- Scritto da:
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> - Scritto da: exsinistro
> >
> > - Scritto da:
> > >
> >
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> > >
> > > La manderei ai forni delle acciaierie sta
> > > culona..
> > >

> >
> > Comunque è una troia più di tutti voi messi
> > insieme.
> >
> >
>
> fix..
Certo, è unadura e anche una troia. Tutte e due le caratteristiche la renono migliore di te e dei tuoi genitori.
Everyone has the right to my opinion!
Quando sei parte di una minoranza in via d'estinzione
Ad
https://images2.imgbox.com/d3/da/AZxsgAEN_o.png
ma se vuoi difendere la tua etnia e le tue terre sei "razzista"
Tu non hai una idea di cosa stai dicendo.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da:
>

>
> La manderei ai forni delle acciaierie sta
> culona..
>

Comunque è una dura più di tutti voi messi insieme.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da:
>
> La detassazione che propongo è poi solo il
> ritorno al regime fiscale che vigeva prima
> dell'avvento del fisco moderno, prima degli anni
> 70. Allora funzionava, il privato poteva mettere
> da parte per sé e per il proprio benessere, per
> quel che ne so non c'erano praticamente tasse per
> le piccole attività. Mia nonna aveva un negozio e
> la contabilità la faceva su un quaderno, non
> c'era nemmeno lo
> scontrino.
>
> <klondike>
> Mia nonna lavorava in una tessitura, venne a
> diverbio con una capa, rispose "basme'l cu" e fu
> licenziata. Allora si mise in proprio, aveva una
> merceria e rimagliava le calze e anche durante la
> guerra non le mancò mai né lavoro né da mangiare.
> Quell'attività permise alla sua famiglia di
> uscire dalla condizione di sottoproletari urbani
> proprietari di niente, e risparmiando di comprare
> l'automobile negli anni 50, due alloggi negli
> anni 60, eccetera. Non l'ho mai sentita parlare
> di tasse o lamentarsi delle tasse, perché non
> c'erano o erano molto basse. Le tasse le pagava
> chi guadagnava molto, le imprese e i
> padroni.
> </klondike>
>
> Non vedo perché nel nome di un preteso "dovere
> sociale" astratto uno dovrebbe lavorare alle
> condizioni odierne in cui non metti da parte
> niente, non hai nessuna prospettiva di comprare
> una casa, aprire un negozio è una scommessa con
> la quasi certezza di perdere l'investimento.
> Prima viene il proprio benessere, la spesa
> pubblica si paga con ciò che
> eccede.
Quoto, ma aggiungerei anche i contratti di lavoro.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da:
>
> > > > no, sei quell'altro sempre con la faccia da
> > > pirla
> > > > che nutre i
> > > > pappagalli
> > >
> > > 10: Prova a chiedergli l'amicizia
!
> >
> > daiii diventiamo amiciciciiii
>
> 20: goto 10
E' da molto che non si usa più questo Basic con i numeri di riga.
>
> - Scritto da:
>
> > > > no, sei quell'altro sempre con la faccia da
> > > pirla
> > > > che nutre i
> > > > pappagalli
> > >
> > > 10: Prova a chiedergli l'amicizia
!> >
> > daiii diventiamo amiciciciiii
>
> 20: goto 10

E' da molto che non si usa più questo Basic con i numeri di riga.
Everyone has the right to my opinion!
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
Ad
https://imgoat.com/uploads/cdd60ea004/183004.png
Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
- Scritto da:
> > ho comprato una cosa su ebay
> >
> > ma era incompleta c'era scritto w/o e non ci
> > avevo fatto caso a che significasse (significa
> > without)
> >
> > fatto sta che essendo incompleta è
> inutilizzabile
>
> >
> > per il pezzo di completamento mi hanno chiesto
> un
> > prezzo
> >
> >
> >
> > mi sembra un ricatto ..potrei recedere ,se si
> > entro quanti giorni? dovrebbe essere localizzato
> > in
> > USA
> >
> > c'è il recesso in USA e quanti giorni contempla
> e
> > può essere anche senza
> > motivazione?
> >
> > ho pagato con Paypal scaricando su carta di
> > credito
>
> Ti costa meno pagare il balzello e avere il pezzo
> restante. Anzi, t'è andata bene che esiste il
> pezzo restante. Inoltre hai imparato cosa
> significa "w/o".
>

