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gs xké t crea così tnt probl lavorare?Scritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 09:41:00.0 alle 2010-06-19 09:41:00.0Non sarò io quello a dire che il lavoro nobilita l'uomo, sono contro l'etica del lavoro.
Ultimamente però ho riflettuto sulle persone che lavorano in posti chiave. Persone normali che sono diventate speciali grazie al loro lavoro.
Il lavoro, a volte, debilita l'uomo. A volte però lo nobilita davvero, per quanto odi questo proverbio.
Le sfide che ti offre ti permettono di crescere, e l'ambiente circostante ti dà la possibilità di svilupparti nelle capacità e nelle conoscenze. Chiaro che questo sarà relativamente applicabile se vai a fare il magazziniere. Ma prendi un lavoro dove tu sei giusto lì lì per possedere quella tale capacità. Hai propensione, intelligenza, voglia di fare, ti manca solo quel "quid". Quel quid rimarrà sempre inespresso se non avrai una forte motivazione per svilupparlo. E il lavoro può essere una forte motivazione.
E' per questo che nel computo della retribuzione tengo sempre presente anche quanto mi arricchisce il mio lavoro. Mi hanno fatto tempo addietro offerte economicamente più remunerative, ma non abbastanza da compensare il degrado nel tipo di lavoro e quindi la riduzione delle possibilità per me di confrontarmi con nuove sfide per poter crescere e dimostrare a me stesso quanto valgo. Ed eventualmente in un futuro monetizzare meglio le competenze acquisite.
Non ricordo le statistiche ma mi pare che una buona percentuale di chi ha aperto un'impresa, prima lavorava come dipendente in un'azienda simile a quella che poi lui ha aperto, non so se mi spiego...-
Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 15:30:00.0 alle 2010-06-19 15:30:00.0Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di diverse (de)motivazioni.
Perché il lavoro è la trasformazione di tempo della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa
se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace niente. Una serie di episodi depressivi di
varia durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi ha appiattito emotivamente.
Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile un certo interesse per l'umanità e le persone,
che a me spesso danno più che altro fastidio.
Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme stressanti e sottopagate di manovalanza.
Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano in sostanza a battere sempre lo stesso
marciapiede, cioè lavorare per un tipo di sviluppo economico che non condivido.
Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione di dare di più di quanto non ricevessi. Il
meccanismo del dare e dell'avere è tarato su desideri e aspirazioni che non sono i miei.
Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente mi permette di comprare in un tempo
ragionevole la casa che desidero e lo stile di vita che desidero. Il lavoro permette di
comprarti un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose simili, ma non sono queste le cose che
voglio.
Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a me piacerebbe operare contro di esso. Mi
sentirei diversamente se il mio lavoro consistesse nel fare qualcosa che succhia ricchezza dal
sistema in modo diabolicamente virale, a mio vantaggio e a vantaggio di modelli economici e
sociali a me graditi.
Perché mi sento a mio agio con compiti che richiedono accuratezza e precisione senza che il
tempo impiegato a farli sia importante, mentre sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e scadenze anche a scapito della qualità.
Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
perfezione ed è meglio vendere alla fetta di pubblico che rende massimo il prodotto tra il
prezzo pagato per un articolo e il numero di acquirenti.
Ma nell'università, imho, è un fenomeno gravissimo tutta questa mediocrità e sprecisione. Mi
aspettavo un mondo diverso e ho trovato un mondo come tutto il resto del mondo, ed è infatti
all'università che è iniziata la depressione di cui sopra, che in seguito si è perfezionata in una rabbia e odio sistematici per il sistema, che a livello istintivo comunque preesistevano.
539-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 15:32:00.0 alle 2010-06-19 15:32:00.0Che schifo il blocco note di XP. Ripeto senza tutti quegli assurdi a capo.
Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di diverse (de)motivazioni.
Perché il lavoro è la trasformazione di tempo della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace niente. Una serie di episodi depressivi di varia durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi ha appiattito emotivamente.
Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile un certo interesse per l'umanità e le persone, che a me spesso danno più che altro fastidio.
Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme stressanti e sottopagate di manovalanza.
Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano in sostanza a battere sempre lo stesso marciapiede, cioè lavorare per un tipo di sviluppo economico che non condivido.
Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione di dare di più di quanto non ricevessi. Il meccanismo del dare e dell'avere è tarato su desideri e aspirazioni che non sono i miei. Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente mi permette di comprare in un tempo ragionevole la casa che desidero e lo stile di vita che desidero. Il lavoro permette di comprarti un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose simili, ma non sono queste le cose che voglio.
Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a me piacerebbe operare contro di esso. Mi sentirei diversamente se il mio lavoro consistesse nel fare qualcosa che succhia ricchezza dal sistema in modo diabolicamente virale, a mio vantaggio e a vantaggio di modelli economici e sociali a me graditi.
Perché mi sento a mio agio con compiti che richiedono accuratezza e precisione senza che il tempo impiegato a farli sia importante, mentre sia nell'università che nel mondo del lavoro ho incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e scadenze anche a scapito della qualità.
Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è naturale, un'azienda mira al profitto e non alla perfezione ed è meglio vendere alla fetta di pubblico che rende massimo il prodotto tra il prezzo pagato per un articolo e il numero di acquirenti.
Ma nell'università, imho, è un fenomeno gravissimo tutta questa mediocrità e sprecisione. Mi aspettavo un mondo diverso e ho trovato un mondo come tutto il resto del mondo, ed è infatti all'università che è iniziata la depressione di cui sopra, che in seguito si è perfezionata in una rabbia e odio sistematici per il sistema, che a livello istintivo comunque preesistevano.
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 16:31:00.0 alle 2010-06-19 16:31:00.0
- Scritto da:
> Che schifo il blocco note di XP. Ripeto senza
> tutti quegli assurdi a
> capo.
>
>
> Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di
> diverse
> (de)motivazioni.
>
> Perché il lavoro è la trasformazione di tempo
> della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa
> se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace
> niente. Una serie di episodi depressivi di varia
> durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi ha
> appiattito
> emotivamente.
>
> Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile
> un certo interesse per l'umanità e le persone,
> che a me spesso danno più che altro
> fastidio.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> stressanti e sottopagate di
> manovalanza.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano
> in sostanza a battere sempre lo stesso
> marciapiede, cioè lavorare per un tipo di
> sviluppo economico che non
> condivido.
