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      gengiva
      Utente privileggiato
      il 2012-01-24 12:30:14.0 alle 2012-01-24 12:30:14.0
      Trollate totali: 9100
      Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
      Scritto da:
      > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
      >
      > Geek

      e se uno si iscrive che ne ha 26?

      In lacrime
      Cercatelo con Google, ritardato! ©
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        avvelenato
        un mezzo cavallo
        il 2012-01-24 13:37:35.0 alle 2012-01-24 13:37:35.0
        Trollate totali: 14239
        Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
        Scritto da: gengiva
        > Scritto da:
        > > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
        > >
        > > Geek
        >
        > e se uno si iscrive che ne ha 26?
        >
        > In lacrime

        allora scala di 7 anni, se uno ci mette 9 anni a laurearsi (da 19 anni a 28 anni sono 9 anni), per giunta senza scuse (lavoro o altro) evidentemente non è roba per lui.

        Poi l'affermazione del ministro è sicuramente fuoriluogo e politicamente inopportuna, però contestualizzandola non gli si può dar torto. E' ora che la gente accetti di studiare ad un itis o un ipsia non come seconda scelta, ma come differente vocazione di vita. Meglio un diplomato valido e con un mestiere, che un laureato mediocre.
        I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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          Non Autenticato
          il 2012-01-24 17:24:51.0 alle 2012-01-24 17:24:51.0
          Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
          > > > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
          > > >
          > > > Geek
          > >
          > > e se uno si iscrive che ne ha 26?
          > >
          > > In lacrime
          >
          > allora scala di 7 anni, se uno ci mette 9 anni a laurearsi (da 19 anni a 28 anni sono 9 anni), per giunta senza scuse (lavoro o altro) evidentemente non è roba per lui.

          È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon

          CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.
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            avvelenato
            un mezzo cavallo
            il 2012-01-24 18:37:53.0 alle 2012-01-24 18:37:53.0
            Trollate totali: 14239
            Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
            Scritto da:
            > > > > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
            > > > >
            > > > > Geek
            > > >
            > > > e se uno si iscrive che ne ha 26?
            > > >
            > > > In lacrime
            > >
            > > allora scala di 7 anni, se uno ci mette 9 anni a laurearsi (da 19 anni a 28 anni sono 9 anni), per giunta senza scuse (lavoro o altro) evidentemente non è roba per lui.
            >
            > È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon
            >

            no, io ho mollato perché non interessato, ero pronto a finire in 10 anni, ero convinto che mi piacesse, ma non era vero, non abbastanza.

            C'è gente che non c'ha la testa o la voglia per lo studio, si iscrive sotto pressione dei genitori e dello stigma culturale di avere un "diploma di serie b" come un diploma tecnico o professionale.
            Poi se vai a vedere la maggior parte dei diplomati tecnici o professionali guadagnano più del tipico laureato a tempo perso.

            > CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.

            gatto lo scopo dell'istruzione pubblica è primariamente lavorativo, se poi uno vuol studiare per cultura personale, ok, ma poi non si deve lamentare che trova lavori di merda, il padre di un mio compagno alle superiori faceva il portalettere con una laurea in filosofia, ne ho conosciuti tanti di filosofi alle poste, e tanti altri disoccupati.
            Lo stato tuttavia deve investire nell'istruzione pubblica universitaria perché questo crea benessere collettivo attraverso il lavoro, e non perché crea benessere collettivo attraverso la cultura.
            Perché questo me lo devi riconoscere, non è vero. La cultura crea benessere collettivo fino a un certo punto (scuole superiori), dopodiché se non applicabile concretamente ai problemi contingenti della vita, aumenta semmai la consapevolezza di quanto il mondo sia imperfetto, senza dare tuttavia soluzioni dirette per migliorarlo.
            I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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              Scritto da
              Non Autenticato
              il 2012-01-24 19:51:39.0 alle 2012-01-24 19:51:39.0
              Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
              > > È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon
              > >
              >
              > no, io ho mollato perché non interessato, ero pronto a finire in 10 anni, ero convinto che mi piacesse, ma non era vero, non abbastanza.
              >
              > C'è gente che non c'ha la testa o la voglia per lo studio, si iscrive sotto pressione dei genitori e dello stigma culturale di avere un "diploma di serie b" come un diploma tecnico o professionale.
              > Poi se vai a vedere la maggior parte dei diplomati tecnici o professionali guadagnano più del tipico laureato a tempo perso.

              Perché ci sono più laureati e meno tecnici diplomati in ciò che il mercato richiede, poi le aziende fanno outsourcing ed entrambe le categorie sono fregate.

              > > CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.
              >
              > gatto lo scopo dell'istruzione pubblica è primariamente lavorativo

              Nell'ottica in cui lo stato e la società sono entità più importanti dell'individuo - che è quella della repubblica fondata sul lavoro - sì. La società, vista come ente distinto dagli individui e sopra di essi, organizza l'istruzione in modo che produca le competenze ad essa utili.
              Secondo la logica per cui lo stato e la società esistono per l'individuo, sono cioè insiemi di individui creati per creare condizioni favorevoli agli individui, che è quella che preferisco, l'istruzione è organizzata secondo gli interessi degli individui.

              Per bilanciare gli interessi della società di disporre di individui ad essa utili e degli individui di trovare realizzazione nella società si potrebbe fare in modo che l'istruzione, per chi lo desidera, fornisca sia cultura "di serie A" che nozioni tecniche "di serie B", perché un ragazzo portato per la matematica è un peccato mandarlo a studiare ragioneria, dove imparerà a funzionalizzare i numeri a compiti burocratici e riceverà un'educazione scientifica mutila.

              Uno può aver studiato filosofia e fare il portalettere, credo che lo sapessero anche i filosofi portalettere che hai citato, o arte e fare il falegname o il carpentiere (se si volesse costruire bene, e non schifezze, ci sarebbe un gran bisogno di muratori e carpentieri dall'intelligenza di un laureato). Poi c'è lo stigma, ma di quello me ne fregherei anche. Io avrei fatto volentieri il tecnico con la cultura da laureato che come lavoro fa applicazioni multimediali, ma è andata male pure lì (sembrava dovesse essere il boom del futuro, ma quante applicazioni multimediali vedi in giro? quante utili? si impara meglio chimica o meccanica quantistica guardando un video o leggendo un libro?).

              > se poi uno vuol studiare per cultura personale, ok, ma poi non si deve lamentare che trova lavori di merda, il padre di un mio compagno alle superiori faceva il portalettere con una laurea in filosofia, ne ho conosciuti tanti di filosofi alle poste, e tanti altri disoccupati.

              Pensa quanti disoccupati ci saranno quando il lavoro sarà completamente automatizzato, e le fabbriche di proprietà dei soliti padroni.

              > Lo stato tuttavia deve investire nell'istruzione pubblica universitaria perché questo crea benessere collettivo attraverso il lavoro, e non perché crea benessere collettivo attraverso la cultura.
              > Perché questo me lo devi riconoscere, non è vero. La cultura crea benessere collettivo fino a un certo punto (scuole superiori), dopodiché se non applicabile concretamente ai problemi contingenti della vita, aumenta semmai la consapevolezza di quanto il mondo sia imperfetto, senza dare tuttavia soluzioni dirette per migliorarlo.

              La cultura e la conoscenza rendono infelici. Permette di rendersi conto che la società è imperfetta, che l'uomo è imperfetto, che chi governa non lo fa nel nostro interesse, che Dio non esiste, fa venir voglia di contestare e protestare invece che lavorare. Meglio un ragioniere che crede nella banca in cui lavora, nello stato, nella società, nell'Europa, nell'etica del lavoro, nella bontà del sistema perché nessuno gli ha aperto gli occhi.
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                avvelenato
                un mezzo cavallo
                il 2012-01-24 20:47:18.0 alle 2012-01-24 20:47:18.0
                Trollate totali: 14239
                Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
                Scritto da:
                > > > È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon
                > > >
                > >
                > > no, io ho mollato perché non interessato, ero pronto a finire in 10 anni, ero convinto che mi piacesse, ma non era vero, non abbastanza.
                > >
                > > C'è gente che non c'ha la testa o la voglia per lo studio, si iscrive sotto pressione dei genitori e dello stigma culturale di avere un "diploma di serie b" come un diploma tecnico o professionale.
                > > Poi se vai a vedere la maggior parte dei diplomati tecnici o professionali guadagnano più del tipico laureato a tempo perso.
                >
                > Perché ci sono più laureati e meno tecnici diplomati in ciò che il mercato richiede, poi le aziende fanno outsourcing ed entrambe le categorie sono fregate.
                >

                ed è lì che il ragionamento del tizio assume un senso.

                > > > CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.
                > >
                > > gatto lo scopo dell'istruzione pubblica è primariamente lavorativo
                >
                > Nell'ottica in cui lo stato e la società sono entità più importanti dell'individuo - che è quella della repubblica fondata sul lavoro - sì. La società, vista come ente distinto dagli individui e sopra di essi, organizza l'istruzione in modo che produca le competenze ad essa utili.
                > Secondo la logica per cui lo stato e la società esistono per l'individuo, sono cioè insiemi di individui creati per creare condizioni favorevoli agli individui, che è quella che preferisco, l'istruzione è organizzata secondo gli interessi degli individui.
                >

                no, gatto.
                purtroppo il lavoro è ancora una necessità, e il giusto compromesso per evitare una società classista dove il pesce grosso mangi il pesce piccolo, è quello di garantire al pesce grosso una mangiata soddisfacente ma proporzionata, con le tasse giuste per dar da mangiare anche al pesce piccolo che poveretto non ha colpe se è piccolo.
                ci vedo questa direzione "socialista" nella società, d'altronde banalmente la radice della parola è la stessa; pertanto un potenzialmente ottimo fisico potrebbe produrre più reddito di un fisico sfigato, con questo reddito starebbe meglio lui ma starebbero meglio anche i suoi concittadini, che godrebbero di più tasse, starebbe meglio tutta la progenie dell'uomo grazie alle sue scoperte, sarebbe una situazione win win.
                viceversa un fisico sfigato potrebbe solo lamentarsi di quanto la società sia ingiusta e contro le persone sfigate come lui che han voglia di fare le cose fino a un certo punto, e poi vogliono far altro, senza riuscire peraltro a far bene nessuna di queste.
                il plusvalore di questa persona al mondo è nullo se non addirittura negativo.
                Lui stesso sarebbe insoddisfatto di questa situazione perché fondamentalmente avrebbe una cultura mutilata e quindi inutile.
                Poi ci potrebbe essere il fisico della domenica felice di essere un fisico della domenica, non aggiungerebbe gran valore alla società (magari trasmettere l'amore della fisica a chi gli sta intorno?) ma sarebbe felice di essere un fisico della domenica.
                Potrebbe aiutare una matricola di ingegneria a prepararsi per analisi, e dimostrargli che ci vuole una mente di un certo livello per fare determinate dimostrazioni.
                Potrebbe pertanto aiutare questa matricola a farsi una ragione del fatto di non essere portato per quel percorso, senza che rosichi eccessivamente.
                Ma questa posizione di fisico della domenica dev'essere una libera scelta, non un'incoraggiamento. Perché c'è bisogno di una certa vocazione per fare una cosa simile, è coraggiosa come scelta.


                > Per bilanciare gli interessi della società di disporre di individui ad essa utili e degli individui di trovare realizzazione nella società si potrebbe fare in modo che l'istruzione, per chi lo desidera, fornisca sia cultura "di serie A" che nozioni tecniche "di serie B", perché un ragazzo portato per la matematica è un peccato mandarlo a studiare ragioneria, dove imparerà a funzionalizzare i numeri a compiti burocratici e riceverà un'educazione scientifica mutila.
                >

                ma no, si potrebbe fare che se uno vuol studiare per i cazzi suoi non deve pretendere niente da nessuno, lo studio nel xxi secolo non è mica una disciplina esoterica ai quali solo una ristretta elite può accedere.
                paradossalmente io potrei un giorno svegliarmi e decidere di studiare gli argomenti di analisi, oppure il latino.
                ma perché lo stato dovrebbe incentivarmi a farlo?
                quindi è necessario dirlo, magari in maniera meno rude, che chi si laurea a 28 anni od oltre, difficilmente troverà un'applicazione lavorativa per questo. Poi si regoli di conseguenza.