>
> Gatto saggione
Grande Gatto saggione.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da:
> > Kamikaze, mi sembri uno dei 3 che ragionano quì
> > dentro: Tu, Nathah, io.
> >
> >
> > Va bene, anche qualche altro.
>
> Tutti qui dentro ragioniamo, anche se non allo
> stesso modo.
>
Vero, non tutti allo stesso modo.
> > Kamikaze, mi sembri uno dei 3 che ragionano quì
> > dentro: Tu, Nathah, io.
> >

> >
> > Va bene, anche qualche altro.

>
> Tutti qui dentro ragioniamo, anche se non allo
> stesso modo.
>

Vero, non tutti allo stesso modo.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
>
> > > Io capisco che si puo' fare ma non si puo'
> > > brevettare. Un punto a favore degli
> > > anti-brevettisti (Linari brigadisti
> togherosse)
> > >

> > > !
> > Anche io ho capito così anzi c'è scritto cosi,
> ma
> > allora vuol dire che si possono uccider gli
> > embrioni solo che non si può brevettare il
> > metodo. Il che mi sembra una scemenza
> > catto-comunista.
>
> Quoto, pero' e' una scemenza catto-destroide
!No, sono stati i giudici, notoriamente di sinistra.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da: KAMIKAZE
> L'autore dell'articolo..? Concordo. Il presidente
> della Mongolia? Non sono d'accordo: aver evitato
> le esecuzioni sicuramente lo mete su un
> piedistallo.
> Pannella? Credo che abbia ragione: ormai la
> politica italiana è fatta da "mongoli": vedi i
> vari Brunetta, Calderoli, Bossi, Berlusca e Co. e
> poi chiediti: chi è il vero mongolo?
>

Prova ad elencare dei NON mongoli di sinistra.
Everyone has the right to my opinion!
NON DIRMELO SE LO SAI MA SE NON LO SAI SAPPILO
Ad
http://sallo.it
LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.
- Scritto da:
>
> - Scritto da: exsinistro
> >
> > - Scritto da: Ceiling dog
> > >
> >
>

> > >
> > > Che sorpresa..

> >
> > Lo sai che la pagherai anche tu? (i tuoi)
> >
> > E percentualmente molto più di un ricco anche.
>
> su cosa ti basi per dirlo, visto che questa legge
> ancora non esiste coglione
>

Su 65 anni di esperienza.
Everyone has the right to my opinion!
Kamikaze, mi sembri uno dei 3 che ragionano quì dentro: Tu, Nathah, io. 
Va bene, anche qualche altro.

Va bene, anche qualche altro.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da: Ceiling dog
>

>
> Che sorpresa..

Lo sai che la pagherai anche tu? (i tuoi)
E percentualmente molto più di un ricco anche.
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- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
>
> > Non si capisce se non è brevettabile o se non è
> > fattibile.
> >

>
>

>
> È vietato brevettare medicinali ricavati da
> cellule staminali con procedimenti che comportano
> la distruzione degli embrioni
> umani
>
> Io capisco che si puo' fare ma non si puo'
> brevettare. Un punto a favore degli
> anti-brevettisti (Linari brigadisti togherosse)
>

> !
Anche io ho capito così anzi c'è scritto cosi, ma allora vuol dire che si possono uccider gli embrioni solo che non si può brevettare il metodo. Il che mi sembra una scemenza catto-comunista.
Everyone has the right to my opinion!

