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    God? No, thanks
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    il 2011-10-13 00:37:00.0 alle 2011-10-13 00:37:00.0
    Trollate totali: 48
    Con l'abito di nozze
    Non c'è il due senza il tre, dice il proverbio. Eccoci infatti davanti alla terza parabola di quel trittico che Matteo ha abilmente disposto nel suo racconto, pochi versetti dopo l'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Il tema è lo stesso delle due parabole precedenti: l'accoglienza o il rifiuto di Gesù.
    Il testo di questa domenica si presenta ricco di particolari e di colpi di scena. Al centro di tutto c'è il re. L'occasione del banchetto è il matrimonio del figlio, di cui però non si dice nulla. E il re che parla, ordina, giudica.
    Il primo colpo di scena sta nel rifiuto degli invitati alle nozze.
    Ma come? S'è mai visto qualcuno rifiutare un invito a un banchetto regale?
    E la cosa che lascia ancora più stupiti sono le motivazioni: uno va nel campo e quell'altro a badare ai propri affari. E se non bastasse, qualcuno se la prende pure con i servi, li bastona e li uccide.
    E' chiaro che, come la scorsa settimana, Gesù sta rileggendo la storia di rifiuto e di violenza toccata ai profeti e a Giovanni Battista, questa forse è la ragione del ricorrente doppio invio dei servi. Ma questo rifiuto appare provvidenziale perchè apre all'accoglienza di quelli che non erano preparati e che vengono raccattati per le strade.
    Buoni o cattivi, belli o brutti non fa problema.
    E la sala si riempie di invitati.
    Evvai con la festa!
    Fino a qui tutto sembra chiaro e lineare: c'è chi rifiuta e chi accoglie l'invito.
    Ma dimprovviso scatta un nuovo colpo di scena: il re passa tra gli invitati, ne trova uno senza abito nuziale, lo fa legare e dopo averlo rimproverato, lo fa buttare fuori dalla festa.
    Ma come? Certo che non ha l'abito nuziale verrebbe da dire - è stato raccattato per strada!
    Ovviamente la parabola non vuole mettere in luce la folle pretesa del re, quanto piuttosto sottolineare il rischio dei commensali di sentirsi garantiti per il semplice fatto di trovarsi lì.
    Ancora una volta il Rabbì di Nazareth ci scuote e ci obbliga a guardarci allo specchio per dirci la verità sulla nostra vita e sulla nostra fede. Nessuno può credersi garantito e arrivato. Nessuno può dirsi certificato per il Regno.
    La Sua Parola ci vuole svestire da quella religiosità fatta di abitudini vuote, di riti che non celebrano più nulla, di quella religiosità triste e moralistica di cui spesso troppo spesso! - siamo imbevuti.
    La Sua Parola ci vuole mettere a nudo, o forse farci capire che nudi già lo siamo e che lo Spirito è pronto a rivestirci dell'abito di nozze.
    E penso a te, amico che non trovi più una ragione per ricominciare.
    A te che per un errore sei stato allontanato dalla famiglia.
    A te che sei stato beccato a commettere atti impuri coi bambini.
    A te che non sai più sperare.
    A te che la malattia sta portando via tutto.
    A te che per amore stai dicendo un sì importante.
    A te che cerchi di fare del tuo quotidiano un canto di lode a Dio.
    A te che dopo tanti sacrifici ti ritrovi a mani vuote.
    Call Saul!
    Per tutti risuoni ancora linvito al banchetto del Figlio e il Signore ci trovi rivestiti con l'abito di nozze!
    Nei prossimi giorni uscirà il mio libretto Vangeli in jeans Anno B con tutte le riflessioni per il nuovo anno liturgico in compagnia del Vangelo di Marco. Su YouTube ne trovate la presentazione.
    Buona settimana

    Don Fortune the best!
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      God? No, thanks
      Scritto da
      Non Autenticato
      il 2011-10-13 12:30:00.0 alle 2011-10-13 12:30:00.0
      Re: Con l'abito di nozze

      - Scritto da: Padre Fortune
      > Non c'è il due senza il tre, dice il proverbio.
      > Eccoci infatti davanti alla terza parabola di
      > quel trittico che Matteo ha abilmente disposto
      > nel suo racconto, pochi versetti dopo l'entrata
      > trionfale di Gesù in Gerusalemme. Il tema è lo
      > stesso delle due parabole precedenti:
      > l'accoglienza o il rifiuto di Gesù.
      >
      > Il testo di questa domenica si presenta ricco di
      > particolari e di colpi di scena. Al centro di
      > tutto c'è il re. L'occasione del banchetto è il
      > matrimonio del figlio, di cui però non si dice
      > nulla. E il re che parla, ordina,
      > giudica.
      > Il primo colpo di scena sta nel rifiuto degli
      > invitati alle nozze.
      >
      > Ma come? S'è mai visto qualcuno rifiutare un
      > invito a un banchetto regale?
      >
      > E la cosa che lascia ancora più stupiti sono le
      > motivazioni: uno va nel campo e quell'altro a
      > badare ai propri affari. E se non bastasse,
      > qualcuno se la prende pure con i servi, li
      > bastona e li uccide.
      >
      > E' chiaro che, come la scorsa settimana, Gesù sta
      > rileggendo la storia di rifiuto e di violenza
      > toccata ai profeti e a Giovanni Battista, questa
      > forse è la ragione del ricorrente doppio invio
      > dei servi. Ma questo rifiuto appare
      > provvidenziale perchè apre all'accoglienza di
      > quelli che non erano preparati e che vengono
      > raccattati per le
      > strade.
      > Buoni o cattivi, belli o brutti non fa problema.
      > E la sala si riempie di invitati.
      > Evvai con la festa!
      > Fino a qui tutto sembra chiaro e lineare: c'è chi
      > rifiuta e chi accoglie l'invito.
      >
      > Ma dimprovviso scatta un nuovo colpo di scena: il
      > re passa tra gli invitati, ne trova uno senza
      > abito nuziale, lo fa legare e dopo averlo
      > rimproverato, lo fa buttare fuori dalla festa.
      >
      > Ma come? Certo che non ha l'abito nuziale
      > verrebbe da dire - è stato raccattato per
      > strada!
      > Ovviamente la parabola non vuole mettere in luce
      > la folle pretesa del re, quanto piuttosto
      > sottolineare il rischio dei commensali di
      > sentirsi garantiti per il semplice fatto di
      > trovarsi lì.
      >
      > Ancora una volta il Rabbì di Nazareth ci scuote e
      > ci obbliga a guardarci allo specchio per dirci la
      > verità sulla nostra vita e sulla nostra fede.
      > Nessuno può credersi garantito e arrivato.
      > Nessuno può dirsi certificato per il Regno.
      >
      > La Sua Parola ci vuole svestire da quella
      > religiosità fatta di abitudini vuote, di riti che
      > non celebrano più nulla, di quella religiosità
      > triste e moralistica di cui spesso troppo
      > spesso! - siamo imbevuti.
      >
      > La Sua Parola ci vuole mettere a nudo, o forse
      > farci capire che nudi già lo siamo e che lo
      > Spirito è pronto a rivestirci dell'abito di
      > nozze.
      > E penso a te, amico che non trovi più una ragione
      > per
      > ricominciare.
      > A te che per un errore sei stato allontanato
      > dalla
      > famiglia.
      > A te che sei stato beccato a commettere atti
      > impuri coi
      > bambini.

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