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Inno LicchionicoScritto daNon Autenticatoil 2008-07-15 16:04:00.0 alle 2008-07-15 16:04:00.0D'in su la vetta della torre antica,
Licchione solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirornmi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.-
Re: Inno LicchionicoScritto daavvelentaniCubicolarioil 2008-07-15 16:10:00.0 alle 2008-07-15 16:10:00.0Trollate totali: 18184I think happiness is love
- Vladimir Putin
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Re: Inno LicchionicoScritto daThe LichÜbermenschil 2008-07-15 20:33:00.0 alle 2008-07-15 20:33:00.0Trollate totali: 21351
- Scritto da:
> D'in su la vetta della torre antica,
> Licchione solitario, alla campagna
> Cantando vai finchè non more il giorno;
> Ed erra l'armonia per questa valle.
> Primavera dintorno
> Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
> Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
> Odi greggi belar, muggire armenti;
> Gli altri augelli contenti, a gara insieme
> Per lo libero ciel fan mille giri,
> Pur festeggiando il lor tempo migliore:
> Tu pensoso in disparte il tutto miri;
> Non compagni, non voli
> Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
> Canti, e così trapassi
> Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
> Oimè, quanto somiglia
> Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
> Della novella età dolce famiglia,
> E te german di giovinezza, amore,
> Sospiro acerbo de' provetti giorni,
> Non curo, io non so come; anzi da loro
> Quasi fuggo lontano;
> Quasi romito, e strano
> Al mio loco natio,
> Passo del viver mio la primavera.
> Questo giorno ch'omai cede alla sera,
> Festeggiar si costuma al nostro borgo.
> Odi per lo sereno un suon di squilla,
> Odi spesso un tonar di ferree canne,
> Che rimbomba lontan di villa in villa.
> Tutta vestita a festa
> La gioventù del loco
> Lascia le case, e per le vie si spande;
> E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
> Io solitario in questa
> Rimota parte alla campagna uscendo,
> Ogni diletto e gioco
> Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
> Steso nell'aria aprica
> Mi fere il Sol che tra lontani monti,
> Dopo il giorno sereno,
> Cadendo si dilegua, e par che dica
> Che la beata gioventù vien meno.
> Tu, solingo augellin, venuto a sera
> Del viver che daranno a te le stelle,
> Certo del tuo costume
> Non ti dorrai; che di natura è frutto
> Ogni vostra vaghezza.
> A me, se di vecchiezza
> La detestata soglia
> Evitar non impetro,
> Quando muti questi occhi all'altrui core,
> E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
> Del dì presente più noioso e tetro,
> Che parrà di tal voglia?
> Che di quest'anni miei? che di me stesso?
> Ahi pentirornmi, e spesso,
> Ma sconsolato, volgerommi indietro.
intanto il Leopardi è ancora ricordato, venerato e ammirato, la gioventù del borgo ormai è diventata cenere e polvere e nessuno ricorda più chi componesse il volgo anonimo e topocagnesco
The Lich

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Re: Inno LicchionicoScritto daNon Autenticatoil 2008-07-15 20:45:00.0 alle 2008-07-15 20:45:00.0
- Scritto da: The Lich
>
> - Scritto da:
> > D'in su la vetta della torre antica,
> > Licchione solitario, alla campagna
> > Cantando vai finchè non more il giorno;
> > Ed erra l'armonia per questa valle.
> > Primavera dintorno
> > Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
> > Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
> > Odi greggi belar, muggire armenti;
> > Gli altri augelli contenti, a gara insieme
> > Per lo libero ciel fan mille giri,
> > Pur festeggiando il lor tempo migliore:
> > Tu pensoso in disparte il tutto miri;
> > Non compagni, non voli
> > Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
> > Canti, e così trapassi
> > Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
> > Oimè, quanto somiglia
> > Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
> > Della novella età dolce famiglia,
> > E te german di giovinezza, amore,
> > Sospiro acerbo de' provetti giorni,
> > Non curo, io non so come; anzi da loro
> > Quasi fuggo lontano;
> > Quasi romito, e strano
> > Al mio loco natio,
> > Passo del viver mio la primavera.
> > Questo giorno ch'omai cede alla sera,
> > Festeggiar si costuma al nostro borgo.
> > Odi per lo sereno un suon di squilla,
> > Odi spesso un tonar di ferree canne,
> > Che rimbomba lontan di villa in villa.
> > Tutta vestita a festa
> > La gioventù del loco
> > Lascia le case, e per le vie si spande;
> > E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
> > Io solitario in questa
> > Rimota parte alla campagna uscendo,
> > Ogni diletto e gioco
> > Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
> > Steso nell'aria aprica
> > Mi fere il Sol che tra lontani monti,
> > Dopo il giorno sereno,
> > Cadendo si dilegua, e par che dica
> > Che la beata gioventù vien meno.
> > Tu, solingo augellin, venuto a sera
> > Del viver che daranno a te le stelle,
> > Certo del tuo costume
> > Non ti dorrai; che di natura è frutto
> > Ogni vostra vaghezza.
