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    Campesina
    Sua maestà
    il 2015-01-08 16:18:04.0 alle 2015-01-08 16:18:04.0
    Trollate totali: 765
    Jamiroquai in the house
    Aarrivò il giorno, nel 2014 in cui poté finalmente rialzare il volume al massimo.
    Senza dover temere, di disturbare.

    Correva il 1998.
    Quando per la prima volta senti quella vocina, stridula toccare alla porta e dire:
    -Devi abbassare, io voglio guardare la TV-.
    E con quello arrivarono i: non puoi questo, non puoi quello.
    Tu sei una puttana, tu non sei figlia della mamma-nonna, etc, etc.
    Che dette dalla bocca di una bambina di cinque, sei, sette anni, erano veramente tristi.
    Parlare con mia madre era diventato impossibile, perché come provavi ad iniziare una conversazione, anche banale sulla scuola.
    La picinina di casa doveva intervenire e parlare solo lei con la mamma-nonna.
    Così quando a 18 anni ho finito la scuola sono volata via, il più lontano possibile.

    Sono tornata, sperando che le cose fossero cambiate, di ricostruire qualcosa con i derelitti della famiglia.
    Ma le uniche frasi della picinina, ormai grandina, erano: -Mentira, mentira. Non ti credo. Voglio questo, voglio quello.-
    L'ideologia di base era: tutti sono bugiardi, tutti ti vogliono fregare. Tu mi vuoi fregare, mi dici solo bugie.
    Ho provato per due anni a fargli capire che no, che non tutti sono così, il mondo non è composto di gente che ti vuole solo mettere i piedi in testa per approffittarsi di te. È vero esistono, ma non sono tutti cosi.

    Il risultato, per farglielo capire, stupidamente mi sono fatta mettere i piedi in testa, come faceva la nonna.

    Che malata di tumore, dopo un'operazione delicata, e dopo le sessioni di chemioterapa. Ritornata a casa, in pieno giugno al freddo stava tremante fuori dalla porta della nipote a chiamare - Tesorina, svegliati, devi andare a scuola, tesorina.- Mentre la nipotina di 14 anni, cara dormiva e se ne fregava, tanto la nonna era lì a supplicare al freddo e al gelo.
    E lo sapevano tutti che la mamma-nonna, era stata male, era stata operata, era delicata, e aveva bisogno di essere coccolata e curata, invece di ripartire con i diecimila sbatti di stare dietro alla nipote ed ai affari del figlio.
    Però a nessuno importava, lei sembrava stare bene, sembrava che era di nuovo forte.
    Però le mail di tristezza, di dipressione, di abbandono, e le lacrime, le riceveva la sottoscritta.
    La quale non poteva nemmeno dire, -ragazzi, la mamma-nonna, non è più la stessa, il suo fisico non è più lo stesso.-
    Perché la mamma-nonna si arrabbiava, voleva continuare con la sua farsa di " io sto bene davanti ai suoi cari".
    Cari che facevano finta di niente, è la trattavano come se nulla fosse cambiato, anzi, brutta stronza che sei andata via per otto mesi a curarti di un tumore.

    Non l'avete vista, non volevate sapere, avete chiuso gli occhi, quando piegata in due piangeva in ospedale, quando dovevamo aiutarla a pulirsi il culo, quando interi giorni in ospedale per la chemioterapia, pure quello scemo del suo gnenero veniva i fine settimaa in ospedale a giocare a carte con le signore malate di tumore e in chemio, cercando di tirare su il morale.
    E caro genero, tirami su il letto, no di meno, no di più, mezzo millimetro in più , no troppo, mezzzo millimetro in meno. E passami questo, e quello, per favore.
    Circa 7 persone gli correvano attorno, venivano a trovarla, a coccolarla a farla sentire amata, e a preoccuparsi per lei.

    E lei stupida, stupida ai suoi cari voleva solo dimostrare la sua forza, anche se in realtà stava ricrollando, come fece poi.