>
> Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel
> lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
> qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione
> di dare di più di quanto non ricevessi. Il
> meccanismo del dare e dell'avere è tarato su
> desideri e aspirazioni che non sono i miei.
> Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente
> mi permette di comprare in un tempo ragionevole
> la casa che desidero e lo stile di vita che
> desidero. Il lavoro permette di comprarti
> un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose simili, ma
> non sono queste le cose che
> voglio.
> Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a
> me piacerebbe operare contro di esso. Mi sentirei
> diversamente se il mio lavoro consistesse nel
> fare qualcosa che succhia ricchezza dal sistema
> in modo diabolicamente virale, a mio vantaggio e
> a vantaggio di modelli economici e sociali a me
> graditi.
>
> Perché mi sento a mio agio con compiti che
> richiedono accuratezza e precisione senza che il
> tempo impiegato a farli sia importante, mentre
> sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
> incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e
> scadenze anche a scapito della
> qualità.
> Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è
> naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
> perfezione ed è meglio vendere alla fetta di
> pubblico che rende massimo il prodotto tra il
> prezzo pagato per un articolo e il numero di
> acquirenti.
> Ma nell'università, imho, è un fenomeno
> gravissimo tutta questa mediocrità e sprecisione.
> Mi aspettavo un mondo diverso e ho trovato un
> mondo come tutto il resto del mondo, ed è infatti
> all'università che è iniziata la depressione di
> cui sopra, che in seguito si è perfezionata in
> una rabbia e odio sistematici per il sistema, che
> a livello istintivo comunque
> preesistevano.
più o meno ti capisco, ma se riuscissi a lavorare avresti l'occasione di metterti alla prova acquisendo nozioni e capacità che ti potrebbero anche permettere di raggiungere i *tuoi veri obiettivi*.
Infatti è vero ciò che dici quando affermi che il lavoro è uno scambio tra la tua prestazione e la società (secondo me qualsiasi lavoro è una forma di prostituzione), ed è anche comprensibile la tua impressione di ricevere meno rispetto a quello che ti viene dato: il tempo tendenzialmente non lo puoi ricomprare con i soldi.
Il fatto è che questo non sempre è vero: è vero nella misura in cui permetti al sistema di sfruttarti. E' sulla base di questa differenza tra ciò che ti viene retribuito e ciò che guadagna l'azienda per cui lavori, che riesce a creare profitto, ovviamente a vantaggio di chi l'azienda la possiede.
Ma è anche vero che l'azienda non può quantificare quanto tu riesca a ricavare dal tuo lavoro dal punto di vista della tua crescita personale, professionale, intellettuale, sociale eccetera. Sono tutti vantaggi ulteriori che rendono alcuni lavori migliori di altri a parità di stipendio.
Fino all'altro ieri ad esempio prendevo esattamente quanto prendevo a lavorare in produzione, ma le cose che imparavo, le attività che svolgevo, le persone con cui mi relazionavo, non mi erano di alcun aiuto, né personale né professionale. Se fosse successo qualcosa per cui mi sarei trovato senza lavoro, non avrei avuto nessuna carta da giocare e avrei dovuto ricominciare da zero.
Adesso invece ho sfide, risorse in termini del know-how altrui, mi interfaccio con persone competenti e persone altolocate, sto apprendendo il linguaggio sociale della dirighenzia, e ho sempre nuovi stimoli ed obiettivi da raggiungere. Ciò che assimilo è a mio esclusivo vantaggio, ed in questo mi sembra quasi di "fottere" l'azienda, perché essa può crollare e io potrei rimanere in piedi, o reinventarmi in breve tempo. O potrei ipoteticamente decidere di far concorrenza a parte di essa, o di uscirne dal caldo abbraccio e contrattualizzare da esterno libero dai lacciuoli del CCNL.
Insomma vorrei solamente che tu non facessi lo stesso errore che feci io a 16 anni rifugiandomi nella passività e smettendo di studiare perché non mi piaceva il sistema. Così di sicuro non lo abbatti e di sicuro lui vincerà. E in un modo o nell'altro riuscirà a sfruttarti.
Oltretutto, il tempo, facci conto, passa comunque, sia che lo usi per conto dell'azienda o dell'università, sia che lo usi per fare cazzate come rispondere ad exsinistro, quindi tanto vale sfruttarlo.....-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:34:00.0 alle 2010-06-19 18:34:00.0> più o meno ti capisco, ma se riuscissi a lavorare
> avresti l'occasione di metterti alla prova
> acquisendo nozioni e capacità che ti potrebbero
> anche permettere di raggiungere i *tuoi veri
> obiettivi*.
http://www.stevepavlina.com/blog/2006/07/10-reason...
Non so se costui abbia davvero ragione, ma quando l'ho letto ho pensato: è esattamente per questo che il mio istinto mi tiene lontano dal lavoro!-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 19:36:00.0 alle 2010-06-19 19:36:00.0
- Scritto da:
> > più o meno ti capisco, ma se riuscissi a
> lavorare
> > avresti l'occasione di metterti alla prova
> > acquisendo nozioni e capacità che ti potrebbero
> > anche permettere di raggiungere i *tuoi veri
> > obiettivi*.
>
> http://www.stevepavlina.com/blog/2006/07/10-reason
>
> Non so se costui abbia davvero ragione, ma quando
> l'ho letto ho pensato: è esattamente per questo
> che il mio istinto mi tiene lontano dal
> lavoro!
Mah, è tutto molto affascinante, ma vorrei sapere: le alternative?
nel 2006 ha entrate per 40k$ al mese, adesso?
tu quanto guadagni? Tu sei fortunato perché non hai i desideri consumistici di noi comuni mortali (z4
) ma io che devo spendere e spandere ho bisogno di molti soldi e attualmente non vedo molte alternative al lavoro da dipendente... a parte mettersi in proprio ma bisogna vedere quanto rende.
Comunque potrei provare.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 22:37:00.0 alle 2010-06-19 22:37:00.0> tu quanto guadagni?
In capre, conchiglie o semi di cacao?
