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il 2016-07-18 23:03:24.0 alle 2016-07-18 23:03:24.0
l'islam ha portato scienza e sapere
°°°Influenza in Occidente
Anche in Occidente la civiltà musulmana ebbe notevole influenza, se non nel campo della religione e dell’arte, nel campo dell’insegnamento scientifico, letterario e morale. Andiamo ai secoli IX e X dell’era cristiana, corrispondenti al III e al IV secolo dell’Egira. Nell’Europa islamica di allora, nella Spagna, con il Califfato Omàyyade di al-Andalus, la civiltà islamica era all’apice del suo splendore. L’Europa cristiana viveva quel periodo storico chiamato dei “secoli bui”. Le persone più istruite della cristianità erano dei monaci, che passavano il tempo nei loro monasteri, a cancellare le copie dei capolavori antichi, per procurarsi il materiale scrittorio, necessario alle trascrizioni di opere di carità. Gli abitanti dell’Europa, in quel tempo, facevano una vita da barbari, senza la consapevolezza della propria barbarie. Fu nei secoli XI e XII che in Europa qualcuno incominciò a sentire qualche aspirazione verso la scienza. Furono pochi spiriti eletti, che, sentito il bisogno di scuotere la pesante ignoranza che pesava sull’Occidente cristiano, si recarono nell’Occidente islamico di allora, la penisola iberica, a studiare le scienze, andando a scuola dai Musulmani dell’Andalus. Si usa, generalmente, ripetere che la scienza penetrò in Europa per mezzo delle Crociate, ma ciò non corrisponde al vero, in quanto la scienza penetrò in Europa attraverso la Spagna, la Sicilia e l’Italia. Fino dal 1130 un collegio di traduttori, stabilito a Toledo, lavorò alla traduzione in latino dei più celebri autori Musulmani, le cui opere vennero esportate nell’Europa cristiana, rivelando un mondo nuovo e fino al XIV secolo l’interesse non venne meno. Furono tradotte, dall’arabo in latino, non solo opere di Autori Musulmani, che brillano ancor oggi come luminari di prima grandezza nel firmamento della scienza, ma anche, sempre dall’arabo in latino, di opere scientifiche e filosofiche di autori greci, che i Musulmani, assetati di sapere, avevano tradotto in arabo dal greco, pagandole a peso d’oro. L’Occidente ha potuto conoscere il pensiero filosofico e scientifico greco attraverso la traduzione in arabo dei testi, i cui originali erano andati distrutti, nei quali essi erano registrati. E’ agli studiosi e ai ricercatori musulmani e non già ai monaci del medio evo, i quali ignoravano, addirittura, l’esistenza della lingua greca, che siamo debitori del salvataggio del pensiero degli antichi; è a loro che il mondo deve eterna riconoscenza per aver salvato questa preziosa eredità. C’è da dire, poi, che la Spagna Islamica fu l’unico spazio nell’Europa occidentale, in cui, nel X secolo dell’era volgare, si conservò il culto delle lettere e delle scienze, che ovunque era stato abbandonato. E fu nella Spagna musulmana che si recarono a studiare i pochi ricercatori e cultori delle scienze dell’epoca.
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Il metodo sperimentale
Gli studiosi Musulmani, dopo essere stati semplici allievi dei Greci, di cui studiarono avidamente le opere - opere che erano destinate a piccole cerchie di intellettuali, anche per il costo della pergamena - compresero ben presto quanto l’esperienza e l’osservazione valessero… ben più di tutti i libri, anche i migliori! Infatti, studiando le opere degli scienziati musulmani, non si può non arrivare – e ci si arriva, necessariamente - alla conclusione che la dottrina, che sostituisce l’esperienza e l’osservazione all’autorità del maestro, chiamata, oggi, la dottrina del metodo sperimentale che l’ Occidente attribuisce a Ruggero Bacone, fu inventata da loro. Sperimentare e osservare era, infatti, il metodo degli scienziati musulmani, mentre nell’Europa medioevale a essi contemporanea lo studio, quello che c’era, era fatto sui libri e il sapere si limitava alla ripetizione dell’opinione del maestro. Gli scienziati musulmani facevano esperimenti e furono i primi al mondo, e gli unici per molto tempo, a capire l’importanza del metodo basato sull’esperienza. Il metodo sperimentale, inaugurato dagli scienziati musulmani condusse a scoperte importanti e l’abitudine alla sperimentazione diede al loro lavoro quella originalità e quella precisione, che non si trova in chi ha studiato i fenomeni solo sui libri. Il successo degli scienziati musulmani non si limitò solo al progresso delle scienze, per mezzo delle loro scoperte; essi, infatti, la scienza la diffusero attraverso le loro università e i loro libri, esercitando in Europa una indiscutibile e poderosa influenza nella promozione e nella formazione di una mentalità scientifica, antagonista al dogmatismo allora dominante, fondato sull’ ipse dixit. Quando fu chiesto a uno scolastico dogmatico, essendo presente un cavallo: “Quanti denti ha il cavallo?” Rispose: “Non lo so, perché Aristotele non lo dice!” E il richiedente, che era stato a lezione da un maestro musulmano: “Ma per saperlo non è sufficiente aprire la bocca al cavallo e contarli?”. Peraltro, l’influenza che la civiltà islamica esercitò sull’Europa è rintracciabile in centinaia di termini nelle diverse sfere di attività, che derivano dalla lingua araba e che si trovano nel lessico moderno, ma soprattutto nella nomenclatura scientifica dell’astronomia, della matematica, della medicina, della storia naturale.