di fare l'ultima.
- Ma non c'è piú niente da prendere! - disse il gobbo.
-E come? - fece il Re, - c'è il pezzo piú grosso. Devi portarmi l'Uomo Selvatico in persona.
-Proverò, Sacra Corona. Basta che mi faccia un abito che non si veda la gobba, e che mi faccia cambiare i connotati.
Il Re chiamò i piú bravi sarti e parrucchieri e gli fece fare dei vestiti che non si riconosceva piú, e poi una parrucca bionda e due bei baffi.
Cosí truccato, il gobbo andò dall'Uomo Selvatico e lo trovò in un campo che lavorava. Lo salutò cavandosi il cappello.
- Cosa cercate?
-Sono il fabbricante di casse da morto, - disse Tabagnino, - e cerco delle assi per la cassa del gobbo Tabagníno, che è morto.
-Oh! È crepato, finalmente! - disse l'Uomo Selvatico. - Son tanto contento che le assi ve le darò io e potete fermarvi qui a fare la cassa.
-Volentieri, - disse il gobbo. - L'unico inconveniente è che qui non posso prendere le misure del morto.
-Se non è che per questo, - disse l'Uomo Selvatico, - quel birbone era pressapoco della mia statura. Potete prendere la mia misura.
Tabagnino si mise a segare le assi e a inchiodarle. Quando la cassa fu pronta, disse:
- Ecco, adesso proviamo se è della grandezza giusta.
L'Uomo Selvatico ci si sdraiò dentro.
- Proviamo col coperchio.
Ci mise sopra il coperchio e lo inchiodò. Poi prese la cassa e la portò dal Re.
Vennero tutti i signori dei dintorni, misero la cassa in mezzo a un prato e le diedero fuoco. Poi ci fu una gran festa, perché il Regno era stato liberato da quel mostro.
Il Re nominò Tabagnino suo segretario e sempre lo tenne in grande onore.
Lunga la fola, stretta la via Dite la vostra che ho detto la mia.
Il gobbo Tabagnino era un povero ciabattino che non sapeva come fare a tirare avanti, perché nessuno gli dava mai neanche da rattoppare una scarpa.
Si mise a girare il mondo in cerca di fortuna. Quando fu sera e non sapeva dove andare a dormire, vide un lumino in lontananza, e tenendo dietro al lumino, arrivò a una casa e bussò. Aperse una donna e lui domandò alloggio.
-Ma questa, - disse la donna, - è la casa dell'Uomo Selvatico, che mangia tutti quelli che trova. Se vi faccio entrare, mio marito mangerà anche voi.
Il gobbo Tabagnino la pregò e la supplicò, e la donna si mosse a compassione e gli disse:
- Entrate pure, e se vi accontentate, vi seppellirò sotto la cenere.
Cosí fece e quando arrivò l'Uomo Selvatico e cominciò a girare per la casa tirando su dal naso e dicendo:
Ucci ucci
Qui c'è puzza di cristianucci
0 ce n'è o ce n'è stati
0 ce n'è di rimpiattati,
sua moglie gli disse: - Vieni a mangiare, cosa vai a pensare ora? -
E gli servi una gran caldaia di maccheroni.
Si misero a mangiare maccheroni marito e moglie, e l'Uomo Selvatico fece una tale scorpacciata che a un certo punto disse:
- Basta, io sono pieno e non ne mangio piú. Questi che sono avanzati, se c'è qualcuno in casa, dàlli a lui.
-C'è un povero omino che mi ha domandato alloggio per stanotte, - disse la moglie. - Se mi prometti di non mangiarlo, lo faccio uscire.
-Fallo uscire pure -. E la donna tirò fuori dalla cenere il gobbo Tabagnino e lo fece sedere a tavola. Davanti all'Uomo Selvatico, il povero gobbino tutto coperto di cenere tremava come una foglia, ma si fece coraggio e mangiò i maccheroni.
- Per stasera non ho piú fame, - disse l'Uomo Selvatico al gobbo, - ma domattina, v'avverto, se non farete presto a scappare, vi mangerò in un boccone.
Cosí attaccarono a discorrere da buoni amici, e il gobbo, che era furbo come il diavolo, cominciò a dirgli:
- Che bella coperta che avete sul letto!
E l'Uomo Selvatico: - È tutta ricamata d'oro e d'argento, e con la frangia tutta d'oro.
- E quel comò?
- Ci sono dentro due sacchi di quattrini.
- E quella bacchetta dietro il letto?
- È, per far venire il bel tempo.
- E questa voce che si sente?
-È un pappagallo che tengo nel pollaio, e che discorre come noialtri.
- Ne avete di belle cose!
-Eh, non sono mica tutte qui! Nella stalla ho una cavalla di una bellezza mai vista, che corre come il vento.
Dopo cena, la moglie riportò Tabagnino nel suo buco sotto la cenere, e poi andò a dormire col marito. Appena fu giorno, la donna andò a chiamare Tabagnino.
- Su, presto, scappate, prima che s'alzi mio marito! - Il gobbo ringraziò la donna e andò via.
Girò e girò finché arrivò al palazzo del Re di Portogallo e chiese ospitalità. Il Re lo volle vedere e gli fece raccontare la sua storia. A sentire tutte le belle cose che aveva in casa l'Uomo Selvatico, il Re fu preso da una gran voglia, e disse a Tabagnino:
- Sentimi bene, tu potrai restare qui nel palazzo e fare tutto quello che ti piacerà, ma io voglio una cosa da te.
- Dica pure, Maestà.
-Hai detto che l'Uomo Selvatico ha una bella coperta ricamata d'oro e d'argento e con la frangia tutta d'oro. Ebbene devi andare a prenderla e portarmela, se no ne andrà della tua testa.
-Ma come vuole che faccia? - disse il gobbo. - L'Uomo Selvatico mangia tutti. È lo stesso che dire che mi manda alla morte.
- Questo non m'interessa. pensaci tu e arrangiati.
Il povero gobbo ci pensò su e quand'ebbe ben pensato, andò dal Re e gli disse: - Sacra Corona, mi dia un cartoccio pieno di calabroni vivi, che siano digiuni da sette od otto giorni, e io le porterò la coperta -.
Il Re mandò l'esercito ad acchiappare i calabroni e li diede a Tabagnino.
- Eccoti questa bacchetta, - gli disse. - È fatata e ti potrà venire buona. Quando avrai da passare dell'acqua, battila per terra e non aver paura. Anzi, intanto che tu vai là, io andrò ad aspettare in quel palazzo di là dal mare.
Il gobbo andò alla casa dell'Uomo Selvatico, stette a origliare, e capì che erano a cena. S'arrampicò alla finestra della camera da letto, entrò e si nascose sotto il letto. Quando l'Uomo Selvatico e sua moglie andarono a letto e s'addormentarono, il gobbo cacciò il cartoccio pieno di calabroni sotto le coperte e le lenzuola, e l'aperse. I calabroni, sentendo quel bel calduccio, vennero fuori e si misero a ronzare e a punzecchiare.
L'Uomo Selvatico cominciò ad agitarsi, buttò giú la coperta e il gobbo l'arrotolò sotto il letto. I calabroni s'arrabbiarono e si misero a pungere a tutt'andare; l'Uomo Selvatico e sua moglie scapparono gridando; e Tabagnino quando fu solo scappò anche lui, con la coperta sotto il braccio.
Dopo un po', l'Uomo Selvatico s'affacciò alla finestra e chiese al pappagallo che era nel pollaio:
- Pappagallo, che ora è?
E il pappagallo: - È l'ora che il gobbo Tabagnino porta via la tua bella coperta!
L'Uomo Selvatico corse nella stanza e vide che la coperta non c'era piú. Allora prese la cavalla, e via al galoppo, finché non avvistò il gobbo di lontano. Ma Tabagnino era già arrivato alla riva del mare, batteva per terra la bacchetta che gli aveva dato il Re, l'acqua s'apriva e lo faceva passare; e appena fu passato si tornò a rinchiudere. L'Uomo Selvatico, fermo sulla riva, si mise a gridare:
0 Tabagnino di tredici mesi,
Quand'è che torni in questi paesi?
Ti voglio mangiare un dì di quest'anno,
E se non ti mangerò, sarà mio danno.
Al vedere la coperta, il Re cominciò a saltare dall'allegria. Ringraziò il gobbo, ma poi gli disse:
- Tabagnino, come sei stato bravo di portargli via la coperta, sarai buono a portargli via anche la bacchetta che fa venire il bel tempo.
- Ma come volete che faccia, Sacra Corona?
- Pensaci bene, se no la pagherai con la testa.
Il gobbo ci pensò, poi chiese al Re un sacchetto di noci.
Arrivò alla casa dell'Uomo Selvatico, stette ad ascoltare, e senti che andavano a letto. S'arrampicò in cima al tetto, e cominciò a buttare manciate di noci sulle tegole. L'Uomo Selvatico, a questo picchiettio sulle tegole, si svegliò e disse alla moglie:
- Senti che grandínata! Va' subito a mettere sul tetto la bacchetta, se no la grandine mi rovina il frumento.
La donna s'alzò, aperse la finestra, e mise la bacchetta sul tetto dove c'era Tabagnino pronto a prenderla e a scappar via.
Di lí a poco, l'Uomo Selvatico si alzò. Contento che avesse smesso di grandinare, e andò alla finestra.
- Pappagallo, che ora è?
E il pappagallo: - È l'ora che il gobbo Tabagnino ti porta via la bacchetta del bel tempo.
