God? No, thanks
Ancora risuonano le parole sferzanti di Gesù indirizzate a Pietro nel brano di Vangelo della scorsa settimana: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? e oggi la liturgia ci propone un nuovo passo di Matteo dove il Rabbì di Nazareth si rivolge ad una donna straniera elogiandola per la sua grande fede!
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
Veramente imprevedibile il nostro maestro!
Pietro, il capo dei dodici, viene rimproverato da Gesù per la sua poca fede, perchè non si è lasciato andare, perché ha avuto paura, perché ha dubitato camminando sulle acque verso il maestro. La donna cananea, invece, viene elogiata per la sua grande fede, per quella insistenza fiduciosa che ha aperto la strada verso il cuore di Gesù.
Povero Pietro! Nonostante il suo tuffo solitario nelle acque agitate del lago di Galilea, si vede pure superato nelle hit-parade della fede da una donna (!) straniera (!) e pagana (!)...
Rileggendo con attenzione il testo mi colpisce il cammino di fede che la donna vive nel suo incontro con Gesù e che Matteo ci mette sotto gli occhi nella trama di queste poche righe.
La cananea va dritta da Gesù sbattendogli in faccia il suo problema: una figlia indemoniata. Non so cosa si aspettasse quella donna, ma è facile intuire la sua delusione: Gesù nemmeno le rivolge la parola. Maleducato? Distratto? Sordo? Maschilista? Razzista?
Niente di tutto questo, ovviamente.
Gesù vuol far crescere la sua fede. E la nostra.
La cananea vede Gesù e urla il suo dolore, chiede il miracolo di Dio. Questo è quello che cerca. Forse anche a noi è capitato di trovarci in questa situazione. Quando va tutto bene, Dio è un bel soprammobile da spolverare la domenica e poi, appena cè un bisogno o un urgenza, quando la vita ci mette davanti ad un gradino più faticoso, spuntano a fiotti i ceri votivi e le devozioni si moltiplicano alla velocità della luce. Non che tutto questo sia sbagliato, intendiamoci. Sono però convinto che abbiamo davvero bisogno del soffio abbondante dello Spirito per purificare il nostro rapporto con Dio.
Cosa cerchiamo realmente nel nostro cammino di fede? Rincorriamo i miracoli di Dio, i suoi prodigi, i segni inequivocabili della sua potenza? Ci teniamo buono quello lassù come mi ha detto una signora laltro giorno - perché non si sa mai? Oppure cerchiamo Dio nelleroica fedeltà al quotidiano, nellobbedienza serena alla sua volontà perché la sua presenza dà alla nostra vita un sapore che le spezie costose del mondo nemmeno sanno lontanamente immaginare?
La cananea ha incrociato Gesù scambiandolo per il guru di turno da cui spremere una guarigione attesa, ma Gesù la accompagna a fare un altro passo.
E il passo dellabbandono.
E il passo di chi si consegna senza riserve nella mani sicure di chi sa guardare oltre i confini delle nazioni e dei popoli. E grande è la sua fede.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dal soffio delicato e deciso dello Spirito per mettere a nudo e purificare la nostra fede. Che Gesù possa dire anche a noi: Davvero grande è la tua fede!.
buona settimana
don Fortune
Quando riceverete questa mail, sarò già alla GMG di Madrid con un fantastico gruppo di giovani della mia comunità. Mi affido alla vostre preghiera! Grazie
God? No, thanks
La scorsa settimana ci siamo lasciati sulle parole esigenti del Rabbì di Nazareth che invitavano Pietro, e tutti noi suoi discepoli, a prendere la croce e seguirlo. Oggi la Parola ci mostra concretamente come incarnare questo invito di Gesù.
Siamo al capitolo diciottesimo di Matteo, quello che racchiude il discorso sulla comunità. Tra queste righe troviamo il sogno di Gesù e le sue indicazioni per una comunità che vive nel mondo come segno luminoso dellamore.
Il tema è scottante e sempre attuale: la correzione fraterna.
Lo stile di fraternità che propone Gesù è stupendo: delicatezza, discrezione, pazienza e gradualità.
