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    il 2007-07-08 06:39:00.0 alle 2007-07-08 06:39:00.0
    Cenni di psicopatologia del pedofilo 1
    La pedofilia è attualmente contemplata dal DSM IV[1] tra i disturbi mentali nella categoria delle Parafilie che appartiene al gruppo dei Disturbi Sessuali e della Identità di Genere.
    La pedofilia costituisce, insieme al Voyerismo e all’Esibizionismo, la maggior parte dei crimini sessuali.

    La via giudiziaria, difatti, è l’unica via attraverso la quale i pedofili giungono a contatto con una istituzione psichiatrica.

    La pedofilia è caratterizzate da fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente che riguardano bambini in età prepuberale (prima dello sviluppo fisico delle caratteristiche sessuali di genere). Il pedofilo, infatti, è un soggetto che non ha sviluppato una identità sessuale adulta per cui è rimasto sostanzialmente indifferenziato (per questo non distingue tra vittima maschile o femminile).

    La pedofilia, statisticamente, insorge nell’adolescenza.

    Nell’adolescenza la persona sta cercando di definire la propria identità sessuale e tutto e tutti sembrano concordi nel rendergli la vita difficile il più delle volte con effetti notevoli. Se per un soggetto “normale” questo può significare semplicemente qualche problema più o meno grave, ma superabile in età adulta (magari con l’aiuto di un sessuologo); per chi vive in una situazione difficile (abuso sessuale, maltrattamenti, famiglia problematica, promiscuità sessuale etc) può essere l’avvio di una serie di complicazioni che si possono concludere con una parafilia conclamata in età adulta. Difatti molti pedofili dichiarano di non aver avuto preferenza per i bambini fino alla mezza età: quanti di loro hanno avuto un processo di sviluppo psicosessuale difficoltoso? Quanti di loro avrebbero potuto avere uno sviluppo psicosessuale sano se ci fosse stato qualcuno ad ascoltarlo? Sappiamo ancora poco delle storture psicopatologiche sottese alla pedofilia, ma mi sembra doveroso porsi domande simili, se abbiamo coscienza dei danni sociali, oltre che individuali, prodotti dalla pedofilia. La prevenzione, non ci stancheremo mai di dirlo, è la strada principale per ridurre una serie innumerevole di problematiche (tossicodipendenza, criminalità minorile, stupro etc) che pesano sulla società intera, sebbene questa sembri volerle rimuovere.

    Le preferenze sessuali dei pedofili, come abbiamo già detto, possono essere indifferenziate, ma anche rivolte ad un sesso specifico. Il pedofilo rivolto alle femmine preferisce vittime intorno agli 8 – 10 anni e costituisce la maggioranza dei casi; mentre quello rivolto ai maschi può ricercare vittime meno giovani, ma sembra più soggetto a recidiva.

    In genere il pedofilo si limita a spogliare la vittima, a guardarlo, a mostrarsi, a masturbarsi in sua presenza, a toccarlo con delicatezza e a carezzarlo. Altri, invece, sottopongono la vittima a fellatio o cunnilingus, penetrano la vagina, la bocca o l’ano con dita, corpi estranei o col pene e usano vari gradi di violenza.

    In genere il pedofilo sostiene di voler educare il bambino, di procurargli piacere e che comunque la vittima era sessualmente provocante (cosa ripetuta anche nella pornografia pedofila).

    Le vittime sono, nella maggior parte dei casi, bambini appartenenti alla stretta cerchia familiare, meno frequentemente estranei (con i quali cresce il rischio di essere svelati). La vittima può subire minacce, ma in genere il pedofilo sviluppa strategie di attrazione e controllo molto sottili ed efficaci che gli permettano di “conservare” la vittima e di non essere scoperto.
    Il decorso del disturbo è solitamente cronico.


