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    Non Autenticato
    il 2015-10-02 11:47:03.0 alle 2015-10-02 11:47:03.0
    la solita zuppa
    Non mi frega più niente di niente ormai da tempo. Oggi alla stazione mi sono messo in un angolo (nascosto) a piangere. Quando ho sentito che il treno stava per arrivare ho avuto la forte tentazione di fare quel salto. Non c'era in me una qualche forza demoniaca o cosa, volevo solo fare un po' di silenzio.
    Dormire è la cosa che più mi piace nella vita. Anzi, correggo, l'unica cosa; quando sono sveglio l'unica cosa che ho in testa sono pensieri di morte. Lo stesso essere sveglio e cosciente è per me un dolore atroce, spesso fisico. Odio sapere di essere chi sono, e sono cosciente che la mia morte sarebbe soltanto un altro sonno, ma di quelli senza sveglie, quindi forse il migliore di tutti.
    Vado a letto molto tardi in modo da essere sicuro che mi addormenterò facilmente e in fretta. Al risveglio maledico il nuovo giorno.
    Mi piace stare in posti isolati, silenziosi, oscuri, senza gente che si possa accorgere della mia esistenza. Il mondo è un teatro nel quale non recito più da tempo. Vedo l'universo che si muove intorno a me come se stessi guardando un vecchissimo film di cui so già il finale.
    Se avessi l'opportunità ucciderei tutti - la prepotenza insita nell'essere umano porta i miei simili a sopraffarmi già dal primo incontro, in quanto so nascondere difficilmente la mia debolezza. Quando penso alle altre persone mi fanno male i denti, per quanto l'odio mi porta a stringerli.
    I miei unici pensieri sono di morte. Come quelli di tutti, credo, ma i miei sono un po' più espliciti (credo). Faccio le cose per fingere di farle, tanto so che in un modo o nell'altro anche stasera mi addormenterò. Ho accettato la mia morte come un fatto banale, un altro sonno. A un certo punto cadrò a terra e cesserò di essere. Qualcuno sarà lì intorno, magari in un letto di ospedale, magari alla stazione, e si scambierà qualche opinione. Qualcun altro mi impacchetterà e festa finita, ognuno alle sue case, come tutti noi facciamo quotidianamente con le morti degli altri, tanto a casa abbiamo tutti un pezzo di pane e un letto, quindi quello ci può restare in tomba.
    Un mese fa ho avuto la mia prima lezione all'università. Uscito di lì i miei pensieri di morte si sono fatti forti come non mai. Sentivo freddo. Poi sono passato di fronte a una chiesa; dietro c'erano delle tombe. Le ho guardate, mi sono consolato e mi è tornato il sorriso, sapendo che in breve tempo ci sarei stato anch'io lì sotto e tutto questo incubo dell'esistenza sarebbe terminato.
    Quando riacquisto un po' di lucidità mi dico che è il più brutto periodo della mia vita e devo tirare avanti, ma se guardo indietro mi accorgo che questo periodo più brutto della mia vita dura dal pieno dell'adolescenza (ora ho vent'anni), e ciò vuol dire che questo inferno è semplicemente parte della mia persona, niente di più. Banale e privo di significato, come la morte.
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      Non Autenticato
      il 2015-10-02 11:58:25.0 alle 2015-10-02 11:58:25.0
      Re: la solita zuppa
      Scritto da:
      > Non mi frega più niente di niente ormai da tempo. Oggi alla stazione mi sono messo in un angolo (nascosto) a piangere. Quando ho sentito che il treno stava per arrivare ho avuto la forte tentazione di fare quel salto. Non c'era in me una qualche forza demoniaca o cosa, volevo solo fare un po' di silenzio.
      > Dormire è la cosa che più mi piace nella vita. Anzi, correggo, l'unica cosa; quando sono sveglio l'unica cosa che ho in testa sono pensieri di morte. Lo stesso essere sveglio e cosciente è per me un dolore atroce, spesso fisico. Odio sapere di essere chi sono, e sono cosciente che la mia morte sarebbe soltanto un altro sonno, ma di quelli senza sveglie, quindi forse il migliore di tutti.
      > Vado a letto molto tardi in modo da essere sicuro che mi addormenterò facilmente e in fretta. Al risveglio maledico il nuovo giorno.
      > Mi piace stare in posti isolati, silenziosi, oscuri, senza gente che si possa accorgere della mia esistenza. Il mondo è un teatro nel quale non recito più da tempo. Vedo l'universo che si muove intorno a me come se stessi guardando un vecchissimo film di cui so già il finale.
      > Se avessi l'opportunità ucciderei tutti - la prepotenza insita nell'essere umano porta i miei simili a sopraffarmi già dal primo incontro, in quanto so nascondere difficilmente la mia debolezza. Quando penso alle altre persone mi fanno male i denti, per quanto l'odio mi porta a stringerli.
