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I soldati ebrei di Hitler

Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
«Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-20 16:00:38.0 alle 2018-02-20 16:00:38.0Scritto da: Ordine
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> Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
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> Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
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> Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
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> Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
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> Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
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> Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
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> Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
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> Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
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> E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
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> Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
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> «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
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> http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
Secondo Wikipedia non è mai stato provato che Heydrich fosse in parte di origine ebraica.
In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto da:
> Scritto da: Ordine
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> > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
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> > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
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> > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
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> > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
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> > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
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> > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
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> > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
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> > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
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> > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
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> > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
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> > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
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> > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
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> Secondo Wikipedia
irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
>
> Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
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> Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
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> Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
**Modificato dall'autore il 20.02.2018 16:16**"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-20 16:21:36.0 alle 2018-02-20 16:21:36.0Scritto da: Ordine
> Scritto da:
> > Scritto da: Ordine
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> > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
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> > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
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> > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
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> > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
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> > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
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> > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
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> > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
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> > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
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> > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
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> > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
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> > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
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> > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
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> > Secondo Wikipedia
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> irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> >
> > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> >
> > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> >
> > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
>
> bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto da:
> Scritto da: Ordine
> > Scritto da:
> > > Scritto da: Ordine
> > > >
> > > >
> > > >
> > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > > >
> > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > >
> > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > >
> > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
> > > >
> > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > > >
> > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > >
> > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > > >
> > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
> > > >
> > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
> > > >
> > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
> > > >
> > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
> > > >
> > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > > >
> > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
> > > >
> > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
> > > >
> > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
> > > >
> > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > >
> > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > > >
> > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > >
> > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
> > > >
> > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > >
> > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > >
> > > Secondo Wikipedia
> >
> > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
>
> Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
>
> > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > >
> > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > >
> > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > >
> > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> >
> > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
>
> Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui."Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-20 18:01:51.0 alle 2018-02-20 18:01:51.0Scritto da: Ordine
> Scritto da:
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> > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > > > >
> > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > > >
> > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > >
> > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
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> > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
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> > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
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> > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
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> > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > > >
> > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
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> > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
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> > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > >
> > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > >
> > > > Secondo Wikipedia
> > >
> > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> >
> > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> >
> > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > >
> > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
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> > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > > >
> > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > >
> > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> >
> > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
>
> Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto da:
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> > > > > Scritto da: Ordine
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> > > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
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> > > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
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> > > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > > >
> > > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> > > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
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> > > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > > > >
> > > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
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> > > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
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> > > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> > > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> > > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> > > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > > > >
> > > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > > > > >
> > > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > > > >
> > > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> > > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > > >
> > > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > > >
> > > > > Secondo Wikipedia
> > > >
> > > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> > >
> > > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > >
> > > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > > >
> > > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > > > >
> > > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > > > >
> > > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > > >
> > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> > >
> > > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
> >
> > Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
>
> Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.
No qui c'è solo Yoda
**Modificato dall'autore il 20.02.2018 22:08**"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada-
Re: I soldati ebrei di Hitler Al Superenalotto puoi anche sperarciScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 01:42:59.0 alle 2018-02-21 01:42:59.0Scritto da: Ordine
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> > > > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > > > > > >
> > > > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > > > > >
> > > > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > > > >
> > > > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
> > > > > > >
> > > > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > > > > > >
> > > > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > > > > >
> > > > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > > > > > >
> > > > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
> > > > > > >
> > > > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
> > > > > > >
> > > > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
> > > > > > >
> > > > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
> > > > > > >
> > > > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > > > > > >
> > > > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
> > > > > > >
> > > > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
> > > > > > >
> > > > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
> > > > > > >
> > > > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > > > > >
> > > > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > > > > > >
> > > > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > > > > >
> > > > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
> > > > > > >
> > > > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > > > >
> > > > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > > > >
> > > > > > Secondo Wikipedia
> > > > >
> > > > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> > > >
> > > > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > > >
> > > > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > > > >
> > > > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > > > > >
> > > > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > > > > >
> > > > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > > > >
> > > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> > > >
> > > > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
> > >
> > > Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
> >
> > Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.
