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    il 2010-01-03 12:42:00.0 alle 2010-01-03 12:42:00.0
    «Via Stalin» invece va bene
    Ma se una via dedicata a Craxi riportasse la dicitura «latitante» – dicano – che cosa andrebbe scritto a margine delle «vie Stalin» che sopravvivono in due città della Sicilia? «Sanguinario»? «Assassino»? «Massacratore»? «Sterminatore»? «Arcipelago gulag»?

    Bettino Craxi, «latitante», è lo statista che negli anni Ottanta ha portato il nostro paese al quarto posto mondiale e che ci ha strappato a una prospettiva greca o polacca: e Stalin? Che cosa gli dobbiamo? Erano latitanti o condannati anche Silvio Pellico o GIuseppe Mazzini, mentre è assodato che Giulio Cesare prosperò anche grazie alle ruberie di Crasso, e allora che facciamo? Sì, ho capito, è chiaro che questo è un modo cretino di ragionare: soppesare col bilancino storico il peso effettivo della toponomastica italiana rischia di far dimenticare che i nomi per vie e piazze non sono mai stati scelti con ricerca storiografica ma con lottizzazione partitica e correttezza politica e ignoranza storica, se non storica ignoranza. Solo questo spiega perché Vladimir Ilyich Ulyanov, cioè Lenin, in Italia vanti decine di targhe targhe mentre Dwight David Eisenhower - il presidente degli Stati Uniti che comandò gli Alleati in Europa, già responsabile degli sbarchi angloamericani sulla Penisola, insomma colui che ci liberò, per dirla male – compaia soltanto su una sola targa a Montesilvano, nel pescarese. Andando a sbirciare invece tutte le vie Marx e le vie Vietnam e le 55 vie Ernesto Che Guevara che sono state celebrate da piccole e grandi amministrazioni parrebbe che si sia andati a festeggiare non il 2010, ma il 1960.
    Pace: la sostanza è che la Storia se ne frega delle nostre beghe politiche, figurarsi dunque se non se ne frega delle fobie di chi ha festeggiato il capodanno giudiziario, quei poveracci cioè sotto la targa di via Garibaldi probabilmente scriverebbero «confinato a Caprera».
    Le traversìe che accompagnano i tentativi di titolare alcune vie a Bettino Craxi, per il resto, esprimono la contraddizione di un popolo che non riesce a fare i conti con se stesso assai di più che la sua incapacità di saper leggere una fedina penale. La giunta Moratti, già qualche anno fa, non approvò una targa dedicata a Craxi per mera distrazione durante le votazioni, e nel luglio 2007, per eguale distrazione, la giunta Veltroni votò favorevolmente: se lo ricorda qualcuno? Destra e sinistra hanno votato trasversalmente in entrambi i casi, come pure trasversale (pidiessini e missini) fu la folla che assediò Craxi all’hotel Raphael: accade in un paese dove nel 1994 la giunta pidiessina, a Genova, respinse la proposta di dedicare una via a Enzo Tortora «per non entrare in polemica con i giudici di Mani pulite», e poi – lo disse il capogruppo Pds – perché si sarebbe trattato «di un attacco generalizzato ai giudici, continuativo della strategia berlusconiana». L’Unità del 30 dicembre 2006, del resto, tornava ad accanirsi contro Giorgio Almirante e lo descriveva come un terrorista dopo che a Latina avevano proposto di dedicargli un piazzale – proprio un piazzale – in una cittadina in cui per contrappasso c’erano già via Giovanni Gentile e il Teatro Gabriele D’Annunzio. E chi glielo spiegava, a questi, che via Almirante l’auspicava anche Rosa Russo Jervolino a Napoli, ex vicina di casa del leader missino? E chi glielo ricorda a tutti quanti, oggi, che il Paese già pullula di vie dedicate a Bettino Craxi? A Ozieri, in Sardegna, via Craxi c’è da anni e incrocia viale Berlinguer. In tutta Italia ce n’è almeno sette, di vie Craxi. A Roma, invece, a protestare contro il progetto di dedicare nuove vie a Craxi e Almirante e Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana perfezionata da Alemanno) sono rimasti solo i poveracci de Il Fatto con le loro fedine penali bianche come carta da cesso.
