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il mondo senza di noiScritto daNon Autenticatoil 2009-06-02 21:40:00.0 alle 2009-06-02 21:40:00.0Il primo giorno, solo silenzio. Il secondo verrà l'acqua. E le terre asciutte torneranno a essere sommerse. Avverrà nei corridoi delle metropolitane di New York e Londra che diventeranno lunghi e contorti canali sottomarini. Il settimo giorno verranno le tenebre e torneranno a coprire la luce. Avverrà nelle oltre 400 centrali nucleari del pianeta dalle quali si scateneranno fiamme e radiazioni. Avverrà nei pozzi petroliferi, nelle raffinerie, nei grandi impianti petrolchimici e le esplosioni oscureranno il sole. Il mondo ripiomberà nel buio e la Genesi, in sette giorni come era iniziata, sarà azzerata. Il mondo per come lo conosciamo diventerà un pianeta inabitabile, saturo di sostanze tossiche, devastato dalle radiazioni.
Inabitabile per noi, inadatto all'uomo. Ma l'uomo da sette giorni non c'è più. Sparita la creatura più alta, il momento in cui l'universo assume la coscienza di sé attraverso quella dell'uomo e nello stesso tempo la creatura più bassa, il grande predatore, la furia irresponsabile che ha divorato l'habitat in cui è nato, cresciuto e si è evoluto.
E' un catastrophe book, per usare un'espressione mutuata dal cinema. Un'analisi scientifica e dettagliata di che cosa accadrebbe alla Terra se di colpo la razza umana si estinguesse. Il perché non ha importanza: guerra nucleare, disastro batteriologico, rapimento alieno: ognuno scelga tra le innumerevoli suggestioni che potrebbero portare alla fine della nostra avventura. Il punto è un altro: come se la caverà il pianeta dopo di noi? E ancora: della nostra plurimillenaria e così appagante storia resterà qualche traccia? E soprattutto, che poi è il motivo reale per cui Weisman ha scritto il libro: dobbiamo per forza aspettare la nostra fine per dare alla Terra un nuovo inizio?
Per dare la base scientifica del libro, Weisman ha visitato alcuni luoghi che l'uomo ha abbandonato come la Bialowieza Puszcza, l'ultima foresta primordiale sopravvissuta in Europa, tra Polonia e Bielorussia, la Zona Demilitarizzata alla frontiera tra Corea del Nord e Corea del Sud, dove sono tornate specie in via d'estinzione, la zona alla Tarkowsky intorno alla centrale di Chernobyl, in Ucraina, ormai dominio di piante e animali, le foreste e le giungle di Africa e Amazzonia.
Da quegli ecosistemi human free e da calcoli e previsioni nasce il suo viaggio.
Dopo il settimo giorno e l'apocalisse, la mossa successiva tocca all'altra razza che contende all'uomo il dominio della Terra, quella vegetale. In pochi mesi piante e vegetazione invadono strade, palazzi, monumenti e ogni costruzione umana.
Passano gli anni e se ne vanno le altre grandi opere dell'uomo. Il Canale di Panama, per esempio, si richiude nel giro di vent'anni, ogni campo coltivato torna selvaggio. Passa un secolo, i grandi mammiferi come orsi ed elefanti si moltiplicano grazie allo spazio vitale aumentato a dismisura. Altri tre secoli: cadono i grandi ponti di città come New York, Parigi, Roma. Nel giro di cinquecento anni dal giorno della sua scomparsa, dell'uomo non restano né case né città né costruzioni in mattoni.
Un altro salto temporale: sono passati centomila anni. L'ecosistema è tornato quello dell'Eden prima della creazione dell'uomo. E' anche verosimile che in un milione di anni sparirebbero i detriti di plastica. Ora è davvero l'anno zero. Del nostro passaggio sulla Terra non è rimasto nulla. Unica eccezione, forse, dice Weisman, le facce scolpite dei presidenti americani sul monte Rushmore ancora vagamente riconoscibili, sette milioni di anni dopo. Ma forse farebbero la fine dell'inquietante volto su Marte nella foto scattata dalla sonda spaziale Viking 1. Sarà un volto o semplicemente uno scherzo geologico? Forse resisterebbero ancora per qualche milione di anni le sculture di bronzo preistoriche che ancora oggi ci lasciano così stupiti.
Fine del viaggio. La Terra è sopravvissuta, si è rigenerata, è rifiorita ed è pronta, ammesso che la natura compia lo stesso sbaglio due volte, ad accogliere un'altra specie evoluta. Ma, come cantavano in tempi già sospetti Guccini e i Nomadi, noi non ci saremo.
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Re: il mondo senza di noiScritto daThe LichÜbermenschil 2009-06-02 21:50:00.0 alle 2009-06-02 21:50:00.0Trollate totali: 21351
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> Il primo giorno, solo silenzio. Il secondo verrà
> l'acqua. E le terre asciutte torneranno a essere
> sommerse. Avverrà nei corridoi delle
> metropolitane di New York e Londra che
> diventeranno lunghi e contorti canali
> sottomarini. Il settimo giorno verranno le
> tenebre e torneranno a coprire la luce. Avverrà
> nelle oltre 400 centrali nucleari del pianeta
> dalle quali si scateneranno fiamme e radiazioni.