L'Uomo Selvatico prese la cavalla e via al galoppo dietro al gobbo. Lo stava già per raggiungere sulla spiaggia, ma Tabagnino batté la bacchetta, il mare s'aperse, lo fece passare e si rinchiuse. L'Uomo Selvatico gridò:
0 Tabagnino di tredici mesi,
Quand'è che torni in questi paesi?
Ti voglio mangiare un dí di quest'anno,
E se non ti mangerò, sarà mio danno.
Al vedere la bacchetta, il Re non stava piú nella pelle dall'allegria. Ma disse: - Adesso devi andarmi a prendere le due borse di quattrini.
Il gobbo ci pensò su; poi si fece preparare degli arnesi da taglialegna, si cambiò d'abiti, si mise una barba finta e andò dall'Uomo Selvatico, con un'accetta, dei cunei, e una mazza. L'Uomo Selvatico non aveva mai visto Tabagnino di giorno, e poi lui, dopo un po' di tempo di buoni pasti al palazzo del Re, era anche un po' meno gobbo; quindi non lo riconobbe.
Si salutarono. - Dove andate?
- Per legna!
- Oh, qui nel bosco di legna ce n'è quanta ne volete!
Allora Tabagnino prese i suoi arnesi e si mise a lavorare attorno a una quercia grossissima. Ci piantò un cuneo, poi un altro, poi un altro ancora e prese a dargli colpi di mazza. Poi cominciò a impazientirsi, facendo finta che gli si fosse incastrato un cuneo.
- Non v'arrabbíate, - disse l'Uomo Selvatico, - ora vi do una mano -.
E ficcò le mani nella apertura del tronco per vedere se tenendola larga si poteva spostare quel cuneo. Allora Tabagnino, con un colpo di mazza fece saltare via tutti i cunei e lo spacco del tronco si richiuse sulle mani dell'Uomo Selvatico.
- Per carità, aiutatemi! Cominciò a urlare. - Correte a casa mia, fatevi dare da mia moglie quei due grossi cunei che abbiamo, e liberatemi.
Tabagnino corse in casa della donna, e le disse:
- Presto, vostro marito vuole che mi diate quei due sacchi di quattrini che sono nel comò.
-Come faccio a darveli? - disse la donna. - Abbiamo da comprare la roba! Fosse uno, ma tutti e due!
Allora Tabagnino aperse la finestra e gridò: - Me ne deve dare uno o tutti e due?
- Tutti e due! Presto! - urlò l'Uomo Selvatico.
-Avete sentito? È- anche arrabbiato, - disse Tabagnino. Prese i sacchi e scappò via.
L'Uomo Selvatico dopo molti sforzi riuscí a cavar fuori le mani dal tronco, lasciandoci un bel po' di pelle e tornò a casa gemendo.
E la moglie: - Ma perché m'hai fatto dare via i due sacchi di quattrini?
Il marito avrebbe voluto sprofondare. Andò dal pappagallo e: - Che ora è?
-L'ora che il gobbo Tabagnino vi sta portando via i due sacchi di quattrini!
Ma stavolta l'Uomo Selvatico era troppo pieno di dolori per corrergli dietro e si contentò di mandargli una maledizione.
Il Re volle che Tabagnino andasse a portar via anche la cavalla che correva come il vento.
- Come faccio? La stalla è chiusa a chiave e la cavalla ha tanti sonagli appesi ai finimenti! -
Ma poi ci pensò su e si fece dare una lesina e un sacchetto di bambagia. Con la lesina fece un buco nella parete di legno della stalla e riuscí a ficcarsi dentro; poi cominciò a dare delle punzecchíature di lesina alla pancia della cavalla. La cavalla scalciava e l'Uomo Selvatico, dal letto, sentiva rumore e diceva:
- Povera bestia, ha male, stasera! Non vuol star quieta!
E Tabagnino dopo un po': un'altra punzecchiatura con la lesina! L'Uomo Selvatico si stancò di sentire scalciare la cavalla; andò in stalla, la fece uscire e la legò fuori all'aperto. Poi tornò a dormire. Il gobbo che era nascosto là al buio nella stalla, tornò fuori dal buco di prima, e con la bambagia riempí i sonagli della cavalla e le fasciò gli zoccoli. Poi la slegò, montò in sella e galoppò via in silenzio. Di lí a un poco, l'Uomo Selvatico come al solito si svegliò e andò alla finestra.
- Pappagallo che ora è?
-È l'ora che il gobbo Tabagnino ti porta via la cavalla!
L'Uomo Selvatico avrebbe voluto inseguirlo, ma la cavalla l'aveva Tabagnino e chi la pigliava píú?
Il Re tutto contento, disse: - Adesso voglio il pappagallo.
- Ma il pappagallo parla e grida!
- Pensaci tu.
Il gobbo si fece dare due zuppe inglesi, una piú buona dell'altra, poi confetti, biscotti e tutti i generi di dolci. Mise tutto in una sporta e andò.
- Guarda, pappagallo, - gli disse piano, - guarda cos'ho per te. Sempre di questa avrai se vieni con me.
Il pappagallo mangiò la zuppa inglese e disse: - Buona!
Cosí a furia di zuppa inglese, biscottini, confetti e caramelle, Tabagnino se lo portò via con sé, e quando l'Uomo Selvatico andò alla finestra, domandò:
- Pappagallo, che ora è? Dico: che ora è? Eh, mi senti? Che ora è? - Corse nel pollaio e lo trovò vuoto.
Al palazzo dei Re, quando Tabagnino arrivò col pappagallo ci fu gran festa.
- Adesso che hai fatto tutto questo, - disse il Re, - non ti resta che di fare l'ultima.
- Ma non c'è piú niente da prendere! - disse il gobbo.
-E come? - fece il Re, - c'è il pezzo piú grosso. Devi portarmi l'Uomo Selvatico in persona.
-Proverò, Sacra Corona. Basta che mi faccia un abito che non si veda la gobba, e che mi faccia cambiare i connotati.
Il Re chiamò i piú bravi sarti e parrucchieri e gli fece fare dei vestiti che non si riconosceva piú, e poi una parrucca bionda e due bei baffi.
Cosí truccato, il gobbo andò dall'Uomo Selvatico e lo trovò in un campo che lavorava. Lo salutò cavandosi il cappello.
- Cosa cercate?
-Sono il fabbricante di casse da morto, - disse Tabagnino, - e cerco delle assi per la cassa del gobbo Tabagníno, che è morto.
-Oh! È crepato, finalmente! - disse l'Uomo Selvatico. - Son tanto contento che le assi ve le darò io e potete fermarvi qui a fare la cassa.
-Volentieri, - disse il gobbo. - L'unico inconveniente è che qui non posso prendere le misure del morto.
-Se non è che per questo, - disse l'Uomo Selvatico, - quel birbone era pressapoco della mia statura. Potete prendere la mia misura.
Tabagnino si mise a segare le assi e a inchiodarle. Quando la cassa fu pronta, disse:
- Ecco, adesso proviamo se è della grandezza giusta.
L'Uomo Selvatico ci si sdraiò dentro.
- Proviamo col coperchio.
Ci mise sopra il coperchio e lo inchiodò. Poi prese la cassa e la portò dal Re.
Vennero tutti i signori dei dintorni, misero la cassa in mezzo a un prato e le diedero fuoco. Poi ci fu una gran festa, perché il Regno era stato liberato da quel mostro.
Il Re nominò Tabagnino suo segretario e sempre lo tenne in grande onore.
Lunga la fola, stretta la via Dite la vostra che ho detto la mia.
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Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 12:15:54.0 alle 2015-01-07 12:15:54.0
Trollate totali: 765
Scritto da: altg
> > > https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...
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> > > ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?
> >
> > Le favole che Italo Calvino ha raccolto per l'Italia, sono piene di eventi macabri e tragici.
> > Camice di peci, occhi cavati.
> > Diverse favole hanno questo episodio, " lui che si incazza e uccide lei, ma lei furba si costruisce la bambola col cuore dolce. E mentre lui l'uccide gli schizza del dolce sulle labbra e lui si rende conto di amarla più della propria vita. In alcune favole, lui dopo tenta il suicidio, ma lei lo salva.
> > Forse semplicemente le favole rispecchiavano la realtà, ovvero in un mondo maschilista, dove l'intelligenza femminile veniva punita, perché alla fine è quello. Stella Diana fa cacare sotto il bel cavaliere con lo scherzo del fantasma, e lui non può sopportarlo, dunque la sposa per ucciderla. Ma come le favole devono avere un lieto fine, anche ai tempi dei tempi. Forse l'uomo che riusciva a capire che in realtà l'intelligenza della sua donna, non era una lacuna e un insulto per il suo essere maschio, ma bensì un pregio, qualcosa di speciale che una donna con fina intelligenza amasse lui.
>
> Il contesto culturale che la storiella sottolinea e` terrificante, altro che fiaba della buona notte... io non ci avrei dormito per il nervoso: nella mia concezione, entrambi i protagonisti sono deprecabili. Oggi sono un pelo piu` flessibile, ma da bambino la mia mente avrebbe tratto come semplice morale della storia "tutti e due hanno eseguito operazioni non valide e saranno terminati".
>
> Mi ricorda anche tristemente le vicende del Decamerone. Gia` all'epoca l'italiano medio era medio: il suo eroe ideale era chi fregava meglio il prossimo.
Io miei mi leggevano ste favole da piccola, a sette me le li leggevo da sola. Ma in molte favole l'eroe era veramente un eroe sotto ogni aspetto. E a volte era una donna travestita da uomo. Obbligata dalla società a vestire panni maschili per dimostrare la sua forza e parità. Vedi Fantaghiro' persona bella. Nella favola di Calvino, lei vince la guerra e abbandona il principe, il quale depresso si crede un omosessuale.
