Immacolata concezione
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Otto lunghissimi minuti per salvare Michela
Otto minuti. Due per arrivare al parcheggio, quattro per il rapporto, altri due per tornare al marciapiede. Lo sfruttatore ha il cronometro in mano. In caso di ritardo, interviene con minacce e percosse. C'è una tabella di marcia: almeno quindici rapporti, almeno cinquecento euro a notte. Ma si può raddoppiare. Michela non aveva mai sgarrato. Ha rispettato i tempi anche il giorno in cui è comparso nella sua vita quel ragazzo italiano.
Aveva avuto pochi secondi per decidere se fidarsi o no. "Ho visto che piangevi - le aveva detto il ragazzo - Stai male?". "Sì", gli aveva risposto dopo un po'.
Salendo in macchina, calcolò che era già passato un minuto.
Un rischio. Aveva sentito di finti "liberatori" che segnalavano agli sfruttatori le prostitute disposte alla fuga. Ne avevano in cambio qualche rapporto sessuale gratis, per le ragazze erano pestaggi sanguinosi. Ebbe bisogno d'altri trenta secondi per trovare la forza di parlare.
Aveva diciannove anni ed era arrivata due mesi prima dalla Romania assieme ad un uomo, un vicino di casa. Lo conosceva fin da bambina. Le aveva detto d'essere padrone d'un ristorante in Italia, per lei c'era un posto da cameriera. Appena giunta a Roma, s'era ritrovata sul marciapiede. Sì, aveva pensato di fuggire, ma quello non le levava mai gli occhi di dosso. E se non c'era lui, a sorvegliarla era la sua compagna, romena anche lei. Abitavano tutti e tre in un albergo nei pressi della stazione Termini. Quattro minuti, tempo scaduto.
"Voglio aiutarti", le aveva detto il ragazzo mentre la riaccompagnava sulla strada. Le aveva dato i trenta euro e un appuntamento per l'indomani.
Riconobbe subito la macchina e dovette frenare l'impulso di salirvi senza prima aver finto di trattare. Raggiunsero il parcheggio velocemente, guadagnando una ventina di secondi. Il ragazzo le porse il cellulare. Il giorno prima, le spiegò, aveva parlato con delle donne che erano in grado di aiutarla. Una di loro aspettava una sua telefonata. Quando finì di dirglielo, aveva già composto il numero. In un fiato Michela confermò a quella voce femminile che intendeva denunciare il vicino di casa. Ma aveva molta paura, perché quello spesso tornava in Romania e poteva fare del male alla sua famiglia. Però c'erano dei giorni in cui sempre era a Roma, in quell'albergo nei pressi della stazione. Tempo scaduto.
Il ragazzo era tornato anche la notte successiva, coi soliti trenta euro ma anche un notes. La mattina dopo avrebbe affidato gli appunti a quelle donne. Avevano un piano. Semplice: informare la polizia. Avevano già assistito migliaia di ragazze nelle condizioni di Michela. Quattro minuti scaduti. Un'altra notte ancora.
Ritornò puntuale, con la notizia. Gliela riferì in un attimo. Quando raggiunsero il parcheggio, Michela s'era già ripetuta molte volte quel giorno e quell'ora. Passarono i tre restanti infiniti minuti a dirsi che l'inferno stava per finire.
Di quel che accadde dopo, oggi ricorda una sequenza da film. Il ragazzo le aveva detto che sarebbero arrivati alle 20,30, ma davvero non immaginava tanta puntualità. Quella camera d'albergo dove dormiva da due mesi, forse in passato aveva ospitato delle piccole famiglie: c'erano un letto matrimoniale e uno singolo.
Solo che il letto singolo era per lei, quello matrimoniale per il vicino di casa e la sua compagna. A volte li sentiva fare l'amore. Quella sera cenavano con le solite scatolette, i piatti di plastica, il vino in cartone. Ebbe un brivido quando la donna dello sfruttatore s'affacciò alla finestra: "Ci sono dei motociclisti con dei lunghi guanti, sembrano poliziotti". "Con questo freddo - riuscì a dire - tutti portano i guanti". Erano le 20,28.
La porta s'aprì di schianto due minuti dopo. Il vicino di casa restò impietrito.
Michela vive a Roma e continua a vedere il ragazzo italiano. La denuncia del suo sfruttatore le è valsa il permesso di soggiorno, così come prevede la legge. Segue un corso di formazione per mediatori culturali. Il vicino di casa è in carcere.
Ogni anno dieci milioni d'italiani - tanti sono quelli che vanno con le prostitute - hanno ottanta milioni di minuti per salvare Michela dalla schiavitù.
- TUTTI LAVORATORI EH? -
Otto minuti. Due per arrivare al parcheggio, quattro per il rapporto, altri due per tornare al marciapiede. Lo sfruttatore ha il cronometro in mano. In caso di ritardo, interviene con minacce e percosse. C'è una tabella di marcia: almeno quindici rapporti, almeno cinquecento euro a notte. Ma si può raddoppiare. Michela non aveva mai sgarrato. Ha rispettato i tempi anche il giorno in cui è comparso nella sua vita quel ragazzo italiano.
