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il 2020-08-13 23:46:36.0 alle 2020-08-13 23:46:36.0
Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > > Al mio criceto.
> > > >
> > > > Indovinate con che soldi l'ho pagata
> > >
> > > I soldi del criceto?
> >
> > no
> > ripensaci
>
> Ovviamente col reddito di cittadinanza.
Pagato dal criceto, che corre e corre sulla ruota. Per questo l'ha subito portato dal veterinario.
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> Ovviamente col reddito di cittadinanza.
Pagato dal criceto, che corre e corre sulla ruota. Per questo l'ha subito portato dal veterinario.
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Ovviamente col reddito di cittadinanza.
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Ovviamente col reddito di cittadinanza.
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il 2020-08-13 18:20:59.0 alle 2020-08-13 18:20:59.0
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> Al mio criceto.
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> Indovinate con che soldi l'ho pagata
I soldi del criceto?
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> Indovinate con che soldi l'ho pagata

I soldi del criceto?
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il 2020-08-13 18:17:17.0 alle 2020-08-13 18:17:17.0
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> > Al mio criceto.
> >
> > Indovinate con che soldi l'ho pagata
>
> Cos'aveva?
aveva il rumine (come le vacche) perforato. Il cibo finiva tra le interiora.
Sta bene ora.
> > Al mio criceto.
> >
> > Indovinate con che soldi l'ho pagata

>
> Cos'aveva?
aveva il rumine (come le vacche) perforato. Il cibo finiva tra le interiora.
Sta bene ora.
France in free fall
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Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> >
> >
> > AHAHAHAHAH
>
> Il lavoro non nobilita l'uomo: la libertà lo fa.
>
> Però chi non lavora è libero di non farlo semplicemente perché qualcuno lavora o ha lavorato al posto suo, ovvero:
> - I genitori lavorano o hanno lavorato e gli hanno dato/gli danno soldi
> - Prende qualche sussidio statale, che esiste per il fatto che altri lavorano e pagano imposte
Oppure ha creato qualcosa che gli permette di non lavorare. In tal caso però il suo lavoro in genere diviene amministrare e mantenere quella cosa, quindi non è che non lavori. Ad esempio uno può avere dei soldi da parte investiti in titoli, e il suo lavoro è comprare e vendere titoli per mantenere e aumentare il capitale.
Poi c'è anche il risparmio. Cosa fai quando hai 5.000 euro? La maggior parte delle famiglie italiane quando ha qualche risparmio rifà il bagno, ristruttura il locale adattandolo allo stile di moda in quel momento.
Casa mia cade a pezzi perché è rimasto tutto agli anni 60, non abbiamo mai rifatto niente. Invece tenevamo i soldi da parte e con quelli abbiamo potuto comprare dei locali fatiscenti al pian terreno di una casa semicentrale, sistemarli e farne negozi. Sistemarli vuol anche dire scoprire che nel muro correva una fogna rotta che rendeva marcio l'intero locale, aggiustare la fogna a proprie spese anche se era una competenza condominiale, e scoprire che nel muro opposto c'era un'altra fogna rotta che perdeva. Sono andato avanti e indietro con la carriola per quasi un anno.
Un altro negozio fa parte di una casa comprata da mio padre vendendo l'alloggio al mare comprato quando un alloggio costava come un anno di stipendio, non vent'anni come oggi.
Per cui il privilegio di avere dei negozi dipende da una serie di fattori. Il fatto che mio padre oltre a lavorare facesse un secondo lavoro in nero, così al momento opportuno aveva i soldi da parte. L'aver sgobbato per mettere a posto i locali. La fortuna, ovvero le circostanze, cioè che in un certo momento comprare un alloggio costasse poco, oppure che fino a metà anni 70 chi faceva il negoziante, es. mia nonna, non pagasse praticamente tasse*. Il fatto che a mio padre piacesse lavorare. L'intelligenza, il senso degli affari di mio padre che lo ha messo in grado di capire che gli immobili del centro storico che tutti schifavano perché vecchi erano un investimento, una mentalità scettica** e indipendente che gli permetteva di fare, suppongo, un ragionamento come il seguente: io lavoro già otto ore al giorno in fabbrica, e su questo pago le tasse: su quel che faccio volontariamente in più lo stato ha alcun diritto. Una mentalità che non dà importanza ad avere il bagno alla moda.
* Fino agli anni 70 lo stato ricavava parte dei suoi redditi dalle industrie di stato e non aveva, presumo, interesse a tassare a tappeto né la capacità di farlo. Ora sono state privatizzate e lo stato ricava i suoi introiti spremendo le classi medio-basse.