Mi facevano più impressione i racconti di Marcel Ayme, Les Contes du chat perché, quelli mi facevano anche piangere, sopratutto le counts bleus.
Marcel Ayme era incazzato con i genitori, e aveva una sensibilità meravigliosa. Doveva essere uno fuori di testa. In effetti il nemico nelle suo storie erano i genitori severi e insensibili.
http://fr.m.wikipedia.org/wiki/Les_Contes_du_chat_... 
> > > https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...

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> > > ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?

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> > Le favole che Italo Calvino ha raccolto per l'Italia, sono piene di eventi macabri e tragici.
> > Camice di peci, occhi cavati.
> > Diverse favole hanno questo episodio, " lui che si incazza e uccide lei, ma lei furba si costruisce la bambola col cuore dolce. E mentre lui l'uccide gli schizza del dolce sulle labbra e lui si rende conto di amarla più della propria vita. In alcune favole, lui dopo tenta il suicidio, ma lei lo salva.
> > Forse semplicemente le favole rispecchiavano la realtà, ovvero in un mondo maschilista, dove l'intelligenza femminile veniva punita, perché alla fine è quello. Stella Diana fa cacare sotto il bel cavaliere con lo scherzo del fantasma, e lui non può sopportarlo, dunque la sposa per ucciderla. Ma come le favole devono avere un lieto fine, anche ai tempi dei tempi. Forse l'uomo che riusciva a capire che in realtà l'intelligenza della sua donna, non era una lacuna e un insulto per il suo essere maschio, ma bensì un pregio, qualcosa di speciale che una donna con fina intelligenza amasse lui.
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> Il contesto culturale che la storiella sottolinea e` terrificante, altro che fiaba della buona notte... io non ci avrei dormito per il nervoso: nella mia concezione, entrambi i protagonisti sono deprecabili. Oggi sono un pelo piu` flessibile, ma da bambino la mia mente avrebbe tratto come semplice morale della storia "tutti e due hanno eseguito operazioni non valide e saranno terminati".

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> Mi ricorda anche tristemente le vicende del Decamerone. Gia` all'epoca l'italiano medio era medio: il suo eroe ideale era chi fregava meglio il prossimo.
Io miei mi leggevano ste favole da piccola, a sette me le li leggevo da sola. Ma in molte favole l'eroe era veramente un eroe sotto ogni aspetto. E a volte era una donna travestita da uomo. Obbligata dalla società a vestire panni maschili per dimostrare la sua forza e parità. Vedi Fantaghiro' persona bella. Nella favola di Calvino, lei vince la guerra e abbandona il principe, il quale depresso si crede un omosessuale.
Mi facevano più impressione i racconti di Marcel Ayme, Les Contes du chat perché, quelli mi facevano anche piangere, sopratutto le counts bleus.
Marcel Ayme era incazzato con i genitori, e aveva una sensibilità meravigliosa. Doveva essere uno fuori di testa. In effetti il nemico nelle suo storie erano i genitori severi e insensibili.

Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 10:30:24.0 alle 2015-01-07 10:30:24.0
Trollate totali: 765
CATERINA LA SAPIENTE
C’era una volta un gran negoziante che aveva una figlia. Questa quando fu svezzata, le venne una sapienza tale che su ogni cosa che succedeva in casa aveva da dire la sua.
Il padre, vedendo il talento della figlia, la chiamava “Caterina la Sapiente” . A studiare ogni sorta di lingue, a leggere ogni sorta di libri non c’era chi le stesse alla pari.
A sedici anni le mori la madre; la ragazza ne provò tanto dolore che si chiuse nella sua stanza e non volle più uscire. Mangiava la dentro, dormiva là dentro; per lei non esistevano più nè passeggio, nè teatro, nè divertimento
Il padre, che non vedeva che per gli occhi di quell’unica figlia, pensò fosse il caso di tenere un Consiglio. Chiamò tutta la Signoria (perché sebbene fosse negoziante, aveva amicizia con le persone migliori) e disse: - Signori, voi sapete che ho una figlia che è la pupilla dei miei occhi Ma da che è morta sua madre, sta chiusa in casa come un gatto, e non vuole metter fuori neanche la punta del naso.
Il Consiglio rispose: - Vostra figlia è per l’universo nominata per la sua gran sapienza. Apritele un gran collegio, ché facendo studiare gli altri, forse potrà togliersi questo pensiero dalla testa.
- L’idea mi piace, - disse il padre. Chiamò la figlia.
- Senti, figlia mia, visto che non vuoi nessuna distrazione ho pensato di aprirti
un collegio, e tu ne sarai padrona. Ti piace?
Caterina fu subito d’accordo. Si mise a dirigere lei stessa i maestri e allestirono il collegio. Misero fuori un cartello: Chi vuole andare a studiare da Caterina la Sapiente c’è scuola franca.
Ci vennero subito tanti ragazzi, maschi e femmine, e lei gli faceva sedere nei banchi uno vicino all’altro senza usar riguardo per nessuno. Dice: - Ma quello è un carbonaio! - E non fa niente: il carbonaio si deve sedere a fianco della figlia del Principe. Chi primo viene, primo macina il grano. E cominciò la scuola. Caterina la Sapiente aveva una sferza coi chiodi in punta. Insegnava a tutti uguale, ma a chi non le portava la lezione, giù frustate. La nomea di questa scuola arrivò fino a Palazzo, e anche il Reuzzo ci volle andare. Si veste in gran tenuta, entra, trova un posto e Caterina lo fa sedere. Quando toccò a lui, il Reuzzo non sapeva rispondere. Pum! Gli menò un manrovescio che gli brucia ancora la guancia.
Il Reuzzo si alzò su rosso di rabbia, corre via, sale a Palazzo e va da suo padre.
- Grazia, Maestà! Mi voglio sposare. Voglio in moglie Caterina la Sapiente. Il Re manda a chiamare il padre di Caterina. - Ai vostri comandi, Maestà!
- Alzati! Mio figlio s’e incapricciato di tua figlia. Cosa dobbiamo fare? Sposiamoli.
- Come volete, Maestà. Ma io sono mercante e vostro figlio è sangue reale.
- Non fa niente: è mio figlio che vuole…
Il mercante tornò a casa. – Caterina, c’è il Reuzzo che ti vuole in moglie. Tu che dici?
- Io lo piglio.
La lana per i materassi non gli mancava, i canterani nemmeno: di lì a otto giorni tutto l’occorrente era preparato. Il Reuzzo le mise insieme un seguito di dodici donzelle. Aprirono Cappella reale e si sposarono.
Dopo lo sposalizio, la Regina disse alle donzelle d’andare a spogliare la Reginella e metterla a dormire. Ma il Reuzzo disse: - Non c’è bisogno di gente che spogli né che vesta, nè di guardie dietro la porta -. Rimasto così solo con la sposa, le disse: — Caterina, ti ricordi di quel manrovescio che m’hai dato? Ti sei pentita?
- Pentita? Se volete, ve ne do un altro!
- Come? Non sei pentita?
-Manco per sogno.
- E non ti Vuoi pentire?
- E chi ci pensa?
- Ah, così? Ora ti faccio vedere io -. E comincia a preparare una corda per calarla nel trabocchetto. Quando la corda fu pronta: - Caterina, o ti penti, o ti calo nel trabocchetto!
- Ci starò più fresca! — gli fa Caterina.
E il Reuzzo la prende e la cala nel trabocchetto, senz’altra compagnia che un tavolino, una sedia, una brocca d’acqua e una fetta dì pane sopra.
L’indomani, il padre e la madre, come si usa, vennero a dare la «ben levata» alla sposa.
- Non si può entrare, — disse il Reuzzo, - Caterina non si sente bene.
Poi andò ad aprire il trabocchetto — Come hai passato la notte?
Bella fresca, — rispose Caterina.
- Ci pensi al manrovescio che m’hai dato?
- Penso a quello che vi devo dare.
Passarono due giorni, e la fame cominciava a farsi sentire. Non sapendo cosa fare, si tolse una stecca dal busto e si mise a fare un buco nel muro. Scava, scava, dopo ventiquattr’ore cominciò a vedere un filo di luce, e si sentì rivivere. Allargò il pertugio e ci mise l’occhio. Vide passare lo scrivano di suo padre. - Don Tommaso! Don Tommaso! - Don Tommaso non capiva cosi potesse essere questa voce che veniva dal muro. — Sono io, Caterina la Sapiente. Dite a mio padre che gli voglio parlare ora.
Don Tommaso tornò col padre di Caterina e le mostrò quel punto del muro. — Padre mio, è questa la mia sorte, sono in fondo a un trabocchetto Dovete far scavare un passaggio dal sotterraneo del nostro palazzo fin qua, con un architrave e un lampione ogni venti passi, e poi lasciate fare a me.
I1 negoziante disse di sì e intanto cominciò a farle avere attraverso quel pertugio galline, galletti e pietanze sostanziose.
Tre volte al giorno il Reuzzo s’affacciava al trabocchetto: — Caterina, ti sei pentita dello schiaffo che m’hai dato?
- Pentirmi di cosa? Pensate piuttosto allo schiaffo che vi darò.
Intanto i mastri lavoravano a scavare il passaggio sotterraneo, con un architrave e un fanale ogni venti passi. Appena fu pronto, Caterina, ogni volta che il Reuzzo dopo essersi affacciato richiudeva il trabocchetto, se ne passava a casa di suo padre.