>
> No qui c'è solo Yoda
>
> **Modificato dall'autore il 20.02.2018 22:08**
vuoi scommettere che farò più soldi di te?-
Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 02:58:48.0 alle 2018-02-21 02:58:48.0Scritto da:
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> > > > > > > >
> > > > > > > >
> > > > > > > >
> > > > > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > > > > > > >
> > > > > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > > > > > >
> > > > > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > > > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
> > > > > > > >
> > > > > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > > > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > > > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > > > > > > >
> > > > > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
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> > > > > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
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> > > > > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
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> > > > > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
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> > > > > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
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> > > > > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > > > > > >
> > > > > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > > > > >
> > > > > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > > > > >
> > > > > > > Secondo Wikipedia
> > > > > >
> > > > > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> > > > >
> > > > > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > > > >
> > > > > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > > > > >
> > > > > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > > > > > >
> > > > > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
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> > > > > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > > > > >
> > > > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> > > > >
> > > > > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
> > > >
> > > > Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
> > >
> > > Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.
> >
> > No qui c'è solo Yoda
> >
> > **Modificato dall'autore il 20.02.2018 22:08**
>
> vuoi scommettere che farò più soldi di te?
non solo il superenalotto ( a cui per altro non gioco mai)
ti va allora di scommettere? che hai daz perdere se non hai dubbi sulla mia presunta inettitudine?
scommetti qualcosa di grosso-
Re: I soldati ebrei di Hitler troppo tardiScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 12:45:30.0 alle 2018-02-21 12:45:30.0Scritto da:
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> > > > > > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
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> > > > > > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > > > > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > > > > > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > > > > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > > > > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > > > > > >
> > > > > > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > > > > > >
> > > > > > > > Secondo Wikipedia
> > > > > > >
> > > > > > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> > > > > >
> > > > > > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > > > > >
> > > > > > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > > > > > > >
> > > > > > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > > > > > >
> > > > > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> > > > > >
> > > > > > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
> > > > >
> > > > > Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
> > > >
> > > > Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.
> > >
> > > No qui c'è solo Yoda
> > >
> > > **Modificato dall'autore il 20.02.2018 22:08**
> >
> > vuoi scommettere che farò più soldi di te?
>
> non solo il superenalotto ( a cui per altro non gioco mai)
>
> ti va allora di scommettere? che hai daz perdere se non hai dubbi sulla mia presunta inettitudine?
>
>
> scommetti qualcosa di grosso
Il naso?
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Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 01:58:57.0 alle 2018-02-21 01:58:57.0Scritto da: Ordine
> Scritto da:
> > Scritto da: Ordine
> > > Scritto da:
> > > > Scritto da: Ordine
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> > > > > > Scritto da: Ordine
> > > > > > >
> > > > > > >
> > > > > > >
> > > > > > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > > > > > >
> > > > > > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > > > > > >
> > > > > > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > > > > > >
> > > > > > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
> > > > > > >
> > > > > > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > > > > > >
> > > > > > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > > > > > >
> > > > > > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > > > > > >
> > > > > > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
> > > > > > >
> > > > > > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
> > > > > > >
> > > > > > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
> > > > > > >
> > > > > > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
> > > > > > >
> > > > > > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > > > > > >
> > > > > > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
> > > > > > >
> > > > > > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
> > > > > > >
> > > > > > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
> > > > > > >
> > > > > > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > > > > > >
> > > > > > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > > > > > >
> > > > > > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
> > > > > > >
> > > > > > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
> > > > > > >
> > > > > > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > > > > > >
> > > > > > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> > > > > >
> > > > > > Secondo Wikipedia
> > > > >
> > > > > irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
> > > >
> > > > Non saprei, però del programma descritto qui sotto mi pare di aver letto proprio su Wikipedia.
> > > >
> > > > > > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> > > > > >
> > > > > > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> > > > > >
> > > > > > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> > > > > >
> > > > > > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
> > > > >
> > > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> > > >
> > > > Io non ho detto niente, mi stai scambiando per Mattia o dada.