** Confrontiamo con lo sciocco eticismo del mio ex socio che, quando proposi di trasferire i server negli Stati Uniti per risparmiare le enormi spese della banda, rispose: Chierinet è il provider di Chieri e i server devono restare a Chieri.
Oggi chi volesse ragionare in modo simile resta comunque svantaggiato da diversi fattori: il lavoro è difficile da trovare e rende poco e un immobile costa come anta anni di lavoro; lo stato spreme da tutti tutto lo spremibile e ostacola il lavoro in nero, ormai sempre più difficile, con la "lotta all'evasione", che può parere una cosa bella ed etica (vedasi i due asterischi), ma approvare il nobile principio senza vedere che impedisce alle piccole attività di rendere qualcosa di più di un mero reddito di susstistenza mentre Apple e Amazon pagano poche tasse perché possono permettersi una struttura fiscale adatta a evitarle, è da cialtroni.
In altre parole: in un posto in provincia di Torino esiste un lotto nel quale si potrebbe realizzare una tavola calda che, data la posizione, renderebbe parecchio. Comprerei quel terreno, ma non ho i soldi perché il costo dei terreni in città è improponibile, e non ho neppure i soldi per realizzare la tavola calda. Oltretutto oggi costruire un edificio che non sia un cesso fatto di cemento plastica e lamiera ha costi sbalorditivi.
> Quindi, fermo restando che l'idea che il lavoro nobilità l'uomo è proprio scema, i personaggi che fanno apologia del non lavorare vengono cazziati per via del fatto che è evidente che lo possono fare perché qualcun'altro ha lavorato o lavora al posto loro.
>
> Non solo, ma vengono cazziati anche per via del fatto che la loro condizione privilegiata è conseguenza di disuguaglianze economiche: "se loro hanno il privilegio di poter vivere senza lavorare allora perché io invece no?".
"Perché non sei abbastanza intelligente".
> Il lavoro non si può eliminare, perché i soldi sono solo pezzi di carta. L'economia reale è fatta di beni e servizi: se nessuno lavora non esistono beni e servizi, quindi moriamo tutti di fame. A quel punto la moneta diventa carta straccia. È banale!
>
> Quindi è probabile che la frase "il lavoro nobilita l'uomo" sia stata creata solo per educare le persone a una cosa inevitabile, di cui non si può fare a meno.
Sostituisci "educare" con "illudere".
> In sintesi, in realtà è la libertà nobilità l'uomo, ma viene apprezzata quando tutti quanti ne godono: quando ne godono solo alcuni (in questo caso i privilegiati che sono liberi di non lavorare) quelli che ne sono privati rosikano e talvolta, in nome dell'uguaglianza, finiscono per desiderare che anche gli altri non siano liberi.
L'uguaglianza è una menzogna dal punto di vista oggettivo (cioè non è vero che gli uomini siano tutti uguali) e una stupidaggine dal punto di vista normativo (cioè non dovrebbero neppure essere considerati tali). Scrivessi una costituzione non inserirei alcun riferimento all'uguaglianza degli esseri umani.
> Scritto da:
> >
> >
> > AHAHAHAHAH
>
> Il lavoro non nobilita l'uomo: la libertà lo fa.
>
> Però chi non lavora è libero di non farlo semplicemente perché qualcuno lavora o ha lavorato al posto suo, ovvero:
> - I genitori lavorano o hanno lavorato e gli hanno dato/gli danno soldi
> - Prende qualche sussidio statale, che esiste per il fatto che altri lavorano e pagano imposte
Oppure ha creato qualcosa che gli permette di non lavorare. In tal caso però il suo lavoro in genere diviene amministrare e mantenere quella cosa, quindi non è che non lavori. Ad esempio uno può avere dei soldi da parte investiti in titoli, e il suo lavoro è comprare e vendere titoli per mantenere e aumentare il capitale.
Poi c'è anche il risparmio. Cosa fai quando hai 5.000 euro? La maggior parte delle famiglie italiane quando ha qualche risparmio rifà il bagno, ristruttura il locale adattandolo allo stile di moda in quel momento.
Casa mia cade a pezzi perché è rimasto tutto agli anni 60, non abbiamo mai rifatto niente. Invece tenevamo i soldi da parte e con quelli abbiamo potuto comprare dei locali fatiscenti al pian terreno di una casa semicentrale, sistemarli e farne negozi. Sistemarli vuol anche dire scoprire che nel muro correva una fogna rotta che rendeva marcio l'intero locale, aggiustare la fogna a proprie spese anche se era una competenza condominiale, e scoprire che nel muro opposto c'era un'altra fogna rotta che perdeva. Sono andato avanti e indietro con la carriola per quasi un anno.