Non si capisce se non è brevettabile o se non è fattibile.
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- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
>
> > Vogliamo parlare anche di quello del cavalletto
> > contro il Berlusca?
>
> Si, come sopra, cosa vuoi che ti spiego
?mi hai preso per un paracadute o un lenzuolo?
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- Scritto da: Giambo
> - Scritto da: exsinistro
>
> > Quello che ha dato del "Buffone" a Berlusconi si
> > è salvato dicendo di aver detto
> > "Puffone".
>
> Non potendo creare una legge che depenalizzasse
> l'uso della parola "Buffone", poteva dargli del
> coglione, 1 pari e palla al centro, no

> ?
>
> BTW, pare che le cose non siano andate come credi:
> http://www.pieroricca.org/2006/05/03/il-processo-p

>
> > Quello che ha tirato il manufatto in faccia a
> > Berlusconi si è salvato dicendo di essere pazzo.
>
> Io credo alla psicologa che lo aveva in cura da
> 10 anni, e' chiaramente pazzo, chi
> avendone la possibilita' provocherebbe cosi'
> pochi danni

> ?
>
> > Dipende tutto da Berlusconi. Se l'atto è
> > considerato dal magistrato contro il governo
> > allora verrà
> > assolto.
>
> BOHOOOO !!! CHEPPAURA, I COMUNISTIIIHHH
>



> !!!
Vogliamo parlare anche di quello del cavalletto contro il Berlusca?
Il magistrato rosso non è diverso dal brigatista rosso, è solo più furbo, si nasconde nella toga invece che con il casco.
Everyone has the right to my opinion!
... ià veur pù nisùgn. 
Dicono gli oppositori che Silvio Berlusconi abbia rimbecillito (usiamo la versione light) gli italiani, e in quanto imbecille avrei poco da replicare. Ma ho la sensazione che il fenomeno interessi più gli oppositori stessi che la restante parte del Paese e, a rafforzare questa impressione, arriva lultima «Bustina di Minerva» di Umberto Eco, dove si sostiene che se in Italia non si raccontano più barzellette «la colpa è di Berlusconi»...
Eco è uno studioso di valore e un romanziere di successo che si sta avviando a una carriera di umorista involontario. Non tanto tempo fa se ne uscì dichiarando, con tanto di erre moscia incorporata, che quelli come lui passavano la sera leggendo Kant (in lingua originale, va da sé), laddove la turpe Italia del Cavaliere perdeva tempo organizzando partouzes e la cosa lasciò perplessi tutti noi ammiratori di Schopenhauer. Adesso, lassassinio della barzelletta a opera del Cavaliere nero getta nello sconforto non solo i lettori della Settimana enigmistica, ma tutti gli esegeti, attivi e passivi, di La sai lultima?.
Da dove Eco abbia avuto notizia del crimine, non è dato sapere. SullEspresso, dove la «Bustina di Minerva» è ospitata, lautore di Il nome della rosa dà elementi certi, ma senza certificazione: «È da almeno due anni - sostiene - che non ci sono più barzellette nuove», e non gli faremo il torto di sostenere che, appena laltro ieri, nostro cognato ce ne ha raccontata una che sino al giorno prima ignoravamo... Era nuova, era vecchia, abbiamo un cognato arretrato, un cognato allavanguardia, o più semplicemente un cognato falsario? Come vedete, cè materia per un romanzo di Eco, sul genere di Il cimitero di Praga...
Dice ancora lillustre studioso che anche nei bar la barzelletta è desaparecida: «Coloro che arrivano alla sera al bar annunciando sentite lultima ora arrivano e alla domanda se abbiano lultima, scuotono tristemente il capo». Pare di vedere Eco che da corso Magenta al Lorenteggio batte i bar milanesi (e poi vola a Torino, e poi si fionda su Roma...) e quando «alla sera» non li trova chiusi, come è la norma, interroga gli avventori: «Davvero vi si è inaridita la fonte, davvero non si ride più?».
È di questi giorni luscita di un film, Bar sport, ispirato allomonimo libro di Stefano Benni, lelogio di un mondo scomparso, quando ancora il teleschermo non la faceva da padrone. Va da sé che anche qui la colpa è del Berlusca, ma bisogna che gli oppositori si mettano daccordo: per Eco, come si è visto, i bar esistono eccome, visto che è lì che si è imbattuto nellassassinio della barzelletta; per Benni è un fenomeno estinto e, come dice LEspresso nello stesso numero che ospita la rubrica di Eco, quel «luogo simbolo è stato rimpiazzato dalla tv. Privandoci della sua creativa spontaneità». Ma se si parlassero, fra chi fa il giornale e chi ci collabora?
Eco ha comunque ancora due assi nella manica. Uno è la «vox populi», di cui devessere lazionista di riferimento: parla a lui e solo a lui e gli assicura che è Berlusconi ad aver «reso indecorosa labitudine di raccontar barzellette». Quel nostro cognato, che ha la suoneria del cellulare che trilla Bandiera rossa, si devessere distratto, oppure, come accadeva ai tempi di Stalin, è un controrivoluzionario che si ignora.
Laltro asso delluomo che sussurrava Kant ai cavalli è di natura «squisitamente estetica», ovvero Berlusconi non sa raccontare le barzellette, «le racconta male». Umberto Eco nei panni di un redivivo Carlo Dapporto, fa parte di quellumorismo involontario già accennato. Semiologo, teologo, epistemologo, filosofo e ora barzellettiere, per di più dal volto umano. Le barzellette spinte, chiosa sapiente, «un gentiluomo non dovrebbe mai spiegarle». Il cerchio si chiude e non ci resta che piangere.

