Nel dicembre 1995, Max affida a "Prima comunicazione" il suo lungo editto contro i giornali. Intervistato da Lucia Annunziata, spiega di sentirsi una vittima: «Due giornalisti mi tengono e il terzo mi mena». «Il livello di faziosità e di mancanza di professionalità è impressionante». «Non esiste l'indipendenza dell'informazione: i giornali non sono un contropotere, ma un pezzo del potere. E come tali sono inattendibili». «Il loro compito è la destrutturazione qualunquista della democrazia politica». «Gli editori si contendono a suon di milioni i giornalisti più canaglia».
Al termine del colloquio con l'Annunziata, prima dell'invito a non acquistare i giornali, D'Alema annuncia come si comporterà in futuro: «Se dovrò dire qualcosa di importante, lo dirò alla gente, non ai giornali. Andrò alla televisione. Mi metto davanti a una telecamera con la mia faccia, con le parole che decido di dire, senza passare per nessun mediatore. Se parli con la stampa, sei sicuro di perderci».
Per coerenza, il 5 aprile 1996, alla vigilia delle elezioni politiche, D'Alema va in visita ufficiale a Mediaset. Accanto a Fedele Confalonieri, dice: questa azienda «è una risorsa del Paese». E rassicura i dipendenti: «Se vincerà l'Ulivo, non dovrete temere nulla. Mediaset è un patrimonio di tutta l'Italia!».
L'Ulivo vince. Max spiega a Carlo De Benedetti: «Hai visto? Abbiamo vinto nonostante i tuoi giornali!». Ma D'Alema si sente prigioniero del Bottegone. Vorrebbe stare lui al governo. Prodi e Veltroni non gli piacciono. Sono «i due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi». Poi la sua ostilità torna verso la stampa. In luglio tuona contro «il giornalismo spazzatura». E alla fine del mese, alla Festa dell'Unità di Gallipoli spiega: «Ormai c'è qualcosa di più che il normale pettegolezzo giornalistico, tendente ad alterare la verità. Ci sono lobby, interessi, gruppi che pensano spetti a loro dirigere la sinistra italiana».
Il 2 agosto, durante la bagarre parlamentare sul finanziamento pubblico ai partiti, D'Alema ringhia ai cronisti: «Scrivete pure quello che vi pare, tanto i giornali non li legge nessuno. E anche voi contate poco: prima o poi vi licenzieranno». A imbufalirlo è sempre il ricordo di Affittopoli e quel che ritiene di aver subito dalla carta stampata: «Giornalismo barbarico, cultura della violenza, squadrismo a mezzo stampa».
Perché Max si comporta così? In un'intervista citata dal "Foglio", Veltroni prova a spiegarlo: «Io sono gentile con i giornalisti. Dovrei fare come D'Alema che li chiama somari per ottenere la loro supina benevolenza». Ma forse esiste un problema nascosto: una forma inconsapevole di autolesionismo che spinge Max a cercarsi sempre dei nemici.
Basta processi penaliMeglio "ricchi risarcimenti"
Una sera del novembre 1996, dice a Claudio Rinaldi, direttore dell' "Espresso": «Fate una campagna sguaiata contro di me. Vi mancano solo Michele Serra e Curzio Maltese, poi sarete al completo. L'unica critica fondata che potreste farmi è di aver messo Prodi a Palazzo Chigi». Quindi spara su Berlusconi: «Mi sta sul cazzo come tutti i settentrionali. È un coglione ottuso. La sua stagione è finita».
Il 1997 si apre con la causa civile che Max intenta all'"Espresso". Per aver rivelato la piantina della sua nuova casa, ci chiede un miliardo di lire. Non lo frena neppure l'onore di presiedere la Bicamerale. Il 5 maggio scandisce a Montecitorio un anatema globale: «L'ho detto una volta per tutte, con validità erga omnes, con valore perpetuo: quello che scrivono i giornali è sempre falso».
Alla fine di novembre si scatena contro l'Ordine dei giornalisti. Bisogna abolirlo, dice Max, visto che non garantisce la correttezza professionale. Poi nel gennaio 1998 annuncia di aver scovato l'arma finale per sistemare la carta stampata. È di una semplicità elementare: niente più processi penali ai giornalisti, bisogna instaurare «un sistema che consenta una rapida ed efficace tutela in sede civile e che preveda consistenti risarcimenti patrimoniali».
Detto fatto, ecco in data 10 febbraio 1998 la causa civile di Max al "Corriere della sera" per quanto ha scritto «su un fantomatico piano D'Alema per il sindacato». Richiesta: due miliardi di lire. La sinistra non va in piazza a protestare. Eppure Max pretende dal «convenuto Ferruccio de Bortoli» anche il giuramento decisorio. Vale a dire che deve giurare di aver scritto la verità a proposito delle intimidazioni dalemiane sugli azionisti di via Solferino.
