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Non Autenticato
il 2026-09-25 14:27:37.0 alle 2026-09-25 14:27:37.0
Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
> >
> > https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
> > https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...
> >
> > Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
> >
> > Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
> > Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
> >
> > Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
> > La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
> >
> > La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
> > I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
>
>
> Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
E tutti i discorsi sull'autodeterminazione finiscono nel cesso.
> Scritto da:
> > ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
> >
> > https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...

> > https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...

> >
> > Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
> >
> > Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
> > Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
> >
> > Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
> > La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
> >
> > La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
> > I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
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> Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
E tutti i discorsi sull'autodeterminazione finiscono nel cesso.
France in free fall
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https://sheikyermami.com/2019/01/france-in-free-fall/
Ennesima vittoria liberale in Francia. Clicca qui per saperne di più!
Scritto da
Alessandrox
(XYZ)Troll
il 2026-09-25 09:54:16.0 alle 2026-09-25 09:54:16.0
Trollate totali: 11553
NOn sono contrari perché non gli piace x una questione di gusti o ideologia, ma perché sta distruggendo le loro vite.
C'è la VITA in gioco, ecco perché continueranno a rompere i coglioni fino alla morte.
**Modificato dall'autore il 25.09.2026 09:58**
C'è la VITA in gioco, ecco perché continueranno a rompere i coglioni fino alla morte.
**Modificato dall'autore il 25.09.2026 09:58**
Ma smettila di secernere cazzate!
Politica
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> > > > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > > > >
> > > > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> > > >
> > > > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
> > >
> > > Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
> >
> > Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
>
> Eehh sarebbe meglio se il gioielliere potesse dire se mi rapini ti metto io in prigione dato che lo stato ti protegge, ma il gioielliere può solo ammazzare. Al massimo ferire, poteva fargli saltare la rotula, ma poi una volta guarito tornava a vendicarsi.
>
> Adesso il rapinatore è al cimitero e il gioielliere al gabbio, tutto perché lo stato non fa il suo mestiere.
Cosa vuol dire "lo stato non fa il suo mestiere"? Roggero ha chiamato la polizia e non è arrivata?
> Scritto da:
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> > > > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > > > >
> > > > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> > > >
> > > > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
> > >
> > > Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
> >
> > Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
>
> Eehh sarebbe meglio se il gioielliere potesse dire se mi rapini ti metto io in prigione dato che lo stato ti protegge, ma il gioielliere può solo ammazzare. Al massimo ferire, poteva fargli saltare la rotula, ma poi una volta guarito tornava a vendicarsi.
>
> Adesso il rapinatore è al cimitero e il gioielliere al gabbio, tutto perché lo stato non fa il suo mestiere.
Cosa vuol dire "lo stato non fa il suo mestiere"? Roggero ha chiamato la polizia e non è arrivata?
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> ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
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> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
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>
> Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
>
> Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
> Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
>
> Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
> La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
>
> La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
> I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
> ... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
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> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...

> https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...

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> Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
>
> Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
> Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
>
> Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
> La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
>
> La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
> I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
Forse sarebbe l'ora di rassegnarsi al fatto che la battaglia è stata persa! Se uno è contrario alla costruzione di un'opera fa legittimamente le sue battaglie, ma una volta che le perde si tira indietro e la smette di rompere i coglioni!
Scritto da:
> il motorino è rotto
Per forza!
http://forumdeitroll.com/motorino/search?dummy=tru...
ed è normale che non lo trovi, però non trova nemmeno...
http://forumdeitroll.com/FdTViewer/motorino/search...
Misteri della fede! Se qualcuno riesce a suggerire un link funzionante...
> il motorino è rotto
Per forza!
ed è normale che non lo trovi, però non trova nemmeno...
Misteri della fede! Se qualcuno riesce a suggerire un link funzionante...
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
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https://imgoat.com/uploads/cdd60ea004/183004.png
Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-25 07:20:34.0 alle 2026-09-25 07:20:34.0
Scritto da:
> ma questi quando vanno in galera?
Che fretta hai, saranno i primi ad essere rastrellati quando i fasci saranno tornati al potere al 100%. Serve solo un altro po' di tempo grazie agli elettori di merda, alias italiani.
> ma questi quando vanno in galera?
Che fretta hai, saranno i primi ad essere rastrellati quando i fasci saranno tornati al potere al 100%. Serve solo un altro po' di tempo grazie agli elettori di merda, alias italiani.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-25 00:47:29.0 alle 2026-09-25 00:47:29.0
ma questi quando vanno in galera?
Musica
Pochi minuti fa mi sono messo a riascoltare le canzoni rap da me sfornate a 18-19 anni. Bei tempi, ma adesso sono altri tempi: i tempi di Mendelssohn!
Proseguiamo quindi con il penultimo pezzo della lista delle sinfonie del campione: la Sinfonia No. 2 è stata scritta da Mendelssohn (in Italiano "figlio di Mendel") nel 1840, all'età di 31 anni.
Tecnicamente più che una sinfonia è una cantata, ma non importa! L'importante è la qualità: questo pezzo per me spacca il culo dei bambini, è sottovalutato!
Mendelssohn - Op. 52 - Symphony No. 2 in B-flat major "Lobgesang" (1840):
1. Sinfonia:
- 00:00 Maestoso con moto - Allegro (B-flat major)
- 12:15 Allegretto un poco agitato (G minor)
- 17:23 Adagio religioso (D major)
24:55 2. Soprano, Chorus: "Alles was Odem hat lobe den Herrn" Allegro moderato maestoso (B-flat major)
32:09 3. Tenor: "Saget es, die ihr erlöst seid durch den Herrn" Recitativ – Allegro moderato. (G minor)
34:56 4. Chorus: "Sagt es, die ihr erlöst seid vor dem Herrn" A tempo moderato. (G minor)
37:01 5. 2 Sopranos, Chorus: "Ich harrete des Herrn." Andante (E-flat major)
42:42 6. Soprano, Tenor: "Strick des Todes hatten uns umfangen." Allegro un poco agitato – Allegro assai agitato (C minor)
46:27 7. Chorus: "Die Nacht ist vergangen" Allegro maestoso e molto vivace. (D major)
51:17 8. Chorus: "Nun danket alle Gott." Andante con moto (G major)
56:41 9. Soprano, Tenor: "Drum sing’ ich mit meinem Liede" Andante sostenuto assai. (B-flat major)
1:01:15 10. Chorus: "Ihr Völker! bringet her dem Herrn Ehre und Macht" Allegro non troppo (B-flat major)