Aveva avuto pochi secondi per decidere se fidarsi o no. "Ho visto che piangevi - le aveva detto il ragazzo - Stai male?". "Sì", gli aveva risposto dopo un po'.
Salendo in macchina, calcolò che era già passato un minuto.
Un rischio. Aveva sentito di finti "liberatori" che segnalavano agli sfruttatori le prostitute disposte alla fuga. Ne avevano in cambio qualche rapporto sessuale gratis, per le ragazze erano pestaggi sanguinosi. Ebbe bisogno d'altri trenta secondi per trovare la forza di parlare.
Aveva diciannove anni ed era arrivata due mesi prima dalla Romania assieme ad un uomo, un vicino di casa. Lo conosceva fin da bambina. Le aveva detto d'essere padrone d'un ristorante in Italia, per lei c'era un posto da cameriera. Appena giunta a Roma, s'era ritrovata sul marciapiede. Sì, aveva pensato di fuggire, ma quello non le levava mai gli occhi di dosso. E se non c'era lui, a sorvegliarla era la sua compagna, romena anche lei. Abitavano tutti e tre in un albergo nei pressi della stazione Termini. Quattro minuti, tempo scaduto.
"Voglio aiutarti", le aveva detto il ragazzo mentre la riaccompagnava sulla strada. Le aveva dato i trenta euro e un appuntamento per l'indomani.
Riconobbe subito la macchina e dovette frenare l'impulso di salirvi senza prima aver finto di trattare. Raggiunsero il parcheggio velocemente, guadagnando una ventina di secondi. Il ragazzo le porse il cellulare. Il giorno prima, le spiegò, aveva parlato con delle donne che erano in grado di aiutarla. Una di loro aspettava una sua telefonata. Quando finì di dirglielo, aveva già composto il numero. In un fiato Michela confermò a quella voce femminile che intendeva denunciare il vicino di casa. Ma aveva molta paura, perché quello spesso tornava in Romania e poteva fare del male alla sua famiglia. Però c'erano dei giorni in cui sempre era a Roma, in quell'albergo nei pressi della stazione. Tempo scaduto.
Il ragazzo era tornato anche la notte successiva, coi soliti trenta euro ma anche un notes. La mattina dopo avrebbe affidato gli appunti a quelle donne. Avevano un piano. Semplice: informare la polizia. Avevano già assistito migliaia di ragazze nelle condizioni di Michela. Quattro minuti scaduti. Un'altra notte ancora.
Ritornò puntuale, con la notizia. Gliela riferì in un attimo. Quando raggiunsero il parcheggio, Michela s'era già ripetuta molte volte quel giorno e quell'ora. Passarono i tre restanti infiniti minuti a dirsi che l'inferno stava per finire.
Di quel che accadde dopo, oggi ricorda una sequenza da film. Il ragazzo le aveva detto che sarebbero arrivati alle 20,30, ma davvero non immaginava tanta puntualità. Quella camera d'albergo dove dormiva da due mesi, forse in passato aveva ospitato delle piccole famiglie: c'erano un letto matrimoniale e uno singolo.
Solo che il letto singolo era per lei, quello matrimoniale per il vicino di casa e la sua compagna. A volte li sentiva fare l'amore. Quella sera cenavano con le solite scatolette, i piatti di plastica, il vino in cartone. Ebbe un brivido quando la donna dello sfruttatore s'affacciò alla finestra: "Ci sono dei motociclisti con dei lunghi guanti, sembrano poliziotti". "Con questo freddo - riuscì a dire - tutti portano i guanti". Erano le 20,28.
La porta s'aprì di schianto due minuti dopo. Il vicino di casa restò impietrito.
Michela vive a Roma e continua a vedere il ragazzo italiano. La denuncia del suo sfruttatore le è valsa il permesso di soggiorno, così come prevede la legge. Segue un corso di formazione per mediatori culturali. Il vicino di casa è in carcere.
Ogni anno dieci milioni d'italiani - tanti sono quelli che vanno con le prostitute - hanno ottanta milioni di minuti per salvare Michela dalla schiavitù.
- TUTTI LAVORATORI EH? -
Secondo te mi registro per poi votarmi da solo? I tuoi neuroni hanno qualche sinapsi sconnessa percaso? Non ti viene il dubbio che qualcuno puo' essere d'accordo con me? Hitler ad esempio
France in free fall
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Non ne averne a male. E' purtroppo per lui, la massima espressione della sua intelligenza. E' con quella che supporta le sue *validissime* motivazioni.
