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il 2009-03-27 23:51:00.0 alle 2009-03-27 23:51:00.0
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Re: Merda di Gatto Uno

- Scritto da:
>
>
> Kotaro, ti piace Bleach o è troppo commerciale
> per i tuoi gusti?
> Sorride

Non ho pregiudizi, avessi tempo mi guarderei pure naruto o one piece. Bleach non lo sto guardando, sempre questione di tempo. Cerco di selezionare serie con una certa originalità, almeno evito il rischio di guardare cose già viste, e poi adoro le sperimentazioni, kaiba, gurren laggan ed altri anime strani.

Dio Porco

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Perché non bestemmiare tra amici? È una cosa divertente!‎
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il 2009-03-27 23:34:00.0 alle 2009-03-27 23:34:00.0
Re: Merda di Gatto Uno

- Scritto da: kotaro
>
> - Scritto da: Rin Kobayashi
> >
> > [A Kotaro che l'ha individuato piace un sacco il
> > titolo
> > Perplesso]
>
> -.-

Kotaro, ti piace Bleach o è troppo commerciale per i tuoi gusti? Sorride
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il 2009-03-27 23:29:00.0 alle 2009-03-27 23:29:00.0
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Re: Merda di Gatto Uno

- Scritto da: Rin Kobayashi
>
> [A Kotaro che l'ha individuato piace un sacco il
> titolo
> Perplesso]

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il 2009-03-27 23:28:00.0 alle 2009-03-27 23:28:00.0
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Merda di Gatto Uno


Ancora non esiste, esiste solo il manga. Questa è una preview.