Proseguiamo quindi con il penultimo pezzo della lista delle sinfonie del campione: la Sinfonia No. 2 è stata scritta da Mendelssohn (in Italiano "figlio di Mendel") nel 1840, all'età di 31 anni.
Tecnicamente più che una sinfonia è una cantata, ma non importa! L'importante è la qualità: questo pezzo per me spacca il culo dei bambini, è sottovalutato!
Mendelssohn - Op. 52 - Symphony No. 2 in B-flat major "Lobgesang" (1840):
1. Sinfonia:
- 00:00 Maestoso con moto - Allegro (B-flat major)
- 12:15 Allegretto un poco agitato (G minor)
- 17:23 Adagio religioso (D major)
24:55 2. Soprano, Chorus: "Alles was Odem hat lobe den Herrn" Allegro moderato maestoso (B-flat major)
32:09 3. Tenor: "Saget es, die ihr erlöst seid durch den Herrn" Recitativ – Allegro moderato. (G minor)
34:56 4. Chorus: "Sagt es, die ihr erlöst seid vor dem Herrn" A tempo moderato. (G minor)
37:01 5. 2 Sopranos, Chorus: "Ich harrete des Herrn." Andante (E-flat major)
42:42 6. Soprano, Tenor: "Strick des Todes hatten uns umfangen." Allegro un poco agitato – Allegro assai agitato (C minor)
46:27 7. Chorus: "Die Nacht ist vergangen" Allegro maestoso e molto vivace. (D major)
51:17 8. Chorus: "Nun danket alle Gott." Andante con moto (G major)
56:41 9. Soprano, Tenor: "Drum sing’ ich mit meinem Liede" Andante sostenuto assai. (B-flat major)
1:01:15 10. Chorus: "Ihr Völker! bringet her dem Herrn Ehre und Macht" Allegro non troppo (B-flat major)
Musica
Scritto da: Mattia
> Avevo scritto che la grandezza di Brahms la si vede soprattutto nella musica da camera, e il pezzo che posto oggi è un buon esempio.
>
> Parlo del suo primo sestetto per archi! Il secondo movimento in particolare è bello come il sesso anale con un bambino biondo: contiene una delle più belle melodie della musica classica (e io di pezzi ne ho sentiti parecchi!).
>
>
> Brahms - Op. 18 - String Sextet No. 1 in B♭ major (1860):
> 00:00 I. Allegro ma non troppo
> 10:53 II. Andante ma moderato
> 21:06 III. Scherzo. Allegro Molto
> 24:34 IV. Rondo. Poco Allegretto e grazioso
>
>
Sempre nel 1860, Brahms scrisse un arrangiamento per piano del secondo movimento di questo pezzo.
Si vede che anche lui, come me, lo apprezzava molto!
Brahms - Op. 18b - Theme and Variations (1860)
> Avevo scritto che la grandezza di Brahms la si vede soprattutto nella musica da camera, e il pezzo che posto oggi è un buon esempio.
>
> Parlo del suo primo sestetto per archi! Il secondo movimento in particolare è bello come il sesso anale con un bambino biondo: contiene una delle più belle melodie della musica classica (e io di pezzi ne ho sentiti parecchi!).
>
>
> Brahms - Op. 18 - String Sextet No. 1 in B♭ major (1860):
> 00:00 I. Allegro ma non troppo
> 10:53 II. Andante ma moderato
> 21:06 III. Scherzo. Allegro Molto
> 24:34 IV. Rondo. Poco Allegretto e grazioso
>
>
Sempre nel 1860, Brahms scrisse un arrangiamento per piano del secondo movimento di questo pezzo.
Si vede che anche lui, come me, lo apprezzava molto!
Brahms - Op. 18b - Theme and Variations (1860)
AH SI ma NO Non lo so
Ad
http://sallo.it
LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 16:07:32.0 alle 2026-09-24 16:07:32.0
... Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness, torna sui fatti della Val di Susa e del Festival Alta Felicità, ma soprattutto prova ad allargare lo sguardo alle prospettive dell’ambientalismo...
https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...
https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...
Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
https://www.mountainwilderness.it/editoriale/no-ta...

