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    il 2013-10-27 21:00:51.0 alle 2013-10-27 21:00:51.0
    x gatto
    c'era Scalfari da Fazio a Che tempo che fa

    e ha citato questo romanzo russo

    ho subito inteso che era interessante e ho collegato con me e con te

    http://it.wikipedia.org/wiki/Oblomov

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      il 2013-10-27 21:21:14.0 alle 2013-10-27 21:21:14.0
      Re: x gatto
      azz

      La pigrizia di Oblomov, malattia indolore
      e mortale
      L’antieroe di Goncarov: testimonial del no alla vita

      La casa editrice Feltrinelli ha recentemente pubblicato una nuova traduzione dell’Oblomov di Goncarov (a cura di Paolo Nori): un capolavoro di infinita sottigliezza. Il cuore del libro è Il sogno, che ne forma il nucleo originario. Siamo nell’Eden, ma in un Eden di dolcissima pigrizia, dove si è invischiati e inghiottiti in una specie di miele corroborante. Vivere non è agire, lavorare, pensare, muoversi; ma stare seduto accanto a un fiume tranquillo, osservando le acque che scorrono, una goccia dopo l’altra, e diventare quelle acque. Tutto è immobile: il tempo è assolutamente fermo, e ognuno sogna che oggi sia come ieri, e domani come oggi. Nessuno disturba l’uniformità di questa vita: il padre va su e giù nel salotto, ascoltando il rumore dei propri passi, la madre cuce e ricama, e avverte un lievissimo fruscio, il pendolo rintocca sempre eguale nella stanza da letto.

      Ogni mattina la balia o il servo mettono le calze e le scarpe al bambino, gli lavano il viso, lo pettinano, gli infilano la giacca, attenti a fargli passare le braccia nelle maniche senza disturbarlo, nel minimo modo. Se il bambino desidera qualcosa, basta un cenno con la mano, e tutto è subito qui. Mai muoversi. Se il bambino si mette a correre giù per le scale, o nel cortile, o apre i vetri di una finestra, decine di voci disperate risuonano dietro di lui: «Ah! Ah! Tenetelo, fermatelo... Cadrà, si farà male... fermo, fermo! Dove vai? Dove corri? Come è possibile? Non correre, non aprire, stai attento, non raffreddarti!». L’arrivo di una rarissima lettera turba, sconvolge, provoca terrore, e la lettura viene indefinitamente rinviata, come se contenesse una sciagura o un esplosivo.

      La vita è delirio e riso. Nessuno, nel giorno dell’Epifania, esce da solo la sera dopo le dieci: tutti rifuggono dall’andare nella stalla, la notte prima di Pasqua. Si ha paura dei morti, dei folletti, degli spiriti. Il mondo della notte, dell’inquietudine e dei brividi si insinua da tutte le parti. Oppure qualcuno, chissà perché, ride. Il riso si propaga. Passa nell’anticamera e nella camera delle serve, si impadronisce clamorosamente di tutta la casa. Sembra interrompersi, comincia a tacere, tace, e poi riprende con una forza sempre maggiore, senza che nessuno capisca le ragioni e il significato di quest’allegria incontenibile.

      Nel vasto paese di Oblomovka, cresce Oblomov. Senza darle un volto o un nome, crede nella felicità; si abbandona alle speranze della vita: il sogno è luminoso, vivo, poetico. Fantastica: gli piace immaginare di essere un condottiero invincibile, o un grande viaggiatore. Non è intelligente: o la sua intelligenza è coperta d’ogni sorta d’erbacce, e si addormenta nell’ozio. Ma, qualsiasi cosa pensi o immagini, è di un’ingenuità profondissima: ha un cuore onesto e fedele, che non dà mai una nota falsa, e resta intatto attraverso le vicissitudini della vita; un’anima cristallina, trasparente, incorruttibile.