Un altro negozio fa parte di una casa comprata da mio padre vendendo l'alloggio al mare comprato quando un alloggio costava come un anno di stipendio, non vent'anni come oggi.
Per cui il privilegio di avere dei negozi dipende da una serie di fattori. Il fatto che mio padre oltre a lavorare facesse un secondo lavoro in nero, così al momento opportuno aveva i soldi da parte. L'aver sgobbato per mettere a posto i locali. La fortuna, ovvero le circostanze, cioè che in un certo momento comprare un alloggio costasse poco, oppure che fino a metà anni 70 chi faceva il negoziante, es. mia nonna, non pagasse praticamente tasse*. Il fatto che a mio padre piacesse lavorare. L'intelligenza, il senso degli affari di mio padre che lo ha messo in grado di capire che gli immobili del centro storico che tutti schifavano perché vecchi erano un investimento, una mentalità scettica** e indipendente che gli permetteva di fare, suppongo, un ragionamento come il seguente: io lavoro già otto ore al giorno in fabbrica, e su questo pago le tasse: su quel che faccio volontariamente in più lo stato ha alcun diritto. Una mentalità che non dà importanza ad avere il bagno alla moda.
* Fino agli anni 70 lo stato ricavava parte dei suoi redditi dalle industrie di stato e non aveva, presumo, interesse a tassare a tappeto né la capacità di farlo. Ora sono state privatizzate e lo stato ricava i suoi introiti spremendo le classi medio-basse.
** Confrontiamo con lo sciocco eticismo del mio ex socio che, quando proposi di trasferire i server negli Stati Uniti per risparmiare le enormi spese della banda, rispose: Chierinet è il provider di Chieri e i server devono restare a Chieri.
Oggi chi volesse ragionare in modo simile resta comunque svantaggiato da diversi fattori: il lavoro è difficile da trovare e rende poco e un immobile costa come anta anni di lavoro; lo stato spreme da tutti tutto lo spremibile e ostacola il lavoro in nero, ormai sempre più difficile, con la "lotta all'evasione", che può parere una cosa bella ed etica (vedasi i due asterischi), ma approvare il nobile principio senza vedere che impedisce alle piccole attività di rendere qualcosa di più di un mero reddito di susstistenza mentre Apple e Amazon pagano poche tasse perché possono permettersi una struttura fiscale adatta a evitarle, è da cialtroni.
In altre parole: in un posto in provincia di Torino esiste un lotto nel quale si potrebbe realizzare una tavola calda che, data la posizione, renderebbe parecchio. Comprerei quel terreno, ma non ho i soldi perché il costo dei terreni in città è improponibile, e non ho neppure i soldi per realizzare la tavola calda. Oltretutto oggi costruire un edificio che non sia un cesso fatto di cemento plastica e lamiera ha costi sbalorditivi.
> Quindi, fermo restando che l'idea che il lavoro nobilità l'uomo è proprio scema, i personaggi che fanno apologia del non lavorare vengono cazziati per via del fatto che è evidente che lo possono fare perché qualcun'altro ha lavorato o lavora al posto loro.
>
> Non solo, ma vengono cazziati anche per via del fatto che la loro condizione privilegiata è conseguenza di disuguaglianze economiche: "se loro hanno il privilegio di poter vivere senza lavorare allora perché io invece no?".
"Perché non sei abbastanza intelligente".
> Il lavoro non si può eliminare, perché i soldi sono solo pezzi di carta. L'economia reale è fatta di beni e servizi: se nessuno lavora non esistono beni e servizi, quindi moriamo tutti di fame. A quel punto la moneta diventa carta straccia. È banale!
>
> Quindi è probabile che la frase "il lavoro nobilita l'uomo" sia stata creata solo per educare le persone a una cosa inevitabile, di cui non si può fare a meno.
Sostituisci "educare" con "illudere".
> In sintesi, in realtà è la libertà nobilità l'uomo, ma viene apprezzata quando tutti quanti ne godono: quando ne godono solo alcuni (in questo caso i privilegiati che sono liberi di non lavorare) quelli che ne sono privati rosikano e talvolta, in nome dell'uguaglianza, finiscono per desiderare che anche gli altri non siano liberi.
