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Reale e virtualeScritto daNon Autenticatoil 2008-02-16 15:00:00.0 alle 2008-02-16 15:00:00.0Essere e apparire
Essere e apparire sono i corrispondenti di reale e desiderato, ciò che siamo e ciò che vorremmo essere o ciò che vogliamo che gli altri pensino che noi siamo.
Quasi tutti seguono, nel loro vivere, un mix di essere ed apparire, ognuno con le sue percentuali e modalità delluno e dellaltro elemento. E molto difficile tornare indietro in quanto, abituati a proporci per ciò che ci sembra più opportuno, o necessario, non ci siamo più dedicati a capire la nostra realtà, cioè come siamo realmente e tanto meno ci siamo adoperati per migliorarci sul serio, tutti presi dal migliorare quellimmagine che dovevamo "vendere" di noi.
Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare labito mentale di relazionarci con la realtà, con le persone reali e non con la loro immagine, è un percorso che può essere faticoso e non breve. A volte poi, limpegno nei confronti dellapparire è così grande che finiamo per credere anche noi di essere come vorremmo apparire, restiamo così noi stessi vittime della mistificazione. A questo punto riprendere il contatto con la realtà può diventare anche doloroso e ammettere che siamo tuttaltro da quello che avremmo desiderato può costare caro in termini psicologici, ma è un passaggio inevitabile se si vuole intraprendere la strada del risanamento.
Tutti i giorni, la realtà che impattiamo, in mille occasioni è apparenza, anche nelle cose più banali: la tazza di cioccolata calda non contiene, se non in parte minima, cacao ed è una bevanda che sembra cioccolata: ha il colore ed un vaghissimo sapore di cioccolata, ma è fatta con surrogati, cioè sostanze che fanno pensare che sia cioccolata, ma che in realtà nulla hanno a che fare. La frutta e la verdura sono belle, ma hanno poco sapore e poco profumo, ma noi le prendiamo per mangiarle, non per guardarle. La maggior parte dei piatti pronti vuole essere qualche cosa di cui non cè più traccia se non vagamente nellaspetto, non certamente negli ingredienti e nei rispettivi dosaggi. Il meccanismo è quello di prendere lelemento caratterizzante, se non si può sostituire del tutto, metterne la minima dose necessaria per essere accettata dal mercato, e per il resto, via con i surrogati, i sostitutivi! Addirittura molte persone hanno imparato avendo come esempi questi imbrogli, per cui, poste poi davanti alloriginale non lo riconoscono o, spesso, non lo apprezzano, magari perché troppo "forte". In questo caso sono in gioco due elementi: il primo è di tipo economico: produrre le cose come andrebbero fatte costerebbe troppo (comunque darebbe meno utile) sia per gli ingredienti che per il tempo; il secondo si poggia sulla convinzione che la maggior parte della gente non sa, e comunque è disposta a sacrificare la qualità per la comodità. Alla base di tutto rimane lignoranza, il non sapere, che porta a rinunciare alla qualità anche quando non ce nè bisogno.
La qualità è importate, molto più importante di quello che spesso si crede e solo in alcuni casi è un lusso, nella maggior parte è disponibile a tutti perché è un modo di essere e, molto spesso non costa (in senso lato) di più. Facciamo un esempio: per fare due spaghetti buoni ci vuole lo stesso tempo e la stessa fatica che per farli cattivi, basta sapere come fare. Certo, per chi trova che comunque tutto sia sempre faticoso, e il non fare alcuna fatica sia la cosa più importante, tutto questo discorso non ha senso, e se non ne vorrà trovare beneficio (è una fatica !) non saremo certo noi ad imporglielo. La sua vita sarà il frutto del suo modo di essere, delle sue scelte e di quelle degli altri nei suoi confronti, ed in ogni caso il suo conto, lo pagherà sempre lui.
La qualità è un modo di vivere. Non intendo un atteggiamento maniacale che rende sempre la vita meno piacevole, ma penso a quellatteggiamento che ci porta a scegliere, quando si può, la qualità migliore rispetto a quella peggiore, lasciandoci capaci di fruire al meglio possibile anche di ciò che è più scadente. Per scegliere però bisogna sapere, conoscere e ciò presuppone a sua volta lessere curiosi. Curiosità, conoscenza, stare meglio.
