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Il mio primo giorno di lavoroMio padre dice sempre che noi fattoni nasciamo fattoni e che un fattone può anche smettere di farsi, ma resta un fattone geneticamente. Quando ero bambino diceva "tu diventerai un fattone come tuo padre".
Dice anche che a noi fattoni nessune vuole dare un lavoro, nemmeno se smettiamo di fumare ce lo danno, perché i nostri geni sono geni da fattoni e restiamo fattoni anche quando non siamo fatti.
Ho capito che mio padre aveva ragione, ma a me è capitata una fortuna che pochi fattoni hanno.
Quel giorno arrivai a un colloquio di lavoro per un posto di aiuto cuoco (io avrei voluto fare il cuoco, ma mio padre mi demotivava sostenendo che non fossi abbastanza intelligente e comunque troppo fatto per fare il cuoco). Il padrone (portoghese tarchiato con la coda di cavallo) si siede e mi dice di presentarmi.
Comincio a raccontare le mie stronzate, dopo un po' lui si scoccia e mi dice "Adesso basta con ste stronzate... veniamo al punto: fumi erba?".
Pensai a ciò che mio padre mi aveva sempre insegnato (tu hai i geni della fattanza, non puoi cambiarli) e allora cercai di non mentire spudoratamente e gli dissi che prima dei colloqui di lavoro mi facevo una cannetta giusto per rilassarmi.
Lui mi disse "bene, puoi iniziare domani?". E io incredulo gli risposi "certo che si".
La sera tornai a casa. Mio padre stava fumando un purino insieme al Kurt, un suo vecchio amico.
Annunciai a mio padre la novità e lui, rivolgendosi al Kurt con il suo tipico accento tedesco (mio padre ha origini germaniche): "Mio filio è proprio un filio di puttana, ja. Ha trovato un capo con i geni della fattanza. Io è tutta vita che cerco e mai ho trovato".
Il giorno dopo andai al lavoro. Il mio capo aveva preparato una tavola rotonda in una stanzetta del personale da parte alla cucina e al centro del tavolo c'era un bong.
Mi disse che i nuovi membri del personale veniva accolti con questo rito: una fumata di sana erba col bong, fatto girare intorno alla tavola rotonda.
Mi spiegò che tutti i dipendenti erano fattoni, che lui odiava quelli che non fumavano erba e che voleva che fossimo liberi di fumare erba in cucina senza che nessuno rompesse le palle.
Settimana scorsa stavo tagliando le patate come un vero uomo e il mio capo si è accesso un doppio cannone. Quando gli esce quel fumo verde dalla bocca è più sensuale di una modella battona. Pensai "devo assolutamente accendermi una canna, non posso resistere". Il mio capo però mi lesse nel pensiero e si avvicinò a me col cannone e comincio a imboccarmi come una mamma con il suo bambino.
Mi disse "hai le mani occupate, ci penso io".
Mi scese una lacrima dagli occhi dall'emozione.
**Modificato dall'autore il 04.04.2018 18:24**-
Re: Il mio primo giorno di lavoroScritto daNon Autenticatoil 2018-04-04 19:21:32.0 alle 2018-04-04 19:21:32.0Scritto da: ErbaIsMyLife
> Mio padre dice sempre che noi fattoni nasciamo fattoni e che un fattone può anche smettere di farsi, ma resta un fattone geneticamente. Quando ero bambino diceva "tu diventerai un fattone come tuo padre".
> Dice anche che a noi fattoni nessune vuole dare un lavoro, nemmeno se smettiamo di fumare ce lo danno, perché i nostri geni sono geni da fattoni e restiamo fattoni anche quando non siamo fatti.
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> Ho capito che mio padre aveva ragione, ma a me è capitata una fortuna che pochi fattoni hanno.
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> Quel giorno arrivai a un colloquio di lavoro per un posto di aiuto cuoco (io avrei voluto fare il cuoco, ma mio padre mi demotivava sostenendo che non fossi abbastanza intelligente e comunque troppo fatto per fare il cuoco). Il padrone (portoghese tarchiato con la coda di cavallo) si siede e mi dice di presentarmi.
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> Comincio a raccontare le mie stronzate, dopo un po' lui si scoccia e mi dice "Adesso basta con ste stronzate... veniamo al punto: fumi erba?".
> Pensai a ciò che mio padre mi aveva sempre insegnato (tu hai i geni della fattanza, non puoi cambiarli) e allora cercai di non mentire spudoratamente e gli dissi che prima dei colloqui di lavoro mi facevo una cannetta giusto per rilassarmi.
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> Lui mi disse "bene, puoi iniziare domani?". E io incredulo gli risposi "certo che si".