> > A me, se di vecchiezza
> > La detestata soglia
> > Evitar non impetro,
> > Quando muti questi occhi all'altrui core,
> > E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
> > Del dì presente più noioso e tetro,
> > Che parrà di tal voglia?
> > Che di quest'anni miei? che di me stesso?
> > Ahi pentirornmi, e spesso,
> > Ma sconsolato, volgerommi indietro.
>
> intanto il Leopardi è ancora ricordato, venerato
> e ammirato, la gioventù del borgo ormai è
si, ricordato per la sua bravura e stigmatizzato per la sua sfiga atroce
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Re: Inno LicchionicoScritto daNon Autenticatoil 2008-07-15 20:45:00.0 alle 2008-07-15 20:45:00.0
- Scritto da: The Lich
>
> - Scritto da:
> > D'in su la vetta della torre antica,
> > Licchione solitario, alla campagna
> > Cantando vai finchè non more il giorno;
> > Ed erra l'armonia per questa valle.
> > Primavera dintorno
> > Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
> > Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
> > Odi greggi belar, muggire armenti;
> > Gli altri augelli contenti, a gara insieme
> > Per lo libero ciel fan mille giri,
> > Pur festeggiando il lor tempo migliore:
> > Tu pensoso in disparte il tutto miri;
> > Non compagni, non voli
> > Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
> > Canti, e così trapassi
> > Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
> > Oimè, quanto somiglia
> > Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
> > Della novella età dolce famiglia,
> > E te german di giovinezza, amore,
> > Sospiro acerbo de' provetti giorni,
> > Non curo, io non so come; anzi da loro
> > Quasi fuggo lontano;
> > Quasi romito, e strano
> > Al mio loco natio,
> > Passo del viver mio la primavera.
> > Questo giorno ch'omai cede alla sera,
> > Festeggiar si costuma al nostro borgo.
> > Odi per lo sereno un suon di squilla,
> > Odi spesso un tonar di ferree canne,
> > Che rimbomba lontan di villa in villa.
> > Tutta vestita a festa
> > La gioventù del loco
> > Lascia le case, e per le vie si spande;
> > E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
> > Io solitario in questa
> > Rimota parte alla campagna uscendo,
> > Ogni diletto e gioco
> > Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
> > Steso nell'aria aprica
> > Mi fere il Sol che tra lontani monti,
> > Dopo il giorno sereno,
> > Cadendo si dilegua, e par che dica
> > Che la beata gioventù vien meno.
> > Tu, solingo augellin, venuto a sera
> > Del viver che daranno a te le stelle,
> > Certo del tuo costume
> > Non ti dorrai; che di natura è frutto
> > Ogni vostra vaghezza.
> > A me, se di vecchiezza
> > La detestata soglia
> > Evitar non impetro,
> > Quando muti questi occhi all'altrui core,
> > E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
> > Del dì presente più noioso e tetro,
> > Che parrà di tal voglia?
> > Che di quest'anni miei? che di me stesso?
> > Ahi pentirornmi, e spesso,
> > Ma sconsolato, volgerommi indietro.
>
> intanto il Leopardi è ancora ricordato, venerato
> e ammirato, la gioventù del borgo ormai è
> diventata cenere e polvere e nessuno ricorda più
> chi componesse il volgo anonimo e
> topocagnesco
>
> The Lich
>
> [img]http://www.gamewyrd.com/previews/bottledimp/i
Leopardi però ha fatto una vita di merda e non scopava.-
Re: Inno LicchionicoScritto daThe LichÜbermenschil 2008-07-15 20:53:00.0 alle 2008-07-15 20:53:00.0Trollate totali: 21351
- Scritto da:
>
> - Scritto da: The Lich
> >
> > - Scritto da:
> > > D'in su la vetta della torre antica,
> > > Licchione solitario, alla campagna
> > > Cantando vai finchè non more il giorno;
> > > Ed erra l'armonia per questa valle.
> > > Primavera dintorno
> > > Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
> > > Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
> > > Odi greggi belar, muggire armenti;
> > > Gli altri augelli contenti, a gara insieme
> > > Per lo libero ciel fan mille giri,
> > > Pur festeggiando il lor tempo migliore:
> > > Tu pensoso in disparte il tutto miri;
> > > Non compagni, non voli
> > > Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
> > > Canti, e così trapassi
> > > Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
> > > Oimè, quanto somiglia
> > > Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
> > > Della novella età dolce famiglia,
> > > E te german di giovinezza, amore,
> > > Sospiro acerbo de' provetti giorni,
> > > Non curo, io non so come; anzi da loro
> > > Quasi fuggo lontano;
> > > Quasi romito, e strano
> > > Al mio loco natio,
> > > Passo del viver mio la primavera.
> > > Questo giorno ch'omai cede alla sera,
> > > Festeggiar si costuma al nostro borgo.
> > > Odi per lo sereno un suon di squilla,
> > > Odi spesso un tonar di ferree canne,
> > > Che rimbomba lontan di villa in villa.