L'uguaglianza è una menzogna dal punto di vista oggettivo (cioè non è vero che gli uomini siano tutti uguali) e una stupidaggine dal punto di vista normativo (cioè non dovrebbero neppure essere considerati tali). Scrivessi una costituzione non inserirei alcun riferimento all'uguaglianza degli esseri umani.
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 17:09:49.0 alle 2020-08-13 17:09:49.0
> Al mio criceto.
>
> Indovinate con che soldi l'ho pagata
Cos'aveva?
>
> Indovinate con che soldi l'ho pagata

Cos'aveva?
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 13:31:54.0 alle 2020-08-13 13:31:54.0
Al mio criceto.
Indovinate con che soldi l'ho pagata
Indovinate con che soldi l'ho pagata
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
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https://imgoat.com/uploads/cdd60ea004/183004.png
Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 12:05:56.0 alle 2020-08-13 12:05:56.0
Scritto da: Mattia
> https://forum.termometropolitico.it/806597-chi-e-c...
>
> In questa discussione voglio sfidare dialetticamente gli oppositori del reddito di cittadinanza.
>
> In Italia ce ne sono tanti, prendete per esempio questo post di @Tito.
>
> > credo che la dimostrazione sia quanto è accaduto in Italia.
> > pagare la gente all'infinito PER stare a casa (e non temporaneamente perchè MOMENTANEAMENTE si trova senza lavoro) > è una spesa inutile. Non serve a creare lavoro, non incentiva nessuno a cercarselo.
> > gli unici ad avere trovato un lavoro grazie al RDC sono i mitici "tutor".....vedi tu.
>
> Da un lato ci sono gli anarcocapitalisti come @ciddo che vorrebbero eliminare completamente lo stato (un'idea aberrante ma almeno coerente), dall'altro i comunistoni che vogliono che lo stato abbia in mano tutto quanto.
>
> Poi ci sono i liberisti a metà strada come Tito e tanti altri, che ammettono che sia necessaria una qualche forma di sanità pubblica per garantire a tutti i cittadini (ricchi e poveri) le prestazioni sanitarie, ma poi per qualche motivo sono contrari al reddito di cittadinanza. Devo quindi concludere che per loro è più importante ricevere cure mediche piuttosto che mangiare e avere un tetto sopra la testa?
> Infatti il reddito di cittadinanza serve a questo: a dare un alloggio e da mangiare a chi non ha soldi per pagarli.
>
> Chi gode del reddito di cittadinanza non è più parassita di quanto lo sia chi usa la sanità pubblica.
>
> Chi usa la sanità pubblica si fa curare con i soldi degli altri.
> Chi gode del reddito di cittadinanza mangia con i soldi degli altri.
>
> È la stessa cosa. Non vedo perché la prima cosa sarebbe accettabile mentre la seconda no.
> Io direi che il primo diritto sociale a cui lo stato deve pensare è quello di mangiare e avere un tetto sopra la testa, poi arriva la sanità e infine l'istruzione: l'ordine di importanza è questo.
>
> Quindi un liberista moderato dovrebbe al massimo dire: "io sono contro la sanità pubblica, ma favorevole al reddito di cittadinanza", mentre viceversa non ha senso, perché mangiare è più importante che avere prestazioni sanitarie. Si può stare anni e anni senza il medico, ma quanto tempo si può stare senza mangiare? Quanto tempo si può stare senza una casa?
>
>
l assurdità si spiega così
la sanità pubblica è popolata da entità affiliate ai sindacati
i disoccupati no
la sanità pubblica è fomentata non certo per il cittadino, ma per i sindacalizzati che ci lavorano
di aiutare il cittadino non è mai fregato niente a nessuno
bisogna scrollarsi di dosso la lebbra sindacale e il bullismo sindacale
> https://forum.termometropolitico.it/806597-chi-e-c...

>
> In questa discussione voglio sfidare dialetticamente gli oppositori del reddito di cittadinanza.
>
> In Italia ce ne sono tanti, prendete per esempio questo post di @Tito.
>
> > credo che la dimostrazione sia quanto è accaduto in Italia.
> > pagare la gente all'infinito PER stare a casa (e non temporaneamente perchè MOMENTANEAMENTE si trova senza lavoro) > è una spesa inutile. Non serve a creare lavoro, non incentiva nessuno a cercarselo.
> > gli unici ad avere trovato un lavoro grazie al RDC sono i mitici "tutor".....vedi tu.
