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    Predator
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    il 2006-05-25 07:58:00.0 alle 2006-05-25 07:58:00.0
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    Egr. Sig. Collodi..parte prima..
    Lettera non d’amore Al SIGNOR COLLODI, Piansi e non risi...

    Gentile Signore , son ben conscio che Ella abbia scritto un Opera Memorabile , tradotta in tutto il mondo . Da essa furon tratti “ fumetti “ , “film “ , Sceneggiati “ , Giocattoli , ecc . Penso che rimase soddisfatto Signor Collodi , e la sua fama di grande scrittore varcò ogni più lontano confine . Nemmeno l’Alighieri Dante riuscì a tanto . Le scrivo Signor Collodi , non per conoscere le “ segrete cose “ che mossero il suo calamo per vergar questa “ educativa storia “ , bensì che quando la lessi non mi divertì affatto , anzi mi spaurì così tanto da scoppiar in dirotto pianto . Certo Geppetto era un papà meraviglioso , ma io burattino di legno fui soggetto piccino a tante durezze che avrebbero piegato un gigante . Lasciam perdere il grillo , gli assassini “ Gatto e Volpe “ , quelli facean il loro mestiere.., ma la lenta Lumaca , la fata Turchina mi trattaron male , molto male per darmi un educazione che penso Ella intendesse il nocciol della mia modificazione . Carabinieri siffatti poi non ne vidi mai , nemmen giudici , solo d’umani “ Mangiafoco “ : sì . Feci di tutto oltre che il burattino , il cane da guardia , cibo per balena , sempre affamato e di carta vestito . Ma quello che più mi fece soffrire quando ciuchino con una zampa rotta , sentii dire “ pelle per tamburo “ e con occhio velato dal dolore vidi la Fata lassù sul palco corteggiata e circondata da signore . Ecco le riporto un umano desiderio dei bambini : “ Dei balocchi il paese “ , poi di Lucignolo ve ne son parecchi e forse se son così , di certi genitori o insegnanti :

    ..Omissis…Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.
    Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame.
    Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale, e altri rigati da grandi strisce gialle e turchine.
    Ma la cosa più singolare era questa: che quelle dodici pariglie, ossia quei ventiquattro ciuchini, invece di esser ferrati come tutte le altre bestie da tiro o da soma, avevano in piedi degli stivaletti da uomo fatti di pelle bianca.
    E il conduttore del carro?...
    Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d'un gatto, che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa.
    Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per esser condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di «Paese dei balocchi».
    Difatti il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri come tante acciughe nella salamoia. Stavano male, stavano pigiati, non potevano quasi respirare: ma nessuno diceva ohi! nessuno si lamentava. La consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese, dove non c'erano né libri, né scuole, né maestri, li rendeva così contenti e rassegnati, che non sentivano né i disagi, né gli strapazzi, né la fame, né la sete, né il sonno.
    Appena che il carro si fu fermato, l'Omino si volse a Lucignolo, e con mille smorfie e mille manierine, gli domandò sorridendo:
    - Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu in quel fortunato paese?
    - Sicuro che ci voglio venire.
    - Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c'è più posto. Come vedi, è tutto pieno!...
    - Pazienza! - replicò Lucignolo - se non c'è posto dentro, mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro. -
    E spiccato un salto, montò a cavalcioni sulle stanghe.
    - E tu, amor mio - disse l'Omino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio - che intendi fare? Vieni con noi, o rimani?...
    - Io rimango - rispose Pinocchio. - Io voglio tornarmene a casa mia: voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i ragazzi perbene.
    - Buon pro ti faccia!
    - Pinocchio! - disse allora Lucignolo. - Da' retta a me: vieni con noi, e staremo allegri.
    - No, no, no!
    - Vieni con noi e staremo allegri - gridarono altre quattro voci di dentro al carro.
    Vieni con noi e staremo allegri - urlarono tutte insieme un centinaio di voci.
    - E se vengo con voi, che cosa dirà la mia buona Fata? - disse il burattino che cominciava a intenerirsi e a ciurlar nel manico.
    - Non ti fasciare il capo con tante malinconie. Pensa che andiamo in un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla sera! -
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