      > I miei unici pensieri sono di morte. Come quelli di tutti, credo, ma i miei sono un po' più espliciti (credo). Faccio le cose per fingere di farle, tanto so che in un modo o nell'altro anche stasera mi addormenterò. Ho accettato la mia morte come un fatto banale, un altro sonno. A un certo punto cadrò a terra e cesserò di essere. Qualcuno sarà lì intorno, magari in un letto di ospedale, magari alla stazione, e si scambierà qualche opinione. Qualcun altro mi impacchetterà e festa finita, ognuno alle sue case, come tutti noi facciamo quotidianamente con le morti degli altri, tanto a casa abbiamo tutti un pezzo di pane e un letto, quindi quello ci può restare in tomba.
      > Un mese fa ho avuto la mia prima lezione all'università. Uscito di lì i miei pensieri di morte si sono fatti forti come non mai. Sentivo freddo. Poi sono passato di fronte a una chiesa; dietro c'erano delle tombe. Le ho guardate, mi sono consolato e mi è tornato il sorriso, sapendo che in breve tempo ci sarei stato anch'io lì sotto e tutto questo incubo dell'esistenza sarebbe terminato.
      > Quando riacquisto un po' di lucidità mi dico che è il più brutto periodo della mia vita e devo tirare avanti, ma se guardo indietro mi accorgo che questo periodo più brutto della mia vita dura dal pieno dell'adolescenza (ora ho vent'anni), e ciò vuol dire che questo inferno è semplicemente parte della mia persona, niente di più. Banale e privo di significato, come la morte.

      Tu non hai mai preso calci nel culo ne pugni sul naso. Prova prima con quelli, poi se non ti passa vai da uno psicazzo, se non ti passa ancora suicidati ma non sotto un treno, romperesti i coglioni ai pendolari. Tagliati la gola.
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      ☺
      Scritto da
      ::1
      il 2015-10-02 11:59:35.0 alle 2015-10-02 11:59:35.0
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      Re: la solita zuppa
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      > Non mi frega più niente di niente ormai da tempo. Oggi alla stazione mi sono messo in un angolo (nascosto) a piangere. Quando ho sentito che il treno stava per arrivare ho avuto la forte tentazione di fare quel salto. Non c'era in me una qualche forza demoniaca o cosa, volevo solo fare un po' di silenzio.
      > Dormire è la cosa che più mi piace nella vita. Anzi, correggo, l'unica cosa; quando sono sveglio l'unica cosa che ho in testa sono pensieri di morte. Lo stesso essere sveglio e cosciente è per me un dolore atroce, spesso fisico. Odio sapere di essere chi sono, e sono cosciente che la mia morte sarebbe soltanto un altro sonno, ma di quelli senza sveglie, quindi forse il migliore di tutti.
      > Vado a letto molto tardi in modo da essere sicuro che mi addormenterò facilmente e in fretta. Al risveglio maledico il nuovo giorno.
      > Mi piace stare in posti isolati, silenziosi, oscuri, senza gente che si possa accorgere della mia esistenza. Il mondo è un teatro nel quale non recito più da tempo. Vedo l'universo che si muove intorno a me come se stessi guardando un vecchissimo film di cui so già il finale.
      > Se avessi l'opportunità ucciderei tutti - la prepotenza insita nell'essere umano porta i miei simili a sopraffarmi già dal primo incontro, in quanto so nascondere difficilmente la mia debolezza. Quando penso alle altre persone mi fanno male i denti, per quanto l'odio mi porta a stringerli.
      > I miei unici pensieri sono di morte. Come quelli di tutti, credo, ma i miei sono un po' più espliciti (credo). Faccio le cose per fingere di farle, tanto so che in un modo o nell'altro anche stasera mi addormenterò. Ho accettato la mia morte come un fatto banale, un altro sonno. A un certo punto cadrò a terra e cesserò di essere. Qualcuno sarà lì intorno, magari in un letto di ospedale, magari alla stazione, e si scambierà qualche opinione. Qualcun altro mi impacchetterà e festa finita, ognuno alle sue case, come tutti noi facciamo quotidianamente con le morti degli altri, tanto a casa abbiamo tutti un pezzo di pane e un letto, quindi quello ci può restare in tomba.
      > Un mese fa ho avuto la mia prima lezione all'università. Uscito di lì i miei pensieri di morte si sono fatti forti come non mai. Sentivo freddo. Poi sono passato di fronte a una chiesa; dietro c'erano delle tombe. Le ho guardate, mi sono consolato e mi è tornato il sorriso, sapendo che in breve tempo ci sarei stato anch'io lì sotto e tutto questo incubo dell'esistenza sarebbe terminato.
      > Quando riacquisto un po' di lucidità mi dico che è il più brutto periodo della mia vita e devo tirare avanti, ma se guardo indietro mi accorgo che questo periodo più brutto della mia vita dura dal pieno dell'adolescenza (ora ho vent'anni), e ciò vuol dire che questo inferno è semplicemente parte della mia persona, niente di più. Banale e privo di significato, come la morte.

      SPARATIUNASEGACIAO
      Young professional woman and busy mom.
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