> Tu sei fortunato perché non
> hai i desideri consumistici di noi comuni mortali
> (z4
) ma io che devo spendere e spandere ho
> bisogno di molti soldi e attualmente non vedo
> molte alternative al lavoro da dipendente... a
> parte mettersi in proprio ma bisogna vedere
> quanto
> rende.
> Comunque potrei provare.
A me non ha reso, anzi ha preso.
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 22:46:00.0 alle 2010-06-19 22:46:00.0gatto non buttare la tua intelligenza nel cesso scegliti un lavoro qualsiasi ..createlo ma non stare ad aspettare
te lo dico perchè ti stimo e credo che tu sia uno dei più brillanti qua-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 23:37:00.0 alle 2010-06-19 23:37:00.0> gatto non buttare la tua intelligenza nel cesso
> scegliti un lavoro qualsiasi ..createlo ma non
> stare ad aspettare
Non sto ad aspettare. Vorrei crearmelo ma tra me e quello che ho in mente si frappongono ostacoli su ostacoli.
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Re: Grassa domanda> te lo dico perchè ti stimo e credo che tu sia uno
> dei più brillanti
> qua
Quoto.
Ma deve fare quel che si sente di non fare.
Cioe` deve fare quel che si sente come se non...
Insomma quello che gli pare.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-20 14:54:00.0 alle 2010-06-20 14:54:00.0> Ma deve fare quel che si sente di non fare.
> Cioe` deve fare quel che si sente come se non...
> Insomma quello che gli pare.
Mio padre ormai l'ha capito da anni.
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Re: Grassa domanda> Una serie di episodi depressivi di varia
> durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi ha
> appiattito
> emotivamente.
A me dal 1991 al 2003: non puo` essere una coincidenza, e poi c'e` chi non crede all'evidente complotto delle scie chimiche sparse dal governo perche` le onde ELF agiscano sulle menti debol... um... piu` ricettive, per farle cadere in depressione e sottomettere al sistema.
um... no, non torna neanche come battuta.
> Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile
> un certo interesse per l'umanità e le persone,
> che a me spesso danno più che altro
> fastidio.
Ah, vedo che anche tu hai problemi con la polvere, oggi.
[per la spiegazione attendi la consueta segnalazione di sassofono]
> Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> stressanti e sottopagate di
> manovalanza.
Non e` che lo sono quasi tutti, bene o male? O sono manovalanza o sono stressanti. Anche quelli ben pagati. Oddio, ma poi in fondo io non me ne intendo, sono sempre rimasto intorno al circolo dei lavoretti legati alla programmazione, senza mai averne uno che considerassi vero. In fondo, mi sento disoccupato dal 1997. Ma mi sentirei disoccupato anche se dirigessi una multinazionale... non sarebbe il mio lavoro, ergo per me non sarebbe valido.
> Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano
> in sostanza a battere sempre lo stesso
> marciapiede, cioè lavorare per un tipo di
> sviluppo economico che non
> condivido.
> Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel
> lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
> qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione
> di dare di più di quanto non ricevessi. Il
> meccanismo del dare e dell'avere è tarato su
> desideri e aspirazioni che non sono i miei.
Per me il lato idealistico e` abbastanza irrilevante. Certo non vorrei lavorare per il sistema, e fortunatamente me ne posso tenere fuori, al margine, orbitandogli attorno, sebbene questo costi in termini di scelte possibili. Mettere su famiglia, per esempio. Ma in fondo sono scelte che non mi corrispondono abbastanza da indurmi a precipitare nella vita per evitare di sacrificarle.
> Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente
> mi permette di comprare in un tempo ragionevole
> la casa che desidero e lo stile di vita che
> desidero. Il lavoro permette di comprarti
> un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose simili, ma
> non sono queste le cose che
> voglio.
In fondo neanche io, malgrado tutta la mia istintiva geekness. In fondo vorrei solo un prato verde per ruzzolarmi e rincorrere il cane, o giocare con mattoncini Lego giganti, o almeno da un po' e` quasi tutto quel che vedo quando tento di pensare a qualcosa di entusiasmante. L'iPhone non e` divertente, le console non sono divertenti, gli shoot-em up non sono mai stati divertenti, e anche i platform hanno fatto il loro tempo. Generazione procedurale, um... si`, quella mi piace ancora. Insomma, computer, inventati qualcosa tu che sia divertente...
> Perché mi sento a mio agio con compiti che
> richiedono accuratezza e precisione senza che il
> tempo impiegato a farli sia importante, mentre
> sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
> incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e
> scadenze anche a scapito della
> qualità.
Io dal mio punto di vista ci ho incontrato troppo generalismo. Non abbastanza specializzazione, io sono uno di quelli che tendenzialmente se prendono di mira un argomento, lo mettono a fuoco fino a bruciarlo e lo rivoltano come un calzino. E il resto passa sullo sfondo e diventa irrilevante.
> Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è
> naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
> perfezione ed è meglio vendere alla fetta di
> pubblico che rende massimo il prodotto tra il
> prezzo pagato per un articolo e il numero di
> acquirenti.
La perfezione non mi e` riuscito bene di raggiungerla, e alla fine neanche lo volevo... alla fine salta fuori che a me piace quel che ho sempre temuto di piu`: la complessita`. E non me n'ero mai reso conto.
um... post egocentrico. Ti ho hijackato il thread.
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:52:00.0 alle 2010-06-19 18:52:00.0> A me dal 1991 al 2003: non puo` essere una
> coincidenza, e poi c'e` chi non crede
> all'evidente complotto delle scie chimiche
> sparse dal governo perche` le onde ELF agiscano
> sulle menti debol... um... piu` ricettive, per
> farle cadere in depressione e sottomettere al
> sistema.
>
>
> um... no, non torna neanche come battuta.

Che è successo al gatto?
La polvere non mi dà fastidio. Ho passato l'infanzia nel retrobottega di mia nonna, e tendono a piacermi i posti così:
A casa mia ho fiocchi di polvere grossi come marmotte.
> > Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> > stressanti e sottopagate di
> > manovalanza.
>
> Non e` che lo sono quasi tutti, bene o male? O
> sono manovalanza o sono stressanti. Anche quelli
> ben pagati.
Ma no, exsinistro a lavorare si diverte come un verro. Anche mio padre non sta un attimo con le mani in mano.
