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    il 2012-11-07 23:19:36.0 alle 2012-11-07 23:19:36.0
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    sull'uomo
    E.M. Cioran
    Sono sempre più convinto che l'uomo è un animale infelice, abbandonato nel mondo, costretto a trovarsi una modalità propria di vita, quale la natura non ha mai conosciuto. La sua pretesa libertà lo fa soffrire più di qualsiasi forma di prigionia nell'esistenza naturale. E allora non mi stupisce che giunga talvolta a invidiare un fiore o una pianta. Per voler vivere come una pianta, crescere radicati, sbocciare e appassire sotto il sole nell'incoscienza più perfetta, fare intimamente parte della fecondità della terra, espressione anonima del corso della vita, bisogna disperare del senso dell'umanità. Allora perché non cambio la mia esistenza con quella di un fiore? So che cosa vuol dire essere un uomo, avere degli ideali e vivere nella storia. Che cosa posso ancora aspettarmi da simili realtà? Certo, essere un uomo è cosa immensa; una delle più tragiche, un dramma enorme, perché significa vivere in un ordine di esistenza del tutto nuovo, più complesso e drammatico di quello naturale. A mano a mano che si scende verso la natura inanimata, il fenomeno drammatico si fa meno intenso, fino a scomparire. L'uomo tende sempre più a detenere il monopolio del dramma e della sofferenza nel mondo. Ecco perché la salvezza rappresenta per lui un problema così bruciante e insolubile. Non posso andar fiero di essere uomo, avendo vissuto questo fenomeno sino in fondo. Solo coloro che non l'hanno vissuto intensamente possono ancora esserne orgogliosi, perché essi tendono a diventare uomini. Così il loro entusiasmo è naturale. Tra gli esseri umani ve ne sono alcuni che hanno appena superato lo stadio d'esistenza animale o vegetale. E' dunque ovvio che aspirino alla condizione umana e l'ammirino. Ma coloro che sanno cosa significa essere uomo cercano di diventare tutto tranne questo. Se fosse possibile, mi trasformerei ogni giorno in una forma diversa di vita animale o vegetale. Sarei, di volta in volta, tutte le varietà di fiori, sarei malerba, spina, rosa o albero equatoriale dai rami contorti, alga sballottata dalle onde o arbusto di montagna in balia dei venti; oppure sarei un uccello dal canto melodioso, o un predatore dal verso stridulo, migratore o stanziale, una bestia delle foreste o un animale domestico. Vivrei ogni specie con una frenesia selvaggia e incosciente, percorrerei tutta la sfera della natura, muterei forma con la levità di una grazia ingenua, senza ostentazione, come in un processo naturale. Come vagherei tra nidi o grotte, deserti montani e marini, colline o pianure! Solo questa avventura cosmica, vissuta nell'intima sostanza dell'esistenza, seguendo l'arabesco delle forme vitali e il pittoresco ingenuo delle piante, potrebbe risvegliare in me la voglia di ridiventare uomo. Perché se la differenza tra l'animale e l'uomo sta nel fatto che l'animale non può essere altro che un animale, mentre l'uomo può essere un non-uomo - vale a dire altro da se stesso -, allora io sono un non-uomo.

    http://pierluigimig.blogspot.it/2011/12/em-cioran-...
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