di Antonio Atte
Di Maio, se ci sei batti un colpo. Una parlamentare grillina passeggia nervosamente su e giù per uno dei corridoi della Camera. E parla in maniera concitata con alcuni suoi colleghi. Al centro della discussione, la debacle abruzzese del M5S. E la richiesta di una assemblea congiunta che ancora non è all'orizzonte, nonostante il pressing di una buona fetta del gruppo parlamentare. Dopo la disfatta elettorale in Abruzzo, sul banco degli imputati ci sono i vertici 5 Stelle, a partire da Luigi Di Maio, che si è chiuso in un lungo silenzio, interrotto solo da alcune considerazioni consegnate al Corriere della Sera. Tra cui la svolta - anticipata ieri dall'Adnkronos - che potrebbe portare presto alla caduta di uno dei tabù più granitici del Movimento 5 Stelle: il no alle alleanze a livello locale.
Se infatti i piani alti del M5S sembrano accarezzare l'idea di aprire alle liste civiche - benedetta anche da alcuni eletti storicamente 'critici' - nella compagine parlamentare non manca chi vede questa ipotesi come il fumo negli occhi. "Che direbbe Gianroberto?", è il mantra che rimbalza tra gli eletti. Uno dei più scettici è il deputato Davide Galantino, colui che proprio alcuni giorni fa ha depositato una proposta di legge 'anti-ammucchiate' che punta a 'disboscare' la selva di liste civiche che partecipano alle elezioni comunali. "Personalmente - spiega Galantino - non credo nelle alleanze, credo nei programmi. Ora dobbiamo cercare di valutare gli errori fatti e ripartire. Questo penso".
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