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    il 2017-02-12 21:22:20.0 alle 2017-02-12 21:22:20.0
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    Commento trovato sul web che quoto
    Io ipotizzo (anzi: sospetto) che la diversità di trattamento sia sì un atteggiamento meramente culturale, ma che esso sia una conseguenza della inconscia constatazione collettiva di una oggettiva diversità biologica fra "maschio" e "femmina".
    Prima di affrontare la questione, infatti, bisognerebbe sapere quante sono, di fatto, le donne che desiderano avere tanti uomini anzichè uno solo. Se dovessimo scoprire che sono una irrilevante minoranza, penso che questo sarebbe un dato da tenere in considerazione. Mi spiego: la psicologia sessuale "maschile" e quella "femminile" potrebbero essere intrinsecamente NON comparabili, NON equiparabili, NON simmetriche. Supponiamo ad esempio un tale scenario:
    - il maschio è biologicamente portato alla diffusione del proprio seme, ovvero ha istinti naturali che lo conducono ad accoppiarsi col maggior numero di femmine possibili;
    - la femmina è biologicamente portata alla selezione del seme migliore, ovvero ha istinti naturali che la conducono ad accoppiarsi col maschio ritenuto migliore, e al rifiuto degli altri maschi.
    Questo è, che io sappia, ciò che "di regola" succede nelle specie viventi animali. Nella specie umana, ovviamente, la "regola" può (giustamente!) essere infranta dalla volontà degli individui, che dipende comunque da istinti innati ma che può comunque essere in contrasto con gli stessi (altrimenti non esisterebbe proprio "volontà").
    Ora, lasciando perdere le opinioni ideologiche di ciascuno di noi, proviamo a far evolvere tale scenario e a considerarne le conseguenze.
    Il maschio si sente in competizione: chi diffonde più seme è stato selezionato più volte come il "migliore". La femmina si sente in competizione in un senso totalmente diverso: chi si accoppia col maschio migliore ha selezionato il maschio migliore. Se va con più maschi, è improbabile che siano tutti "i migliori".
    L'inconscia e reciproca consapevolezza di questo fatto biologico, ovvero di questa asimmetria negli istinti naturali del "maschio" e della "femmina", probabilmente ha fatto sì che, anche culturalmente, sia il maschio "diffusore" a possedere una specie di giustificazione "positiva" del suo comportamento, e NON la donna. Una donna che "va con tanti uomini" non possiede una giustificazione "biologica", e questo si è rispecchiato anche nella mentalità e nei modi di sentire di molte civiltà umane, lontane sia geograficamente che cronologicamente.
    Avete presente quando si dice "l'uomo propone e la donna sceglie"?
    Probabilmente, quando succede il contrario, scatta un meccanismo inconscio di "autodifesa collettiva" nei confronti di tale "eresia biologica", e quindi viene istintivamente considrata "errata".

    **Modificato dall'autore il 13.02.2017 18:03**
    "Se tutti facessero così..."

    "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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      Non Autenticato
      il 2017-02-12 22:37:56.0 alle 2017-02-12 22:37:56.0
      Re: Commento trovato sul web che quoto
      Scritto da: Ordine
      > [img]Io ipotizzo (anzi: sospetto) che la diversità di trattamento sia sì un atteggiamento meramente culturale, ma che esso sia una conseguenza della inconscia constatazione collettiva di una oggettiva diversità biologica fra "maschio" e "femmina".
      > Prima di affrontare la questione, infatti, bisognerebbe sapere quante sono, di fatto, le donne che desiderano avere tanti uomini anzichè uno solo. Se dovessimo scoprire che sono una irrilevante minoranza, penso che questo sarebbe un dato da tenere in considerazione. Mi spiego: la psicologia sessuale "maschile" e quella "femminile" potrebbero essere intrinsecamente NON comparabili, NON equiparabili, NON simmetriche. Supponiamo ad esempio un tale scenario:
      > - il maschio è biologicamente portato alla diffusione del proprio seme, ovvero ha istinti naturali che lo conducono ad accoppiarsi col maggior numero di femmine possibili;
      > - la femmina è biologicamente portata alla selezione del seme migliore, ovvero ha istinti naturali che la conducono ad accoppiarsi col maschio ritenuto migliore, e al rifiuto degli altri maschi.
      > Questo è, che io sappia, ciò che "di regola" succede nelle specie viventi animali. Nella specie umana, ovviamente, la "regola" può (giustamente!) essere infranta dalla volontà degli individui, che dipende comunque da istinti innati ma che può comunque essere in contrasto con gli stessi (altrimenti non esisterebbe proprio "volontà").
      > Ora, lasciando perdere le opinioni ideologiche di ciascuno di noi, proviamo a far evolvere tale scenario e a considerarne le conseguenze.
      > Il maschio si sente in competizione: chi diffonde più seme è stato selezionato più volte come il "migliore". La femmina si sente in competizione in un senso totalmente diverso: chi si accoppia col maschio migliore ha selezionato il maschio migliore. Se va con più maschi, è improbabile che siano tutti "i migliori".
      > L'inconscia e reciproca consapevolezza di questo fatto biologico, ovvero di questa asimmetria negli istinti naturali del "maschio" e della "femmina", probabilmente ha fatto sì che, anche culturalmente, sia il maschio "diffusore" a possedere una specie di giustificazione "positiva" del suo comportamento, e NON la donna. Una donna che "va con tanti uomini" non possiede una giustificazione "biologica", e questo si è rispecchiato anche nella mentalità e nei modi di sentire di molte civiltà umane, lontane sia geograficamente che cronologicamente.
      > Avete presente quando si dice "l'uomo propone e la donna sceglie"?
      > Probabilmente, quando succede il contrario, scatta un meccanismo inconscio di "autodifesa collettiva" nei confronti di tale "eresia biologica", e quindi viene istintivamente considrata "errata".[/img]