Quale sorte ebbe questa causa? Confesso di non ricordarlo. Ma che importanza ha scoprirlo? D'Alema aveva tracciato un solco che, anni dopo, anche l'odiato Cavaliere avrebbe seguito.
PS-Giampaolo Pansa è di sinistra.
Al termine del colloquio con l'Annunziata, prima dell'invito a non acquistare i giornali, D'Alema annuncia come si comporterà in futuro: «Se dovrò dire qualcosa di importante, lo dirò alla gente, non ai giornali. Andrò alla televisione. Mi metto davanti a una telecamera con la mia faccia, con le parole che decido di dire, senza passare per nessun mediatore. Se parli con la stampa, sei sicuro di perderci».
Per coerenza, il 5 aprile 1996, alla vigilia delle elezioni politiche, D'Alema va in visita ufficiale a Mediaset. Accanto a Fedele Confalonieri, dice: questa azienda «è una risorsa del Paese». E rassicura i dipendenti: «Se vincerà l'Ulivo, non dovrete temere nulla. Mediaset è un patrimonio di tutta l'Italia!».
L'Ulivo vince. Max spiega a Carlo De Benedetti: «Hai visto? Abbiamo vinto nonostante i tuoi giornali!». Ma D'Alema si sente prigioniero del Bottegone. Vorrebbe stare lui al governo. Prodi e Veltroni non gli piacciono. Sono «i due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi». Poi la sua ostilità torna verso la stampa. In luglio tuona contro «il giornalismo spazzatura». E alla fine del mese, alla Festa dell'Unità di Gallipoli spiega: «Ormai c'è qualcosa di più che il normale pettegolezzo giornalistico, tendente ad alterare la verità. Ci sono lobby, interessi, gruppi che pensano spetti a loro dirigere la sinistra italiana».
Il 2 agosto, durante la bagarre parlamentare sul finanziamento pubblico ai partiti, D'Alema ringhia ai cronisti: «Scrivete pure quello che vi pare, tanto i giornali non li legge nessuno. E anche voi contate poco: prima o poi vi licenzieranno». A imbufalirlo è sempre il ricordo di Affittopoli e quel che ritiene di aver subito dalla carta stampata: «Giornalismo barbarico, cultura della violenza, squadrismo a mezzo stampa».
Perché Max si comporta così? In un'intervista citata dal "Foglio", Veltroni prova a spiegarlo: «Io sono gentile con i giornalisti. Dovrei fare come D'Alema che li chiama somari per ottenere la loro supina benevolenza». Ma forse esiste un problema nascosto: una forma inconsapevole di autolesionismo che spinge Max a cercarsi sempre dei nemici.
Basta processi penaliMeglio "ricchi risarcimenti"
Una sera del novembre 1996, dice a Claudio Rinaldi, direttore dell' "Espresso": «Fate una campagna sguaiata contro di me. Vi mancano solo Michele Serra e Curzio Maltese, poi sarete al completo. L'unica critica fondata che potreste farmi è di aver messo Prodi a Palazzo Chigi». Quindi spara su Berlusconi: «Mi sta sul cazzo come tutti i settentrionali. È un coglione ottuso. La sua stagione è finita».
Il 1997 si apre con la causa civile che Max intenta all'"Espresso". Per aver rivelato la piantina della sua nuova casa, ci chiede un miliardo di lire. Non lo frena neppure l'onore di presiedere la Bicamerale. Il 5 maggio scandisce a Montecitorio un anatema globale: «L'ho detto una volta per tutte, con validità erga omnes, con valore perpetuo: quello che scrivono i giornali è sempre falso».
Alla fine di novembre si scatena contro l'Ordine dei giornalisti. Bisogna abolirlo, dice Max, visto che non garantisce la correttezza professionale. Poi nel gennaio 1998 annuncia di aver scovato l'arma finale per sistemare la carta stampata. È di una semplicità elementare: niente più processi penali ai giornalisti, bisogna instaurare «un sistema che consenta una rapida ed efficace tutela in sede civile e che preveda consistenti risarcimenti patrimoniali».
Detto fatto, ecco in data 10 febbraio 1998 la causa civile di Max al "Corriere della sera" per quanto ha scritto «su un fantomatico piano D'Alema per il sindacato». Richiesta: due miliardi di lire. La sinistra non va in piazza a protestare. Eppure Max pretende dal «convenuto Ferruccio de Bortoli» anche il giuramento decisorio. Vale a dire che deve giurare di aver scritto la verità a proposito delle intimidazioni dalemiane sugli azionisti di via Solferino.
Quale sorte ebbe questa causa? Confesso di non ricordarlo. Ma che importanza ha scoprirlo? D'Alema aveva tracciato un solco che, anni dopo, anche l'odiato Cavaliere avrebbe seguito.
PS-Giampaolo Pansa è di sinistra.
Everyone has the right to my opinion!
MA checcazzo ne so
