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Uomo playboy e donna troiaDetta così sembra che la libertà sessuale femminile fosse limitata da meschini patriarchi che traevano un sadico godimento dal negare libertà agli altri (in questo caso, alle altre) senza un motivo preciso. Non era così.
I motivi della minor libertà di cui disponevano le donne in quest'ambito sono da individuare nelle necessità create dalla biologia.
Erano solo le donne, infatti, a rischiare la gravidanza come conseguenza del rapporto sessuale, motivo per cui conveniva loro rimanere vergini fino al matrimonio. Il matrimonio era molto importante per lei, perché le assicurava che lui avrebbe provveduto al sostentamento suo e dei figli. Per l'uomo, invece, era la verginità della sposa ad essere di primario interesse, perché fungeva da garanzia che lei non fosse adultera, assicurandogli di essere il padre della futura prole.
Il patto non scritto era quindi il seguente: l'uomo accettava lo squallido ma funzionale ruolo di provider sacrificabile a patto di avere la certezza della paternità, mentre la donna accettava l'altrettanto squallido ma ugualmente funzionale ruolo di incubatrice casta e monogama a patto di poter prima di tutto legare a sé il provider attraverso il matrimonio. Che la Chiesa abbia sempre insistito nel vietare il sesso prematrimoniale non è una coincidenza, bensì lo specchio di quell'antica mentalità.
Date le differenze biologiche di partenza tra chi poteva partorire e chi no, e considerata la mancanza di contraccettivi e di consapevolezza riguardo le api e i fiori, questo sistema conveniva a tutti, uomini e donne. Ed è per questo che, come tutto il resto dell'impianto dei ruoli di genere [1], esso era ed è sostenuto in egual misura da entrambi i sessi. D'altronde, la raccomandazione di "non concedersi troppo facilmente" sembra passare di madre in figlia almeno quanto essa passi di padre in figlia, se non di più, e questo ci aiuta a capire che anche le donne avevano il loro interesse pratico a limitarsi in tal senso.
Infine, non bisogna dimenticare di guardare l'altro lato della medaglia: una mancanza di esperienze sessuali rende gli uomini oggetto di scherno. Questo scherno, detto virgin-shaming, nasce dal fatto che un uomo che non si mostrasse voglioso di avere rapporti sessuali non avrebbe avuto l'incentivo necessario a sposare una donna e farsi carico delle sue responsabilità di marito e di padre. Ed ugualmente era deriso ed ostracizzato un uomo che arrivasse vergine, ma non per sua scelta, ai 20 o 25 anni, perché il suo non esser stato scelto da nessuna era spesso un segnale di poca affidabilità nel ruolo di breadwinner.
Ancora una volta, quello che sembrava essere un doppio standard antifemminile si rivela in realtà oppressione bidirezionale e pertanto bisessista.
Attribuire questo sistema al Patriarcato, pensando che avvantaggiasse gli uomini e quindi che debbano esser stati loro ad averlo inventato, è un fraintendimento derivato dalla nostra tendenza a guardare le società del passato attraverso una lente moderna, non adatta a una sua interpretazione corretta.
Oggi ci sono i diritti individuali, c'è l'aborto, c'è la pillola, ci sono i preservativi. In passato, invece, l'atto sessuale era inevitabilmente legato alla riproduzione, perciò era logico che le società umane si preoccupassero innanzitutto delle sue conseguenze piuttosto che della libertà individuale di fare o non fare sesso quando si vuole. La castità femminile era percepita ed accettata da tutti e tutte come un piccolo sacrificio, un male necessario volto a far sì che l'uomo avesse la motivazione necessaria per mantenere moglie e figli. Ovviamente, proprio perché oggi abbiamo gli strumenti necessari per separare l'atto sessuale dalla riproduzione, l'applicazione di questi ragionamenti nella società attuale sarebbe insensata. Ma altrettanto insensato è giudicare le società passate sulla base di strumenti e possibilità che noi abbiamo oggi e che loro non avevano.
Fonte:https://www.facebook.com/Antisessismo/photos/a.658...

"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada