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"Attacchi senza precedenti dal governo italiano". Sarà arrivata come una doccia gelata per il premier Giuseppe Conte l'annuncio della Francia di aver richiamato l'ambasciatore a Roma per consultazioni. Conte è in Libano, manca dall'Italia ormai da due giorni, ma fonti di governo immaginano il suo malessere, perché ai piani alti di Palazzo Chigi - spiegano fonti di governo - è noto come al presidente del Consiglio certe uscite di Lega e M5S creino disagio, se non addirittura imbarazzo.
"Sicuro è furioso, sicuro - rileva un esponente di governo all'Adnkronos -, Conte maschera il suo malessere dietro il consueto aplomb, ma anche il 'fuori onda' di Piazza Pulita che lo ha pizzicato con la Merkel la dice lunga sul reale stato delle cose". Un fuori onda, per dirla tutta, che non è andato giù nemmeno a Luigi Di Maio, che a fatica si è trattenuto dal rispondere per le rime. Ma per Conte è dura mediare da un lato tra i due azionisti di governo, dall'altro tra l'esecutivo che presiede con il resto degli attori, soprattutto sullo scenario internazionale. Anche perché, riflette la stessa fonte, "qui Salvini e Di Maio battono i pugni, ma poi al tavolo con Macron si ritrova lui, mica loro...".
Da Beirut, intanto, Conte spiega ai cronisti di non aver sentito il presidente francese dopo l'incidente diplomatico delle ultime ore. "Il rapporto tra Italia a Francia ha radici antiche e non può essere messo in discussione da contingenze", taglia corto il premier, assicurando che, nell'incontro con i gilet gialli, Di Maio ha agito come capo politico, e non come esponente del governo. Facile immaginare come anche le preoccupazioni filtrate dal Quirinale non lo lascino indifferente, anche se il premier taglia corto: "Non ho sentito Mattarella".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
"Sicuro è furioso, sicuro - rileva un esponente di governo all'Adnkronos -, Conte maschera il suo malessere dietro il consueto aplomb, ma anche il 'fuori onda' di Piazza Pulita che lo ha pizzicato con la Merkel la dice lunga sul reale stato delle cose". Un fuori onda, per dirla tutta, che non è andato giù nemmeno a Luigi Di Maio, che a fatica si è trattenuto dal rispondere per le rime. Ma per Conte è dura mediare da un lato tra i due azionisti di governo, dall'altro tra l'esecutivo che presiede con il resto degli attori, soprattutto sullo scenario internazionale. Anche perché, riflette la stessa fonte, "qui Salvini e Di Maio battono i pugni, ma poi al tavolo con Macron si ritrova lui, mica loro...".
Da Beirut, intanto, Conte spiega ai cronisti di non aver sentito il presidente francese dopo l'incidente diplomatico delle ultime ore. "Il rapporto tra Italia a Francia ha radici antiche e non può essere messo in discussione da contingenze", taglia corto il premier, assicurando che, nell'incontro con i gilet gialli, Di Maio ha agito come capo politico, e non come esponente del governo. Facile immaginare come anche le preoccupazioni filtrate dal Quirinale non lo lascino indifferente, anche se il premier taglia corto: "Non ho sentito Mattarella".
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di Veronica Marino
"La cosa che più mi è dispiaciuta negli attacchi che ho ricevuto è il fatto che mi siano stati attribuiti giudizi che non ho mai pronunciato, anche molto sgradevoli. Sono stato addirittura definito anti-gay. Una cosa che non sta né in cielo né in terra, semmai il contrario". Lo ha detto il presidente della Rai Marcello Foa, intercettato in Viale Mazzini, mentre era in partenza per Sanremo. "Mi ha indignato - ha aggiunto - il fatto che c’è stato un tentativo di caratterizzarmi come una persona estremista, squilibrata, inaffidabile, il che non rispecchia la mia identità, il mio percorso. Questo mi è dispiaciuto ma io guardo al futuro. Nella vita non si può vivere col rancore per i torti subiti. Io penso che ricoprire il ruolo attuale sia un privilegio che interpreto in modo molto serio e responsabile. Guardo in avanti non serbo rancore".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
"La cosa che più mi è dispiaciuta negli attacchi che ho ricevuto è il fatto che mi siano stati attribuiti giudizi che non ho mai pronunciato, anche molto sgradevoli. Sono stato addirittura definito anti-gay. Una cosa che non sta né in cielo né in terra, semmai il contrario". Lo ha detto il presidente della Rai Marcello Foa, intercettato in Viale Mazzini, mentre era in partenza per Sanremo. "Mi ha indignato - ha aggiunto - il fatto che c’è stato un tentativo di caratterizzarmi come una persona estremista, squilibrata, inaffidabile, il che non rispecchia la mia identità, il mio percorso. Questo mi è dispiaciuto ma io guardo al futuro. Nella vita non si può vivere col rancore per i torti subiti. Io penso che ricoprire il ruolo attuale sia un privilegio che interpreto in modo molto serio e responsabile. Guardo in avanti non serbo rancore".
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Con voti 185 favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti, il Senato ha approvato il disegno di legge che riduce il numero dei parlamentari, prevedendo di passare da 315 a 200 senatori e da 630 a 400 deputati. Si tratta della prima delle quattro letture previste per i disegni di legge di riforma costituzionale.
"Oggi è una giornata storica, posiamo la prima pietra per un Parlamento più efficiente, meno costoso. 345 parlamentari in meno, in questi decenni tutte le forze politiche di destra e di sinistra ce lo avevano promesso e non lo avevano mai fatto. Noi manteniamo anche questa promessa" ha commentato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. "Significa - ha aggiunto - non solo un Parlamento più spedito, più efficiente, meno burocratico, ma anche un Parlamento meno costoso: mezzo miliardo di risparmi a legislatura, 300mila euro al giorno".
Entusiasta il vicepremier Luigi Di Maio che su Facebook ha scritto: "Evviva! Approvato il Tagliapoltrone in Senato! Presto ci saranno 345 parlamentari in meno e un risparmio di mezzo miliardo di euro a legislatura. Dicevano: Impossibile! E invece se lo diciamo lo facciamo! Collegatevi che festeggiamo insieme!". Poi, in una diretta, ha aggiunto: "Oggi ho visto i senatori tagliare sé stessi, sono venuto qui in Senato a godermi la scena". "Il Pd dice che ci vuole una riforma organica, come quella che gli hanno già bocciato due anni fa", l'affondo. Di Maio si è soffermato dunque sull'iter che attende la riforma sul taglio dei parlamentari, "possiamo dire che tra agosto-settembre, massimo fine settembre, riusciamo ad approvarla", ha detto. "Se poi le opposizioni vogliono fare un referendum per tagliare i parlamentari, sarà un piacere farlo" ha aggiunto.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
"Oggi è una giornata storica, posiamo la prima pietra per un Parlamento più efficiente, meno costoso. 345 parlamentari in meno, in questi decenni tutte le forze politiche di destra e di sinistra ce lo avevano promesso e non lo avevano mai fatto. Noi manteniamo anche questa promessa" ha commentato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. "Significa - ha aggiunto - non solo un Parlamento più spedito, più efficiente, meno burocratico, ma anche un Parlamento meno costoso: mezzo miliardo di risparmi a legislatura, 300mila euro al giorno".
Entusiasta il vicepremier Luigi Di Maio che su Facebook ha scritto: "Evviva! Approvato il Tagliapoltrone in Senato! Presto ci saranno 345 parlamentari in meno e un risparmio di mezzo miliardo di euro a legislatura. Dicevano: Impossibile! E invece se lo diciamo lo facciamo! Collegatevi che festeggiamo insieme!". Poi, in una diretta, ha aggiunto: "Oggi ho visto i senatori tagliare sé stessi, sono venuto qui in Senato a godermi la scena". "Il Pd dice che ci vuole una riforma organica, come quella che gli hanno già bocciato due anni fa", l'affondo. Di Maio si è soffermato dunque sull'iter che attende la riforma sul taglio dei parlamentari, "possiamo dire che tra agosto-settembre, massimo fine settembre, riusciamo ad approvarla", ha detto. "Se poi le opposizioni vogliono fare un referendum per tagliare i parlamentari, sarà un piacere farlo" ha aggiunto.
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La Camera ha approvato in via definitiva - con 275 voti a favore, 206 contrari e 27 astenuti - il ddl di conversione in legge del decreto che contiene misure urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione (TUTTE LE MISURE).
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Sulla Diciotti c'è stata "attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso". E' quanto afferma il premier Giuseppe Conte nelle sue quattro pagine allegate alla memoria di Salvini, composta da 23 pagine, al vaglio della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. Di queste, 16 sono su carta intestata del ministero dell'Interno, più la memoria di Conte e quella di Di Maio/Toninelli di altre tre pagine. Il plico è stato appena ricevuto dai membri della Giunta chiamati a decidere sul caso.
La Giunta è stata aggiornata al termine dei lavori dell'Aula: dovrà valutare la ricevibilità delle memorie presentate. Documenti che non sarebbero ricevibili per l'ex presidente del Senato Pietro Grasso, secondo il quale andrebbero comunque trasmessi al Tribunale dei ministri. CONTE - Intanto, nella lettera inviata a Salvini, che il ministro dell'Interno ha allegato alla sua memoria presentata in Giunta, Conte scrive: "Di questo indirizzo, così come della politica generale del governo, non posso non ritenermi responsabile, ai sensi dell'articolo 95 della Costituzione". "Le azioni - sottolinea - poste in essere dal ministro dell'Interno si pongono in attuazione di un indirizzo politico-istituzionale. che il governo da me presieduto ha sempre coerentemente condiviso, sin dal suo insediamento". Sulla vicenda della Diciotti "si è reso necessario porre in essere azioni ispirate al massimo rigore" dice Conte. Azioni con due obiettivi: "Contrastare il traffico di esseri umani e impedire la tragica perdita di vite umane", da un lato, e "promuovere una politica di contrasto dell'immigrazione irregolare quanto più possibile condivisa a livello europeo" dall'altro.
DI MAIO - TONINELLI - Sulla vicenda Diciotti "decisioni frutto di una condivisione politica, quanto alla gestione delle operazioni di salvataggio dei migranti a bordo dell'unità navale" è inoltre il passaggio conclusivo della memoria inviata dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro per le Infrastrutture, Danilo Toninelli, allegata al testo di Salvini.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
La Giunta è stata aggiornata al termine dei lavori dell'Aula: dovrà valutare la ricevibilità delle memorie presentate. Documenti che non sarebbero ricevibili per l'ex presidente del Senato Pietro Grasso, secondo il quale andrebbero comunque trasmessi al Tribunale dei ministri. CONTE - Intanto, nella lettera inviata a Salvini, che il ministro dell'Interno ha allegato alla sua memoria presentata in Giunta, Conte scrive: "Di questo indirizzo, così come della politica generale del governo, non posso non ritenermi responsabile, ai sensi dell'articolo 95 della Costituzione". "Le azioni - sottolinea - poste in essere dal ministro dell'Interno si pongono in attuazione di un indirizzo politico-istituzionale. che il governo da me presieduto ha sempre coerentemente condiviso, sin dal suo insediamento". Sulla vicenda della Diciotti "si è reso necessario porre in essere azioni ispirate al massimo rigore" dice Conte. Azioni con due obiettivi: "Contrastare il traffico di esseri umani e impedire la tragica perdita di vite umane", da un lato, e "promuovere una politica di contrasto dell'immigrazione irregolare quanto più possibile condivisa a livello europeo" dall'altro.
DI MAIO - TONINELLI - Sulla vicenda Diciotti "decisioni frutto di una condivisione politica, quanto alla gestione delle operazioni di salvataggio dei migranti a bordo dell'unità navale" è inoltre il passaggio conclusivo della memoria inviata dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro per le Infrastrutture, Danilo Toninelli, allegata al testo di Salvini.
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Padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita rapito il 29 luglio del 2013 mentre si trovava a Raqqa, in Siria, sarebbe vivo. E' quanto scrive il quotidiano britannico 'Times', citando fonti curde di alto livello, secondo le quali i miliziani del sedicente Stato islamico (Is) starebbero cercando un accordo con le forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti che li circondano, chiedendo una via di fuga sicura in cambio della liberazione di alcuni ostaggi che sostengono di avere nelle loro mani.
Tra questi - precisa il quotidiano - figurano "il giornalista britannico" John Cantlie, "un prete italiano, Paolo Dall'Oglio, 64 anni, e un'infermiera della Croce Rossa dalla Nuova Zelanda". I tre, ricorda il 'Times', furono sequestrati separatamente nei giorni dell'ascesa in Siria del gruppo terrorista. Due giorni fa il sottosegretario britannico all'Interno, Ben Wallace, in un briefing alla stampa, ha dichiarato che Cantlie, catturato dallo Stato Islamico oltre sei anni fa, è ancora vivo. Il giornalista è noto per essere comparso in una serie di video propagandistici dell'Is, ma non se ne hanno notizie dalla sua ultima apparizione nel 2016. Nell'ultimo video veniva mostrato a Mosul, nel nord dell'Iraq.
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/02/07/...
Tra questi - precisa il quotidiano - figurano "il giornalista britannico" John Cantlie, "un prete italiano, Paolo Dall'Oglio, 64 anni, e un'infermiera della Croce Rossa dalla Nuova Zelanda". I tre, ricorda il 'Times', furono sequestrati separatamente nei giorni dell'ascesa in Siria del gruppo terrorista. Due giorni fa il sottosegretario britannico all'Interno, Ben Wallace, in un briefing alla stampa, ha dichiarato che Cantlie, catturato dallo Stato Islamico oltre sei anni fa, è ancora vivo. Il giornalista è noto per essere comparso in una serie di video propagandistici dell'Is, ma non se ne hanno notizie dalla sua ultima apparizione nel 2016. Nell'ultimo video veniva mostrato a Mosul, nel nord dell'Iraq.
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Aggiornare Android. Google ha rilasciato l'aggiornamento di sicurezza di febbraio che risolve svariate vulnerabilità nel sistema operativo di Big G. L'aggiornamento, suddiviso in due livelli di patch progressivi, "risolve 42 vulnerabilità in diversi componenti di sistema, di cui 11 critiche e altre 30 di gravità elevata" fa sapere il CERT, Computer Emergency Response Team.
"Le più gravi di queste vulnerabilità potrebbero consentire l’esecuzione di codice da remoto con privilegi elevati sul dispositivo". I due aggiornamenti 'security patch level' riguardano soluzioni per il 'Framework', la 'Library' e il 'System' ma anche per componenti Kernel, NVIDIA e Qualcomm. Al momento, concludono gli esperti, "non si ha notizia che queste vulnerabilità siano attivamente sfruttate in attacchi reali. Tutte le patch di sicurezza di Android (qui le specifiche, ndr) vengono rese disponibili da Google ai partner almeno un mese prima della pubblicazione". Gli utenti di dispositivi con il sistema operativo prodotto da Mountain View "devono attendere il rilascio degli aggiornamenti da parte dei rispettivi produttori o operatori di telefonia mobile".
https://www.adnkronos.com/magazine/cybernews/2019/...
"Le più gravi di queste vulnerabilità potrebbero consentire l’esecuzione di codice da remoto con privilegi elevati sul dispositivo". I due aggiornamenti 'security patch level' riguardano soluzioni per il 'Framework', la 'Library' e il 'System' ma anche per componenti Kernel, NVIDIA e Qualcomm. Al momento, concludono gli esperti, "non si ha notizia che queste vulnerabilità siano attivamente sfruttate in attacchi reali. Tutte le patch di sicurezza di Android (qui le specifiche, ndr) vengono rese disponibili da Google ai partner almeno un mese prima della pubblicazione". Gli utenti di dispositivi con il sistema operativo prodotto da Mountain View "devono attendere il rilascio degli aggiornamenti da parte dei rispettivi produttori o operatori di telefonia mobile".
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Dura risposta dei sostenitori della Brexit a Donald Tusk, secondo il quale coloro che hanno promosso l'uscita del Regno Unito dall'Ue senza avere un piano su come portarla a termine meritano "un posto speciale nell'inferno". La leader dei Tories alla Camera dei Comuni Andrea Leadsom ha detto che Tusk dovrebbe scusarsi per il suo commento "offensivo, vergognoso e assolutamente inaccettabile".
"Sono sicura che quando ci rifletterà, desidererà di non averlo fatto. Stiamo conducendo una trattativa tra amici, alleati, vicini. Dovrebbe assumere un atteggiamento collegiale e collaborativo e queste dichiarazioni lo sminuiscono completamente", ha affermato l'esponente conservatrice.
Più pesante il commento di Sammy Wilson, portavoce per la Brexit del Democratic Unionist Party nordirlandese, secondo il quale "Donald Tusk ha dimostrato ancora una volta il suo disprezzo per i 17,4 milioni di persone che hanno votato per sfuggire alla corruzione nella Ue. Questo diabolico euro maniaco fa del suo meglio per tenere il Regno unito incatenato alla burocrazia e al controllo Ue".
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/02/06/...
"Sono sicura che quando ci rifletterà, desidererà di non averlo fatto. Stiamo conducendo una trattativa tra amici, alleati, vicini. Dovrebbe assumere un atteggiamento collegiale e collaborativo e queste dichiarazioni lo sminuiscono completamente", ha affermato l'esponente conservatrice.
Più pesante il commento di Sammy Wilson, portavoce per la Brexit del Democratic Unionist Party nordirlandese, secondo il quale "Donald Tusk ha dimostrato ancora una volta il suo disprezzo per i 17,4 milioni di persone che hanno votato per sfuggire alla corruzione nella Ue. Questo diabolico euro maniaco fa del suo meglio per tenere il Regno unito incatenato alla burocrazia e al controllo Ue".
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"Abbiamo consegnato una lettera per chiedere, attraverso l'ambasciatore, che il governo riconosca il presidente incaricato Juan Guaidò". Il deputato venezuelano Luis Stefanelli, membro dell'assemblea nazionale, risponde così all'Adnkronos dopo aver consegnato una lunga lettera - firmata anche da altri parlamentari di origine italiana - all'ambasciatore Silvio Mignano.
Nella lettera si evidenzia che ''il Venezuela sta attraversando i momenti più difficili della propria storia" e ora deve affrontare "una crisi umanitaria senza precedenti" che colpisce "i venezuelani, gli italiani residenti nel Paese e i discendenti di italiani che nel corso degli anni hanno visto precipitare la qualità della propria vita" e "hanno perso quello che hanno costruito con sforzi e sacrifici".
"Il 90% della comunità italiana qui in Venezuela vuole che venga ripristinata la democrazia e sostiene 'Giovanni' Guaidò. Molta gente magari in Italia può essere confusa, ma questa non è una democrazia", aggiunge Stefanelli.
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/02/06/...
Nella lettera si evidenzia che ''il Venezuela sta attraversando i momenti più difficili della propria storia" e ora deve affrontare "una crisi umanitaria senza precedenti" che colpisce "i venezuelani, gli italiani residenti nel Paese e i discendenti di italiani che nel corso degli anni hanno visto precipitare la qualità della propria vita" e "hanno perso quello che hanno costruito con sforzi e sacrifici".
"Il 90% della comunità italiana qui in Venezuela vuole che venga ripristinata la democrazia e sostiene 'Giovanni' Guaidò. Molta gente magari in Italia può essere confusa, ma questa non è una democrazia", aggiunge Stefanelli.
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di Ileana Sciarra
Volti noti, veri e propri 'big' capilista del M5S alle prossime elezioni europee. Per loro niente parlamentarie: Luigi Di Maio, capo politico del M5S, gli assegnerà direttamente un posto in cima ai listini. Cinque, in tutto, quelli previsti per le elezioni europee. Elezioni dove, comunque, a farla da padrona saranno le preferenze, dunque i 'capilista' potranno anche essere superati in corsa. Sarebbe questa la 'mediazione' alla quale si sta giungendo in casa 5 Stelle, dove i criteri delle candidature, soprattutto dopo la svolta alle scorse elezioni politiche di aprire alla cosiddetta società civile, stanno generando non poche tensioni. In particolare, a quanto apprende l'Adnkronos, nelle settimane scorse si era considerata l'ipotesi di una vera e propria 'quota', ben più corposa, decisa da Di Maio, dunque calata dall'alto. Un sorta di listino nella lista. Un'ipotesi che aveva mandato in fibrillazione gli europarlamentari uscenti, timorosi di perdere il seggio per fare spazio al volto noto di turno. Nelle ultime ore, invece, a Bruxelles sembra tornato il sereno. L'opzione capilista ad appannaggio di Di Maio, riflettono tra loro gli europarlamentari, graverebbe solo su 5 seggi in tutto: gli eletti 5 Stelle di casa a Bruxelles sono attualmente 11, visto che sei hanno abbandonato il gruppo in corsa. E i sondaggi attualmente in mano al Movimento parlano di 22-25 seggi: numeri alla mano, ci sarebbe spazio per tutti. Ma se i capilista decisi da Di Maio sembrano aver portato un clima di serenità in Europa, i 'falchi' del Movimento guardano col fumo agli occhi anche a questa opzione. Una ipotesi che ormai sembrerebbe una decisione già presa, anche se le regole per le candidature non sono ancora state inviate al comitato dei garanti chiamati a 'vidimarle'.
"Così rischiamo altri casi De Falco - ragiona un volto noto del M5S, considerato tra i più ortodossi del Movimento - imbarchiamo gente che ci userà come taxi, mentre potremmo far spazio a gente nostra, a veri e propri attivisti che meritano una possibilità. Tant'è, che la base si farà sentire sicuramente quando le regole verranno rese note...". Ma i volti noti saranno in lista. Finora erano circolati quelli di Licia Colò e Sarah Varetto, ma dai piani alti del Movimento spiegano che verranno resi noti solo in aprile, non prima. Nella lista dei big non dovrebbe esserci Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno che qualche mese fa era sceso a Roma per parlare con Di Maio anche di europee. "Se Nogarin e altri esponenti 5 Stelle piuttosto noti dovessero candidarsi - spiega un beninformato all'Adnkronos - faranno le 'parlamentarie' come tutti gli altri". Gli unici che non dovranno guadagnarsi il favore della base grillina sono i 5 'big' scelti dal vicepremier. "Un tempo li chiamavamo 'foglie di fico - lamenta una deputata di vecchio corso - ma quelli erano altri tempi, quello era il M5S...".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
Volti noti, veri e propri 'big' capilista del M5S alle prossime elezioni europee. Per loro niente parlamentarie: Luigi Di Maio, capo politico del M5S, gli assegnerà direttamente un posto in cima ai listini. Cinque, in tutto, quelli previsti per le elezioni europee. Elezioni dove, comunque, a farla da padrona saranno le preferenze, dunque i 'capilista' potranno anche essere superati in corsa. Sarebbe questa la 'mediazione' alla quale si sta giungendo in casa 5 Stelle, dove i criteri delle candidature, soprattutto dopo la svolta alle scorse elezioni politiche di aprire alla cosiddetta società civile, stanno generando non poche tensioni. In particolare, a quanto apprende l'Adnkronos, nelle settimane scorse si era considerata l'ipotesi di una vera e propria 'quota', ben più corposa, decisa da Di Maio, dunque calata dall'alto. Un sorta di listino nella lista. Un'ipotesi che aveva mandato in fibrillazione gli europarlamentari uscenti, timorosi di perdere il seggio per fare spazio al volto noto di turno. Nelle ultime ore, invece, a Bruxelles sembra tornato il sereno. L'opzione capilista ad appannaggio di Di Maio, riflettono tra loro gli europarlamentari, graverebbe solo su 5 seggi in tutto: gli eletti 5 Stelle di casa a Bruxelles sono attualmente 11, visto che sei hanno abbandonato il gruppo in corsa. E i sondaggi attualmente in mano al Movimento parlano di 22-25 seggi: numeri alla mano, ci sarebbe spazio per tutti. Ma se i capilista decisi da Di Maio sembrano aver portato un clima di serenità in Europa, i 'falchi' del Movimento guardano col fumo agli occhi anche a questa opzione. Una ipotesi che ormai sembrerebbe una decisione già presa, anche se le regole per le candidature non sono ancora state inviate al comitato dei garanti chiamati a 'vidimarle'.
"Così rischiamo altri casi De Falco - ragiona un volto noto del M5S, considerato tra i più ortodossi del Movimento - imbarchiamo gente che ci userà come taxi, mentre potremmo far spazio a gente nostra, a veri e propri attivisti che meritano una possibilità. Tant'è, che la base si farà sentire sicuramente quando le regole verranno rese note...". Ma i volti noti saranno in lista. Finora erano circolati quelli di Licia Colò e Sarah Varetto, ma dai piani alti del Movimento spiegano che verranno resi noti solo in aprile, non prima. Nella lista dei big non dovrebbe esserci Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno che qualche mese fa era sceso a Roma per parlare con Di Maio anche di europee. "Se Nogarin e altri esponenti 5 Stelle piuttosto noti dovessero candidarsi - spiega un beninformato all'Adnkronos - faranno le 'parlamentarie' come tutti gli altri". Gli unici che non dovranno guadagnarsi il favore della base grillina sono i 5 'big' scelti dal vicepremier. "Un tempo li chiamavamo 'foglie di fico - lamenta una deputata di vecchio corso - ma quelli erano altri tempi, quello era il M5S...".
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L'incontro avvenuto ieri tra rappresentanti dei gilet gialli e Luigi Di Maio, vicepremier italiano e capo politico del M5S, è un "provocazione inaccettabile". Lo ha detto un portavoce del ministero francese per gli Affari europei rispondendo a una domanda. "Questa nuova provocazione non è accettabile tra Paesi vicini e partner nell'Unione europea", ha aggiunto il portavoce.
"Di Maio, che ha responsabilità governative, deve fare attenzione a non indebolire, attraverso le sue ripetute ingerenze, le nostre relazioni bilaterali, nell'interesse sia della Francia che dell'Italia", le parole del portavoce, riportate dai media transalpini. Ieri, alla periferia di Parigi, Di Maio e Alessandro Di Battista hanno guidato una delegazione del M5S nell'incontro con il gruppo dei gilets jaunes che fanno capo a Ingrid Levavasseur. All'incontro ha preso parte anche Christophe Chalencon.
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/02/06/...
"Di Maio, che ha responsabilità governative, deve fare attenzione a non indebolire, attraverso le sue ripetute ingerenze, le nostre relazioni bilaterali, nell'interesse sia della Francia che dell'Italia", le parole del portavoce, riportate dai media transalpini. Ieri, alla periferia di Parigi, Di Maio e Alessandro Di Battista hanno guidato una delegazione del M5S nell'incontro con il gruppo dei gilets jaunes che fanno capo a Ingrid Levavasseur. All'incontro ha preso parte anche Christophe Chalencon.
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Con 310 sì, 245 no e un'astensione la Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto legge semplificazioni. Domani dovrebbe arrivare il via libera definitivo.
Da Alitalia al noleggio con conducente, passando per le trivelle e arrivando fino alla rottamazione delle cartelle, il decreto si avvicina al traguardo con molte novità, rispetto al formato entrato in Parlamento. Nel suo cammino ha incontrato non pochi ostacoli: prima c'è stato un assalto alla diligenza (da parte dei senatori delle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato); poi è arrivata la cura dimagrante (voluta dal Colle e applicata da palazzo Madama). Il risultato è sintetizzato nei capitoli che seguono.
ALITALIA: Proroga del termine per la restituzione del finanziamento attribuito ad Alitalia. Il prestito ponte di 900 milioni, che sarebbe scaduto il 15 dicembre, dovrà essere restituito entro il 30 giugno 2019.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
Da Alitalia al noleggio con conducente, passando per le trivelle e arrivando fino alla rottamazione delle cartelle, il decreto si avvicina al traguardo con molte novità, rispetto al formato entrato in Parlamento. Nel suo cammino ha incontrato non pochi ostacoli: prima c'è stato un assalto alla diligenza (da parte dei senatori delle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato); poi è arrivata la cura dimagrante (voluta dal Colle e applicata da palazzo Madama). Il risultato è sintetizzato nei capitoli che seguono.
ALITALIA: Proroga del termine per la restituzione del finanziamento attribuito ad Alitalia. Il prestito ponte di 900 milioni, che sarebbe scaduto il 15 dicembre, dovrà essere restituito entro il 30 giugno 2019.
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Non solo Fabio Fazio. Il M5S apre oggi il 'caso Corrado Augias', andando all'attacco del conduttore 'reo' di guadagnare troppo. A parlarne sono le commissarie pentastellate in Vigilanza Rai Paxia, Luzzi e Di Lauro. Del resto, per Maria Laura Paxia il "servizio pubblico è controllato da Pd, per loro merito e talento non contano", mentre si chiede "come mai la sinistra moralizzatrice non si indigna per i 370mila euro di stipendio del giornalista Corrado Augias?". "E' ormai evidente - sostiene ancora Paxia - quanto questi personaggi siano bravi a fare i moralizzatori, rivendicando i valori di sinistra, tranne poi avere il portafoglio a destra facendosi pagare degli stipendi a dir poco esorbitanti. Abbiamo ormai una Rai, pubblica, invasa da giornalisti riconducibili al Partito democratico, con la stampa attenta e vigile solo quando ad apparire sono personaggi a loro scomodi e appartenenti ad altri partiti politici. Quello che ancora non hanno capito è che a prevalere devono essere i concetti di merito e talento, che per anni, evidentemente, gli sono stati estranei".
Dello stesso avviso la deputata Mirella Liuzzi, per la quale "è ora di dire basta a un'azienda pubblica totalmente occupata dal Partito democratico e nella quale il merito è solo un dettaglio. Questo non è garanzia di qualità dell’informazione. I cittadini non possono che essere indignati per stipendi stellari, come quello di Corrado Augias che prende 370mila euro all'anno e lavora anche per Repubblica o di Fabio Fazio che addirittura ne prende 2milioni e 200mila all’anno. Sono somme fuori dal mondo".
"Noi - dice ancora la deputata del MoVimento 5 Stelle in Commissione Vigilanza Rai - ci batteremo per un tetto massimo di retribuzione per chi lavora in Rai, soprattutto gli stipendi d’oro di giornalisti e conduttori politicizzati nel servizio pubblico. È una vergogna che non possiamo più accettare. La Rai non può essere uno stipendificio che usa i soldi dei cittadini per chi riesce ad entrarci solo grazie a riferimenti politici".
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Dello stesso avviso la deputata Mirella Liuzzi, per la quale "è ora di dire basta a un'azienda pubblica totalmente occupata dal Partito democratico e nella quale il merito è solo un dettaglio. Questo non è garanzia di qualità dell’informazione. I cittadini non possono che essere indignati per stipendi stellari, come quello di Corrado Augias che prende 370mila euro all'anno e lavora anche per Repubblica o di Fabio Fazio che addirittura ne prende 2milioni e 200mila all’anno. Sono somme fuori dal mondo".
"Noi - dice ancora la deputata del MoVimento 5 Stelle in Commissione Vigilanza Rai - ci batteremo per un tetto massimo di retribuzione per chi lavora in Rai, soprattutto gli stipendi d’oro di giornalisti e conduttori politicizzati nel servizio pubblico. È una vergogna che non possiamo più accettare. La Rai non può essere uno stipendificio che usa i soldi dei cittadini per chi riesce ad entrarci solo grazie a riferimenti politici".
Arricchimento culturale in Svezia in corso
Ad
https://www.breitbart.com/europe/2019/01/04/patient-placed-in-quarantine-after-suspected-ebola-case-in-sweden/
The Emergency Room of a Swedish hospital was closed down Friday morning after a patient recently returned from Africa arrived vomiting blood, a possible symptom of the deadly and contagious Ebola virus.
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Juan Guaidò, autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, chiede di incontrare Matteo Salvini e Luigi Di Maio. "Le chiedo la disponibilità - scrive Guaidò al vicepremier e ministro dell'Interno (LEGGI LA LETTERA) - a un incontro a Roma nel più breve tempo possibile con la nostra delegazione, finalizzato ad uno scambio di opinioni sulla decisiva transizione che stiamo vivendo in Venezuela". "In particolare - si legge nella lettera inviata a Salvini - vorremmo poter rappresentare la necessità che in Venezuela si possa giungere in tempi rapidi, e grazie al sostegno della Comunità internazionale, a libere elezioni democratiche". Guaidò esordisce nello scritto esprimendo "i più profondi sentimenti di riconoscenza per la costante vicinanza dimostrata al nostro amato Venezuela", rinnovando la "massima e proficua collaborazione" tra i due Paesi. Poi fa notare che "il complesso periodo storico che il Venezuela sta attraversando, pone ciascuno di noi dinanzi a grandi speranze che leggiamo negli occhi dei nostri concittadini. Ciò comporta grandi responsabilità sia al cospetto della nostra Patria, sia nei confronti della Comunità Internazionale tutta". "Per tali ragioni - e avendo a mente gli indissolubili legami che uniscono il Venezuela e la Repubblica Italiana - credo - scrive ancora Guaidò - sia importante e utile inviare in Italia una delegazione ufficiale, guidata dal Presidente della Commissione Esteri dell’Assemblea Nazionale Francisco Sucre e dal nostro Rappresentante europeo per gli Aiuti Umanitari Rodrigo Diamanti" al fine di illustrare il piano di azione per il "ripristino della democrazia" in Venezuela "mediante l'indizione di elezioni libere e trasparenti e risolvere l'attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e più di 100mila italiani che vivono in Venezuela".
Guaidò ha chiesto un incontro anche al vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, alla luce del "complesso periodo storico che il Venezuela sta attraversando", si legge nel testo della lettera che l'Adnkronos ha potuto visionare, e che "pone ciascuno di noi dinanzi a grandi speranze che leggiamo negli occhi dei nostri concittadini". Anche nella lettera a Di Maio, Guaidò propone l'invio in Italia di "una delegazione ufficiale, guidata dal presidente della commissione Esteri dell'Assemblea nazionale Francisco Sucre e dal nostro Rappresentante europeo per gli Aiuti umanitari Rodrigo Diamanti", "con la finalità di illustrarLe il piano di azione per il ripristino della democrazia in Venezuela mediante l'indizione di elezioni libere e trasparenti e risolvere l'attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e più di 100mila italiani che vivono in Venezuela". In particolare, nella missiva l'auspicio di "giungere in tempi rapidi, e grazie al sostegno della Comunità internazionale, a libere elezioni democratiche".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
Guaidò ha chiesto un incontro anche al vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, alla luce del "complesso periodo storico che il Venezuela sta attraversando", si legge nel testo della lettera che l'Adnkronos ha potuto visionare, e che "pone ciascuno di noi dinanzi a grandi speranze che leggiamo negli occhi dei nostri concittadini". Anche nella lettera a Di Maio, Guaidò propone l'invio in Italia di "una delegazione ufficiale, guidata dal presidente della commissione Esteri dell'Assemblea nazionale Francisco Sucre e dal nostro Rappresentante europeo per gli Aiuti umanitari Rodrigo Diamanti", "con la finalità di illustrarLe il piano di azione per il ripristino della democrazia in Venezuela mediante l'indizione di elezioni libere e trasparenti e risolvere l'attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e più di 100mila italiani che vivono in Venezuela". In particolare, nella missiva l'auspicio di "giungere in tempi rapidi, e grazie al sostegno della Comunità internazionale, a libere elezioni democratiche".
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"Nessuna delle situazioni di incompatibilità previste nel nostro ordinamento è applicabile alla nomina" di Paolo Savona alla presidenza della Consob. Tornano a sottolinearlo fonti di Palazzo Chigi, richiamando nel dettaglio tutte le norme che, a detta di alcuni, colliderebbero con l'incarico all'ormai ex ministro per gli Affari europei.
Nel dettaglio, la causa di incompatibilità prevista dalla legge sul conflitto di interessi (n. 215/2004) "non opera nel caso di incarichi assunti presso le autorità indipendenti o organi di rilevanza costituzionale. L'indipendenza di questi organismi fa infatti venir meno la 'necessità di evitare che vi sia coincidenza tra soggetto controllore e controllato', alla quale il divieto post-carica è preordinato. In tal senso - rimarcano le stesse fonti - si è espressa l'autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm)".
"Nella relazione semestrale del giugno 2006, infatti, è stato ribadito che l’incompatibilità non opera nel caso di incarichi assunti - prima del decorso dei dodici mesi - presso le autorità indipendenti od organi di rilevanza costituzionale, anche alla luce dell’analisi già condotta e dell’esito favorevole dell’accertamento effettuato in precedenti casi relativi ad incarichi rivestiti da ex titolari di carica di governo presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel)".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
Nel dettaglio, la causa di incompatibilità prevista dalla legge sul conflitto di interessi (n. 215/2004) "non opera nel caso di incarichi assunti presso le autorità indipendenti o organi di rilevanza costituzionale. L'indipendenza di questi organismi fa infatti venir meno la 'necessità di evitare che vi sia coincidenza tra soggetto controllore e controllato', alla quale il divieto post-carica è preordinato. In tal senso - rimarcano le stesse fonti - si è espressa l'autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm)".
"Nella relazione semestrale del giugno 2006, infatti, è stato ribadito che l’incompatibilità non opera nel caso di incarichi assunti - prima del decorso dei dodici mesi - presso le autorità indipendenti od organi di rilevanza costituzionale, anche alla luce dell’analisi già condotta e dell’esito favorevole dell’accertamento effettuato in precedenti casi relativi ad incarichi rivestiti da ex titolari di carica di governo presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel)".
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E' attesa entro stasera in Giunta per le immunità al Senato la memoria scritta di Matteo Salvini sul caso Diciotti. E non è escluso che il ministro dell'Interno, riferiscono fonti della Lega, possa allegare anche altri documenti, che il governo ha intenzione di presentare per sottolineare la responsabilità collegiale dell'esecutivo sulle scelte fatte per la vicenda della nave.
Salvini ha deciso di presentare una memoria, anziché intervenire di persona. La Giunta per le autorizzazioni a procedere di palazzo Madama si riunirà domani mattina, a Sant'Ivo alla Sapienza, alle 8.30, per esaminare le carte consegnate dal responsabile del Viminale.
L'EMPASSE M5S - Il sottosegretario all'Interno, il pentastellato Carlo Sibilia, stamane al Senato, spiega che i Cinque stelle non hanno ancora deciso la linea da tenere sul caso Salvini per la nave Diciotti, perché vogliono prima di esprimere un giudizio. "Ci troviamo di fronte a un caso nuovo. Per questo, vogliamo vedere prima le carte per poi prendere una posizione. Visto che si tratta di un fatto nuovo, bisogna fare degli approfondimenti in relazione a quelli che sono i fatti. Non si pone il problema di disconoscere la linea del governo, perché l'azione dell'esecutivo'' sulla vicenda Salvini, "è unitaria, come hanno dichiarato Conte, Di Maio e Toninelli".
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
Salvini ha deciso di presentare una memoria, anziché intervenire di persona. La Giunta per le autorizzazioni a procedere di palazzo Madama si riunirà domani mattina, a Sant'Ivo alla Sapienza, alle 8.30, per esaminare le carte consegnate dal responsabile del Viminale.
L'EMPASSE M5S - Il sottosegretario all'Interno, il pentastellato Carlo Sibilia, stamane al Senato, spiega che i Cinque stelle non hanno ancora deciso la linea da tenere sul caso Salvini per la nave Diciotti, perché vogliono prima di esprimere un giudizio. "Ci troviamo di fronte a un caso nuovo. Per questo, vogliamo vedere prima le carte per poi prendere una posizione. Visto che si tratta di un fatto nuovo, bisogna fare degli approfondimenti in relazione a quelli che sono i fatti. Non si pone il problema di disconoscere la linea del governo, perché l'azione dell'esecutivo'' sulla vicenda Salvini, "è unitaria, come hanno dichiarato Conte, Di Maio e Toninelli".
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Super minaccia per Windows. È stata recentemente scoperta e resa nota "l'esistenza di una vulnerabilità zero-day nel gestore contatti in formato vCard" che "può consentire ad un attaccante remoto di eseguire codice arbitrario" sul sistema colpito. E' quanto fa sapere il CERT - Computer Emergency Response Team, ricordando che col termine zero-day "si indica una minaccia informatica che sfrutta vulnerabilità di applicazioni software non ancora divulgate o per le quali non è ancora stata distribuita una patch. Gli attacchi zero-day sono considerati una minaccia molto grave, in quanto sfruttano falle di sicurezza per le quali non è al momento disponibile nessuna soluzione". Come segnalato agli esperti dalla società Yoroi, "la criticità è originata da lacune di validazione nei campi di contatto all’interno dei file vCard con estensione '.contact' o '.vcf' che, una volta aperti in lettura, possono permettere la compromissione della macchina bersaglio tramite l‘esecuzione di codice arbitrario. Questa vulnerabilità può essere sfruttata in scenari di spear-phishing, nei quali gli attaccanti invitano le potenziali vittime a visionare contatti all’interno di vCard appositamente predisposte".