    Questo mentre gli ovattati benpensanti alla torinese – non parlo di Marco Travaglio, ma di Massimo Gramellini della Stampa, per esempio – cincischiano nella loro narcotica correttezza politica e, nel respingere una «Via Craxi», ne propongono una dedicata ad Alda Merini: e chi protesta? Va benissimo, come tutto ciò che da noi è inoffensivo e gradevole senza tuttavia incidere né fare la storia di niente: sotto, allora, con innumerevoli vie Pablo Neruda – in Italia ce ne sono centinaia – a dispetto di una sola per Louis-Ferdinand Céline; sotto, pure, con una decina di vie dedicate allo scrittore fascista-staliniano Maxim Gorky nonostante Giuseppe Prezzolini ne abbia solo due di più. Vie dedicate a Nazzareno Strampelli, scienziato che vinse la battaglia del grano, che fece mangiare un intero Paese, uomo a cui si devono le varietà di grano duro usato oggi in Italia e in gran parte del mondo: 11, stop. Vie dedicate a Giulio Natta, Nobel per la chimica per aver inventato praticamente la prima plastica, il Moplen: 49 targhe. Neanche pochissime, ma Lenin ne ha 76. Ora rompono le palle per Bettino Craxi, statista, uomo che torna a giganteggiare, giorno dopo giorno, in quella stessa Storia che intanto ha spazzato via loro.

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      il 2010-01-03 12:48:00.0 alle 2010-01-03 12:48:00.0
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      Re: «Via Stalin» invece va bene

      - Scritto da:
      > Ma se una via dedicata a Craxi riportasse la
      > dicitura «latitante» – dicano – che cosa andrebbe
      > scritto a margine delle «vie Stalin» che
      > sopravvivono in due città della Sicilia?
      > «Sanguinario»? «Assassino»? «Massacratore»?
      > «Sterminatore»? «Arcipelago
      > gulag»?
      >
      > Bettino Craxi, «latitante», è lo statista che
      > negli anni Ottanta ha portato il nostro paese al
      > quarto posto mondiale e che ci ha strappato a una
      > prospettiva greca o polacca: e Stalin? Che cosa
      > gli dobbiamo? Erano latitanti o condannati anche
      > Silvio Pellico o GIuseppe Mazzini, mentre è
      > assodato che Giulio Cesare prosperò anche grazie
      > alle ruberie di Crasso, e allora che facciamo?
      > Sì, ho capito, è chiaro che questo è un modo
      > cretino di ragionare: soppesare col bilancino
      > storico il peso effettivo della toponomastica
      > italiana rischia di far dimenticare che i nomi
      > per vie e piazze non sono mai stati scelti con
      > ricerca storiografica ma con lottizzazione
      > partitica e correttezza politica e ignoranza
      > storica, se non storica ignoranza. Solo questo
      > spiega perché Vladimir Ilyich Ulyanov, cioè
      > Lenin, in Italia vanti decine di targhe targhe
      > mentre Dwight David Eisenhower - il presidente
      > degli Stati Uniti che comandò gli Alleati in
      > Europa, già responsabile degli sbarchi
      > angloamericani sulla Penisola, insomma colui che
      > ci liberò, per dirla male – compaia soltanto su
      > una sola targa a Montesilvano, nel pescarese.
      > Andando a sbirciare invece tutte le vie Marx e le
      > vie Vietnam e le 55 vie Ernesto Che Guevara che
      > sono state celebrate da piccole e grandi
      > amministrazioni parrebbe che si sia andati a
      > festeggiare non il 2010, ma il
      > 1960.
      > Pace: la sostanza è che la Storia se ne frega
      > delle nostre beghe politiche, figurarsi dunque se
      > non se ne frega delle fobie di chi ha festeggiato
      > il capodanno giudiziario, quei poveracci cioè
      > sotto la targa di via Garibaldi probabilmente
      > scriverebbero «confinato a
      > Caprera».