[A Kotaro che l'ha individuato piace un sacco il titolo Perplesso]
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il 2009-03-25 19:35:00.0 alle 2009-03-25 19:35:00.0
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il 2009-03-25 10:04:00.0 alle 2009-03-25 10:04:00.0
Kafka - Nella colonia penale
Niente da fare, troppo tardi: lei non arriva
    nemmeno   al   balcone affollato di signore: vuole richiamare
    l'attenzione, vuole gridare, ma una mano di donna le chiude la
    bocca - e io e l'opera del vecchio comandante siamo perduti".
    L'esploratore dovette reprimere un sorriso: così facile era
    l'impresa che gli era sembrata tanto difficile. Disse evasivo:
    'Lei esagera la mia influenza. Il comandante ha letto la mia
    lettera di raccomandazione, sa che non sono un esperto di
    procedimenti giudiziari. Se esprimessi un'opinione, questa sarebbe
    l'opinione di un privato cittadino,   non più importante di
    qualsiasi altra persona e, in ogni caso, assai meno importante di
    quella del comandante stesso, il quale, credo, ha poteri molto
    ampi su questa colonia. Se il comandante la pensa come lei dice,
    temo che la fine della procedura sia vicina, anche senza bisogno
    del mio modesto concorso".
    L'ufficiale capiva? No, ancora non capiva. Scosse vivacemente il
    capo, si girò un attimo a guardare il condannato e il soldato, che
    sussultarono e smisero di mangiare il riso, si fece addosso
    all'esploratore e, fissando non il suo viso ma un punto della sua
    giacca, disse ancora con voce ancora più bassa di prima: "Lei non
    conosce il comandante: non si rende conto, scusi la franchezza, di
    quanto lei può, in confronto a lui e a noi: la sua influenza, mi
    creda, supera ogni possibile valutazione. Fui beato nel sentire
    che lei solo avrebbe assistito all'esecuzione. Quest'ordine del
    comandante avrebbe dovuto danneggiarmi, io invece lo volgo a mio
    favore. Senza essere turbato da insinuazioni e da occhiate di
    disprezzo,   inevitabile se un pubblico numeroso fosse stato
    presente,   lei ha ascoltato le mie spiegazioni,   ha   visto
    l'apparecchio e si prepara ora ad assistere all'esecuzione. Il suo
    giudizio si è di certo già formato: dovesse nascere ancora qualche
    incertezza, lo spettacolo dell'esecuzione la farà scomparire.
    Arrivati a questo punto, le chiedo: mi appoggi nei confronti del
    comandante!"
    L'esploratore non lo fece continuare. "E come potrei?" gridò. "E'
    impossibile. Non posso né aiutarla né recarle danno".
    "Lei   può",   disse   l'ufficiale.   Con   qualche   apprensione,
    l'esploratore si accorse che l'ufficiale stringeva i pugni. "Lei
    lo può", ripeté l'ufficiale con veemenza ancora maggiore. "Io ho
    un piano che deve riuscire. Lei crede che la sua influenza non
    basti: io so che basta. Ma ammettiamo che lei abbia ragione: non
    bisogna tentare di tutto, anche, faccio per dire, l'inutile, per
    cercare di salvare la procedura? Ascolti, ora, il mio piano. Per
    la sua attuazione è indispensabile che lei oggi, nella colonia,
    eviti di pronunciarsi sulla procedura. Se nessuno le chiede nulla,
    non si lasci scappare parola. In ogni modo, le sue dichiarazioni
    siano brevi e vaghe, dia l'impressione che le riesce difficile
    parlare della cosa, che è amareggiato, che, se dovesse parlare,
    dovrebbe uscire in imprecazioni. Io non le chiedo di mentire,
    nemmeno per idea. Basta che lei risponda con poche parole, per
    esempio: 'Sì, ho visto l'esecuzione' oppure 'Sì, ho ascoltato
    tutte le spiegazioni'. Solo questo, niente di più. Questo può
    spiegare, anche se non nel senso auspicato dal comandante, il suo
    aspetto contrariato. Il comandante,   naturalmente,   capirà a
    rovescio e interpreterà quanto lei ha detto a modo suo. Su questo
    equivoco si fonda il mio piano. Domani, sotto la presidenza del
    comandante, ci sarà nella sede del comando una grande riunione di
    tutti gli altri funzionari.   Il comandante   ha   provveduto,
    naturalmente, a trasformare queste riunioni in uno spettacolo. E'
    stata costruita una galleria, che è sempre piena di spettatori. Io
    non posso fare a meno di prendere parte al consiglio, ma tremo per
    il disgusto. Lei sarà certo invitato alla seduta. Se oggi si
    comporta secondo il mio piano, l'invito sarà fatto in forma di
    insistente preghiera. Se invece, per qualche motivo, non fosse
    invitato, chieda l'invito, lo otterrà sicuramente. Domani, dunque,
    lei siede in mezzo alle signore nel palco del comandante. Quello
    alza gli occhi di continuo, per accertarsi della sua presenza.
    Dopo la discussione di diversi argomenti, indifferenti e ridicoli,
    calcolati per il pubblico - quasi sempre si tratta di opere
    portuali! - si passa a trattare la procedura giuridica. Se il
    comandante non proponesse l'argomento o tardasse a farlo, ci
    penserò io. Mi alzerò e farò il mio rapporto sull'esecuzione di
    oggi. Poche parole, l'annuncio puro e semplice. Non è quella la
    sede per rapporti del genere, ma non importa. Il comandante mi
    ringrazierà, come sempre, con un sorriso cordiale, poi, incapace
    di trattenersi, approfitterà della buona occasione. 'Abbiamo
    appena    ascoltato',    dirà    press'a   poco,    'il   rapporto
    sull'esecuzione. Da parte mia vorrei aggiungere che l'illustre
    esploratore, a loro tutti noto per l'onore eccezionale reso con la
    sua   visita a questa colonia,   ha assistito all'esecuzione;
    l'odierna riunione, aggiungo, acquista un significato particolare
    grazie alla sua presenza.   Non vogliamo chiedere al grande
    esploratore cosa pensa dell'esecuzione tradizionale e   della
    procedura relativa?' Naturalmente, grandi applausi, il consenso è
    generale, io faccio più chiasso di tutti. Il comandante si inchina
    davanti a lei, e dice: 'In questo caso, le porgo il quesito a nome
    di tutti'. Lei, allora, si affaccia al parapetto. Vi appoggi sopra
    le mani, che siano visibili,   altrimenti le signore gliele
    prenderanno e giocheranno con le dita. A questo punto, ha la
    parola. Non so come farò a resistere per tante ore. Nel suo
    discorso non abbia riguardo di nulla, urli la verità, si sporga in
    fuori, gridi, ma sì, gridi la sua opinione, la sua incrollabile
    opinione in faccia al comandante!
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il 2009-03-24 11:11:00.0 alle 2009-03-24 11:11:00.0
Re: Kafka - Nella colonia penale
La mattina di
    buon'ora arrivava il comandante con le sue signore, le fanfare
    svegliavano l'intero accampamento, io annunciavo che tutto era
    pronto, la società - nessun funzionario importante poteva mancare
    - si disponeva intorno alla macchina: quel mucchio di poltroncine
    è un misero residuo di quei tempi. La macchina, appena finita di
    pulire, brillava; a ogni esecuzione, quasi, cambiavo dei pezzi.
    Sotto centinaia di sguardi - gli spettatori si alzavano sulla
    punta dei piedi, tutto intorno - il condannato veniva disteso
    sotto l'erpice dal comandante in persona. Quello che oggi fa un
    semplice soldato, era allora compito mio, in qualità di presidente
    di tribunale, e me ne consideravo onorato. A questo punto
    cominciava l'esecuzione! Non una stonatura disturbava il lavoro
    della macchina. C'era chi non guardava nemmeno più, preferendo
    sdraiarsi, a occhi chiusi, sulla sabbia. Tutti sapevano: ora si
    compie la giustizia. Nel silenzio si sentivano soltanto i sospiri
    del condannato, smorzati dal tampone. Oggi l'apparecchio strappa
    al condannato sospiri che il tampone riesce sempre a soffocare;
    allora, gli aghi del disegnatore stillavano un liquido corrosivo,
    di cui poi venne proibito l'impiego. Lasciamo perdere. Ma cos'era
    la sesta ora! Impossibile accontentare tutti quelli che volevano
    vedere più da vicino. Il comandante, nella sua saggezza, aveva
    disposto che la precedenza venisse data ai bambini; io, in ragione
    del mio compito, dovevo rimanere sempre lì vicino; spesso mi
    rannicchiavo con due bambini sulle braccia, uno per parte. Che
    cosa provavamo negli istanti in cui, su quel viso martirizzato,
    appariva un'espressione estatica! Come protendevamo le nostre
    guance al rifulgere di quella giustizia finalmente raggiunta e già
    svanente! Che tempi, amico!".
    L'ufficiale sembrava dimenticare chi era la persona che gli stava
    davanti: aveva abbracciato l'esploratore e aveva posato la testa
    sulla sua spalla. L'esploratore, imbarazzato al massimo, guardava
    impaziente davanti a sé. Il soldato aveva finito di pulire e da un
    barattolo aveva versato la pappa di riso nella ciotola. Non appena
    il condannato, che sembrava completamente rimesso, se ne accorse,
    cominciò a tendere la lingua verso la pappa. Il soldato cercava di
    allontanarlo, la pappa era riservata a più tardi: ma a sua volta
    cacciava nella ciotola le sue mani sporche e mangiava davanti al
    condannato bramoso.
    L'ufficiale si   riprese   subito.   "Non   volevo   cercare   di
    convincerla", disse, "so che è impossibile oggi, far capire quei
    tempi. Ma l'apparecchio continua a funzionare e parla da solo.
    Parla di per sé, anche se è isolato in questa valle. E il cadavere
    piomba sempre, alla fine, dopo un volo indicibilmente lieve, nella
    fossa, anche se intorno a questa non sciamano più, come un tempo,
    centinaia di mosche. Fummo costretti a recintare la fossa con un
    solido parapetto, ormai divelto da un pezzo".
    L'esploratore, che voleva sottrarre il suo viso allo sguardo
    dell'ufficiale,   si guardava in giro distratto.   L'ufficiale
    credette che considerasse lo squallore della valle; gli prese le
    mani, e, girandogli intorno per incontrare i suoi occhi, disse:
    "Vede che vergogna?"
    L'esploratore non rispose. L'ufficiale si allontanò da lui; a
    gambe aperte, le mani sui fianchi, fissava il suolo, senza dire
    una parola. Poi rivolse all'esploratore un sorriso che voleva
    essere di incoraggiamento e disse: "Ieri le ero vicino, quando il
    comandante la invitò. Sentii le parole d'invito. Conosco il
    comandante, capii subito a cosa mirava. Benché abbia autorità
    sufficiente per agire contro di me, ancora non ha avuto il
    coraggio di farlo. Vuole invece sottopormi al suo giudizio, al
    giudizio di un illustre straniero. Il calcolo è sottile: lei si
    trova nell'isola da due giorni,   non conosceva il   vecchio
    comandante né il suo modo di pensare; ragiona secondo i princìpi
    europei, magari è un deciso avversario della pena di morte in
    generale e di simili esecuzioni meccaniche in particolare; vedrà
    che l'esecuzione avviene senza presenza di pubblico, in modo
    triste, su una macchina malandata... Considerato tutto questo,
    pensa il comandante, è molto probabile che lei non approvi il mio
    procedimento.   E   se non l'approva,   continua a pensare il
    comandante, non passerà la cosa sotto silenzio, perché lei è un
    uomo che ha il coraggio delle sue opinioni. Ha visto e imparato a
    rispettare i costumi di molti popoli, non si esprimerà contro
    questo procedimento con la violenza di cui darebbe prova nel suo
    Paese: ma il comandante non chiede tanto. Basta lasciarsi andare
    una parola di sfuggita. Non è necessario che risponda alle sue
    convinzioni, basta che sembri favorire la sua tesi. Sono sicuro
    che l'interrogherà ricorrendo ad ogni astuzia. Le sue signore,
    sedute intorno, tenderanno l'orecchio. Lei dirà, mettiamo: 'Da noi
    la procedura è diversa' oppure 'Da noi si usa interrogare
    l'accusato, prima di condannarlo' oppure 'Da noi ci sono altre
    pene oltre a quella di morte' oppure 'Da noi le torture sono
    esistite solo nel medioevo'. Considerazioni, ai suoi occhi, tanto
    rispondenti a verità quanto naturali, considerazioni inoffensive,
    che non toccano il mio sistema. Ma come le interpreterà il
    comandante? Mi sembra di vederlo, il buon comandante, respingere
    la sedia e correre al balcone,   mentre le signore gli si
    precipitano dietro, mi sembra di sentire la sua voce: 'Un grande
    esploratore dell'Occidente, incaricato di studiare l'ordinamento
    giudiziario dei vari paesi, ha detto un momento fa che i nostri
    provvedimenti giudiziari sono inumani. In seguito al giudizio di
    una tale personalità non mi è più possibile, naturalmente,
    tollerare questa procedura. Da oggi in avanti ordino... eccetera'.
    Lei vorrebbe precisare che non ha detto quello che lui proclama,
    che non ha chiamata inumana la mia procedura, è convinto, anzi,
    che essa è la più nobile e la più umana, inoltre ammira
    l'apparecchio.
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il 2009-03-23 22:09:00.0 alle 2009-03-23 22:09:00.0
