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      il 2016-06-14 15:43:44.0 alle 2016-06-14 15:43:44.0
      Re: lessico dell'omofobia
      Finocchio
      « ... scoiattolano con occhi di gatti // i finocchi tra il vociare assorto e lo striscio dei piedi »
      (Dino Campana "Versi sparsi" in Canti Orfici e altri scritti Firenze 1952, pag.197)

      Sull'etimologia di finocchio esiste invece la suggestiva ipotesi suggerente il fatto che possa derivare dall'epoca in cui operava la Santa Inquisizione nello Stato Pontificio, quando i semi di finocchio sarebbero stati gettati sugli omosessuali che stavano bruciando dopo esser stati condannati alla pena di morte sul rogo, al fine di mitigare la puzza di carne bruciata. Non vi è però alcuna prova oggettivamente documentata che questo sia effettivamente il significato autentico.

      Invece pare trattarsi di questo: il finocchio selvatico veniva usato come ripiego per aromatizzare i cibi quando non si avevano i soldi per comprare le spezie provenienti dall'oriente le quali essendo molto ricercate e pregiate venivano ad essere anche molto costose (ancor oggi in Toscana col finocchio si dà l'aroma al salame, dando vita così alla famosa finocchiona). Ecco, quindi, che "finocchio", se riferito ad una persona, è qualcuno che vale davvero ben poco, un uomo che non è uomo[13]

      Un'altra possibile spiegazione sarebbe un'allusione metaforica alla forma arrotondata del bulbo ("grùmolo") edule del finocchio, che ricorda vagamente quella delle natiche umane. Peraltro, proprio il finocchio dal grumolo tondeggiante, più saporito e quindi più pregiato, è curiosamente detto "finocchio maschio".[senza fonte]

      Altri invece ipotizzano che la voce non vada direttamente connessa al vegetale, bensì all'omonima maschera popolare della commedia dell'arte che incarnava il servo sciocco e al contempo astuto, dai modi vagamente effeminati; i pareri rimangono in ogni caso discordanti. Vi è anche l'ipotesi che riconduce l'uso equivoco al modo di dire popolare "Metter il finocchio tra le mele", il metter insieme due cose le quali pur differenti vengono perfettamente ad accordarsi[14].

      In ambito letterario il termine viene usato, oltre che da Pasolini, Tondelli e Busi, anche da Vasco Pratolini, Giorgio Bassani ne Gli occhiali d'oro, Fruttero & Lucentini ne La donna della domenica; infine l'uso equivoco dell'accezione potrebbe risalire per metonimia da una scherzosa reinterpretazione intesa come "occhio fino", cioè "occhio più piccolo" nel senso di ano[15].
      « Lo so che la vita da finocchi è difficile »
      (Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini[16])
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