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    Non Autenticato
    il 2011-04-26 10:17:00.0 alle 2011-04-26 10:17:00.0
    Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno
    Chi ci ha perso? Tutti noi.

    Sessantatre inchieste, zero condanne. È un primato. Ma è uno di quei record di cui non si può essere orgogliosi. L'ingegner Vincenzo Lodigiani era l'erede di una delle maggiori imprese di costruzioni italiane, una società edile nata a Piacenza e passata di padre in figlio. Un nome conosciuto in tutto il mondo per aver lavorato in 35 Paesi: ponti, dighe, strade, fabbricati industriali, il salvataggio del tempio egiziano di Abu Simbel. All'inizio degli anni ’90, alla vigilia di Mani pulite, la Lodigiani aveva centinaia di dipendenti e fatturava mille miliardi di lire all'anno. I colossi dell'edilizia tricolore erano due: loro e Cogefar. «Avevamo commesse garantite per altri tre anni», ricorda l'ingegnere, oggi ottantenne.
    Tredici anni di indagini si sono chiusi senza condanne né un euro dovuto come risarcimento. «L'azienda, la mia famiglia e io siamo usciti con le ossa rotte da questa vicenda e certamente l'avere superato questo periodo con la fedina penale pulita non è un'adeguata compensazione», confessa l'ingegnere. È ancora aperta la ferita di quando i suoi concittadini lo insultarono, in quei drammatici primi anni ’90, in piazza Cavalli, il cuore del capoluogo emiliano. Non c'erano ancora sentenze, soltanto indagini in corso, e non contava che la Lodigiani avesse dato lavoro a generazioni di piacentini: il coinvolgimento nelle inchieste era di per sé un indelebile marchio d'infamia.

    E la magistratura? «Mi viene in mente il mio professore di filosofia del liceo classico. Diceva: non esiste la “cavallinità”, esistono i cavalli. La magistratura in sé non è né buona né cattiva. Esistono i magistrati. E io ne ho conosciuti tanti, molti si sono comportanti con me in maniera corretta, compreso Di Pietro. Cercavano di capire come sono andate davvero le cose. Ad alcuni invece non interessava capire, ma colpire».

    D'improvviso, il terremoto. Procure di tutta Italia aprirono fascicoli a carico dell'impresa. Tangenti, appalti truccati, corruzione, finanziamenti illeciti. Sessantatre fascicoli. Una pioggia di ordini d'arresto per Lodigiani, un cupo giro d'Italia da un penitenziario all'altro. In totale sei mesi agli arresti, tra carcere e domiciliari. Tredici anni di calvario giudiziario. E cento giorni dopo l'ultima assoluzione, la morte della moglie che non l'aveva mai abbandonato. Lodigiani non parla volentieri di quel periodo. Ha rotto il riserbo l'altro giorno con la «Cronaca» di Piacenza. Non nutre animosità: «Era inevitabile fossimo coinvolti, la Lodigiani aveva sede a Milano ed era la più importante impresa di costruzioni a conduzione familiare, preceduta per fatturato soltanto dalla Cogefar di casa Fiat».

    Ma il prezzo pagato è stato altissimo. La pressione delle procure fu insostenibile. I lavori non venivano più pagati. Le banche chiedevano di ritorno i soldi prestati. L'impresa non poteva gareggiare per ottenere altre opere. Sotto un peso insopportabile, la famiglia piacentina prese una decisione coraggiosa: saldò le banche e i fornitori, aiutò i dipendenti a trovare un nuovo lavoro e uscì di scena. «Per pagare ogni debito la mia famiglia ha messo a disposizione tutti i propri mezzi personali - dice Lodigiani -. L'occupazione fu garantita con il confluire in Impregilo, società che non avendo lavori in Italia non era stata coinvolta in inchieste giudiziarie».

