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    Non Autenticato
    il 2009-11-27 23:28:00.0 alle 2009-11-27 23:28:00.0
    Neri per caso..
    A quale «razza» appartevano gli italiani emigrati in America, a cavallo tra XIX e XX secolo? Erano bianchi o «negri»? Il colore della pelle non lascerebbe dubbi: gli italiani sono bianchi, lo sono sempre stati e naturalmente lo erano anche allora. Eppure scienziati sociali, uffici pubblici e autorità di polizia ebbero più di una perplessità sulla classificazione degli italiani. Le «diversità» – ieri razziali, oggi culturali ed etniche – sono spesso il prodotto di costruzioni sociali e di strategie politiche.

    «Gli italiani sono bianchi»? Se torniamo indietro di qualche decennio, scopriamo che la risposta a questa domanda appare a molti tutt’altro che ovvia. Alla fine del XIX secolo, in particolare, il gruppo di antropologi positivisti raccolti attorno a Cesare Lombroso, Giuseppe Sergi e Alfredo Niceforo si convince dell’inferiorità razziale dei meridionali: così, mentre gli italiani del Nord discenderebbero da una «razza ariana» superiore, quelli del Sud avrebbero origini africane…
    I meridionali sarebbero cioè quasi-negri: e per questo – ovviamente, dicono gli antropologi di quest’epoca – di razza inferiore. Non si tratta – si badi – di innocue controversie tra intellettuali rinchiusi in qualche aula universitaria: negli stessi anni, L’Illustrazione Italiana - prestigiosa e popolare rivista illustrata – invia i propri giornalisti nel “profondo Sud”, in visita ai selvaggi. «Per i campi ove interrogai parecchi contadini», spiega un cronista in un numero del 1893, «non trovavo che tipi spiccatissimi di derivazione africana» [citato in Thomas A. Guglielmo, "Nessuna barriera del colore". Italiani, razza e potere negli Stati Uniti, in J. Guglielmo e S. Salerno, Gli italiani sono bianchi? Come l'America ha costruito la razza, Il Saggiatore, Milano 2006, pag. 50].

    Nel frattempo, i flussi di emigranti diretti verso gli Stati Uniti cominciano a modificarsi sensibilmente, e il mezzogiorno diventa il principale serbatoio di manodopera italiana. Oltreoceano, le autorità sono preoccupate, perchè gli italiani sono – notoriamente, si dice – potenziali delinquenti. E i meridionali fanno più paura, sembrano più selvaggi e incontrollabili. Così, già dal 1899 il Bureau of Immigration comincia a registrare gli italiani in base alla loro appartenenza razziale: da una parte i «settentrionali» che – per la gioia di Umberto Bossi – vengono classificati come «celtici» (!) -, dall’altra i «meridionali» cui invece viene affibbiata l’etichetta di «iberici» (!!). Un autorevole rapporto della Immigration Commission spiega, nel 1911, che i meridionali sono «emotivi, impulsivi, molto fantasiosi e privi di senso pratico», e soprattutto «scarsamente adattabili a una società fortemente strutturata» [T.A. Guglielmo, cit., pag. 50]. Sembra di sentire certi autorevoli esponenti politici di oggi, quando parlano di zingari o di rumeni…

    Nel 1910, il Chicago Tribune invia nel Sud Italia un cronista d’eccezione, un antropologo: uno, insomma, che di razze inferiori se ne intende. Si chiama George A. Dorsey e visita un po’ tutte le regioni italiane, purchè si trovino a Sud di Roma. Dopo cinque mesi, l’illustre viaggiatore si convince non solo dell’inferiorità razziale dei malcapitati meridionali, ma persino delle loro «ascendenze negroidi».

    Insomma, la bianchezza degli italiani, in questo periodo, è un fatto tutt’altro che scontato: le testimonianze citate ci dicono che sulla questione ci sono dubbi, perplessità, discussioni. Eppure – spiega T. A. Guglielmo – «malgrado queste importanti testimonianze, non bisogna porre eccessiva enfasi alla precarietà dello status relativo al colore degli italiani. I dubbi sul colore non portarono mai a collocare gli italiani tra i non-bianchi in modo sistematico e prolungato» [T. A. Guglielmo, cit., pag. 53]. Nel ferreo sistema razziale americano, gli italiani finiscono, certo, per essere discriminati, esclusi: ma in quanto bianchi, non in quanto negri. Il che significa che, all’interno della gerarchia razziale, gli italiani non hanno mai occupato l’ultimo gradino. Per loro fortuna.

    Eppure, le curiose affermazioni circa il carattere «negroide» degli italiani dimostrano che l’evidenza somatica - essere bianchi o scuri di pelle – è, in larga misura, il prodotto di strategie socialmente costruite. Un esempio tipico della costruzione dell’evidenza è il cosiddetto «naso adunco» delle razze semite. Gli ebrei sono, dal punto di vista fisico, indistinguibili dagli «ariani»: eppure gli antisemiti vedevano il naso adunco in ogni ebreo. «Se l’altro dominato, inferiorizzato, discriminato (o inferiorizzabile e discriminabile) è del tutto simile al “noi”», spiega Anna Maria Rivera, «gli si attribuisce il naso adunco come tratto somatico che accomunerebbe l’intero gruppo cui appartiene o a cui è ascritto. Da allora in poi tutti vedranno il naso adunco in ogni individuo appartenente o ascritto a quel gruppo. La stessa percezione delle differenze somatiche è infatti influenzata dalla cultura, dall’ideologia e dal pregiudizio» [Rivera, A.M., Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, Derive e Approdi, Roma 2003, pagg. 16-17].

    Oggi, nessuno parla più di «razze» in senso biologico e genetico. Ma molti sono convinti dell’irriducibile diversità - e, qualche volta, della pervicace inferiorità – di alcune «culture» o «etnie». Tutti sanno, tutti «vedono» che la cultura degli zingari è diversa, arretrata, inferiore, incapace di adattarsi alle regole. Sarà mica come il naso adunco degli ebrei o il carattere negroide dei meridionali?

    http://sergiobontempelli.wordpress.com/2008/05/27/...
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      ☺
      Scritto da
      il 2009-11-28 01:50:00.0 alle 2009-11-28 01:50:00.0
      Trollate totali: 5425
      Re: Neri per caso..
      Ma che razzate (perlappunto).
      Tieni, ti copio (a mano) un pezzo da un libro che dovresti leggerti, si chiama "Mappe della storia dell'uomo" e l'autore è Steve Olson.
      Parla della storia dell'uomo, dalla scimmia ad oggi, in modo _dettagliato_ e profondo.

      Ovviamente non posso copiartelo tutto, ti copio solo un pezzettino:

      "Molta gente continua infatti a pensare che tra i gruppi umani esistano fondamentali differenze biologiche. Queste persone credono che evidenti diversità nel colore della pelle, nei tratti del volto o nella conformazione del corpo corrispondano a ben più importanti differenze di carattere, temperamento o intelligenza. Anche quando due gruppi sono fisicamente indistinguibili, la gente tende a chiamare in causa le caratteristiche genetiche come fonte di differenza tra i gruppi stessi, che si vogliono comunque rilevare. Costoro sostengono che caratteristiche come l'aggressività, o la religiosità, o l'inventività di un certo gruppo non possono essere apprese e debbano per forza doipendere da qualcosa che sta nei geni.

      Le ricerche di genetica stanno dimostrando che le cose non vanno affatto così. I gruppi umani sono troppo strettamente correlati per essere davvero diversi tra loro: le differenze sono soltanto superficiali. Le indagini genetiche sul nostro passato ci stanno rivelando che le differenze culturali tra i gruppi non possono avere origini biologiche: tali differenze devono per contro essere il risultato delle esperienze che sono proprie di ogni singolo individuo."


      Il libro naturalmente ha una ricca bibliografia da cui attinge da svariati altri studi di genetisti&co.

      In altre parole, le cazzate sulla razza sono _inesistenti_. Non esistono RAZZE fra gli uomini, geneticamente parlando siamo quasi identici gli uni agli altri, troppo uguali per poter parlare di razze diverse o intelligenza diversa e tantomeno di "razze inferiori". Queste cose semplicemente NON esistono. Sono SUPERSTIZIONE bella e buona, assolutamente non sostenuta dai fatti ma solo dalla malvagità e dalla stupidità di alcuni (di solito fascisti o affini con, di conseguenza, QI inferiore a 85 [non certo per la loro razza ma per l'istruzione che hanno avuto e forse problemi al loro cervello]).
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        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2009-11-28 13:11:00.0 alle 2009-11-28 13:11:00.0
        Re: Neri per caso..