Onestamente: quanto siamo lontani da questo, quanto ancora ci dobbiamo nutrire della Parola per costruire delle comunità dove ci si aiuta a crescere e non a deprimersi davanti agli errori; dove ci si da una mano a migliorare e non si punta il dito contro chi ha sbagliato; dove si impara a parlare con amore e non solo a sparlare con malignità e presunzione.
Di questo insegnamento di Gesù mi colpisce soprattutto la delicatezza. Se accendo un faro da stadio alle spalle di un fratello che voglio correggere, non farò altro che proiettargli delle ombre distorte; se glielo punto neglocchi finirò per accecarlo. Se voglio veramente aiutarlo a capire il suo errore, forse conviene fargli dono di una bella candela e rimanere al suo fianco, così che possa far luce sul suo cammino e non sentirsi solo...
Gesù sogna una comunità di fratelli e sorelle che intrecciano rapporti autentici, appassionati e fondati sul Vangelo. Non basta condividere qualche ideale o condividere uno spazio geografico per dirsi comunità del Risorto!
Gesù dice che dove due o tre sono riuniti nel suo nome Lui è in mezzo a loro (v.20). Vi devo confessare che questo versetto mi ha sempre affascinato moltissimo, perché è una promessa per tutti!
Gesù, infatti, non dice dove due o tre santi... o dove due o tre perfetti. La Sua presenza è offerta a tutti, non è questione di numero o di merito.
Lunica condizione è essere riuniti nel Suo nome.
Allora mi viene spontaneo chiedermi: le nostre comunità, i nostri gruppi giovanili e famigliari, nel nome di chi si raccolgono? In nome dellabitudine? Della tradizione? Della visibilità? O nel nome di Cristo e della sua Parola?
Coraggio, cari amici! Aiutiamoci a camminare in compagnia del Risorto, sosteniamoci nelle fragilità e nelle cadute, teniamo vivo in noi il sogno di Gesù!
Buona settimana
don Fortune
Siamo al capitolo diciottesimo di Matteo, quello che racchiude il discorso sulla comunità. Tra queste righe troviamo il sogno di Gesù e le sue indicazioni per una comunità che vive nel mondo come segno luminoso dellamore.
Il tema è scottante e sempre attuale: la correzione fraterna.
Lo stile di fraternità che propone Gesù è stupendo: delicatezza, discrezione, pazienza e gradualità.
Onestamente: quanto siamo lontani da questo, quanto ancora ci dobbiamo nutrire della Parola per costruire delle comunità dove ci si aiuta a crescere e non a deprimersi davanti agli errori; dove ci si da una mano a migliorare e non si punta il dito contro chi ha sbagliato; dove si impara a parlare con amore e non solo a sparlare con malignità e presunzione.
Di questo insegnamento di Gesù mi colpisce soprattutto la delicatezza. Se accendo un faro da stadio alle spalle di un fratello che voglio correggere, non farò altro che proiettargli delle ombre distorte; se glielo punto neglocchi finirò per accecarlo. Se voglio veramente aiutarlo a capire il suo errore, forse conviene fargli dono di una bella candela e rimanere al suo fianco, così che possa far luce sul suo cammino e non sentirsi solo...
Gesù sogna una comunità di fratelli e sorelle che intrecciano rapporti autentici, appassionati e fondati sul Vangelo. Non basta condividere qualche ideale o condividere uno spazio geografico per dirsi comunità del Risorto!
Gesù dice che dove due o tre sono riuniti nel suo nome Lui è in mezzo a loro (v.20). Vi devo confessare che questo versetto mi ha sempre affascinato moltissimo, perché è una promessa per tutti!
Gesù, infatti, non dice dove due o tre santi... o dove due o tre perfetti. La Sua presenza è offerta a tutti, non è questione di numero o di merito.
Lunica condizione è essere riuniti nel Suo nome.
Allora mi viene spontaneo chiedermi: le nostre comunità, i nostri gruppi giovanili e famigliari, nel nome di chi si raccolgono? In nome dellabitudine? Della tradizione? Della visibilità? O nel nome di Cristo e della sua Parola?
