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    il 2011-08-22 10:04:00.0 alle 2011-08-22 10:04:00.0
    Bologna- strage di sinistra
    Bologna Scricchiolano le certezze sulla strage di Bologna e l’impressione è quella di una verità per troppi anni congelata. Se è stato dimostrato che la pista palestinese era qualcosa di più di un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del superteste Massimo Sparti, uomo legato alla criminalità romana e ai neofascisti dei Nar, che fu determinante per la condanna di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la strage, per uscire dal carcere, si impossessò del referto di un malato terminale di tumore al pancreas. Visse invece per vent’anni ma in carcere non tornò più. E chi gli procurò quel documento medico resta uno dei tanti misteri dell’inchiesta. Sparti sostenne che Fioravanti era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980, cioè due giorni dopo la strage alla stazione di Bologna, chiedendo dei documenti falsi per Francesca Mambro, temendo che potesse essere stata riconosciuta alla stazione di Bologna. In quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche detto: «Hai visto che botto?...». Un passaggio chiave per la condanna. Sparti invece era in vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da ex moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai mosso.

    Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella grazie al certificato che si basava su referti della clinica radiologica. L’esame venne effettuato all'esterno, a Pisa, dal professor Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava scampo: tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi. Nel 1982 venne così liberato per motivi di salute, peccato che il professore più tardi fosse venuto a sapere che il foglio apparteneva a un altro paziente: «Si verificò uno scambio ad arte». Non un errore accidentale quindi ma costruito su misura per liberare il «supertestimone», e che oggi va riletto anche alla luce della iscrizione nel registro degli indagati della procura di Bologna dei due terroristi tedeschi di estrema sinistra legati a Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia. .

    «Se davvero fosse stato un tumore al pancreas – sostiene il professor Francesco Ceraudo, a lungo guida del centro clinico del carcere di Pisa -, sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque anni dopo la morte del padre, il figlio di Sparti Stefano confermò che la malattia in base alla quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi agevolò quella fuga legalizzato neanche una parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti era ricoverato al centro clinico del Don Bosco di Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel referto scambiato apposta confermava che le sue condizioni di salute non erano compatibili con il regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002, vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti diagnostici esperiti da me in precedenza non avevano evidenziato nulla. Improvvisamente emerse questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a darmene una ragione plausibile». Per il medico lo scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o interpretazioni riferiti al processo per la strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono stato sentito come teste - spiega amareggiato - Nella sentenza sono stato etichettato come inattendibile, perché allora non mi hanno perseguito per falsa testimonianza?». Perchè forse c’era qualcosa che non si poteva dire. «Quando si parla del centro clinico del carcere di Pisa molti lo associano al mio nome - dice ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti anni - ma non fui certo io allora a certificare la finta malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni creduto nè quando era detenuto e dissi che non aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho testimoniato al processo».

    Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss mafioso di Altofonte, Palermo, oggi collaboratore di giustizia, sostiene che la strage fu una vendetta libica contro l'Italia: «In Inghilterra, il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui, agente segreto arabo e braccio destro di un colonnello siriano: mi raccontò che i servizi libici organizzarono la strega per ripicca contro i servizi italiani che avevano aiutato gli americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a Rosario Priore, il giudice che indagava sulla strage di Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità di comodo cominciano a vacillare.

    exsinistro
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      il 2011-08-22 10:09:00.0 alle 2011-08-22 10:09:00.0
      Re: Bologna- strage di sinistra

      - Scritto da:
      > Bologna Scricchiolano le certezze sulla strage di
      > Bologna e l’impressione è quella di una verità
      > per troppi anni congelata. Se è stato dimostrato
      > che la pista palestinese era qualcosa di più di
      > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del
      > superteste Massimo Sparti, uomo legato alla
      > criminalità romana e ai neofascisti dei Nar, che
      > fu determinante per la condanna di Giusva
      > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la
      > strage, per uscire dal carcere, si impossessò del
      > referto di un malato terminale di tumore al
      > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
      > carcere non tornò più. E chi gli procurò quel
      > documento medico resta uno dei tanti misteri
      > dell’inchiesta. Sparti sostenne che Fioravanti
      > era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980,
      > cioè due giorni dopo la strage alla stazione di
      > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
      > Francesca Mambro, temendo che potesse essere
      > stata riconosciuta alla stazione di Bologna. In
      > quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche
      > detto: «Hai visto che botto?...». Un passaggio
      > chiave per la condanna. Sparti invece era in
      > vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da ex
      > moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai
      > mosso.