LE VERSIONI COLPITE - Risultano colpite da questa vulnerabilità "Windows 10, 8, 7 e Vista. Al momento - aggiungono gli esperti del CERT -, Microsoft non ha rilasciato aggiornamenti specifici che risolvono questa problematica". Infine, anche se ad oggi non sembrano esserci stati attacchi concreti che sfruttano questa vulnerabilità, "considerata la disponibilità di dettagli tecnici e di codice proof-of-concept, si suggerisce agli utenti di esercitare le dovute cautele nel caso di ricezione di email inattese contenenti allegati '.contact' o '.vcf'".
https://www.adnkronos.com/magazine/cybernews/2019/...
LE VERSIONI COLPITE - Risultano colpite da questa vulnerabilità "Windows 10, 8, 7 e Vista. Al momento - aggiungono gli esperti del CERT -, Microsoft non ha rilasciato aggiornamenti specifici che risolvono questa problematica". Infine, anche se ad oggi non sembrano esserci stati attacchi concreti che sfruttano questa vulnerabilità, "considerata la disponibilità di dettagli tecnici e di codice proof-of-concept, si suggerisce agli utenti di esercitare le dovute cautele nel caso di ricezione di email inattese contenenti allegati '.contact' o '.vcf'".
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"Dobbiamo rifiutare la politica della vendetta, della resistenza e della rappresaglia, ed abbracciare la sconfinata potenzialità della collaborazione, del compromesso e del bene comune". E' così che Donald Trump, nel discorso sullo stato dell'Unione pronunciato la notte scorsa al Congresso, ha chiesto ai democratici un atteggiamento bipartisan. Un appello che però è stato seguito da un nuovo duro attacco all'inchiesta de procuratore speciale Robert Mueller e alle possibili altri inchieste sul suo operato da parte della Camera a guida democratica: "Se ci sarà pace ed attività legislativa non vi possono essere guerra ed inchieste", ha detto, scagliandosi anche contro le "ridicole inchieste di parte". Queste "guerre folli", ha aggiunto, rischiano di essere di intralcio al successo economico della nazione.
Poi avverte che "i muri funzionano ed i muri salvano le vite" ed esorta il Congresso, in particolare l'opposizione democratica, a "raggiungere un compromesso" per i fondi - 5,7 miliardi di dollari - da lui chiesti per il muro. Ma ha ribadito che non è intenzionato a cedere: "Io farò costruire il muro - ha affermato - una barriera intelligente, strategica di alluminio, non una semplice barriera di cemento". Nel corso del discorso, Trump ha difeso la sua politica di "tolleranza zero" nei confronti dell'immigrazione, parlando del "dovere morale" di affrontare quella che definisce "la crisi dell'immigrazione illegale" sul confine meridionale del Paese. Una crisi che colpisce in modo particolare i lavoratori americani, mentre le elite sono per i confini aperti, ha aggiunto. "Nessuna questione illustra meglio la divisione tra i lavoratori americani e la classe politica americana - ha argomentato - i politici ricchi ed i loro finanziatori spingono per i confini aperti mentre vivono dietro ai loro muri, cancelli protetti da guardie".
Il presidente Usa ha fatto anche sapere che inconterà di nuovo Kim Jong Un, il 27 e 28 febbraio in Vietnam. "Nell'ambito di un'ambiziosa nuova diplomazia, continuiamo il nostro storico sforzo per la pace nella penisola coreana", ha detto Trump rivendicando i successi ottenuti finora. "I nostri ostaggi sono tornati a casa, i testi nucleari si sono fermati e da 15 mesi non vi sono lanci di missili - ha affermato - se io non fossi stato eletto presidente degli Stati Uniti, secondo la mia opinione, ora saremmo in una grande guerra con la Corea del Nord". "C'è ancora molto lavoro da fare, ma la mia relazione con Kim Jong Un è buona" ha concluso Trump che lo scorso giugno a Singapore ha incontrato il leader nordcoreano.
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/02/06/...
Poi avverte che "i muri funzionano ed i muri salvano le vite" ed esorta il Congresso, in particolare l'opposizione democratica, a "raggiungere un compromesso" per i fondi - 5,7 miliardi di dollari - da lui chiesti per il muro. Ma ha ribadito che non è intenzionato a cedere: "Io farò costruire il muro - ha affermato - una barriera intelligente, strategica di alluminio, non una semplice barriera di cemento". Nel corso del discorso, Trump ha difeso la sua politica di "tolleranza zero" nei confronti dell'immigrazione, parlando del "dovere morale" di affrontare quella che definisce "la crisi dell'immigrazione illegale" sul confine meridionale del Paese. Una crisi che colpisce in modo particolare i lavoratori americani, mentre le elite sono per i confini aperti, ha aggiunto. "Nessuna questione illustra meglio la divisione tra i lavoratori americani e la classe politica americana - ha argomentato - i politici ricchi ed i loro finanziatori spingono per i confini aperti mentre vivono dietro ai loro muri, cancelli protetti da guardie".
Il presidente Usa ha fatto anche sapere che inconterà di nuovo Kim Jong Un, il 27 e 28 febbraio in Vietnam. "Nell'ambito di un'ambiziosa nuova diplomazia, continuiamo il nostro storico sforzo per la pace nella penisola coreana", ha detto Trump rivendicando i successi ottenuti finora. "I nostri ostaggi sono tornati a casa, i testi nucleari si sono fermati e da 15 mesi non vi sono lanci di missili - ha affermato - se io non fossi stato eletto presidente degli Stati Uniti, secondo la mia opinione, ora saremmo in una grande guerra con la Corea del Nord". "C'è ancora molto lavoro da fare, ma la mia relazione con Kim Jong Un è buona" ha concluso Trump che lo scorso giugno a Singapore ha incontrato il leader nordcoreano.
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M5S al lavoro su più fronti in vista delle prossime elezioni europee. Nella periferia di Parigi, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno incontrato Christophe Chalençon, leader dei gilet gialli, e i candidati della lista Ric di Ingrid Levavasseur. Presenti anche gli europarlamentari 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo, Tiziana Beghin e Ignazio Corrao. L'incontro, ha poi reso noto l'ufficio stampa del vicepremier grillino, si è svolto in un "clima di grande entusiasmo" e sarà replicato a Roma nelle prossime settimane. Ma oltre alla costruzione del network di alleanze in sede Ue, c'è un'altra partita da giocare: quella delle candidature. Le primarie online per la selezione dei candidati da schierare alle europee si terranno molto presto. E in vista del voto, l'Associazione Rousseau - che gestisce la piattaforma della democrazia diretta grillina - ha lanciato un 'Supporto Live' per le iscrizioni al MoVimento 5 Stelle, propedeutiche alle candidature. VOTO ON LINE - Mercoledì, dalle 11 alle 13, "risponderemo in tempo reale a tutti i messaggi privati che arriveranno sulla pagina Facebook dell'Associazione Rousseau. Le votazioni online su Rousseau per scegliere i nostri portavoce in Europa sono alle porte. Per poter sottoporre la propria candidatura sarà necessario, come sempre, aver completato l'iscrizione al MoVimento 5 Stelle ed essere, quindi, un iscritto certificato" si legge in un post dell'Associazione pubblicato sul Blog delle Stelle.