    «Ciò di cui vado più fiero - confessa al Giornale - è che nessuno dei dipendenti abbia perso il lavoro, anzi tutte le maggiori aziende italiane del settore hanno con sé maestranze della Lodigiani. Sono sparsi in tutta Italia, e la cosa che mi fa più piacere è che con la grande maggioranza di loro il rapporto non si è interrotto. Ci vediamo, ci sentiamo. Anche per loro è stato un trauma: dopo tanti anni in una società, cambiare è uno shock. Nella nostra vicenda, di traumi ce ne sono stati tanti. Sussulti che magari non fanno la grande storia, ma lasciano ugualmente il segno».

    L'onore dei Lodigiani doveva essere difeso anche nelle aule di giustizia, dove la montagna di accuse si è sgretolata come ghiaia. Archiviazioni (molte delle quali decretate dagli stessi pubblici ministeri), assoluzioni, rare prescrizioni; anzi, in numerosi casi è emerso che la società era in realtà parte lesa e da accusata si trasformò in parte civile. Si accanirono procure di tutta Italia, da Roma a Milano, da Reggio Calabria a Trento, da Sondrio a Cosenza, e ancora Caltanissetta, Grosseto, Messina, Isernia, Torino, Palermo, Firenze. Misero sotto inchiesta perfino lavori fatti in Somalia o Tanzania, grandi opere bandite all'estero, aggiudicate da commissioni estere, realizzate lontano dal nostro Paese. «Dov'erano i problemi di corruzione in Italia? Me lo domando ancora adesso».
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      Non Autenticato
      il 2011-04-26 10:34:00.0 alle 2011-04-26 10:34:00.0
      Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno
      La corruzione? In italia non esiste!