Coraggio, cari amici! Aiutiamoci a camminare in compagnia del Risorto, sosteniamoci nelle fragilità e nelle cadute, teniamo vivo in noi il sogno di Gesù!
Buona settimana
don Fortune
God? No, thanks
Con il dono della Spirito, Pietro aveva trovato in sé il coraggio e l'audacia per professare forte la sua fede: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Ma ora le parole del maestro lo disorientano.
Andare a Gerusalemme e soffrire? Essere ucciso e risuscitare il terzo giorno?
Ma che sta dicendo? Che sia impazzito?
Per la prima volta Gesù parla a viso scoperto del suo dono totale d'amore e i discepoli non capiscono. Nel loro cuore si è stampata la certezza granitica che Gesù è il Messia, ma ancora non hanno capito quale Messia è Gesù. Davanti al cammino della Croce, i sogni patriottici e trionfali che avevano affibbiato a Gesù, iniziano a traballare.
Già: si aspettavano un nuovo glorioso regno con capitale a Gerusalemme, una nuova libertà concessa al popolo oppresso dall'invasore romano, i loro nomi scritti a carattere cubitale accanto a quello del maestro e invece
Gesù manda in frantumi le illusioni dei discepoli e inizia a far intravedere che la gloria verso cui è incamminato non è quella del potere, ma quella dell'amore; che la logica che guida le sue scelte non è quella del dominio, ma quella del dono totale della vita.
Pietro non accetta, non capisce e vuole dissuadere il maestro: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". L'ex-pescatore di Cafarnao si oppone, suggerisce una via diversa. Pietro non dubita che Gesù sia il Messia, ma non accetta il cammino che il Rabbì inizia a prefigurare.
Ma Gesù, il grande Gesù, lo rimette nella sua giusta posizione: "Dietro a me". Questo è il discepolo: uno che cammina dietro al suo Signore.
Gesù è molto chiaro nell'indicare la via del discepolo, il suo cammino e il suo futuro. In tutto e per tutto il discepolo si pone in riferimento a Gesù. Seguirlo è rinnegare se stessi e prendere la Croce. Quella che Gesù propone è una via di leggerezza, di abbandono e di fiducia. Il cammino proposto dal Rabbì di Nazareth è una lotta contro la chiusura dell'autoaffermazione, è una terapia contro la tossina inquinante dell'egoismo.
Gesù è molto chiaro, è vero. La Sua è una proposta, un invito: "Se qualcuno vuole venire dietro a me". C'è una possibilità di vita nuova, la strada è aperta, Lui ti invita, ti aspetta. Ora tocca a te decidere che fare!
buona settimana
don Fortune
Andare a Gerusalemme e soffrire? Essere ucciso e risuscitare il terzo giorno?
Ma che sta dicendo? Che sia impazzito?
Per la prima volta Gesù parla a viso scoperto del suo dono totale d'amore e i discepoli non capiscono. Nel loro cuore si è stampata la certezza granitica che Gesù è il Messia, ma ancora non hanno capito quale Messia è Gesù. Davanti al cammino della Croce, i sogni patriottici e trionfali che avevano affibbiato a Gesù, iniziano a traballare.
Già: si aspettavano un nuovo glorioso regno con capitale a Gerusalemme, una nuova libertà concessa al popolo oppresso dall'invasore romano, i loro nomi scritti a carattere cubitale accanto a quello del maestro e invece
Gesù manda in frantumi le illusioni dei discepoli e inizia a far intravedere che la gloria verso cui è incamminato non è quella del potere, ma quella dell'amore; che la logica che guida le sue scelte non è quella del dominio, ma quella del dono totale della vita.
Pietro non accetta, non capisce e vuole dissuadere il maestro: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". L'ex-pescatore di Cafarnao si oppone, suggerisce una via diversa. Pietro non dubita che Gesù sia il Messia, ma non accetta il cammino che il Rabbì inizia a prefigurare.
Ma Gesù, il grande Gesù, lo rimette nella sua giusta posizione: "Dietro a me". Questo è il discepolo: uno che cammina dietro al suo Signore.