      >
      > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella
      > grazie al certificato che si basava su referti
      > della clinica radiologica. L’esame venne
      > effettuato all'esterno, a Pisa, dal professor
      > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava scampo:
      > tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi.
      > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
      > salute, peccato che il professore più tardi fosse
      > venuto a sapere che il foglio apparteneva a un
      > altro paziente: «Si verificò uno scambio ad
      > arte». Non un errore accidentale quindi ma
      > costruito su misura per liberare il
      > «supertestimone», e che oggi va riletto anche
      > alla luce della iscrizione nel registro degli
      > indagati della procura di Bologna dei due
      > terroristi tedeschi di estrema sinistra legati a
      > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
      > .
      >
      > «Se davvero fosse stato un tumore al pancreas –
      > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a lungo
      > guida del centro clinico del carcere di Pisa -,
      > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque
      > anni dopo la morte del padre, il figlio di Sparti
      > Stefano confermò che la malattia in base alla
      > quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva
      > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
      > agevolò quella fuga legalizzato neanche una
      > parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti era
      > ricoverato al centro clinico del Don Bosco di
      > Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel
      > referto scambiato apposta confermava che le sue
      > condizioni di salute non erano compatibili con il
      > regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002,
      > vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor
      > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
      > diagnostici esperiti da me in precedenza non
      > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente emerse
      > questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a
      > darmene una ragione plausibile». Per il medico lo
      > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
      > interpretazioni riferiti al processo per la
      > strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono
      > stato sentito come teste - spiega amareggiato -
      > Nella sentenza sono stato etichettato come
      > inattendibile, perché allora non mi hanno
      > perseguito per falsa testimonianza?». Perchè
      > forse c’era qualcosa che non si poteva dire.
      > «Quando si parla del centro clinico del carcere
      > di Pisa molti lo associano al mio nome - dice
      > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti anni -
      > ma non fui certo io allora a certificare la finta
      > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni
      > creduto nè quando era detenuto e dissi che non
      > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
      > testimoniato al
      > processo».
      >
      > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss
      > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi collaboratore
      > di giustizia, sostiene che la strage fu una
      > vendetta libica contro l'Italia: «In Inghilterra,
      > il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui,
      > agente segreto arabo e braccio destro di un
      > colonnello siriano: mi raccontò che i servizi
      > libici organizzarono la strega per ripicca contro
      > i servizi italiani che avevano aiutato gli
      > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a Rosario
      > Priore, il giudice che indagava sulla strage di
      > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni
      > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità di
      > comodo cominciano a
      > vacillare.
      >
      > exsinistro

      posta pure il link diretto al giornale/libero/corriere, tanto non lo leggiamo comunque
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        Non Autenticato
        il 2011-08-22 10:11:00.0 alle 2011-08-22 10:11:00.0
        Re: Bologna- strage di sinistra

        - Scritto da:
        >
        > - Scritto da:
        > > Bologna Scricchiolano le certezze sulla strage
        > di
        > > Bologna e l’impressione è quella di una verità
        > > per troppi anni congelata. Se è stato dimostrato
        > > che la pista palestinese era qualcosa di più di
        > > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del
        > > superteste Massimo Sparti, uomo legato alla
        > > criminalità romana e ai neofascisti dei Nar, che
        > > fu determinante per la condanna di Giusva
        > > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la
        > > strage, per uscire dal carcere, si impossessò
        > del
        > > referto di un malato terminale di tumore al
        > > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
        > > carcere non tornò più. E chi gli procurò quel
        > > documento medico resta uno dei tanti misteri
        > > dell’inchiesta. Sparti sostenne che
        > Fioravanti
        > > era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980,
        > > cioè due giorni dopo la strage alla stazione di
        > > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
        > > Francesca Mambro, temendo che potesse essere
        > > stata riconosciuta alla stazione di Bologna. In
        > > quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche
        > > detto: «Hai visto che botto?...». Un passaggio
        > > chiave per la condanna. Sparti invece era in
        > > vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da
        > ex
        > > moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai
        > > mosso.