      - Scritto da:
      > Chi ci ha perso? Tutti noi.
      >
      > Sessantatre inchieste, zero condanne. È un
      > primato. Ma è uno di quei record di cui non si
      > può essere orgogliosi. L'ingegner Vincenzo
      > Lodigiani era l'erede di una delle maggiori
      > imprese di costruzioni italiane, una società
      > edile nata a Piacenza e passata di padre in
      > figlio. Un nome conosciuto in tutto il mondo per
      > aver lavorato in 35 Paesi: ponti, dighe, strade,
      > fabbricati industriali, il salvataggio del tempio
      > egiziano di Abu Simbel. All'inizio degli anni
      > ’90, alla vigilia di Mani pulite, la Lodigiani
      > aveva centinaia di dipendenti e fatturava mille
      > miliardi di lire all'anno. I colossi
      > dell'edilizia tricolore erano due: loro e
      > Cogefar. «Avevamo commesse garantite per altri
      > tre anni», ricorda l'ingegnere, oggi
      > ottantenne.
      > Tredici anni di indagini si sono chiusi senza
      > condanne né un euro dovuto come risarcimento.
      > «L'azienda, la mia famiglia e io siamo usciti con
      > le ossa rotte da questa vicenda e certamente
      > l'avere superato questo periodo con la fedina
      > penale pulita non è un'adeguata compensazione»,
      > confessa l'ingegnere. È ancora aperta la ferita
      > di quando i suoi concittadini lo insultarono, in
      > quei drammatici primi anni ’90, in piazza
      > Cavalli, il cuore del capoluogo emiliano. Non
      > c'erano ancora sentenze, soltanto indagini in
      > corso, e non contava che la Lodigiani avesse dato
      > lavoro a generazioni di piacentini: il
      > coinvolgimento nelle inchieste era di per sé un
      > indelebile marchio
      > d'infamia.
      >
      > E la magistratura? «Mi viene in mente il mio
      > professore di filosofia del liceo classico.
      > Diceva: non esiste la “cavallinità”, esistono i
      > cavalli. La magistratura in sé non è né buona né
      > cattiva. Esistono i magistrati. E io ne ho
      > conosciuti tanti, molti si sono comportanti con
      > me in maniera corretta, compreso Di Pietro.
      > Cercavano di capire come sono andate davvero le
      > cose. Ad alcuni invece non interessava capire, ma
      > colpire».
      >
      >
      > D'improvviso, il terremoto. Procure di tutta
      > Italia aprirono fascicoli a carico dell'impresa.
      > Tangenti, appalti truccati, corruzione,
      > finanziamenti illeciti. Sessantatre fascicoli.
      > Una pioggia di ordini d'arresto per Lodigiani, un
      > cupo giro d'Italia da un penitenziario all'altro.
      > In totale sei mesi agli arresti, tra carcere e
      > domiciliari. Tredici anni di calvario
      > giudiziario. E cento giorni dopo l'ultima
      > assoluzione, la morte della moglie che non
      > l'aveva mai abbandonato. Lodigiani non parla
      > volentieri di quel periodo. Ha rotto il riserbo
      > l'altro giorno con la «Cronaca» di Piacenza. Non
      > nutre animosità: «Era inevitabile fossimo
      > coinvolti, la Lodigiani aveva sede a Milano ed
      > era la più importante impresa di costruzioni a
      > conduzione familiare, preceduta per fatturato
      > soltanto dalla Cogefar di casa
      > Fiat».
      >
      > Ma il prezzo pagato è stato altissimo. La
      > pressione delle procure fu insostenibile. I
      > lavori non venivano più pagati. Le banche
      > chiedevano di ritorno i soldi prestati. L'impresa
      > non poteva gareggiare per ottenere altre opere.
      > Sotto un peso insopportabile, la famiglia
      > piacentina prese una decisione coraggiosa: saldò
      > le banche e i fornitori, aiutò i dipendenti a
      > trovare un nuovo lavoro e uscì di scena. «Per
      > pagare ogni debito la mia famiglia ha messo a
      > disposizione tutti i propri mezzi personali -
      > dice Lodigiani -. L'occupazione fu garantita con
      > il confluire in Impregilo, società che non avendo
      > lavori in Italia non era stata coinvolta in
      > inchieste
      > giudiziarie».
      >
      > «Ciò di cui vado più fiero - confessa al Giornale
      > - è che nessuno dei dipendenti abbia perso il
      > lavoro, anzi tutte le maggiori aziende italiane
      > del settore hanno con sé maestranze della
      > Lodigiani. Sono sparsi in tutta Italia, e la cosa
      > che mi fa più piacere è che con la grande
      > maggioranza di loro il rapporto non si è
      > interrotto. Ci vediamo, ci sentiamo. Anche per
      > loro è stato un trauma: dopo tanti anni in una
      > società, cambiare è uno shock. Nella nostra
      > vicenda, di traumi ce ne sono stati tanti.
      > Sussulti che magari non fanno la grande storia,
      > ma lasciano ugualmente il
      > segno».
      >
      > L'onore dei Lodigiani doveva essere difeso anche
      > nelle aule di giustizia, dove la montagna di
      > accuse si è sgretolata come ghiaia. Archiviazioni
      > (molte delle quali decretate dagli stessi
      > pubblici ministeri), assoluzioni, rare
      > prescrizioni; anzi, in numerosi casi è emerso che
      > la società era in realtà parte lesa e da accusata
      > si trasformò in parte civile. Si accanirono
      > procure di tutta Italia, da Roma a Milano, da
      > Reggio Calabria a Trento, da Sondrio a Cosenza, e
      > ancora Caltanissetta, Grosseto, Messina, Isernia,
      > Torino, Palermo, Firenze. Misero sotto inchiesta
      > perfino lavori fatti in Somalia o Tanzania,
      > grandi opere bandite all'estero, aggiudicate da
      > commissioni estere, realizzate lontano dal nostro
      > Paese. «Dov'erano i problemi di corruzione in
      > Italia? Me lo domando ancora
      > adesso».
      • Avatar
        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2011-04-26 10:51:00.0 alle 2011-04-26 10:51:00.0
        Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno
        > La corruzione? In italia non esiste!