      Anche tu ti sei fatto fregare da [immagine].
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        il 2017-02-13 18:02:52.0 alle 2017-02-13 18:02:52.0
        Trollate totali: 4032
        Re: Commento trovato sul web che quoto
        Scritto da:
        > Scritto da: Ordine
        > > [img]Io ipotizzo (anzi: sospetto) che la diversità di trattamento sia sì un atteggiamento meramente culturale, ma che esso sia una conseguenza della inconscia constatazione collettiva di una oggettiva diversità biologica fra "maschio" e "femmina".
        > > Prima di affrontare la questione, infatti, bisognerebbe sapere quante sono, di fatto, le donne che desiderano avere tanti uomini anzichè uno solo. Se dovessimo scoprire che sono una irrilevante minoranza, penso che questo sarebbe un dato da tenere in considerazione. Mi spiego: la psicologia sessuale "maschile" e quella "femminile" potrebbero essere intrinsecamente NON comparabili, NON equiparabili, NON simmetriche. Supponiamo ad esempio un tale scenario:
        > > - il maschio è biologicamente portato alla diffusione del proprio seme, ovvero ha istinti naturali che lo conducono ad accoppiarsi col maggior numero di femmine possibili;
        > > - la femmina è biologicamente portata alla selezione del seme migliore, ovvero ha istinti naturali che la conducono ad accoppiarsi col maschio ritenuto migliore, e al rifiuto degli altri maschi.
        > > Questo è, che io sappia, ciò che "di regola" succede nelle specie viventi animali. Nella specie umana, ovviamente, la "regola" può (giustamente!) essere infranta dalla volontà degli individui, che dipende comunque da istinti innati ma che può comunque essere in contrasto con gli stessi (altrimenti non esisterebbe proprio "volontà").
        > > Ora, lasciando perdere le opinioni ideologiche di ciascuno di noi, proviamo a far evolvere tale scenario e a considerarne le conseguenze.
        > > Il maschio si sente in competizione: chi diffonde più seme è stato selezionato più volte come il "migliore". La femmina si sente in competizione in un senso totalmente diverso: chi si accoppia col maschio migliore ha selezionato il maschio migliore. Se va con più maschi, è improbabile che siano tutti "i migliori".
        > > L'inconscia e reciproca consapevolezza di questo fatto biologico, ovvero di questa asimmetria negli istinti naturali del "maschio" e della "femmina", probabilmente ha fatto sì che, anche culturalmente, sia il maschio "diffusore" a possedere una specie di giustificazione "positiva" del suo comportamento, e NON la donna. Una donna che "va con tanti uomini" non possiede una giustificazione "biologica", e questo si è rispecchiato anche nella mentalità e nei modi di sentire di molte civiltà umane, lontane sia geograficamente che cronologicamente.
        > > Avete presente quando si dice "l'uomo propone e la donna sceglie"?
        > > Probabilmente, quando succede il contrario, scatta un meccanismo inconscio di "autodifesa collettiva" nei confronti di tale "eresia biologica", e quindi viene istintivamente considrata "errata".[/img]
        >
        > Anche tu ti sei fatto fregare da [immagine].

        No, ho sbagliato io
        "Se tutti facessero così..."

        "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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