God? No, thanks
- Scritto da:
> Secondo me hai il parrucchino..

Da cosa lo deduci, figliolo?
God? No, thanks
Ci risiamo: farisei e sadducei, dopo un paio di figuracce, ci riprovano.
A tutti i costi vogliono incastrare il Rabbì e gli tendono un tranello.
Poverini
La domanda che viene sottoposta allattenzione di Gesù, riguarda lordine e la gerarchia dei comandamenti, un tema di moda per i rabbini del tempo. Dalle Scritture Sacre erano stati estratti ben 613 comandamenti ed era quindi necessario stabilire una gerarchia. Ogni buon maestro dava la sua interpretazione e Gesù viene chiamato a fare lo stesso.
Bisogna però osservare che la domanda non vuole semplicemente introdurre un dibattito tra esperti della Legge, ma è un tentativo subdolo di cogliere Gesù in errore o in contraddizione. Ciò che le autorità religiose vogliono saggiare è latteggiamento del Rabbì Gesù verso il Decalogo.
Farisei e sadducei vogliono verificare lortodossia del Figlio di Dio
La risposta - loro - la sapevano benissimo: il comandamento più importante è senza ombra di dubbio il riposo del sabato, lunico osservato da Dio stesso (Es 20,11; Gen 2,3). Losservanza di questo precetto equivaleva alladempimento di tutta la legge e la sua trasgressione era punita con la morte (Es 31,14). Infatti, la prima volta che in Matteo i farisei stabiliscono di condannare Gesù a morte, è proprio in conseguenza della violazione del comandamento del sabato (Mt 12,14).
Ma il Rabbì di Nazareth, come sempre, lascia tutti senza parole. Il Suo atteggiamento è diverso, la Sua risposta scardina il sistema legalista in cui sono imprigionati i Suoi interlocutori. Quello che Gesù propone non è semplicemente il primo comandamento a cui seguono tutti gli altri, ma è quel comandamento a partire dal quale tutto il resto prende forza, direzione e significato.
Gesù unisce due notissimi testi dellAntico Testamento (Dt 6,4-8 e Lv 19,18), che in questo accostamento geniale rappresentano la dimensione verticale e orizzontale dellamore.
Il cuore del vero discepolo è in tensione fra queste due direzioni: Dio e il fratello. Ma ciò che rende fecondo e irrinunciabile questo incrocio è lamore.
Laltra mattina stavo andando in bici a fare la spesa. In Piazza San Martino ho incrociato una signora, una di quelle che hanno sempre una parola buona e sanno tradurre il Vangelo in piccole frasi ricche di saggezza e di profonda umanità. Non ricordo più per quale motivo ci siamo messi a parlare della fatica di stare vicino ad una persona malata, dei sacrifici che questa attenzione richiede. E dopo un attimo di silenzio, la saggia signora mi disse: E vero, si fa fatica, ma se si ama per davvero bisogna dimenticarsi di se stessi.
Che il nostro cuore abbia questa passione.
Che lamore per Dio e il fratello ci faccia dimenticare di noi.
Che il Cristo, Dio e fratello, riempia la nostra vita di bellezza.
Buona settimana
don Fortune
In questi giorni è disponibile il mio libretto Sodoma, la città del peccato. La presentazione la trovi su YouTube o sul mio profilo di face book.
A tutti i costi vogliono incastrare il Rabbì e gli tendono un tranello.
Poverini
La domanda che viene sottoposta allattenzione di Gesù, riguarda lordine e la gerarchia dei comandamenti, un tema di moda per i rabbini del tempo. Dalle Scritture Sacre erano stati estratti ben 613 comandamenti ed era quindi necessario stabilire una gerarchia. Ogni buon maestro dava la sua interpretazione e Gesù viene chiamato a fare lo stesso.
Bisogna però osservare che la domanda non vuole semplicemente introdurre un dibattito tra esperti della Legge, ma è un tentativo subdolo di cogliere Gesù in errore o in contraddizione. Ciò che le autorità religiose vogliono saggiare è latteggiamento del Rabbì Gesù verso il Decalogo.
Farisei e sadducei vogliono verificare lortodossia del Figlio di Dio
La risposta - loro - la sapevano benissimo: il comandamento più importante è senza ombra di dubbio il riposo del sabato, lunico osservato da Dio stesso (Es 20,11; Gen 2,3). Losservanza di questo precetto equivaleva alladempimento di tutta la legge e la sua trasgressione era punita con la morte (Es 31,14). Infatti, la prima volta che in Matteo i farisei stabiliscono di condannare Gesù a morte, è proprio in conseguenza della violazione del comandamento del sabato (Mt 12,14).
Ma il Rabbì di Nazareth, come sempre, lascia tutti senza parole. Il Suo atteggiamento è diverso, la Sua risposta scardina il sistema legalista in cui sono imprigionati i Suoi interlocutori. Quello che Gesù propone non è semplicemente il primo comandamento a cui seguono tutti gli altri, ma è quel comandamento a partire dal quale tutto il resto prende forza, direzione e significato.
Gesù unisce due notissimi testi dellAntico Testamento (Dt 6,4-8 e Lv 19,18), che in questo accostamento geniale rappresentano la dimensione verticale e orizzontale dellamore.
Il cuore del vero discepolo è in tensione fra queste due direzioni: Dio e il fratello. Ma ciò che rende fecondo e irrinunciabile questo incrocio è lamore.
Laltra mattina stavo andando in bici a fare la spesa. In Piazza San Martino ho incrociato una signora, una di quelle che hanno sempre una parola buona e sanno tradurre il Vangelo in piccole frasi ricche di saggezza e di profonda umanità. Non ricordo più per quale motivo ci siamo messi a parlare della fatica di stare vicino ad una persona malata, dei sacrifici che questa attenzione richiede. E dopo un attimo di silenzio, la saggia signora mi disse: E vero, si fa fatica, ma se si ama per davvero bisogna dimenticarsi di se stessi.
Che il nostro cuore abbia questa passione.
Che lamore per Dio e il fratello ci faccia dimenticare di noi.
Che il Cristo, Dio e fratello, riempia la nostra vita di bellezza.
Buona settimana
don Fortune
In questi giorni è disponibile il mio libretto Sodoma, la città del peccato. La presentazione la trovi su YouTube o sul mio profilo di face book.
God? No, thanks
- Scritto da:
>
> - Scritto da: Padre Fortune
> > Proprio un bel tranello! Ma il nostro Maestro
> > come sempre non si lascia imbrigliare nelle
> > maglie strette dei ricatti dei suoi oppositori.
> > Dopo le tre parabole sull'accoglienza e il
> > rifiuto di Gesù, il racconto di Matteo ci
> propone
> > una serie di dispute in cui i farisei, i
> sadducei
> > e gli erodiani sottopongono al Rabbì di Nazareth
> > alcune delle questioni più scottanti del
> momento.
> >
> > Sia chiaro: a nessuno interessa il Suo parere,
> > vogliono solo trovare il pretesto per puntare il
> > dito contro di Lui.
