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Sono giorni che ci piangoScritto daAlienazioneAlcune galline sono felici.il 2017-04-22 11:20:34.0 alle 2017-04-22 11:20:34.0Trollate totali: 3508"Tu sei fortunata che a 21 anni hai ereditato, mentre Principessa No."
Ora questa frase detta dal Sire mi ha fatto imbestialire.
Ereditare significa che qualcuno è morto, che sia morto mio padre quando avevo 20 anni, non è una cosa bella, è una grande tragedia che mi ha segnato e distrutto. Che poi sia morto pure mio nonno paterno 6 giorni dopo, e anche mia zia paterna un anno dopo. Non c'è nulla di divertente nell'ereditare. In due anni ho visto due persone morire tra atroci sofferenze causate dal cancro.
Ora io posso capire che il Sire è convinto che io sono una buona a nulla, in grado di non combinare nulla nella vita. Dunque secondo il suo stupido ragionamento, se io non avessi ereditato, sarei stata persa senza nessuno che mi manteneva.
Ora, io ho sempre lavorato, sono arrivata a febbraio del 2001 in Europa, avevo 18 anni e ho iniziato a lavorare in UK, mi è piaciuto avere soldini miei da spendere per le mie cose, e ho proseguito a lavorare anche in italia, come ogni studente universitario che non vive sugl'allori.
Se poi ho mollato i lavori per correre ad acudire i parenti moribondi ed infermi, l'ho fatto perché credevo veramente che il termine "famiglia" era sinonimo di "vogliamoci bene, aiutiamoci". Come i parenti hanno migliorato la loro salute, io ho ripreso a lavorare e a fare la mia vita.
Però no. Al Sire questo non entra in testa, o uno aspira a gudagnare tanti soldi o se no, niente, è una merda.
Sono sicura che se mio padre e mia madre fossero vivi.
Io avrei continuato a lavorare, chissà forse mi sarei pure laureata, ero desiderosa di partire con qualche spedizione di ricerca, avrei incontrato il Fazz e come ogni coppietta italiana avremmo condiviso un affitto, poi avremmo comprato una casa, pagando le nostre rate del mutuo come la maggioranza dei giovani, o forse no, saremmo partiti per l'India o chissa cosa avremmo fatto. Comunque sono sicura che sarei stata più felice, avrei viaggiato ancora con mio padre, avrei ancora mia madre.
Però no, in meno di cinque anni ho perso 4 persone care, di cui i miei genitori. E l'eredità è stata una sofferenza, tutti quei documenti, tutte quelle frasette, tutte quelle magagne burocratiche che devi fare subito e che ti ricordano che il tuo genitore non c'è più, che sei da sola nel fottuto mondo, e mai nessuno sarà in grado di capire alcune cose come i tuoi.
Vero ora ho mandato affanculo tutto e sono rintanata a fare la Campesina scapestrata che vive di reddito e ho raggiunti una stabilità mentale, sono solo passati 14 anni da quando è morto mio padre e quasi nove da quando è morta mia madre.
Non faccio male a nessuno. Vivo nella catapecchia di fango e passo le giornate a spalare merda di suino e capra, a prepararmi l'orto ed il frutteto.
Sono contenta e in pace con me stessa.
Capisco che dovrei essere più comprensiva col Sire, infine è maschio, imprenditore e boliviano.
Ma proprio non riesco a comprendere come termini come fortuna ed eredità vadano di pari passo, sopratutto visto che sono la conseguenza della morte dei miei genitori. La morte di due persone che amavo alla follia, due persone insostituibili, due persone che ho visto sgretolarsi fisicamente e psicologicamente giorno dopo giorno fino a diventare solo sofferenza in attesa di morfina e infine della morte.
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Re: Sono giorni che ci piangoScritto daNon Autenticatoil 2017-04-22 12:18:22.0 alle 2017-04-22 12:18:22.0Scritto da: Alienazione
> "Tu sei fortunata che a 21 anni hai ereditato, mentre Principessa No."
> Ora questa frase detta dal Sire mi ha fatto imbestialire.