    [1] DSM, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano 2000, Masson.
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      il 2007-07-08 06:56:00.0 alle 2007-07-08 06:56:00.0
      Cenni di psicopatologia del pedofilo 3
      (punti chiave tratti da 5 testimonianze in ambito peritale di 5 imputati, condannati per il reato di pedofilia)


      “dovrò trascorre più tempo possibile col bambino, mi insinuerò nella sua famiglia

      mi stimerà suo padre, mi troverà adorabile sua madre

      sarò l’amico perfetto per loro e per il loro figlio

      mi offrirò come baby-sitter convincendo i genitori ad uscire senza il bambino perché si meritano qualche distrazione, lavorano troppo

      porterò il bambino in un parco giochi e si divertirà con me

      dovrò trovare un luogo in cui mi sentirò al sicuro con lui

      gli racconterò delle fiabe con vari riferimenti sessuali

      gli farò trovare casualmente del materiale pornografico

      sarò simpatico e gentile e si sentirà tranquillo ogni volta che mi farò trovare lì mentre si sveste per mettersi il pigiama

      lo aiuterò mentre fa il bagnetto e accidentalmente lo toccherò ma non troppo spesso

      individuerò i suoi punti deboli

      non lo minaccerò

      le mie amorevoli cure lo condurranno dritto al mio scopo

      lo farò sentire libero e gli dirò che egli è per me speciale

      gli mostrerò che a differenza della sua famiglia io mi interesso al suo benessere

      quando avrò ottenuto la sua completa fiducia comincerò a toccarlo e dovrò attentamente osservare le sue reazioni

      mi assicurerò che non ci sia nessuno intorno e lo accarezzerò più insistentemente

      a questo punto lo convincerò dicendogli che tutto è a posto, che tutto va bene, che non deve aver paura e non deve fuggire, perché nulla vi è di sbagliato in quello che stiamo facendo

      se non si convincerà allora... Sì! Lo minaccerò e se non ottengo nulla comunque userò la coercizione fisica... Io posso...”
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      il 2007-07-08 06:59:00.0 alle 2007-07-08 06:59:00.0
      Cenni di psicopatologia del pedofilo 4
      Il bambino “Perfetto” per il pedofilo

      di Marco Luongo

      Psicologo Clinico


      Ecco alcuni degli elementi più importanti, ricavati dalla mia ricerca clinica e dalla collaborazione di colleghi professionisti, che caratterizzano quello che ho definito profilo socio-psico-vittimologico del bambino abusato:


      bambino proveniente da un famiglia disfunzionale, difficile e disgregata (di qualsiasi ceto sociale) che sia dunque più richiestivo di attenzione e bisognoso di appoggio

      bambino inserito in contesti sociali disfunzionali

      bambino poco seguito dai genitori

      bambino già abusato

      bambino taciturno e isolato in cerca dell’Altro che si accorga di lui

      bambino che abbia pochi o nessun amico

      bambino con padre alcolista o che faccia uso di droghe

      bambino maltrattato dai genitori

      bambino in sistemi familiari economicamente disagiati e particolarmente numerosi

      bambino extracomunitario, abbastanza emarginato (nell’immaginario del pedofilo anche quando questi è ben integrato), usato/abusato il più delle volte per la fantasia che, parlando un’altra lingua, tale bambino meglio si presti a nascondere il misfatto.


      Quello del linguaggio del bambino apre uno squarcio ancora più profondo e greve da comprendere: la scelta “di comodo” che alcuni pedofili (per lo più padri della vittima) attuano nei confronti di bambini in età perinatale o comunque prelinguistica poiché di fatto questi non potranno raccontare a nessuno la violenza su di loro perpetuata.

               L’istituto Censis ha elaborato le stime annue di abuso sessuale nei confronti di minori che il Prof. Vincenzo Mastronardi, titolare della cattedra di Criminologia dell’università “La Sapienza” di Roma, ha così rielaborato: “Ogni anno in Italia colpiscono circa 21 mila pedofili: un caso ogni 400 minori, un caso ogni 4 scuole, un caso ogni 500 famiglie. La metà di questi sono i casi che riguardano la vera e propria violenza corporale, l’altra metà sono gravi molestie”.