> Per me il lato idealistico e` abbastanza
> irrilevante.
> Certo non vorrei lavorare per il
> sistema, e fortunatamente me ne posso tenere
> fuori, al margine, orbitandogli attorno, sebbene
> questo costi in termini di scelte possibili.
> Mettere su famiglia, per esempio.
Io vorrei ardentemente una famiglia, ma dovrebbe trattarsi di una famiglia come nel sudest asiatico, dove le donne lavorano e gli uomini stanno tutto il giorno a far niente, come gatti.
> In fondo neanche io, malgrado tutta la mia
> istintiva geekness. In fondo vorrei solo un prato
> verde per ruzzolarmi e rincorrere il cane, o
> giocare con mattoncini Lego giganti, o almeno da
> un po' e` quasi tutto quel che vedo quando tento
> di pensare a qualcosa di entusiasmante. L'iPhone
> non e` divertente, le console non sono
> divertenti, gli shoot-em up non sono mai stati
> divertenti, e anche i platform hanno fatto il
> loro tempo. Generazione procedurale, um... si`,
> quella mi piace ancora. Insomma, computer,
> inventati qualcosa tu che sia
> divertente...
Io vorrei la mia fondazione...
ma la legislazione italiana sembra fatta apposta per ostacolarmi.
> Io dal mio punto di vista ci ho incontrato troppo
> generalismo. Non abbastanza specializzazione, io
> sono uno di quelli che tendenzialmente se
> prendono di mira un argomento, lo mettono a fuoco
> fino a bruciarlo e lo rivoltano come un calzino.
Forse ci si aspetta che la specializzazione venga dopo.
> La perfezione non mi e` riuscito bene di
> raggiungerla, e alla fine neanche lo volevo...
> alla fine salta fuori che a me piace quel che ho
> sempre temuto di piu`: la complessita`. E non me
> n'ero mai reso conto.
>
>
> um... post egocentrico. Ti ho hijackato il
> thread.
>
Ma ora l'ultimo post è di nuovo mio.
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Re: Grassa domanda> http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=d

Be', molto confortante. Descrive esattamente quel che facevo io fino alla fine dell'anno scorso, e che poi ho proseguito stranamente col blog: riempire blocchetti intesi per gli appunti con interminabili monologhi in cui cercavo di esaminare punto per punto quel che chiamavo il Grande Problema Centrale, e che in fondo e` risultato essere un insieme di problemi piu` piccoli.
E... si`, funziona.
E` diverso dal rimuginare e basta: se rimuginavo, poi dimenticavo quel che avevo eventualmente chiarito per um... boicottare la "soluzione", e questo perche` apparire afflitto in fondo e` conveniente. Scrivendolo, e magari scrivendolo persino in faccia al mondo, come su un blog, piu` che altro te lo ritrovi spiattellato nero su bianco e puoi proseguire col seguito senza dimenticare.
> Una cosa che mi ha forse salvato è che dopo un
> po' ho inteso la mia depressione esattamente in
> questo modo. Ad un certo punto ho detto: perché
> dovrei curarmi? non sono io ad essere malato, è
> il mondo che è
> sbagliato!
Per me e` stata una via di mezzo, un concorso di colpa. Il mondo avra` anche sbagliato, nel senso che proponeva modelli che non mi piacevano, ma io mi sono lasciato condizionare. Mai del tutto, ma quanto bastava per dividermi in due. Il mio "splitting" e` stato in fondo un meccanismo di difesa: essendomi diviso, una parte poteva tentare di seguire il mondo mentre l'altra restava pura, in disparte, in un seminterrato, ma ancora viva e in agguato, pronta a farsi vedere nel caso la prima avesse fallito. E quest'anno ho chiarito che la prima, il sistema, ha fallito. Ho attraversato lo specchio e sono andato a recuperare l'altra parte.
> [img]http://files.myopera.com/axle/albums/1179411/
>
>
Che è successo al gatto?
C'e` scritto nella didascalia, sotto la foto. E` Mary Lou dopo la sterilizzazione. Una scelta sofferta e una difesa non presa, una di quelle cose che hanno ucciso il silenzio.
> La polvere non mi dà fastidio. Ho passato
> l'infanzia nel retrobottega di mia nonna, e
> tendono a piacermi i posti
> così:
>
> [img]http://www.deserontoantiques.com/img/features
>
> A casa mia ho fiocchi di polvere grossi come
> marmotte.
>
Li avevo anch'io prima del 2003, il mio "anno del rincoglionimento". Cioe` quando e` "nato" Axle, il doppio malefico. Anche se in fondo lo ero sempre stato, un po' rincoglionito, e in fondo avevo cominciato a sterzare e anestetizzarmi alla fine del 2002, ma dal 2003 al 2008 diciamo che la cosa aveva assunto proporzioni evidenti. Prima del 2003 la mia camera aveva vecchi mobili in mogano con sopra civilta` giunte all'era industriale di acari della polvere. La separazione non e` mai stata completa: io sono rimasto a frenare Axle mentre lui frenava me, cosi` nel risultante tiro alla fune non siamo andati da nessuna parte, ma incapaci di vederci e di capire cosa stesse tirando dall'altra parte.
> > > Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> > > stressanti e sottopagate di
> > > manovalanza.
> >
> > Non e` che lo sono quasi tutti, bene o male? O
> > sono manovalanza o sono stressanti. Anche quelli
> > ben pagati.
>
> Ma no, exsinistro a lavorare si diverte come un
> verro. Anche mio padre non sta un attimo con le
> mani in
> mano.
Ah, e` vero, e` che io vivo tra esempi del contrario: babbo fa un lavoro impiegatizio che ha sempre considerato un qualcosa da sopportare e basta, gli amici si arrabattano e l'unico che e` riuscito a combinare qualcosa "da grande" si e` impiegato in banca, ed e` di un depresso da far paura. Ovvio che io mi sia detto "col cazzo che mi cerco un lavoro come il loro", e per estensione devo aver concluso che il lavoro fa schifo in ogni caso. Ma non e` vero, ora che mi ci fai pensare. Ho anche conosciuto imprenditori di rilevanza locale ma ottimisti e propositivi, anche se magari un po' stressati. E gente che magari non lavora "in senso proprio" ma che fa qualcosa che gli piace fare, tipo Walter Cassani. Sai quello della teoria ondulatoria del campo... ecco, e` un tipo spaventosamente intraprendente, felice di essere chi e` contro qualsiasi metro di paragone. Un grande.
> Io vorrei ardentemente una famiglia, ma dovrebbe
> trattarsi di una famiglia come nel sudest
> asiatico, dove le donne lavorano e gli uomini
> stanno tutto il giorno a far niente, come
> gatti.
Ah funziona cosi` laggiu?
Io comunque mi spallerei a far niente.
> Io vorrei la mia fondazione...
ma la
> legislazione italiana sembra fatta apposta per
> ostacolarmi.
Se scopri come mettere su uno di quei numeri telefonici dove si donano 2 euri con uno scatto, fammi sapere.
> > Io dal mio punto di vista ci ho incontrato
> troppo
> > generalismo. Non abbastanza specializzazione, io
> > sono uno di quelli che tendenzialmente se
> > prendono di mira un argomento, lo mettono a
> fuoco
> > fino a bruciarlo e lo rivoltano come un calzino.
>
> Forse ci si aspetta che la specializzazione venga
> dopo.
Troppo tardi, io ero gia` specializzato all'eta` di 7 anni. Da allora sono in ritardo, e aspettare mi ha solo portato a perdermi.
> > um... post egocentrico. Ti ho hijackato il
> > thread.
> >
>
> Ma ora l'ultimo post è di nuovo mio.
UPPETE!
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-20 15:06:00.0 alle 2010-06-20 15:06:00.0> riempire blocchetti intesi per gli appunti con
> interminabili monologhi
Blocchetti? Io usavo il 286.
Poi sono passato al Pentium II poi al Pentium III. Chissà se un giorno avrò la pazienza di riordinare tutti quei gigabyte.
> mogano con sopra civilta` giunte all'era
> industriale di acari della polvere.
E hai distrutto tutte queste civiltà?
> > Ma no, exsinistro a lavorare si diverte come un
> > verro. Anche mio padre non sta un attimo con le
> > mani in mano.
>
> Ah, e` vero, e` che io vivo tra esempi del
> contrario: babbo fa un lavoro impiegatizio che ha
> sempre considerato un qualcosa da sopportare e
> basta, gli amici si arrabattano e l'unico che e`
> riuscito a combinare qualcosa "da grande" si e`
> impiegato in banca, ed e` di un depresso da far
> paura. Ovvio che io mi sia detto "col cazzo che
> mi cerco un lavoro come il loro"
Non credo di essermi basato sugli esempi altrui per schifare il lavoro, ma sui miei.
> Ah funziona cosi` laggiu?
> Io comunque mi spallerei a far niente.
Mi hanno detto che è così. Infatti ad esempio in India i fondi per il microfinanziamento prestano soldi alle donne per avviare delle microattività, non agli uomini che se li fumerebbero tutti.
> > Io vorrei la mia fondazione...
ma la
> > legislazione italiana sembra fatta apposta per
> > ostacolarmi.
>
> Se scopri come mettere su uno di quei numeri
> telefonici dove si donano 2 euri con uno scatto,
> fammi sapere.
>
Esistono dei servizi, ma per ogni euro donato si puppano mezzo euro. Comunque il problema delle donazioni è a monte, consiste nel convincere qualcuno a donare qualcosa. I pulsanti donate sui siti fanno le ragnatele (eccetto quelli di Wikipedia) e i siti basati su donazioni fanno la fame.
> > > um... post egocentrico. Ti ho hijackato il
> > > thread.
> > >
> >
> > Ma ora l'ultimo post è di nuovo mio.
>
> UPPETE!
UPPETE
-
Re: Grassa domanda> > riempire blocchetti intesi per gli appunti con
> > interminabili monologhi
>
> Blocchetti? Io usavo il 286.
Ah be', prima dei blocchetti e di Windows95, usavo il 486DX a 33 MHz della IBM che chiamavo affettuosamente "Prezioso". Gli scritti, chiaramente, li ho ancora, perche` la mania dei backups non mi concede di perdere niente, neanche quel che negli anni del rincoglionimento forse avrei voluto perdere.
> > mogano con sopra civilta` giunte all'era
> > industriale di acari della polvere.
>
> E hai distrutto tutte queste civiltà?
Al di la` del rincoglionimento, ho dovuto farlo. Se arrivavano all'era atomica era un casino: poi mi si lanciavano piccoli ICBM da una mensola all'altra...
> Non credo di essermi basato sugli esempi altrui
> per schifare il lavoro, ma sui
> miei.
Perche` sei meno predisposto al condizionamento.
> Esistono dei servizi, ma per ogni euro donato si
> puppano mezzo euro. Comunque il problema delle
> donazioni è a monte, consiste nel convincere
> qualcuno a donare qualcosa. I pulsanti donate sui
> siti fanno le ragnatele (eccetto quelli di
> Wikipedia) e i siti basati su donazioni fanno la
> fame.
Tuttavia e` una cosa che potrei provare anch'io, una volta partito col megaprogetto: al limite, non ci dovrei rimettere niente. Secondo me, quelli che ho visto chiedere donazioni non tirano. Serve qualcosa di molto popolare, particolare e unico nel suo genere, tipo appunto wikipedia. Sembra un tantino difficile, certo... ma bisognera` che almeno ci provi. Se arrivi a un livello del genere e nessuno ti da` una lira, comunque, a quel punto puoi tranquillamente buttarti sugli introiti pubblicitari, secondo me. Ma sono piu` aridi, li terrei come seconda scelta.
> > > > um... post egocentrico. Ti ho hijackato il
> > > > thread.
> > > >
> > >
> > > Ma ora l'ultimo post è di nuovo mio.
> >
> > UPPETE!
>
> UPPETE
e UPPETE GIAMBESCO
!
-
Re: Grassa domanda> > > riempire blocchetti intesi per gli appunti con
> > > interminabili monologhi
> >
> > Blocchetti? Io usavo il 286.
>
> Ah be', prima dei blocchetti e di Windows95,
> usavo il 486DX a 33 MHz della IBM che chiamavo
> affettuosamente "Prezioso". Gli scritti,
> chiaramente, li ho ancora, perche` la mania dei
> backups non mi concede di perdere niente, neanche
> quel che negli anni del rincoglionimento forse
> avrei voluto perdere.
>
>
> > > mogano con sopra civilta` giunte all'era
> > > industriale di acari della polvere.
> >
> > E hai distrutto tutte queste civiltà?
>
> Al di la` del rincoglionimento, ho dovuto farlo.
> Se arrivavano all'era atomica era un casino: poi
> mi si lanciavano piccoli ICBM da una mensola
> all'altra...
>
> > Non credo di essermi basato sugli esempi altrui
> > per schifare il lavoro, ma sui
> > miei.
>
> Perche` sei meno predisposto al condizionamento.
>
> > Esistono dei servizi, ma per ogni euro donato si
> > puppano mezzo euro. Comunque il problema delle
> > donazioni è a monte, consiste nel convincere
> > qualcuno a donare qualcosa. I pulsanti donate
> sui
> > siti fanno le ragnatele (eccetto quelli di
> > Wikipedia) e i siti basati su donazioni fanno la
> > fame.
>
> Tuttavia e` una cosa che potrei provare anch'io,
> una volta partito col megaprogetto: al limite,
> non ci dovrei rimettere niente. Secondo me,
> quelli che ho visto chiedere donazioni non
> tirano. Serve qualcosa di molto popolare,
> particolare e unico nel suo genere, tipo appunto
> wikipedia. Sembra un tantino difficile, certo...
> ma bisognera` che almeno ci provi. Se arrivi a un
> livello del genere e nessuno ti da` una lira,
> comunque, a quel punto puoi tranquillamente
> buttarti sugli introiti pubblicitari, secondo me.
> Ma sono piu` aridi, li terrei come seconda
> scelta.
>
> > > > > um... post egocentrico. Ti ho hijackato il
> > > > > thread.
> > > > >
> > > >
> > > > Ma ora l'ultimo post è di nuovo mio.
> > >
> > > UPPETE!
> >
> > UPPETE
>
> e UPPETE GIAMBESCO
!
UPPETE 400
!
- Giornalista ANSA.
-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-21 14:39:00.0 alle 2010-06-21 14:39:00.0> buttarti sugli introiti pubblicitari
È anche pieno di siti che offrono spazi pubblicitari che nessuno chiede.
E tra l'altro, ho notato come in questi ultimi tempi pare che la pubblicità web si stia unificando a livello mondiale. Se vai su YOOX e guardi due o tre pantaloni, ad esempio, poi su siti e siti che visiti - es. PI - vedi sempre gli stessi banner di pantaloni.-
Re: Grassa domanda> > buttarti sugli introiti pubblicitari
>
> È anche pieno di siti che offrono spazi
> pubblicitari che nessuno
> chiede.
>
> E tra l'altro, ho notato come in questi ultimi
> tempi pare che la pubblicità web si stia
> unificando a livello mondiale. Se vai su YOOX e
> guardi due o tre pantaloni, ad esempio, poi su
> siti e siti che visiti - es. PI - vedi sempre gli
> stessi banner di
> pantaloni.
So che ci sono gli annunci di Google, non so se convengano, quando convengano e quanto, ma ci sono e probabilmente potrebbero essere una buona scelta, anche perche` sono poco invasivi. Probabilmente pero`, per fare un discorso di introiti pubblicitari, dovrei avere veramente TANTO pubblico. Ma personalmente non sono molto bravo ad attirare pubblico in massa, sono bravo piu` che altro a incuriosire quelli che sono "in sintonia" con le mie idee. La pubblicita` sarebbe una battaglia persa, secondo me, almeno in una fase di start-up. In questa fase penso potrei, al limite, chiedere incoraggiamento a un "pubblico" piu` esiguo ma piu` entusiasta.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-22 00:28:00.0 alle 2010-06-22 00:28:00.0> > > buttarti sugli introiti pubblicitari
> >
> > È anche pieno di siti che offrono spazi
> > pubblicitari che nessuno chiede.
> >
> > E tra l'altro, ho notato come in questi ultimi
> > tempi pare che la pubblicità web si stia
> > unificando a livello mondiale. Se vai su YOOX e
> > guardi due o tre pantaloni, ad esempio, poi su
> > siti e siti che visiti - es. PI - vedi sempre
> gli
> > stessi banner di pantaloni.
>
> So che ci sono gli annunci di Google, non so se
> convengano, quando convengano e quanto, ma ci
> sono e probabilmente potrebbero essere una buona
> scelta, anche perche` sono poco invasivi.
> Probabilmente pero`, per fare un discorso di
> introiti pubblicitari, dovrei avere veramente
> TANTO pubblico. Ma personalmente non sono molto
> bravo ad attirare pubblico in massa, sono bravo
> piu` che altro a incuriosire quelli che sono "in
> sintonia" con le mie idee. La pubblicita` sarebbe
> una battaglia persa, secondo me, almeno in una
> fase di start-up. In questa fase penso potrei, al
> limite, chiedere incoraggiamento a un "pubblico"
> piu` esiguo ma piu` entusiasta.
Il segreto delle donazioni, dicono, sta nel concetto per cui "the giver is the beneficiary". Chi dona lo fa perché ritiene di trarne un beneficio, e in questo senso ricevere donazioni è analogo a vendere.
Ora, come adattare un tale concetto ai tuoi progetti è una cosa che solo tu puoi fare. Messa giù semplice, esistono persone che istintivamente sanno come si fanno i soldi, perché capiscono al volo le esigenze delle altre persone, e quindi come farli sentire beneficiati dalla vendita.
Altre persone, meno o per nulla conoscitori istintivi dell'animo umano, devono imparare come si fa e soprattutto a riconoscere il genere di pubblico a cui si può "vendere". Su questa strada sono un perenne neofita.
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 16:37:00.0 alle 2010-06-19 16:37:00.0
- Scritto da:
> Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di
> diverse
> (de)motivazioni.
>
> Perché il lavoro è la trasformazione di tempo
> della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa
>
>
> se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace
> niente. Una serie di episodi depressivi di
>
>
> varia durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi
> ha appiattito
> emotivamente.