> > > Tutta vestita a festa
> > > La gioventù del loco
> > > Lascia le case, e per le vie si spande;
> > > E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
> > > Io solitario in questa
> > > Rimota parte alla campagna uscendo,
> > > Ogni diletto e gioco
> > > Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
> > > Steso nell'aria aprica
> > > Mi fere il Sol che tra lontani monti,
> > > Dopo il giorno sereno,
> > > Cadendo si dilegua, e par che dica
> > > Che la beata gioventù vien meno.
> > > Tu, solingo augellin, venuto a sera
> > > Del viver che daranno a te le stelle,
> > > Certo del tuo costume
> > > Non ti dorrai; che di natura è frutto
> > > Ogni vostra vaghezza.
> > > A me, se di vecchiezza
> > > La detestata soglia
> > > Evitar non impetro,
> > > Quando muti questi occhi all'altrui core,
> > > E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
> > > Del dì presente più noioso e tetro,
> > > Che parrà di tal voglia?
> > > Che di quest'anni miei? che di me stesso?
> > > Ahi pentirornmi, e spesso,
> > > Ma sconsolato, volgerommi indietro.
> >
> > intanto il Leopardi è ancora ricordato, venerato
> > e ammirato, la gioventù del borgo ormai è
> > diventata cenere e polvere e nessuno ricorda
> più
> > chi componesse il volgo anonimo e
> > topocagnesco
> >
>
> Leopardi però ha fatto una vita di merda e non
> scopava.
e questo lo ha reso più consapevole dei sonnambuli che lo circondavano
The Lich

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Re: Inno LicchionicoScritto daNon Autenticatoil 2008-07-15 21:00:00.0 alle 2008-07-15 21:00:00.0
- Scritto da: The Lich
>
> - Scritto da:
> >
> > - Scritto da: The Lich
> > >
> > > - Scritto da:
> > > > D'in su la vetta della torre antica,
> > > > Licchione solitario, alla campagna
> > > > Cantando vai finchè non more il giorno;
> > > > Ed erra l'armonia per questa valle.
> > > > Primavera dintorno
> > > > Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
> > > > Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
> > > > Odi greggi belar, muggire armenti;
> > > > Gli altri augelli contenti, a gara insieme
> > > > Per lo libero ciel fan mille giri,
> > > > Pur festeggiando il lor tempo migliore:
> > > > Tu pensoso in disparte il tutto miri;
> > > > Non compagni, non voli
> > > > Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
> > > > Canti, e così trapassi
> > > > Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
> > > > Oimè, quanto somiglia
> > > > Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
> > > > Della novella età dolce famiglia,
> > > > E te german di giovinezza, amore,
> > > > Sospiro acerbo de' provetti giorni,
> > > > Non curo, io non so come; anzi da loro
> > > > Quasi fuggo lontano;
> > > > Quasi romito, e strano
> > > > Al mio loco natio,
> > > > Passo del viver mio la primavera.
> > > > Questo giorno ch'omai cede alla sera,
> > > > Festeggiar si costuma al nostro borgo.
> > > > Odi per lo sereno un suon di squilla,
> > > > Odi spesso un tonar di ferree canne,
> > > > Che rimbomba lontan di villa in villa.
> > > > Tutta vestita a festa
> > > > La gioventù del loco
> > > > Lascia le case, e per le vie si spande;
> > > > E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
> > > > Io solitario in questa
> > > > Rimota parte alla campagna uscendo,
> > > > Ogni diletto e gioco
> > > > Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
> > > > Steso nell'aria aprica
> > > > Mi fere il Sol che tra lontani monti,
> > > > Dopo il giorno sereno,
> > > > Cadendo si dilegua, e par che dica
> > > > Che la beata gioventù vien meno.
> > > > Tu, solingo augellin, venuto a sera
> > > > Del viver che daranno a te le stelle,
> > > > Certo del tuo costume
> > > > Non ti dorrai; che di natura è frutto
> > > > Ogni vostra vaghezza.
> > > > A me, se di vecchiezza
> > > > La detestata soglia
> > > > Evitar non impetro,
> > > > Quando muti questi occhi all'altrui core,
> > > > E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
> > > > Del dì presente più noioso e tetro,
> > > > Che parrà di tal voglia?
> > > > Che di quest'anni miei? che di me stesso?
> > > > Ahi pentirornmi, e spesso,
> > > > Ma sconsolato, volgerommi indietro.
> > >
> > > intanto il Leopardi è ancora ricordato,
> venerato
> > > e ammirato, la gioventù del borgo ormai è
> > > diventata cenere e polvere e nessuno ricorda
> > più
> > > chi componesse il volgo anonimo e
> > > topocagnesco
> > >
> >
> > Leopardi però ha fatto una vita di merda e non
> > scopava.
>
> e questo lo ha reso più consapevole dei
> sonnambuli che lo
> circondavano
>
> The Lich
>
> [img]http://www.gamewyrd.com/previews/bottledimp/i
scopare fa bene allo encefalo, tu sei malato.
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Re: Inno LicchionicoScritto daNon Autenticatoil 2008-07-15 20:53:00.0 alle 2008-07-15 20:53:00.0leopardi, un marco masini ante litteram
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