               Il Prof. Mastronardi, che ho personalmente conosciuto ad un suo seminario[2], è da sempre un attivo collaboratore delle Forze dell’Ordine contro tutte le possibili forme di devianza criminologica. Di formazione psichiatrica così egli spiega in breve la sua opinione circa la pedofilia inerentemente ai dati sopra citati: “La causa di tutto ciò è da ricercare nella rarefazione dei rapporti interpersonali, nel sentirsi estremamente inadeguati nella comunicazione con l'altro. Questo inevitabilmente può portare a ricercare e ad effettuare quello che può essere definito lo 'scippo del sesso'. Questo disagio è ancora più evidente nei soggetti immigrati”. In termini di possibilità di cura il professor Mastronardi sottolinea che: “Esattamente come per i tossicomani, se i pedofili accettano il trattamento e vengono assistiti ci può essere un'alta percentuale di recupero. Farmaci come il ciproterone acetato o tartrato vengono dati solo in caso di scompenso ormonale accertato che impone la castrazione chimica reversibile. Per il resto viene utilizzata la psicoterapia individuale o di gruppo con il risultato che solo il 5% dei casi recidiva se affrontati in terapia, contro l'80% di recidive per i casi non trattati. Così come il tossicodipendente devono essere in qualche modo costretti alla terapia, per cui il procedimento penale può essere l'occasione, il momento di stimolo alla volontà di autorecupero”.

      (La Repubblica 21 agosto 2000)    

      [2] Roma, 28 ottobre 2004, “Profili criminologici e scena del crimine”, in cui era ospite e oratore il Prof. George Palermo, perito d’accusa nel processo Stati Uniti contro Jeffery Dahamer (il mostro di Milwaukee).
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        il 2007-07-08 07:04:00.0 alle 2007-07-08 07:04:00.0
        Cenni di psicopatologia del pedofilo 5
        La Psicopatologia del pedofilo

        la spiegazione possibile dal punto di origine psicoanalitico

        N.B. in tale paragrafo non mi è possibile fornire la spiegazione dei concetti psicoanalitici esposti, pertanto si rinviano i lettori non interessati a questo punto di vista al prossimo paragrafo.


        “Dapprima non vediamo che la discesa in tutto ciò che vi è di oscuro e di brutto; ma colui che non sopporta tale spettacolo non creerà mai la luminosa bellezza. La luce nasce sempre dalle tenebre notturne, né mai la timorosa aspirazione umana è riuscita aggrappandosi al sole a trattenerlo nel cielo”

        (C. G. Jung, Il problema psichico dell’uomo moderno, 125)



                 Quello che eccita l’impulso del pedofilo pervertitore è la sofferenza masochistica del raggiungimento della méta e il sadico stato di reviviscenza del proprio Sé infantile, la coazione a ripetere di quel Puer sadico/orale intrapsichico a suo tempo innocente, a quel tempo spesso pervertito, che gli grida dentro la vendetta, la rivendicazione di quella parte d’Amore perduto o mai avuto, finché le sue urla vengano a tal fine esa-udite, nel fallito tentativo di guarigione: completare l’incompleto imperfetto.

           Il pedofilo è un perverso e come tale è una persona che non ha accettato la castrazione ed è rimasto legato alla madre fallica di cui non sopporta la mancanza del fallo perché tale mancanza sarebbe stata sopportabile se si fosse staccato da lei mediante l’identificazione col Padre. Tale processo, per una serie di motivi su cui ora non staremo ad indagare, non si è attuato, e quindi il soggetto per negare la castrazione ricorre ad uno dei più arcaici meccanismi di difesa: la scissione. Così se da una parte il perverso sa che esistono gli uomini e le donne con le loro differenze sessuali, e che i primi sono possessori di pene mentre le donne hanno una mancanza a tale riguardo, dall’altra parte, mediante la scissione, la differenza viene negata e il fallo materno viene ritrovato in un feticcio: la calza o la scarpa del feticista, il bambino del pedofilo...

                 Quest’ultimo perde la sua connotazione di Essere e diviene oggetto materiale, liberando il pedofilo da ogni residuo di pietà nei suoi confronti. Di fatto il feticcio non è il fallo, ma il suo rappresentante anale, l’illusione e il prezzo che il perverso deve pagare per poter raggiungere l’unità sessuale perduta, attraverso una misera scorciatoia. Di qui la necessità dell’allestimento di una mise en scéne teatrale, che lo vede protagonista secondo un rigido copione, che all’inizio dell’articolo ho enunciato, di cui il bambino, di volta in volta prescelto, non è che un oggetto di scena.