        > >
        > > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella
        > > grazie al certificato che si basava su referti
        > > della clinica radiologica. L’esame venne
        > > effettuato all'esterno, a Pisa, dal professor
        > > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava scampo:
        > > tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi.
        > > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
        > > salute, peccato che il professore più tardi
        > fosse
        > > venuto a sapere che il foglio apparteneva a un
        > > altro paziente: «Si verificò uno scambio ad
        > > arte». Non un errore accidentale quindi ma
        > > costruito su misura per liberare il
        > > «supertestimone», e che oggi va riletto anche
        > > alla luce della iscrizione nel registro degli
        > > indagati della procura di Bologna dei due
        > > terroristi tedeschi di estrema sinistra legati a
        > > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
        > > .
        > >
        > > «Se davvero fosse stato un tumore al pancreas –
        > > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a lungo
        > > guida del centro clinico del carcere di Pisa -,
        > > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque
        > > anni dopo la morte del padre, il figlio di
        > Sparti
        > > Stefano confermò che la malattia in base alla
        > > quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva
        > > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
        > > agevolò quella fuga legalizzato neanche una
        > > parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti era
        > > ricoverato al centro clinico del Don Bosco di
        > > Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel
        > > referto scambiato apposta confermava che le sue
        > > condizioni di salute non erano compatibili con
        > il
        > > regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002,
        > > vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor
        > > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
        > > diagnostici esperiti da me in precedenza non
        > > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente
        > emerse
        > > questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a
        > > darmene una ragione plausibile». Per il medico
        > lo
        > > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
        > > interpretazioni riferiti al processo per la
        > > strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono
        > > stato sentito come teste - spiega amareggiato -
        > > Nella sentenza sono stato etichettato come
        > > inattendibile, perché allora non mi hanno
        > > perseguito per falsa testimonianza?». Perchè
        > > forse c’era qualcosa che non si poteva dire.
        > > «Quando si parla del centro clinico del carcere
        > > di Pisa molti lo associano al mio nome - dice
        > > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti anni
        > -
        > > ma non fui certo io allora a certificare la
        > finta
        > > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni
        > > creduto nè quando era detenuto e dissi che non
        > > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
        > > testimoniato al
        > > processo».
        > >
        > > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss
        > > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi
        > collaboratore
        > > di giustizia, sostiene che la strage fu una
        > > vendetta libica contro l'Italia: «In
        > Inghilterra,
        > > il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui,
        > > agente segreto arabo e braccio destro di un
        > > colonnello siriano: mi raccontò che i servizi
        > > libici organizzarono la strega per ripicca
        > contro
        > > i servizi italiani che avevano aiutato gli
        > > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a
        > Rosario
        > > Priore, il giudice che indagava sulla strage di
        > > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni
        > > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità di
        > > comodo cominciano a
        > > vacillare.
        > >
        > > exsinistro
        >
        > posta pure il link diretto al
        > giornale/libero/corriere, tanto non lo leggiamo
        > comunque

        Sei il portavoce cei coglioni?
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          il 2011-08-22 10:46:00.0 alle 2011-08-22 10:46:00.0
          Re: Bologna- strage di sinistra

          - Scritto da:
          >
          > - Scritto da:
          > >
          > > - Scritto da:
          > > > Bologna Scricchiolano le certezze sulla strage
          > > di
          > > > Bologna e l’impressione è quella di una verità
          > > > per troppi anni congelata. Se è stato
          > dimostrato
          > > > che la pista palestinese era qualcosa di più
          > di
          > > > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del
          > > > superteste Massimo Sparti, uomo legato alla
          > > > criminalità romana e ai neofascisti dei Nar,
          > che
          > > > fu determinante per la condanna di Giusva
          > > > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la
          > > > strage, per uscire dal carcere, si impossessò
          > > del
          > > > referto di un malato terminale di tumore al
          > > > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
          > > > carcere non tornò più. E chi gli procurò quel
          > > > documento medico resta uno dei tanti misteri
          > > > dell’inchiesta. Sparti sostenne che
          > > Fioravanti
          > > > era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980,
          > > > cioè due giorni dopo la strage alla stazione
          > di
          > > > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
          > > > Francesca Mambro, temendo che potesse essere
          > > > stata riconosciuta alla stazione di Bologna.
          > In
          > > > quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche
          > > > detto: «Hai visto che botto?...». Un passaggio
          > > > chiave per la condanna. Sparti invece era in
          > > > vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da
          > > ex
          > > > moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai
          > > > mosso.