> >
> > Un tranello, dicevo. In qualunque modo Gesù
> > avesse risposto alla domanda maliziosa dei
> > farisei e degl'erodiani, si sarebbe tirato la
> > zappa sui piedi. Se avesse risposto che è lecito
> > pagare il tributo a Cesare, avrebbe perso tutta
> > la simpatia delle folle e soprattutto sarebbe
> > stato accusato d'infedeltà verso il Dio di
> > Israele che è l'unico che deve essere servito
> > (cfr Dt 6,4-13). Se invece avesse risposto che
> > non è lecito pagare il tributo, avrebbe
> sollevato
> > le autorità romane e la relativa accusa di
> > ribellione e di istigazione delle folle contro
> il
> > potere costituito.
> >
> > Insomma: Gesù si trova in un bel pasticcio!
> > Ma la risposta del Rabbì di Nazareth è
> > completamente inattesa e disarmante. Gesù evita
> > brillantemente di scivolare nelle pieghe del
> > tranello, supera la logica dello schieramento e
> > porta i suoi interlocutori a fare un passo
> > indietro.
> >
> > Gesù chiede una moneta.
> > Qual'è l'immagine stampata su di essa? Chi è il
> > proprietario?
> >
> > Cesare!
> > Ok, è roba sua, restituiscila a lui.
> > E fino a qui mi sembra un ragionamento evidente.
> > Sulla seconda parte della risposta, invece,
> > troviamo tutta la carica profetica di Gesù: a
> Dio
> > quello che è di Dio.
> >
> > La preoccupazione del Rabbì di Nazareth è tutta
> > tesa nel fare emergere il primato di Dio. In
> > nessuna situazione politica lo stato può
> erigersi
> > a valore assoluto. Nessun uomo di potere può
> > arrogarsi i diritti di Dio o sostituirsi alla
> > coscienza degli uomini.
> >
> > L'autorità di Cesare è sulla circonferenza della
> > moneta, perchè lì è la sua immagine.
> >
> > Il primato di Dio è sul cuore dell'uomo, perchè
> > lui è la Sua immagine.
> >
> > Il tesoro di Cesare sono le sue monete.
> > Il tesoro del Dio Vivente è il nostro cuore.
> >
> > Buona settimana
> > don Fortune che smuà
> >
> >
www.heavenawaits.wordpress.com 
> >
> > In questi giorni potete trovare in libreria il
> > mio testo Sodoma, la città del peccato per il
> > prossimo anno
> > liturgico.
>
> a cesare quel che e' di cesare a dio quel che e'
> di dio ma allora perche' tu chiedi soldi di
> qualcun'altro? mica c'e' la tua immagine
> sopra!
Anche io ho bisogno di mangiare, sai caro?
>
> - Scritto da: Padre Fortune
> > Proprio un bel tranello! Ma il nostro Maestro
> > come sempre non si lascia imbrigliare nelle
> > maglie strette dei ricatti dei suoi oppositori.
> > Dopo le tre parabole sull'accoglienza e il
> > rifiuto di Gesù, il racconto di Matteo ci
> propone
> > una serie di dispute in cui i farisei, i
> sadducei
> > e gli erodiani sottopongono al Rabbì di Nazareth
> > alcune delle questioni più scottanti del
> momento.
> >
> > Sia chiaro: a nessuno interessa il Suo parere,
> > vogliono solo trovare il pretesto per puntare il
> > dito contro di Lui.
> >
> > Un tranello, dicevo. In qualunque modo Gesù
> > avesse risposto alla domanda maliziosa dei
> > farisei e degl'erodiani, si sarebbe tirato la
> > zappa sui piedi. Se avesse risposto che è lecito
> > pagare il tributo a Cesare, avrebbe perso tutta
> > la simpatia delle folle e soprattutto sarebbe
> > stato accusato d'infedeltà verso il Dio di
> > Israele che è l'unico che deve essere servito
> > (cfr Dt 6,4-13). Se invece avesse risposto che
> > non è lecito pagare il tributo, avrebbe
> sollevato
> > le autorità romane e la relativa accusa di
> > ribellione e di istigazione delle folle contro
> il
> > potere costituito.
> >
> > Insomma: Gesù si trova in un bel pasticcio!
> > Ma la risposta del Rabbì di Nazareth è
> > completamente inattesa e disarmante. Gesù evita
> > brillantemente di scivolare nelle pieghe del
> > tranello, supera la logica dello schieramento e
> > porta i suoi interlocutori a fare un passo
> > indietro.
> >
> > Gesù chiede una moneta.
> > Qual'è l'immagine stampata su di essa? Chi è il
> > proprietario?
> >
> > Cesare!
> > Ok, è roba sua, restituiscila a lui.
> > E fino a qui mi sembra un ragionamento evidente.
> > Sulla seconda parte della risposta, invece,
> > troviamo tutta la carica profetica di Gesù: a
> Dio
> > quello che è di Dio.
> >
> > La preoccupazione del Rabbì di Nazareth è tutta
> > tesa nel fare emergere il primato di Dio. In
> > nessuna situazione politica lo stato può
> erigersi
> > a valore assoluto. Nessun uomo di potere può
> > arrogarsi i diritti di Dio o sostituirsi alla
> > coscienza degli uomini.
> >
> > L'autorità di Cesare è sulla circonferenza della
> > moneta, perchè lì è la sua immagine.
> >
> > Il primato di Dio è sul cuore dell'uomo, perchè
> > lui è la Sua immagine.
> >
> > Il tesoro di Cesare sono le sue monete.
> > Il tesoro del Dio Vivente è il nostro cuore.
> >
> > Buona settimana
> > don Fortune che smuà
> >
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> > In questi giorni potete trovare in libreria il
> > mio testo Sodoma, la città del peccato per il
> > prossimo anno
> > liturgico.
>
> a cesare quel che e' di cesare a dio quel che e'
> di dio ma allora perche' tu chiedi soldi di
> qualcun'altro? mica c'e' la tua immagine
> sopra!
Anche io ho bisogno di mangiare, sai caro?
God? No, thanks
Proprio un bel tranello! Ma il nostro Maestro come sempre non si lascia imbrigliare nelle maglie strette dei ricatti dei suoi oppositori. Dopo le tre parabole sull'accoglienza e il rifiuto di Gesù, il racconto di Matteo ci propone una serie di dispute in cui i farisei, i sadducei e gli erodiani sottopongono al Rabbì di Nazareth alcune delle questioni più scottanti del momento.
Sia chiaro: a nessuno interessa il Suo parere, vogliono solo trovare il pretesto per puntare il dito contro di Lui.
Un tranello, dicevo. In qualunque modo Gesù avesse risposto alla domanda maliziosa dei farisei e degl'erodiani, si sarebbe tirato la zappa sui piedi. Se avesse risposto che è lecito pagare il tributo a Cesare, avrebbe perso tutta la simpatia delle folle e soprattutto sarebbe stato accusato d'infedeltà verso il Dio di Israele che è l'unico che deve essere servito (cfr Dt 6,4-13). Se invece avesse risposto che non è lecito pagare il tributo, avrebbe sollevato le autorità romane e la relativa accusa di ribellione e di istigazione delle folle contro il potere costituito.