                > Uno può aver studiato filosofia e fare il portalettere, credo che lo sapessero anche i filosofi portalettere che hai citato, o arte e fare il falegname o il carpentiere (se si volesse costruire bene, e non schifezze, ci sarebbe un gran bisogno di muratori e carpentieri dall'intelligenza di un laureato). Poi c'è lo stigma, ma di quello me ne fregherei anche. Io avrei fatto volentieri il tecnico con la cultura da laureato che come lavoro fa applicazioni multimediali, ma è andata male pure lì (sembrava dovesse essere il boom del futuro, ma quante applicazioni multimediali vedi in giro? quante utili? si impara meglio chimica o meccanica quantistica guardando un video o leggendo un libro?).
                >
                > > se poi uno vuol studiare per cultura personale, ok, ma poi non si deve lamentare che trova lavori di merda, il padre di un mio compagno alle superiori faceva il portalettere con una laurea in filosofia, ne ho conosciuti tanti di filosofi alle poste, e tanti altri disoccupati.
                >
                > Pensa quanti disoccupati ci saranno quando il lavoro sarà completamente automatizzato, e le fabbriche di proprietà dei soliti padroni.
                >

                non necessariamente: nella mia visione la società socialista migrerà i posti di lavoro in funzione delle capacità di automazione esistenti, creando nuovi servizi o addirittura interi settori produttivi (noi parliamo di quaternario avanzato, chissà cosa ci riserverà il futuro). Il finanziamento di questo tipo di servizi avverrebbe attraverso l'economia e le tasse dei settori primario e secondario (e terziario) completamente automatizzati.
                Questa migrazione potrebbe avvenire fin quando verrà automatizzato tutto, meno la fantasia, la capacità decisionale, e quella di intrattenimento. Oppure quando verranno automatizzate anche queste, grazie ad una forma di IA comparabile a quella umana.

                In questa visione uomini e automi potrebbero convivere pacificamente dedicandosi alle attività non pienamente automatizzabili, come l'arte, lo sport, la politica e il sesso non mercenario.
                No, probabilmente a quel punto verrà raggiunta la singolarità tecnologica, e l'uomo così come è adesso cesserà di esistere, potrebbe diventare una mega panintelligenza collettiva... potrebbe estinguersi... chissà.

                poi c'è anche la visione cupa, distopica, dell'automazione totale a vantaggio esclusivo dei padroni (dei mezzi di produzione), che pertanto richiederebbero attività lavorative particolari a chi non possieda alcun mezzo di produzione.
                Anche in quel caso si creerebbero nuovi settori produttivi, orientati alla servilità e alla mercificazione del corpo. I padroni potrebbero utilizzare i proletari alla stregua di bestie, richiedere loro le prestazioni sessuali più malate, anche ucciderli o farli uccidere fra loro, per puro piacere.
                Potrebbero ingegnerizzare una nuova razza umana ad hoc per soddisfare i loro bisogni.
                Alla fine l'uomo si specierebbe in due specie, l'homo sapiens dominantis, e l'homo sapiens prendinculensis-
                Gli uomini etero potrebbero creare razze di uomini dall'aspetto femminile superlativo, tettone con bel culo e occhi da cerbiatte, già pronti dopo pochissimi anni, i gay pure ma creando degli adoni geneticamente progettati, i wakki potrebbero creare bambini da pedare che siano mentalmente maggiorenni e geneticamente predisposti ad essere attratti dai vecchi bavosi, ecc.
                La razza umana dominata avrebbe caratteristiche di remissività, piacere nel servire la razza dominante, scarsa intelligenza, costi di esercizio contenuti.
                Quindi anche in questo caso alla fine rimarrebbe una sola razza umana intelligente che comunque non ha l'obbligo di fare un cazzo ad eccezione di mangiare, dormire, comandare e fottere Ficoso

                > > Lo stato tuttavia deve investire nell'istruzione pubblica universitaria perché questo crea benessere collettivo attraverso il lavoro, e non perché crea benessere collettivo attraverso la cultura.
                > > Perché questo me lo devi riconoscere, non è vero. La cultura crea benessere collettivo fino a un certo punto (scuole superiori), dopodiché se non applicabile concretamente ai problemi contingenti della vita, aumenta semmai la consapevolezza di quanto il mondo sia imperfetto, senza dare tuttavia soluzioni dirette per migliorarlo.
                >
                > La cultura e la conoscenza rendono infelici. Permette di rendersi conto che la società è imperfetta, che l'uomo è imperfetto, che chi governa non lo fa nel nostro interesse, che Dio non esiste, fa venir voglia di contestare e protestare invece che lavorare. Meglio un ragioniere che crede nella banca in cui lavora, nello stato, nella società, nell'Europa, nell'etica del lavoro, nella bontà del sistema perché nessuno gli ha aperto gli occhi.