Ad
http://sallo.it
LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.
BUM! BUM! "LA LIBERTÀ DI STAMPA CHE PIACE A D'ALEMA È QUELLA DI POL POT"
Giampaolo Pansa
«I giornali? È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola». Chi ha sentenziato così? Il maledetto Caimano, ossia Silvio Berlusconi? Macché, è stato il democratico Massimo D'Alema. Max ha anticipato tutte le ire del Cavaliere nei confronti della carta stampata. Con assonanze sorprendenti. Compresa la strategia di darci dentro con le cause civili e le richieste astronomiche di danni.
La prima scena risale al 31 ottobre 1992. Aeroporto di Lecce. Incontro D'Alema che aspetta il volo per Roma. È mattina presto, ma lui già schiuma di rabbia contro una masnada di pessimi soggetti. I giudici di Mani Pulite. Gli editori. I giornali e i giornalisti. Primo fra tutti, Eugenio Scalfari, direttore di "Repubblica". Ringhia: «Scalfari ha leccato i piedi ai democristiani che stavano a Palazzo Chigi, da Andreotti a De Mita. E adesso fa il capo dell'antipartitocrazia».
Quarantotto ore dopo, intervistato dal "Giorno", Max si scaglia di nuovo contro "Repubblica": «Che cosa si vuol fare? Cacciare deputati e senatori, per lasciare tutto in mano a Scalfari?». Un vero figuro, Barbapapà. Anche perché è in combutta «con quell'analfabeta di andata e ritorno che si chiama Ernesto Galli della Loggia». "Repubblica" prova ad ammansire D'Alema. Però il 13 novembre lui replica: «Ormai i giornali sono un problema in Italia, esattamente come la corruzione».
La rabbia dalemista ha un motivo: siamo in piena Tangentopoli e la stampa dà spago al pool di Mani Pulite. In un'intervista a "Prima Comunicazione" che in seguito citerò, Max dirà parole di fuoco sui giornali: «Si sono comportati in modo fazioso, scarsamente rispettoso dei diritti delle persone.
Hanno alimentato una circolazione impropria di segreti giudiziari e il narcisismo della magistratura. La loro responsabilità morale è stata enorme: verbali, pezzi di verbali, notizie riservate sono diventati oggetto di uno sfrontato mercato delle informazioni. Uno spettacolo di iattanza indecente. Ha ragione la destra quando dice che c'è un circuito mediatico-giudiziario che ha distrutto delle persone».
Il 13 aprile 1993, la rabbia di Max sembra al culmine. Dice: «In questo Paese non sarà mai possibile fare qualcosa finchè ci sarà di mezzo la stampa. La prima cosa da fare quando nascerà la Seconda Repubblica sarà una bella epurazione dei giornalisti in stile polpottiano». Ossia nello stile del comunista Pol Pot, capo dei khmer rossi, il sanguinario dittatore della Cambogia.
Ma la nuova Repubblica nasce sotto un segno che a Max non piace: la vittoria di Berlusconi nel marzo 1994. Achille Occhetto si dimette da segretario del Pds e a Botteghe Oscure s'insedia D'Alema. Per qualche mese, il nuovo incarico lo obbliga a un minimo di cautela. Ma la sua avversione per i giornali non è per niente svanita.
Nel giugno 1995, intervistato da Antonio Padellaro per "L'Espresso", riprende a ringhiare contro «l'uso spesso selvaggio dell'indiscrezione giudiziaria». E conclude che le cronache su Tangentopoli hanno «consumato quel poco di rispetto per lo stato di diritto e di cultura liberale esistente da noi. Il danno prodotto è stato enorme. Provo fastidio per il comportamento dei giornalisti: non aiuta di certo l'immagine dell'Italia».
Il 1995 sarà un anno terribile per D'Alema e per Veltroni, direttore dell'"Unità". Però Max non presagisce nulla. Il suo giornalista preferito è un televisionista: Maurizio Costanzo. In luglio, la Botteghe Oscure incaricano Costanzo di "stilare le nuove regole" dell'informazione. E D'Alema lo vuole accanto a sé nella Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia. Insieme presentano il primo libro di Max, "Un paese normale", stampato dalla Mondadori di Berlusconi.
La tempesta scoppia alla fine di agosto. È lo scandalo di Affittopoli, sulle case di enti pubblici ottenute dai politici a equo canone. Più saggio di Veltroni che strilla, ma resta dov'è, D'Alema trasloca. E sceglie la trasmissione di Costanzo per annunciare il passaggio in un altro appartamento.
Ma il suo disprezzo per la carta stampata resta intatto. Arrivando a coinvolgere politici incolpevoli. In quell'autunno dice di me: «Pansa si fa leggere sempre, ma ha un difetto: non capisce un cazzo di politica. C'è uno solo in Italia che ne capisce meno di lui: Romano Prodi».
Segue