Insomma: Gesù si trova in un bel pasticcio!
Ma la risposta del Rabbì di Nazareth è completamente inattesa e disarmante. Gesù evita brillantemente di scivolare nelle pieghe del tranello, supera la logica dello schieramento e porta i suoi interlocutori a fare un passo indietro.
Gesù chiede una moneta.
Qual'è l'immagine stampata su di essa? Chi è il proprietario?
Cesare!
Ok, è roba sua, restituiscila a lui.
E fino a qui mi sembra un ragionamento evidente. Sulla seconda parte della risposta, invece, troviamo tutta la carica profetica di Gesù: a Dio quello che è di Dio.
La preoccupazione del Rabbì di Nazareth è tutta tesa nel fare emergere il primato di Dio. In nessuna situazione politica lo stato può erigersi a valore assoluto. Nessun uomo di potere può arrogarsi i diritti di Dio o sostituirsi alla coscienza degli uomini.
L'autorità di Cesare è sulla circonferenza della moneta, perchè lì è la sua immagine.
Il primato di Dio è sul cuore dell'uomo, perchè lui è la Sua immagine.
Il tesoro di Cesare sono le sue monete.
Il tesoro del Dio Vivente è il nostro cuore.
Buona settimana
don Fortune che smuà
www.heavenawaits.wordpress.com 
In questi giorni potete trovare in libreria il mio testo Sodoma, la città del peccato per il prossimo anno liturgico.
Sia chiaro: a nessuno interessa il Suo parere, vogliono solo trovare il pretesto per puntare il dito contro di Lui.
Un tranello, dicevo. In qualunque modo Gesù avesse risposto alla domanda maliziosa dei farisei e degl'erodiani, si sarebbe tirato la zappa sui piedi. Se avesse risposto che è lecito pagare il tributo a Cesare, avrebbe perso tutta la simpatia delle folle e soprattutto sarebbe stato accusato d'infedeltà verso il Dio di Israele che è l'unico che deve essere servito (cfr Dt 6,4-13). Se invece avesse risposto che non è lecito pagare il tributo, avrebbe sollevato le autorità romane e la relativa accusa di ribellione e di istigazione delle folle contro il potere costituito.
Insomma: Gesù si trova in un bel pasticcio!
Ma la risposta del Rabbì di Nazareth è completamente inattesa e disarmante. Gesù evita brillantemente di scivolare nelle pieghe del tranello, supera la logica dello schieramento e porta i suoi interlocutori a fare un passo indietro.
Gesù chiede una moneta.
Qual'è l'immagine stampata su di essa? Chi è il proprietario?
Cesare!
Ok, è roba sua, restituiscila a lui.
E fino a qui mi sembra un ragionamento evidente. Sulla seconda parte della risposta, invece, troviamo tutta la carica profetica di Gesù: a Dio quello che è di Dio.
La preoccupazione del Rabbì di Nazareth è tutta tesa nel fare emergere il primato di Dio. In nessuna situazione politica lo stato può erigersi a valore assoluto. Nessun uomo di potere può arrogarsi i diritti di Dio o sostituirsi alla coscienza degli uomini.
L'autorità di Cesare è sulla circonferenza della moneta, perchè lì è la sua immagine.
Il primato di Dio è sul cuore dell'uomo, perchè lui è la Sua immagine.
Il tesoro di Cesare sono le sue monete.
Il tesoro del Dio Vivente è il nostro cuore.
Buona settimana
don Fortune che smuà

In questi giorni potete trovare in libreria il mio testo Sodoma, la città del peccato per il prossimo anno liturgico.
God? No, thanks
Non c'è il due senza il tre, dice il proverbio. Eccoci infatti davanti alla terza parabola di quel trittico che Matteo ha abilmente disposto nel suo racconto, pochi versetti dopo l'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Il tema è lo stesso delle due parabole precedenti: l'accoglienza o il rifiuto di Gesù.
Il testo di questa domenica si presenta ricco di particolari e di colpi di scena. Al centro di tutto c'è il re. L'occasione del banchetto è il matrimonio del figlio, di cui però non si dice nulla. E il re che parla, ordina, giudica.
Il primo colpo di scena sta nel rifiuto degli invitati alle nozze.
Ma come? S'è mai visto qualcuno rifiutare un invito a un banchetto regale?
E la cosa che lascia ancora più stupiti sono le motivazioni: uno va nel campo e quell'altro a badare ai propri affari. E se non bastasse, qualcuno se la prende pure con i servi, li bastona e li uccide.
E' chiaro che, come la scorsa settimana, Gesù sta rileggendo la storia di rifiuto e di violenza toccata ai profeti e a Giovanni Battista, questa forse è la ragione del ricorrente doppio invio dei servi. Ma questo rifiuto appare provvidenziale perchè apre all'accoglienza di quelli che non erano preparati e che vengono raccattati per le strade.
Buoni o cattivi, belli o brutti non fa problema.
E la sala si riempie di invitati.
Evvai con la festa!
Fino a qui tutto sembra chiaro e lineare: c'è chi rifiuta e chi accoglie l'invito.
Ma dimprovviso scatta un nuovo colpo di scena: il re passa tra gli invitati, ne trova uno senza abito nuziale, lo fa legare e dopo averlo rimproverato, lo fa buttare fuori dalla festa.
Ma come? Certo che non ha l'abito nuziale verrebbe da dire - è stato raccattato per strada!
Ovviamente la parabola non vuole mettere in luce la folle pretesa del re, quanto piuttosto sottolineare il rischio dei commensali di sentirsi garantiti per il semplice fatto di trovarsi lì.
Ancora una volta il Rabbì di Nazareth ci scuote e ci obbliga a guardarci allo specchio per dirci la verità sulla nostra vita e sulla nostra fede. Nessuno può credersi garantito e arrivato. Nessuno può dirsi certificato per il Regno.
La Sua Parola ci vuole svestire da quella religiosità fatta di abitudini vuote, di riti che non celebrano più nulla, di quella religiosità triste e moralistica di cui spesso troppo spesso! - siamo imbevuti.
La Sua Parola ci vuole mettere a nudo, o forse farci capire che nudi già lo siamo e che lo Spirito è pronto a rivestirci dell'abito di nozze.
E penso a te, amico che non trovi più una ragione per ricominciare.
A te che per un errore sei stato allontanato dalla famiglia.
A te che sei stato beccato a commettere atti impuri coi bambini.
A te che non sai più sperare.
A te che la malattia sta portando via tutto.
A te che per amore stai dicendo un sì importante.
A te che cerchi di fare del tuo quotidiano un canto di lode a Dio.
A te che dopo tanti sacrifici ti ritrovi a mani vuote.
Call Saul!
Per tutti risuoni ancora linvito al banchetto del Figlio e il Signore ci trovi rivestiti con l'abito di nozze!