                Fin quando la cultura rimane inapplicata è soltanto una sega mentale, il popolo italiano ha una cultura media invidiabile rispetto agli altri paesi del mondo, ma le ribellioni li han fatti i giargianesi africani.
                I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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                  Scritto da
                  Non Autenticato
                  il 2012-01-24 23:44:33.0 alle 2012-01-24 23:44:33.0
                  Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
                  > > > Poi se vai a vedere la maggior parte dei diplomati tecnici o professionali guadagnano più del tipico laureato a tempo perso.
                  > >
                  > > Perché ci sono più laureati e meno tecnici diplomati in ciò che il mercato richiede, poi le aziende fanno outsourcing ed entrambe le categorie sono fregate.
                  > >
                  >
                  > ed è lì che il ragionamento del tizio assume un senso.

                  E lo perde immediatamente dove il tizio implica: noi abbiamo bisogno di personale, non di persone. È questo il punto a cui tira il suo discorso. Abbiamo bisogno di personale tecnico qualificato, non di persone colte istruite e capaci di ragionare con la loro testa.

                  > > > gatto lo scopo dell'istruzione pubblica è primariamente lavorativo
                  > >
                  > > Nell'ottica in cui lo stato e la società sono entità più importanti dell'individuo - che è quella della repubblica fondata sul lavoro - sì. La società, vista come ente distinto dagli individui e sopra di essi, organizza l'istruzione in modo che produca le competenze ad essa utili.
                  > > Secondo la logica per cui lo stato e la società esistono per l'individuo, sono cioè insiemi di individui creati per creare condizioni favorevoli agli individui, che è quella che preferisco, l'istruzione è organizzata secondo gli interessi degli individui.
                  > >
                  >
                  > no, gatto.
                  > purtroppo il lavoro è ancora una necessità, e il giusto compromesso per evitare una società classista dove il pesce grosso mangi il pesce piccolo, è quello di garantire al pesce grosso una mangiata soddisfacente ma proporzionata, con le tasse giuste per dar da mangiare anche al pesce piccolo che poveretto non ha colpe se è piccolo.
                  > ci vedo questa direzione "socialista" nella società

                  Il socialismo è intrinsecamente una forma di sfruttamento.
                  Inoltre presenta uno svantaggio: metti delle persone in condizioni di decidere in completa autonomia davanti alla necessità di una spesa comune: qualcuno vi parteciperà, qualcuno no perché non ritiene di avere abbastanza soldi da dare, qualcun altro no perché se ne frega. Qualcuno contribuirà di più, qualcuno di meno, ma la somma verrà raggiunta. Qualcuno si spremerà le meningi per ottenere lo stesso risultato con meno denaro e minor sforzo.
                  Metti invece delle persone davanti a una spesa comune, e obbliga tutti a parteciparvi: una parte contribuirà convinta della necessità di contribuire, una parte lo farà di malavoglia, una parte escogiterà qualche modo per sottrarsi. Ma il punto è che le risorse intellettuali di quelle persone sono dedicate a trovare un modo per evitare di pagare, non a un modo per ottimizzare come nel caso precedente. Le persone obbligate a fare una cosa ci mettono sempre il minimo richiesto.

                  > > Per bilanciare gli interessi della società di disporre di individui ad essa utili e degli individui di trovare realizzazione nella società si potrebbe fare in modo che l'istruzione, per chi lo desidera, fornisca sia cultura "di serie A" che nozioni tecniche "di serie B", perché un ragazzo portato per la matematica è un peccato mandarlo a studiare ragioneria, dove imparerà a funzionalizzare i numeri a compiti burocratici e riceverà un'educazione scientifica mutila.
                  > >
                  >
                  > ma no, si potrebbe fare che se uno vuol studiare per i cazzi suoi non deve pretendere niente da nessuno, lo studio nel xxi secolo non è mica una disciplina esoterica ai quali solo una ristretta elite può accedere.

                  Eeeeeeh, prova a studiare materie difficili senza un percorso adatto! E questo percorso attualmente lo dà, in modo malforme e maldestro, solo l'università. Sono anni che sostengo che ci vorrebbe una forma di istruzione superiore di livello universitario alternativa all'università.

                  > paradossalmente io potrei un giorno svegliarmi e decidere di studiare gli argomenti di analisi, oppure il latino.

