M5S e Lega ai ferri corti sulla prescrizione nel ddl anticorruzione. Un summit al ministero di via Arenula tra i parlamentari pentastellati e quelli del Carroccio alla presenza del Guardasigilli Alfonso Bonafede, e una lunga riunione congiunta della commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera durata fino a sera, non sono bastati ieri a trovare un compromesso. Ognuno resta sulle sue posizioni, è stallo.
Spetterà ai leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini sbrogliare la matassa che col passare delle ore si fa sempre più ingarbugliata. I due vicepremier, però, sono entrambi impegnati all'estero (il ministro del Lavoro in Cina, quello dell'Interno nel Ghana) e questo rende tutto più difficile. Non c'è tempo da perdere. Oggi pomeriggio si voterà sugli emendamenti e bisognerà correre ai ripari. Il premier Giuseppe Conte proverà a mediare ancora una volta.
A fine giornata ieri si è fatto sentire il segretario di via Bellerio, che mantiene il punto: "Riforma della giustizia, e anche della prescrizione, sono nel contratto di governo e diventeranno realtà: mettere in galera mafiosi e corrotti è una priorità della Lega. L'importante è farle bene queste riforme, evitando che i processi durino all'infinito anche per gli innocenti, altrimenti è una sconfitta per tutti". La grana scoppia in commissione, a Montecitorio, durante la riunione nella sala del Mappamondo. L'emendamento 'incriminato' è quello che prevede lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, a prescindere dalla sentenza di assoluzione o condanna: viene ritirato e poi riformulato da M5S per sfuggire alle forche caudine dell'inammissibilità.
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