Dopo un po’ di giorni, il Reuzzo cominciò ad averne troppo di quella storia. Aperse il trabocchetto. — Caterina, io vado a Napoli. Non hai niente da dirmi?
- Tanto piacere, divertitevi, quando arrivate scrivetemi.
- Allora vado?
- Come? Ancora lì siete?
E il Reuzzo partì.
Appena egli ebbe richiuso il trabocchetto, Caterina corse da suo padre. - Papà, questa è la volta che mi dovete aiutare. Mi serve un brigantino pronto per partire, una governante, cameriere, abiti di gala, tutto da mandare a Napoli. Là affittino un palazzo in faccia al palazzo reale e aspettino me.
Il negoziante fece partire il brigantìno. Il Reuzzo intanto fece preparare una fregata da guerra
e partì anche lui.
Quand’ella, dal balcone di suo padre, vide il Reuzzo che partiva, s’imbarcò su un altro brigantino e fu a Napoli prima di lui: i bastimenti piccoli, si sa, camminano più dei grossi.
A Napoli, Caterina s’affacciava al balcone del suo palazzo, sfoggiando ogni giorno un vestito più bello. Il Reuzzo la vide ed esclamò: - Come assomiglia a Caterina la Sapiente! - e se ne innamorò. Mandò un ambasciatore. - Signora, il Reuzzo vi vorrebbe far visita, se solo non vi scomoda.
- Padrone! - lei rispose.
Venne il Reuzzo in gran tenuta, fecero molte cerimonie, poi si sedettero a conversazione Disse il Reuzzo: -E voi, Signora, siete ancora da sposare?
- Ancora da sposare. E voi?
- Anch’io. Voi, Signora, somigliate a una ragazza che mi piaceva a Palermo. Vi vorrei per moglie.
- Ne ho gran piacere, Reuzzo —. E di lì a otto giorni si sposarono.
Dopo nove mesi Caterina fece un bambino maschio che era una bellezza. — Reginella, — chiese il Reuzzo, che nome gli mettiamo?
- Napoli, — disse Caterina. E gli misero nome Napoli. Passarono due anni. Il Reuzzo voleva partire. Alla reginella la cosa non garbava, ma lui volle partire a tutti costi. Le fece una carta che diceva che il bambino ei suo primogenito e a suo tempo doveva essere Re. E partì per Genova.
Appena il Reuzzo fu partito, Caterina scrisse a suo padre che mandasse subito a Genova un brigantino carico di mobili, una governante, cameriere, e tutto il resto, che affittassero un palazzo in faccia al palazzo reale Genova e aspettassero lei. Il negoziante caricò un brigantino e lo mandò a Genova.
Anche Caterina prese un brigantino e andò a Genova prima del Reuzzo. S’installò nel palazzo di Genova e quando il Reuzzo vide questa bella giovane pettinata alla reale, con gioielli e ricchezze, esclamò: — Come assomiglia a Caterina la Sapiente e anche a mia moglie di Napoli! — e le mandò un ambasciatore. Lei si dichiarò contenta di riceverlo.
Si misero a far conversazione — Ma voi siete da sposare? - chiese il Reuzzo.
- Vedova, - rispose Caterina. - E voi?
- Anch’io vedovo. Con un figlio. Ma sapete che voi assomigliate come una stampa a una Signora che conoscevo a Palermo e a una Signora che conoscevo a Napoli?
- Non sapete? Al mondo siamo in sette ad assomigliarci!
E così, per farla breve, dopo otto giorni erano marito e moglie.
Dopo nove mesi, Caterina fece un altro maschietto, bello del primo. Il Reuzzo era felice.
- Reginella, che e gli mettiamo?
- Genova! - E Genova lo chiamarono.
Passarono due anni e al Reuzzo tornò il ghiribizzo di partire.
- Partite, e mi lasciate così con un figlio tra le braccia? - gli disse la Reginella.
- Vi faccio una carta, — la rassicurò il Reuzzo, — che questo è figlio mio ed è il Principino. Mentre lui faceva i preparativi della partenza per Venezia, Caterina scrisse a Palermo al padre per un altro brigantino, con cameriere, governante, mobili, abiti nuovi e tutto. Il brigantino andò a Venezia. Partì il Reuzzo, sulla fregata; la Reginella sul brigantino e arrivò prima di lui.
- Santo cielo! — esclamò il Reuzzo appena vide la bella affacciata al finestrone. - Anche questa assomiglia tutta alla mia moglie di Genova che assomigliava tutta alla mia moglie di Napoli che assomigliava tutta a Caterina la Sapiente. Ma come può essere? Caterina è a Palermo chiusa nel trabocchetto; quella di Napoli è a Napoli, quella di Genova è a Genova, e questa è a Venezia... — Le mandò l’ambasciatore e poi andò a trovarla
- Ma sapete, Signora, che assomigliate a tante signore che conosco: una a Palermo, una a Napoli, una a Genova...
- Eh! In sette dobbiamo assomigliarci a questo mondo...
E così continuarono la solita conversazione: — Siete da sposare?. — No, sono vedova, e voi?... - Vedovo anch’io... Con due figli... - E dopo otto giorni si sposarono.
Stavolta Caterina ebbe una femminuccia, bella come il sole e la luna. — Che nome le mettiamo? — chiese il Reuzzo.
- Venezia -. E Venezia fu battezzata.
Passarono ancora due anni. — Sapete, Reginella, io devo tornare a Palermo. Ma prima di partire vi lascerò una carta così e così: che questa è figlia mia ed è Principessa reale.
Partì, ma Caterina arrivò a Palermo prima di lui. Andò a casa di suo padre, passò per il sotterraneo e tornò nel trabocchetto Il Reuzzo, appena arrivato, corse ad aprire il trabocchetto - Caterina, come stai?
- Io? Bene!
- Ti sei pentita di quello schiaffo che m’hai dato?
- E voi ci avete pensato a quello schiaffo che vi devo dare?
- Pentiti, Caterina, sai! Se no io mi risposo!
- E risposatevi; Chi vi trattiene?
- Se invece ti penti, tornerai a essere mia moglie.
- No.
Il Reuzzo allora dichiarò che sua moglie era morta e che voleva risposarsi. Scrisse ai Re che gli mandassero i ritratti delle loro figlie, i ritratti arrivarono; il migliore era quello della figlia del Re d’Inghilterra. Il Reuzzo le mandò a dire che venissero madre e figlia, per concludere il matrimonio.
Arrivò a Palermo tutta la famiglia reale d’Inghilterra e l’indomani c’era il matrimonio. Caterina, intanto, cosa fa? Fa preparare tre begli abiti alla reale ai suoi tre bambini Napoli, Genova e Venezia. Lei si veste da regina qual era, si prese per mano Napoli vestito da Reuzzo e Genova e Venezia vestiti da principe e principessa e in carrozza andò a Palazzo.
Veniva il corteo nuziale col Reuzzo e la figlia del Re d’Inghilterra, e Caterina disse ai suoi bambini: - Napoli, Genova, Venezia, andate a baciare la mano a vostro padre! – E bambini corsero a baciare la mano del Reuzzo.
Al Reuzzo, quando li vide, non restava che dichiararsi vinto. - Questo sì è lo schiaffo che mi dovevi dare! – esclamò, e abbracciò i figli. La Principessa d’Inghilterra restò di sale: prese la porta e se ne andò.
Caterina spiegò al marito tutto il mistero delle signore somiglianti, e il Reuzzo non finiva di chiederle perdono.
**Modificato dall'autore il 07.01.2015 10:34**
C’era una volta un gran negoziante che aveva una figlia. Questa quando fu svezzata, le venne una sapienza tale che su ogni cosa che succedeva in casa aveva da dire la sua.
Il padre, vedendo il talento della figlia, la chiamava “Caterina la Sapiente” . A studiare ogni sorta di lingue, a leggere ogni sorta di libri non c’era chi le stesse alla pari.
A sedici anni le mori la madre; la ragazza ne provò tanto dolore che si chiuse nella sua stanza e non volle più uscire. Mangiava la dentro, dormiva là dentro; per lei non esistevano più nè passeggio, nè teatro, nè divertimento
Il padre, che non vedeva che per gli occhi di quell’unica figlia, pensò fosse il caso di tenere un Consiglio. Chiamò tutta la Signoria (perché sebbene fosse negoziante, aveva amicizia con le persone migliori) e disse: - Signori, voi sapete che ho una figlia che è la pupilla dei miei occhi Ma da che è morta sua madre, sta chiusa in casa come un gatto, e non vuole metter fuori neanche la punta del naso.
Il Consiglio rispose: - Vostra figlia è per l’universo nominata per la sua gran sapienza. Apritele un gran collegio, ché facendo studiare gli altri, forse potrà togliersi questo pensiero dalla testa.
- L’idea mi piace, - disse il padre. Chiamò la figlia.
- Senti, figlia mia, visto che non vuoi nessuna distrazione ho pensato di aprirti
un collegio, e tu ne sarai padrona. Ti piace?
Caterina fu subito d’accordo. Si mise a dirigere lei stessa i maestri e allestirono il collegio. Misero fuori un cartello: Chi vuole andare a studiare da Caterina la Sapiente c’è scuola franca.