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il 2009-03-23 17:42:00.0 alle 2009-03-23 17:42:00.0
Kafka - Nella colonia penale
Mentre il soldato gli legava la mano destra, allungò la sinistra,
    senza rendersene conto, in direzione dell'esploratore. L'ufficiale
    non abbandonava più l'ospite con lo sguardo, come se cercasse di
    leggergli   in   viso   l'impressione   prodotta   dall'esecuzione
    sommariamente descritta.
    La cinghia destinata al polso si strappò: il soldato doveva averla
    tirata troppo. Il soldato alzò il pezzo strappato, per far capire
    che era necessario l'intervento del suo superiore. Ma l'ufficiale
    si era già mosso e, con il viso rivolto all'esploratore disse: "La
    macchina è molto complicata, ogni tanto qualche parte si strappa o
    si spezza; ma questo non può influire sul giudizio complessivo. La
    cinghia è presto sostituita, userò una catena, pur sapendo che
    questo pregiudica la leggerezza delle vibrazioni al braccio
    destro". Mentre sistemava la catena, disse ancora: "I mezzi per la
    manutenzione dell'apparecchio sono ora molto limitati. Al tempo
    del vecchio comandante, disponevo liberamente di fondi destinati a
    quest'unico scopo. C'era un magazzino in cui si conservavamo tutti
    i possibili pezzi di ricambio. Confesso che quasi ne facevo
    spreco, intendo dire prima, non adesso, come pretende il nuovo
    comandante, che si serve di ogni pretesto per combattere le
    vecchie istituzioni. Ora amministra lui il fondo destinato alla
    macchina, e quando mando a chiedere una nuova cinghia, si pretende
    quella strappata come prova, la nuova arriva solo dopo dieci
    giorni, è di cattiva qualità e non serve molto. Come posso fare a
    mandare avanti, nel frattempo, la macchina senza cinghie, è cosa
    che non interessa a nessuno".
    L'esploratore   pensava: è sempre pericoloso mischiarsi nelle
    faccende degli altri. Lui non era un cittadino né della colonia
    penale né dello stato al quale questa apparteneva. Se avesse
    voluto condannare o addirittura impedire l'esecuzione, avrebbero
    potuto dirgli: sei uno straniero, stai zitto. Lui non avrebbe
    avuto niente da replicare, al massimo avrebbe potuto dire che non
    capiva come gli era successo, perché viaggiava per vedere il mondo
    e non per trasformare le procedure giudiziarie nei vari paesi. In
    quel caso, però, la tentazione era grande: l'illegalità del
    procedimento e l'inumanità dell'esecuzione erano indiscutibili.
    Nessuno poteva supporre   un   interesse   nell'intervento   del
    viaggiatore: non conosceva il condannato, che non era uomo da
    attirare la pietà in modo particolare, non era neppure un suo
    connazionale. Il viaggiatore aveva poi illustri raccomandazioni,
    era stato accolto con grande cortesia e forse era stato invitato a
    quell'esecuzione perché ci si aspettava un suo giudizio: il
    comandante, a quanto aveva sentito, non era un entusiasta di quel
    procedimento, e nei confronti dell'ufficiale si comportava in modo
    quasi ostile.
    A questo punto,   il viaggiatore sentì un urlo di   rabbia.
    L'ufficiale aveva appena introdotto, non senza fatica, il tampone
    di feltro nella bocca del condannato, quando questi chiuse gli
    occhi e, preso da una nausea irresistibile, vomitò. L'ufficiale si
    affrettò ad alzargli la testa dal tampone e girarla verso la
    fossa: troppo tardi, il vomito già colava lungo la macchina.
    "Tutta   colpa del comandante!" gridò l'ufficiale,   scuotendo
    frenetico le sbarre d'ottone. "Mi riducono l'apparecchio come una
    stalla!" E con le mani tremanti mostrò al viaggiatore quello che
    era successo. "Ho impiegato ore per far capire al comandante che
    il condannato, alla vigilia dell'esecuzione, non deve ingerire
    nessun cibo. Ma la nuova corrente dei mollaccioni è di un altro
    parere. Le signore del comandante rimpinzano il condannato di
    dolciumi prima che sia portato via. Uno che per tutta la vita si è
    nutrito di pesce marcio, deve mangiare i dolciumi! Ma lasciamo
    perdere, non è questo che conta: perché non mi danno, piuttosto,
    un feltro nuovo, quando lo sto chiedendo da tre mesi? Come si può
    prendere in bocca, senza ripugnanza questo feltro, succhiato e
    morso da più di cento uomini nell'agonia?"
    Il condannato aveva lasciato ricadere la testa e   sembrava
    tranquillo, il soldato cercava di ripulire la macchina con la
    camicia buttata via. L'ufficiale avanzò verso l'esploratore;
    questi indietreggiò di un passo, come se temesse qualche cosa, ma
    l'ufficiale gli prese la mano e lo tirò in disparte. "Vorrei dirle
    una parola in confidenza", disse.   "Posso?" "Certo",   disse
    l'esploratore, e si fermò ad ascoltarlo, con gli occhi bassi.
    "Il processo e l'esecuzione che lei ha l'occasione di ammirare,
    non trovano più, nella nostra colonia, un solo aperto sostenitore.
    Io sono il loro unico difensore, e insieme l'unico legatario
    dell'eredità del vecchio comandante. Non posso nemmeno pensare a
    un ulteriore perfezionamento del processo, mentre mi occorrono
    tutte le mie forze per mantenere le cose come stanno. Quando
    viveva il vecchio comandante, la colonia era piena dei suoi
    partigiani. Io ho una parte della sua facoltà di persuasione, ma
    non la sua forza: di conseguenza i partigiani sono scomparsi,
    cioè, ce ne sono parecchi, ma nessuno osa confessarlo. Se lei
    oggi, giorno di esecuzione,   entrasse nel caffè e tendesse
    l'orecchio, sentirebbe soltanto, forse, parole ambigue. Sono tutti
    partigiani del sistema; ma con questo comandante e le sue idee,
    non mi servono a niente. Ora, io le chiedo: è' possibile che per
    colpa di questo comandante, e delle donne che lo influenzano,
    l'opera di una vita" - indicò l'apparecchio - "debba finire in
    niente? Si può permettere questo, anche se si rimane solo pochi
    giorni sulla nostra isola? Non c'è tempo da perdere, stanno
    tramando contro la mia giurisdizione. Nella sede del comando, si
    svolgono riunioni alle quali io non sono invitato; persino la sua
    visita mi sembra che abbia un significato particolare: non avendo
    il coraggio di fare altro, si manda avanti lei, uno straniero.
    Com'erano diverse le esecuzioni di una volta! Già alla vigilia, la
    valle era piena di gente che veniva a vedere.