        - Scritto da: Rin Kobayashi
        > Ma che razzate (perlappunto).
        > Tieni, ti copio (a mano) un pezzo da un libro che
        > dovresti leggerti, si chiama "Mappe della storia
        > dell'uomo" e l'autore è Steve
        > Olson.
        > Parla della storia dell'uomo, dalla scimmia ad
        > oggi, in modo _dettagliato_ e
        > profondo.
        >
        > Ovviamente non posso copiartelo tutto, ti copio
        > solo un
        > pezzettino:
        >
        > "Molta gente continua infatti a pensare che
        > tra i gruppi umani esistano fondamentali
        > differenze biologiche. Queste persone credono che
        > evidenti diversità nel colore della pelle, nei
        > tratti del volto o nella conformazione del corpo
        > corrispondano a ben più importanti differenze di
        > carattere, temperamento o intelligenza. Anche
        > quando due gruppi sono fisicamente
        > indistinguibili, la gente tende a chiamare in
        > causa le caratteristiche genetiche come fonte di
        > differenza tra i gruppi stessi, che si vogliono
        > comunque rilevare. Costoro sostengono che
        > caratteristiche come l'aggressività, o la
        > religiosità, o l'inventività di un certo gruppo
        > non possono essere apprese e debbano per forza
        > doipendere da qualcosa che sta nei
        > geni.
        >
        > Le ricerche di genetica stanno dimostrando che le
        > cose non vanno affatto così. I gruppi umani sono
        > troppo strettamente correlati per essere davvero
        > diversi tra loro: le differenze sono soltanto
        > superficiali
        . Le indagini genetiche sul
        > nostro passato ci stanno rivelando che le
        > differenze culturali tra i gruppi non possono
        > avere origini biologiche: tali differenze devono
        > per contro essere il risultato delle esperienze
        > che sono proprie di ogni singolo
        > individuo."

        >
        > Il libro naturalmente ha una ricca bibliografia
        > da cui attinge da svariati altri studi di
        > genetisti&co.
        >
        > In altre parole, le cazzate sulla razza sono
        > _inesistenti_. Non esistono RAZZE fra gli uomini,
        > geneticamente parlando siamo quasi identici gli
        > uni agli altri, troppo uguali per poter parlare
        > di razze diverse o intelligenza diversa e
        > tantomeno di "razze inferiori". Queste cose
        > semplicemente NON esistono. Sono SUPERSTIZIONE
        > bella e buona, assolutamente non sostenuta dai
        > fatti ma solo dalla malvagità e dalla stupidità
        > di alcuni (di solito fascisti o affini con, di
        > conseguenza, QI inferiore a 85 [non certo per la
        > loro razza ma per l'istruzione che hanno avuto e
        > forse problemi al loro
        > cervello]).

        peccato che poi le indagini della polizia scientifica ricorrano a test sulle proteine -e quindi indirettamente sul corredo genetico- per determinare se appartengono ad individui bianchi o di colore
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        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2009-11-28 13:56:00.0 alle 2009-11-28 13:56:00.0
        Re: Neri per caso..
        Prima di bollare come assurdità le convinzioni degli studiosi fino a metà novecento, occorre pensare che non esistevano studi su base genetica che confutassero le teorie sull'inferiorità morale e intellettuale di certe razze.

        Qualsiasi contadino parla di "razza" per indicare l'aspetto caratteristico di diverse stirpi di vacche, capre e così via. Ma gli antirazzisti s'incaponiscono a definire la "razza" come qualcosa che non esiste (cioè sottospecie della specie umana) in modo da poter dire "le razze non esistono, siamo tutti uguali".

        In questo modo sul concetto di razza cala un tabù intellettuale e non è più possibile parlarne neppure in modo serio e scientifico e sociologico.

        Dal punto di vista scientifico è evidente che non siamo tutti uguali dal punto di vista fisico (mentre differenze intellettuali indipendenti dal contesto culturale non sono state rilevate).
        Dal punto di vista sociologico, le caratteristiche somatiche di una popolazione sono uno degli aspetti dell'identità della popolazione stessa, nel senso che l'appartenente a questa popolazione si identifica in certi tratti e colorazioni come l'appartenente a una squadra si identifica nel colore della maglietta. Negare l'importanza sociale di queste caratteristiche porta all'ormai noto atteggiamento dei progressisti, per cui di fronte all'estinzione di interi gruppi etnici si nega o si minimizza, tanto "siamo tutti uguali".

        In poche parole, si creano attriti per essere andati da un estremo ideologico all'opposto.
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          Scritto da
          Non Autenticato
          il 2009-11-28 14:52:00.0 alle 2009-11-28 14:52:00.0
          Re: Neri per caso..
          L'articolo, i commenti che gli danno ragione e quelli che gli danno torto - l'intera questione quando si parla di razze, insomma - sono un impasto di fatti accertati, fatti presunti, teorie, pregiudizi e interpretazioni degli uni e degli altri, il tutto condito dall'uso delle stesse parole secondo differenti definizioni.

          Non si può parlare della questione in modo serio, quindi non si è mai pervenuti a un discorso serio, che faccia piazza pulita dei pregiudizi.
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