Dicono gli oppositori che Silvio Berlusconi abbia rimbecillito (usiamo la versione light) gli italiani, e in quanto imbecille avrei poco da replicare. Ma ho la sensazione che il fenomeno interessi più gli oppositori stessi che la restante parte del Paese e, a rafforzare questa impressione, arriva lultima «Bustina di Minerva» di Umberto Eco, dove si sostiene che se in Italia non si raccontano più barzellette «la colpa è di Berlusconi»...
Eco è uno studioso di valore e un romanziere di successo che si sta avviando a una carriera di umorista involontario. Non tanto tempo fa se ne uscì dichiarando, con tanto di erre moscia incorporata, che quelli come lui passavano la sera leggendo Kant (in lingua originale, va da sé), laddove la turpe Italia del Cavaliere perdeva tempo organizzando partouzes e la cosa lasciò perplessi tutti noi ammiratori di Schopenhauer. Adesso, lassassinio della barzelletta a opera del Cavaliere nero getta nello sconforto non solo i lettori della Settimana enigmistica, ma tutti gli esegeti, attivi e passivi, di La sai lultima?.
Da dove Eco abbia avuto notizia del crimine, non è dato sapere. SullEspresso, dove la «Bustina di Minerva» è ospitata, lautore di Il nome della rosa dà elementi certi, ma senza certificazione: «È da almeno due anni - sostiene - che non ci sono più barzellette nuove», e non gli faremo il torto di sostenere che, appena laltro ieri, nostro cognato ce ne ha raccontata una che sino al giorno prima ignoravamo... Era nuova, era vecchia, abbiamo un cognato arretrato, un cognato allavanguardia, o più semplicemente un cognato falsario? Come vedete, cè materia per un romanzo di Eco, sul genere di Il cimitero di Praga...
Dice ancora lillustre studioso che anche nei bar la barzelletta è desaparecida: «Coloro che arrivano alla sera al bar annunciando sentite lultima ora arrivano e alla domanda se abbiano lultima, scuotono tristemente il capo». Pare di vedere Eco che da corso Magenta al Lorenteggio batte i bar milanesi (e poi vola a Torino, e poi si fionda su Roma...) e quando «alla sera» non li trova chiusi, come è la norma, interroga gli avventori: «Davvero vi si è inaridita la fonte, davvero non si ride più?».
È di questi giorni luscita di un film, Bar sport, ispirato allomonimo libro di Stefano Benni, lelogio di un mondo scomparso, quando ancora il teleschermo non la faceva da padrone. Va da sé che anche qui la colpa è del Berlusca, ma bisogna che gli oppositori si mettano daccordo: per Eco, come si è visto, i bar esistono eccome, visto che è lì che si è imbattuto nellassassinio della barzelletta; per Benni è un fenomeno estinto e, come dice LEspresso nello stesso numero che ospita la rubrica di Eco, quel «luogo simbolo è stato rimpiazzato dalla tv. Privandoci della sua creativa spontaneità». Ma se si parlassero, fra chi fa il giornale e chi ci collabora?
Eco ha comunque ancora due assi nella manica. Uno è la «vox populi», di cui devessere lazionista di riferimento: parla a lui e solo a lui e gli assicura che è Berlusconi ad aver «reso indecorosa labitudine di raccontar barzellette». Quel nostro cognato, che ha la suoneria del cellulare che trilla Bandiera rossa, si devessere distratto, oppure, come accadeva ai tempi di Stalin, è un controrivoluzionario che si ignora.
Laltro asso delluomo che sussurrava Kant ai cavalli è di natura «squisitamente estetica», ovvero Berlusconi non sa raccontare le barzellette, «le racconta male». Umberto Eco nei panni di un redivivo Carlo Dapporto, fa parte di quellumorismo involontario già accennato. Semiologo, teologo, epistemologo, filosofo e ora barzellettiere, per di più dal volto umano. Le barzellette spinte, chiosa sapiente, «un gentiluomo non dovrebbe mai spiegarle». Il cerchio si chiude e non ci resta che piangere.
Everyone has the right to my opinion!
Tua madre succhia cazzi all'inferno
Ad
http://www.vatican.va/content/vatican/en.html
Nessuno ci crede per poi affogare nella realtà subito dopo
Vogliono fere la rivoluzione pero garantita dall'IMPS. 