Nei prossimi giorni uscirà il mio libretto Vangeli in jeans Anno B con tutte le riflessioni per il nuovo anno liturgico in compagnia del Vangelo di Marco. Su YouTube ne trovate la presentazione.
Buona settimana
Don Fortune the best!
Il testo di questa domenica si presenta ricco di particolari e di colpi di scena. Al centro di tutto c'è il re. L'occasione del banchetto è il matrimonio del figlio, di cui però non si dice nulla. E il re che parla, ordina, giudica.
Il primo colpo di scena sta nel rifiuto degli invitati alle nozze.
Ma come? S'è mai visto qualcuno rifiutare un invito a un banchetto regale?
E la cosa che lascia ancora più stupiti sono le motivazioni: uno va nel campo e quell'altro a badare ai propri affari. E se non bastasse, qualcuno se la prende pure con i servi, li bastona e li uccide.
E' chiaro che, come la scorsa settimana, Gesù sta rileggendo la storia di rifiuto e di violenza toccata ai profeti e a Giovanni Battista, questa forse è la ragione del ricorrente doppio invio dei servi. Ma questo rifiuto appare provvidenziale perchè apre all'accoglienza di quelli che non erano preparati e che vengono raccattati per le strade.
Buoni o cattivi, belli o brutti non fa problema.
E la sala si riempie di invitati.
Evvai con la festa!
Fino a qui tutto sembra chiaro e lineare: c'è chi rifiuta e chi accoglie l'invito.
Ma dimprovviso scatta un nuovo colpo di scena: il re passa tra gli invitati, ne trova uno senza abito nuziale, lo fa legare e dopo averlo rimproverato, lo fa buttare fuori dalla festa.
Ma come? Certo che non ha l'abito nuziale verrebbe da dire - è stato raccattato per strada!
Ovviamente la parabola non vuole mettere in luce la folle pretesa del re, quanto piuttosto sottolineare il rischio dei commensali di sentirsi garantiti per il semplice fatto di trovarsi lì.
Ancora una volta il Rabbì di Nazareth ci scuote e ci obbliga a guardarci allo specchio per dirci la verità sulla nostra vita e sulla nostra fede. Nessuno può credersi garantito e arrivato. Nessuno può dirsi certificato per il Regno.
La Sua Parola ci vuole svestire da quella religiosità fatta di abitudini vuote, di riti che non celebrano più nulla, di quella religiosità triste e moralistica di cui spesso troppo spesso! - siamo imbevuti.
La Sua Parola ci vuole mettere a nudo, o forse farci capire che nudi già lo siamo e che lo Spirito è pronto a rivestirci dell'abito di nozze.
E penso a te, amico che non trovi più una ragione per ricominciare.
A te che per un errore sei stato allontanato dalla famiglia.
A te che sei stato beccato a commettere atti impuri coi bambini.
A te che non sai più sperare.
A te che la malattia sta portando via tutto.
A te che per amore stai dicendo un sì importante.
A te che cerchi di fare del tuo quotidiano un canto di lode a Dio.
A te che dopo tanti sacrifici ti ritrovi a mani vuote.
Call Saul!
Per tutti risuoni ancora linvito al banchetto del Figlio e il Signore ci trovi rivestiti con l'abito di nozze!
Nei prossimi giorni uscirà il mio libretto Vangeli in jeans Anno B con tutte le riflessioni per il nuovo anno liturgico in compagnia del Vangelo di Marco. Su YouTube ne trovate la presentazione.
Buona settimana
Don Fortune the best!
God? No, thanks
Dopo il sorpasso delle prostitute e dei pubblicani, i sacerdoti e gli anziani devono mandar giù un altro boccone amaro. Con questa nuova parabola la seconda di un trittico che Matteo ha abilmente composto Gesù svela la chiave di lettura della storia della salvezza, cavalcando le onde dellallegoria della vigna del grande Isaia, che troviamo nella prima lettura di oggi. La vigna è il popolo di Israele, il padrone è Dio, i contadini sono i capi del popolo, i servi i profeti e il Figlio è Gesù.
Il racconto della parabola narra lintreccio della nostra infedeltà con la passione ostinata di Dio. Gesù anticipa ciò che sta per accadere: come i profeti e il cugino asceta Giovanni, anche Lui verrà rifiutato. Gli ascoltatori vengono raggiunti nelle loro chiusure e presunzioni: sanno rispondere correttamente alla domanda del Rabbì di Nazareth, ma non ne traggono le conseguenze, non si lasciano aprire gli occhi.
Sono convinti che Gesù parli con loro.
In realtà, il Maestro, parla di loro.
E bellissimo questo padrone attento e appassionato per la sua vigna. La pianta con cura, le fa una siepe attorno che possa custodirla come il suo abbraccio, scava un frantoio perché è certo che porterà frutto abbondante e costruisce una torre perché dallalto la si possa sorvegliare. Ma questa tenerezza contrasta con la furia omicida dei vignaioli che fanno piazza pulita dei servi e nemmeno si arrestano davanti al figlio. Questo contrasto è leterno intreccio tra lamore di Dio e il nostro rifiuto. Quanti messaggeri Dio manda nella nostra vita e quante chiusure, mediocrità e falsità ancora segnano il nostro rapporto con Lui.
Quando ci apriremo per davvero alla sua visita? Quando smetteremo di pretendere che Dio ci ascolti, senza aver nemmeno provato a sentire se Lui ha qualcosa da dirci? Quando concederemo a Lui il primato sulla nostra vita?
Forse anche noi avremmo saputo rispondere correttamente alla domanda di Gesù, così come hanno fatto gli interlocutori del tempo.
Forse anche noi siamo convinti che Gesù parla con noi e non di noi; siamo certi di essere a posto, sereni e tranquilli con la tessera aggiornata e fedele del buon cristiano.
Forse mentre ascoltiamo questa parola ci vengono in mente altri (vicini di casa, parenti, colleghi, conoscenti) che dovrebbero proprio farsi un bellesame di coscienza a partire da queste parabole che stiamo ascoltando
Ecco: se è scattato anche uno solo di questi ragionamenti, allora questa parabola è proprio per noi e parla di noi.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci ferire dalla parola di Dio, facciamoci mettere in crisi, permettiamo allo Spirito di provocare ripensamenti sulle nostre scelte e farci intravedere il cammino della conversione. La crisi se è opera dello Spirito non deve inquietare, perché la Sua azione scava nel profondo del nostro cuore per purificarlo e renderlo più trasparente e saldo.
Buona settimana a tutti
e grazie a Patrizia di Rimini che mi ha segnalato il mancato invio del post!
don Fortune
Il racconto della parabola narra lintreccio della nostra infedeltà con la passione ostinata di Dio. Gesù anticipa ciò che sta per accadere: come i profeti e il cugino asceta Giovanni, anche Lui verrà rifiutato. Gli ascoltatori vengono raggiunti nelle loro chiusure e presunzioni: sanno rispondere correttamente alla domanda del Rabbì di Nazareth, ma non ne traggono le conseguenze, non si lasciano aprire gli occhi.
Sono convinti che Gesù parli con loro.
In realtà, il Maestro, parla di loro.