        Ma allora sei proprio scemo.
        • Avatar
          ☺
          Scritto da
          Alessandrox
          (XYZ)Troll
          il 2011-04-26 11:26:00.0 alle 2011-04-26 11:26:00.0
          Trollate totali: 11555
          Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno

          - Scritto da:
          > > La corruzione? In italia non esiste!
          >
          > Ma allora sei proprio scemo.

          scemo è un complimento....


          non ha capito che non si stava negando che in italia vi sia corruzione. Era talmente semplice da capire che persino uno SCEMO ci sarebbe arrivato.
          Ma smettila di secernere cazzate!
          • Avatar
            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2011-04-26 19:28:00.0 alle 2011-04-26 19:28:00.0
            Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno

            - Scritto da: Alessandrox
            >
            > - Scritto da:
            > > > La corruzione? In italia non esiste!
            > >
            > > Ma allora sei proprio scemo.
            >
            > scemo è un complimento....
            >
            >
            > non ha capito che non si stava negando che in
            > italia vi sia corruzione. Era talmente semplice
            > da capire che persino uno SCEMO ci sarebbe
            > arrivato.

            alessandrox, sicuramente se mi dai dello scemo te, che ti bevi tutte le cagate di grillo, lo prendo come un complimento.

            non nego il caso specifico, sulla quale mi avvalgo del beneficio del dubbio non essendo informato; nego il taglio dell'articolo (non a caso fonte GiornFail), che come al solito utilizza come testa d'ariete il caso simbolo del povero cristo finito in una macina giudiziaria -sicuramente deprecabile e stigmatizzabile- per indurre surrettiziamente nel lettore l'idea che i magistrati sono tutti sporchi brutti e cattivi e, come dice wakko, affetti da un sadismo più o meno latente; e che in ultima analisi tangentopoli è stato un buco nell'acqua, che craxi era un grande statista, e che Berlusconi è un perseguitato dalle toghe rosse.

            «Dov'erano i problemi di corruzione in Italia? Me lo domando ancora adesso». (cit.)

            Boh? Dov'erano? Era tutto uno scherzo?

            La verità è che una riforma della giustizia è urgente; ma urge non certo in senso auspicato da una certa parte politica. Questa parte politica semmai ostacola una riforma della giustizia volta a rendere i processi più "giusti", ad esempio più rapidi e meno penosi per gli innocenti. Lo fa in quanto se non avesse casi del genere, o casi a la Lassini, da poter prostituire per la propria causa, non convincerebbe nessuno sulle tesi "Berlusconi perseguitato", e di contorno: "la benemerita prima repubblica golpizzata dai pm" e cagate del genere.

            Scusa, anche uno scemo si renderebbe conto che una parte politica che da una parte propone il processo breve (nel senso di prescrizione breve) e dall'altra il processo lunghissimo (nel senso della possibilità di far perdere tempo infinito nel procedimento chiamando a testimoniare anche il Papa, Micheal Jackson e la persona che animava il pupazzo di Topo Gigio), non ha la benché minima credibilità politica per parlare di riforma giudiziaria, a meno che non si rivolga ad idioti patentati come te, exsinistro, nathan e wakko.
            • Avatar
              Scritto da
              Non Autenticato
              il 2011-04-26 20:47:00.0 alle 2011-04-26 20:47:00.0
              Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno

              - Scritto da:
              >
              > - Scritto da: Alessandrox
              > >
              > > - Scritto da:
              > > > > La corruzione? In italia non esiste!
              > > >
              > > > Ma allora sei proprio scemo.
              > >
              > > scemo è un complimento....
              > >
              > >
              > > non ha capito che non si stava negando che in
              > > italia vi sia corruzione. Era talmente semplice
              > > da capire che persino uno SCEMO ci sarebbe
              > > arrivato.
              >
              > alessandrox, sicuramente se mi dai dello scemo
              > te, che ti bevi tutte le cagate di grillo, lo
              > prendo come un
              > complimento.
              >
              > non nego il caso specifico, sulla quale mi
              > avvalgo del beneficio del dubbio non essendo
              > informato; nego il taglio dell'articolo (non a
              > caso fonte GiornFail), che come al solito
              > utilizza come testa d'ariete il caso simbolo del
              > povero cristo finito in una macina giudiziaria
              > -sicuramente deprecabile e stigmatizzabile- per
              > indurre surrettiziamente nel lettore l'idea che i
              > magistrati sono tutti sporchi brutti e cattivi e,
              > come dice wakko, affetti da un sadismo più o meno
              > latente; e che in ultima analisi tangentopoli è
              > stato un buco nell'acqua, che craxi era un grande
              > statista, e che Berlusconi è un perseguitato
              > dalle toghe
              > rosse.
              >
              > «Dov'erano i problemi di corruzione in Italia? Me
              > lo domando ancora adesso».
              > (cit.)
              >
              > Boh? Dov'erano? Era tutto uno scherzo?
              >
              > La verità è che una riforma della giustizia è
              > urgente
              ; ma urge non certo in senso auspicato
              > da una certa parte politica. Questa parte
              > politica semmai ostacola una riforma della
              > giustizia volta a rendere i processi più
              > "giusti", ad esempio più rapidi e meno penosi per
              > gli innocenti. Lo fa in quanto se non avesse casi
              > del genere, o casi a la Lassini, da poter
              > prostituire per la propria causa, non
              > convincerebbe nessuno sulle tesi "Berlusconi
              > perseguitato", e di contorno: "la benemerita
              > prima repubblica golpizzata dai pm" e cagate del
              > genere.
              >
              > Scusa, anche uno scemo si renderebbe conto che
              > una parte politica che da una parte propone il
              > processo breve (nel senso di prescrizione breve)
              > e dall'altra il processo lunghissimo (nel senso
              > della possibilità di far perdere tempo infinito
              > nel procedimento chiamando a testimoniare anche
              > il Papa, Micheal Jackson e la persona che animava
              > il pupazzo di Topo Gigio), non ha la benché
              > minima credibilità politica per parlare di
              > riforma giudiziaria, a meno che non si rivolga ad
              > idioti patentati come te, exsinistro, nathan e
              > wakko.

              whew meno male nell'elenco non ci sonoGeek
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                Scritto da
                Non Autenticato
                il 2011-04-26 20:56:00.0 alle 2011-04-26 20:56:00.0
                Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno

                - Scritto da:
                >
                > - Scritto da:
                > >
                > > - Scritto da: Alessandrox
                > > >
                > > > - Scritto da:
                > > > > > La corruzione? In italia non esiste!
                > > > >
                > > > > Ma allora sei proprio scemo.
                > > >
                > > > scemo è un complimento....
                > > >
                > > >
                > > > non ha capito che non si stava negando che in
                > > > italia vi sia corruzione. Era talmente
                > semplice
                > > > da capire che persino uno SCEMO ci sarebbe
                > > > arrivato.
                > >
                > > alessandrox, sicuramente se mi dai dello scemo
                > > te, che ti bevi tutte le cagate di grillo, lo
                > > prendo come un
                > > complimento.
                > >
                > > non nego il caso specifico, sulla quale mi
                > > avvalgo del beneficio del dubbio non essendo
                > > informato; nego il taglio dell'articolo (non a
                > > caso fonte GiornFail), che come al solito
                > > utilizza come testa d'ariete il caso simbolo del
                > > povero cristo finito in una macina giudiziaria
                > > -sicuramente deprecabile e stigmatizzabile- per
                > > indurre surrettiziamente nel lettore l'idea che
                > i
                > > magistrati sono tutti sporchi brutti e cattivi
                > e,
                > > come dice wakko, affetti da un sadismo più o
                > meno
                > > latente; e che in ultima analisi tangentopoli è
                > > stato un buco nell'acqua, che craxi era un
                > grande
                > > statista, e che Berlusconi è un perseguitato
                > > dalle toghe
                > > rosse.
                > >
                > > «Dov'erano i problemi di corruzione in Italia?
                > Me
                > > lo domando ancora adesso».
                > > (cit.)
                > >
                > > Boh? Dov'erano? Era tutto uno scherzo?
                > >
                > > La verità è che una riforma della giustizia è
                > > urgente
                ; ma urge non certo in senso
                > auspicato
                > > da una certa parte politica. Questa parte
                > > politica semmai ostacola una riforma della
                > > giustizia volta a rendere i processi più
                > > "giusti", ad esempio più rapidi e meno penosi
                > per
                > > gli innocenti. Lo fa in quanto se non avesse
                > casi
                > > del genere, o casi a la Lassini, da poter
                > > prostituire per la propria causa, non
                > > convincerebbe nessuno sulle tesi "Berlusconi
                > > perseguitato", e di contorno: "la benemerita
                > > prima repubblica golpizzata dai pm" e cagate del
                > > genere.
                > >
                > > Scusa, anche uno scemo si renderebbe conto che
                > > una parte politica che da una parte propone il
                > > processo breve (nel senso di prescrizione breve)
                > > e dall'altra il processo lunghissimo (nel senso
                > > della possibilità di far perdere tempo infinito
                > > nel procedimento chiamando a testimoniare anche
                > > il Papa, Micheal Jackson e la persona che
                > animava
                > > il pupazzo di Topo Gigio), non ha la benché
                > > minima credibilità politica per parlare di
                > > riforma giudiziaria, a meno che non si rivolga
                > ad
                > > idioti patentati come te, exsinistro, nathan e
                > > wakko.
                >
                > whew meno male nell'elenco non ci sonoGeek