> Ereditare significa che qualcuno è morto, che sia morto mio padre quando avevo 20 anni, non è una cosa bella, è una grande tragedia che mi ha segnato e distrutto. Che poi sia morto pure mio nonno paterno 6 giorni dopo, e anche mia zia paterna un anno dopo. Non c'è nulla di divertente nell'ereditare. In due anni ho visto due persone morire tra atroci sofferenze causate dal cancro.
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> Ora io posso capire che il Sire è convinto che io sono una buona a nulla, in grado di non combinare nulla nella vita. Dunque secondo il suo stupido ragionamento, se io non avessi ereditato, sarei stata persa senza nessuno che mi manteneva.
> Ora, io ho sempre lavorato, sono arrivata a febbraio del 2001 in Europa, avevo 18 anni e ho iniziato a lavorare in UK, mi è piaciuto avere soldini miei da spendere per le mie cose, e ho proseguito a lavorare anche in italia, come ogni studente universitario che non vive sugl'allori.
> Se poi ho mollato i lavori per correre ad acudire i parenti moribondi ed infermi, l'ho fatto perché credevo veramente che il termine "famiglia" era sinonimo di "vogliamoci bene, aiutiamoci". Come i parenti hanno migliorato la loro salute, io ho ripreso a lavorare e a fare la mia vita.
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> Però no. Al Sire questo non entra in testa, o uno aspira a gudagnare tanti soldi o se no, niente, è una merda.
> Sono sicura che se mio padre e mia madre fossero vivi.
> Io avrei continuato a lavorare, chissà forse mi sarei pure laureata, ero desiderosa di partire con qualche spedizione di ricerca, avrei incontrato il Fazz e come ogni coppietta italiana avremmo condiviso un affitto, poi avremmo comprato una casa, pagando le nostre rate del mutuo come la maggioranza dei giovani, o forse no, saremmo partiti per l'India o chissa cosa avremmo fatto. Comunque sono sicura che sarei stata più felice, avrei viaggiato ancora con mio padre, avrei ancora mia madre.
> Però no, in meno di cinque anni ho perso 4 persone care, di cui i miei genitori. E l'eredità è stata una sofferenza, tutti quei documenti, tutte quelle frasette, tutte quelle magagne burocratiche che devi fare subito e che ti ricordano che il tuo genitore non c'è più, che sei da sola nel fottuto mondo, e mai nessuno sarà in grado di capire alcune cose come i tuoi.
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> Vero ora ho mandato affanculo tutto e sono rintanata a fare la Campesina scapestrata che vive di reddito e ho raggiunti una stabilità mentale, sono solo passati 14 anni da quando è morto mio padre e quasi nove da quando è morta mia madre.
> Non faccio male a nessuno. Vivo nella catapecchia di fango e passo le giornate a spalare merda di suino e capra, a prepararmi l'orto ed il frutteto.
> Sono contenta e in pace con me stessa.
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> Capisco che dovrei essere più comprensiva col Sire, infine è maschio, imprenditore e boliviano.
> Ma proprio non riesco a comprendere come termini come fortuna ed eredità vadano di pari passo, sopratutto visto che sono la conseguenza della morte dei miei genitori. La morte di due persone che amavo alla follia, due persone insostituibili, due persone che ho visto sgretolarsi fisicamente e psicologicamente giorno dopo giorno fino a diventare solo sofferenza in attesa di morfina e infine della morte.
La casa dove abito era stata comprata da tre fratelli, per cui ad abitarla eravamo della stessa famiglia e noi nominalmente affittavamo dai nonni. Durante una lite infantile, i cuginetti mi rinfacciarono che loro erano proprietari, mentre noi in affitto (frase probabilmente sentita pronunciare dalla loro madre) al che risposi: "siete proprietari perché vostro nonno è morto". Frase che avevo sentito da mia madre: che avessimo già pronte per litigare delle cose dette dalle nostri madri era sintomo di conflitti già allora striscianti.
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Re: Sono giorni che ci piangoScritto da: Alienazione
> "Tu sei fortunata che a 21 anni hai ereditato, mentre Principessa No."