    Però, ovvio noi che arriviamo dopo la sua morte, dopo averla curata fino a quando la dottoressa quella mattina la visitò come di consueto e l'accompagno tenendogli la mano fino all'ora della fine. Perché la sottoscritta non poteva esserci, doveva recuperare l'adorata nipotina a Madrid.

    Era la sottoscritta che aveva vissuto i momenti peggiori, i suoi deliri di dolore, erano tali da sfrantumarti l'anima, visto che arrivava a livelli di pazzia al punto di supplicare alla propria figlia di mettergli un cuscino in faccia per placare quel dolore immenso che aveva in corpo.
    E come figlia, uno poteva solo dire. -Non posso, cerca di stare su, cerca di stare meglio, cerca di vivere.-


    Bene, oggi sta storia è finita.
    È chiusa, non sentirò più porte sbattere, nemmeno accuse infondate e sguardi di odio, mai più quel senso di colpa di disturbare qualcuno, non mi sentirò più schiacciata e oppressa in questa casa.




    **Modificato dall'autore il 08.01.2015 16:22**
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      Non Autenticato
      il 2015-01-08 20:12:06.0 alle 2015-01-08 20:12:06.0
      Re: Jamiroquai in the house
      Scritto da: Campesina
      > Aarrivò il giorno, nel 2014 in cui poté finalmente rialzare il volume al massimo.
      > Senza dover temere, di disturbare.
      >
      > Correva il 1998.
      > Quando per la prima volta senti quella vocina, stridula toccare alla porta e dire:
      > -Devi abbassare, io voglio guardare la TV-.
      > E con quello arrivarono i: non puoi questo, non puoi quello.
      > Tu sei una puttana, tu non sei figlia della mamma-nonna, etc, etc.
      > Che dette dalla bocca di una bambina di cinque, sei, sette anni, erano veramente tristi.
      > Parlare con mia madre era diventato impossibile, perché come provavi ad iniziare una conversazione, anche banale sulla scuola.
      > La picinina di casa doveva intervenire e parlare solo lei con la mamma-nonna.
      > Così quando a 18 anni ho finito la scuola sono volata via, il più lontano possibile.
      >
      > Sono tornata, sperando che le cose fossero cambiate, di ricostruire qualcosa con i derelitti della famiglia.
      > Ma le uniche frasi della picinina, ormai grandina, erano: -Mentira, mentira. Non ti credo. Voglio questo, voglio quello.-
      > L'ideologia di base era: tutti sono bugiardi, tutti ti vogliono fregare. Tu mi vuoi fregare, mi dici solo bugie.
      > Ho provato per due anni a fargli capire che no, che non tutti sono così, il mondo non è composto di gente che ti vuole solo mettere i piedi in testa per approffittarsi di te. È vero esistono, ma non sono tutti cosi.
      >
      > Il risultato, per farglielo capire, stupidamente mi sono fatta mettere i piedi in testa, come faceva la nonna.
      >
