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    il 2018-02-13 07:41:47.0 alle 2018-02-13 07:41:47.0
    Il Vaso di Maggiorana
    C’era una volta uno speziale; era vedovo e aveva una figlia bella e cara che si chiamava Stella Diana. Stella Diana tutti i giorni andava a imparare il cucito da una maestra. In casa di questa maestra c’era una terrazza piena di vasi di fiori e piante, e tutti i pomeriggi Stella Diana andava ad annaffiare un vaso di maggiorana che le piaceva tanto. Di fronte alla terrazza, c’era un poggiolo, dove un giovane signore stava affacciato. E il giovane signore un giorno le disse:
    Stella Diana, Stella Diana,
    Quante foglie ha la tua maggiorana?
    E la ragazza gli rispose:
    O bel nobile cavaliero,
    Quante stelle c’è nel cielo?
    E lui:
    Le stelle del cielo non si posson contare.
    E lei:
    La mia maggiorana non si deve guardare.
    Il signore allora si travestì da pescivendolo e andò sotto alle finestre della maestra a vendere pesce. La maestra mandò Stella Diana a comprarle un pesce da friggere per cena, e lei scese e domandò al pescivendolo quanto costava. Lui disse il prezzo, ma era una cifra così grossa che Stella Diana disse che non lo voleva. Allora lui le disse: – Per un bacio, glielo do per niente.
    Stella Diana gli diede un bacio di sfuggita e lui le diede il pesce per la cena della maestra.
    Al pomeriggio quando Stella Diana apparve tra i vasi della terrazza, il signore dal poggiolo le disse:
    Stella Diana, Stella Diana,
    Quante foglie ha la tua maggiorana?
    E lei:
    O bel nobile cavaliero,
    Quante stelle c’è nel cielo?
    E lui:
    Le stelle del cielo non si posson contare.
    E lei:
    La mia maggiorana non si deve guardare.
    Allora il signore le disse:
    Per un solo pesciolino
    Tu m’hai dato un bel bacino.
    Stella Diana, compreso lo scherzo, s’arrabbiò e si ritirò dalla terrazza, e subito pensò di rispondergli con un altro scherzo. Si vestì da uomo e si mise alla vita una bella cintura preziosa; salì in groppa a una mula e si mise a passeggiare per la via dove stava quel signore. Lui vide la cintura e disse: – Che bella! Me la venderebbe? – Ma lei facendo la voce da uomo, gli disse che non la vendeva per nessun prezzo. Lui disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa per aver quella cintura; e lei: – Allora dia un bacio sulla coda alla mia mula e io gli darò la cintura –. Al signore quella cintura piaceva davvero e, guardatosi intorno che nessuno lo vedesse, diede un bacio alla coda della mula, prese la cintura e andò via.
    Quando si videro lei sulla terrazza e lui sul poggiolo, ci fu il solito dialogo.
    – Stella Diana, Stella Diana,
    Quante foglie ha la tua maggiorana?
    – O bel nobile cavaliero,
    Quante stelle c’è nel cielo?
    – Le stelle del cielo non si posson contare.
    – La mia maggiorana non si deve guardare.
    – Per un solo pesciolino
    Tu m’hai dato un bel bacino.
    – Per avere una cintura
    Hai baciato la coda alla mia mula.
    A sentire questa battuta, il signore ci restò davvero male. Decise di mettersi d’accordo con la maestra e le chiese il permesso di nascondersi sotto la scala. Quando Stella Diana salì la scala, il giovane, di sotto, le tirò la sottana. La ragazza gridò:
    Signora maestra, signora maestra,
    La scala mi tira la vesta!
    E dalla terrazza al balcone, quel pomeriggio si tenne questo dialogo:
    – Stella Diana, Stella Diana,
    Quante foglie ha la tua maggiorana?
    – O bel nobile cavaliero,
    Quante stelle c’è nel cielo?
    – Le stelle del cielo non si posson contare.
    – La mia maggiorana non si deve guardare.
    – Per un solo pesciolino
    Tu m’hai dato un bel bacino.
    – Per avere una cintura
    Hai baciato la coda alla mia mula.
    – Signora maestra, signora maestra,
    La scala mi tira la vesta!
    Stavolta fu Stella Diana a restarci male; e pensò: «Adesso ti faccio vedere io!» Con una mancia al servitore riuscì a entrare una sera in casa del giovane e gli apparve con un lenzuolo sulla testa, una torcia in mano e un libro aperto. Il giovane, quando vide quel fantasma, cominciò a tremare e disse:
    Io sono giovane, morte mia bella,
    Va’ invece da mia zia, che è vecchierella.
    Stella Diana spense la torcia e se ne andò. L’indomani, il duetto continuò:
    – Stella Diana, Stella Diana,
    Quante foglie ha la tua maggiorana?
    – O bel nobile cavaliero,
    Quante stelle c’è nel cielo?
    – Le stelle del cielo non si posson contare.
    – La mia maggiorana non si deve guardare.
    – Per un solo pesciolino
    Tu m’hai dato un bel bacino.
    – Per avere una cintura
    Hai baciato la coda alla mia mula.
    – Signora maestra, signora maestra,
    La scala mi tira la vesta!
    – Io sono giovane, morte mia bella,
    Va’ invece da mia zia, che è vecchierella.
    A questa nuova beffa, il giovane si disse: «Stavolta non posso più sopportare. Troverò un nuovo modo per vendicarmi». E detto fatto, andò dallo speziale a chiedere la mano di Stella Diana. Lo speziale fu ben contento e stesero subito il contratto. Si avvicinava il giorno delle nozze e Stella Diana aveva paura che lo sposo covasse ancora propositi di vendetta per tutti i suoi scherzi. Pensò di farsi una bambola di pasta, grande quanto lei, che le somigliasse in tutto e per tutto, e al posto del cuore le mise una vescica piena di lattemiele. Quando dopo le nozze si ritirò in camera, mise la bambola a letto, con la sua cuffia e la sua camicia, e si nascose.
    Entrò lo sposo. – Ah, siamo soli finalmente! È venuto il momento di vendicarmi di tutte le mortificazioni che m’hai dato –. E sguainato un pugnale lo ficcò nel cuore della bambola. La vescica scoppiò e il lattemiele schizzò dappertutto: anche in bocca allo sposo.
    – Ah povero me! Com’è dolce il sangue della mia Stella Diana! E io che l’ho uccisa! Cos’ho mai fatto! Ah, potessi mai farla rivivere!
    Allora saltò fuori Stella Diana, sana come un pesce. – Eccomi qua, sono io la tua Stella Diana, non sono mica morta!
    Lo sposo l’abbracciò felice e contento e d’allora in poi felici e contenti continuarono a vivere.
    (Milano)

    Italo Calvino
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