https://gognablog.sherpa-gate.com/no-tav-e-alta-fe...

Il movimento No Tav è una delle più importanti esperienze di resistenza civile della storia italiana recente
Se guardiamo alle grandi opere degli ultimi anni, dobbiamo riconoscere una realtà difficile da contestare: le forme di protesta che restano rigorosamente dentro i confini di una legalità interpretata e gestita dal potere hanno spesso prodotto risultati insufficienti, quando non nulli.
Manifestare, organizzare convegni, raccogliere firme e ricorrere alle vie legali sono azioni necessarie, ma spesso del tutto inefficaci. Il potere concede volentieri questi spazi di dissenso perché sa che sono spesso del tutto inoffensivi, incapaci di scalfire decisioni già prese altrove. Pretendendo di dettare regole e modalità della protesta, l’autorità la neutralizza sul nascere, riducendola a rituale sterile. Si protesta contro un nuovo impianto di risalita o una strada, si denunciano i danni ambientali, ma l’esito è già scritto: una volta spenti i riflettori di questa messinscena regolamentata, si torna a casa. E nel silenzio generale, le istituzioni proseguono imperterrite: i cantieri aprono, i boschi cadono e il cemento avanza, ignorando ogni richiesta.
Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che esiste una forma di violenza molto più feroce, cinica e subdola di quella che vediamo nelle immagini degli scontri di piazza. È la violenza sistematica esercitata dallo Stato: da un lato, quella istituzionale che violenta la natura e le comunità imponendo opere devastanti contro ogni ragione ambientale e contro la volontà dei territori; dall’altro, quella repressiva che usa il braccio armato e la forza delle leggi speciali per silenziare, criminalizzare e schiacciare chiunque provi a opporsi.
La prima violenza, quella degli scontri di piazza, viene sistematicamente manipolata, ingigantita e riproposta in modo ossessivo per criminalizzare il dissenso. La seconda, una violenza brutale contro gli esseri umani e contro la natura, viene invece spacciata, venduta e imposta come sviluppo o superiore interesse nazionale.
La questione non è se scegliere la violenza, ma capire come continuare a costruire conflitto sociale e opposizione politica mentre gli spazi democratici vengono progressivamente ridotti.
I Ddl Sicurezza, la criminalizzazione di forme storiche di protesta, l’uso della sorveglianza tecnologica e del riconoscimento facciale nelle piazze, insieme alla sostanziale impunità di troppi episodi di violenza delle forze dell’ordine, delineano un quadro preoccupante. È in questo contesto che la vicenda No Tav torna a interrogarci: non per legittimare ogni forma di azione, ma per ricordarci che la disobbedienza e la radicalità, quando inserite in una strategia politica e sociale, hanno spesso aperto spazi che la sola protesta istituzionale non era riuscita a conquistare.
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Non Autenticato
il 2026-09-24 15:55:32.0 alle 2026-09-24 15:55:32.0
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> > > Scritto da:
> > > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > > >
> > > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> > >
> > > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
> >
> > Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
>
> Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
Eehh sarebbe meglio se il gioielliere potesse dire se mi rapini ti metto io in prigione dato che lo stato ti protegge, ma il gioielliere può solo ammazzare. Al massimo ferire, poteva fargli saltare la rotula, ma poi una volta guarito tornava a vendicarsi.
Adesso il rapinatore è al cimitero e il gioielliere al gabbio, tutto perché lo stato non fa il suo mestiere.
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > Scritto da:
> > > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > > >
> > > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> > >
> > > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
> >
> > Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
>
> Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
Eehh sarebbe meglio se il gioielliere potesse dire se mi rapini ti metto io in prigione dato che lo stato ti protegge, ma il gioielliere può solo ammazzare. Al massimo ferire, poteva fargli saltare la rotula, ma poi una volta guarito tornava a vendicarsi.
Adesso il rapinatore è al cimitero e il gioielliere al gabbio, tutto perché lo stato non fa il suo mestiere.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 15:52:03.0 alle 2026-09-24 15:52:03.0
>
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/24/predap... 
>
>

>
> E Berlusconi e la Meloni!
Hòla Nathan!

>
>

>
> E Berlusconi e la Meloni!

Hòla Nathan!

Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 15:01:23.0 alle 2026-09-24 15:01:23.0
Scritto da:
> Scritto da:
> > il motorino è rotto
>
> è colpa di suorcagata e la sua cricca LGBT+
Sempre i protetti da soros nel mezzo
> Scritto da:
> > il motorino è rotto
>
> è colpa di suorcagata e la sua cricca LGBT+
Sempre i protetti da soros nel mezzo
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:59:36.0 alle 2026-09-24 14:59:36.0
Scritto da:
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > >
> > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> >
> > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
>
> Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> > >
> > > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
> >
> > Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
>
> Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
Qui si parla di ammazzare gente, non di proprietà privata.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:57:17.0 alle 2026-09-24 14:57:17.0
Scritto da:
> il motorino è rotto
è colpa di suorcagata e la sua cricca LGBT+
> il motorino è rotto
è colpa di suorcagata e la sua cricca LGBT+
Politica
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:37:26.0 alle 2026-09-24 14:37:26.0
Scritto da:
> Scritto da:
> > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> >
> > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
>
> Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
> Scritto da:
> > Il messaggio è: anche se lo stato vi difende, noi vi ammazziamo.
> >
> > Se finiamo in galera, pazienza, magari poi il clima politico cambia e verremo liberati: l'importante è che se rapini un negozio non la passi liscia.
>
> Voi marcite giustamente in galera mentre nuovi ladri crescono dato che è fisiologico nella società umana. Quelli più bravi li votate pure, vedi te.
Cos'hai contro la proprietà privata? Hai ceduto tutti i tuoi averi al proletariato?
E TU Lo Sai o no?
Ad
http://sallo.it
LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:35:55.0 alle 2026-09-24 14:35:55.0
Scritto da:
> Scritto da:
> > Affluenza: 56% (alle passate del 2021 era al 51,7%).
> >
> > Risultati:
> >
> > - Russia Unita (il partito di Putin) 57,31%
> >
> > - Partito Comunista 14,2%
> >
> > - Liberaldemocratici 8%
> >
> > - Russia Giusta 5%
> >
> > Se i numeri verranno confermati, al Cremlino andranno 300 dei 450 seggi parlamentari.
> >
> > https://grandeinganno.it/2026/09/21/elezioni-in-ru...
>
> Strano solo il 57, mi sa che l'organizzazione criminale di Putin comincia a perdere colpi.
Anch'io mi aspettavo come minimo un 80%.
> Scritto da:
> > Affluenza: 56% (alle passate del 2021 era al 51,7%).
> >
> > Risultati:
> >
> > - Russia Unita (il partito di Putin) 57,31%
> >
> > - Partito Comunista 14,2%
> >
> > - Liberaldemocratici 8%
> >
> > - Russia Giusta 5%
> >
> > Se i numeri verranno confermati, al Cremlino andranno 300 dei 450 seggi parlamentari.
> >
> > https://grandeinganno.it/2026/09/21/elezioni-in-ru...