      > Che malata di tumore, dopo un'operazione delicata, e dopo le sessioni di chemioterapa. Ritornata a casa, in pieno giugno al freddo stava tremante fuori dalla porta della nipote a chiamare - Tesorina, svegliati, devi andare a scuola, tesorina.- Mentre la nipotina di 14 anni, cara dormiva e se ne fregava, tanto la nonna era lì a supplicare al freddo e al gelo.
      > E lo sapevano tutti che la mamma-nonna, era stata male, era stata operata, era delicata, e aveva bisogno di essere coccolata e curata, invece di ripartire con i diecimila sbatti di stare dietro alla nipote ed ai affari del figlio.
      > Però a nessuno importava, lei sembrava stare bene, sembrava che era di nuovo forte.
      > Però le mail di tristezza, di dipressione, di abbandono, e le lacrime, le riceveva la sottoscritta.
      > La quale non poteva nemmeno dire, -ragazzi, la mamma-nonna, non è più la stessa, il suo fisico non è più lo stesso.-
      > Perché la mamma-nonna si arrabbiava, voleva continuare con la sua farsa di " io sto bene davanti ai suoi cari".
      > Cari che facevano finta di niente, è la trattavano come se nulla fosse cambiato, anzi, brutta stronza che sei andata via per otto mesi a curarti di un tumore.
      >
      > Non l'avete vista, non volevate sapere, avete chiuso gli occhi, quando piegata in due piangeva in ospedale, quando dovevamo aiutarla a pulirsi il culo, quando interi giorni in ospedale per la chemioterapia, pure quello scemo del suo gnenero veniva i fine settimaa in ospedale a giocare a carte con le signore malate di tumore e in chemio, cercando di tirare su il morale.
      > E caro genero, tirami su il letto, no di meno, no di più, mezzo millimetro in più , no troppo, mezzzo millimetro in meno. E passami questo, e quello, per favore.
      > Circa 7 persone gli correvano attorno, venivano a trovarla, a coccolarla a farla sentire amata, e a preoccuparsi per lei.
      >
      > E lei stupida, stupida ai suoi cari voleva solo dimostrare la sua forza, anche se in realtà stava ricrollando, come fece poi.
      >
      > Però, ovvio noi che arriviamo dopo la sua morte, dopo averla curata fino a quando la dottoressa quella mattina la visitò come di consueto e l'accompagno tenendogli la mano fino all'ora della fine. Perché la sottoscritta non poteva esserci, doveva recuperare l'adorata nipotina a Madrid.
      >
      > Era la sottoscritta che aveva vissuto i momenti peggiori, i suoi deliri di dolore, erano tali da sfrantumarti l'anima, visto che arrivava a livelli di pazzia al punto di supplicare alla propria figlia di mettergli un cuscino in faccia per placare quel dolore immenso che aveva in corpo.
      > E come figlia, uno poteva solo dire. -Non posso, cerca di stare su, cerca di stare meglio, cerca di vivere.-
      >
      >
      > Bene, oggi sta storia è finita.
      > È chiusa, non sentirò più porte sbattere, nemmeno accuse infondate e sguardi di odio, mai più quel senso di colpa di disturbare qualcuno, non mi sentirò più schiacciata e oppressa in questa casa.