Giampaolo Pansa
«I giornali? È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola». Chi ha sentenziato così? Il maledetto Caimano, ossia Silvio Berlusconi? Macché, è stato il democratico Massimo D'Alema. Max ha anticipato tutte le ire del Cavaliere nei confronti della carta stampata. Con assonanze sorprendenti. Compresa la strategia di darci dentro con le cause civili e le richieste astronomiche di danni.
La prima scena risale al 31 ottobre 1992. Aeroporto di Lecce. Incontro D'Alema che aspetta il volo per Roma. È mattina presto, ma lui già schiuma di rabbia contro una masnada di pessimi soggetti. I giudici di Mani Pulite. Gli editori. I giornali e i giornalisti. Primo fra tutti, Eugenio Scalfari, direttore di "Repubblica". Ringhia: «Scalfari ha leccato i piedi ai democristiani che stavano a Palazzo Chigi, da Andreotti a De Mita. E adesso fa il capo dell'antipartitocrazia».
Quarantotto ore dopo, intervistato dal "Giorno", Max si scaglia di nuovo contro "Repubblica": «Che cosa si vuol fare? Cacciare deputati e senatori, per lasciare tutto in mano a Scalfari?». Un vero figuro, Barbapapà. Anche perché è in combutta «con quell'analfabeta di andata e ritorno che si chiama Ernesto Galli della Loggia». "Repubblica" prova ad ammansire D'Alema. Però il 13 novembre lui replica: «Ormai i giornali sono un problema in Italia, esattamente come la corruzione».
La rabbia dalemista ha un motivo: siamo in piena Tangentopoli e la stampa dà spago al pool di Mani Pulite. In un'intervista a "Prima Comunicazione" che in seguito citerò, Max dirà parole di fuoco sui giornali: «Si sono comportati in modo fazioso, scarsamente rispettoso dei diritti delle persone.
Hanno alimentato una circolazione impropria di segreti giudiziari e il narcisismo della magistratura. La loro responsabilità morale è stata enorme: verbali, pezzi di verbali, notizie riservate sono diventati oggetto di uno sfrontato mercato delle informazioni. Uno spettacolo di iattanza indecente. Ha ragione la destra quando dice che c'è un circuito mediatico-giudiziario che ha distrutto delle persone».
Il 13 aprile 1993, la rabbia di Max sembra al culmine. Dice: «In questo Paese non sarà mai possibile fare qualcosa finchè ci sarà di mezzo la stampa. La prima cosa da fare quando nascerà la Seconda Repubblica sarà una bella epurazione dei giornalisti in stile polpottiano». Ossia nello stile del comunista Pol Pot, capo dei khmer rossi, il sanguinario dittatore della Cambogia.
Ma la nuova Repubblica nasce sotto un segno che a Max non piace: la vittoria di Berlusconi nel marzo 1994. Achille Occhetto si dimette da segretario del Pds e a Botteghe Oscure s'insedia D'Alema. Per qualche mese, il nuovo incarico lo obbliga a un minimo di cautela. Ma la sua avversione per i giornali non è per niente svanita.
Nel giugno 1995, intervistato da Antonio Padellaro per "L'Espresso", riprende a ringhiare contro «l'uso spesso selvaggio dell'indiscrezione giudiziaria». E conclude che le cronache su Tangentopoli hanno «consumato quel poco di rispetto per lo stato di diritto e di cultura liberale esistente da noi. Il danno prodotto è stato enorme. Provo fastidio per il comportamento dei giornalisti: non aiuta di certo l'immagine dell'Italia».
Il 1995 sarà un anno terribile per D'Alema e per Veltroni, direttore dell'"Unità". Però Max non presagisce nulla. Il suo giornalista preferito è un televisionista: Maurizio Costanzo. In luglio, la Botteghe Oscure incaricano Costanzo di "stilare le nuove regole" dell'informazione. E D'Alema lo vuole accanto a sé nella Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia. Insieme presentano il primo libro di Max, "Un paese normale", stampato dalla Mondadori di Berlusconi.
La tempesta scoppia alla fine di agosto. È lo scandalo di Affittopoli, sulle case di enti pubblici ottenute dai politici a equo canone. Più saggio di Veltroni che strilla, ma resta dov'è, D'Alema trasloca. E sceglie la trasmissione di Costanzo per annunciare il passaggio in un altro appartamento.
Ma il suo disprezzo per la carta stampata resta intatto. Arrivando a coinvolgere politici incolpevoli. In quell'autunno dice di me: «Pansa si fa leggere sempre, ma ha un difetto: non capisce un cazzo di politica. C'è uno solo in Italia che ne capisce meno di lui: Romano Prodi».
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> > > -> Siamo in 3: Giambo, segretaria e un tale
> che
> > > finira' al piu' presto in un fosso
> > >