          > > >
          > > > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella
          > > > grazie al certificato che si basava su referti
          > > > della clinica radiologica. L’esame venne
          > > > effettuato all'esterno, a Pisa, dal professor
          > > > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava
          > scampo:
          > > > tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi.
          > > > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
          > > > salute, peccato che il professore più tardi
          > > fosse
          > > > venuto a sapere che il foglio apparteneva a un
          > > > altro paziente: «Si verificò uno scambio ad
          > > > arte». Non un errore accidentale quindi ma
          > > > costruito su misura per liberare il
          > > > «supertestimone», e che oggi va riletto anche
          > > > alla luce della iscrizione nel registro degli
          > > > indagati della procura di Bologna dei due
          > > > terroristi tedeschi di estrema sinistra
          > legati
          > a
          > > > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
          > > > .
          > > >
          > > > «Se davvero fosse stato un tumore al pancreas
          > –
          > > > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a
          > lungo
          > > > guida del centro clinico del carcere di Pisa
          > -,
          > > > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque
          > > > anni dopo la morte del padre, il figlio di
          > > Sparti
          > > > Stefano confermò che la malattia in base alla
          > > > quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva
          > > > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
          > > > agevolò quella fuga legalizzato neanche una
          > > > parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti
          > era
          > > > ricoverato al centro clinico del Don Bosco di
          > > > Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel
          > > > referto scambiato apposta confermava che le
          > sue
          > > > condizioni di salute non erano compatibili con
          > > il
          > > > regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002,
          > > > vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor
          > > > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
          > > > diagnostici esperiti da me in precedenza non
          > > > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente
          > > emerse
          > > > questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a
          > > > darmene una ragione plausibile». Per il medico
          > > lo
          > > > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
          > > > interpretazioni riferiti al processo per la
          > > > strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono
          > > > stato sentito come teste - spiega amareggiato
          > -
          > > > Nella sentenza sono stato etichettato come
          > > > inattendibile, perché allora non mi hanno
          > > > perseguito per falsa testimonianza?». Perchè
          > > > forse c’era qualcosa che non si poteva dire.
          > > > «Quando si parla del centro clinico del
          > carcere
          > > > di Pisa molti lo associano al mio nome - dice
          > > > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti
          > anni
          > > -
          > > > ma non fui certo io allora a certificare la
          > > finta
          > > > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni
          > > > creduto nè quando era detenuto e dissi che non
          > > > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
          > > > testimoniato al
          > > > processo».
          > > >
          > > > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss
          > > > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi
          > > collaboratore
          > > > di giustizia, sostiene che la strage fu una
          > > > vendetta libica contro l'Italia: «In
          > > Inghilterra,
          > > > il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui,
          > > > agente segreto arabo e braccio destro di un
          > > > colonnello siriano: mi raccontò che i servizi
          > > > libici organizzarono la strega per ripicca
          > > contro
          > > > i servizi italiani che avevano aiutato gli
          > > > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a
          > > Rosario
          > > > Priore, il giudice che indagava sulla strage
          > di
          > > > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni
          > > > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità
          > di
          > > > comodo cominciano a
          > > > vacillare.
          > > >
          > > > exsinistro
          > >
          > > posta pure il link diretto al
          > > giornale/libero/corriere, tanto non lo
          > leggiamo
          > > comunque
          >
          > Sei il portavoce cei coglioni?

          no, nathan ed ex non li considero nemmeno
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            ☺
            Scritto da
            il 2011-08-22 11:05:00.0 alle 2011-08-22 11:05:00.0
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            Re: Bologna- strage di sinistra