Ci vennero subito tanti ragazzi, maschi e femmine, e lei gli faceva sedere nei banchi uno vicino all’altro senza usar riguardo per nessuno. Dice: - Ma quello è un carbonaio! - E non fa niente: il carbonaio si deve sedere a fianco della figlia del Principe. Chi primo viene, primo macina il grano. E cominciò la scuola. Caterina la Sapiente aveva una sferza coi chiodi in punta. Insegnava a tutti uguale, ma a chi non le portava la lezione, giù frustate. La nomea di questa scuola arrivò fino a Palazzo, e anche il Reuzzo ci volle andare. Si veste in gran tenuta, entra, trova un posto e Caterina lo fa sedere. Quando toccò a lui, il Reuzzo non sapeva rispondere. Pum! Gli menò un manrovescio che gli brucia ancora la guancia.
Il Reuzzo si alzò su rosso di rabbia, corre via, sale a Palazzo e va da suo padre.
- Grazia, Maestà! Mi voglio sposare. Voglio in moglie Caterina la Sapiente. Il Re manda a chiamare il padre di Caterina. - Ai vostri comandi, Maestà!
- Alzati! Mio figlio s’e incapricciato di tua figlia. Cosa dobbiamo fare? Sposiamoli.
- Come volete, Maestà. Ma io sono mercante e vostro figlio è sangue reale.
- Non fa niente: è mio figlio che vuole…
Il mercante tornò a casa. – Caterina, c’è il Reuzzo che ti vuole in moglie. Tu che dici?
- Io lo piglio.
La lana per i materassi non gli mancava, i canterani nemmeno: di lì a otto giorni tutto l’occorrente era preparato. Il Reuzzo le mise insieme un seguito di dodici donzelle. Aprirono Cappella reale e si sposarono.
Dopo lo sposalizio, la Regina disse alle donzelle d’andare a spogliare la Reginella e metterla a dormire. Ma il Reuzzo disse: - Non c’è bisogno di gente che spogli né che vesta, nè di guardie dietro la porta -. Rimasto così solo con la sposa, le disse: — Caterina, ti ricordi di quel manrovescio che m’hai dato? Ti sei pentita?
- Pentita? Se volete, ve ne do un altro!
- Come? Non sei pentita?
-Manco per sogno.
- E non ti Vuoi pentire?
- E chi ci pensa?
- Ah, così? Ora ti faccio vedere io -. E comincia a preparare una corda per calarla nel trabocchetto. Quando la corda fu pronta: - Caterina, o ti penti, o ti calo nel trabocchetto!
- Ci starò più fresca! — gli fa Caterina.
E il Reuzzo la prende e la cala nel trabocchetto, senz’altra compagnia che un tavolino, una sedia, una brocca d’acqua e una fetta dì pane sopra.
L’indomani, il padre e la madre, come si usa, vennero a dare la «ben levata» alla sposa.
- Non si può entrare, — disse il Reuzzo, - Caterina non si sente bene.
Poi andò ad aprire il trabocchetto — Come hai passato la notte?
Bella fresca, — rispose Caterina.
- Ci pensi al manrovescio che m’hai dato?
- Penso a quello che vi devo dare.
Passarono due giorni, e la fame cominciava a farsi sentire. Non sapendo cosa fare, si tolse una stecca dal busto e si mise a fare un buco nel muro. Scava, scava, dopo ventiquattr’ore cominciò a vedere un filo di luce, e si sentì rivivere. Allargò il pertugio e ci mise l’occhio. Vide passare lo scrivano di suo padre. - Don Tommaso! Don Tommaso! - Don Tommaso non capiva cosi potesse essere questa voce che veniva dal muro. — Sono io, Caterina la Sapiente. Dite a mio padre che gli voglio parlare ora.
Don Tommaso tornò col padre di Caterina e le mostrò quel punto del muro. — Padre mio, è questa la mia sorte, sono in fondo a un trabocchetto Dovete far scavare un passaggio dal sotterraneo del nostro palazzo fin qua, con un architrave e un lampione ogni venti passi, e poi lasciate fare a me.
I1 negoziante disse di sì e intanto cominciò a farle avere attraverso quel pertugio galline, galletti e pietanze sostanziose.
Tre volte al giorno il Reuzzo s’affacciava al trabocchetto: — Caterina, ti sei pentita dello schiaffo che m’hai dato?
- Pentirmi di cosa? Pensate piuttosto allo schiaffo che vi darò.
Intanto i mastri lavoravano a scavare il passaggio sotterraneo, con un architrave e un fanale ogni venti passi. Appena fu pronto, Caterina, ogni volta che il Reuzzo dopo essersi affacciato richiudeva il trabocchetto, se ne passava a casa di suo padre.
Dopo un po’ di giorni, il Reuzzo cominciò ad averne troppo di quella storia. Aperse il trabocchetto. — Caterina, io vado a Napoli. Non hai niente da dirmi?
- Tanto piacere, divertitevi, quando arrivate scrivetemi.
- Allora vado?
- Come? Ancora lì siete?
E il Reuzzo partì.
Appena egli ebbe richiuso il trabocchetto, Caterina corse da suo padre. - Papà, questa è la volta che mi dovete aiutare. Mi serve un brigantino pronto per partire, una governante, cameriere, abiti di gala, tutto da mandare a Napoli. Là affittino un palazzo in faccia al palazzo reale e aspettino me.
Il negoziante fece partire il brigantìno. Il Reuzzo intanto fece preparare una fregata da guerra
e partì anche lui.
Quand’ella, dal balcone di suo padre, vide il Reuzzo che partiva, s’imbarcò su un altro brigantino e fu a Napoli prima di lui: i bastimenti piccoli, si sa, camminano più dei grossi.
A Napoli, Caterina s’affacciava al balcone del suo palazzo, sfoggiando ogni giorno un vestito più bello. Il Reuzzo la vide ed esclamò: - Come assomiglia a Caterina la Sapiente! - e se ne innamorò. Mandò un ambasciatore. - Signora, il Reuzzo vi vorrebbe far visita, se solo non vi scomoda.
- Padrone! - lei rispose.
Venne il Reuzzo in gran tenuta, fecero molte cerimonie, poi si sedettero a conversazione Disse il Reuzzo: -E voi, Signora, siete ancora da sposare?
- Ancora da sposare. E voi?
- Anch’io. Voi, Signora, somigliate a una ragazza che mi piaceva a Palermo. Vi vorrei per moglie.
- Ne ho gran piacere, Reuzzo —. E di lì a otto giorni si sposarono.
Dopo nove mesi Caterina fece un bambino maschio che era una bellezza. — Reginella, — chiese il Reuzzo, che nome gli mettiamo?
- Napoli, — disse Caterina. E gli misero nome Napoli. Passarono due anni. Il Reuzzo voleva partire. Alla reginella la cosa non garbava, ma lui volle partire a tutti costi. Le fece una carta che diceva che il bambino ei suo primogenito e a suo tempo doveva essere Re. E partì per Genova.
Appena il Reuzzo fu partito, Caterina scrisse a suo padre che mandasse subito a Genova un brigantino carico di mobili, una governante, cameriere, e tutto il resto, che affittassero un palazzo in faccia al palazzo reale Genova e aspettassero lei. Il negoziante caricò un brigantino e lo mandò a Genova.
Anche Caterina prese un brigantino e andò a Genova prima del Reuzzo. S’installò nel palazzo di Genova e quando il Reuzzo vide questa bella giovane pettinata alla reale, con gioielli e ricchezze, esclamò: — Come assomiglia a Caterina la Sapiente e anche a mia moglie di Napoli! — e le mandò un ambasciatore. Lei si dichiarò contenta di riceverlo.
Si misero a far conversazione — Ma voi siete da sposare? - chiese il Reuzzo.
- Vedova, - rispose Caterina. - E voi?
- Anch’io vedovo. Con un figlio. Ma sapete che voi assomigliate come una stampa a una Signora che conoscevo a Palermo e a una Signora che conoscevo a Napoli?
- Non sapete? Al mondo siamo in sette ad assomigliarci!
E così, per farla breve, dopo otto giorni erano marito e moglie.
Dopo nove mesi, Caterina fece un altro maschietto, bello del primo. Il Reuzzo era felice.
- Reginella, che e gli mettiamo?
- Genova! - E Genova lo chiamarono.
Passarono due anni e al Reuzzo tornò il ghiribizzo di partire.
- Partite, e mi lasciate così con un figlio tra le braccia? - gli disse la Reginella.
- Vi faccio una carta, — la rassicurò il Reuzzo, — che questo è figlio mio ed è il Principino. Mentre lui faceva i preparativi della partenza per Venezia, Caterina scrisse a Palermo al padre per un altro brigantino, con cameriere, governante, mobili, abiti nuovi e tutto. Il brigantino andò a Venezia. Partì il Reuzzo, sulla fregata; la Reginella sul brigantino e arrivò prima di lui.
- Santo cielo! — esclamò il Reuzzo appena vide la bella affacciata al finestrone. - Anche questa assomiglia tutta alla mia moglie di Genova che assomigliava tutta alla mia moglie di Napoli che assomigliava tutta a Caterina la Sapiente. Ma come può essere? Caterina è a Palermo chiusa nel trabocchetto; quella di Napoli è a Napoli, quella di Genova è a Genova, e questa è a Venezia... — Le mandò l’ambasciatore e poi andò a trovarla
- Ma sapete, Signora, che assomigliate a tante signore che conosco: una a Palermo, una a Napoli, una a Genova...
- Eh! In sette dobbiamo assomigliarci a questo mondo...
E così continuarono la solita conversazione: — Siete da sposare?. — No, sono vedova, e voi?... - Vedovo anch’io... Con due figli... - E dopo otto giorni si sposarono.
Stavolta Caterina ebbe una femminuccia, bella come il sole e la luna. — Che nome le mettiamo? — chiese il Reuzzo.