Anche tu rispondi nel forum adatto comunque, anzi apri un thread nuovo solo per dirmi questo...che dire: sono onorato
Cronache
30 mar 12:43
Genova: pedofilia, arrestato tunisino
GENOVA - E' stato arrestato nel porto di Genova un tunisino di 28 anni, ricercato dalla magistratura francese perche' deve scontare 15 anni di reclusione per reati sessuali contro minori. L'uomo e' stato fermato dalla Polmare mentre tentava di imbarcarsi su un traghetto diretto a Tunisi, ora sara' consegnato alle autorita' transalpine. (Agr)
Questo non lo fa via internet con 3 fotine...
30 mar 12:43
Genova: pedofilia, arrestato tunisino
GENOVA - E' stato arrestato nel porto di Genova un tunisino di 28 anni, ricercato dalla magistratura francese perche' deve scontare 15 anni di reclusione per reati sessuali contro minori. L'uomo e' stato fermato dalla Polmare mentre tentava di imbarcarsi su un traghetto diretto a Tunisi, ora sara' consegnato alle autorita' transalpine. (Agr)
Questo non lo fa via internet con 3 fotine...
Quando sei parte di una minoranza in via d'estinzione
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ma se vuoi difendere la tua etnia e le tue terre sei "razzista"
Sieropositivo infettava "per vendetta"
Extracomunitario arrestato a Torino
Scoperto dalle Fiamme gialle nell'ambito di un'operazione antidroga
L'uomo aveva precedenti penali per spaccio di cocaina
TORINO - Sapeva di essere malato, ma nonostante questo non rinunciava a intrattenere rapporti con alcune donne, infettandole "volontariamente". Un uomo di 27 anni, C. W., originario della Sierra Leone, cion precedenti penali per spaccio di cocaina, è stato arrestato a Torino per tentato omicidio continuato: ha contagiato con il virus dell'Hiv almeno una decina di donne. Ma il numero delle vittime potrebbe aumentare. Ora l'uomo si trova nel reparto detenuti dell'ospedale Amedeo di Savoia
Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza di Torino, l'extracomunitario, già in cura da tempo, sapeva di essere sieropositivo, e avrebbe trasmesso dolosamente il virus alle donne che incontrava. Queste erano in prevalenza di nazionalità nigeriana, alcune sue ex partner, altre prostitute. Animato, dicono gli investigatori, da spirito di vendetta, non avrebbe mai preso le precauzioni necessarie a evitare il contagio.
I finanzieri sono arrivati all'uomo per caso, nel corso di una operazione di polizia giudiziaria coordinata dal sostituto procuratore Luca Fadda, contro il traffico di cocaina tra il Piemonte e la Valle d'Aosta. L'extracomunitario era stato fermato nei giorni scorsi, a Torino, mentre guidava privo di patente e di altri documenti di identità. Al suo nominativo le Fiamme gialle sono risalite attraverso alcune intercettazioni telefoniche di clienti che si recavano da lui, nella zona di Porta Palazzo, per acquistare cocaina a 50 euro al grammo.
Extracomunitario arrestato a Torino
Scoperto dalle Fiamme gialle nell'ambito di un'operazione antidroga
L'uomo aveva precedenti penali per spaccio di cocaina
TORINO - Sapeva di essere malato, ma nonostante questo non rinunciava a intrattenere rapporti con alcune donne, infettandole "volontariamente". Un uomo di 27 anni, C. W., originario della Sierra Leone, cion precedenti penali per spaccio di cocaina, è stato arrestato a Torino per tentato omicidio continuato: ha contagiato con il virus dell'Hiv almeno una decina di donne. Ma il numero delle vittime potrebbe aumentare. Ora l'uomo si trova nel reparto detenuti dell'ospedale Amedeo di Savoia
Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza di Torino, l'extracomunitario, già in cura da tempo, sapeva di essere sieropositivo, e avrebbe trasmesso dolosamente il virus alle donne che incontrava. Queste erano in prevalenza di nazionalità nigeriana, alcune sue ex partner, altre prostitute. Animato, dicono gli investigatori, da spirito di vendetta, non avrebbe mai preso le precauzioni necessarie a evitare il contagio.
I finanzieri sono arrivati all'uomo per caso, nel corso di una operazione di polizia giudiziaria coordinata dal sostituto procuratore Luca Fadda, contro il traffico di cocaina tra il Piemonte e la Valle d'Aosta. L'extracomunitario era stato fermato nei giorni scorsi, a Torino, mentre guidava privo di patente e di altri documenti di identità. Al suo nominativo le Fiamme gialle sono risalite attraverso alcune intercettazioni telefoniche di clienti che si recavano da lui, nella zona di Porta Palazzo, per acquistare cocaina a 50 euro al grammo.
Questa sera c'è un certo trolling sparso e di moralisti perbenisti cattolicisti e chi piu' ne ha piu' ne metta che mi sta devastando le palle. Anzi adesso vado a letto che le ho proprio rotte.
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
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Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
Ottimi thread, ci vuole una vita per leggerli ma sembrano interessanti. Intanto li bookmarko.
A buon rendere (chiunque tu sia).
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