> >
> > sempre volontario tu...eh!?

>
> Oink-Oink
!Ma lei ha una bici sua o la porti in canna?
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Con una bici da donna, ovvio.
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> > > > > > > > > > > cosa fate in caso di
> > > > > terremoto?

> > > > > > > > > >
> > > > > > > > > > E' il mio sogno, rimanere
> > > > intrappolato
> > > > a
> > > > > > > vita
> > > > > > > > > > sotto le macerie, mi basta un
> PC
> e
> > > la
> > > > > > > > > > ADSL.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > RSPDR

> > > > > > > > > cazzo mi hai fatto rotolare sul
> > > > pavimento
> > > > > > > dalle
> > > > > > > > > risate
> > > > > > > >
> > > > > > > > Io scherzo ma non sono andato troppo
> > > > > lontano.
> > > > >
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> > > > > > >
> > > > > > > e cosa nasi da lì sotto?
> > > > > > > quanto resisteresti senza il profumo a
> > te
> > > > > tanto
> > > > > > > caro?
> > > > > >
> > > > > > Non parlavo per me, mi fingevo un
> > > sociofobico
> > > > > > alla Lich. Io senza quella roba lì da
> > nasare
> > > > non
> > > > > > avrei più motivi per vivere.
> > > > > >

> > > > > >
> > > > >
> > > > >
> > > > > Puoi sempre sniffare colla, almeno non
> avrai
> > > > > bisogno di chili di viagra e dopo un pò
> > > > tireresti
> > > > > anche le
> > > > > cuoia

> > > >
> > > > Caro, proprio ieri ho sperimentato che del
> > > viagra
> > > > posso farne a meno ancora per un bel po'.
> > > >

> > >
> > > Non oso chiederti con cosa hai fatto
> > > questo esperimento
> > >

> >
> > Non posso dirtelo, troppo maialesco per un
> > giovane.
> >

>
> Dai non fare il timidone

Troppo, troppo maialesco. Poi i giovini non lo capiscono neanche.
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> > > terremoto?