                solo distintissimi Ficoso
    • Avatar
      ☺
      Scritto da
      il 2011-04-26 18:52:00.0 alle 2011-04-26 18:52:00.0
      Trollate totali: 4330
      Re: Impresa Lodigiani, Chi paga? Nessuno

      - Scritto da:
      > Chi ci ha perso? Tutti noi.
      >
      > Sessantatre inchieste, zero condanne. È un
      > primato. Ma è uno di quei record di cui non si
      > può essere orgogliosi. L'ingegner Vincenzo
      > Lodigiani era l'erede di una delle maggiori
      > imprese di costruzioni italiane, una società
      > edile nata a Piacenza e passata di padre in
      > figlio. Un nome conosciuto in tutto il mondo per
      > aver lavorato in 35 Paesi: ponti, dighe, strade,
      > fabbricati industriali, il salvataggio del tempio
      > egiziano di Abu Simbel. All'inizio degli anni
      > ’90, alla vigilia di Mani pulite, la Lodigiani
      > aveva centinaia di dipendenti e fatturava mille
      > miliardi di lire all'anno. I colossi
      > dell'edilizia tricolore erano due: loro e
      > Cogefar. «Avevamo commesse garantite per altri
      > tre anni», ricorda l'ingegnere, oggi
      > ottantenne.
      > Tredici anni di indagini si sono chiusi senza
      > condanne né un euro dovuto come risarcimento.
      > «L'azienda, la mia famiglia e io siamo usciti con
      > le ossa rotte da questa vicenda e certamente
      > l'avere superato questo periodo con la fedina
      > penale pulita non è un'adeguata compensazione»,
      > confessa l'ingegnere. È ancora aperta la ferita
      > di quando i suoi concittadini lo insultarono, in
      > quei drammatici primi anni ’90, in piazza
      > Cavalli, il cuore del capoluogo emiliano. Non
      > c'erano ancora sentenze, soltanto indagini in
      > corso, e non contava che la Lodigiani avesse dato
      > lavoro a generazioni di piacentini: il
      > coinvolgimento nelle inchieste era di per sé un
      > indelebile marchio
      > d'infamia.
      >
      > E la magistratura? «Mi viene in mente il mio
      > professore di filosofia del liceo classico.
      > Diceva: non esiste la “cavallinità”, esistono i
      > cavalli. La magistratura in sé non è né buona né
      > cattiva. Esistono i magistrati. E io ne ho
      > conosciuti tanti, molti si sono comportanti con
      > me in maniera corretta, compreso Di Pietro.
      > Cercavano di capire come sono andate davvero le
      > cose. Ad alcuni invece non interessava capire, ma
      > colpire».
      >
      >
      > D'improvviso, il terremoto. Procure di tutta
      > Italia aprirono fascicoli a carico dell'impresa.
      > Tangenti, appalti truccati, corruzione,
      > finanziamenti illeciti. Sessantatre fascicoli.
      > Una pioggia di ordini d'arresto per Lodigiani, un
      > cupo giro d'Italia da un penitenziario all'altro.
      > In totale sei mesi agli arresti, tra carcere e
      > domiciliari. Tredici anni di calvario
      > giudiziario. E cento giorni dopo l'ultima
      > assoluzione, la morte della moglie che non
