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    il 2018-12-05 20:47:12.0 alle 2018-12-05 20:47:12.0
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    Da un libro di scuola
    "Le Immigrazioni, presenti anche fra gli animali, sono dall'alba dell'uomo un fenomeno che ha contribuito alla sua evoluzione. L'emigrazione produce effetti generali che possono individuarsi in un decremento demografico dei paesi di provenienza, che hanno popolazione eccessiva rispetto ai livelli economici, e in un incremento nei paesi d'arrivo, che hanno invece una tendenza alla stasi demografica, pur in un contesto di benessere. Se la migrazione riguarda persone in grado di lavorare, ciò comporta un impoverimento dei paesi di provenienza e un vantaggio per i paesi d'immigrazione, che possono destinare le nuove forze lavoro alle mansioni marginali e indesiderate e tuttavia indispensabili e necessarie a mantenere l'economia complessiva in piedi. La manodopera straniera rappresenta una provvidenziale risorsa per una società progredita, perché svolge i lavori umili e rifiutati dai residenti e per il notevole contributo fiscale che paga allo stato, ammontante in Italia ben al 5% del reddito generale dichiarato. Nonostante questo gli immigrati sono i primi a pagare le conseguenze della crisi, con disoccupazione, per esempio in questi anni nel settore edilizio. Le maggiori difficoltà per gli immigrati sono: i bassi salari, quasi sempre in nero, la precarietà del lavoro, a volte malsano, è la sua scarsa sicurezza; gli alloggi molto cari, la delinquenza che cerca di utilizzarli e sfruttarli(prostituzione e schiavismo), coinvolgendo anche nel promuovere le tratte di giovani o flussi migratori clandestini. Altre difficoltà sono costituite dai conflitti con operai e manodopera italiana(conflitti tra poveri) e dall'esclusione sociale per motivi etnici, culturali e religioso. Occorre, invece, che vi sia anche da una parte della popolazione autoctona una legalità diffusa di base, che alimenti un civile spirito d'accoglienza, capace di considerare la diversità, senza diffidenza e ostilità, come risorsa e opportunità di reciproco arricchimento culturale e umano. La prima generazione d'immigrati si trova a vivere inevitabilmente il disagio dell'estraneita' è della diversità razziale, linguistica, culturale. Spesso l'immigrato non viene ritenuto capace di svolgere lavori di un certo livello tecnologico e professionale ed è costretto ad accettare i lavori più umili, inferiori ai propri titoli professionali, degradati e non raramente, a costi minimi e in nero. Se la famiglia è rimasta nel paese natale, deve mandarle per il suo sostentamento parte del suo salario. Se ha portato con sé la famiglia deve provvedere a un abitazione decente e preoccuparsi dell'educazione dei figli, in un contesto economico di prezzi elevati rispetto al paese di origine. L'Italia, per mantenere un freno all'immigrazione e clandestina e irregolare, ha reso rigide le condizioni di soggiorno, con riflessi di disagio anche per gli immigrati regolari. Per una riprovevole tendenza alla generalizzazione, l'immigrato viene spesso addittato come elemento sociale pericoloso, se si diffonde la notizia che qualcuno della sua stessa razza abbia commesso un atto criminoso. Nonostante la legislazione internazionale sui diritti dei migranti, egli avverte intorno a sé parecchia diffidenza, se non rifiuto, almeno iniziale, fino a una lenta e laboriosa integrazione. Gli immigrati in genere vanno a costituire l'ultima classe sociale, per via delle loro condizioni culturali ed economiche. Queste condizioni diventano molto più penalizzanti se interviene un clima di razzismo, di xenofobia e intolleranza verso l'immigrato, con pregiudiziale rifiuto delle diversità razziale, etnica, culturale, religiosa. La tendenza all'emarginazione produce grande disagio e sofferenza sociale in chi la subisce è impedisce quei processi d'integrazione che producono, non solo pace sociale, ma anche progressi economici e culturali, a vantaggio dell'intera società accogliente. L'esperienza storica dimostra che le società ospitanti hanno sempre ottenuto un notevole beneficio dall'immigrazione, per effetto dei nuovi innesti di forze lavorative e produttive, tanto che i Paesi più ricchi culturalmente ed economicamente oggi esistenti sono di fatto quelli che hanno utilizzato l'accoglienza, la contaminazione e il sincretismo culturale e sociale come strumento di arricchimento e come leva di sviluppo (USA, Canada, Germania, Inghilterra, Francia ecc.)"