      Quando lasciò la campagna, la dolcezza e l’innocenza abbandonarono Oblomov. Il suo sguardo era sempre offuscato da un’espressione come di stanchezza e di noia: ma né la stanchezza né la noia cacciavano neppure per un attimo dal viso la morbidezza che vi regnava. Presto la sua pigrizia diventò tragica, ed egli diventò un niente, solo un niente. Non faceva mai nulla: dormicchiava, dormiva, dormicchiava, e poi di nuovo dormiva; era perennemente sfinito; il far nulla diventò un’ossessione. Era vizzo, vecchio e logoro come un mantello usato, perché la luce nascosta dentro di lui bruciava soltanto la sua prigione. Con la testa tra le mani, aveva difficoltà a pensare, e a sapere a cosa pensare. Intanto il tempo passava sopra di lui, che non riusciva a resistergli. Le ore si succedevano alle ore, i giorni ai giorni, gli anni agli anni, le luci degli occhi si mutarono in due punti torbidi, i capelli cominciarono a cadere senza pietà.
      ..
      http://www.corriere.it/cultura/12_luglio_30/citati...


      Rotola dal ridereRotola dal ridere
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        il 2013-10-27 21:56:59.0 alle 2013-10-27 21:56:59.0
        Re: x gatto
        > azz
        >
        > La pigrizia di Oblomov, malattia indolore
        > e mortale
        > L’antieroe di Goncarov: testimonial del no alla vita
        >
        > La casa editrice Feltrinelli ha recentemente pubblicato una nuova traduzione dell’Oblomov di Goncarov (a cura di Paolo Nori): un capolavoro di infinita sottigliezza. Il cuore del libro è Il sogno, che ne forma il nucleo originario. Siamo nell’Eden, ma in un Eden di dolcissima pigrizia, dove si è invischiati e inghiottiti in una specie di miele corroborante. Vivere non è agire, lavorare, pensare, muoversi; ma stare seduto accanto a un fiume tranquillo, osservando le acque che scorrono, una goccia dopo l’altra, e diventare quelle acque. Tutto è immobile: il tempo è assolutamente fermo, e ognuno sogna che oggi sia come ieri, e domani come oggi. Nessuno disturba l’uniformità di questa vita: il padre va su e giù nel salotto, ascoltando il rumore dei propri passi, la madre cuce e ricama, e avverte un lievissimo fruscio, il pendolo rintocca sempre eguale nella stanza da letto.
        >
        > Ogni mattina la balia o il servo mettono le calze e le scarpe al bambino, gli lavano il viso, lo pettinano, gli infilano la giacca, attenti a fargli passare le braccia nelle maniche senza disturbarlo, nel minimo modo. Se il bambino desidera qualcosa, basta un cenno con la mano, e tutto è subito qui. Mai muoversi. Se il bambino si mette a correre giù per le scale, o nel cortile, o apre i vetri di una finestra, decine di voci disperate risuonano dietro di lui: «Ah! Ah! Tenetelo, fermatelo... Cadrà, si farà male... fermo, fermo! Dove vai? Dove corri? Come è possibile? Non correre, non aprire, stai attento, non raffreddarti!». L’arrivo di una rarissima lettera turba, sconvolge, provoca terrore, e la lettura viene indefinitamente rinviata, come se contenesse una sciagura o un esplosivo.
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        > La vita è delirio e riso. Nessuno, nel giorno dell’Epifania, esce da solo la sera dopo le dieci: tutti rifuggono dall’andare nella stalla, la notte prima di Pasqua. Si ha paura dei morti, dei folletti, degli spiriti. Il mondo della notte, dell’inquietudine e dei brividi si insinua da tutte le parti. Oppure qualcuno, chissà perché, ride. Il riso si propaga. Passa nell’anticamera e nella camera delle serve, si impadronisce clamorosamente di tutta la casa. Sembra interrompersi, comincia a tacere, tace, e poi riprende con una forza sempre maggiore, senza che nessuno capisca le ragioni e il significato di quest’allegria incontenibile.
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        > Nel vasto paese di Oblomovka, cresce Oblomov. Senza darle un volto o un nome, crede nella felicità; si abbandona alle speranze della vita: il sogno è luminoso, vivo, poetico. Fantastica: gli piace immaginare di essere un condottiero invincibile, o un grande viaggiatore. Non è intelligente: o la sua intelligenza è coperta d’ogni sorta d’erbacce, e si addormenta nell’ozio. Ma, qualsiasi cosa pensi o immagini, è di un’ingenuità profondissima: ha un cuore onesto e fedele, che non dà mai una nota falsa, e resta intatto attraverso le vicissitudini della vita; un’anima cristallina, trasparente, incorruttibile.
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        > Quando lasciò la campagna, la dolcezza e l’innocenza abbandonarono Oblomov. Il suo sguardo era sempre offuscato da un’espressione come di stanchezza e di noia: ma né la stanchezza né la noia cacciavano neppure per un attimo dal viso la morbidezza che vi regnava. Presto la sua pigrizia diventò tragica, ed egli diventò un niente, solo un niente. Non faceva mai nulla: dormicchiava, dormiva, dormicchiava, e poi di nuovo dormiva; era perennemente sfinito; il far nulla diventò un’ossessione. Era vizzo, vecchio e logoro come un mantello usato, perché la luce nascosta dentro di lui bruciava soltanto la sua prigione. Con la testa tra le mani, aveva difficoltà a pensare, e a sapere a cosa pensare. Intanto il tempo passava sopra di lui, che non riusciva a resistergli. Le ore si succedevano alle ore, i giorni ai giorni, gli anni agli anni, le luci degli occhi si mutarono in due punti torbidi, i capelli cominciarono a cadere senza pietà.
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        > http://www.corriere.it/cultura/12_luglio_30/citati...
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        > Rotola dal ridereRotola dal ridere