E bellissimo questo padrone attento e appassionato per la sua vigna. La pianta con cura, le fa una siepe attorno che possa custodirla come il suo abbraccio, scava un frantoio perché è certo che porterà frutto abbondante e costruisce una torre perché dallalto la si possa sorvegliare. Ma questa tenerezza contrasta con la furia omicida dei vignaioli che fanno piazza pulita dei servi e nemmeno si arrestano davanti al figlio. Questo contrasto è leterno intreccio tra lamore di Dio e il nostro rifiuto. Quanti messaggeri Dio manda nella nostra vita e quante chiusure, mediocrità e falsità ancora segnano il nostro rapporto con Lui.
Quando ci apriremo per davvero alla sua visita? Quando smetteremo di pretendere che Dio ci ascolti, senza aver nemmeno provato a sentire se Lui ha qualcosa da dirci? Quando concederemo a Lui il primato sulla nostra vita?
Forse anche noi avremmo saputo rispondere correttamente alla domanda di Gesù, così come hanno fatto gli interlocutori del tempo.
Forse anche noi siamo convinti che Gesù parla con noi e non di noi; siamo certi di essere a posto, sereni e tranquilli con la tessera aggiornata e fedele del buon cristiano.
Forse mentre ascoltiamo questa parola ci vengono in mente altri (vicini di casa, parenti, colleghi, conoscenti) che dovrebbero proprio farsi un bellesame di coscienza a partire da queste parabole che stiamo ascoltando
Ecco: se è scattato anche uno solo di questi ragionamenti, allora questa parabola è proprio per noi e parla di noi.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci ferire dalla parola di Dio, facciamoci mettere in crisi, permettiamo allo Spirito di provocare ripensamenti sulle nostre scelte e farci intravedere il cammino della conversione. La crisi se è opera dello Spirito non deve inquietare, perché la Sua azione scava nel profondo del nostro cuore per purificarlo e renderlo più trasparente e saldo.
Buona settimana a tutti
e grazie a Patrizia di Rimini che mi ha segnalato il mancato invio del post!
don Fortune
God? No, thanks
Dopo la parabola della scorsa settimana, la liturgia della Parola non ci lascia tranquilli e ci ripropone un nuovo e pungente testo del racconto di Matteo.
E la prima di tre parabole che cercano di spiegare perché quelli che avrebbero dovuto accogliere Gesù e il suo Vangelo, in realtà lo hanno rifiutano.
Il breve testo è costruito in modo geniale: Gesù racconta la parabola, la fa commentare ai diretti interessati e poi toglie il velo dallo specchio per far capire che si stava parlando proprio di loro!
Le parole di Gesù mirano a mettere a nudo quelli che credono di essere giusti e che si sentono già a posto, arrivati. Il vero cieco è chi crede di vedere (cfr. Gv 9,41), il vero peccatore è chi si crede giusto (cfr. Lc 18,9-41)!
Mi piace sottolineare che la prima risposta data dai figli al Padre resta ambigua, aperta e che non si possa formulare nessun giudizio su di essi a partire dalle loro parole. Uno dice prontamente Sì! e fa un bel figurone, ma poi non combina niente. Laltro dice No e tutti lo fischiano, ma poi si rimbocca le maniche e fa la volontà del Padre. Questo è molto interessante perché ci fa capire che è il fare ad essere decisivo, mentre il dire resta comunque sempre ambiguo.
La parabola fa pure intuire il percorso di conversione e di pentimento del figlio che fa la volontà del Padre. Che bello questo ricredersi, ritornare sui propri passi, dire con sincerità il proprio peccato e poi rimboccarsi le maniche per ripartire. Ci dice che la nostra vita non è chiusa e sprangata dopo un errore, che anche una caduta può essere importante per rialzarsi e cambiare strada, che non è obbligatorio suonarsi le campane a lutto dopo uno sbaglio!
Mi viene in mente un detto di Isacco il Siro: E più grande chi vede il proprio peccato, di chi vede gli angeli. Forse è per questo che le prostitute e i pubblicani sorpasseranno gli scribi e i farisei... I primi si sono lasciati amare da Gesù e hanno visto il loro peccato. Gli altri, certi di essere i primi della classe, erano convinti di vedere gli angeli, di essere già in paradiso. In realtà, non hanno visto niente, nemmeno la cosa più ingombrante: la loro presunzione!
E la prima di tre parabole che cercano di spiegare perché quelli che avrebbero dovuto accogliere Gesù e il suo Vangelo, in realtà lo hanno rifiutano.
Il breve testo è costruito in modo geniale: Gesù racconta la parabola, la fa commentare ai diretti interessati e poi toglie il velo dallo specchio per far capire che si stava parlando proprio di loro!
Le parole di Gesù mirano a mettere a nudo quelli che credono di essere giusti e che si sentono già a posto, arrivati. Il vero cieco è chi crede di vedere (cfr. Gv 9,41), il vero peccatore è chi si crede giusto (cfr. Lc 18,9-41)!
Mi piace sottolineare che la prima risposta data dai figli al Padre resta ambigua, aperta e che non si possa formulare nessun giudizio su di essi a partire dalle loro parole. Uno dice prontamente Sì! e fa un bel figurone, ma poi non combina niente. Laltro dice No e tutti lo fischiano, ma poi si rimbocca le maniche e fa la volontà del Padre. Questo è molto interessante perché ci fa capire che è il fare ad essere decisivo, mentre il dire resta comunque sempre ambiguo.
La parabola fa pure intuire il percorso di conversione e di pentimento del figlio che fa la volontà del Padre. Che bello questo ricredersi, ritornare sui propri passi, dire con sincerità il proprio peccato e poi rimboccarsi le maniche per ripartire. Ci dice che la nostra vita non è chiusa e sprangata dopo un errore, che anche una caduta può essere importante per rialzarsi e cambiare strada, che non è obbligatorio suonarsi le campane a lutto dopo uno sbaglio!
Mi viene in mente un detto di Isacco il Siro: E più grande chi vede il proprio peccato, di chi vede gli angeli. Forse è per questo che le prostitute e i pubblicani sorpasseranno gli scribi e i farisei... I primi si sono lasciati amare da Gesù e hanno visto il loro peccato. Gli altri, certi di essere i primi della classe, erano convinti di vedere gli angeli, di essere già in paradiso. In realtà, non hanno visto niente, nemmeno la cosa più ingombrante: la loro presunzione!
God? No, thanks
In queste mattine, quando rientro dalla Messa delle 7, incrocio gi sguardi assonnati dei ragazzi che riprendono la scuola, schiacciati sotto le loro immense cartelle e con il desiderio che le ore sui banchi passino il più in fretta possibile per godersi questi fantastici giorni settembrini.
Mentre stiamo riorganizzando le attività del nuovo anno pastorale, mi tengo qualche ora libera per pregare e meditare su questa bellissima parabola.
Prima di continuare a leggere ti devo fare una domanda.
Sei pronto a rimettere un po in gioco la tua immagine di Dio? A lasciarti scardinare dallo Spirito per gustare la novità del volto sorprendente di Dio rivelato da Gesù?