> Ora questa frase detta dal Sire mi ha fatto imbestialire.
> Ereditare significa che qualcuno è morto, che sia morto mio padre quando avevo 20 anni, non è una cosa bella, è una grande tragedia che mi ha segnato e distrutto. Che poi sia morto pure mio nonno paterno 6 giorni dopo, e anche mia zia paterna un anno dopo. Non c'è nulla di divertente nell'ereditare. In due anni ho visto due persone morire tra atroci sofferenze causate dal cancro.
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> Ora io posso capire che il Sire è convinto che io sono una buona a nulla, in grado di non combinare nulla nella vita. Dunque secondo il suo stupido ragionamento, se io non avessi ereditato, sarei stata persa senza nessuno che mi manteneva.
> Ora, io ho sempre lavorato, sono arrivata a febbraio del 2001 in Europa, avevo 18 anni e ho iniziato a lavorare in UK, mi è piaciuto avere soldini miei da spendere per le mie cose, e ho proseguito a lavorare anche in italia, come ogni studente universitario che non vive sugl'allori.
> Se poi ho mollato i lavori per correre ad acudire i parenti moribondi ed infermi, l'ho fatto perché credevo veramente che il termine "famiglia" era sinonimo di "vogliamoci bene, aiutiamoci". Come i parenti hanno migliorato la loro salute, io ho ripreso a lavorare e a fare la mia vita.
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> Però no. Al Sire questo non entra in testa, o uno aspira a gudagnare tanti soldi o se no, niente, è una merda.
> Sono sicura che se mio padre e mia madre fossero vivi.
> Io avrei continuato a lavorare, chissà forse mi sarei pure laureata, ero desiderosa di partire con qualche spedizione di ricerca, avrei incontrato il Fazz e come ogni coppietta italiana avremmo condiviso un affitto, poi avremmo comprato una casa, pagando le nostre rate del mutuo come la maggioranza dei giovani, o forse no, saremmo partiti per l'India o chissa cosa avremmo fatto. Comunque sono sicura che sarei stata più felice, avrei viaggiato ancora con mio padre, avrei ancora mia madre.
> Però no, in meno di cinque anni ho perso 4 persone care, di cui i miei genitori. E l'eredità è stata una sofferenza, tutti quei documenti, tutte quelle frasette, tutte quelle magagne burocratiche che devi fare subito e che ti ricordano che il tuo genitore non c'è più, che sei da sola nel fottuto mondo, e mai nessuno sarà in grado di capire alcune cose come i tuoi.
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> Vero ora ho mandato affanculo tutto e sono rintanata a fare la Campesina scapestrata che vive di reddito e ho raggiunti una stabilità mentale, sono solo passati 14 anni da quando è morto mio padre e quasi nove da quando è morta mia madre.
> Non faccio male a nessuno. Vivo nella catapecchia di fango e passo le giornate a spalare merda di suino e capra, a prepararmi l'orto ed il frutteto.
> Sono contenta e in pace con me stessa.
>
> Capisco che dovrei essere più comprensiva col Sire, infine è maschio, imprenditore e boliviano.
> Ma proprio non riesco a comprendere come termini come fortuna ed eredità vadano di pari passo, sopratutto visto che sono la conseguenza della morte dei miei genitori. La morte di due persone che amavo alla follia, due persone insostituibili, due persone che ho visto sgretolarsi fisicamente e psicologicamente giorno dopo giorno fino a diventare solo sofferenza in attesa di morfina e infine della morte.
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Esiste una sola risposta a tutto questo: ROSIK (al sire)
Intendo, può rinfacciarti quello che vuole, ma quello che hai è comunque frutto di una sofferenza, diversa dal lavoro, e che lui non concepisce. Solitamente un uomo che invecchia queste cose le capisce, ci mette un po' magari…Young professional woman and busy mom.-
Re: Sono giorni che ci piangoScritto daAlienazioneAlcune galline sono felici.il 2017-04-22 15:38:21.0 alle 2017-04-22 15:38:21.0Trollate totali: 3508Scritto da: ::1
> Scritto da: Alienazione
> > "Tu sei fortunata che a 21 anni hai ereditato, mentre Principessa No."