      > Le traversìe che accompagnano i tentativi di
      > titolare alcune vie a Bettino Craxi, per il
      > resto, esprimono la contraddizione di un popolo
      > che non riesce a fare i conti con se stesso assai
      > di più che la sua incapacità di saper leggere una
      > fedina penale. La giunta Moratti, già qualche
      > anno fa, non approvò una targa dedicata a Craxi
      > per mera distrazione durante le votazioni, e nel
      > luglio 2007, per eguale distrazione, la giunta
      > Veltroni votò favorevolmente: se lo ricorda
      > qualcuno? Destra e sinistra hanno votato
      > trasversalmente in entrambi i casi, come pure
      > trasversale (pidiessini e missini) fu la folla
      > che assediò Craxi all’hotel Raphael: accade in un
      > paese dove nel 1994 la giunta pidiessina, a
      > Genova, respinse la proposta di dedicare una via
      > a Enzo Tortora «per non entrare in polemica con i
      > giudici di Mani pulite», e poi – lo disse il
      > capogruppo Pds – perché si sarebbe trattato «di
      > un attacco generalizzato ai giudici, continuativo
      > della strategia berlusconiana». L’Unità del 30
      > dicembre 2006, del resto, tornava ad accanirsi
      > contro Giorgio Almirante e lo descriveva come un
      > terrorista dopo che a Latina avevano proposto di
      > dedicargli un piazzale – proprio un piazzale – in
      > una cittadina in cui per contrappasso c’erano già
      > via Giovanni Gentile e il Teatro Gabriele
      > D’Annunzio. E chi glielo spiegava, a questi, che
      > via Almirante l’auspicava anche Rosa Russo
      > Jervolino a Napoli, ex vicina di casa del leader
      > missino? E chi glielo ricorda a tutti quanti,
      > oggi, che il Paese già pullula di vie dedicate a
      > Bettino Craxi? A Ozieri, in Sardegna, via Craxi
      > c’è da anni e incrocia viale Berlinguer. In tutta
      > Italia ce n’è almeno sette, di vie Craxi. A Roma,
      > invece, a protestare contro il progetto di
      > dedicare nuove vie a Craxi e Almirante e
      > Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana
      > perfezionata da Alemanno) sono rimasti solo i
      > poveracci de Il Fatto con le loro fedine penali
      > bianche come carta da
      > cesso.
      > Questo mentre gli ovattati benpensanti alla
      > torinese – non parlo di Marco Travaglio, ma di
      > Massimo Gramellini della Stampa, per esempio –
      > cincischiano nella loro narcotica correttezza
      > politica e, nel respingere una «Via Craxi», ne
      > propongono una dedicata ad Alda Merini: e chi
      > protesta? Va benissimo, come tutto ciò che da noi
      > è inoffensivo e gradevole senza tuttavia incidere
      > né fare la storia di niente: sotto, allora, con
      > innumerevoli vie Pablo Neruda – in Italia ce ne
      > sono centinaia – a dispetto di una sola per
      > Louis-Ferdinand Céline; sotto, pure, con una
      > decina di vie dedicate allo scrittore
      > fascista-staliniano Maxim Gorky nonostante
      > Giuseppe Prezzolini ne abbia solo due di più. Vie
      > dedicate a Nazzareno Strampelli, scienziato che
      > vinse la battaglia del grano, che fece mangiare
      > un intero Paese, uomo a cui si devono le varietà
      > di grano duro usato oggi in Italia e in gran
      > parte del mondo: 11, stop. Vie dedicate a Giulio
      > Natta, Nobel per la chimica per aver inventato
      > praticamente la prima plastica, il Moplen: 49
      > targhe. Neanche pochissime, ma Lenin ne ha 76.
      > Ora rompono le palle per Bettino Craxi, statista,
      > uomo che torna a giganteggiare, giorno dopo
      > giorno, in quella stessa Storia che intanto ha
      > spazzato via
      > loro.
      >
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      Deluso

      A bocca storta

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      il 2010-01-03 12:49:00.0 alle 2010-01-03 12:49:00.0
      Trollate totali: 27559
      Re: «Via Stalin» invece va bene

      - Scritto da:
      > Ma se una via dedicata a Craxi riportasse la
      > dicitura «latitante» – dicano – che cosa andrebbe
      > scritto a margine delle «vie Stalin» che
      > sopravvivono in due città della Sicilia?
      > «Sanguinario»? «Assassino»? «Massacratore»?
      > «Sterminatore»? «Arcipelago
      > gulag»?