      > l'aveva mai abbandonato. Lodigiani non parla
      > volentieri di quel periodo. Ha rotto il riserbo
      > l'altro giorno con la «Cronaca» di Piacenza. Non
      > nutre animosità: «Era inevitabile fossimo
      > coinvolti, la Lodigiani aveva sede a Milano ed
      > era la più importante impresa di costruzioni a
      > conduzione familiare, preceduta per fatturato
      > soltanto dalla Cogefar di casa
      > Fiat».
      >
      > Ma il prezzo pagato è stato altissimo. La
      > pressione delle procure fu insostenibile. I
      > lavori non venivano più pagati. Le banche
      > chiedevano di ritorno i soldi prestati. L'impresa
      > non poteva gareggiare per ottenere altre opere.
      > Sotto un peso insopportabile, la famiglia
      > piacentina prese una decisione coraggiosa: saldò
      > le banche e i fornitori, aiutò i dipendenti a
      > trovare un nuovo lavoro e uscì di scena. «Per
      > pagare ogni debito la mia famiglia ha messo a
      > disposizione tutti i propri mezzi personali -
      > dice Lodigiani -. L'occupazione fu garantita con
      > il confluire in Impregilo, società che non avendo
      > lavori in Italia non era stata coinvolta in
      > inchieste
      > giudiziarie».
      >
      > «Ciò di cui vado più fiero - confessa al Giornale
      > - è che nessuno dei dipendenti abbia perso il
      > lavoro, anzi tutte le maggiori aziende italiane
      > del settore hanno con sé maestranze della
      > Lodigiani. Sono sparsi in tutta Italia, e la cosa
      > che mi fa più piacere è che con la grande
      > maggioranza di loro il rapporto non si è
      > interrotto. Ci vediamo, ci sentiamo. Anche per
      > loro è stato un trauma: dopo tanti anni in una
      > società, cambiare è uno shock. Nella nostra
      > vicenda, di traumi ce ne sono stati tanti.
      > Sussulti che magari non fanno la grande storia,
      > ma lasciano ugualmente il
      > segno».
      >
      > L'onore dei Lodigiani doveva essere difeso anche
      > nelle aule di giustizia, dove la montagna di
      > accuse si è sgretolata come ghiaia. Archiviazioni
      > (molte delle quali decretate dagli stessi
      > pubblici ministeri), assoluzioni, rare
      > prescrizioni; anzi, in numerosi casi è emerso che
      > la società era in realtà parte lesa e da accusata
      > si trasformò in parte civile. Si accanirono
      > procure di tutta Italia, da Roma a Milano, da
      > Reggio Calabria a Trento, da Sondrio a Cosenza, e
      > ancora Caltanissetta, Grosseto, Messina, Isernia,
      > Torino, Palermo, Firenze. Misero sotto inchiesta
      > perfino lavori fatti in Somalia o Tanzania,
      > grandi opere bandite all'estero, aggiudicate da
      > commissioni estere, realizzate lontano dal nostro
      > Paese. «Dov'erano i problemi di corruzione in
      > Italia? Me lo domando ancora
      > adesso».

      copincollato da?
<softv>

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