Sicuramente sconosciuto alla maggior parte dei critici letterari italiani (purtroppo non si chiamava Grazia Deledda) era un poeta dell'800 che ha scritto uno dei più belli versi in sardo
Tancas serradas a muru
fattas a s'afferra afferra
chi su chelu fit in terra
l'aiant serradu puru(Terre chiuse a muro
fatte all'arraffa arraffa
se il cielo fosse stato in terra
avrebbero recintato pure lui)
Questi versi furono scritti in occasione dell'editto delle chiudende del 1920 (
http://www.sitos.regione.sardegna.it/nur_on_line/c... 
) una legge piemontese che sconvolse la pratica secolare degli usi civici della terra comune (risalente al lontano medio evo): in Sardegna era largamente diffuso l'uso comune delle terre per la raccolta, la pastorizia, l'agricoltura, con tale editto si permise la costituzione di fondi chiusi recintati da muri in pietra, elemento caratteristico del paesaggio della Sardegna centrale e settentrionale.
Fu il via libera istituzionale alla proprietà privata, uno degli eventi di maggior rilievo nello sconvolgimento della storia della società agro pastorale isolana