            - Scritto da:
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            > >
            > > - Scritto da:
            > > >
            > > > - Scritto da:
            > > > > Bologna Scricchiolano le certezze sulla
            > strage
            > > > di
            > > > > Bologna e l’impressione è quella di una
            > verità
            > > > > per troppi anni congelata. Se è stato
            > > dimostrato
            > > > > che la pista palestinese era qualcosa di più
            > > di
            > > > > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie
            > del
            > > > > superteste Massimo Sparti, uomo legato alla
            > > > > criminalità romana e ai neofascisti dei Nar,
            > > che
            > > > > fu determinante per la condanna di Giusva
            > > > > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo
            > la
            > > > > strage, per uscire dal carcere, si
            > impossessò
            > > > del
            > > > > referto di un malato terminale di tumore al
            > > > > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
            > > > > carcere non tornò più. E chi gli procurò
            > quel
            > > > > documento medico resta uno dei tanti misteri
            > > > > dell’inchiesta. Sparti sostenne che
            > > > Fioravanti
            > > > > era andato da lui a Roma il 4 agosto del
            > 1980,
            > > > > cioè due giorni dopo la strage alla stazione
            > > di
            > > > > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
            > > > > Francesca Mambro, temendo che potesse essere
            > > > > stata riconosciuta alla stazione di Bologna.
            > > In
            > > > > quella occasione Fioravanti gli avrebbe
            > anche
            > > > > detto: «Hai visto che botto?...». Un
            > passaggio
            > > > > chiave per la condanna. Sparti invece era in
            > > > > vacanza a Cura di Vetralla, come confermato
            > da
            > > > ex
            > > > > moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai
            > > > > mosso.

            > > > >
            > > > > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di
            > cella
            > > > > grazie al certificato che si basava su
            > referti
            > > > > della clinica radiologica. L’esame venne
            > > > > effettuato all'esterno, a Pisa, dal
            > professor
            > > > > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava
            > > scampo:
            > > > > tumore al pancreas con metastasi ai
            > linfonodi.
            > > > > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
            > > > > salute, peccato che il professore più tardi
            > > > fosse
            > > > > venuto a sapere che il foglio apparteneva a
            > un
            > > > > altro paziente: «Si verificò uno scambio ad
            > > > > arte». Non un errore accidentale quindi ma
            > > > > costruito su misura per liberare il
            > > > > «supertestimone», e che oggi va riletto
            > anche
            > > > > alla luce della iscrizione nel registro
            > degli
            > > > > indagati della procura di Bologna dei due
            > > > > terroristi tedeschi di estrema sinistra
            > > legati
            > > a
            > > > > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
            > > > > .
            > > > >
            > > > > «Se davvero fosse stato un tumore al
            > pancreas
            > > –
            > > > > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a
            > > lungo
            > > > > guida del centro clinico del carcere di Pisa
            > > -,
            > > > > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007,
            > cinque
            > > > > anni dopo la morte del padre, il figlio di
            > > > Sparti
            > > > > Stefano confermò che la malattia in base
            > alla
            > > > > quale il papà fu scarcerato era falsa:
            > «Aveva
            > > > > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
            > > > > agevolò quella fuga legalizzato neanche una
            > > > > parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti
            > > era
            > > > > ricoverato al centro clinico del Don Bosco
            > di
            > > > > Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel
            > > > > referto scambiato apposta confermava che le
            > > sue
            > > > > condizioni di salute non erano compatibili
            > con
            > > > il
            > > > > regime carcerario: morì di tumore ma nel
            > 2002,
            > > > > vent’anni dopo la scarcerazione. Il
            > professor
            > > > > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
            > > > > diagnostici esperiti da me in precedenza non
            > > > > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente
            > > > emerse
            > > > > questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a
            > > > > darmene una ragione plausibile». Per il
            > medico
            > > > lo
            > > > > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
            > > > > interpretazioni riferiti al processo per la
            > > > > strage di Bologna contro Ciavardini, dove
            > sono
            > > > > stato sentito come teste - spiega
            > amareggiato
            > > -
            > > > > Nella sentenza sono stato etichettato come
            > > > > inattendibile, perché allora non mi hanno
            > > > > perseguito per falsa testimonianza?». Perchè
            > > > > forse c’era qualcosa che non si poteva dire.
            > > > > «Quando si parla del centro clinico del
            > > carcere
            > > > > di Pisa molti lo associano al mio nome -
            > dice
            > > > > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti
            > > anni
            > > > -
            > > > > ma non fui certo io allora a certificare la
            > > > finta
            > > > > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni
            > > > > creduto nè quando era detenuto e dissi che
            > non
            > > > > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
            > > > > testimoniato al
            > > > > processo».
            > > > >
            > > > > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex
            > boss
            > > > > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi
            > > > collaboratore
            > > > > di giustizia, sostiene che la strage fu una
            > > > > vendetta libica contro l'Italia: «In
            > > > Inghilterra,
            > > > > il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui,
            > > > > agente segreto arabo e braccio destro di un
            > > > > colonnello siriano: mi raccontò che i
            > servizi
            > > > > libici organizzarono la strega per ripicca
            > > > contro
            > > > > i servizi italiani che avevano aiutato gli
            > > > > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a
            > > > Rosario
            > > > > Priore, il giudice che indagava sulla strage
            > > di
            > > > > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31
            > anni
            > > > > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe
            > verità
            > > di
            > > > > comodo cominciano a
            > > > > vacillare.
            > > > >
            > > > > exsinistro
            > > >
            > > > posta pure il link diretto al
            > > > giornale/libero/corriere, tanto non lo
            > > leggiamo
            > > > comunque
            > >
            > > Sei il portavoce cei coglioni?
            >
            > no, nathan ed ex non li considero nemmeno