EH?

Ad ehhhhhhjhhhhhhh.eh
EHH? EHHHH? EEEEHHHH? Aahhhhhhhh....‎
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il 2009-03-22 23:09:00.0 alle 2009-03-22 23:09:00.0
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Nuovo anime
suggerito da Kotaro:

http://sub4all.org/download.php?id=95bb5e4c627ed6d04b9b3f67136eadfe60e35591&f=%5BLawliet%5D+The+Sky+Crawlers.torrent
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il 2009-03-21 18:10:00.0 alle 2009-03-21 18:10:00.0
loquendo
http://tts.loquendo.com/ttsdemo/default.asp?page=i...

bellissimo

è un TTS con un casino di lingue

provatelo secondo me serve molto per imparare la pronuncia
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il 2009-03-19 08:55:00.0 alle 2009-03-19 08:55:00.0
Kafka - Nella colonia penale
Questi spalancò gli occhi, vide quello che il
    condannato si era permesso di fare, lasciò cadere il fucile,
    piantò i tacchi nella sabbia e diede un tale strappo alla catena,
    che il condannato crollò a terra; rimanendo poi a guardarlo,
    mentre si agitava tra un tintinnio d'acciaio. "Rialzalo!" gridò
    l'ufficiale, che si era accorto che il condannato attirava troppo
    l'attenzione dell'esploratore.   Questi   stava   chinato   sopra
    l'erpice,   solo per vedere ciò che accadeva al condannato.
    "Trattalo con riguardo!" gridò ancora l'ufficiale. Quindi girò di
    corsa intorno alla macchina, afferrò il condannato sotto le
    ascelle e, con l'aiuto del soldato, dopo non pochi tentativi,
    riuscì a rimetterlo in piedi.
    "Ora so tutto", disse l'esploratore quando l'ufficiale fu tornato
    da lui. "Tutto, meno l'essenziale", disse quello, prendendo il
    viaggiatore per un braccio e indicando qualcosa in alto. "Nel
    disegnatore c'è il meccanismo che mette in movimento l'erpice, e
    questo meccanismo viene regolato secondo il disegno stabilito
    dalla sentenza. Io uso ancora i disegni del vecchio comandante.
    Eccoli", disse, tirando fuori alcuni fogli dalla busta di pelle.
    "Non oso farglieli nemmeno toccare, sono la cosa più preziosa che
    possiedo.   Si sieda,   glieli mostro da qui,   potrà vederli
    ugualmente". Di fronte al primo foglio, il viaggiatore avrebbe
    voluto dire qualche parola di complimento: ma vide solo un ammasso
    di linee che si incrociavano in ogni senso, così fitte che il
    fondo bianco quasi non si distingueva più. "Legga",   disse
    l'ufficiale. "Non ci riesco", disse l'esploratore. "E' molto ben
    fatto", disse l'esploratore, evasivo, "ma non sono in grado di
    decifrare nulla". "Eh sì", fece l'ufficiale, riponendo di nuovo la
    busta, "non si tratta di un modello di calligrafia per scolaretti.
    Bisogna studiarlo parecchio. Anche lei, alla fine, ci riuscirebbe.
    Naturalmente, non possono essere lettere semplici, perché non
    devono uccidere subito, ma nello spazio di dodici ore circa: il
    punto culminante, viene calcolato per la sesta ora. Ogni lettera
    deve essere circondata da una quantità di arabeschi: le lettere
    disegnano come una fascia sottile intorno al corpo, il resto è
    destinato agli arabeschi. E' in grado, ora, di apprezzare il
    lavoro dell'erpice e di tutta la macchina? Stia attento!" Saltò
    sulla scala, girò un volante, gridò: "Attenzione, si sposti!" - e
    tutto si mise in movimento. Non ci fosse stato lo stridio della
    ruota, sarebbe stato splendido. Come sorpreso da quella ruota
    molesta, l'ufficiale la minacciò con un pugno, allargò le braccia
    verso l'esploratore in atto di scusa, e scese in fretta, per
    sorvegliare i movimenti dal basso. Qualcosa, visibile solo a lui,
    non andava. Si arrampicò di nuovo in alto, ficcò tutte e due le
    mani all'interno del disegnatore, e per fare più in fretta a
    scendere, invece di servirsi della scala, si lasciò scivolare
    lungo una delle sbarre e infine urlò, con tutte le sue forze,
    nell'orecchio dell'esploratore, per farsi sentire: "Capisce il
    funzionamento? L'erpice comincia a scrivere; compiuto il primo
    tratto d'iscrizione sul dorso, lo strato di ovatta scorre e gira
    adagio il corpo sul fianco, per offrire nuovo spazio all'erpice.
    Intanto le parti trafitte posano sull'ovatta, la quale, grazie a
    una preparazione speciale, blocca subito l'emorragia, rendendo
    possibile una nuova e più profonda incisione. Questi denti, lungo
    l'orlo dell'erpice, strappano l'ovatta dalle ferite quando il
    corpo viene girato una seconda volta, e la gettano nella fossa, in
    modo da consentire all'erpice nuovo lavoro. Le lettere vengono
    incise sempre più profondamente nel corso di dodici ore. Durante
    le prime sei il condannato vive, più o meno, come prima, pur
    soffrendo, si capisce. Dopo due ore, il tampone viene rimosso,
    perché l'uomo non ha più la forza di gridare. Dentro questa
    ciotola riscaldata elettricamente si versa una pappa di riso
    calda, che l'uomo può arrivare a sfiorare con la lingua. Nessuno
    rinuncia a questa possibilità: nessuno, almeno, che io sappia, e
    la mia esperienza è ampia. Dopo circa sei ore, il condannato non è
    più attratto dal cibo. Di solito, mi inginocchio lì davanti e
    studio il fenomeno. Quasi mai l'uomo ingoia l'ultimo boccone, per
    lo più lo rigira in bocca, e poi lo sputa nella fossa. Devo
    piegarmi, altrimenti mi arriva in faccia. Come diventa silenzioso,
    l'uomo,   dopo   sei   ore!   Anche   ai più ottusi si schiude
    l'intelligenza. Comincia dagli occhi, e da lì si irradia. E' una
    vista che mi fa venire voglia di mettermi sotto l'erpice. Dopo non
    succede più niente, l'uomo comincia a decifrare l'iscrizione,
    stringe le labbra e le sporge, come se fosse in ascolto. Non è
    facile, lei l'ha visto, decifrare l'iscrizione con gli occhi; ma
    il nostro uomo la decifra con le sue ferite. Non è un lavoro da
    poco: per finirlo, gli ci vogliono sei ore. Alla fine, l'erpice lo
    trafigge da parte a parte e lo scaraventa nella fossa, dove piomba
    nell'acqua insanguinata e nell'ovatta. Allora la giustizia ha
    esaurito il suo compito e noi, io e il soldato, lo seppelliamo".
    L'esploratore tendeva un orecchio verso l'ufficiale e, con le mani
    in tasca, seguiva il lavoro della macchina. Anche il condannato
    guardava, ma senza capire. Piegato in avanti, era intento a
    seguire le vibrazioni degli aghi, quando il soldato, a un cenno
    dell'ufficiale, con un colpo di coltello gli spaccò camicia e
    calzoni sul dorso, facendoli cadere a terra: quello provò a
    raccogliere le vesti cadute e riparare così la sua nudità, ma il
    soldato lo sollevò dal suolo e gli sfilò di sotto i piedi gli