Gesù è molto chiaro nell'indicare la via del discepolo, il suo cammino e il suo futuro. In tutto e per tutto il discepolo si pone in riferimento a Gesù. Seguirlo è rinnegare se stessi e prendere la Croce. Quella che Gesù propone è una via di leggerezza, di abbandono e di fiducia. Il cammino proposto dal Rabbì di Nazareth è una lotta contro la chiusura dell'autoaffermazione, è una terapia contro la tossina inquinante dell'egoismo.
Gesù è molto chiaro, è vero. La Sua è una proposta, un invito: "Se qualcuno vuole venire dietro a me". C'è una possibilità di vita nuova, la strada è aperta, Lui ti invita, ti aspetta. Ora tocca a te decidere che fare!
buona settimana
don Fortune
God? No, thanks
- Scritto da: Padre Fortune
> Cari amici, state tranquilli: Gesù non ha una
> crisi di identità ! La duplice pungete domanda
> che oggi il Vangelo ci propone in questo brano
> non è un segno di squilibro del nostro maestro,
> ma una svolta decisiva dellâintero racconto di
> Matteo.
> I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua
> parola così diversa da quella deglâaltri
> rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca
> aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela
> unâ intimità inaudita con Dio; la sua
> attenzione e simpatia verso i poveri, gli
> ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi
> religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a
> girare le carte in tavola, vuole fare il punto
> della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
>
> âLa gente chi dice che sia il Figlio
> dellâuomo?â.
> Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o
> qualcuno dei profeti...
>
> Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù,
> ma lo riducono a qualcosa di già noto e
> conosciuto, non riescono a cogliere la sua
> novità .
>
> Ho lâimpressione che questo non sia solo un
> âdifettoâ dei contemporanei di Gesù. Anche
> noi corriamo il rischio di dare per scontato, di
> pretendere di sapere già , di vivere la fede in
> modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il
> rischio di non concedere più spazio allo stupore
> e alla novità dello Spirito.
>
> Ma Gesù non si accontenta di smascherare âla
> genteâ, vuole arrivare anche a loro, ai
> discepoli.
>
> âVoi chi dite che io sia?â.
> Sento questa domanda per me, per la mia
> comunità , per voi amici
> lettori.
> Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi?
> Chi è Gesù per me?
>
> Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri
> orecchi con la stessa forza e passione con cui
> uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero
> ferire, aprire un varco nelle nostre piccole
> sicurezze, provocare un ripensamento della fede e
> suscitare la conversione.
>
> Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare
> dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo
> Spirito perché possa aiutarci a purificare e a
> irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che
> ci rivela il vero volto del Padre.
>
> Se vediamo che la strada è ancora molta, non
> perdiamoci dâanimo! Il grande Tertulliano disse
> che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon
> cammino!
> Buona settimana
> don Fortune
Oh! Scusate figlioli, ma di codifiche di caratteri ci capisco poco. Ascoltando uno dei miei piccoli e pestiferi fedeli ho usato utf-8 al posto del latin1. Spero che almeno sarà come sdebitarsi in futuro.
God? No, thanks
Cari amici, state tranquilli: Gesù non ha una crisi di identità ! La duplice pungete domanda che oggi il Vangelo ci propone in questo brano non è un segno di squilibro del nostro maestro, ma una svolta decisiva dellâintero racconto di Matteo.
I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua parola così diversa da quella deglâaltri rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela unâ intimità inaudita con Dio; la sua attenzione e simpatia verso i poveri, gli ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a girare le carte in tavola, vuole fare il punto della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
âLa gente chi dice che sia il Figlio dellâuomo?â.
Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti...
Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù, ma lo riducono a qualcosa di già noto e conosciuto, non riescono a cogliere la sua novità .
Ho lâimpressione che questo non sia solo un âdifettoâ dei contemporanei di Gesù. Anche noi corriamo il rischio di dare per scontato, di pretendere di sapere già , di vivere la fede in modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il rischio di non concedere più spazio allo stupore e alla novità dello Spirito.
