- Scritto da:
> Bologna ai bolognesi che ci piace la patàcca, e
> abbasso i
> busoni!!!
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Caro anonimo, devi spiegare perchè odi i busoni, altrimenti
le floge del forum potrebbero non capire...

Proverò a farlo io.
Gli amici del bar Margherita Bologna, 1954. In unItalia ormai pronta al boom, percorsa dai rumori delle utilitarie, affascinata dai primi apparecchi tv e dal festival di Sanremo, lesistenza si svolge sempre uguale nel bar Margherita di via Saragozza. Primeggia, come di consueto, Al, carismatico campione di biliardo; nel coro, si fanno notare Gian, antennista che sogna una carriera di cantante; Manuelo, ladruncolo sessuomane; Bep, innamorato della entraîneuse Marcella; Zanchi, inventore delle cravatte con lelastico; Sarti, venditore dimpermeabili a suore e preti; i fratelli Aliprandi, di mestiere sarti; Walter, padrone del locale, sciaguratamente soprannominato water. Della compagnia, intenta a trascorrere le giornate chiacchierando di donne ed ideando scherzi atroci, sogna di riuscire a far parte il diciottenne Taddeo: vivendo assieme ad una madre un poco brontolona e ad un nonno perduto appresso alle grazie di uninsegnante di pianoforte, egli vede il bar Margherita come una sorta di laico santuario ove lingresso pare consentito solo ad una ristretta cerchia di eletti...
Se ci sono pittori che dipingono per tutta la vita lo stesso volto di donna o la stessa bottiglia, perché dovremmo rimproverare a Pupi Avati daver fatto un altro film sulle coordinate memoria - Bologna? Ognuno ha diritto a comporre il proprio personale amarcord, Avati più di tutti: sulla nostalgia, sulla propria terra, sulla giovinezza spensierata del buon tempo andato, egli ha fondato una poetica che, in passato, ha prodotto dei piccoli capi dopera, da Una gita scolastica a Festa di laurea. Si potrà magari obiettare che, nel corso degli anni, è andata perduta la freschezza dei primi tempi, che il gioco si è fatto un tantino risaputo. Lobiezione non è peregrina, ma è innegabile il piacere che comunque si prova davanti a questa galleria di figure schizzate con garbo ed eleganza: lodore di madeleine non risulta stucchevole, ché il nostro è abbastanza accorto da inserire parentesi di cattiveria (latroce scherzo giocato a Gian, spedito a Sanremo senza esser stato convocato per cantarvi),
da sottolineare il clima grevemente maschilista imperante (il fattorino del fornaio che passa in bicicletta urlando: abbasso i busoni!), da mostrare insomma luci ed ombre dellepoca. Gli attori sono diretti dal regista con la solita maestria, le musiche di Dalla aggiungono fascino a questatipico come eravamo.
Francesco Troiano