                 Molti ipotizzano che i perversi siano stati a loro volta degli abusati, e che la loro sessualità si sia fissata a quello stadio in cui hanno subìto a loro volta l’evento traumatico. A seconda del momento in cui c’è stato l’arresto dell’evoluzione avremo delle conseguenze: quanto più precoce è stato il danno tanto più gravi saranno gli effetti. Ad esempio se il trauma è avvenuto in una fase immediatamente preedipica, allora la perversione si può mantenere anche solo a livello di fantasia, ma se è avvenuta in uno stadio precoce di sviluppo troverà più possibilità di attuazione.

        ... naturalmente la castrazione dà angoscia insopportabile perché non c’è stata l’identificazione col Padre, la quale rende possibile l’accettazione della Legge, proibendo l’incesto e iscrivendo l’uomo nell’ordinamento simbolico. E’ il Padre che rende al piccolo uomo sopportabile la paura della castrazione e possibile una sessualità in cui la femminilità non sia la mostruosa dimostrazione della punizione avvenuta...
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          il 2007-07-08 07:09:00.0 alle 2007-07-08 07:09:00.0
          Re: Cenni di psicopatologia del pedofilo

          - Scritto da:
          > La Psicopatologia del pedofilo
          >
          > la spiegazione possibile dal punto di origine
          > psicoanalitico
          >
          >
          > N.B. in tale paragrafo non mi è possibile fornire
          > la spiegazione dei concetti psicoanalitici
          > esposti, pertanto si rinviano i lettori non
          > interessati a questo punto di vista al prossimo
          > paragrafo.
          >
          >
          > “Dapprima non vediamo che la discesa in
          > tutto ciò che vi è di oscuro e di brutto; ma
          > colui che non sopporta tale spettacolo non creerà
          > mai la luminosa bellezza. La luce nasce sempre
          > dalle tenebre notturne, né mai la timorosa
          > aspirazione umana è riuscita aggrappandosi al
          > sole a trattenerlo nel
          > cielo”
          >
          > (C. G. Jung, Il problema psichico dell’uomo
          > moderno,
          > 125)
          >
          >
          >
          >         Quello che eccita l’impulso del
          > pedofilo pervertitore è la sofferenza
          > masochistica del raggiungimento della méta e il
          > sadico stato di reviviscenza del proprio Sé
          > infantile, la coazione a ripetere di quel Puer
          > sadico/orale intrapsichico a suo tempo innocente,
          > a quel tempo spesso pervertito, che gli grida
          > dentro la vendetta, la rivendicazione di quella
          > parte d’Amore perduto o mai avuto, finché
          > le sue urla vengano a tal fine esa-udite, nel
          > fallito tentativo di guarigione: completare
          > l’incompleto imperfetto.
          >
          >
          >    Il pedofilo è un perverso e come tale è una
          > persona che non ha accettato la castrazione ed è
          > rimasto legato alla madre fallica di cui non
          > sopporta la mancanza del fallo perché tale
          > mancanza sarebbe stata sopportabile se si fosse
          > staccato da lei mediante l’identificazione
          > col Padre. Tale processo, per una serie di motivi
          > su cui ora non staremo ad indagare, non si è
          > attuato, e quindi il soggetto per negare la
          > castrazione ricorre ad uno dei più arcaici
          > meccanismi di difesa: la scissione. Così se da
          > una parte il perverso sa che esistono gli uomini
          > e le donne con le loro differenze sessuali, e che
          > i primi sono possessori di pene mentre le donne
          > hanno una mancanza a tale riguardo,
          > dall’altra parte, mediante la scissione, la
          > differenza viene negata e il fallo materno viene
          > ritrovato in un feticcio: la calza o la scarpa
          > del feticista, il bambino del pedofilo...
          >
          >
          >         Quest’ultimo perde la sua
          > connotazione di Essere e diviene oggetto
          > materiale, liberando il pedofilo da ogni residuo
          > di pietà nei suoi confronti. Di fatto il feticcio
          > non è il fallo, ma il suo rappresentante anale,
          > l’illusione e il prezzo che il perverso
          > deve pagare per poter raggiungere l’unità
          > sessuale perduta, attraverso una misera
          > scorciatoia. Di qui la necessità
          > dell’allestimento di una mise en scéne
          > teatrale, che lo vede protagonista secondo un
          > rigido copione, che all’inizio
          > dell’articolo ho enunciato, di cui il
          > bambino, di volta in volta prescelto, non è che
          > un oggetto di
          > scena.
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          >         Molti ipotizzano che i perversi siano
          > stati a loro volta degli abusati, e che la loro
          > sessualità si sia fissata a quello stadio in cui
          > hanno subìto a loro volta l’evento
          > traumatico. A seconda del momento in cui
          > c’è stato l’arresto
          > dell’evoluzione avremo delle conseguenze:
          > quanto più precoce è stato il danno tanto più
          > gravi saranno gli effetti. Ad esempio se il
          > trauma è avvenuto in una fase immediatamente
          > preedipica, allora la perversione si può
          > mantenere anche solo a livello di fantasia, ma se
          > è avvenuta in uno stadio precoce di sviluppo
          > troverà più possibilità di attuazione.
          >
          >
          > ... naturalmente la castrazione dà angoscia
          > insopportabile perché non c’è stata
          > l’identificazione col Padre, la quale rende
          > possibile l’accettazione della Legge,
          > proibendo l’incesto e iscrivendo
          > l’uomo nell’ordinamento simbolico.
          > E’ il Padre che rende al piccolo uomo
          > sopportabile la paura della castrazione e
          > possibile una sessualità in cui la femminilità
          > non sia la mostruosa dimostrazione della
          > punizione
          > avvenuta...

