Clima teso nel centrodestra. Ancora una volta, a mandare in fibrillazione Fi e Lega sono le indiscrezioni sul progetto di partito unico cui punterebbe Matteo Salvini dopo il 5 settembre, quando il tribunale del riesame di Genova si sarà pronunciato sul sequestro dei conti del Carroccio, dichiarando di fatto la 'bancarotta' del movimento fondato da Umberto Bossi. Rumors smentiti da Giancarlo Giorgetti (''non abbiamo tempo, né risorse per fare un'Opa su Fi''), che però suona il campanello d'allarme e non esclude la ''chiusura del partito'' in caso di bocciatura da parte dei giudici liguri.
''Se il 5 settembre - dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ospite ieri della festa del 'Fatto quotidiano' a Marina di Pietrasanta - tutti i futuri proventi, che fondamentalmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri che affluiscono nelle casse della Lega, vengono requisiti, allora è evidente che a quel punto lì un partito politico non può più esistere, perché non ha più i soldi...''.
Giorgetti vede nero per le casse di via Bellerio, assicura che non c'è nessuna intenzione di 'mangiarsi' Fi, ma non risparmia stilettate nei confronti dell'alleato Silvio Berlusconi, senza citarlo direttamente: ''Le idee di Salvini e della Lega sono più attrattive di altri, tipo Fi... Il fatto che noi cresciamo e gli altri diminuiscano rende la Lega partito di riferimento del centrodestra. Se portiamo via elettori, non è colpa nostra, ma colpa loro...''.
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