Ma Gesù non si accontenta di smascherare âla genteâ, vuole arrivare anche a loro, ai discepoli.
âVoi chi dite che io sia?â.
Sento questa domanda per me, per la mia comunità , per voi amici lettori.
Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi? Chi è Gesù per me?
Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri orecchi con la stessa forza e passione con cui uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero ferire, aprire un varco nelle nostre piccole sicurezze, provocare un ripensamento della fede e suscitare la conversione.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo Spirito perché possa aiutarci a purificare e a irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che ci rivela il vero volto del Padre.
Se vediamo che la strada è ancora molta, non perdiamoci dâanimo! Il grande Tertulliano disse che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon cammino!
Buona settimana
don Fortune
I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua parola così diversa da quella deglâaltri rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela unâ intimità inaudita con Dio; la sua attenzione e simpatia verso i poveri, gli ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a girare le carte in tavola, vuole fare il punto della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
âLa gente chi dice che sia il Figlio dellâuomo?â.
Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti...
Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù, ma lo riducono a qualcosa di già noto e conosciuto, non riescono a cogliere la sua novità .
Ho lâimpressione che questo non sia solo un âdifettoâ dei contemporanei di Gesù. Anche noi corriamo il rischio di dare per scontato, di pretendere di sapere già , di vivere la fede in modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il rischio di non concedere più spazio allo stupore e alla novità dello Spirito.
Ma Gesù non si accontenta di smascherare âla genteâ, vuole arrivare anche a loro, ai discepoli.
âVoi chi dite che io sia?â.
Sento questa domanda per me, per la mia comunità , per voi amici lettori.
Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi? Chi è Gesù per me?
Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri orecchi con la stessa forza e passione con cui uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero ferire, aprire un varco nelle nostre piccole sicurezze, provocare un ripensamento della fede e suscitare la conversione.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo Spirito perché possa aiutarci a purificare e a irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che ci rivela il vero volto del Padre.
Se vediamo che la strada è ancora molta, non perdiamoci dâanimo! Il grande Tertulliano disse che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon cammino!
Buona settimana
don Fortune
God? No, thanks
Cari amici, state tranquilli: Gesù non ha una crisi di identità ! La duplice pungete domanda che oggi il Vangelo ci propone in questo brano non è un segno di squilibro del nostro maestro, ma una svolta decisiva dellâintero racconto di Matteo.
I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua parola così diversa da quella deglâaltri rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela unâ intimità inaudita con Dio; la sua attenzione e simpatia verso i poveri, gli ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a girare le carte in tavola, vuole fare il punto della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
âLa gente chi dice che sia il Figlio dellâuomo?â.
Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti...
Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù, ma lo riducono a qualcosa di già noto e conosciuto, non riescono a cogliere la sua novità .
Ho lâimpressione che questo non sia solo un âdifettoâ dei contemporanei di Gesù. Anche noi corriamo il rischio di dare per scontato, di pretendere di sapere già , di vivere la fede in modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il rischio di non concedere più spazio allo stupore e alla novità dello Spirito.
Ma Gesù non si accontenta di smascherare âla genteâ, vuole arrivare anche a loro, ai discepoli.
âVoi chi dite che io sia?â.
Sento questa domanda per me, per la mia comunità , per voi amici lettori.
Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi? Chi è Gesù per me?
Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri orecchi con la stessa forza e passione con cui uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero ferire, aprire un varco nelle nostre piccole sicurezze, provocare un ripensamento della fede e suscitare la conversione.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo Spirito perché possa aiutarci a purificare e a irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che ci rivela il vero volto del Padre.
Se vediamo che la strada è ancora molta, non perdiamoci dâanimo! Il grande Tertulliano disse che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon cammino!
Buona settimana
don Fortune
I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua parola così diversa da quella deglâaltri rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela unâ intimità inaudita con Dio; la sua attenzione e simpatia verso i poveri, gli ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a girare le carte in tavola, vuole fare il punto della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
âLa gente chi dice che sia il Figlio dellâuomo?â.
Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti...
Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù, ma lo riducono a qualcosa di già noto e conosciuto, non riescono a cogliere la sua novità .
Ho lâimpressione che questo non sia solo un âdifettoâ dei contemporanei di Gesù. Anche noi corriamo il rischio di dare per scontato, di pretendere di sapere già , di vivere la fede in modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il rischio di non concedere più spazio allo stupore e alla novità dello Spirito.
Ma Gesù non si accontenta di smascherare âla genteâ, vuole arrivare anche a loro, ai discepoli.
âVoi chi dite che io sia?â.
Sento questa domanda per me, per la mia comunità , per voi amici lettori.
Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi? Chi è Gesù per me?
Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri orecchi con la stessa forza e passione con cui uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero ferire, aprire un varco nelle nostre piccole sicurezze, provocare un ripensamento della fede e suscitare la conversione.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo Spirito perché possa aiutarci a purificare e a irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che ci rivela il vero volto del Padre.
Se vediamo che la strada è ancora molta, non perdiamoci dâanimo! Il grande Tertulliano disse che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon cammino!
Buona settimana
don Fortune
God? No, thanks
Eccoci con una nuova parabola di Gesù. Dopo quella del seme gettato con abbondanza, oggi la liturgia ci propone quella del grano e della zizzania.
Ovviamente Gesù non vuole dare consigli di agronomia, ma sfrutta delle tematiche vicine all esperienza concreta della gente per poter far arrivare il suo messaggio a tutti. E come nella parabola di domenica scorsa, anche oggi c'è una affermazione di Gesù che probabilmente ha lasciato tutti a bocca aperta: Lasciatela!.
Ma come lasciatela?
Il male va tolto, estirpato, cancellato, annullato! Cosè questa storia di lasciar crescere il grano con la gramigna? Bisogna purificare, togliere la gramigna di torno, così finalmente potremo star tranquilli e beati!
Gesù non vuole una comunità ristretta di puri e duri che si presentano come mietitori pronti a eliminare le zavorre. Gesù non nega la necessità della separazione, la sua non è indifferenza al bene o al male, ci mancherebbe! Il Rabbì di Nazareth annuncia che il tempo della separazione non è ancora arrivato e comunque non spetta agli uomini! (Per fortuna...)
Povero Giovanni Battista, pure lui - forse - si aspettava una bella pulizia generale, infatti parlando del messia disse: Nella sua mano tiene il ventilabro e pulirà la sua aia, raccogliendo il grano nel granaio e gettando la paglia nel fuoco (Matteo 3,12).
Gesù, invece, fa tutto il contrario!
Non allontana i peccatori, anzi gli avvicina e per loro ha una attenzione tutta speciale.
Non punta il dito, ma allunga la mano verso chi si sente giudicato dai ben pensanti del tempo.
Non si circonda di perfettini o di primi della classe, tra i dodici lo sappiamo c'è gente con un passato discutibile e tra di loro c'è il traditore.
Allora coraggio, cari amici! Superiamo la tentazione del giudizio, smettiamo di comportarci come i mietitori della parabola.
Dobbiamo amare questa Chiesa, non quella dei nostri sogni o dei nostri idealismi sfrenati.
Dobbiamo amare questa Chiesa, quella in cui viviamo, quella con cui ogni domenica spezziamo il pane e ascoltiamo la sua Parola.
Ovviamente Gesù non vuole dare consigli di agronomia, ma sfrutta delle tematiche vicine all esperienza concreta della gente per poter far arrivare il suo messaggio a tutti. E come nella parabola di domenica scorsa, anche oggi c'è una affermazione di Gesù che probabilmente ha lasciato tutti a bocca aperta: Lasciatela!.
Ma come lasciatela?
Il male va tolto, estirpato, cancellato, annullato! Cosè questa storia di lasciar crescere il grano con la gramigna? Bisogna purificare, togliere la gramigna di torno, così finalmente potremo star tranquilli e beati!