>
> Da un lato ci sono gli anarcocapitalisti come @ciddo che vorrebbero eliminare completamente lo stato (un'idea aberrante ma almeno coerente), dall'altro i comunistoni che vogliono che lo stato abbia in mano tutto quanto.
>
> Poi ci sono i liberisti a metà strada come Tito e tanti altri, che ammettono che sia necessaria una qualche forma di sanità pubblica per garantire a tutti i cittadini (ricchi e poveri) le prestazioni sanitarie, ma poi per qualche motivo sono contrari al reddito di cittadinanza. Devo quindi concludere che per loro è più importante ricevere cure mediche piuttosto che mangiare e avere un tetto sopra la testa?
> Infatti il reddito di cittadinanza serve a questo: a dare un alloggio e da mangiare a chi non ha soldi per pagarli.
>
> Chi gode del reddito di cittadinanza non è più parassita di quanto lo sia chi usa la sanità pubblica.
>
> Chi usa la sanità pubblica si fa curare con i soldi degli altri.
> Chi gode del reddito di cittadinanza mangia con i soldi degli altri.
>
> È la stessa cosa. Non vedo perché la prima cosa sarebbe accettabile mentre la seconda no.
> Io direi che il primo diritto sociale a cui lo stato deve pensare è quello di mangiare e avere un tetto sopra la testa, poi arriva la sanità e infine l'istruzione: l'ordine di importanza è questo.
>
> Quindi un liberista moderato dovrebbe al massimo dire: "io sono contro la sanità pubblica, ma favorevole al reddito di cittadinanza", mentre viceversa non ha senso, perché mangiare è più importante che avere prestazioni sanitarie. Si può stare anni e anni senza il medico, ma quanto tempo si può stare senza mangiare? Quanto tempo si può stare senza una casa?
>
>
l assurdità si spiega così
la sanità pubblica è popolata da entità affiliate ai sindacati
i disoccupati no
la sanità pubblica è fomentata non certo per il cittadino, ma per i sindacalizzati che ci lavorano
di aiutare il cittadino non è mai fregato niente a nessuno
bisogna scrollarsi di dosso la lebbra sindacale e il bullismo sindacale
Scritto da:
>
>
> AHAHAHAHAH
Il lavoro non nobilita l'uomo: la libertà lo fa.
Però chi non lavora è libero di non farlo semplicemente perché qualcuno lavora o ha lavorato al posto suo, ovvero:
- I genitori lavorano o hanno lavorato e gli hanno dato/gli danno soldi
- Prende qualche sussidio statale, che esiste per il fatto che altri lavorano e pagano imposte
Quindi, fermo restando che l'idea che il lavoro nobilità l'uomo è proprio scema, i personaggi che fanno apologia del non lavorare vengono cazziati per via del fatto che è evidente che lo possono fare perché qualcun'altro ha lavorato o lavora al posto loro.
Non solo, ma vengono cazziati anche per via del fatto che la loro condizione privilegiata è conseguenza di disuguaglianze economiche: "se loro hanno il privilegio di poter vivere senza lavorare allora perché io invece no?".
Il lavoro non si può eliminare, perché i soldi sono solo pezzi di carta. L'economia reale è fatta di beni e servizi: se nessuno lavora non esistono beni e servizi, quindi moriamo tutti di fame. A quel punto la moneta diventa carta straccia. È banale!
Quindi è probabile che la frase "il lavoro nobilita l'uomo" sia stata creata solo per educare le persone a una cosa inevitabile, di cui non si può fare a meno.
In sintesi, in realtà è la libertà nobilità l'uomo, ma viene apprezzata quando tutti quanti ne godono: quando ne godono solo alcuni (in questo caso i privilegiati che sono liberi di non lavorare) quelli che ne sono privati rosikano e talvolta, in nome dell'uguaglianza, finiscono per desiderare che anche gli altri non siano liberi.
**Modificato dall'autore il 13.08.2020 04:59**
>
>
> AHAHAHAHAH
Il lavoro non nobilita l'uomo: la libertà lo fa.
Però chi non lavora è libero di non farlo semplicemente perché qualcuno lavora o ha lavorato al posto suo, ovvero:
- I genitori lavorano o hanno lavorato e gli hanno dato/gli danno soldi
- Prende qualche sussidio statale, che esiste per il fatto che altri lavorano e pagano imposte
Quindi, fermo restando che l'idea che il lavoro nobilità l'uomo è proprio scema, i personaggi che fanno apologia del non lavorare vengono cazziati per via del fatto che è evidente che lo possono fare perché qualcun'altro ha lavorato o lavora al posto loro.