>
> Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile
> un certo interesse per l'umanità e le persone,
>
>
> che a me spesso danno più che altro fastidio.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> stressanti e sottopagate di
> manovalanza.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano
> in sostanza a battere sempre lo stesso
>
>
> marciapiede, cioè lavorare per un tipo di
> sviluppo economico che non
> condivido.
>
> Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel
> lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
>
>
> qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione
> di dare di più di quanto non ricevessi. Il
>
>
> meccanismo del dare e dell'avere è tarato su
> desideri e aspirazioni che non sono i miei.
>
>
> Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente
> mi permette di comprare in un tempo
>
>
> ragionevole la casa che desidero e lo stile di
> vita che desidero. Il lavoro permette di
>
>
> comprarti un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose
> simili, ma non sono queste le cose che
>
>
> voglio.
> Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a
> me piacerebbe operare contro di esso. Mi
>
>
> sentirei diversamente se il mio lavoro
> consistesse nel fare qualcosa che succhia
> ricchezza dal
>
>
> sistema in modo diabolicamente virale, a mio
> vantaggio e a vantaggio di modelli economici e
>
>
> sociali a me graditi.
>
> Perché mi sento a mio agio con compiti che
> richiedono accuratezza e precisione senza che il
>
>
> tempo impiegato a farli sia importante, mentre
> sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
>
>
> incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e
> scadenze anche a scapito della
> qualità.
> Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è
> naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
>
>
> perfezione ed è meglio vendere alla fetta di
> pubblico che rende massimo il prodotto tra il
>
>
> prezzo pagato per un articolo e il numero di
> acquirenti.
> Ma nell'università, imho, è un fenomeno
> gravissimo tutta questa mediocrità e sprecisione.
> Mi
>
>
> aspettavo un mondo diverso e ho trovato un mondo
> come tutto il resto del mondo, ed è infatti
>
>
> all'università che è iniziata la depressione di
> cui sopra, che in seguito si è perfezionata in
> una rabbia e odio sistematici per il sistema, che
> a livello istintivo comunque
> preesistevano.
> 539
anche io ho avuto i tuoi stessi problemi (meno dperesso però) e vista l'esperienza di un amico sto seriamente pensando di mandare affanculo tutti e comprarmi un podere e fare il contadino, avere a che fare con le piante è molto meglio, guadagni poco ma a me bastano l'adsl, le sigarette ed un pugno di riso.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:30:00.0 alle 2010-06-19 18:30:00.0> anche io ho avuto i tuoi stessi problemi (meno
> dperesso però) e vista l'esperienza di un amico
> sto seriamente pensando di mandare affanculo
> tutti e comprarmi un podere e fare il contadino,
> avere a che fare con le piante è molto meglio,
> guadagni poco ma a me bastano l'adsl, le
> sigarette ed un pugno di riso.
Per comprare il podere però devi metter da parte i soldi lavorando. Se li hai fallo, ma compralo in un posto lontano dalla "civiltà" in cui non è previsto di far passare nessuna tangenziale o opera simile, o si trasformerà in una sorgente inesauribile di livore.
-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:33:00.0 alle 2010-06-19 18:33:00.0
- Scritto da:
> > anche io ho avuto i tuoi stessi problemi (meno
> > dperesso però) e vista l'esperienza di un amico
> > sto seriamente pensando di mandare affanculo
> > tutti e comprarmi un podere e fare il contadino,
> > avere a che fare con le piante è molto meglio,
> > guadagni poco ma a me bastano l'adsl, le
> > sigarette ed un pugno di riso.
>
> Per comprare il podere però devi metter da parte
> i soldi lavorando. Se li hai fallo, ma compralo
ce l'ho il fallo
-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:35:00.0 alle 2010-06-19 18:35:00.0
- Scritto da:
> > anche io ho avuto i tuoi stessi problemi (meno
> > dperesso però) e vista l'esperienza di un amico
> > sto seriamente pensando di mandare affanculo
> > tutti e comprarmi un podere e fare il contadino,
> > avere a che fare con le piante è molto meglio,
> > guadagni poco ma a me bastano l'adsl, le
> > sigarette ed un pugno di riso.
>
> Per comprare il podere però devi metter da parte
> i soldi lavorando. Se li hai fallo, ma compralo
> in un posto lontano dalla "civiltà" in cui non è
> previsto di far passare nessuna tangenziale o
> opera simile, o si trasformerà in una sorgente
> inesauribile di
> livore.
30.000 eur in media, che se ci pensi non sono neanche tantissimi, lavorando con questo obiettivo 5-6 anni e poi vendendo tutto ce la fai, ti servono 10.000 eur per continuare a vivere quindi un altro anno di lavoro.
poi però te la cavi per i cazzi tuoi.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 18:54:00.0 alle 2010-06-19 18:54:00.0> > Per comprare il podere però devi metter da parte
> > i soldi
> 30.000 eur in media
Costano pochetto i poderi dalle tue parti.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 19:26:00.0 alle 2010-06-19 19:26:00.0
- Scritto da:
> > > Per comprare il podere però devi metter da
> parte
> > > i soldi
>
> > 30.000 eur in media
>
> Costano pochetto i poderi dalle tue parti.
si esatto, anche per questo ci sto pensando.-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-19 22:40:00.0 alle 2010-06-19 22:40:00.0> > > > Per comprare il podere però devi metter da
> > parte
> > > > i soldi
> >
> > > 30.000 eur in media
> >
> > Costano pochetto i poderi dalle tue parti.
>
> si esatto, anche per questo ci sto pensando.
Dov'è? Alta Babbagia interna rimasta al neolitico o arriva l'ADSL?
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Re: Grassa domanda
- Scritto da:
> Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di
> diverse
> (de)motivazioni.
>
> Perché il lavoro è la trasformazione di tempo
> della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa
>
>
> se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace
> niente. Una serie di episodi depressivi di
>
>
> varia durata, dal 1986 a circa metà anni 2000, mi
> ha appiattito
> emotivamente.
>
> Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile
> un certo interesse per l'umanità e le persone,
>
>
> che a me spesso danno più che altro fastidio.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> stressanti e sottopagate di
> manovalanza.
>
> Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano
> in sostanza a battere sempre lo stesso
>
>
> marciapiede, cioè lavorare per un tipo di
> sviluppo economico che non
> condivido.