Gesù non vuole una comunità ristretta di puri e duri che si presentano come mietitori pronti a eliminare le zavorre. Gesù non nega la necessità della separazione, la sua non è indifferenza al bene o al male, ci mancherebbe! Il Rabbì di Nazareth annuncia che il tempo della separazione non è ancora arrivato e comunque non spetta agli uomini! (Per fortuna...)
Povero Giovanni Battista, pure lui - forse - si aspettava una bella pulizia generale, infatti parlando del messia disse: Nella sua mano tiene il ventilabro e pulirà la sua aia, raccogliendo il grano nel granaio e gettando la paglia nel fuoco (Matteo 3,12).
Gesù, invece, fa tutto il contrario!
Non allontana i peccatori, anzi gli avvicina e per loro ha una attenzione tutta speciale.
Non punta il dito, ma allunga la mano verso chi si sente giudicato dai ben pensanti del tempo.
Non si circonda di perfettini o di primi della classe, tra i dodici lo sappiamo c'è gente con un passato discutibile e tra di loro c'è il traditore.
Allora coraggio, cari amici! Superiamo la tentazione del giudizio, smettiamo di comportarci come i mietitori della parabola.
Dobbiamo amare questa Chiesa, non quella dei nostri sogni o dei nostri idealismi sfrenati.
Dobbiamo amare questa Chiesa, quella in cui viviamo, quella con cui ogni domenica spezziamo il pane e ascoltiamo la sua Parola.
God? No, thanks
Rifugio Marinelli, 2813 metri, 30 volti sorridenti e scottati, zero nuvole e l'impressione di sfiorare con le dita i ghiacciai che fanno da culla alla nostra prima escursione di luglio. Domenica scorsa eravamo lassù con un meraviglioso gruppo di giovani e abbiamo celebrato l' Eucarestia nella cattedrale più bella che esista.
Oggi ripenso ai volti, ai sorrisi, alle storie di molti di quei ragazzi; nella memoria si affacciano molti volti incontrati lungo altri sentieri, pezzi di vita intrecciati di quotidianità, gioie, fatiche, ritorni e partenze.
Nella vita di ciascuno di noi, anche se la rifiutiamo, anche se non ce ne rendiamo conto, anche se siamo schiacciati dalle nostre superficialità, è all' opera la Parola di Dio come un seme fecondo.
Di questo, oggi, ci parla il Vangelo in una bellissima parabola.
Pur essendo un brano molto noto, bisogna chiarire chi è il protagonista di questa parabola: non è il seminatore e nemmeno il terreno. Al centro di tutto sta il seme, cioè la Parola. I quattro quadretti che vengono descritti da Matteo, raccontano esiti diversi dell' unica semina, dello stesso annuncio della Parola.
Anche ad una prima lettura, appare chiaro che il racconto descrive una semina veramente esagerata. La logica che guida il gesto abbondante del seminatore della parabola, non è certo quella del guadagno o del tornaconto. Il seminatore Gesù lancia ovunque il seme della Parola, non è un contadino tirchio, non scarta i terreni, non fa categorie o preferenze. Tutti siamo il terreno di Dio, nessuno di noi è stato sottratto a questo dono.
C'è da dire anche che i quattro esiti diversi della semina non sono messi in ordine temporale, ma spaziale. Cioè: accanto al terreno che non porta frutto, c'è il seme che germoglia. Nella stessa semina sono possibili esiti diversi e contrapposti! Noi pretenderemmo una vittoria pulita e incontrastata del seme, una presenza visibile e dominante del germoglio che si fa largo nella terra brulla. E invece no.
Guardando alla Croce è facile intuire che questa parabola anticipa la vita di Gesù, scioglie le logiche più profonde che porteranno il suo cammino fino al Calvario. La Parola non si fa largo come un rullo compressore, ma con la piccolezza e la debolezza di un seme gettato sulla terra.
La sua potenza è indiscussa, è la qualità dell'accoglienza che fa cambiare l'esito.
