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il 2008-11-14 20:47:00.0 alle 2008-11-14 20:47:00.0
Nel mondo dei reclusi per forza
In Giappone è una marea montante: sono sempre di più i giovani uomini che si rinchiudono nel proprio piccolo mondo, spesso in una sola stanza, senza voler uscire né incontrare persone. Non si tratta di agorafobia, né di autismo, né di «semplice» depressione. È qualcosa di diverso, e di nuovo, per un paese che all'esterno proietta un'immagine sfavillante, ma che non riesce a capire cosa sta accadendo al suo interno. Questi giovani sembrano essere il risultato diretto del modello sociale e culturale giapponese, ma nessuno pare voler ammettere questo nesso causale. Solo da pochi anni i reclusi volontari stanno iniziando a ricevere attenzione da parte di psicologi e psichiatri, per la maggior parte senza riconoscimento istituzionale.
Il viaggio che Michael Zielenziger compie nel disagio del Giappone contemporaneo è quindi prima di tutto un'esplorazione di molte esperienze pilota di recupero e reinserimento degli hikikomori (questo il termine giapponese per «confinamento sociale»). È infatti necessario un intervento lungo e molto complesso per riuscire a penetrare il mondo degli hikikomori e convicerli a uscirne per interagire con la società. Molto spazio è dedicato all'analisi del rapporto dell'hikikomori con la propria famiglia. Soprattutto maschio, spesso figlio unico (il Giappone ha un bassissimo tasso di natalità), con un padre al lavoro per gran parte della giornata e una madre che proietta ansie e attese su lui: in questo contesto, basta poco perché il mondo esterno diventi un posto doloroso che non si desidera frequentare.
Ma la famiglia è parte di un ingranaggio sociale più ampio: la società giapponese lascia infatti pochissimo spazio all'individualità. L'interazione con gli altri è strettamente regolamentata, e non esistono meccanismi in grado di assorbire almeno in parte la devianza. Sin da bambini, se non ci si integra nel gruppo, si viene isolati e colpevolizzati. La pressione è tale che a volte la famiglia, invece di essere un aiuto, si tramuta nella prima fonte di tensione per l'individuo, al punto che spesso l'hikikomori sviluppa un comportamento violento proprio nei confronti dei suoi familiari.
Ciò su cui insiste molto Zielenziger è la rigidità tipica della società giapponese, fortemente burocratica e gerarchica. L'attuale crisi sociale che coinvolge i giovani adulti segue infatti un periodo di difficoltà economica e istituzionale che non si era mai verificato nel Giappone moderno, e a cui non sono state trovate risposte adeguate. Ci si è limitati piuttosto alla continuazione delle vecchie politiche di intervento statale che non hanno realmente scosso la società giapponese.
Ma al tempo stesso sono state introiettate alcune caratteristiche del mondo occidentale, come il ricorso all'acquisto materiale (shopping, soprattutto marchi famosi) per darsi un'identità individuale. Permane invece l'impossibilità di esprimere se stessi in libertà, costretti dalla necessità di mantenere in piedi le convenzioni sociali, e non è mai stato sviluppato un approccio psicologico e/o psichiatrico per andare incontro alle necessità individuali.
Il confucianesimo è indicato come una delle principali cause di questa rigidità, in contrasto con la responsabilità personale favorita dalle religioni giudaico-cristiane degli altri ricchi paesi capitalisti. Il confronto con la Corea del Sud proposto da Zielenziger sembra sostenere quest'ipotesi: in Corea l'apertura alla cultura occidentale è stata maggiore sin dall'Ottocento, e soprattutto dopo la grande crisi economica degli anni novanta che investì tutta l'Asia è stata capita l'importanza di lasciare maggiore spazio all'iniziativa del singolo.
Il Giappone contemporaneo viene invece descritto come un paese di burocrazia centralista e di economia statale in cui i cittadini hanno perso non solo la libertà di scelta, ma anche la capacità di scegliere. L'hikikomori e con lui tutti i «devianti» - donne che rifiutano il matrimonio e la maternità, i numerosi suicidi - rappresentano allora una scelta estrema di rifiuto in un contesto che non permette vie d'uscita. Intrecciando psicologia, sociologia e politica, questo libro porta allo scoperto il lato oscuro del Giappone.