> La sera tornai a casa. Mio padre stava fumando un purino insieme al Kurt, un suo vecchio amico.
> Annunciai a mio padre la novità e lui, rivolgendosi al Kurt con il suo tipico accento tedesco (mio padre ha origini germaniche): "Mio filio è proprio un filio di puttana, ja. Ha trovato un capo con i geni della fattanza. Io è tutta vita che cerco e mai ho trovato".
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> Il giorno dopo andai al lavoro. Il mio capo aveva preparato una tavola rotonda in una stanzetta del personale da parte alla cucina e al centro del tavolo c'era un bong.
> Mi disse che i nuovi membri del personale veniva accolti con questo rito: una fumata di sana erba col bong, fatto girare intorno alla tavola rotonda.
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> Mi spiegò che tutti i dipendenti erano fattoni, che lui odiava quelli che non fumavano erba e che voleva che fossimo liberi di fumare erba in cucina senza che nessuno rompesse le palle.
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> Settimana scorsa stavo tagliando le patate come un vero uomo e il mio capo si è accesso un doppio cannone. Quando gli esce quel fumo verde dalla bocca è più sensuale di una modella battona. Pensai "devo assolutamente accendermi una canna, non posso resistere". Il mio capo però mi lesse nel pensiero e si avvicinò a me col cannone e comincio a imboccarmi come una mamma con il suo bambino.
> Mi disse "hai le mani occupate, ci penso io".
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> Mi scese una lacrima dagli occhi dall'emozione.
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Re: Il mio primo giorno di lavoroScritto da:
> Scritto da: ErbaIsMyLife
> > Mio padre dice sempre che noi fattoni nasciamo fattoni e che un fattone può anche smettere di farsi, ma resta un fattone geneticamente. Quando ero bambino diceva "tu diventerai un fattone come tuo padre".
> > Dice anche che a noi fattoni nessune vuole dare un lavoro, nemmeno se smettiamo di fumare ce lo danno, perché i nostri geni sono geni da fattoni e restiamo fattoni anche quando non siamo fatti.
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> > Ho capito che mio padre aveva ragione, ma a me è capitata una fortuna che pochi fattoni hanno.
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> > Quel giorno arrivai a un colloquio di lavoro per un posto di aiuto cuoco (io avrei voluto fare il cuoco, ma mio padre mi demotivava sostenendo che non fossi abbastanza intelligente e comunque troppo fatto per fare il cuoco). Il padrone (portoghese tarchiato con la coda di cavallo) si siede e mi dice di presentarmi.
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> > Comincio a raccontare le mie stronzate, dopo un po' lui si scoccia e mi dice "Adesso basta con ste stronzate... veniamo al punto: fumi erba?".
> > Pensai a ciò che mio padre mi aveva sempre insegnato (tu hai i geni della fattanza, non puoi cambiarli) e allora cercai di non mentire spudoratamente e gli dissi che prima dei colloqui di lavoro mi facevo una cannetta giusto per rilassarmi.
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> > Lui mi disse "bene, puoi iniziare domani?". E io incredulo gli risposi "certo che si".
> > La sera tornai a casa. Mio padre stava fumando un purino insieme al Kurt, un suo vecchio amico.
> > Annunciai a mio padre la novità e lui, rivolgendosi al Kurt con il suo tipico accento tedesco (mio padre ha origini germaniche): "Mio filio è proprio un filio di puttana, ja. Ha trovato un capo con i geni della fattanza. Io è tutta vita che cerco e mai ho trovato".
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> > Il giorno dopo andai al lavoro. Il mio capo aveva preparato una tavola rotonda in una stanzetta del personale da parte alla cucina e al centro del tavolo c'era un bong.
> > Mi disse che i nuovi membri del personale veniva accolti con questo rito: una fumata di sana erba col bong, fatto girare intorno alla tavola rotonda.
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> > Mi spiegò che tutti i dipendenti erano fattoni, che lui odiava quelli che non fumavano erba e che voleva che fossimo liberi di fumare erba in cucina senza che nessuno rompesse le palle.
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> > Settimana scorsa stavo tagliando le patate come un vero uomo e il mio capo si è accesso un doppio cannone. Quando gli esce quel fumo verde dalla bocca è più sensuale di una modella battona. Pensai "devo assolutamente accendermi una canna, non posso resistere". Il mio capo però mi lesse nel pensiero e si avvicinò a me col cannone e comincio a imboccarmi come una mamma con il suo bambino.
> > Mi disse "hai le mani occupate, ci penso io".
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> > Mi scese una lacrima dagli occhi dall'emozione.
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Cosa c'è da ridere? È una cosa seria.
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