- Venezia -. E Venezia fu battezzata.
Passarono ancora due anni. — Sapete, Reginella, io devo tornare a Palermo. Ma prima di partire vi lascerò una carta così e così: che questa è figlia mia ed è Principessa reale.
Partì, ma Caterina arrivò a Palermo prima di lui. Andò a casa di suo padre, passò per il sotterraneo e tornò nel trabocchetto Il Reuzzo, appena arrivato, corse ad aprire il trabocchetto - Caterina, come stai?
- Io? Bene!
- Ti sei pentita di quello schiaffo che m’hai dato?
- E voi ci avete pensato a quello schiaffo che vi devo dare?
- Pentiti, Caterina, sai! Se no io mi risposo!
- E risposatevi; Chi vi trattiene?
- Se invece ti penti, tornerai a essere mia moglie.
- No.
Il Reuzzo allora dichiarò che sua moglie era morta e che voleva risposarsi. Scrisse ai Re che gli mandassero i ritratti delle loro figlie, i ritratti arrivarono; il migliore era quello della figlia del Re d’Inghilterra. Il Reuzzo le mandò a dire che venissero madre e figlia, per concludere il matrimonio.
Arrivò a Palermo tutta la famiglia reale d’Inghilterra e l’indomani c’era il matrimonio. Caterina, intanto, cosa fa? Fa preparare tre begli abiti alla reale ai suoi tre bambini Napoli, Genova e Venezia. Lei si veste da regina qual era, si prese per mano Napoli vestito da Reuzzo e Genova e Venezia vestiti da principe e principessa e in carrozza andò a Palazzo.
Veniva il corteo nuziale col Reuzzo e la figlia del Re d’Inghilterra, e Caterina disse ai suoi bambini: - Napoli, Genova, Venezia, andate a baciare la mano a vostro padre! – E bambini corsero a baciare la mano del Reuzzo.
Al Reuzzo, quando li vide, non restava che dichiararsi vinto. - Questo sì è lo schiaffo che mi dovevi dare! – esclamò, e abbracciò i figli. La Principessa d’Inghilterra restò di sale: prese la porta e se ne andò.
Caterina spiegò al marito tutto il mistero delle signore somiglianti, e il Reuzzo non finiva di chiederle perdono.
**Modificato dall'autore il 07.01.2015 10:34**
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 10:12:32.0 alle 2015-01-07 10:12:32.0
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Scritto da: avvelentani
> Scritto da: altg
> > https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...
> >
> > ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?
>
> Da dove viene questa storia? Non l'ho mai sentita.
Ma da bambini cosa vi leggevano, e cosa leggevate?
Trovi tutte le favole italiane che Calvino ha raccolto per l'Italia, in due o tre libri suoi. Non devi uscire di casa fai un ordine su Amazon, e nel libro trovi la regione della favola, e una breve descrizione della favola popolare.
> Scritto da: altg
> > https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...

> >
> > ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?

>
> Da dove viene questa storia? Non l'ho mai sentita.
Ma da bambini cosa vi leggevano, e cosa leggevate?
Trovi tutte le favole italiane che Calvino ha raccolto per l'Italia, in due o tre libri suoi. Non devi uscire di casa fai un ordine su Amazon, e nel libro trovi la regione della favola, e una breve descrizione della favola popolare.
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 09:59:36.0 alle 2015-01-07 09:59:36.0
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Scritto da: altg
> https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...
>
> ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?
Le favole che Italo Calvino ha raccolto per l'Italia, sono piene di eventi macabri e tragici.
Camice di peci, occhi cavati.
Diverse favole hanno questo episodio, " lui che si incazza e uccide lei, ma lei furba si costruisce la bambola col cuore dolce. E mentre lui l'uccide gli schizza del dolce sulle labbra e lui si rende conto di amarla più della propria vita. In alcune favole, lui dopo tenta il suicidio, ma lei lo salva.
Forse semplicemente le favole rispecchiavano la realtà, ovvero in un mondo maschilista, dove l'intelligenza femminile veniva punita, perché alla fine è quello. Stella Diana fa cacare sotto il bel cavaliere con lo scherzo del fantasma, e lui non può sopportarlo, dunque la sposa per ucciderla. Ma come le favole devono avere un lieto fine, anche ai tempi dei tempi. Forse l'uomo che riusciva a capire che in realtà l'intelligenza della sua donna, non era una lacuna e un insulto per il suo essere maschio, ma bensì un pregio, qualcosa di speciale che una donna con fina intelligenza amasse lui.
**Modificato dall'autore il 07.01.2015 10:04**
> https://books.google.it/books?id=WZCPAAAAQBAJ&pg=P...

>
> ...mi ha confuso assai. Si direbbe una storia di attrazione-odio. I soggetti non fanno altro che tirarsi scherzi a vicenda, che pero` culminano col tentativo del maschio di uccidere la femmina; il tentativo viene sventato dall'ennesimo inganno, eppure alla fine della storia vivono felici e contenti (dopo inganni assortiti e un tentato uxoricidio). Come minchia fanno a restare felicemente sposati certi che nessuno dei due avvelenera` la minestra dell'altro il giorno dopo?

Le favole che Italo Calvino ha raccolto per l'Italia, sono piene di eventi macabri e tragici.
Camice di peci, occhi cavati.
Diverse favole hanno questo episodio, " lui che si incazza e uccide lei, ma lei furba si costruisce la bambola col cuore dolce. E mentre lui l'uccide gli schizza del dolce sulle labbra e lui si rende conto di amarla più della propria vita. In alcune favole, lui dopo tenta il suicidio, ma lei lo salva.
Forse semplicemente le favole rispecchiavano la realtà, ovvero in un mondo maschilista, dove l'intelligenza femminile veniva punita, perché alla fine è quello. Stella Diana fa cacare sotto il bel cavaliere con lo scherzo del fantasma, e lui non può sopportarlo, dunque la sposa per ucciderla. Ma come le favole devono avere un lieto fine, anche ai tempi dei tempi. Forse l'uomo che riusciva a capire che in realtà l'intelligenza della sua donna, non era una lacuna e un insulto per il suo essere maschio, ma bensì un pregio, qualcosa di speciale che una donna con fina intelligenza amasse lui.
**Modificato dall'autore il 07.01.2015 10:04**
Trova Wakanda!
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Solo il 5% riesce a trovarla! Provaci anche tu!!
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 02:52:12.0 alle 2015-01-07 02:52:12.0
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Scritto da: altg
> > > > > Avevi delle malattie? Hai una diagnosi psichiatrica?
> > >
> > > Ha sicuramente un po' di scombinamento psicologico-mental-di-cervello, ma dai messaggi su un forum e` difficile capire in cosa consista. A orecchio direi che e` depresso, e dato che parla di bullismo potrebbe essere un qualche forma di depressione post-traumatica. A OCCHIO, ma solo A OCCHIO, direi che la diagnosi e` di learned helplessness. Ha imparato a considerarsi sconfitto e gli resta scarsa convinzione per tentare di risollevarsi. Dovrebbe vedere un terapeuta, se potesse. Un mio amico ne aveva trovato uno gratis della mutua (tono fantozziano incluso) e non so dire se l'avesse aiutato ma di certo non lo pagava.
> > >
> > > > Gli è successo qualcosa tipo quello che è successo a me, ma non ha mai detto cosa.
> > >
> > > Che razza di risposta, e a te che t'e` successo?
> > > Quel che e` successo a me?
> > >
> > > > > Oltretutto i 20enni che entrano nel mondo del lavoro adesso per la disperazione si strappano le unghie con la fiamma ossidrica, a sentire loro trovar lavoro 20 anni fa era una pacchia (io ho esperienza di 10 anni fa e c'era crisi ma molto molto meno di adesso. Facile che 20 anni fa ti citofonassero a casa chiedendoti se volevi un lavoro).
> > >
> > > In effetti mi ricordo diverse telefonate tra 10 e 15 anni fa da parte di ditte che proponevano assunzioni in prova. Roba informatica, anche se non so come venissero a sapere di me. Rifiutavo sempre. Vado a nascondermi nell'angolino un attimo...
> > Cosa c'è di bello nell'angolino?
>
> Oh be', che mi ripara dal non dover guardare gli altri negli occhi...
Metti gli occhiali da sole.
> > > > > Avevi delle malattie? Hai una diagnosi psichiatrica?
> > >
> > > Ha sicuramente un po' di scombinamento psicologico-mental-di-cervello, ma dai messaggi su un forum e` difficile capire in cosa consista. A orecchio direi che e` depresso, e dato che parla di bullismo potrebbe essere un qualche forma di depressione post-traumatica. A OCCHIO, ma solo A OCCHIO, direi che la diagnosi e` di learned helplessness. Ha imparato a considerarsi sconfitto e gli resta scarsa convinzione per tentare di risollevarsi. Dovrebbe vedere un terapeuta, se potesse. Un mio amico ne aveva trovato uno gratis della mutua (tono fantozziano incluso) e non so dire se l'avesse aiutato ma di certo non lo pagava.
> > >
> > > > Gli è successo qualcosa tipo quello che è successo a me, ma non ha mai detto cosa.
> > >
> > > Che razza di risposta, e a te che t'e` successo?
> > > Quel che e` successo a me?

> > >
> > > > > Oltretutto i 20enni che entrano nel mondo del lavoro adesso per la disperazione si strappano le unghie con la fiamma ossidrica, a sentire loro trovar lavoro 20 anni fa era una pacchia (io ho esperienza di 10 anni fa e c'era crisi ma molto molto meno di adesso. Facile che 20 anni fa ti citofonassero a casa chiedendoti se volevi un lavoro).