> > >
> > > Mattia. Hai citato wikipedia e pensavo fossi lui.
> >
> > Ogni forum ha il suo sgamatroll fallito.
>
> No qui c'è solo Yoda
>
> **Modificato dall'autore il 20.02.2018 22:08**
parla quello che non sa neanche riconoscere la Campesina
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Re: I soldati ebrei di HitlerScritto daNon Autenticatoil 2018-02-20 17:17:56.0 alle 2018-02-20 17:17:56.0Scritto da: Ordine
> Scritto da:
> > Scritto da: Ordine
> > >
> > >
> > >
> > > Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare: uno sconvolgente libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg
> > >
> > > Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
> > >
> > > Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
> > >
> > > Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
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> > > Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.
> > >
> > > Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
> > >
> > > Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
> > >
> > > Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
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> > > Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
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> > > Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
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> > > Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
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> > > Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
> > >
> > > Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o almeno mezzi ebrei o ebrei per un quarto, o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
> > >
> > > Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
> > >
> > > Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
> > >
> > > È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
> > >
> > > E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
> > >
> > > Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
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> > > «Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
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> > > Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei, alm eno un po’ ebrei, che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste necessariamente una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico
> > >
> > > http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldat...
> >
> > Secondo Wikipedia
>
> irrilevante, wikipedia non riporta nemmeno lo studio qui sopra, sarà il caso di aggiornarla.
>
> > In ogni caso, gli ebrei che avessero un aspetto ariano potevano ottenere un certificato di arianità, e moltissimi lo hanno fatto. La procedura veniva gestita da appositi funzionari che scartavano in partenza i casi senza possibilità di riuscita, per cui la maggior parte delle domande veniva accolta e da questo programma vengono tutti i casi di soldati e ufficiali di cui parla lo studio, perché una volta ottenuto il certificato eri quasi completamente equiparato ai tedeschi ariani.
> >
> > Ad esempio i Wittgenstein ottennero il certificato, tranne uno dei fratelli che era espatriato e non ne volle sapere, "donando" gran parte del loro patrimonio di famiglia allo stato.
> >
> > Si trattava di un compromesso dovuto al fatto che molte famiglie tedesche altolocate erano imparentate con ebrei, e conveniva non inimicarsele.
> >
> > Fuori della Germania però gli ebrei erano uccisi o rastrellati e spediti nei lager.
>
> bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
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> **Modificato dall'autore il 20.02.2018 16:16**
Non importa, col tuo naso sicuramente saresti stato tra quelli uccisi.
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Re: I soldati ebrei di Hitler Mattia cambia le carte in tavolaScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 02:02:01.0 alle 2018-02-21 02:02:01.0Scritto da: Ordine
> bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
Forse il concetto non ti è chiaro: di questi dettagli sterili non mi frega nulla.
Che fosse la categoria degli ebrei a essere perseguitata
oppure
La cateogoria degli ebrei non ariano
oppure
La categoria degli ebrei, tranne quelli che a Hitler piacevano
... non cambia niente. Sempre di persecuzione si tratta.
Piuttosto bisognerebbe discutere sul perché tu stai dalla parte degli psicopatici e cerchi scuse idiote per non farli sembrare come tali, come se questi DETTAGLI annullassero il male che Hitler ha fatto a un grande numero di persone per i solo fatto che appartenessero a una categoria o a un'intersezione di categorie.
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Re: I soldati ebrei di Hitler Perché invece tutti gli altri erano dei santi...Scritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 03:36:19.0 alle 2018-02-21 03:36:19.0Scritto da:
> Scritto da: Ordine
> > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
>
> Forse il concetto non ti è chiaro: di questi dettagli sterili non mi frega nulla.
>
> Che fosse la categoria degli ebrei a essere perseguitata
>
> oppure
>
> La cateogoria degli ebrei non ariano
>
> oppure
>
> La categoria degli ebrei, tranne quelli che a Hitler piacevano
>
>
> ... non cambia niente. Sempre di persecuzione si tratta.