> Avverrà nei pozzi petroliferi, nelle raffinerie,
> nei grandi impianti petrolchimici e le esplosioni
> oscureranno il sole. Il mondo ripiomberà nel buio
> e la Genesi, in sette giorni come era iniziata,
> sarà azzerata. Il mondo per come lo conosciamo
> diventerà un pianeta inabitabile, saturo di
> sostanze tossiche, devastato dalle radiazioni.
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> Inabitabile per noi, inadatto all'uomo. Ma l'uomo
> da sette giorni non c'è più. Sparita la creatura
> più alta, il momento in cui l'universo assume la
> coscienza di sé attraverso quella dell'uomo e
> nello stesso tempo la creatura più bassa, il
> grande predatore, la furia irresponsabile che ha
> divorato l'habitat in cui è nato, cresciuto e si
> è evoluto.
>
>
> E' un catastrophe book, per usare un'espressione
> mutuata dal cinema. Un'analisi scientifica e
> dettagliata di che cosa accadrebbe alla Terra se
> di colpo la razza umana si estinguesse. Il perché
> non ha importanza: guerra nucleare, disastro
> batteriologico, rapimento alieno: ognuno scelga
> tra le innumerevoli suggestioni che potrebbero
> portare alla fine della nostra avventura. Il
> punto è un altro: come se la caverà il pianeta
> dopo di noi? E ancora: della nostra
> plurimillenaria e così appagante storia resterà
> qualche traccia? E soprattutto, che poi è il
> motivo reale per cui Weisman ha scritto il libro:
> dobbiamo per forza aspettare la nostra fine per
> dare alla Terra un nuovo inizio?
>
>
> Per dare la base scientifica del libro, Weisman
> ha visitato alcuni luoghi che l'uomo ha
> abbandonato come la Bialowieza Puszcza, l'ultima
> foresta primordiale sopravvissuta in Europa, tra
> Polonia e Bielorussia, la Zona Demilitarizzata
> alla frontiera tra Corea del Nord e Corea del
> Sud, dove sono tornate specie in via
> d'estinzione, la zona alla Tarkowsky intorno alla
> centrale di Chernobyl, in Ucraina, ormai dominio
> di piante e animali, le foreste e le giungle di
> Africa e Amazzonia.
>
>
> Da quegli ecosistemi human free e da calcoli e
> previsioni nasce il suo viaggio.
>
>
> Dopo il settimo giorno e l'apocalisse, la mossa
> successiva tocca all'altra razza che contende
> all'uomo il dominio della Terra, quella vegetale.
> In pochi mesi piante e vegetazione invadono
> strade, palazzi, monumenti e ogni costruzione
> umana.
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>
> Passano gli anni e se ne vanno le altre grandi
> opere dell'uomo. Il Canale di Panama, per
> esempio, si richiude nel giro di vent'anni, ogni
> campo coltivato torna selvaggio. Passa un secolo,
> i grandi mammiferi come orsi ed elefanti si
> moltiplicano grazie allo spazio vitale aumentato
> a dismisura. Altri tre secoli: cadono i grandi
> ponti di città come New York, Parigi, Roma. Nel
> giro di cinquecento anni dal giorno della sua
> scomparsa, dell'uomo non restano né case né città
> né costruzioni in mattoni.
>
>
> Un altro salto temporale: sono passati centomila
> anni. L'ecosistema è tornato quello dell'Eden
> prima della creazione dell'uomo. E' anche
> verosimile che in un milione di anni sparirebbero
> i detriti di plastica. Ora è davvero l'anno zero.
> Del nostro passaggio sulla Terra non è rimasto
> nulla. Unica eccezione, forse, dice Weisman, le
> facce scolpite dei presidenti americani sul monte
> Rushmore ancora vagamente riconoscibili, sette
> milioni di anni dopo. Ma forse farebbero la fine
> dell'inquietante volto su Marte nella foto
> scattata dalla sonda spaziale Viking 1. Sarà un
> volto o semplicemente uno scherzo geologico?
> Forse resisterebbero ancora per qualche milione
> di anni le sculture di bronzo preistoriche che
> ancora oggi ci lasciano così stupiti.
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>
> Fine del viaggio. La Terra è sopravvissuta, si è
> rigenerata, è rifiorita ed è pronta, ammesso che
> la natura compia lo stesso sbaglio due volte, ad
> accogliere un'altra specie evoluta. Ma, come
> cantavano in tempi già sospetti Guccini e i
> Nomadi, noi non ci saremo.
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auspicabile
ma per il momento mi accontenterei dell'estinzione del nano, di exsinistro e di nathan, in quest'ordine
The Lich™
« Non è morto ciò che in eterno può attendere,
e col passare di strani eoni, anche la morte può morire. »

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