        Siamo fregati Piagnina
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          il 2013-10-27 22:02:42.0 alle 2013-10-27 22:02:42.0
          Re: x gatto
          Scritto da:
          > > azz
          > >
          > > La pigrizia di Oblomov, malattia indolore
          > > e mortale
          > > L’antieroe di Goncarov: testimonial del no alla vita
          > >
          > > La casa editrice Feltrinelli ha recentemente pubblicato una nuova traduzione dell’Oblomov di Goncarov (a cura di Paolo Nori): un capolavoro di infinita sottigliezza. Il cuore del libro è Il sogno, che ne forma il nucleo originario. Siamo nell’Eden, ma in un Eden di dolcissima pigrizia, dove si è invischiati e inghiottiti in una specie di miele corroborante. Vivere non è agire, lavorare, pensare, muoversi; ma stare seduto accanto a un fiume tranquillo, osservando le acque che scorrono, una goccia dopo l’altra, e diventare quelle acque. Tutto è immobile: il tempo è assolutamente fermo, e ognuno sogna che oggi sia come ieri, e domani come oggi. Nessuno disturba l’uniformità di questa vita: il padre va su e giù nel salotto, ascoltando il rumore dei propri passi, la madre cuce e ricama, e avverte un lievissimo fruscio, il pendolo rintocca sempre eguale nella stanza da letto.
          > >
          > > Ogni mattina la balia o il servo mettono le calze e le scarpe al bambino, gli lavano il viso, lo pettinano, gli infilano la giacca, attenti a fargli passare le braccia nelle maniche senza disturbarlo, nel minimo modo. Se il bambino desidera qualcosa, basta un cenno con la mano, e tutto è subito qui. Mai muoversi. Se il bambino si mette a correre giù per le scale, o nel cortile, o apre i vetri di una finestra, decine di voci disperate risuonano dietro di lui: «Ah! Ah! Tenetelo, fermatelo... Cadrà, si farà male... fermo, fermo! Dove vai? Dove corri? Come è possibile? Non correre, non aprire, stai attento, non raffreddarti!». L’arrivo di una rarissima lettera turba, sconvolge, provoca terrore, e la lettura viene indefinitamente rinviata, come se contenesse una sciagura o un esplosivo.
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          > > La vita è delirio e riso. Nessuno, nel giorno dell’Epifania, esce da solo la sera dopo le dieci: tutti rifuggono dall’andare nella stalla, la notte prima di Pasqua. Si ha paura dei morti, dei folletti, degli spiriti. Il mondo della notte, dell’inquietudine e dei brividi si insinua da tutte le parti. Oppure qualcuno, chissà perché, ride. Il riso si propaga. Passa nell’anticamera e nella camera delle serve, si impadronisce clamorosamente di tutta la casa. Sembra interrompersi, comincia a tacere, tace, e poi riprende con una forza sempre maggiore, senza che nessuno capisca le ragioni e il significato di quest’allegria incontenibile.
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          > > Nel vasto paese di Oblomovka, cresce Oblomov. Senza darle un volto o un nome, crede nella felicità; si abbandona alle speranze della vita: il sogno è luminoso, vivo, poetico. Fantastica: gli piace immaginare di essere un condottiero invincibile, o un grande viaggiatore. Non è intelligente: o la sua intelligenza è coperta d’ogni sorta d’erbacce, e si addormenta nell’ozio. Ma, qualsiasi cosa pensi o immagini, è di un’ingenuità profondissima: ha un cuore onesto e fedele, che non dà mai una nota falsa, e resta intatto attraverso le vicissitudini della vita; un’anima cristallina, trasparente, incorruttibile.
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          > > Quando lasciò la campagna, la dolcezza e l’innocenza abbandonarono Oblomov. Il suo sguardo era sempre offuscato da un’espressione come di stanchezza e di noia: ma né la stanchezza né la noia cacciavano neppure per un attimo dal viso la morbidezza che vi regnava. Presto la sua pigrizia diventò tragica, ed egli diventò un niente, solo un niente. Non faceva mai nulla: dormicchiava, dormiva, dormicchiava, e poi di nuovo dormiva; era perennemente sfinito; il far nulla diventò un’ossessione. Era vizzo, vecchio e logoro come un mantello usato, perché la luce nascosta dentro di lui bruciava soltanto la sua prigione. Con la testa tra le mani, aveva difficoltà a pensare, e a sapere a cosa pensare. Intanto il tempo passava sopra di lui, che non riusciva a resistergli. Le ore si succedevano alle ore, i giorni ai giorni, gli anni agli anni, le luci degli occhi si mutarono in due punti torbidi, i capelli cominciarono a cadere senza pietà.
          ..
          > > http://www.corriere.it/cultura/12_luglio_30/citati...
          > >
          > >
          > > Rotola dal ridereRotola dal ridere
          >
          > Siamo fregati Piagnina