      >
      > Bettino Craxi, «latitante», è lo statista che
      > negli anni Ottanta ha portato il nostro paese al
      > quarto posto mondiale e che ci ha strappato a una
      > prospettiva greca o polacca: e Stalin? Che cosa
      > gli dobbiamo? Erano latitanti o condannati anche
      > Silvio Pellico o GIuseppe Mazzini, mentre è
      > assodato che Giulio Cesare prosperò anche grazie
      > alle ruberie di Crasso, e allora che facciamo?
      > Sì, ho capito, è chiaro che questo è un modo
      > cretino di ragionare: soppesare col bilancino
      > storico il peso effettivo della toponomastica
      > italiana rischia di far dimenticare che i nomi
      > per vie e piazze non sono mai stati scelti con
      > ricerca storiografica ma con lottizzazione
      > partitica e correttezza politica e ignoranza
      > storica, se non storica ignoranza. Solo questo
      > spiega perché Vladimir Ilyich Ulyanov, cioè
      > Lenin, in Italia vanti decine di targhe targhe
      > mentre Dwight David Eisenhower - il presidente
      > degli Stati Uniti che comandò gli Alleati in
      > Europa, già responsabile degli sbarchi
      > angloamericani sulla Penisola, insomma colui che
      > ci liberò, per dirla male – compaia soltanto su
      > una sola targa a Montesilvano, nel pescarese.
      > Andando a sbirciare invece tutte le vie Marx e le
      > vie Vietnam e le 55 vie Ernesto Che Guevara che
      > sono state celebrate da piccole e grandi
      > amministrazioni parrebbe che si sia andati a
      > festeggiare non il 2010, ma il
      > 1960.
      > Pace: la sostanza è che la Storia se ne frega
      > delle nostre beghe politiche, figurarsi dunque se
      > non se ne frega delle fobie di chi ha festeggiato
      > il capodanno giudiziario, quei poveracci cioè
      > sotto la targa di via Garibaldi probabilmente
      > scriverebbero «confinato a
      > Caprera».
      > Le traversìe che accompagnano i tentativi di
      > titolare alcune vie a Bettino Craxi, per il
      > resto, esprimono la contraddizione di un popolo
      > che non riesce a fare i conti con se stesso assai
      > di più che la sua incapacità di saper leggere una
      > fedina penale. La giunta Moratti, già qualche
      > anno fa, non approvò una targa dedicata a Craxi
      > per mera distrazione durante le votazioni, e nel
      > luglio 2007, per eguale distrazione, la giunta
      > Veltroni votò favorevolmente: se lo ricorda
      > qualcuno? Destra e sinistra hanno votato
      > trasversalmente in entrambi i casi, come pure
      > trasversale (pidiessini e missini) fu la folla
      > che assediò Craxi all’hotel Raphael: accade in un
      > paese dove nel 1994 la giunta pidiessina, a
      > Genova, respinse la proposta di dedicare una via
      > a Enzo Tortora «per non entrare in polemica con i
      > giudici di Mani pulite», e poi – lo disse il
      > capogruppo Pds – perché si sarebbe trattato «di
      > un attacco generalizzato ai giudici, continuativo
      > della strategia berlusconiana». L’Unità del 30
      > dicembre 2006, del resto, tornava ad accanirsi
      > contro Giorgio Almirante e lo descriveva come un
      > terrorista dopo che a Latina avevano proposto di
      > dedicargli un piazzale – proprio un piazzale – in
      > una cittadina in cui per contrappasso c’erano già
      > via Giovanni Gentile e il Teatro Gabriele
      > D’Annunzio. E chi glielo spiegava, a questi, che
      > via Almirante l’auspicava anche Rosa Russo
      > Jervolino a Napoli, ex vicina di casa del leader
      > missino? E chi glielo ricorda a tutti quanti,
      > oggi, che il Paese già pullula di vie dedicate a
      > Bettino Craxi? A Ozieri, in Sardegna, via Craxi
      > c’è da anni e incrocia viale Berlinguer. In tutta
      > Italia ce n’è almeno sette, di vie Craxi. A Roma,
      > invece, a protestare contro il progetto di
      > dedicare nuove vie a Craxi e Almirante e
      > Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana
      > perfezionata da Alemanno) sono rimasti solo i
      > poveracci de Il Fatto con le loro fedine penali
      > bianche come carta da
      > cesso.