> > >
> > > In effetti mi ricordo diverse telefonate tra 10 e 15 anni fa da parte di ditte che proponevano assunzioni in prova. Roba informatica, anche se non so come venissero a sapere di me. Rifiutavo sempre. Vado a nascondermi nell'angolino un attimo...

> > Cosa c'è di bello nell'angolino?
>
> Oh be', che mi ripara dal non dover guardare gli altri negli occhi...
Metti gli occhiali da sole.
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 02:42:18.0 alle 2015-01-07 02:42:18.0
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Scritto da: altg
> > > Avevi delle malattie? Hai una diagnosi psichiatrica?
>
> Ha sicuramente un po' di scombinamento psicologico-mental-di-cervello, ma dai messaggi su un forum e` difficile capire in cosa consista. A orecchio direi che e` depresso, e dato che parla di bullismo potrebbe essere un qualche forma di depressione post-traumatica. A OCCHIO, ma solo A OCCHIO, direi che la diagnosi e` di learned helplessness. Ha imparato a considerarsi sconfitto e gli resta scarsa convinzione per tentare di risollevarsi. Dovrebbe vedere un terapeuta, se potesse. Un mio amico ne aveva trovato uno gratis della mutua (tono fantozziano incluso) e non so dire se l'avesse aiutato ma di certo non lo pagava.
>
> > Gli è successo qualcosa tipo quello che è successo a me, ma non ha mai detto cosa.
>
> Che razza di risposta, e a te che t'e` successo?
> Quel che e` successo a me?
>
> > > Oltretutto i 20enni che entrano nel mondo del lavoro adesso per la disperazione si strappano le unghie con la fiamma ossidrica, a sentire loro trovar lavoro 20 anni fa era una pacchia (io ho esperienza di 10 anni fa e c'era crisi ma molto molto meno di adesso. Facile che 20 anni fa ti citofonassero a casa chiedendoti se volevi un lavoro).
>
> In effetti mi ricordo diverse telefonate tra 10 e 15 anni fa da parte di ditte che proponevano assunzioni in prova. Roba informatica, anche se non so come venissero a sapere di me. Rifiutavo sempre. Vado a nascondermi nell'angolino un attimo...
Cosa c'è di bello nell'angolino?
> > > Avevi delle malattie? Hai una diagnosi psichiatrica?
>
> Ha sicuramente un po' di scombinamento psicologico-mental-di-cervello, ma dai messaggi su un forum e` difficile capire in cosa consista. A orecchio direi che e` depresso, e dato che parla di bullismo potrebbe essere un qualche forma di depressione post-traumatica. A OCCHIO, ma solo A OCCHIO, direi che la diagnosi e` di learned helplessness. Ha imparato a considerarsi sconfitto e gli resta scarsa convinzione per tentare di risollevarsi. Dovrebbe vedere un terapeuta, se potesse. Un mio amico ne aveva trovato uno gratis della mutua (tono fantozziano incluso) e non so dire se l'avesse aiutato ma di certo non lo pagava.
>
> > Gli è successo qualcosa tipo quello che è successo a me, ma non ha mai detto cosa.
>
> Che razza di risposta, e a te che t'e` successo?
> Quel che e` successo a me?

>
> > > Oltretutto i 20enni che entrano nel mondo del lavoro adesso per la disperazione si strappano le unghie con la fiamma ossidrica, a sentire loro trovar lavoro 20 anni fa era una pacchia (io ho esperienza di 10 anni fa e c'era crisi ma molto molto meno di adesso. Facile che 20 anni fa ti citofonassero a casa chiedendoti se volevi un lavoro).
>
> In effetti mi ricordo diverse telefonate tra 10 e 15 anni fa da parte di ditte che proponevano assunzioni in prova. Roba informatica, anche se non so come venissero a sapere di me. Rifiutavo sempre. Vado a nascondermi nell'angolino un attimo...

Cosa c'è di bello nell'angolino?
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 00:54:02.0 alle 2015-01-07 00:54:02.0
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Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-07 00:40:34.0 alle 2015-01-07 00:40:34.0
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Scritto da:
> Scritto da: avvelenato
> > Scritto da:
> > > Scritto da: avvelenato
> > > > Scritto da:
> > > > >
> > > > > mi ero anche intrufolato negli uffici della sede ed ero riuscito a parlare con una capa semplicemente bussando alla porta dopo essermi intrufolato e mi ha spiegato che prendono quasi solo figli dei dipendenti
> > > > >
> > > >
> > > > è una stronzata galattica, non si possono (più) prendere figli dei dipendenti, è una delle prime domande che ti fanno in fase di colloquio telefonico: "hai genitori che lavorano in poste?"
> > > >
> > > > Ho fatto anche recruitment quindi è così.
> > > >
> > > > Ovviamente ci saranno eccezioni nel caso tu sia figlio di un membro del CdA, ma questi mica vengono a fare i portalettere.
> > > >
> > > > Probabilmente non ti chiamano perché sei fuori età massima.
> > >
> > > il mio dilemma
> > >
> > >
> > > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> > >
> > > ti ringrazio ma scusami ma non è una scusa ma non mi fido molto a dare il mio cognome qua sul fdt pls understand
> >
> > Toh, guarda, non me l'aspettavo.
> >
> > Senti, vaffanculo, dillo chiaro e tondo che non hai voglia di fare un cazzo, è inutile che ce la meni.
> >
>
> si magari potrei scrivere il mio cognome direttamente in pdc tanto non puoi fare niente per genova era solo una provocazione sadica
Auughh!
> Scritto da: avvelenato
> > Scritto da:
> > > Scritto da: avvelenato
> > > > Scritto da:
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> > > > > mi ero anche intrufolato negli uffici della sede ed ero riuscito a parlare con una capa semplicemente bussando alla porta dopo essermi intrufolato e mi ha spiegato che prendono quasi solo figli dei dipendenti
> > > > >
> > > >
> > > > è una stronzata galattica, non si possono (più) prendere figli dei dipendenti, è una delle prime domande che ti fanno in fase di colloquio telefonico: "hai genitori che lavorano in poste?"
> > > >
> > > > Ho fatto anche recruitment quindi è così.
> > > >
> > > > Ovviamente ci saranno eccezioni nel caso tu sia figlio di un membro del CdA, ma questi mica vengono a fare i portalettere.
> > > >
> > > > Probabilmente non ti chiamano perché sei fuori età massima.
> > >
> > > il mio dilemma
> > >
> > >
> > > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> > >
> > > ti ringrazio ma scusami ma non è una scusa ma non mi fido molto a dare il mio cognome qua sul fdt pls understand
> >
> > Toh, guarda, non me l'aspettavo.
> >
> > Senti, vaffanculo, dillo chiaro e tondo che non hai voglia di fare un cazzo, è inutile che ce la meni.
> >
>
> si magari potrei scrivere il mio cognome direttamente in pdc tanto non puoi fare niente per genova era solo una provocazione sadica
Auughh!
Il coraggio degli asiatici
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Cinesi salvano Gatto Selvaggio da sicuro annegamento, altro che musulmani!
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 21:06:32.0 alle 2015-01-06 21:06:32.0
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> Scritto da: Campesina
> > Scritto da: Giambo
> > > Scritto da: ::1
> > >
> > > > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> > > >
> > > > Non dirmi che riesci a levarcelo di torno?
> > >
> > > 'azzo, ora mi tocchera' ricominciare a credere in Dio
...
> > No, Giambo, Dios non esiste. Ha creato Yoda, e poi ha fatto Harakiri
> >
>
> anche te ora ti prendi gioco di me sei meschina da una donna proprio non me l'aspettavo
Tessoro, e che sei un clown fatto troll.
Sei così assurdo, ma così assurdo che o sei pazzo, o sei chieno di soldi, e tra una escort e l'altra, godi a farti insultare e prendere in giro.
Non capisco che gusto ne trai.
O forse sei semplicemente un bot, creato dalla suora, giambo o Avvelentani, giusto per tenere in vita il fDt.
> Scritto da: Campesina
> > Scritto da: Giambo
> > > Scritto da: ::1
> > >
> > > > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> > > >
> > > > Non dirmi che riesci a levarcelo di torno?

> > >
> > > 'azzo, ora mi tocchera' ricominciare a credere in Dio
...> > No, Giambo, Dios non esiste. Ha creato Yoda, e poi ha fatto Harakiri
> >
>
> anche te ora ti prendi gioco di me sei meschina da una donna proprio non me l'aspettavo
Tessoro, e che sei un clown fatto troll.
Sei così assurdo, ma così assurdo che o sei pazzo, o sei chieno di soldi, e tra una escort e l'altra, godi a farti insultare e prendere in giro.
Non capisco che gusto ne trai.
O forse sei semplicemente un bot, creato dalla suora, giambo o Avvelentani, giusto per tenere in vita il fDt.
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 20:55:44.0 alle 2015-01-06 20:55:44.0
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Scritto da: Giambo
> Scritto da: ::1
>
> > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> >
> > Non dirmi che riesci a levarcelo di torno?
>
> 'azzo, ora mi tocchera' ricominciare a credere in Dio
...
No, Giambo, Dios non esiste. Ha creato Yoda, e poi ha fatto Harakiri
> Scritto da: ::1
>
> > > Se hai già messo il cv sul sito delle poste e sai guidare il motombrino, mandami nome e cognome in pm e faccio fare un controllo a HR.
> >
> > Non dirmi che riesci a levarcelo di torno?