                  Senza nessuno che ti aiuta sarebbe estremamente difficile. All'università nessuno ti aiuta, ma almeno vieni messo davanti a un percorso preparato, che può non essere il più adatto per te ma è meglio di nulla. Studiare da solo lo puoi fare solo se hai già delle basi.

                  > ma perché lo stato dovrebbe incentivarmi a farlo?

                  Perché le persone istruite alzano l'intelligenza complessiva della popolazione, e con più intelligenza aumenta la capacità di risolvere i problemi. Ma tanto in Italia chiunque voglia impegnarsi a risolvere un problema ha la classe politica contro. Un paese tipo l'Italia non incentiva ad istruirsi, una società razionale incentiva istruzione, cultura, ricchezza privata. Vedi il numero enorme di ebrei fisici, scienziati e premi Nobel: provenivano da famiglie ricche, famiglie in cui il figlio portato per la matematica viene incoraggiato a fare il matematico, non il geometra perché così porterà subito a casa uno stipendio.

                  > quindi è necessario dirlo, magari in maniera meno rude, che chi si laurea a 28 anni od oltre, difficilmente troverà un'applicazione lavorativa per questo. Poi si regoli di conseguenza.

                  Vero, però potrà acquisire informazioni per sviluppare delle sue idee.

                  > poi c'è anche la visione cupa, distopica, dell'automazione totale a vantaggio esclusivo dei padroni (dei mezzi di produzione), che pertanto richiederebbero attività lavorative particolari a chi non possieda alcun mezzo di produzione.

                  La vedo più così, e non ho finora mai sbagliato una previsione negativa.

                  > Fin quando la cultura rimane inapplicata è soltanto una sega mentale

                  Non è vero, comunque si trasmette, le idee circolano, finché non arrivano a qualcuno che può farne qualcosa.
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            ☺
            Scritto da
            il 2012-01-24 19:42:53.0 alle 2012-01-24 19:42:53.0
            Trollate totali: 17613
            Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
            Scritto da:
            > > > > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
            > > > >
            > > > > Geek
            > > >
            > > > e se uno si iscrive che ne ha 26?
            > > >
            > > > In lacrime
            > >
            > > allora scala di 7 anni, se uno ci mette 9 anni a laurearsi (da 19 anni a 28 anni sono 9 anni), per giunta senza scuse (lavoro o altro) evidentemente non è roba per lui.
            >
            > È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon
            >
            > CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.

            Giusto, .... se non devo pagare io, cioè se paghi tu per intero.
            Everyone has the right to my opinion!
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              Scritto da
              Non Autenticato
              il 2012-01-24 19:57:25.0 alle 2012-01-24 19:57:25.0
              Re: toh, chi l'avrebbe mai detto
              > > > > > http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/mart...
              > > > > >
              > > > > > Geek
              > > > >
              > > > > e se uno si iscrive che ne ha 26?
              > > > >
              > > > > In lacrime
              > > >
              > > > allora scala di 7 anni, se uno ci mette 9 anni a laurearsi (da 19 anni a 28 anni sono 9 anni), per giunta senza scuse (lavoro o altro) evidentemente non è roba per lui.
              > >
              > > È applicando a te stesso questo metro draconiano di giudizio che hai mollato. Cylon
              > >
              > > CERTO che se non fila tutto subito liscio è perché qualcosa non va, però come si può frequentare un corso di danza per scopi diversi dal diventare Carla Fracci, ad esempio per conoscere delle ragazze o per mantenersi sciolti, si possono seguire corsi universitari per acquisire informazioni, e non per essere una cima nella carriera universitaria. Puoi renderti conto di avere delle difficoltà rispetto agli altri, ma (a prescindere dalla causa delle difficoltà) decidere che vuoi seguire lo stesso e chi se ne frega di quanti anni impieghi. Non tutto è una gara e a volte è importante dove arrivi più che in quanto tempo.
              >
              > Giusto, .... se non devo pagare io, cioè se paghi tu per intero.

              È una questione complicata. Per esempio, il limite dei laureati in lettere/filosofia/storia/arte che fanno il portalettere è quello di avere una cultura solo in quelle materie, e non anche in altro che permetta di inventarsi delle attività.
              Poi c'è il limite della società, per cui in Italia non puoi inventarti una cosa senza essere subito scoraggiato dalle leggi e dalle tasse. A me ne sono venute in mente di cose che in Italia non si possono fare e in altri paesi sì.
<softv>

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