> > Ora questa frase detta dal Sire mi ha fatto imbestialire.
> > Ereditare significa che qualcuno è morto, che sia morto mio padre quando avevo 20 anni, non è una cosa bella, è una grande tragedia che mi ha segnato e distrutto. Che poi sia morto pure mio nonno paterno 6 giorni dopo, e anche mia zia paterna un anno dopo. Non c'è nulla di divertente nell'ereditare. In due anni ho visto due persone morire tra atroci sofferenze causate dal cancro.
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> > Ora io posso capire che il Sire è convinto che io sono una buona a nulla, in grado di non combinare nulla nella vita. Dunque secondo il suo stupido ragionamento, se io non avessi ereditato, sarei stata persa senza nessuno che mi manteneva.
> > Ora, io ho sempre lavorato, sono arrivata a febbraio del 2001 in Europa, avevo 18 anni e ho iniziato a lavorare in UK, mi è piaciuto avere soldini miei da spendere per le mie cose, e ho proseguito a lavorare anche in italia, come ogni studente universitario che non vive sugl'allori.
> > Se poi ho mollato i lavori per correre ad acudire i parenti moribondi ed infermi, l'ho fatto perché credevo veramente che il termine "famiglia" era sinonimo di "vogliamoci bene, aiutiamoci". Come i parenti hanno migliorato la loro salute, io ho ripreso a lavorare e a fare la mia vita.
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> > Però no. Al Sire questo non entra in testa, o uno aspira a gudagnare tanti soldi o se no, niente, è una merda.
> > Sono sicura che se mio padre e mia madre fossero vivi.
> > Io avrei continuato a lavorare, chissà forse mi sarei pure laureata, ero desiderosa di partire con qualche spedizione di ricerca, avrei incontrato il Fazz e come ogni coppietta italiana avremmo condiviso un affitto, poi avremmo comprato una casa, pagando le nostre rate del mutuo come la maggioranza dei giovani, o forse no, saremmo partiti per l'India o chissa cosa avremmo fatto. Comunque sono sicura che sarei stata più felice, avrei viaggiato ancora con mio padre, avrei ancora mia madre.
> > Però no, in meno di cinque anni ho perso 4 persone care, di cui i miei genitori. E l'eredità è stata una sofferenza, tutti quei documenti, tutte quelle frasette, tutte quelle magagne burocratiche che devi fare subito e che ti ricordano che il tuo genitore non c'è più, che sei da sola nel fottuto mondo, e mai nessuno sarà in grado di capire alcune cose come i tuoi.
> >
> > Vero ora ho mandato affanculo tutto e sono rintanata a fare la Campesina scapestrata che vive di reddito e ho raggiunti una stabilità mentale, sono solo passati 14 anni da quando è morto mio padre e quasi nove da quando è morta mia madre.
> > Non faccio male a nessuno. Vivo nella catapecchia di fango e passo le giornate a spalare merda di suino e capra, a prepararmi l'orto ed il frutteto.
> > Sono contenta e in pace con me stessa.
> >
> > Capisco che dovrei essere più comprensiva col Sire, infine è maschio, imprenditore e boliviano.
> > Ma proprio non riesco a comprendere come termini come fortuna ed eredità vadano di pari passo, sopratutto visto che sono la conseguenza della morte dei miei genitori. La morte di due persone che amavo alla follia, due persone insostituibili, due persone che ho visto sgretolarsi fisicamente e psicologicamente giorno dopo giorno fino a diventare solo sofferenza in attesa di morfina e infine della morte.
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>
> Esiste una sola risposta a tutto questo: ROSIK (al sire)
Gia.
> Intendo, può rinfacciarti quello che vuole, ma quello che hai è comunque frutto di una sofferenza, diversa dal lavoro, e che lui non concepisce. Solitamente un uomo che invecchia queste cose le capisce, ci mette un po' magari…
Ci metta quel che ci metta.
Io capisco che sono facilmente irritabile e dovrei mantenere la calma e lasciar passare. Ma a volte proprio non ci riesco.
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