      > Questo mentre gli ovattati benpensanti alla
      > torinese – non parlo di Marco Travaglio, ma di
      > Massimo Gramellini della Stampa, per esempio –
      > cincischiano nella loro narcotica correttezza
      > politica e, nel respingere una «Via Craxi», ne
      > propongono una dedicata ad Alda Merini: e chi
      > protesta? Va benissimo, come tutto ciò che da noi
      > è inoffensivo e gradevole senza tuttavia incidere
      > né fare la storia di niente: sotto, allora, con
      > innumerevoli vie Pablo Neruda – in Italia ce ne
      > sono centinaia – a dispetto di una sola per
      > Louis-Ferdinand Céline; sotto, pure, con una
      > decina di vie dedicate allo scrittore
      > fascista-staliniano Maxim Gorky nonostante
      > Giuseppe Prezzolini ne abbia solo due di più. Vie
      > dedicate a Nazzareno Strampelli, scienziato che
      > vinse la battaglia del grano, che fece mangiare
      > un intero Paese, uomo a cui si devono le varietà
      > di grano duro usato oggi in Italia e in gran
      > parte del mondo: 11, stop. Vie dedicate a Giulio
      > Natta, Nobel per la chimica per aver inventato
      > praticamente la prima plastica, il Moplen: 49
      > targhe. Neanche pochissime, ma Lenin ne ha 76.
      > Ora rompono le palle per Bettino Craxi, statista,
      > uomo che torna a giganteggiare, giorno dopo
      > giorno, in quella stessa Storia che intanto ha
      > spazzato via
      > loro.
      >
      > http://www.macchianera.net/2010/01/02/%C2%ABvia-st


      Bravo Facci, bell'articolo Occhiolino

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      The Lich
      Übermensch
      il 2010-01-03 13:55:00.0 alle 2010-01-03 13:55:00.0
      Trollate totali: 21351
      Re: «Via Stalin» invece va bene

      - Scritto da:
      > Ma se una via dedicata a Craxi riportasse la
      > dicitura «latitante» – dicano – che cosa andrebbe
      > scritto a margine delle «vie Stalin» che
      > sopravvivono in due città della Sicilia?
      > «Sanguinario»? «Assassino»? «Massacratore»?
      > «Sterminatore»? «Arcipelago
      > gulag»?
      >
      > Bettino Craxi, «latitante», è lo statista che
      > negli anni Ottanta ha portato il nostro paese al
      > quarto posto mondiale e che ci ha strappato a una
      > prospettiva greca o polacca: e Stalin? Che cosa
      > gli dobbiamo? Erano latitanti o condannati anche
      > Silvio Pellico o GIuseppe Mazzini, mentre è
      > assodato che Giulio Cesare prosperò anche grazie
      > alle ruberie di Crasso, e allora che facciamo?
      > Sì, ho capito, è chiaro che questo è un modo
      > cretino di ragionare: soppesare col bilancino
      > storico il peso effettivo della toponomastica
      > italiana rischia di far dimenticare che i nomi
      > per vie e piazze non sono mai stati scelti con
      > ricerca storiografica ma con lottizzazione
      > partitica e correttezza politica e ignoranza
      > storica, se non storica ignoranza. Solo questo
      > spiega perché Vladimir Ilyich Ulyanov, cioè
      > Lenin, in Italia vanti decine di targhe targhe
      > mentre Dwight David Eisenhower - il presidente
      > degli Stati Uniti che comandò gli Alleati in
      > Europa, già responsabile degli sbarchi
      > angloamericani sulla Penisola, insomma colui che
      > ci liberò, per dirla male – compaia soltanto su
      > una sola targa a Montesilvano, nel pescarese.
      > Andando a sbirciare invece tutte le vie Marx e le
      > vie Vietnam e le 55 vie Ernesto Che Guevara che
      > sono state celebrate da piccole e grandi
      > amministrazioni parrebbe che si sia andati a
      > festeggiare non il 2010, ma il
      > 1960.