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> > > > > > > > E' il mio sogno, rimanere
> > intrappolato
> > a
> > > > > vita
> > > > > > > > sotto le macerie, mi basta un PC e
> la
> > > > > > > > ADSL.
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> > > > > > > RSPDR

> > > > > > > cazzo mi hai fatto rotolare sul
> > pavimento
> > > > > dalle
> > > > > > > risate
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> > > > > > Io scherzo ma non sono andato troppo
> > > lontano.
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> > > > > e cosa nasi da lì sotto?
> > > > > quanto resisteresti senza il profumo a te
> > > tanto
> > > > > caro?
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> > > > Non parlavo per me, mi fingevo un
> sociofobico
> > > > alla Lich. Io senza quella roba lì da nasare
> > non
> > > > avrei più motivi per vivere.
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> > > Puoi sempre sniffare colla, almeno non avrai
> > > bisogno di chili di viagra e dopo un pò
> > tireresti
> > > anche le
> > > cuoia

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> > Caro, proprio ieri ho sperimentato che del
> viagra
> > posso farne a meno ancora per un bel po'.
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> Non oso chiederti con cosa hai fatto
> questo esperimento
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Non posso dirtelo, troppo maialesco per un giovane.
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> > Tu conosci la casa d'aste Cambi di Genova? Ha
> > sede in un "castello" in
> > Genova.
> >
> > Li ho conosciuti sabato.
>
>
> Lo conosco lo conosco....
> [img]http://imgpe.trivago.com/itemimages/90/50/905
>
> O)
E' lui. Ci sei mai stata?
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> terremoto?

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> > > > > > E' il mio sogno, rimanere intrappolato a
> > > vita
> > > > > > sotto le macerie, mi basta un PC e la
> > > > > > ADSL.
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> > > > > RSPDR

> > > > > cazzo mi hai fatto rotolare sul pavimento
> > > dalle
> > > > > risate
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> > > > Io scherzo ma non sono andato troppo
> lontano.
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> > > e cosa nasi da lì sotto?
> > > quanto resisteresti senza il profumo a te
> tanto
> > > caro?
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> > Non parlavo per me, mi fingevo un sociofobico
> > alla Lich. Io senza quella roba lì da nasare non
> > avrei più motivi per vivere.
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> Puoi sempre sniffare colla, almeno non avrai
> bisogno di chili di viagra e dopo un pò tireresti
> anche le
> cuoia

Caro, proprio ieri ho sperimentato che del viagra posso farne a meno ancora per un bel po'.
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> - Scritto da: exsinistro
>
> > Ho una casa grande, non di gran lusso ma grande.
>
> Come stai a assicurazione contro gli incendi
>

> ?
Cielo, per forza, ciò il mutuo e la Banca me lo impone. Mobili a parte è ignifuga.

E tu come stai a corpetti antiproiettili?
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> > > > > cosa fate in caso di terremoto?

> > > >
> > > > E' il mio sogno, rimanere intrappolato a
> vita
> > > > sotto le macerie, mi basta un PC e la
> > > > ADSL.
> > >
> > > RSPDR

> > > cazzo mi hai fatto rotolare sul pavimento
> dalle
> > > risate
> >
> > Io scherzo ma non sono andato troppo lontano.
>

>
> e cosa nasi da lì sotto?
> quanto resisteresti senza il profumo a te tanto
> caro?
Non parlavo per me, mi fingevo un sociofobico alla Lich. Io senza quella roba lì da nasare non avrei più motivi per vivere.

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> > Tu conosci la casa d'aste Cambi di Genova? Ha
> > sede in un "castello" in
> > Genova.
> >
> > Li ho conosciuti sabato.
>
> tutta la casa d'aste?