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      Non Autenticato
      il 2018-12-05 23:29:06.0 alle 2018-12-05 23:29:06.0
      Re: Da un libro di scuola
      Scritto da: Mattia
      > "Le Immigrazioni, presenti anche fra gli animali, sono dall'alba dell'uomo un fenomeno che ha contribuito alla sua evoluzione. L'emigrazione produce effetti generali che possono individuarsi in un decremento demografico dei paesi di provenienza, che hanno popolazione eccessiva rispetto ai livelli economici, e in un incremento nei paesi d'arrivo, che hanno invece una tendenza alla stasi demografica, pur in un contesto di benessere. Se la migrazione riguarda persone in grado di lavorare, ciò comporta un impoverimento dei paesi di provenienza e un vantaggio per i paesi d'immigrazione, che possono destinare le nuove forze lavoro alle mansioni marginali e indesiderate e tuttavia indispensabili e necessarie a mantenere l'economia complessiva in piedi. La manodopera straniera rappresenta una provvidenziale risorsa per una società progredita, perché svolge i lavori umili e rifiutati dai residenti e per il notevole contributo fiscale che paga allo stato, ammontante in Italia ben al 5% del reddito generale dichiarato. Nonostante questo gli immigrati sono i primi a pagare le conseguenze della crisi, con disoccupazione, per esempio in questi anni nel settore edilizio. Le maggiori difficoltà per gli immigrati sono: i bassi salari, quasi sempre in nero, la precarietà del lavoro, a volte malsano, è la sua scarsa sicurezza; gli alloggi molto cari, la delinquenza che cerca di utilizzarli e sfruttarli(prostituzione e schiavismo), coinvolgendo anche nel promuovere le tratte di giovani o flussi migratori clandestini. Altre difficoltà sono costituite dai conflitti con operai e manodopera italiana(conflitti tra poveri) e dall'esclusione sociale per motivi etnici, culturali e religioso. Occorre, invece, che vi sia anche da una parte della popolazione autoctona una legalità diffusa di base, che alimenti un civile spirito d'accoglienza, capace di considerare la diversità, senza diffidenza e ostilità, come risorsa e opportunità di reciproco arricchimento culturale e umano. La prima generazione d'immigrati si trova a vivere inevitabilmente il disagio dell'estraneita' è della diversità razziale, linguistica, culturale. Spesso l'immigrato non viene ritenuto capace di svolgere lavori di un certo livello tecnologico e professionale ed è costretto ad accettare i lavori più umili, inferiori ai propri titoli professionali, degradati e non raramente, a costi minimi e in nero. Se la famiglia è rimasta nel paese natale, deve mandarle per il suo sostentamento parte del suo salario. Se ha portato con sé la famiglia deve provvedere a un abitazione decente e preoccuparsi dell'educazione dei figli, in un contesto economico di prezzi elevati rispetto al paese di origine. L'Italia, per mantenere un freno all'immigrazione e clandestina e irregolare, ha reso rigide le condizioni di soggiorno, con riflessi di disagio anche per gli immigrati regolari. Per una riprovevole tendenza alla generalizzazione, l'immigrato viene spesso addittato come elemento sociale pericoloso, se si diffonde la notizia che qualcuno della sua stessa razza abbia commesso un atto criminoso. Nonostante la legislazione internazionale sui diritti dei migranti, egli avverte intorno a sé parecchia diffidenza, se non rifiuto, almeno iniziale, fino a una lenta e laboriosa integrazione. Gli immigrati in genere vanno a costituire l'ultima classe sociale, per via delle loro condizioni culturali ed economiche. Queste condizioni diventano molto più penalizzanti se interviene un clima di razzismo, di xenofobia e intolleranza verso l'immigrato, con pregiudiziale rifiuto delle diversità razziale, etnica, culturale, religiosa. La tendenza all'emarginazione produce grande disagio e sofferenza sociale in chi la subisce è impedisce quei processi d'integrazione che producono, non solo pace sociale, ma anche progressi economici e culturali, a vantaggio dell'intera società accogliente. L'esperienza storica dimostra che le società ospitanti hanno sempre ottenuto un notevole beneficio dall'immigrazione, per effetto dei nuovi innesti di forze lavorative e produttive, tanto che i Paesi più ricchi culturalmente ed economicamente oggi esistenti sono di fatto quelli che hanno utilizzato l'accoglienza, la contaminazione e il sincretismo culturale e sociale come strumento di arricchimento e come leva di sviluppo (USA, Canada, Germania, Inghilterra, Francia ecc.)"

      Belink al libro che contiene questo lavaggio del cervello economicista?