>
> Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel
> lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
>
>
> qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione
> di dare di più di quanto non ricevessi. Il
>
>
> meccanismo del dare e dell'avere è tarato su
> desideri e aspirazioni che non sono i miei.
>
>
> Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente
> mi permette di comprare in un tempo
>
>
> ragionevole la casa che desidero e lo stile di
> vita che desidero. Il lavoro permette di
>
>
> comprarti un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose
> simili, ma non sono queste le cose che
>
>
> voglio.
> Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a
> me piacerebbe operare contro di esso. Mi
>
>
> sentirei diversamente se il mio lavoro
> consistesse nel fare qualcosa che succhia
> ricchezza dal
>
>
> sistema in modo diabolicamente virale, a mio
> vantaggio e a vantaggio di modelli economici e
>
>
> sociali a me graditi.
>
> Perché mi sento a mio agio con compiti che
> richiedono accuratezza e precisione senza che il
>
>
> tempo impiegato a farli sia importante, mentre
> sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
>
>
> incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi e
> scadenze anche a scapito della
> qualità.
> Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è
> naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
>
>
> perfezione ed è meglio vendere alla fetta di
> pubblico che rende massimo il prodotto tra il
>
>
> prezzo pagato per un articolo e il numero di
> acquirenti.
> Ma nell'università, imho, è un fenomeno
> gravissimo tutta questa mediocrità e sprecisione.
> Mi
>
>
> aspettavo un mondo diverso e ho trovato un mondo
> come tutto il resto del mondo, ed è infatti
>
>
> all'università che è iniziata la depressione di
> cui sopra, che in seguito si è perfezionata in
> una rabbia e odio sistematici per il sistema, che
> a livello istintivo comunque
> preesistevano.
> 539
Curati, che sei scemo.Everyone has the right to my opinion!-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-21 23:09:00.0 alle 2010-06-21 23:09:00.0
- Scritto da: exsinistro
>
> - Scritto da:
> > Non c'è una sola risposta, ma un sommarsi di
> > diverse
> > (de)motivazioni.
> >
> > Perché il lavoro è la trasformazione di tempo
> > della tua vita in denaro. Ovvio che non ti pesa
> >
> >
> > se fai qualcosa che ti piace, ma a me non piace
> > niente. Una serie di episodi depressivi di
> >
> >
> > varia durata, dal 1986 a circa metà anni 2000,
> mi
> > ha appiattito
> > emotivamente.
> >
> > Perché per riuscire nel lavoro è indispensabile
> > un certo interesse per l'umanità e le persone,
> >
> >
> > che a me spesso danno più che altro fastidio.
> >
> > Perché tutti i lavori che ho avuto erano forme
> > stressanti e sottopagate di
> > manovalanza.
> >
> > Perché tutti i lavori che ho avuto equivalevano
> > in sostanza a battere sempre lo stesso
> >
> >
> > marciapiede, cioè lavorare per un tipo di
> > sviluppo economico che non
> > condivido.
> >
> > Perché lavorare è lavorare per il sistema. Nel
> > lavoro dai qualcosa al sistema e il sistema dà
> >
> >
> > qualcosa a te, ma ho sempre avuto la sensazione
> > di dare di più di quanto non ricevessi. Il
> >
> >
> > meccanismo del dare e dell'avere è tarato su
> > desideri e aspirazioni che non sono i miei.
> >
> >
> > Voglio dire, nessun lavoro che mi viene in mente
> > mi permette di comprare in un tempo
> >
> >
> > ragionevole la casa che desidero e lo stile di
> > vita che desidero. Il lavoro permette di
> >
> >
> > comprarti un'auto, lo schermo ultrapiatto e cose
> > simili, ma non sono queste le cose che
> >
> >
> > voglio.
> > Il mio lavoro contribuisce al sistema, mentre a
> > me piacerebbe operare contro di esso. Mi
> >
> >
> > sentirei diversamente se il mio lavoro
> > consistesse nel fare qualcosa che succhia
> > ricchezza dal
> >
> >
> > sistema in modo diabolicamente virale, a mio
> > vantaggio e a vantaggio di modelli economici e
> >
> >
> > sociali a me graditi.
> >
> > Perché mi sento a mio agio con compiti che
> > richiedono accuratezza e precisione senza che il
> >
> >
> > tempo impiegato a farli sia importante, mentre
> > sia nell'università che nel mondo del lavoro ho
> >
> >
> > incontrato l'esigenza di dover rispettare tempi
> e
> > scadenze anche a scapito della
> > qualità.
> > Nel mondo del lavoro ciò non mi stupisce, è
> > naturale, un'azienda mira al profitto e non alla
> >
> >
> > perfezione ed è meglio vendere alla fetta di
> > pubblico che rende massimo il prodotto tra il
> >
> >
> > prezzo pagato per un articolo e il numero di
> > acquirenti.
> > Ma nell'università, imho, è un fenomeno
> > gravissimo tutta questa mediocrità e
> sprecisione.
> > Mi
> >
> >
> > aspettavo un mondo diverso e ho trovato un mondo
> > come tutto il resto del mondo, ed è infatti
> >
> >
> > all'università che è iniziata la depressione di
> > cui sopra, che in seguito si è perfezionata in
> > una rabbia e odio sistematici per il sistema,
> che
> > a livello istintivo comunque
> > preesistevano.
> > 539
>
> Curati, che sei scemo.
Secondo il tuo metro e della tua generazione di distruttori.
-
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Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-20 18:40:00.0 alle 2010-06-20 18:40:00.0
- Scritto da:
> 539
ma che cazzo è sto numerino alla fine del post??????
ci sto uscendo pazzo, cosa vuol dire?
dai! dai! dai! dai! dai! dai! dai! dai!
dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo!-
Re: Grassa domandaScritto daNon Autenticatoil 2010-06-21 23:08:00.0 alle 2010-06-21 23:08:00.0> > 539
>
> ma che cazzo è sto numerino alla fine del
> post??????
>
> ci sto uscendo pazzo, cosa vuol dire?
> dai! dai! dai! dai! dai! dai! dai! dai!
> dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo!
> dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo!
> dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo!
> dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo! dimmelo!
> dimmelo! dimmelo! dimmelo!
> dimmelo!
Non lo so, è venuto da solo, non me ne ero neppure accorto.
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