            CVD ai sinistri non interessa la verità Ficoso
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              Scritto da
              Non Autenticato
              il 2011-08-22 11:12:00.0 alle 2011-08-22 11:12:00.0
              Re: Bologna- strage di sinistra

              - Scritto da: nathan71
              >
              > - Scritto da:
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              > > > >
              > > > > - Scritto da:
              > > > > > Bologna Scricchiolano le certezze sulla
              > > strage
              > > > > di
              > > > > > Bologna e l’impressione è quella di una
              > > verità
              > > > > > per troppi anni congelata. Se è stato
              > > > dimostrato
              > > > > > che la pista palestinese era qualcosa di
              > più
              > > > di
              > > > > > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie
              > > del
              > > > > > superteste Massimo Sparti, uomo legato
              > alla
              > > > > > criminalità romana e ai neofascisti dei
              > Nar,
              > > > che
              > > > > > fu determinante per la condanna di Giusva
              > > > > > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno
              > dopo
              > > la
              > > > > > strage, per uscire dal carcere, si
              > > impossessò
              > > > > del
              > > > > > referto di un malato terminale di tumore
              > al
              > > > > > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
              > > > > > carcere non tornò più. E chi gli procurò
              > > quel
              > > > > > documento medico resta uno dei tanti
              > misteri
              > > > > > dell’inchiesta. Sparti sostenne che
              > > > > Fioravanti
              > > > > > era andato da lui a Roma il 4 agosto del
              > > 1980,
              > > > > > cioè due giorni dopo la strage alla
              > stazione
              > > > di
              > > > > > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
              > > > > > Francesca Mambro, temendo che potesse
              > essere
              > > > > > stata riconosciuta alla stazione di
              > Bologna.
              > > > In
              > > > > > quella occasione Fioravanti gli avrebbe
              > > anche
              > > > > > detto: «Hai visto che botto?...». Un
              > > passaggio
              > > > > > chiave per la condanna. Sparti invece era
              > in
              > > > > > vacanza a Cura di Vetralla, come
              > confermato
              > > da
              > > > > ex
              > > > > > moglie, figlio e colf, e da lì non si è
              > mai
              > > > > > mosso.
              > > > > >
              > > > > > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di
              > > cella
              > > > > > grazie al certificato che si basava su
              > > referti
              > > > > > della clinica radiologica. L’esame venne
              > > > > > effettuato all'esterno, a Pisa, dal
              > > professor
              > > > > > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava
              > > > scampo:
              > > > > > tumore al pancreas con metastasi ai
              > > linfonodi.
              > > > > > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
              > > > > > salute, peccato che il professore più
              > tardi
              > > > > fosse
              > > > > > venuto a sapere che il foglio apparteneva
              > a
              > > un
              > > > > > altro paziente: «Si verificò uno scambio
              > ad
              > > > > > arte». Non un errore accidentale quindi ma
              > > > > > costruito su misura per liberare il
              > > > > > «supertestimone», e che oggi va riletto
              > > anche
              > > > > > alla luce della iscrizione nel registro
              > > degli
              > > > > > indagati della procura di Bologna dei due
              > > > > > terroristi tedeschi di estrema sinistra
              > > > legati
              > > > a
              > > > > > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
              > > > > > .
              > > > > >
              > > > > > «Se davvero fosse stato un tumore al
              > > pancreas
              > > > –
              > > > > > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a
              > > > lungo
              > > > > > guida del centro clinico del carcere di
              > Pisa
              > > > -,
              > > > > > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007,
              > > cinque
              > > > > > anni dopo la morte del padre, il figlio di
              > > > > Sparti