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        il 2018-12-06 20:13:33.0 alle 2018-12-06 20:13:33.0
        Trollate totali: 9887
        Re: Da un libro di scuola
        Scritto da:
        > Scritto da: Mattia
        > > "Le Immigrazioni, presenti anche fra gli animali, sono dall'alba dell'uomo un fenomeno che ha contribuito alla sua evoluzione. L'emigrazione produce effetti generali che possono individuarsi in un decremento demografico dei paesi di provenienza, che hanno popolazione eccessiva rispetto ai livelli economici, e in un incremento nei paesi d'arrivo, che hanno invece una tendenza alla stasi demografica, pur in un contesto di benessere. Se la migrazione riguarda persone in grado di lavorare, ciò comporta un impoverimento dei paesi di provenienza e un vantaggio per i paesi d'immigrazione, che possono destinare le nuove forze lavoro alle mansioni marginali e indesiderate e tuttavia indispensabili e necessarie a mantenere l'economia complessiva in piedi. La manodopera straniera rappresenta una provvidenziale risorsa per una società progredita, perché svolge i lavori umili e rifiutati dai residenti e per il notevole contributo fiscale che paga allo stato, ammontante in Italia ben al 5% del reddito generale dichiarato. Nonostante questo gli immigrati sono i primi a pagare le conseguenze della crisi, con disoccupazione, per esempio in questi anni nel settore edilizio. Le maggiori difficoltà per gli immigrati sono: i bassi salari, quasi sempre in nero, la precarietà del lavoro, a volte malsano, è la sua scarsa sicurezza; gli alloggi molto cari, la delinquenza che cerca di utilizzarli e sfruttarli(prostituzione e schiavismo), coinvolgendo anche nel promuovere le tratte di giovani o flussi migratori clandestini. Altre difficoltà sono costituite dai conflitti con operai e manodopera italiana(conflitti tra poveri) e dall'esclusione sociale per motivi etnici, culturali e religioso. Occorre, invece, che vi sia anche da una parte della popolazione autoctona una legalità diffusa di base, che alimenti un civile spirito d'accoglienza, capace di considerare la diversità, senza diffidenza e ostilità, come risorsa e opportunità di reciproco arricchimento culturale e umano. La prima generazione d'immigrati si trova a vivere inevitabilmente il disagio dell'estraneita' è della diversità razziale, linguistica, culturale. Spesso l'immigrato non viene ritenuto capace di svolgere lavori di un certo livello tecnologico e professionale ed è costretto ad accettare i lavori più umili, inferiori ai propri titoli professionali, degradati e non raramente, a costi minimi e in nero. Se la famiglia è rimasta nel paese natale, deve mandarle per il suo sostentamento parte del suo salario. Se ha portato con sé la famiglia deve provvedere a un abitazione decente e preoccuparsi dell'educazione dei figli, in un contesto economico di prezzi elevati rispetto al paese di origine. L'Italia, per mantenere un freno all'immigrazione e clandestina e irregolare, ha reso rigide le condizioni di soggiorno, con riflessi di disagio anche per gli immigrati regolari. Per una riprovevole tendenza alla generalizzazione, l'immigrato viene spesso addittato come elemento sociale pericoloso, se si diffonde la notizia che qualcuno della sua stessa razza abbia commesso un atto criminoso. Nonostante la legislazione internazionale sui diritti dei migranti, egli avverte intorno a sé parecchia diffidenza, se non rifiuto, almeno iniziale, fino a una lenta e laboriosa integrazione. Gli immigrati in genere vanno a costituire l'ultima classe sociale, per via delle loro condizioni culturali ed economiche. Queste condizioni diventano molto più penalizzanti se interviene un clima di razzismo, di xenofobia e intolleranza verso l'immigrato, con pregiudiziale rifiuto delle diversità razziale, etnica, culturale, religiosa. La tendenza all'emarginazione produce grande disagio e sofferenza sociale in chi la subisce è impedisce quei processi d'integrazione che producono, non solo pace sociale, ma anche progressi economici e culturali, a vantaggio dell'intera società accogliente. L'esperienza storica dimostra che le società ospitanti hanno sempre ottenuto un notevole beneficio dall'immigrazione, per effetto dei nuovi innesti di forze lavorative e produttive, tanto che i Paesi più ricchi culturalmente ed economicamente oggi esistenti sono di fatto quelli che hanno utilizzato l'accoglienza, la contaminazione e il sincretismo culturale e sociale come strumento di arricchimento e come leva di sviluppo (USA, Canada, Germania, Inghilterra, Francia ecc.)"
        >
        > Belink al libro che contiene questo lavaggio del cervello economicista?

        L'ho trovato in youtube. Il tizio che l'ha messo diceva che stava studiando per un test/esame scolastico e questa è una parte del suo libro di studio.

        **Modificato dall'autore il 06.12.2018 20:14**
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