C'è un ultima riflessione che vorrei fare sulla terra buona, quella che da frutto. Avendo la fortuna di avere in famiglia un agronomo (grazie Simo!) abbiamo fatto una ricerca. Dunque: con le tecniche di lavoro e la qualità della terra palestinese si può supporre che, in ottime condizioni, un sacco di semi poteva darne 11, al massimo 12. Provate a immaginare la faccia dei discepoli di Gesù quando sentono parlare di 100, 60, 30 sacchi! La proporzione è ovviamente altissima, smisurata, inverosimile.
Esagerato, questo Gesù! Com'è possibile un raccolto così abbondante?
Chiaro: le leggi della natura vengono messe da parte, qui entra in gioco una legge nuova, diversa, imprevedibile: quella di Dio!
Nessuno se lo aspetterebbe, eppure a fianco di terreni aridi, incolti e spinosi germoglia una vita sovrabbondante e inaspettata!
Coraggio, cari amici! Lasciamo che la Parola trovi casa in noi, lasciamo che la nostra vita sia accoglienza della fecondità e della potenza dello Spirito!
Oggi ripenso ai volti, ai sorrisi, alle storie di molti di quei ragazzi; nella memoria si affacciano molti volti incontrati lungo altri sentieri, pezzi di vita intrecciati di quotidianità, gioie, fatiche, ritorni e partenze.
Nella vita di ciascuno di noi, anche se la rifiutiamo, anche se non ce ne rendiamo conto, anche se siamo schiacciati dalle nostre superficialità, è all' opera la Parola di Dio come un seme fecondo.
Di questo, oggi, ci parla il Vangelo in una bellissima parabola.
Pur essendo un brano molto noto, bisogna chiarire chi è il protagonista di questa parabola: non è il seminatore e nemmeno il terreno. Al centro di tutto sta il seme, cioè la Parola. I quattro quadretti che vengono descritti da Matteo, raccontano esiti diversi dell' unica semina, dello stesso annuncio della Parola.
Anche ad una prima lettura, appare chiaro che il racconto descrive una semina veramente esagerata. La logica che guida il gesto abbondante del seminatore della parabola, non è certo quella del guadagno o del tornaconto. Il seminatore Gesù lancia ovunque il seme della Parola, non è un contadino tirchio, non scarta i terreni, non fa categorie o preferenze. Tutti siamo il terreno di Dio, nessuno di noi è stato sottratto a questo dono.
C'è da dire anche che i quattro esiti diversi della semina non sono messi in ordine temporale, ma spaziale. Cioè: accanto al terreno che non porta frutto, c'è il seme che germoglia. Nella stessa semina sono possibili esiti diversi e contrapposti! Noi pretenderemmo una vittoria pulita e incontrastata del seme, una presenza visibile e dominante del germoglio che si fa largo nella terra brulla. E invece no.
Guardando alla Croce è facile intuire che questa parabola anticipa la vita di Gesù, scioglie le logiche più profonde che porteranno il suo cammino fino al Calvario. La Parola non si fa largo come un rullo compressore, ma con la piccolezza e la debolezza di un seme gettato sulla terra.
La sua potenza è indiscussa, è la qualità dell'accoglienza che fa cambiare l'esito.
C'è un ultima riflessione che vorrei fare sulla terra buona, quella che da frutto. Avendo la fortuna di avere in famiglia un agronomo (grazie Simo!) abbiamo fatto una ricerca. Dunque: con le tecniche di lavoro e la qualità della terra palestinese si può supporre che, in ottime condizioni, un sacco di semi poteva darne 11, al massimo 12. Provate a immaginare la faccia dei discepoli di Gesù quando sentono parlare di 100, 60, 30 sacchi! La proporzione è ovviamente altissima, smisurata, inverosimile.
Esagerato, questo Gesù! Com'è possibile un raccolto così abbondante?
Chiaro: le leggi della natura vengono messe da parte, qui entra in gioco una legge nuova, diversa, imprevedibile: quella di Dio!
Nessuno se lo aspetterebbe, eppure a fianco di terreni aridi, incolti e spinosi germoglia una vita sovrabbondante e inaspettata!
Coraggio, cari amici! Lasciamo che la Parola trovi casa in noi, lasciamo che la nostra vita sia accoglienza della fecondità e della potenza dello Spirito!