Il più democristiano fra i tanti movimenti di protesta sfilati per le piazze dItalia è stato momentaneamente offuscato, almeno sui media, dai black bloc e dalle loro devastanti violenze. Ma tornerà presto a farsi sentire, perché le sue ragioni sono radicate nel Paese e perché le sue richieste sono largamente condivise.
Che cosa vogliono infatti gli «indignati»? Citiamo da unautorevole lettera inviata lo scorso 12 ottobre al presidente della Repubblica: «La questione generazionale è semplice: cè una generazione esclusa dai diritti e dal benessere. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli, e per far questo ci vogliono risorse», cioè più spesa pubblica, cioè più tasse. E infatti gli «indignati» chiedono «una tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni, dei patrimoni mobiliari e immobiliari».
Più Stato e più tasse: ecco la ricetta dei nostri rivoluzionari neodemocristiani. Il cui orizzonte è «una terza Repubblica fondata sui beni comuni e non sugli interessi privati». Un liberale non potrebbe che inorridire a questultima perorazione: la libertà, infatti, è precisamente la possibilità di difendere e far valere i propri interessi privati, materiali e immateriali. Ma qui è questione di pratica, non di teoria: e la pratica è quella dellassistenzialismo diffuso, del Welfare «pesante» percepito come un diritto, del posto fisso garantito. Gli «indignati» si concepiscono come sudditi che chiedono al sovrano-Stato unelemosina (una scuola sempre più degradata, una sanità sempre più inefficiente, una pensione sempre più povera, un posto di lavoro sempre più improduttivo), non come liberi cittadini padroni del proprio destino, intenzionati a realizzare i propri desideri e desiderosi soltanto che il governo se ne stia lontano e li lasci lavorare, studiare, creare in pace.
Gli «indignati» di oggi, diciamo la verità, sono i bamboccioni di sempre: giovani (sempre meno giovani) cresciuti negli anni dellesplosione della spesa pubblica e sconsideratamente convinti, come si legge nel proclama inviato a Napolitano, che il «benessere» sia un diritto. Non vogliono rischiare, vogliono essere garantiti. Non contestano il sistema, ma della sua parte peggiore esigono, per diritto ereditario, una quota. Non chiedono liberalizzazioni, abolizione degli ordini professionali, flessibilità: pretendono la «stabilizzazione dei precari», cioè lassunzione a tempo indeterminato di chiunque abbia mai firmato un contratto in vita sua.
Anziché chiedere più libertà, per sé e per tutti, vogliono nuove leggi, nuovi regolamenti, nuove tasse, nuovi vincoli. Anziché rivendicare il merito, e chiedere di poterlo far valere, vogliono togliere ai migliori per dare agli inetti. Anziché scommettere sulla propria imprenditorialità, condannano il «profitto» - a spese dei genitori, naturalmente, dalla cui borghese dimora molto raramente si allontanano (fra gli arrestati, ha scoperto il Secolo XIX, cè il figlio di un funzionario di Bankitalia).
I bamboccioni italiani hanno dalla loro una lunga tradizione storica e culturale, che fa della famiglia non la cellula fondamentale della società, ma lunico organismo sociale riconosciuto. E dalla famiglia non ci si allontana mai. Cresciuti in un sistema politico che barattava il voto dei loro genitori (non importa se alla Dc o al Pci) con una diffusione capillare dellassistenzialismo, divenuti adulti in una scuola dequalificata che non sa più né istruire né bocciare, abituati al moderato benessere della paghetta, i bamboccioni scambiano una fortuita combinazione storica con un diritto naturale.
Ma i soldi sono finiti: e indignarsi, ahinoi, serve a poco. Dopo il crollo del socialismo reale, è leconomia a far crollare anche lo Stato sociale, e per la stessa ragione: pubblico e mercato non vanno daccordo. Oltre una certa soglia, lintervento legislativo ed economico dello Stato nella vita dei cittadini danneggia il mercato: cioè, in altre parole, ci impoverisce tutti.
Gli «indignati» non dovrebbero manifestare sotto le banche, ma sotto i ministeri, le Regioni, le Asl e le altre migliaia di enti impegnati nella produzione di regolamenti farraginosi e debito pubblico fuori controllo. Sta qui il nostro buco nero: e i bamboccioni, purtroppo per lItalia, sono parte del problema.