La qualità è indispensabile, non possiamo farne a meno, tanto che anche quando ne neghiamo lesigenza, questa ritorna per altre strade, magari camuffata, ma ancora più prepotente.
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Re: Reale e virtualeScritto daNon Autenticatoil 2008-02-16 15:04:00.0 alle 2008-02-16 15:04:00.0
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Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare labito mentale di relazionarci con la realtà, con le persone reali e non con la loro immagine, è un percorso che può essere faticoso e non breve.-
Re: Reale e virtuale
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>
> Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare
> labito mentale di relazionarci con la realtà,
> con le persone reali e non con la loro immagine,
> è un percorso che può essere faticoso e non
> breve.
l'immagine fa parte della realtà, è una parte della persona-
Re: Reale e virtualeScritto daNon Autenticatoil 2008-02-16 15:12:00.0 alle 2008-02-16 15:12:00.0
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> > Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare
> > labito mentale di relazionarci con la realtà,
> > con le persone reali e non con la loro immagine,
> > è un percorso che può essere faticoso e non
> > breve.
>
> l'immagine fa parte della realtà, è una parte
> della
> persona
si preferisce idealizzare, e il web è terreno fertile per l'idealizzazione.-
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> > > Riprendere labitudine alla sostanza,
> ritrovare
> > > labito mentale di relazionarci con la realtà,
> > > con le persone reali e non con la loro
> immagine,
> > > è un percorso che può essere faticoso e non
> > > breve.
> >
> > l'immagine fa parte della realtà, è una parte
> > della
> > persona
>
> si preferisce idealizzare, e il web è terreno
> fertile per
> l'idealizzazione.
non centra una cippa di cazzo
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Modificato dall' autore il 16 febbraio 2008 15.16
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Re: Reale e virtualeScritto daavvelentaniCubicolarioil 2008-02-16 16:00:00.0 alle 2008-02-16 16:00:00.0Trollate totali: 18184
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> Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare
> labito mentale di relazionarci con la realtà,
> con le persone reali e non con la loro immagine,
> è un percorso che può essere faticoso e non
> breve.
Ora che lo hai ridotto a tre righe riformulalo in modo che sia interessante.I think happiness is love
- Vladimir Putin-
Re: Reale e virtualeScritto daNon Autenticatoil 2008-02-16 16:02:00.0 alle 2008-02-16 16:02:00.0
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> > Riprendere labitudine alla sostanza, ritrovare
> > labito mentale di relazionarci con la realtà,
> > con le persone reali e non con la loro immagine,
> > è un percorso che può essere faticoso e non
> > breve.
>
> Ora che lo hai ridotto a tre righe riformulalo in
> modo che sia
> interessante.
Sappiate che l'abito non fa il monaco e che qui una volta era pieno di trote che le pigliavo con le mani.-
Re: Reale e virtualeScritto daNon Autenticatoil 2008-02-16 16:31:00.0 alle 2008-02-16 16:31:00.0
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> > > Riprendere l’abitudine alla sostanza,
> ritrovare
> > > l’abito mentale di relazionarci con la realtà,
> > > con le persone reali e non con la loro
> immagine,
> > > è un percorso che può essere faticoso e non
> > > breve.
> >
> > Ora che lo hai ridotto a tre righe riformulalo
> in
> > modo che sia
> > interessante.
>
> Sappiate che l'abito non fa il monaco e che qui
> una volta era pieno di trote che le pigliavo con
> le
> mani.
E i pomodori non hanno più lo stesso gusto di una volta.
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Re: Reale e virtualeScritto daavvelentaniCubicolarioil 2008-02-16 16:56:00.0 alle 2008-02-16 16:56:00.0Trollate totali: 18184
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> > > Riprendere labitudine alla sostanza,
> ritrovare
> > > labito mentale di relazionarci con la realtà,
> > > con le persone reali e non con la loro
> immagine,
> > > è un percorso che può essere faticoso e non
> > > breve.
> >
> > Ora che lo hai ridotto a tre righe riformulalo
> in
> > modo che sia
> > interessante.
>
> Sappiate che l'abito non fa il monaco e che qui
> una volta era pieno di trote che le pigliavo con
> le
> mani.
Molto meglio. Aggiungici del senso compiuto.
I think happiness is love
- Vladimir Putin
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