    ultimi brandelli. L'ufficiale arrestò la macchina e nel silenzio
    sopraggiunto l'uomo fu adagiato sotto l'erpice. Al posto delle
    catene, vennero fissate le cinghie; il condannato sembrò quasi
    sollevato. L'erpice si abbassò ancora, perché l'uomo era magro;
    quando le punte lo sfiorarono, si vide la sua pelle rabbrividire.
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il 2009-03-18 11:47:00.0 alle 2009-03-18 11:47:00.0
Kafka - Nella colonia penale
Si avvicinò perciò all'esploratore,   lo prese sotto braccio e,
    accennando al condannato, irrigidito sull'attenti sia perché
    l'attenzione era puntata su di lui in modo così palese, sia perché
    il soldato aveva pensato di dare uno strappo alla catena, disse:
    "La cosa sta così. Nella colonia penale, nonostante la mia giovane
    età, svolgo le funzioni di giudice, perché ho sempre collaborato
    col vecchio comandante in tutte le questioni disciplinari, e
    conosco la macchina meglio di ogni altro. Il principio secondo il
    quale io giudico, è questo: la colpevolezza è sempre indubbia.
    Altri tribunali non possono seguire a questo principio, perché
    sono composti da diverse persone, e sono sottoposti a istanze
    superiori. Ciò non avviene qui o almeno non avveniva quando c'era
    il vecchio comandante. Quello nuovo ha provato a intervenire nella
    mia attività di giudice, ma finora sono riuscito a tenerlo
    lontano, e spero di riuscirci anche in seguito. Quanto al caso di
    oggi, è sempre come gli altri. Un capitano, stamattina, ha
    denunciato che quest'uomo, assegnatogli come attendente e che
    dorme davanti alla sua porta, ha dormito durante le ore di
    servizio. Il suo obbligo è, infatti, quello di alzarsi ad ogni
    battere d'ora e di salutare davanti alla porta del capitano.
    Obbligo non pesante e d'altra parte necessario, al fine di
    rimanere sveglio per la guardia e per il servizio. Stanotte il
    capitano ha voluto controllare se l'attendente faceva il suo
    dovere: alle due in punto ha aperto la porta e lo ha trovato che
    dormiva, tutto rannicchiato su se stesso. Prese dunque la sua
    frusta e lo colpì al viso. Invece di alzarsi e di chiedere
    perdono, l'uomo afferrò il suo padrone per le gambe, lo scosse e
    gridò: 'Butta via quella frusta o ti mangio!' Questi i fatti. Il
    capitano, un'ora fa, è venuto da me, io ho messo per iscritto le
    sue dichiarazioni e subito ho steso la sentenza. Poi ho fatto
    incatenare l'uomo.   Tutto molto semplice. Se l'avessi fatto
    chiamare e l'avessi interrogato,   ne sarebbe nata una gran
    confusione: avrebbe mentito, se mi fosse riuscito di provare le
    sue bugie ne avrebbe tirate fuori di altre e così via. Invece ora
    lo tengo e non me lo lascio scappare più. Tutto chiaro, adesso? Ma
    il tempo passa, l'esecuzione sarebbe già dovuta essere cominciata,
    e non ho ancora finito di spiegare il funzionamento della
    macchina". Costrinse l'esploratore a sedere, si avvicinò alla
    macchina e riprese: "Come vede, l'erpice ha una sagoma umana:
    questa è la parte per il tronco, questa per le gambe. Per la testa
    c'è soltanto questo piccolo punteruolo. Tutto chiaro?" E si chinò
    cortesemente verso il'esploratore, pronto a fornire le descrizioni
    più circostanziate.
    L'esploratore guardò l'erpice,   con la fronte aggrottata. I
    ragguagli sulla procedura non lo avevano soddisfatto. Doveva,
    tuttavia, riconoscere che si trattava di una colonia penale, che
    erano necessarie speciali misure, che bisognava procedere in tutto
    con rigidezza militare. Sperava, inoltre, nel nuovo comandante,
    che aveva intenzione di introdurre, anche se lentamente, un nuovo
    procedimento   che   non   riusciva   a   entrare   nella    testa
    dell'ufficiale. Seguendo questi pensieri, l'esploratore chiese:
    "Il comandante assisterà all'esecuzione?" "Non è certo", disse
    l'ufficiale, contrariato dalla domanda brusca, mentre gli spariva
    dal viso l'espressione cortese: "per questo dobbiamo fare in
    fretta.   Purtroppo,   sono   costretto   ad   abbreviare le mie
    spiegazioni. Ma domani quando l'apparecchio sarà ripulito - già, è
    un suo difetto quello di sporcarsi tanto - potrò darle altri
    particolari. Ora, mi limiterò solo l'indispensabile. Dunque,
    quando l'uomo è disteso sul letto e questo è in movimento, si
    abbassa l'erpice. Esso scende da solo fino a sfiorare il corpo con
    le punte: raggiunta la posizione voluta, il cavo d'acciaio assume
    la rigidezza di una sbarra. A questo punto, comincia il gioco. Un
    profano non nota differenza tra una e l'altra. L'erpice sembra
    lavorare sempre allo stesso modo: immerge, vibrando, le sue punte
    nel corpo, che vibra, a sua volta, sul letto. Per consentire a
    tutti di accertarsi dell'esecuzione della condanna, l'erpice è
    stato fatto di vetro. La messa in opera degli aghi ha comportato
    alcune difficoltà tecniche, ma dopo qualche prova ci siamo
    riusciti. Non ci siamo arresi di fronte a nessuna difficoltà.
    Attraverso il vetro, oggi, tutti possono vedere come l'iscrizione
    viene eseguita sul corpo. Non vuole avvicinarsi per vedere gli
    aghi?"
    L'esploratore si alzò lentamente, avanzò e si piegò sull'erpice.
    "Vede", disse l'ufficiale, "ci sono due tipi di aghi, disposti in
    modo diverso: quello lungo è accoppiato a quello corto. L'ago
    lungo scrive, quello corto sprizza acqua per eliminare il sangue e
    mantenere chiara l'iscrizione.   L'acqua sporca confluisce in
    canaletti, per finire in questo condotto e quindi nella fossa".
    Con il dito teso, l'ufficiale fece un'esatta descrizione del
    percorso che l'acqua doveva seguire. Quando, per dare al movimento
    la massima evidenza, afferrò a due mani l'estremità del tubo di
    scarico, l'esploratore alzò la testa e iniziò a indietreggiare
    verso la sedia, annaspando, con una mano, dietro la schiena. Con
    orrore si accorse che il condannato aveva seguito a sua volta,
    l'invito dell'ufficiale a esaminare da vicino il funzionamento
    dell'erpice. Aveva tirato per la catena il soldato intontito, e si
    era piegato anche lui sul il vetro. Con aria perplessa, fissava
    quello che i due signori avevano esaminato, ma inutilmente, perché
    non aveva avuto spiegazioni. Si chinava da una parte e dall'altra,
    senza staccare gli occhi dal cristallo. L'esploratore fu tentato
    di tirarlo indietro, perché si comportava certo in modo non
    consentito. Ma l'ufficiale lo trattenne con una mano, con l'altra
    afferrò una zolla di terra dal tumulo vicino e la scagliò contro
    il soldato.