Il più democristiano fra i tanti movimenti di protesta sfilati per le piazze dItalia è stato momentaneamente offuscato, almeno sui media, dai black bloc e dalle loro devastanti violenze. Ma tornerà presto a farsi sentire, perché le sue ragioni sono radicate nel Paese e perché le sue richieste sono largamente condivise.
Che cosa vogliono infatti gli «indignati»? Citiamo da unautorevole lettera inviata lo scorso 12 ottobre al presidente della Repubblica: «La questione generazionale è semplice: cè una generazione esclusa dai diritti e dal benessere. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli, e per far questo ci vogliono risorse», cioè più spesa pubblica, cioè più tasse. E infatti gli «indignati» chiedono «una tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni, dei patrimoni mobiliari e immobiliari».
Più Stato e più tasse: ecco la ricetta dei nostri rivoluzionari neodemocristiani. Il cui orizzonte è «una terza Repubblica fondata sui beni comuni e non sugli interessi privati». Un liberale non potrebbe che inorridire a questultima perorazione: la libertà, infatti, è precisamente la possibilità di difendere e far valere i propri interessi privati, materiali e immateriali. Ma qui è questione di pratica, non di teoria: e la pratica è quella dellassistenzialismo diffuso, del Welfare «pesante» percepito come un diritto, del posto fisso garantito. Gli «indignati» si concepiscono come sudditi che chiedono al sovrano-Stato unelemosina (una scuola sempre più degradata, una sanità sempre più inefficiente, una pensione sempre più povera, un posto di lavoro sempre più improduttivo), non come liberi cittadini padroni del proprio destino, intenzionati a realizzare i propri desideri e desiderosi soltanto che il governo se ne stia lontano e li lasci lavorare, studiare, creare in pace.
Gli «indignati» di oggi, diciamo la verità, sono i bamboccioni di sempre: giovani (sempre meno giovani) cresciuti negli anni dellesplosione della spesa pubblica e sconsideratamente convinti, come si legge nel proclama inviato a Napolitano, che il «benessere» sia un diritto. Non vogliono rischiare, vogliono essere garantiti. Non contestano il sistema, ma della sua parte peggiore esigono, per diritto ereditario, una quota. Non chiedono liberalizzazioni, abolizione degli ordini professionali, flessibilità: pretendono la «stabilizzazione dei precari», cioè lassunzione a tempo indeterminato di chiunque abbia mai firmato un contratto in vita sua.
Anziché chiedere più libertà, per sé e per tutti, vogliono nuove leggi, nuovi regolamenti, nuove tasse, nuovi vincoli. Anziché rivendicare il merito, e chiedere di poterlo far valere, vogliono togliere ai migliori per dare agli inetti. Anziché scommettere sulla propria imprenditorialità, condannano il «profitto» - a spese dei genitori, naturalmente, dalla cui borghese dimora molto raramente si allontanano (fra gli arrestati, ha scoperto il Secolo XIX, cè il figlio di un funzionario di Bankitalia).