Non solo, ma vengono cazziati anche per via del fatto che la loro condizione privilegiata è conseguenza di disuguaglianze economiche: "se loro hanno il privilegio di poter vivere senza lavorare allora perché io invece no?".
Il lavoro non si può eliminare, perché i soldi sono solo pezzi di carta. L'economia reale è fatta di beni e servizi: se nessuno lavora non esistono beni e servizi, quindi moriamo tutti di fame. A quel punto la moneta diventa carta straccia. È banale!
Quindi è probabile che la frase "il lavoro nobilita l'uomo" sia stata creata solo per educare le persone a una cosa inevitabile, di cui non si può fare a meno.
In sintesi, in realtà è la libertà nobilità l'uomo, ma viene apprezzata quando tutti quanti ne godono: quando ne godono solo alcuni (in questo caso i privilegiati che sono liberi di non lavorare) quelli che ne sono privati rosikano e talvolta, in nome dell'uguaglianza, finiscono per desiderare che anche gli altri non siano liberi.
**Modificato dall'autore il 13.08.2020 04:59**
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:59:55.0 alle 2020-08-13 03:59:55.0
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:57:29.0 alle 2020-08-13 03:57:29.0
> Scrivete qua le vostre esperienze
Aspetta, che ti scrivo le mie:
Aspetta, che ti scrivo le mie:
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:39:40.0 alle 2020-08-13 03:39:40.0
Scrivete qua le vostre esperienze
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:38:28.0 alle 2020-08-13 03:38:28.0
Dopo le memorabili
le mutazioni genetiche
il latte
etc
beccatevi questa
https://www.cristiancaregnato.it/le-fobie-possono-...
le mutazioni genetiche
il latte
etc
beccatevi questa
https://www.cristiancaregnato.it/le-fobie-possono-...

Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:31:21.0 alle 2020-08-13 03:31:21.0
Scritto da:
> > Tuo padre o tuo nonno erano stati bullati che tu sappia?
>
> Miinchia!
> > Tuo padre o tuo nonno erano stati bullati che tu sappia?
>
> Miinchia!
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 03:30:57.0 alle 2020-08-13 03:30:57.0
Scritto da:
>
> Sta elaborando una qualche cervellotica teoria
esatto
è già in seconda posizione rispetto a un postulato
>
> Sta elaborando una qualche cervellotica teoria

esatto

è già in seconda posizione rispetto a un postulato
Politica
Scritto da:
> > INDIVIDUALISMO non significa che un individuo può commettere atti di prepotenza e prevaricazione sulla collettività (che non è affatto astratta, essendo composta da persone in carne e ossa), ma viceversa: la collettività non può commettere atti di prevaricazione su un individuo e giustificarli dicendo "è il volere della maggioranza". Il liberalismo è contro la violenza democratica, non è che sia favorevole alla violenza dell'individuo sulla collettività.
>
> https://forum.termometropolitico.it/67023-legge-po...
>
> Potresti dire a Supermario che sono d'accordo con lui al 120%?
La fate troppo semplice.
Mettiamo che il Ré Luigi, nel 1600, abbia regalato le terre di un'intera vallata del suo regno ai suoi amici e parenti, trasformando quindi il suolo pubblico in proprietà privata.
Gli abitanti della vallata avevano necessità di passare da lì per raggiungere il fiume, ma in base a un libertariano diritto i proprietari potevano sparare a chiunque calpestasse la loro proprietà.
La proprietà viene venduta e rivenduta più volte e nel frattempo il Ré Luigi viene destituito, perché lo stato si traforma in una democrazia liberale.
Il nuovo ordine, non essendo comunista, non ha come obbiettivo l'esproprio sistematico della proprietà privata, ma il problema resta: gli abitanti della vallata non possono raggiungere il fiume perché è stato privatizzato tutto.
Secondo te il nuovo governo liberaldemocratico deve risolvere il problema oppure no?
Io penso che se le privatizzazioni fatte da un governo fossero irreversibili sarebbe un bel problema. In teoria ci dovrebbe essere una razionalità nella pianificazione del territorio ("piano regolatore"), ma cosa si fa se in passato sono state fatte privatizzazioni a cazzo di cane?
È vero che l'attuale proprietario del terreno non ha colpa per gli sbagli che sono stati fatti magari 400 anni fa, ma è anche vero che non è neppure colpa degli abitanti se i governi passati hanno fatto coglionaggini.