      > Pace: la sostanza è che la Storia se ne frega
      > delle nostre beghe politiche, figurarsi dunque se
      > non se ne frega delle fobie di chi ha festeggiato
      > il capodanno giudiziario, quei poveracci cioè
      > sotto la targa di via Garibaldi probabilmente
      > scriverebbero «confinato a
      > Caprera».
      > Le traversìe che accompagnano i tentativi di
      > titolare alcune vie a Bettino Craxi, per il
      > resto, esprimono la contraddizione di un popolo
      > che non riesce a fare i conti con se stesso assai
      > di più che la sua incapacità di saper leggere una
      > fedina penale. La giunta Moratti, già qualche
      > anno fa, non approvò una targa dedicata a Craxi
      > per mera distrazione durante le votazioni, e nel
      > luglio 2007, per eguale distrazione, la giunta
      > Veltroni votò favorevolmente: se lo ricorda
      > qualcuno? Destra e sinistra hanno votato
      > trasversalmente in entrambi i casi, come pure
      > trasversale (pidiessini e missini) fu la folla
      > che assediò Craxi all’hotel Raphael: accade in un
      > paese dove nel 1994 la giunta pidiessina, a
      > Genova, respinse la proposta di dedicare una via
      > a Enzo Tortora «per non entrare in polemica con i
      > giudici di Mani pulite», e poi – lo disse il
      > capogruppo Pds – perché si sarebbe trattato «di
      > un attacco generalizzato ai giudici, continuativo
      > della strategia berlusconiana». L’Unità del 30
      > dicembre 2006, del resto, tornava ad accanirsi
      > contro Giorgio Almirante e lo descriveva come un
      > terrorista dopo che a Latina avevano proposto di
      > dedicargli un piazzale – proprio un piazzale – in
      > una cittadina in cui per contrappasso c’erano già
      > via Giovanni Gentile e il Teatro Gabriele
      > D’Annunzio. E chi glielo spiegava, a questi, che
      > via Almirante l’auspicava anche Rosa Russo
      > Jervolino a Napoli, ex vicina di casa del leader
      > missino? E chi glielo ricorda a tutti quanti,
      > oggi, che il Paese già pullula di vie dedicate a
      > Bettino Craxi? A Ozieri, in Sardegna, via Craxi
      > c’è da anni e incrocia viale Berlinguer. In tutta
      > Italia ce n’è almeno sette, di vie Craxi. A Roma,
      > invece, a protestare contro il progetto di
      > dedicare nuove vie a Craxi e Almirante e
      > Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana
      > perfezionata da Alemanno) sono rimasti solo i
      > poveracci de Il Fatto con le loro fedine penali
      > bianche come carta da
      > cesso.
      > Questo mentre gli ovattati benpensanti alla
      > torinese – non parlo di Marco Travaglio, ma di
      > Massimo Gramellini della Stampa, per esempio –
      > cincischiano nella loro narcotica correttezza
      > politica e, nel respingere una «Via Craxi», ne
      > propongono una dedicata ad Alda Merini: e chi
      > protesta? Va benissimo, come tutto ciò che da noi
      > è inoffensivo e gradevole senza tuttavia incidere
      > né fare la storia di niente: sotto, allora, con
      > innumerevoli vie Pablo Neruda – in Italia ce ne
      > sono centinaia – a dispetto di una sola per
      > Louis-Ferdinand Céline; sotto, pure, con una
      > decina di vie dedicate allo scrittore
      > fascista-staliniano Maxim Gorky nonostante
      > Giuseppe Prezzolini ne abbia solo due di più. Vie
      > dedicate a Nazzareno Strampelli, scienziato che
      > vinse la battaglia del grano, che fece mangiare
      > un intero Paese, uomo a cui si devono le varietà
      > di grano duro usato oggi in Italia e in gran
      > parte del mondo: 11, stop. Vie dedicate a Giulio
      > Natta, Nobel per la chimica per aver inventato
      > praticamente la prima plastica, il Moplen: 49
      > targhe. Neanche pochissime, ma Lenin ne ha 76.
      > Ora rompono le palle per Bettino Craxi, statista,
      > uomo che torna a giganteggiare, giorno dopo
      > giorno, in quella stessa Storia che intanto ha
      > spazzato via
      > loro.
      >
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