Black Woman Destroys White Privilege Myth

Ad https://www.youtube.com/watch?v=pbccGbPKwok
Femmina nera onesta ci spiega il concetto del "white privilege"‎
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Non Autenticato
il 2009-03-17 08:24:00.0 alle 2009-03-17 08:24:00.0
Kafka - Nella colonia penale
Dicevo,   dunque,   che questo è il letto. E'
    completamente ricoperto da uno strato di ovatta, e la ragione la
    vedremo in seguito. Su questa ovatta viene disteso, nudo, il
    condannato; queste cinghie sono per tenerlo fermo, per le mani,
    per i piedi, per il collo. A questa estremità del letto, su cui
    l'uomo giace con la faccia in giù, c'è un piccolo tampone di
    feltro, facilmente regolabile, in modo che penetri di misura nella
    bocca del condannato. Serve a impedire che quello urli e si mozzi
    la lingua con i denti. L'uomo è costretto a prendere il tampone in
    bocca, altrimenti le cinghie del collo gli spezzano le vertebre
    cervicali".
    "Questa è ovatta?" chiese l'esploratore,   sporgendosi. "Sì",
    rispose con un sorriso l'ufficiale, "provi a toccare". Prese la
    mano del viaggiatore e la posò sul letto. "E' un'ovatta preparata
    in modo speciale; parlerò dopo del suo scopo". L'esploratore aveva
    cominciato a interessarsi alla macchina; facendosi ombra con la
    mano per proteggere gli occhi dal sole, guardò quanto era alta.
    Era un grande apparecchio. Il letto e il disegnatore avevano le
    stesse dimensioni, e sembravano due cofani dipinti di scuro. Il
    disegnatore era fissato due metri circa sopra il letto, e i due
    elementi erano collegati fra loro agli angoli da quattro sbarre di
    ottone, che sotto il sole lampeggiavano. Tra i due cofani,
    sostenuto da un nastro d'acciaio, oscillava l'erpice.
    Se l'ufficiale prima non aveva fatto caso   all'indifferenza
    dell'esploratore, ora si accorse del suo interesse crescente.
    Affinché l'esploratore avesse tempo di guardare ogni   cosa,
    interruppe quindi le sue spiegazioni. Il condannato imitava
    l'esploratore, strizzando gli occhi poiché non poteva farsi ombra
    con la mano.
    "L'uomo, dunque, è disteso lì", disse l'esploratore ributtandosi
    indietro e accavallando le gambe.
    "Sì", disse l'ufficiale spostando un po' il suo berretto verso la
    nuca e passandosi la mano sul viso accaldato. "Ora ascolti bene.
    Letto e disegnatore sono provvisti di   batterie   elettriche
    autonome: il letto ne ha bisogno per sé, il disegnatore per
    l'erpice. Quando l'uomo è ben legato, il letto viene messo in
    movimento.   Esso   vibra   rapidamente in senso ondulatorio e
    sussultorio. Avrà visto apparecchi simili nelle cliniche: ma nel
    nostro letto tutti i movimenti sono esattamente calcolati, perché
    si devono svolgere in perfetta sincronia con   i   movimenti
    dell'erpice. All'erpice, in ogni modo, è riservata la vera e
    propria esecuzione della condanna".
    "Ma cosa dice la condanna?" chiese l'esploratore. "Ma come, non sa
    nemmeno questo?" disse stupito l'ufficiale, mordendosi le labbra.
    "Mi scusi, se le mie spiegazioni possono sembrarle disordinate: le
    chiedo mille volte scusa. Prima era il comandante a spiegare
    tutto, ma il suo successore si è sottratto a questo compito
    onorifico. Che però non abbia informato un visitatore tanto
    illustre" - l'esploratore fece un gesto con le mani per respingere
    l'omaggio, ma l'ufficiale insisté - "un visitatore tanto illustre
    nemmeno sulla formula della nostra sentenza, ecco un'altra novità
    che..." E qui stava per uscirsene in un'imprecazione, ma si
    contenne e disse: "Nessuno mi ha detto nulla, quindi nulla mi si
    può rimproverare. Io sono particolarmente autorizzato a spiegare
    le modalità delle nostre sentenze, perché ho qui", e si batté
    sulla tasca del petto, "i disegni di mano del vecchio comandante".
    "Disegni dello stesso comandante?" chiese il viaggiatore. "Aveva
    dunque tante qualità? Soldato, giudice, costruttore, chimico e
    disegnatore?"
    "Proprio così", disse l'ufficiale assentendo, lo sguardo fisso e
    pensoso. Esaminate le sue mani e visto che non erano abbastanza
    pulite per toccare i disegni, si avvicinò di nuovo al secchio e le
    lavò ancora. Poi estrasse una piccola busta di pelle e disse: "La
    nostra condanna non è severa. Al condannato viene scritto sul
    corpo il comandamento che ha trasgredito. A questo condannato, per
    esempio", e l'ufficiale indicò l'uomo, "verrà scritto sul corpo:
    'Onora il tuo superiore'"
    L'esploratore diede un'occhiata all'uomo.   Quando l'ufficiale
    accennò a lui, quello, a testa china, sembrò tendere tutte le
    forze del suo udito per capire qualche cosa: ma i movimenti della
    sua bocca imbronciata mostrarono chiaramente che non ci riusciva.
    L'esploratore, pur volendo chiedere diverse cose, in presenza
    dell'uomo, si limitò a domandare: "Conosce la sua condanna?" "No",
    disse l'ufficiale; e si accingeva a riprendere le sue spiegazioni,
    quando l'esploratore lo interruppe: "Non conosce la sua condanna?"
    "No", disse ancora l'ufficiale. Aspettò un momento, come se
    aspettasse dal viaggiatore una motivazione più circostanziata
    della domanda,   poi aggiunse: "Inutile   comunicargliela,   la
    conoscerà sul suo stesso corpo". L'esploratore sarebbe rimasto
    zitto, ma lo sguardo del condannato, fisso su di lui, sembrò
    chiedere se approvava quello che aveva sentito. L'esploratore, che
    già si era appoggiato allo schienale della sedia, si piegò di
    nuovo in avanti,   e chiese: "Ma saprà almeno che è stato
    condannato!" "Neppure questo", disse l'ufficiale con un sorriso,
    come se si aspettasse dall'esploratore altre curiose uscite. "No!"
    disse il viaggiatore, passandosi la mano sulla fronte. "Dunque
    l'uomo non sa neppure com'è stata accolta la sua difesa?" "Non ha
    avuto nessuna possibilità di difendersi",   disse l'ufficiale
    guardando da una parte, come se parlasse a se stesso e non volesse
    umiliare l'esploratore raccontando cose tanto ovvie. "Ma dovrà pur
    aver avuto modo di difendersi", disse l'esploratore alzandosi
    dalla sedia.
    L'ufficiale si rese conto che rischiava di rimandare a chissà
    quando la spiegazione del funzionamento della macchina.
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Non Autenticato
il 2009-03-14 22:48:00.0 alle 2009-03-14 22:48:00.0
Re: Kafka - Nella colonia penale
> E' stato il primo regalo che ho fatto alla mia
> morosa (ora mia moglie).
> Lo avevo letto e ha pensato che dovesse leggerlo.
> L'ho consigliato anche a mia figlia una
> quindicina di anni
> fa.