Quindi per come la vedo la questione si risolve pragmaticamente con il fatto che lo stato ti ricrea una coppia esatta della casa un po' più in là, in un terreno delle stesse dimensioni e una volta che il lavoro è stato fatto tu ti trasferisci e lo stato ti paga anche il trasloco del tuo mobilio e di tutto quello che c'è nella tua casa. La fregatura è che però tu non puoi decidere se accettare oppure no: sei obbligato a trasferirti nella nuova casa.
Capisco che il proprietario potrebbe non ritenere che la copia della casa sia perfettamente uguale a quella originale (anche perché la posizione non è più la stessa), ma si tratterebbe di un valido compromesso tra diritti individuali e diritto pubblico. Se l'individuo non accetta questo compromesso significa che se ne sbatte delle necessità di tutti gli altri (del resto, se fosse almeno un po' intelligente, dovrebbe aver capito il problema ancora prima di comprare la casa: come puoi comprare una proprietà in un agglomerato di proprietà che sbarrano l'accesso al resto degli abitanti?).
Comunque non è solo una questione di stato Vs individuo, ma anche di individuo Vs individuo.
Per esempio, nella proprietà di mia zia c'è un diritto di passo: la porzione di terreno in cui c'è il diritto di passo è sua, ma non può farci niente perché appunto il vicino deve poterci passare.
Quando ha comprato il terreno il diritto di passo c'era già, quindi sapeva a cosa andava incontro, ma in passato ci sono state battaglie legali, perché il diritto di passo una volta non c'era: colui che aveva necessità di passare sul terreno ha vinto le battaglie legali.
Quindi per fare contento un individuo, lo stato ha dovuto "espropriare" un pezzo di terreno a qualcuno. Quindi un conflitto tra un interesse INDIVIDUALE e un altro interesse INDIVIDUALE. I libertariani possono anche fingere che la collettività non valga nulla (a torto, visto che la collettività è un insieme di INDIVIDUI), ma cosa dicono quando il conflitto di interessi è tra un INDIVIDUO e un altro INDIVIDUO? Dei due diritti INDIVIDUALI, quale conta di più?
> Anche dove dice "Viva la campagna, abbasso la cementificazione".
La proprietà privata non aiuta la causa: infatti i boschi sono tipicamente suolo pubblico. Se un privato acquisisce un pezzo di bosco, quasi sicuramente lo distrugge per costruirci qualcosa, oppure lo distrugge per trasformarlo in tavoli dell'Ikea.
Anche lo stato potrebbe distruggere il bosco, ma normalmente non lo fa, perché difficilmente gli abitanti glielo lasciano fare. Ho visto invece numerose vigne (situate in terreni privati) distrutte per essere sostituite da strutture cementose: quando ero piccolo qui in zona c'era un terreno privato in cui pascolavano le capre, adesso c'è un enorme centro commerciale. Tutta la distruzione del verde a cui ho assitito nel corso della vita è stata fatta in terreni privati: il verde del suolo pubblico invece è rimasto al suo posto, perché una volta che lo stato ha costruito una strada e una ferrovia non ha più necessità di disboscare.
Privato = profitto = cementificazione = distruzione dell'ambiente. Su per giù (salvo fatto per alcune eccezioni filantrope) la regola è questa.
**Modificato dall'autore il 13.08.2020 04:05**
> > INDIVIDUALISMO non significa che un individuo può commettere atti di prepotenza e prevaricazione sulla collettività (che non è affatto astratta, essendo composta da persone in carne e ossa), ma viceversa: la collettività non può commettere atti di prevaricazione su un individuo e giustificarli dicendo "è il volere della maggioranza". Il liberalismo è contro la violenza democratica, non è che sia favorevole alla violenza dell'individuo sulla collettività.
>
> https://forum.termometropolitico.it/67023-legge-po...

>
> Potresti dire a Supermario che sono d'accordo con lui al 120%?
La fate troppo semplice.
Mettiamo che il Ré Luigi, nel 1600, abbia regalato le terre di un'intera vallata del suo regno ai suoi amici e parenti, trasformando quindi il suolo pubblico in proprietà privata.
Gli abitanti della vallata avevano necessità di passare da lì per raggiungere il fiume, ma in base a un libertariano diritto i proprietari potevano sparare a chiunque calpestasse la loro proprietà.
La proprietà viene venduta e rivenduta più volte e nel frattempo il Ré Luigi viene destituito, perché lo stato si traforma in una democrazia liberale.
Il nuovo ordine, non essendo comunista, non ha come obbiettivo l'esproprio sistematico della proprietà privata, ma il problema resta: gli abitanti della vallata non possono raggiungere il fiume perché è stato privatizzato tutto.