No, solo i muri.
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> > > > > > > > > - Scritto da: exsinistro
> > > > > > > > > > Che fai oggi, ignori Fata? Sei
> > > pazzo?
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > E' impegnato

> > > > > > > > >




> > > > > > > >
> > > > > > > > Si, a rispondere a Puffa, ho visto.
> > > > >

> > > > > > >
> > > > > > > Ha un debole per il pesto...a me
> invece
> > > sale
> > > > > in
> > > > > > > gola. Preferisco i cannoli siciliani.
> > > > > > >

> > > > > >
> > > > > > Secondo me è sensibile ai Km, Genova è
> più
> > > > > vicina
> > > > > > alla Svizzera.
> > > > > >

> > > > >
> > > > > Pure tirchio e sfaticato?...Ah beh...
> > > >
> > > > Direi pratico. Anche Puffa è una bella
> > ragazza.
> > >
> > > Se Giambo è contento , sono contenta per lui!
>

> >
> > Quando vieni a milano? Ti ospito.

>
> A casa tua o in albergo?

> Cmq mi prenderò un anno sabbatico...e viaggerò
> molto. Verrò anche a
> Milano.
> Magari un giorno ti ospiterò pure io a Terronia.
> Ho una casa al mare molto bella.
>
A casa mia, ovvio. In albergo mi sembra squallido.

Ho una casa grande, non di gran lusso ma grande.
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- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
>
> > Ti ospito.

>
> No
!E Giambo, non ho la mia età per nulla.

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Dio Porco
Ad
hhttps://bestemmietraamicidioporco
Perché non bestemmiare tra amici? È una cosa divertente!
- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
>
> > Anche Puffa è una bella ragazza.
>
> Foto
!>
> Foto foto foto foto foto foto foto sbrigati
!!!Ne avevo una in esclusiva ma non l'ho più.
Everyone has the right to my opinion!
- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da: exsinistro
> > Che fai oggi, ignori Fata? Sei pazzo?
>
> Lavoro, stress
!> E fra mezz'ora bella biciclettata aziendale

A beh, cominciavo a preoccuparmi per te.
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> > > > > > > > Che fai oggi, ignori Fata? Sei
> pazzo?
> > > > > > >
> > > > > > > E' impegnato

> > > > > > >




> > > > > >
> > > > > > Si, a rispondere a Puffa, ho visto.
> > >

> > > > >
> > > > > Ha un debole per il pesto...a me invece
> sale
> > > in
> > > > > gola. Preferisco i cannoli siciliani.
> > > > >

> > > >
> > > > Secondo me è sensibile ai Km, Genova è più
> > > vicina
> > > > alla Svizzera.
> > > >

> > >
> > > Pure tirchio e sfaticato?...Ah beh...
> >
> > Direi pratico. Anche Puffa è una bella ragazza.
>
> Se Giambo è contento , sono contenta per lui!

Quando vieni a milano? Ti ospito.
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> > - Scritto da:
> > > cosa fate in caso di terremoto?

> >
> > E' il mio sogno, rimanere intrappolato a vita
> > sotto le macerie, mi basta un PC e la
> > ADSL.
>
> RSPDR

> cazzo mi hai fatto rotolare sul pavimento dalle
> risate
Io scherzo ma non sono andato troppo lontano.
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> > > > > > Che fai oggi, ignori Fata? Sei pazzo?
> > > > >
> > > > > E' impegnato

> > > > >




> > > >
> > > > Si, a rispondere a Puffa, ho visto.
>

> > >
> > > Ha un debole per il pesto...a me invece sale
> in
> > > gola. Preferisco i cannoli siciliani.
> > >

> >
> > Secondo me è sensibile ai Km, Genova è più
> vicina
> > alla Svizzera.
> >

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> Pure tirchio e sfaticato?...Ah beh...
Direi pratico. Anche Puffa è una bella ragazza.
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Tu conosci la casa d'aste Cambi di Genova? Ha sede in un "castello" in Genova.
Li ho conosciuti sabato.
Li ho conosciuti sabato.
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> > > > Che fai oggi, ignori Fata? Sei pazzo?
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> > > E' impegnato

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> >
> > Si, a rispondere a Puffa, ho visto.

>
> Ha un debole per il pesto...a me invece sale in
> gola. Preferisco i cannoli siciliani.
>

Secondo me è sensibile ai Km, Genova è più vicina alla Svizzera.
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