>
> 'azzo, ora mi tocchera' ricominciare a credere in Dio
...No, Giambo, Dios non esiste. Ha creato Yoda, e poi ha fatto Harakiri
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 20:50:11.0 alle 2015-01-06 20:50:11.0
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Scritto da: avvelenato
> Scritto da: Campesina
> > Superamento personale, depresione
>
> Le vostre zone erronee, di W. Dyer
Si, grazie!!!!
> Scritto da: Campesina
> > Superamento personale, depresione
>
> Le vostre zone erronee, di W. Dyer
Si, grazie!!!!
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 20:48:53.0 alle 2015-01-06 20:48:53.0
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Scritto da:
> potrebbe insegliargli a fare il gioco di salire a cavallo pare sia riuscitissimo come spettacolo
>
> i pambini ne vanno matti
In Bolivia è illegale usare gli animali nei circhi.
> potrebbe insegliargli a fare il gioco di salire a cavallo pare sia riuscitissimo come spettacolo
>
> i pambini ne vanno matti
In Bolivia è illegale usare gli animali nei circhi.
Quando sei parte di una minoranza in via d'estinzione
Ad
https://images2.imgbox.com/d3/da/AZxsgAEN_o.png
ma se vuoi difendere la tua etnia e le tue terre sei "razzista"
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 18:57:18.0 alle 2015-01-06 18:57:18.0
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Scritto da:
> Scritto da: Campesina
> > Li vorrei tenere tutti.
> > Una idea per tenere dei dogo senza andare sul lastrico?
>
> sono cuccioli? facci dei video su youtube e vivi di pubblicità come diceva m_p
Chi è mp?
Be di video ne avrei da fare. Capretti, suinetti,
> Scritto da: Campesina
> > Li vorrei tenere tutti.
> > Una idea per tenere dei dogo senza andare sul lastrico?
>
> sono cuccioli? facci dei video su youtube e vivi di pubblicità come diceva m_p
Chi è mp?
Be di video ne avrei da fare. Capretti, suinetti,
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 18:55:31.0 alle 2015-01-06 18:55:31.0
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Scritto da: avvelenato
> Scritto da: Campesina
> > Mi rimandi il titolo di quel libro, non mi ricordo, ma era forte come titolo.
>
> Non mi ricordo neanche io! Quale libro, di cosa parlava?
Superamento personale, depresione
> Scritto da: Campesina
> > Mi rimandi il titolo di quel libro, non mi ricordo, ma era forte come titolo.
>
> Non mi ricordo neanche io! Quale libro, di cosa parlava?
Superamento personale, depresione
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 18:54:41.0 alle 2015-01-06 18:54:41.0
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Memoria del fuoco
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Memoria del fuoco
Titolo originale Memoria del fuego
Autore Eduardo Galeano
1ª ed. originale 1982
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo
Memoria del fuoco è il titolo di un romanzo storico di Eduardo Galeano, autore uruguayano, pubblicato nel 1982 in Spagna.
TramaModifica
L'opera è formata da tre parti e racconta in brevi capitoli, scritti in modo poetico ma fondati su fonti storiche e letterarie autorevoli, la storia dell'America dalla sua scoperta (1492) ai giorni nostri.
La prima parte è intitolata "Le origini" (Los nacimientos). Dopo una breve introduzione in cui viene descritta la creazione del mondo ("La donna e l'uomo sognarono che Dio li stava sognando") attraverso i miti delle popolazioni pre-colombiane, narra la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo e percorre circa duecento anni di storia interrompendosi all'inizio del Settecento.
La seconda parte "Le facce e maschere" (Las caras y la mascaras) racconta il periodo che va dal 1700 agli inizi del 1900.
La terza parte "Il secolo del vento" (El siglo del viento) narra gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'America dal 1900 al 1986 dedicando pagine di rara poesia ad alcuni personaggi famosi fra i quali Charlie Chaplin, Pancho Villa, Ezra Pound, Gabriel García Márquez, Ernesto Che Guevara, il celebre calciatore Garrincha, John Kennedy e John Lennon.
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Memoria del fuoco
Titolo originale Memoria del fuego
Autore Eduardo Galeano
1ª ed. originale 1982
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo
Memoria del fuoco è il titolo di un romanzo storico di Eduardo Galeano, autore uruguayano, pubblicato nel 1982 in Spagna.
TramaModifica
L'opera è formata da tre parti e racconta in brevi capitoli, scritti in modo poetico ma fondati su fonti storiche e letterarie autorevoli, la storia dell'America dalla sua scoperta (1492) ai giorni nostri.
La prima parte è intitolata "Le origini" (Los nacimientos). Dopo una breve introduzione in cui viene descritta la creazione del mondo ("La donna e l'uomo sognarono che Dio li stava sognando") attraverso i miti delle popolazioni pre-colombiane, narra la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo e percorre circa duecento anni di storia interrompendosi all'inizio del Settecento.
La seconda parte "Le facce e maschere" (Las caras y la mascaras) racconta il periodo che va dal 1700 agli inizi del 1900.
La terza parte "Il secolo del vento" (El siglo del viento) narra gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'America dal 1900 al 1986 dedicando pagine di rara poesia ad alcuni personaggi famosi fra i quali Charlie Chaplin, Pancho Villa, Ezra Pound, Gabriel García Márquez, Ernesto Che Guevara, il celebre calciatore Garrincha, John Kennedy e John Lennon.
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 18:53:03.0 alle 2015-01-06 18:53:03.0
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Memoria del fuoco
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Memoria del fuoco
Titolo originale Memoria del fuego
Autore Eduardo Galeano
1ª ed. originale 1982
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo
Memoria del fuoco è il titolo di un romanzo storico di Eduardo Galeano, autore uruguayano, pubblicato nel 1982 in Spagna.
TramaModifica
L'opera è formata da tre parti e racconta in brevi capitoli, scritti in modo poetico ma fondati su fonti storiche e letterarie autorevoli, la storia dell'America dalla sua scoperta (1492) ai giorni nostri.
La prima parte è intitolata "Le origini" (Los nacimientos). Dopo una breve introduzione in cui viene descritta la creazione del mondo ("La donna e l'uomo sognarono che Dio li stava sognando") attraverso i miti delle popolazioni pre-colombiane, narra la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo e percorre circa duecento anni di storia interrompendosi all'inizio del Settecento.
La seconda parte "Le facce e maschere" (Las caras y la mascaras) racconta il periodo che va dal 1700 agli inizi del 1900.
La terza parte "Il secolo del vento" (El siglo del viento) narra gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'America dal 1900 al 1986 dedicando pagine di rara poesia ad alcuni personaggi famosi fra i quali Charlie Chaplin, Pancho Villa, Ezra Pound, Gabriel García Márquez, Ernesto Che Guevara, il celebre calciatore Garrincha, John Kennedy e John Lennon.
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Memoria del fuoco
Titolo originale Memoria del fuego
Autore Eduardo Galeano
1ª ed. originale 1982
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo
Memoria del fuoco è il titolo di un romanzo storico di Eduardo Galeano, autore uruguayano, pubblicato nel 1982 in Spagna.
TramaModifica
L'opera è formata da tre parti e racconta in brevi capitoli, scritti in modo poetico ma fondati su fonti storiche e letterarie autorevoli, la storia dell'America dalla sua scoperta (1492) ai giorni nostri.
La prima parte è intitolata "Le origini" (Los nacimientos). Dopo una breve introduzione in cui viene descritta la creazione del mondo ("La donna e l'uomo sognarono che Dio li stava sognando") attraverso i miti delle popolazioni pre-colombiane, narra la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo e percorre circa duecento anni di storia interrompendosi all'inizio del Settecento.
La seconda parte "Le facce e maschere" (Las caras y la mascaras) racconta il periodo che va dal 1700 agli inizi del 1900.
La terza parte "Il secolo del vento" (El siglo del viento) narra gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'America dal 1900 al 1986 dedicando pagine di rara poesia ad alcuni personaggi famosi fra i quali Charlie Chaplin, Pancho Villa, Ezra Pound, Gabriel García Márquez, Ernesto Che Guevara, il celebre calciatore Garrincha, John Kennedy e John Lennon.
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
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Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 18:04:15.0 alle 2015-01-06 18:04:15.0
Trollate totali: 765
Li vorrei tenere tutti.
Una idea per tenere dei dogo senza andare sul lastrico?
Una idea per tenere dei dogo senza andare sul lastrico?
Scritto da
Campesina
Sua maestà
il 2015-01-06 17:49:32.0 alle 2015-01-06 17:49:32.0
Trollate totali: 765
Scritto da: ::1
> Scritto da: altg
> >
> > - La torre,
> > - La torre di Pisa,
> > - La torre pendente.
> >
> > Generalmente la torre e basta.
>
> Ci si può salire o è chiusa?
> Hai anche tu la foto mentre reggi la torre?
> È vero che Pisa si è riempita di nazisti? (agevolo testimonianza fotografica
)
Io ci sono andata nel 2005, si poteva salire, ma costava un botto.
Cmq mi ha deluso parecchio, pensavo fosse più grande.
> Scritto da: altg
> >
> > - La torre,
> > - La torre di Pisa,
> > - La torre pendente.
> >
> > Generalmente la torre e basta.
>
> Ci si può salire o è chiusa?
> Hai anche tu la foto mentre reggi la torre?
> È vero che Pisa si è riempita di nazisti? (agevolo testimonianza fotografica
)Io ci sono andata nel 2005, si poteva salire, ma costava un botto.
Cmq mi ha deluso parecchio, pensavo fosse più grande.