>
> Strano solo il 57, mi sa che l'organizzazione criminale di Putin comincia a perdere colpi.
Anch'io mi aspettavo come minimo un 80%.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:34:42.0 alle 2026-09-24 14:34:42.0
Scritto da:
> Scritto da:
> >
https://www.amazon.it/-/en/Kingston-SA400S37-960G-... 
> >
> > Wakko l'aveva consigliato come SSD economico. Meno male che l'ho comprato, ora il prezzo è raddoppiato!
>
> Ce l'hai il backup vero?
Non l'ho ancora usato, sto cercando un case affidabile per farne un'unità esterna USB e avviare macchine virtuali con Ventoy da lì invece che da chiavetta.
> Scritto da:
> >

> >
> > Wakko l'aveva consigliato come SSD economico. Meno male che l'ho comprato, ora il prezzo è raddoppiato!
>
> Ce l'hai il backup vero?
Non l'ho ancora usato, sto cercando un case affidabile per farne un'unità esterna USB e avviare macchine virtuali con Ventoy da lì invece che da chiavetta.
Scritto da
Non Autenticato
il 2026-09-24 14:32:05.0 alle 2026-09-24 14:32:05.0
Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Scritto da: Mattia
> > > Scritto da:
> > > > non è una conseguenza di un processo di trasformazione sociale frutto del caso, bensì un piano preciso dei globalisti che progressivamente necessitano sempre meno delle mandrie da sfruttare a proprio vantaggio
> > > >
> > > > https://grandeinganno.it/2026/09/19/larry-fink-pre...
> > > >
> > >
> > > Mi sembra un ottimo piano! Le macchine lavorano mentre noi scopiamo!
> >
> > Le macchine prendono il controllo del pianeta mentre noi scopiamo sempre meno.
> >
> > Fix'd.
>
> Ma la piantate con queste uscite da cartoni animati? Le macchine non fanno nulla senza che ricevano ordini dagli umani! GOOGLE GEMINI e cose simili sono praticamente i nostri cagnolini!
Una IA può dare ordini a un'altra. Non succede niente finché l'output consiste in righe di testo sullo schermo, o in un'immagine, ma se consiste in un segnale che fa decollare un drone la cosa è già diversa.
> Scritto da:
> > Scritto da: Mattia
> > > Scritto da:
> > > > non è una conseguenza di un processo di trasformazione sociale frutto del caso, bensì un piano preciso dei globalisti che progressivamente necessitano sempre meno delle mandrie da sfruttare a proprio vantaggio
> > > >
> > > > https://grandeinganno.it/2026/09/19/larry-fink-pre...

> > > >
> > >
> > > Mi sembra un ottimo piano! Le macchine lavorano mentre noi scopiamo!
> >
> > Le macchine prendono il controllo del pianeta mentre noi scopiamo sempre meno.
> >
> > Fix'd.
>
> Ma la piantate con queste uscite da cartoni animati? Le macchine non fanno nulla senza che ricevano ordini dagli umani! GOOGLE GEMINI e cose simili sono praticamente i nostri cagnolini!
Una IA può dare ordini a un'altra. Non succede niente finché l'output consiste in righe di testo sullo schermo, o in un'immagine, ma se consiste in un segnale che fa decollare un drone la cosa è già diversa.