Secondo te il nuovo governo liberaldemocratico deve risolvere il problema oppure no?
Io penso che se le privatizzazioni fatte da un governo fossero irreversibili sarebbe un bel problema. In teoria ci dovrebbe essere una razionalità nella pianificazione del territorio ("piano regolatore"), ma cosa si fa se in passato sono state fatte privatizzazioni a cazzo di cane?
È vero che l'attuale proprietario del terreno non ha colpa per gli sbagli che sono stati fatti magari 400 anni fa, ma è anche vero che non è neppure colpa degli abitanti se i governi passati hanno fatto coglionaggini.
Quindi per come la vedo la questione si risolve pragmaticamente con il fatto che lo stato ti ricrea una coppia esatta della casa un po' più in là, in un terreno delle stesse dimensioni e una volta che il lavoro è stato fatto tu ti trasferisci e lo stato ti paga anche il trasloco del tuo mobilio e di tutto quello che c'è nella tua casa. La fregatura è che però tu non puoi decidere se accettare oppure no: sei obbligato a trasferirti nella nuova casa.
Capisco che il proprietario potrebbe non ritenere che la copia della casa sia perfettamente uguale a quella originale (anche perché la posizione non è più la stessa), ma si tratterebbe di un valido compromesso tra diritti individuali e diritto pubblico. Se l'individuo non accetta questo compromesso significa che se ne sbatte delle necessità di tutti gli altri (del resto, se fosse almeno un po' intelligente, dovrebbe aver capito il problema ancora prima di comprare la casa: come puoi comprare una proprietà in un agglomerato di proprietà che sbarrano l'accesso al resto degli abitanti?).
Comunque non è solo una questione di stato Vs individuo, ma anche di individuo Vs individuo.
Per esempio, nella proprietà di mia zia c'è un diritto di passo: la porzione di terreno in cui c'è il diritto di passo è sua, ma non può farci niente perché appunto il vicino deve poterci passare.
Quando ha comprato il terreno il diritto di passo c'era già, quindi sapeva a cosa andava incontro, ma in passato ci sono state battaglie legali, perché il diritto di passo una volta non c'era: colui che aveva necessità di passare sul terreno ha vinto le battaglie legali.
Quindi per fare contento un individuo, lo stato ha dovuto "espropriare" un pezzo di terreno a qualcuno. Quindi un conflitto tra un interesse INDIVIDUALE e un altro interesse INDIVIDUALE. I libertariani possono anche fingere che la collettività non valga nulla (a torto, visto che la collettività è un insieme di INDIVIDUI), ma cosa dicono quando il conflitto di interessi è tra un INDIVIDUO e un altro INDIVIDUO? Dei due diritti INDIVIDUALI, quale conta di più?
> Anche dove dice "Viva la campagna, abbasso la cementificazione".
La proprietà privata non aiuta la causa: infatti i boschi sono tipicamente suolo pubblico. Se un privato acquisisce un pezzo di bosco, quasi sicuramente lo distrugge per costruirci qualcosa, oppure lo distrugge per trasformarlo in tavoli dell'Ikea.
Anche lo stato potrebbe distruggere il bosco, ma normalmente non lo fa, perché difficilmente gli abitanti glielo lasciano fare. Ho visto invece numerose vigne (situate in terreni privati) distrutte per essere sostituite da strutture cementose: quando ero piccolo qui in zona c'era un terreno privato in cui pascolavano le capre, adesso c'è un enorme centro commerciale. Tutta la distruzione del verde a cui ho assitito nel corso della vita è stata fatta in terreni privati: il verde del suolo pubblico invece è rimasto al suo posto, perché una volta che lo stato ha costruito una strada e una ferrovia non ha più necessità di disboscare.
Privato = profitto = cementificazione = distruzione dell'ambiente. Su per giù (salvo fatto per alcune eccezioni filantrope) la regola è questa.
**Modificato dall'autore il 13.08.2020 04:05**
Scritto da
Non Autenticato
il 2020-08-13 02:43:34.0 alle 2020-08-13 02:43:34.0
Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Tuo padre o tuo nonno erano stati bullati che tu sappia?
> >
> >
>
> Che ne so, ma perché fai ste domande strane?
Sta elaborando una qualche cervellotica teoria
> Scritto da:
> > Tuo padre o tuo nonno erano stati bullati che tu sappia?
> >
> >
>
> Che ne so, ma perché fai ste domande strane?
Sta elaborando una qualche cervellotica teoria