Minchia quanto eri colto! Cylon
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Scritto da
il 2009-03-14 20:19:00.0 alle 2009-03-14 20:19:00.0
Trollate totali: 17613
Re: Kafka - Nella colonia penale
Grande Kafka.
Vi consiglio vivamente il volume "IL messaggio dell'Imperatore" da cui è tratto il racconto "Nella colonia penale".
E' stato il primo regalo che ho fatto alla mia morosa (ora mia moglie).
Lo avevo letto e ha pensato che dovesse leggerlo. L'ho consigliato anche a mia figlia una quindicina di anni fa.
Everyone has the right to my opinion!
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Non Autenticato
il 2009-03-14 20:12:00.0 alle 2009-03-14 20:12:00.0
Re: streaming RAI

- Scritto da:
> http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=Conten
>
> bello se metti lo schermo pieno c'è anche il
> telecomando
> Ficoso
>
> peccato che non ci sia anche per MEDIASET A bocca storta

a breve elimineremo le libertà individuali per trasmettere anche noi su internet

S.I.L.V.I.O.

Partecipa anche tu!

Ad https://bit.ly/2RsJ87Z
La rivoluzione è dietro l'angolo, compagno! Non fare il gatto selvaggio, unisciti al nostro plotone!‎
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Scritto da
Non Autenticato
il 2009-03-14 20:11:00.0 alle 2009-03-14 20:11:00.0
streaming RAI
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=Conten...

bello se metti lo schermo pieno c'è anche il telecomando Ficoso

peccato che non ci sia anche per MEDIASET A bocca storta
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☺
Forum Deserto
Scritto da
il 2009-03-13 16:09:00.0 alle 2009-03-13 16:09:00.0
Trollate totali: 42885
Re: Kafka - Nella colonia penale

- Scritto da:

> > FU
> > http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad
> > Ficoso
>
> bravo, c'hai vinto una banana: hai scoperto un
> testo di cafca del
> 1921!

Maddai Sorpresa ? Ma era difficilissimo, dato l'autore e il testo nel titolo del messaggio !!

> {facepalm.gif}

A te che non hai capito 'na sega Ficoso !
`"la realta' non e' cosi' terrificante come vogliono farti credere" - Giambo ` - Wakko che cita Giambo
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Non Autenticato
il 2009-03-13 15:12:00.0 alle 2009-03-13 15:12:00.0
Re: Kafka - Nella colonia penale

- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da:
>
> > > Si, ma poi come cazzo continua 'sta storia Arrabbiato
> ?!
> >
> > domani avrai i prossimi 1A31h byte di storia
> > Anonimo
>
> FU
> http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad
> Ficoso

bravo, c'hai vinto una banana: hai scoperto un testo di cafca del 1921!

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