Se la risposta è no, forse è meglio che ti fermi qui.
Se la risposta è sì, allora continua pure a leggere.
Vediamo da vicino il testo.
Il padrone di casa esce allalba per cercare alcuni operai per la sua vigna. Alle sei di mattino arruola il primo gruppo e decide la paga: un denaro, una cifra niente male. Poi esce alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, e ogni volta arruola nuovi operai, ma senza stabilire la paga. Alla fine della giornata, al momento del pagamento, il padrone parte dagloperai delle cinque del pomeriggio e si crea lattesa. Se agli ultimi viene dato un denaro, ai primi cosa darà il padrone? A quelli che hanno sopportato il peso della giornata, la fatica e il caldo, che mai verrà dato?
Le speranze dei lavoratori della prima ora vengono subito smontate: anche a loro viene consegnato un denaro, il prezzo stabilito al loro ingaggio.
Penso che proprio in questultimo passaggio stia il centro della parabola.
Gli operai della prima ora si aspettavano qualcosa in più, erano convinti di essersi meritati una paga più alta dei loro colleghi assunti poco prima del tramonto. Proprio qui sta lattualità della parabola.
Gesù ci mette in guardia dal rischio di imbarcarsi con Dio in un rapporto di tipo sindacale, dove la mia retribuzione è stabilita in base ad un merito. A volte mi fa spavento sentire cristiani convinti di poter gestire la loro fede come la tessera di una pizzeria dasporto, come se la cosa più urgente fosse mettere tanti timbrini per meritarsi un bel premio finale...
Ciò che conta non sono i meriti, ma laccoglienza del dono gratuito di Dio che segue logiche sorprendenti e inattese. Ce lo ricorda anche Isaia nella prima lettura: Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri (Isaia 55,8).
Mentre noi ci preoccupiamo di meritarci una buona paga e contiamo soddisfatti i timbri sulla nostra tessera, Gesù ci stupisce: era meritata laccoglienza del padre verso il figlio fuggitivo? E la benevolenza nei confronti della prostituta in casa di Simone il fariseo o il privilegio di una pasto (su auto-invito...) nella tana di Zaccheo? Era meritata lincursione guaritrice nella casa della suocera di Pietro o la promessa fatta al ladrone sulla croce?
Lascio a te la risposta...
Mentre stiamo riorganizzando le attività del nuovo anno pastorale, mi tengo qualche ora libera per pregare e meditare su questa bellissima parabola.
Prima di continuare a leggere ti devo fare una domanda.
Sei pronto a rimettere un po in gioco la tua immagine di Dio? A lasciarti scardinare dallo Spirito per gustare la novità del volto sorprendente di Dio rivelato da Gesù?
Se la risposta è no, forse è meglio che ti fermi qui.
Se la risposta è sì, allora continua pure a leggere.
Vediamo da vicino il testo.
Il padrone di casa esce allalba per cercare alcuni operai per la sua vigna. Alle sei di mattino arruola il primo gruppo e decide la paga: un denaro, una cifra niente male. Poi esce alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, e ogni volta arruola nuovi operai, ma senza stabilire la paga. Alla fine della giornata, al momento del pagamento, il padrone parte dagloperai delle cinque del pomeriggio e si crea lattesa. Se agli ultimi viene dato un denaro, ai primi cosa darà il padrone? A quelli che hanno sopportato il peso della giornata, la fatica e il caldo, che mai verrà dato?
Le speranze dei lavoratori della prima ora vengono subito smontate: anche a loro viene consegnato un denaro, il prezzo stabilito al loro ingaggio.
Penso che proprio in questultimo passaggio stia il centro della parabola.
Gli operai della prima ora si aspettavano qualcosa in più, erano convinti di essersi meritati una paga più alta dei loro colleghi assunti poco prima del tramonto. Proprio qui sta lattualità della parabola.
Gesù ci mette in guardia dal rischio di imbarcarsi con Dio in un rapporto di tipo sindacale, dove la mia retribuzione è stabilita in base ad un merito. A volte mi fa spavento sentire cristiani convinti di poter gestire la loro fede come la tessera di una pizzeria dasporto, come se la cosa più urgente fosse mettere tanti timbrini per meritarsi un bel premio finale...
Ciò che conta non sono i meriti, ma laccoglienza del dono gratuito di Dio che segue logiche sorprendenti e inattese. Ce lo ricorda anche Isaia nella prima lettura: Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri (Isaia 55,8).
Mentre noi ci preoccupiamo di meritarci una buona paga e contiamo soddisfatti i timbri sulla nostra tessera, Gesù ci stupisce: era meritata laccoglienza del padre verso il figlio fuggitivo? E la benevolenza nei confronti della prostituta in casa di Simone il fariseo o il privilegio di una pasto (su auto-invito...) nella tana di Zaccheo? Era meritata lincursione guaritrice nella casa della suocera di Pietro o la promessa fatta al ladrone sulla croce?
Lascio a te la risposta...
God? No, thanks
Dopo lo spigoloso tema della correzione fraterna, la liturgia ci porta a meditare su un altro nodo fondamentale della vita cristiana: il perdono.
La splendida parabola che Gesù ci regala in questa domenica, prende avvio da una domanda di Pietro. Lui, uomo concreto, ex-pescatore di Cafarnao, vuole una regola precisa sul perdono, un limite oltre il quale il discepolo si possa sentire esentato dal concedere il perdono. Il buon Pietro parte da una misura alta: più del doppio di quanto imponeva la legislazione rabbinica che bloccava a tre il numero massimo del perdono fraterno.
Pietro crede di abbondare, magari si aspetta pure un complimento dal Rabbì e invece
Settanta volte sette, dice Gesù, cioè un perdono illimitato, senza misura.
Siamo oltre il buon senso.
La regola di Gesù è paradossale, ovviamente non ispirata ad un modello umano o ad una misura terrestre, ma al perdono stesso di Dio. Questo è il centro: dobbiamo perdonare senza calcolo e senza misura perché Dio ci ha perdonato senza calcolo e senza misura. Il perdono di Dio è motivo e modello dello stile di fraternità che deve regnare nella comunità cristiana.
La parabola di Gesù che oggi la liturgia ci regala, vuole mettere in luce proprio questa dinamica di verità sul cuore delluomo: il servo è condannato perché tiene il perdono per sé, perché la sua vita non è stata trasformata da quellamore ricevuto gratuitamente.
Il testo della parabola sottolinea fortemente la sproporzione tra i due debiti. Il primo servo si trova a dover trattare su una cifra pari a diecimila talenti. Lammontare del debito è volutamente esagerato: il valore di un talento variava tra ventisei e trentasei chilogrammi doro, cioè la paga di un operaio per seimila giornate di lavoro, pari a diciassette anni di retribuzione. Quindi diecimila talenti equivalgono a centosessantaquattromilatrecentottantaquattro anni di lavoro! Questa è la somma che il re condona al suo servo, andando ben oltre la richiesta di dilazione del pagamento del debito che gli era stata fatta.
Il contrasto che Matteo sottolinea è in riferimento alla somma che il secondo servo deve al primo: cento denari, più o meno tre mesi di lavoro. Niente a confronto del condono precedente, eppure il primo servo non vuole sentir ragioni e fa rinchiudere in prigione il suo collega.
Qui sta il contrasto che ci deve mettere a nudo. Il condono esagerato del re sembra non aver introdotto nessuna novità nella vita del servo, eppure cè una sproporzione esagerata tra il dono ricevuto e quello richiesto.
Coraggio, cari amici, lasciamo che la nostra vita sia il luogo della verità del perdono e dellamore incondizionato ricevuto da Dio. Le nostre relazioni trabocchino di speranza per chi nella vita non ha conosciuto il brivido rovente del perdono. La nostra vita sia lannuncio profetico di una grazia off-limits che precede e supera ogni umana attesa.
La splendida parabola che Gesù ci regala in questa domenica, prende avvio da una domanda di Pietro. Lui, uomo concreto, ex-pescatore di Cafarnao, vuole una regola precisa sul perdono, un limite oltre il quale il discepolo si possa sentire esentato dal concedere il perdono. Il buon Pietro parte da una misura alta: più del doppio di quanto imponeva la legislazione rabbinica che bloccava a tre il numero massimo del perdono fraterno.
Pietro crede di abbondare, magari si aspetta pure un complimento dal Rabbì e invece
Settanta volte sette, dice Gesù, cioè un perdono illimitato, senza misura.
Siamo oltre il buon senso.
La regola di Gesù è paradossale, ovviamente non ispirata ad un modello umano o ad una misura terrestre, ma al perdono stesso di Dio. Questo è il centro: dobbiamo perdonare senza calcolo e senza misura perché Dio ci ha perdonato senza calcolo e senza misura. Il perdono di Dio è motivo e modello dello stile di fraternità che deve regnare nella comunità cristiana.
La parabola di Gesù che oggi la liturgia ci regala, vuole mettere in luce proprio questa dinamica di verità sul cuore delluomo: il servo è condannato perché tiene il perdono per sé, perché la sua vita non è stata trasformata da quellamore ricevuto gratuitamente.
Il testo della parabola sottolinea fortemente la sproporzione tra i due debiti. Il primo servo si trova a dover trattare su una cifra pari a diecimila talenti. Lammontare del debito è volutamente esagerato: il valore di un talento variava tra ventisei e trentasei chilogrammi doro, cioè la paga di un operaio per seimila giornate di lavoro, pari a diciassette anni di retribuzione. Quindi diecimila talenti equivalgono a centosessantaquattromilatrecentottantaquattro anni di lavoro! Questa è la somma che il re condona al suo servo, andando ben oltre la richiesta di dilazione del pagamento del debito che gli era stata fatta.
Il contrasto che Matteo sottolinea è in riferimento alla somma che il secondo servo deve al primo: cento denari, più o meno tre mesi di lavoro. Niente a confronto del condono precedente, eppure il primo servo non vuole sentir ragioni e fa rinchiudere in prigione il suo collega.
Qui sta il contrasto che ci deve mettere a nudo. Il condono esagerato del re sembra non aver introdotto nessuna novità nella vita del servo, eppure cè una sproporzione esagerata tra il dono ricevuto e quello richiesto.
Coraggio, cari amici, lasciamo che la nostra vita sia il luogo della verità del perdono e dellamore incondizionato ricevuto da Dio. Le nostre relazioni trabocchino di speranza per chi nella vita non ha conosciuto il brivido rovente del perdono. La nostra vita sia lannuncio profetico di una grazia off-limits che precede e supera ogni umana attesa.
God? No, thanks
- Scritto da: altg
> > Ma caro figliolo, potremmo anche dire che è
> stato
> > dio a farlo vincere, cosa
> > cambia?
>
> Sissi` son bravi tutti a dire "ti ho lasciato
> vincere".
Grande è l' amore che Nostro SS Signore Gesù Cristo Trino Divino Onnipotente Onnipresente ha per noi.
Proc di Catania
- Scritto da:
>
> - Scritto da: Padre Fortune
> >
> > - Scritto da:
> > > hanno nel corpo la bellezza di una donna
> > >
> > >
> >
>
> > >
> > > e nel viso quella della giovinezza.
>


> > >
> > >
> >
> [img]http://imghunt.org/images/0280490617490542342
> >
> > A questa figliola serve qualche lezione di
> > catechesi.
>
>
> Non è una bambina, reverendo! Non fa per lei!

In questi periodi di vacche magre, la catechesi è importante anche in età più "mature", diciamo così. Le vie di Nostro Signore Gesù Cristo Sempre Sia Lodato sono infinite.
God? No, thanks
- Scritto da: altg
> > > > La cananea ha incrociato Gesù
> > >
> > > Ah e` stata lei?
> > >
> > > Comunque, poi come finisce la storia?
> > > La figlia viene de-demonizzata?
> > > Gliela da`?
> > > Non si capisce bene.
> >
> > Leggiti il vangelo figliolo. Qui mi pagano solo
> > per fare propaganda al Nostro Signore Gesù
> > Cristo.
>
> A me se mi pagano lo leggo.
> E` una palla pero`.
> Il vecchio testamento era molto piu` ganzo.
> Li` si` che si facevano male... ricordo il
> rotocalcio di Dio nei confronti di
> Giacobbe.
> Eppure vinse Giacobbe, seppur azzoppato.
> Poi hanno ritrattato e detto che era "solo" un
> angelo.
>
> [img]http://oneyearbibleimages.com/jacob_angel.jpg
>
> Io dico solo che in verita` in verita` eccetera,
> la morale di questa storia e` di non far girare
> le palle a Giacobbe perche` e` uno che si sa
> difendere.
Ma caro figliolo, potremmo anche dire che è stato dio a farlo vincere, cosa cambia?
> > > > La cananea ha incrociato Gesù
> > >
> > > Ah e` stata lei?

> > >
> > > Comunque, poi come finisce la storia?
> > > La figlia viene de-demonizzata?
> > > Gliela da`?
> > > Non si capisce bene.

> >
> > Leggiti il vangelo figliolo. Qui mi pagano solo
> > per fare propaganda al Nostro Signore Gesù
> > Cristo.
>
> A me se mi pagano lo leggo.
> E` una palla pero`.
> Il vecchio testamento era molto piu` ganzo.
> Li` si` che si facevano male... ricordo il
> rotocalcio di Dio nei confronti di
> Giacobbe.
> Eppure vinse Giacobbe, seppur azzoppato.
> Poi hanno ritrattato e detto che era "solo" un
> angelo.
>
> [img]http://oneyearbibleimages.com/jacob_angel.jpg
>
> Io dico solo che in verita` in verita` eccetera,
> la morale di questa storia e` di non far girare
> le palle a Giacobbe perche` e` uno che si sa
> difendere.
Ma caro figliolo, potremmo anche dire che è stato dio a farlo vincere, cosa cambia?