      Se hai soppresso la sorellina propongo di plastinarla. Licchione
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        Non Autenticato
        il 2015-01-08 20:17:35.0 alle 2015-01-08 20:17:35.0
        Re: Jamiroquai in the house
        Scritto da:
        > Scritto da: Campesina
        > > Aarrivò il giorno, nel 2014 in cui poté finalmente rialzare il volume al massimo.
        > > Senza dover temere, di disturbare.
        > >
        > > Correva il 1998.
        > > Quando per la prima volta senti quella vocina, stridula toccare alla porta e dire:
        > > -Devi abbassare, io voglio guardare la TV-.
        > > E con quello arrivarono i: non puoi questo, non puoi quello.
        > > Tu sei una puttana, tu non sei figlia della mamma-nonna, etc, etc.
        > > Che dette dalla bocca di una bambina di cinque, sei, sette anni, erano veramente tristi.
        > > Parlare con mia madre era diventato impossibile, perché come provavi ad iniziare una conversazione, anche banale sulla scuola.
        > > La picinina di casa doveva intervenire e parlare solo lei con la mamma-nonna.
        > > Così quando a 18 anni ho finito la scuola sono volata via, il più lontano possibile.
        > >
        > > Sono tornata, sperando che le cose fossero cambiate, di ricostruire qualcosa con i derelitti della famiglia.
        > > Ma le uniche frasi della picinina, ormai grandina, erano: -Mentira, mentira. Non ti credo. Voglio questo, voglio quello.-
        > > L'ideologia di base era: tutti sono bugiardi, tutti ti vogliono fregare. Tu mi vuoi fregare, mi dici solo bugie.
        > > Ho provato per due anni a fargli capire che no, che non tutti sono così, il mondo non è composto di gente che ti vuole solo mettere i piedi in testa per approffittarsi di te. È vero esistono, ma non sono tutti cosi.
        > >
        > > Il risultato, per farglielo capire, stupidamente mi sono fatta mettere i piedi in testa, come faceva la nonna.
        > >
        > > Che malata di tumore, dopo un'operazione delicata, e dopo le sessioni di chemioterapa. Ritornata a casa, in pieno giugno al freddo stava tremante fuori dalla porta della nipote a chiamare - Tesorina, svegliati, devi andare a scuola, tesorina.- Mentre la nipotina di 14 anni, cara dormiva e se ne fregava, tanto la nonna era lì a supplicare al freddo e al gelo.
        > > E lo sapevano tutti che la mamma-nonna, era stata male, era stata operata, era delicata, e aveva bisogno di essere coccolata e curata, invece di ripartire con i diecimila sbatti di stare dietro alla nipote ed ai affari del figlio.
        > > Però a nessuno importava, lei sembrava stare bene, sembrava che era di nuovo forte.
        > > Però le mail di tristezza, di dipressione, di abbandono, e le lacrime, le riceveva la sottoscritta.
        > > La quale non poteva nemmeno dire, -ragazzi, la mamma-nonna, non è più la stessa, il suo fisico non è più lo stesso.-
        > > Perché la mamma-nonna si arrabbiava, voleva continuare con la sua farsa di " io sto bene davanti ai suoi cari".
        > > Cari che facevano finta di niente, è la trattavano come se nulla fosse cambiato, anzi, brutta stronza che sei andata via per otto mesi a curarti di un tumore.
        > >
        > > Non l'avete vista, non volevate sapere, avete chiuso gli occhi, quando piegata in due piangeva in ospedale, quando dovevamo aiutarla a pulirsi il culo, quando interi giorni in ospedale per la chemioterapia, pure quello scemo del suo gnenero veniva i fine settimaa in ospedale a giocare a carte con le signore malate di tumore e in chemio, cercando di tirare su il morale.
        > > E caro genero, tirami su il letto, no di meno, no di più, mezzo millimetro in più , no troppo, mezzzo millimetro in meno. E passami questo, e quello, per favore.
        > > Circa 7 persone gli correvano attorno, venivano a trovarla, a coccolarla a farla sentire amata, e a preoccuparsi per lei.
        > >
        > > E lei stupida, stupida ai suoi cari voleva solo dimostrare la sua forza, anche se in realtà stava ricrollando, come fece poi.
        > >
        > > Però, ovvio noi che arriviamo dopo la sua morte, dopo averla curata fino a quando la dottoressa quella mattina la visitò come di consueto e l'accompagno tenendogli la mano fino all'ora della fine. Perché la sottoscritta non poteva esserci, doveva recuperare l'adorata nipotina a Madrid.
        > >
        > > Era la sottoscritta che aveva vissuto i momenti peggiori, i suoi deliri di dolore, erano tali da sfrantumarti l'anima, visto che arrivava a livelli di pazzia al punto di supplicare alla propria figlia di mettergli un cuscino in faccia per placare quel dolore immenso che aveva in corpo.
        > > E come figlia, uno poteva solo dire. -Non posso, cerca di stare su, cerca di stare meglio, cerca di vivere.-
        > >
        > >
        > > Bene, oggi sta storia è finita.
        > > È chiusa, non sentirò più porte sbattere, nemmeno accuse infondate e sguardi di odio, mai più quel senso di colpa di disturbare qualcuno, non mi sentirò più schiacciata e oppressa in questa casa.
        >
        > Se hai soppresso la sorellina propongo di plastinarla. Licchione
        >
        Na, si è trasferita nella Villa che gli ha comprato il padre.
        E li vivrà con la sorellastra, e la sottometterà ai suoi voleri.
        Ma sono i loro problemi, non miei.
        Finalmente!!

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