          ma quante puttanate...
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          il 2007-07-08 11:48:00.0 alle 2007-07-08 11:48:00.0
          Re: Cenni di psicopatologia del pedofilo

          - Scritto da:
          > La Psicopatologia del pedofilo
          >
          > la spiegazione possibile dal punto di origine
          > psicoanalitico
          >
          >
          > N.B. in tale paragrafo non mi è possibile fornire
          > la spiegazione dei concetti psicoanalitici
          > esposti, pertanto si rinviano i lettori non
          > interessati a questo punto di vista al prossimo
          > paragrafo.
          >
          >
          > “Dapprima non vediamo che la discesa in
          > tutto ciò che vi è di oscuro e di brutto; ma
          > colui che non sopporta tale spettacolo non creerà
          > mai la luminosa bellezza. La luce nasce sempre
          > dalle tenebre notturne, né mai la timorosa
          > aspirazione umana è riuscita aggrappandosi al
          > sole a trattenerlo nel
          > cielo”
          >
          > (C. G. Jung, Il problema psichico dell’uomo
          > moderno,
          > 125)
          >
          >
          >
          >         Quello che eccita l’impulso del
          > pedofilo pervertitore è la sofferenza
          > masochistica del raggiungimento della méta e il
          > sadico stato di reviviscenza del proprio Sé
          > infantile, la coazione a ripetere di quel Puer
          > sadico/orale intrapsichico a suo tempo innocente,
          > a quel tempo spesso pervertito, che gli grida
          > dentro la vendetta, la rivendicazione di quella
          > parte d’Amore perduto o mai avuto, finché
          > le sue urla vengano a tal fine esa-udite, nel
          > fallito tentativo di guarigione: completare
          > l’incompleto imperfetto.
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          >    Il pedofilo è un perverso e come tale è una
          > persona che non ha accettato la castrazione ed è
          > rimasto legato alla madre fallica di cui non
          > sopporta la mancanza del fallo perché tale
          > mancanza sarebbe stata sopportabile se si fosse
          > staccato da lei mediante l’identificazione
          > col Padre. Tale processo, per una serie di motivi
          > su cui ora non staremo ad indagare, non si è
          > attuato, e quindi il soggetto per negare la
          > castrazione ricorre ad uno dei più arcaici
          > meccanismi di difesa: la scissione. Così se da
          > una parte il perverso sa che esistono gli uomini
          > e le donne con le loro differenze sessuali, e che
          > i primi sono possessori di pene mentre le donne
          > hanno una mancanza a tale riguardo,
          > dall’altra parte, mediante la scissione, la
          > differenza viene negata e il fallo materno viene
          > ritrovato in un feticcio: la calza o la scarpa
          > del feticista, il bambino del pedofilo...
          >
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          >         Quest’ultimo perde la sua
          > connotazione di Essere e diviene oggetto
          > materiale, liberando il pedofilo da ogni residuo
          > di pietà nei suoi confronti. Di fatto il feticcio
          > non è il fallo, ma il suo rappresentante anale,
          > l’illusione e il prezzo che il perverso
          > deve pagare per poter raggiungere l’unità
          > sessuale perduta, attraverso una misera
          > scorciatoia. Di qui la necessità
          > dell’allestimento di una mise en scéne
          > teatrale, che lo vede protagonista secondo un
          > rigido copione, che all’inizio
          > dell’articolo ho enunciato, di cui il
          > bambino, di volta in volta prescelto, non è che
          > un oggetto di
          > scena.
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          >         Molti ipotizzano che i perversi siano
          > stati a loro volta degli abusati, e che la loro
          > sessualità si sia fissata a quello stadio in cui
          > hanno subìto a loro volta l’evento
          > traumatico. A seconda del momento in cui
          > c’è stato l’arresto
          > dell’evoluzione avremo delle conseguenze:
          > quanto più precoce è stato il danno tanto più
          > gravi saranno gli effetti. Ad esempio se il
          > trauma è avvenuto in una fase immediatamente
          > preedipica, allora la perversione si può
          > mantenere anche solo a livello di fantasia, ma se
          > è avvenuta in uno stadio precoce di sviluppo
          > troverà più possibilità di attuazione.
          >
          >
          > ... naturalmente la castrazione dà angoscia
          > insopportabile perché non c’è stata
          > l’identificazione col Padre, la quale rende
          > possibile l’accettazione della Legge,
          > proibendo l’incesto e iscrivendo
          > l’uomo nell’ordinamento simbolico.
          > E’ il Padre che rende al piccolo uomo
          > sopportabile la paura della castrazione e
          > possibile una sessualità in cui la femminilità
          > non sia la mostruosa dimostrazione della
          > punizione
          > avvenuta...
          Chi ha scritto questo bitume?
      • Avatar
        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2007-07-08 12:01:00.0 alle 2007-07-08 12:01:00.0
        Re: Cenni di psicopatologia del pedofilo