>
> Piuttosto bisognerebbe discutere sul perché tu stai dalla parte degli psicopatici e cerchi scuse idiote per non farli sembrare come tali, come se questi DETTAGLI annullassero il male che Hitler ha fatto a un grande numero di persone per i solo fatto che appartenessero a una categoria o a un'intersezione di categorie.
>
>
>
TAG possiamo cambiare le carte in tavola finché vuoi, ma Hitler era uno psicopatico che ha torturato e ucciso persone QUALSIASI innocenti, bambini compresi.-
Re: I soldati ebrei di Hitler Ricordare a Mattia la realtà dell'epoca è benaltrismo...Scritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 04:27:51.0 alle 2018-02-21 04:27:51.0Scritto da:
> Scritto da:
> > Scritto da: Ordine
> > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
> >
> > Forse il concetto non ti è chiaro: di questi dettagli sterili non mi frega nulla.
> >
> > Che fosse la categoria degli ebrei a essere perseguitata
> >
> > oppure
> >
> > La cateogoria degli ebrei non ariano
> >
> > oppure
> >
> > La categoria degli ebrei, tranne quelli che a Hitler piacevano
> >
> >
> > ... non cambia niente. Sempre di persecuzione si tratta.
> >
> > Piuttosto bisognerebbe discutere sul perché tu stai dalla parte degli psicopatici e cerchi scuse idiote per non farli sembrare come tali, come se questi DETTAGLI annullassero il male che Hitler ha fatto a un grande numero di persone per i solo fatto che appartenessero a una categoria o a un'intersezione di categorie.
> >
> >
> >
>
> TAG possiamo cambiare le carte in tavola finché vuoi, ma Hitler era uno psicopatico che ha torturato e ucciso persone QUALSIASI innocenti, bambini compresi.
TAG benaltrismo come al solito... ricordati che io non ho 15 anni.
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Re: I soldati ebrei di Hitler L'interpretazione creativa della realtà di MattiaScritto daNon Autenticatoil 2018-02-21 13:30:49.0 alle 2018-02-21 13:30:49.0Scritto da:
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > Scritto da: Ordine
> > > > bla bla bla, avevi detto che bastava essere ebrei per essere uccisi e io ti ho portato non uno, ma CENTOCINQUANTAMILA casi che dimostrano che hai torto. Il resto è puro arrampicamento sugli specchi.
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> > > Forse il concetto non ti è chiaro: di questi dettagli sterili non mi frega nulla.
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> > > Che fosse la categoria degli ebrei a essere perseguitata
> > >
> > > oppure
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> > > La cateogoria degli ebrei non ariano
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> > > oppure
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> > > La categoria degli ebrei, tranne quelli che a Hitler piacevano
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> > > ... non cambia niente. Sempre di persecuzione si tratta.
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> > > Piuttosto bisognerebbe discutere sul perché tu stai dalla parte degli psicopatici e cerchi scuse idiote per non farli sembrare come tali, come se questi DETTAGLI annullassero il male che Hitler ha fatto a un grande numero di persone per i solo fatto che appartenessero a una categoria o a un'intersezione di categorie.
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> > TAG possiamo cambiare le carte in tavola finché vuoi, ma Hitler era uno psicopatico che ha torturato e ucciso persone QUALSIASI innocenti, bambini compresi.
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> TAG benaltrismo come al solito... ricordati che io non ho 15 anni.
TAG il problema è che tu non stai semplicemente "ricordando la realtà", stai semplicemente spostando l'attenzione su altri fatti pensando che in questo modo puoi far sembrare Hitler meno psicopatico.
È la famosa "teoria del cavalcavia" che ho già esposto diverse volte: è come quando un ragazzino lancia sassi da un cavalcavia e per giustificarsi dice che anche altri lo fanno.
Fai dei ragionamenti che sono talmente fallaci che pure il mio nipotino di 3 anni ancora un po' se ne rende conto... e poi sono io quello che non ragiona.
Conclusione: si, Hitler era uno psicopatico, un folle e un idiota, punto. Metteteci pure intorno la vostra retorica inutile come la merda, ma il fatto non cambia.
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