              > > > > > Stefano confermò che la malattia in base
              > > alla
              > > > > > quale il papà fu scarcerato era falsa:
              > > «Aveva
              > > > > > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
              > > > > > agevolò quella fuga legalizzato neanche
              > una
              > > > > > parola. Qualche tempo dopo l'arresto,
              > Sparti
              > > > era
              > > > > > ricoverato al centro clinico del Don Bosco
              > > di
              > > > > > Pisa. Finse di stare male, per uscire.
              > Quel
              > > > > > referto scambiato apposta confermava che
              > le
              > > > sue
              > > > > > condizioni di salute non erano compatibili
              > > con
              > > > > il
              > > > > > regime carcerario: morì di tumore ma nel
              > > 2002,
              > > > > > vent’anni dopo la scarcerazione. Il
              > > professor
              > > > > > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
              > > > > > diagnostici esperiti da me in precedenza
              > non
              > > > > > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente
              > > > > emerse
              > > > > > questa diagnosi catastrofica, non
              > riuscivo
              > a
              > > > > > darmene una ragione plausibile». Per il
              > > medico
              > > > > lo
              > > > > > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
              > > > > > interpretazioni riferiti al processo per
              > la
              > > > > > strage di Bologna contro Ciavardini, dove
              > > sono
              > > > > > stato sentito come teste - spiega
              > > amareggiato
              > > > -
              > > > > > Nella sentenza sono stato etichettato come
              > > > > > inattendibile, perché allora non mi hanno
              > > > > > perseguito per falsa testimonianza?».
              > Perchè
              > > > > > forse c’era qualcosa che non si poteva
              > dire.
              > > > > > «Quando si parla del centro clinico del
              > > > carcere
              > > > > > di Pisa molti lo associano al mio nome -
              > > dice
              > > > > > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti
              > > > anni
              > > > > -
              > > > > > ma non fui certo io allora a certificare
              > la
              > > > > finta
              > > > > > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non
              > venni
              > > > > > creduto nè quando era detenuto e dissi che
              > > non
              > > > > > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
              > > > > > testimoniato al
              > > > > > processo».
              > > > > >
              > > > > > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex
              > > boss
              > > > > > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi
              > > > > collaboratore
              > > > > > di giustizia, sostiene che la strage fu
              > una
              > > > > > vendetta libica contro l'Italia: «In
              > > > > Inghilterra,
              > > > > > il mio compagno di cella era Nizzar
              > Indaoui,
              > > > > > agente segreto arabo e braccio destro di
              > un
              > > > > > colonnello siriano: mi raccontò che i
              > > servizi
              > > > > > libici organizzarono la strega per ripicca
              > > > > contro
              > > > > > i servizi italiani che avevano aiutato gli
              > > > > > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a
              > > > > Rosario
              > > > > > Priore, il giudice che indagava sulla
              > strage
              > > > di
              > > > > > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31
              > > anni
              > > > > > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe
              > > verità
              > > > di
              > > > > > comodo cominciano a
              > > > > > vacillare.
              > > > > >
              > > > > > exsinistro
              > > > >
              > > > > posta pure il link diretto al
              > > > > giornale/libero/corriere, tanto non lo
              > > > leggiamo
              > > > > comunque
              > > >
              > > > Sei il portavoce cei coglioni?
              > >
              > > no, nathan ed ex non li considero nemmeno
              >
              > CVD ai sinistri non interessa il complottismo Ficoso

              fix'd
    • Avatar
      ☺
      Scritto da
      il 2011-08-22 10:30:00.0 alle 2011-08-22 10:30:00.0
      Trollate totali: 27559
      Re: Bologna- strage di sinistra