          per salvarci ..almeno così è nel romanzo..dobbiamo trovarci una donna ..una Biancaneve che ci risvegli dal sonno apatico
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            altg
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            il 2013-10-27 22:09:23.0 alle 2013-10-27 22:09:23.0
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            Re: x gatto
            > > > azz
            > > >
            > > > La pigrizia di Oblomov, malattia indolore
            > > > e mortale
            > > > L’antieroe di Goncarov: testimonial del no alla vita
            > > >
            > > > La casa editrice Feltrinelli ha recentemente pubblicato una nuova traduzione dell’Oblomov di Goncarov (a cura di Paolo Nori): un capolavoro di infinita sottigliezza. Il cuore del libro è Il sogno, che ne forma il nucleo originario. Siamo nell’Eden, ma in un Eden di dolcissima pigrizia, dove si è invischiati e inghiottiti in una specie di miele corroborante. Vivere non è agire, lavorare, pensare, muoversi; ma stare seduto accanto a un fiume tranquillo, osservando le acque che scorrono, una goccia dopo l’altra, e diventare quelle acque. Tutto è immobile: il tempo è assolutamente fermo, e ognuno sogna che oggi sia come ieri, e domani come oggi. Nessuno disturba l’uniformità di questa vita: il padre va su e giù nel salotto, ascoltando il rumore dei propri passi, la madre cuce e ricama, e avverte un lievissimo fruscio, il pendolo rintocca sempre eguale nella stanza da letto.
            > > >
            > > > Ogni mattina la balia o il servo mettono le calze e le scarpe al bambino, gli lavano il viso, lo pettinano, gli infilano la giacca, attenti a fargli passare le braccia nelle maniche senza disturbarlo, nel minimo modo. Se il bambino desidera qualcosa, basta un cenno con la mano, e tutto è subito qui. Mai muoversi. Se il bambino si mette a correre giù per le scale, o nel cortile, o apre i vetri di una finestra, decine di voci disperate risuonano dietro di lui: «Ah! Ah! Tenetelo, fermatelo... Cadrà, si farà male... fermo, fermo! Dove vai? Dove corri? Come è possibile? Non correre, non aprire, stai attento, non raffreddarti!». L’arrivo di una rarissima lettera turba, sconvolge, provoca terrore, e la lettura viene indefinitamente rinviata, come se contenesse una sciagura o un esplosivo.
            > > >
            > > > La vita è delirio e riso. Nessuno, nel giorno dell’Epifania, esce da solo la sera dopo le dieci: tutti rifuggono dall’andare nella stalla, la notte prima di Pasqua. Si ha paura dei morti, dei folletti, degli spiriti. Il mondo della notte, dell’inquietudine e dei brividi si insinua da tutte le parti. Oppure qualcuno, chissà perché, ride. Il riso si propaga. Passa nell’anticamera e nella camera delle serve, si impadronisce clamorosamente di tutta la casa. Sembra interrompersi, comincia a tacere, tace, e poi riprende con una forza sempre maggiore, senza che nessuno capisca le ragioni e il significato di quest’allegria incontenibile.
            > > >
            > > > Nel vasto paese di Oblomovka, cresce Oblomov. Senza darle un volto o un nome, crede nella felicità; si abbandona alle speranze della vita: il sogno è luminoso, vivo, poetico. Fantastica: gli piace immaginare di essere un condottiero invincibile, o un grande viaggiatore. Non è intelligente: o la sua intelligenza è coperta d’ogni sorta d’erbacce, e si addormenta nell’ozio. Ma, qualsiasi cosa pensi o immagini, è di un’ingenuità profondissima: ha un cuore onesto e fedele, che non dà mai una nota falsa, e resta intatto attraverso le vicissitudini della vita; un’anima cristallina, trasparente, incorruttibile.
            > > >
            > > > Quando lasciò la campagna, la dolcezza e l’innocenza abbandonarono Oblomov. Il suo sguardo era sempre offuscato da un’espressione come di stanchezza e di noia: ma né la stanchezza né la noia cacciavano neppure per un attimo dal viso la morbidezza che vi regnava. Presto la sua pigrizia diventò tragica, ed egli diventò un niente, solo un niente. Non faceva mai nulla: dormicchiava, dormiva, dormicchiava, e poi di nuovo dormiva; era perennemente sfinito; il far nulla diventò un’ossessione. Era vizzo, vecchio e logoro come un mantello usato, perché la luce nascosta dentro di lui bruciava soltanto la sua prigione. Con la testa tra le mani, aveva difficoltà a pensare, e a sapere a cosa pensare. Intanto il tempo passava sopra di lui, che non riusciva a resistergli. Le ore si succedevano alle ore, i giorni ai giorni, gli anni agli anni, le luci degli occhi si mutarono in due punti torbidi, i capelli cominciarono a cadere senza pietà.
            ..
            > > > http://www.corriere.it/cultura/12_luglio_30/citati...
            > > >
            > > >
            > > > Rotola dal ridereRotola dal ridere
            > >
            > > Siamo fregati Piagnina
            >
            > per salvarci ..almeno così è nel romanzo..dobbiamo trovarci una donna ..una Biancaneve che ci risvegli dal sonno apatico

            Nella mia esperienza, portano risvegli temporanei.
            Poi ti riaddormenti placidamente. Anonimo
<softv>

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