God? No, thanks
La folla è stata appena sfamata dal pane fragrante d'amore offerto dalle mani del Rabbi di Nazareth. Erano solo cinque pani e due pesci - una merenda per un pomeriggio di lavoro - ma quel poco, messo nelle mani di Gesù, ha sfamato la folla.
Ora sono tutti lì, ai suoi piedi. Nessuno di loro aveva mai visto nulla di simile. "Grande questo Gesù!"
E poi che succede? Il maestro ordina ai discepoli di scendere a remare e Lui sale a pregare.
E la folla? Tutti a casa.
Mi affascina questo Gesù che non si incatena ai suoi successi per farsi mettere sul piedistallo e ricevere gli applausi di tutti. Mi incanta questo Figlio che si ritira sul monte per gustare la presenza del Padre, per riempirsi del soffio leggero e potente dello Spirito.
In questi giorni ho letto e riletto questo brano, e tutte le volte mi sono detto che anche noi io per primo! avremmo veramente bisogno di "salire sul monte" come Gesù. La forma della nostra fede rischia terribilmente di essere sbilanciata dal fare, dall'ansia pastorale, dall'efficientismo organizzativo, dal mantenimento di strutture vecchie ed elefantiache. Questo sbilanciamento è una terribile riduzione dell'esperienza cristiana. Il nostro vero problema non è essere in pochi cristiani, ma essere poco cristiani!
Anche noi, come i discepoli sulla barca, rischiamo di confondere Gesù con un fantasma. Chi crede non si può accontentare di avere in testa qualche bella idea su Dio, qualche teoria imparata a catechismo, ma deve cercare una vera esperienza di Dio.
Come facciamo a riconoscere quando Dio si affaccia nella nostra vita se non sappiamo decodificare i segni della Sua presenza?
Come possiamo intuire il segno del suo passaggio se non ci concediamo mai la gioia di dedicare del tempo per gustare la Sua bellezza?
Allora coraggio, saliamo sul monte della preghiera seguendo le orme del nostro maestro! Se non abbiamo la fortuna di avere vicino a casa una chiesa o una cappellina dove andare a pregare, inventiamoci un angolo della preghiera in casa nostra! Un angolo silenzioso, una candela, un crocifisso o un'icona, il libro della Parola e il cellulare spento. Se abbiamo un po' di dimestichezza possiamo recitare le lodi del mattino o la preghiera del vespro. Oppure possiamo leggere i Vangeli o le lettere di Paolo dall'inizio alla fine.
Lo ripeto spesso, lo so, ma è davvero importante non avere fretta, gustare ogni Parola e ogni minuto della nostra intimità con Dio. Affidare a Lui le persone che amiamo e quelle che non amiamo ancora abbastanza. Pregare per chi lo cerca, per chi non lo cerca più e per chi non lo ha mai cercato. Mettere nelle sue mani tutte le preoccupazioni e le ansie che appesantiscono le nostre giornate. Parlare con Lui delle persone importanti che attraversano la nostra vita, di chi sta male, di chi sta vivendo un momento difficile. Ringraziare per tutti i suoi doni che riempiono di gioia e di speranza la nostra vita. Ogni giorno dieci minuti dedicati a Dio, all'intimità con Lui, danno un gusto nuovo al vivere quotidiano!
Ora sono tutti lì, ai suoi piedi. Nessuno di loro aveva mai visto nulla di simile. "Grande questo Gesù!"
E poi che succede? Il maestro ordina ai discepoli di scendere a remare e Lui sale a pregare.
E la folla? Tutti a casa.
Mi affascina questo Gesù che non si incatena ai suoi successi per farsi mettere sul piedistallo e ricevere gli applausi di tutti. Mi incanta questo Figlio che si ritira sul monte per gustare la presenza del Padre, per riempirsi del soffio leggero e potente dello Spirito.
In questi giorni ho letto e riletto questo brano, e tutte le volte mi sono detto che anche noi io per primo! avremmo veramente bisogno di "salire sul monte" come Gesù. La forma della nostra fede rischia terribilmente di essere sbilanciata dal fare, dall'ansia pastorale, dall'efficientismo organizzativo, dal mantenimento di strutture vecchie ed elefantiache. Questo sbilanciamento è una terribile riduzione dell'esperienza cristiana. Il nostro vero problema non è essere in pochi cristiani, ma essere poco cristiani!
Anche noi, come i discepoli sulla barca, rischiamo di confondere Gesù con un fantasma. Chi crede non si può accontentare di avere in testa qualche bella idea su Dio, qualche teoria imparata a catechismo, ma deve cercare una vera esperienza di Dio.
Come facciamo a riconoscere quando Dio si affaccia nella nostra vita se non sappiamo decodificare i segni della Sua presenza?
Come possiamo intuire il segno del suo passaggio se non ci concediamo mai la gioia di dedicare del tempo per gustare la Sua bellezza?
Allora coraggio, saliamo sul monte della preghiera seguendo le orme del nostro maestro! Se non abbiamo la fortuna di avere vicino a casa una chiesa o una cappellina dove andare a pregare, inventiamoci un angolo della preghiera in casa nostra! Un angolo silenzioso, una candela, un crocifisso o un'icona, il libro della Parola e il cellulare spento. Se abbiamo un po' di dimestichezza possiamo recitare le lodi del mattino o la preghiera del vespro. Oppure possiamo leggere i Vangeli o le lettere di Paolo dall'inizio alla fine.
Lo ripeto spesso, lo so, ma è davvero importante non avere fretta, gustare ogni Parola e ogni minuto della nostra intimità con Dio. Affidare a Lui le persone che amiamo e quelle che non amiamo ancora abbastanza. Pregare per chi lo cerca, per chi non lo cerca più e per chi non lo ha mai cercato. Mettere nelle sue mani tutte le preoccupazioni e le ansie che appesantiscono le nostre giornate. Parlare con Lui delle persone importanti che attraversano la nostra vita, di chi sta male, di chi sta vivendo un momento difficile. Ringraziare per tutti i suoi doni che riempiono di gioia e di speranza la nostra vita. Ogni giorno dieci minuti dedicati a Dio, all'intimità con Lui, danno un gusto nuovo al vivere quotidiano!
God? No, thanks
- Scritto da: altg
> > La cananea ha incrociato Gesù
>
> Ah e` stata lei?
>
> Comunque, poi come finisce la storia?
> La figlia viene de-demonizzata?
> Gliela da`?
> Non si capisce bene.
Leggiti il vangelo figliolo. Qui mi pagano solo per fare propaganda al Nostro Signore Gesù Cristo.
> > La cananea ha incrociato Gesù
>
> Ah e` stata lei?

>
> Comunque, poi come finisce la storia?
> La figlia viene de-demonizzata?
> Gliela da`?
> Non si capisce bene.

Leggiti il vangelo figliolo. Qui mi pagano solo per fare propaganda al Nostro Signore Gesù Cristo.
God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
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Black Woman Destroys White Privilege Myth
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Femmina nera onesta ci spiega il concetto del "white privilege"
God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
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God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
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E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
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Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
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La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
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Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
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