      - Scritto da:
      > Bologna Scricchiolano le certezze sulla strage di
      > Bologna e l’impressione è quella di una verità
      > per troppi anni congelata. Se è stato dimostrato
      > che la pista palestinese era qualcosa di più di
      > un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del
      > superteste Massimo Sparti, uomo legato alla
      > criminalità romana e ai neofascisti dei Nar, che
      > fu determinante per la condanna di Giusva
      > Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la
      > strage, per uscire dal carcere, si impossessò del
      > referto di un malato terminale di tumore al
      > pancreas. Visse invece per vent’anni ma in
      > carcere non tornò più. E chi gli procurò quel
      > documento medico resta uno dei tanti misteri
      > dell’inchiesta. Sparti sostenne che Fioravanti
      > era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980,
      > cioè due giorni dopo la strage alla stazione di
      > Bologna, chiedendo dei documenti falsi per
      > Francesca Mambro, temendo che potesse essere
      > stata riconosciuta alla stazione di Bologna. In
      > quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche
      > detto: «Hai visto che botto?...». Un passaggio
      > chiave per la condanna. Sparti invece era in
      > vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da ex
      > moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai
      > mosso.

      >
      > Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella
      > grazie al certificato che si basava su referti
      > della clinica radiologica. L’esame venne
      > effettuato all'esterno, a Pisa, dal professor
      > Luigi Michelassi, e l'esito non lasciava scampo:
      > tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi.
      > Nel 1982 venne così liberato per motivi di
      > salute, peccato che il professore più tardi fosse
      > venuto a sapere che il foglio apparteneva a un
      > altro paziente: «Si verificò uno scambio ad
      > arte». Non un errore accidentale quindi ma
      > costruito su misura per liberare il
      > «supertestimone», e che oggi va riletto anche
      > alla luce della iscrizione nel registro degli
      > indagati della procura di Bologna dei due
      > terroristi tedeschi di estrema sinistra legati a
      > Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia.
      > .
      >
      > «Se davvero fosse stato un tumore al pancreas –
      > sostiene il professor Francesco Ceraudo, a lungo
      > guida del centro clinico del carcere di Pisa -,
      > sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque
      > anni dopo la morte del padre, il figlio di Sparti
      > Stefano confermò che la malattia in base alla
      > quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva
      > mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi
      > agevolò quella fuga legalizzato neanche una
      > parola. Qualche tempo dopo l'arresto, Sparti era
      > ricoverato al centro clinico del Don Bosco di
      > Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel
      > referto scambiato apposta confermava che le sue
      > condizioni di salute non erano compatibili con il
      > regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002,
      > vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor
      > Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti
      > diagnostici esperiti da me in precedenza non
      > avevano evidenziato nulla. Improvvisamente emerse
      > questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a
      > darmene una ragione plausibile». Per il medico lo
      > scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o
      > interpretazioni riferiti al processo per la
      > strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono
      > stato sentito come teste - spiega amareggiato -
      > Nella sentenza sono stato etichettato come
      > inattendibile, perché allora non mi hanno
      > perseguito per falsa testimonianza?». Perchè
      > forse c’era qualcosa che non si poteva dire.
      > «Quando si parla del centro clinico del carcere
      > di Pisa molti lo associano al mio nome - dice
      > ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti anni -
      > ma non fui certo io allora a certificare la finta
      > malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni
      > creduto nè quando era detenuto e dissi che non
      > aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho
      > testimoniato al
      > processo».
      >
      > Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss
      > mafioso di Altofonte, Palermo, oggi collaboratore
      > di giustizia, sostiene che la strage fu una
      > vendetta libica contro l'Italia: «In Inghilterra,
      > il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui,
      > agente segreto arabo e braccio destro di un
      > colonnello siriano: mi raccontò che i servizi
      > libici organizzarono la strega per ripicca contro
      > i servizi italiani che avevano aiutato gli
      > americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a Rosario
      > Priore, il giudice che indagava sulla strage di
      > Ustica, l'aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni
      > fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità di
      > comodo cominciano a
      > vacillare.
      >
      > exsinistro

      Come disse cossiga, a bologna ai comunisti non interessava la verità, volevano che la strage fosse opera di estremisti di destra.

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