I bamboccioni italiani hanno dalla loro una lunga tradizione storica e culturale, che fa della famiglia non la cellula fondamentale della società, ma lunico organismo sociale riconosciuto. E dalla famiglia non ci si allontana mai. Cresciuti in un sistema politico che barattava il voto dei loro genitori (non importa se alla Dc o al Pci) con una diffusione capillare dellassistenzialismo, divenuti adulti in una scuola dequalificata che non sa più né istruire né bocciare, abituati al moderato benessere della paghetta, i bamboccioni scambiano una fortuita combinazione storica con un diritto naturale.
Ma i soldi sono finiti: e indignarsi, ahinoi, serve a poco. Dopo il crollo del socialismo reale, è leconomia a far crollare anche lo Stato sociale, e per la stessa ragione: pubblico e mercato non vanno daccordo. Oltre una certa soglia, lintervento legislativo ed economico dello Stato nella vita dei cittadini danneggia il mercato: cioè, in altre parole, ci impoverisce tutti.
Gli «indignati» non dovrebbero manifestare sotto le banche, ma sotto i ministeri, le Regioni, le Asl e le altre migliaia di enti impegnati nella produzione di regolamenti farraginosi e debito pubblico fuori controllo. Sta qui il nostro buco nero: e i bamboccioni, purtroppo per lItalia, sono parte del problema.
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Proc di Catania
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> > > - Scritto da: KAMIKAZE
> > > > il solito stereotipo del "vecchio frocio con
> > le
> > > > caramelle": ti informo che le caramelle non
> le
> > > > vuole più nessuno. Al massimo ti chiedono le
> > > > schede telefoniche ricaricabili. Smettetela
> > con
> > > > queste
> > > > stronzate:
> > > > a- il pedofilo è vecchio, bavoso e con le
> > > > caramelle
> > > > b- il frocio ha sempre il culo sfondato
> > > > c- il ragazzino è inconsapevole e immaturo
> > > > d- la donna è il sesso debole.
> > > > BASTA STEREOTIPI: evolvetevi. Non vi
> > mancano
> > > gli
> > > > strumenti. Ok?
> > > >

> > >
> > > Quali strumenti? Non ne hanno proprio.
>

> >
> > Hai appena detto che non sei un pedone...
> >
> >
> http://www.forumdeitroll.it/m.aspx?m_id=2635234&m_

> >
> > Quindi cosa sei, un simaptizzante dei pedoni??
> >

>
> No ma non è che se uno è pedone ha sempre torto a
> prescindere.
Wacco ha sempre torto a prescindere, ma perchè è Wacco, non perchè è pedone.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da:
> e, ecco un nuovo e dimenticabile tormentone! I
> led
> bianchi!
>
>

>
>

Per non parlare di tutti quei satelliti lì che ci passano sopra la testa.
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