        >         L’istituto Censis ha elaborato le
        > stime annue di abuso sessuale nei confronti di
        > minori che il Prof. Vincenzo Mastronardi,
        > titolare della cattedra di Criminologia
        > dell’università “La Sapienza”
        > di Roma, ha così rielaborato: “Ogni anno in
        > Italia colpiscono circa 21 mila pedofili: un caso
        > ogni 400 minori, un caso ogni 4 scuole, un caso
        > ogni 500 famiglie. La metà di questi sono i casi
        > che riguardano la vera e propria violenza
        > corporale, l’altra metà sono gravi
        > molestie”.
        >
        >         Il Prof. Mastronardi, che ho
        > personalmente conosciuto ad un suo seminario[2],
        > è da sempre un attivo collaboratore delle Forze
        > dell’Ordine contro tutte le possibili forme
        > di devianza criminologica. Di formazione
        > psichiatrica così egli spiega in breve la sua
        > opinione circa la pedofilia inerentemente ai dati
        > sopra citati: “La causa di tutto ciò è da
        > ricercare nella rarefazione dei rapporti
        > interpersonali, nel sentirsi estremamente
        > inadeguati nella comunicazione con l'altro.
        > Questo inevitabilmente può portare a ricercare e
        > ad effettuare quello che può essere definito lo
        > 'scippo del sesso'. Questo disagio è ancora più
        > evidente nei soggetti immigrati”.


        l'analisi del prof. è una delle tante possibili spiegazioni di una delle tante possibili relazioni pedofile, può valere in qualche caso specifico, ma nessuna indagine scientificamente accurata attualmente si presta a simili generalizzazioni. Anche una presunta relazione diretta tra pedofilia criminale e quella cosiddetta culturale non è un dato scientificamente accertato; se non altro perché la seconda non ammette la prima, si potrebbe pensare a due realtà diverse. Probabilmente nessun 'pedofilo' convinto della libertà sessuale dei bambini rientra nelle statistiche da te citate. Chiamare tutti pedofili per condannare tutti a priori è il gioco delle tre carte
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