LE ALLEANZE - Intanto Di Maio continua a tessere la sua tela di alleanze per il decisivo voto di maggio. Nei progetti del capo politico pentastellato il M5S punta a diventare l'ago della bilancia della prossima legislatura Ue. E i gilet gialli - che da mesi tengono sotto scacco il governo di Emmanuel Macron con le loro proteste - possono rivelarsi un prezioso tassello del mosaico.
GLI INCONTRI - "Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi" scrive poi Di Maio sui social, postando la foto dell'incontro con i gilet: "Il primo di tanti", sottolinea il titolare del Mise, "in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta". Il colloquio in terra francese segue il 'blitz' di inizio gennaio a Bruxelles, dove Di Maio ha incontrato il polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen: ovvero i leader di alcune delle forze politiche con cui il Movimento 5 Stelle sta lavorando alla costituzione del nuovo gruppo a Strasburgo.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
LE ALLEANZE - Intanto Di Maio continua a tessere la sua tela di alleanze per il decisivo voto di maggio. Nei progetti del capo politico pentastellato il M5S punta a diventare l'ago della bilancia della prossima legislatura Ue. E i gilet gialli - che da mesi tengono sotto scacco il governo di Emmanuel Macron con le loro proteste - possono rivelarsi un prezioso tassello del mosaico.
GLI INCONTRI - "Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi" scrive poi Di Maio sui social, postando la foto dell'incontro con i gilet: "Il primo di tanti", sottolinea il titolare del Mise, "in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta". Il colloquio in terra francese segue il 'blitz' di inizio gennaio a Bruxelles, dove Di Maio ha incontrato il polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen: ovvero i leader di alcune delle forze politiche con cui il Movimento 5 Stelle sta lavorando alla costituzione del nuovo gruppo a Strasburgo.
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Incontro in una località a sud di Parigi tra Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e una delegazione del movimento francese dei gilet gialli. L'incontro, a quanto apprende l'AdnKronos, si è svolto a Montargis con il gruppo dei gilets jaunes che fanno capo a Ingrid Levavasseur. I due esponenti 5S sono volati in Francia per stringere sulle alleanze in vista delle elezioni europee alle porte. All'incontro anche Christophe Chalencon, uno dei volti mediatici di primo piano dei gilet gialli e tra i primi ad aver lanciato l'idea di una lista per le prossime europee. "Molte le posizioni e i valori comuni che mettono al centro delle tante battaglie i cittadini, i diritti sociali, la democrazia diretta e l'ambiente" ha reso noto l'ufficio stampa del vicepremier e ministro del Lavoro, descrivendo un "clima di grande entusiasmo" durante l'incontro tra Di Maio e Di Battista con Chalençon. Il quale, parlando con 'Le Parisien', ha sottolineato la soddisfazione per l'incontro: "Siamo molto soddisfatti. I contatti ci sono stati un paio di settimane fa. Abbiamo accettato di scoprire questo partito per conoscere la sua posizione politica in relazione alla Lega".
E "Di Maio ci ha assicurato che ci saranno liste separate nelle elezioni locali e in quelle europee" ha detto Chalençon, che avrebbe escluso al momento ogni ipotesi di alleanza: "E' possibile? Per niente" ha affermato, annunciando un nuovo vertice in Italia: "Andremo presto a Roma". Poi, in serata, fonti M5S hanno precisato che il leader dell'ala 'dura' dei gilet gialli ha detto che non si è parlato di un'alleanza con il Movimento durante l'incontro che si è tenuto a Parigi e non ha detto 'no all'alleanza'. CHI C'ERA - Tra i presenti all'incontro, oltre agli eurodeputati del MoVimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo, Tiziana Beghin e Ignazio Corrao, anche alcuni leader della lista Ric che ha come capolista Ingrid Levavasseur e che si presenterà alle europee. E dopo il faccia a faccia, su Instagram il vicepremier ha postato una "foto ricordo di questo bell'incontro, il primo di tanti, in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta". E ancora: "Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi". NUOVO INCONTRO - A quanto apprende l'Adnkronos, il nuovo incontro dovrebbe tenersi a fine mese a Roma. Al prossimo dovrebbe essere presente, oltre a Chalençon, anche Ingrid Levavasseur, a capo del gruppo dei gilets jaunes che sta dialogando con i 5 Stelle. E' probabile, viene inoltre riferito, che all'incontro romano prendano parte anche gli altri 'azionisti' del gruppo a cui lavora Di Maio: i polacchi di Kukiz' 15, i croati di Zivi zig e i finlandesi di Liike Ny sono i Movimenti attualmente noti.
Oggi con @aledibattista abbiamo fatto un salto in Francia e abbiamo incontrato il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon e i candidati alle elezioni europee della lista RIC di Ingrid Levavasseur. Questa è la foto ricordo di questo bell'incontro, il primo di tanti, in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/0...
E "Di Maio ci ha assicurato che ci saranno liste separate nelle elezioni locali e in quelle europee" ha detto Chalençon, che avrebbe escluso al momento ogni ipotesi di alleanza: "E' possibile? Per niente" ha affermato, annunciando un nuovo vertice in Italia: "Andremo presto a Roma". Poi, in serata, fonti M5S hanno precisato che il leader dell'ala 'dura' dei gilet gialli ha detto che non si è parlato di un'alleanza con il Movimento durante l'incontro che si è tenuto a Parigi e non ha detto 'no all'alleanza'. CHI C'ERA - Tra i presenti all'incontro, oltre agli eurodeputati del MoVimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo, Tiziana Beghin e Ignazio Corrao, anche alcuni leader della lista Ric che ha come capolista Ingrid Levavasseur e che si presenterà alle europee. E dopo il faccia a faccia, su Instagram il vicepremier ha postato una "foto ricordo di questo bell'incontro, il primo di tanti, in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta". E ancora: "Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi". NUOVO INCONTRO - A quanto apprende l'Adnkronos, il nuovo incontro dovrebbe tenersi a fine mese a Roma. Al prossimo dovrebbe essere presente, oltre a Chalençon, anche Ingrid Levavasseur, a capo del gruppo dei gilets jaunes che sta dialogando con i 5 Stelle. E' probabile, viene inoltre riferito, che all'incontro romano prendano parte anche gli altri 'azionisti' del gruppo a cui lavora Di Maio: i polacchi di Kukiz' 15, i croati di Zivi zig e i finlandesi di Liike Ny sono i Movimenti attualmente noti.
Oggi con @aledibattista abbiamo fatto un salto in Francia e abbiamo incontrato il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon e i candidati alle elezioni europee della lista RIC di Ingrid Levavasseur. Questa è la foto ricordo di questo bell'incontro, il primo di tanti, in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi.