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    il 2019-04-07 12:40:02.0 alle 2019-04-07 12:40:02.0
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    Immigrati e pensioni
    Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.

    “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.

    Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.



    https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
    "Se tutti facessero così..."

    "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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      Rick Sanchez
      Wakkus Horribilis
      il 2019-04-07 13:08:24.0 alle 2019-04-07 13:08:24.0
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      Re: Immigrati e pensioni
      Scritto da: Ordine
      > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
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      > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
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      > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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      > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...


      Non serve un economista o un demografo per capire che è un sistema di ponzi in cui si scarica il bidone sugli ultimi arrivati. Il mondo è quello che è e le risorse sono quelle che sono, non puoi continuare ad importare gente in eterno senza distruggere tutto quello che ti sta attorno. E questo tralasciando tutti gli altri gravi problemi che sono stati evidenziati più volte qui. Purtroppo ai politici in genere questo non interessa, a loro basta guadagnarsi il voto nel breve periodo, dei problemi che creano sul lungo periodo dovranno essere altri ad occuparsene.
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      il 2019-04-07 13:45:12.0 alle 2019-04-07 13:45:12.0
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      Re: Immigrati e pensioni
      Scritto da: Ordine
      > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
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      > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
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      > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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      > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...


      Non sono solo le pensioni il problema.

      Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.

      Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".




      Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.

      1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
      2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
      3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.

      Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.

      Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.

      **Modificato dall'autore il 07.04.2019 13:46**
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        Scritto da
        Rick Sanchez
        Wakkus Horribilis
        il 2019-04-07 14:35:16.0 alle 2019-04-07 14:35:16.0
        Trollate totali: 4275
        Re: Immigrati e pensioni
        Scritto da: Mattia
        > Non sono solo le pensioni il problema.

        Giusto, ora non sono le pensioni il problema. Dopo averci ripetuto che il problema sono le pensioni da minimo 20 anni ora che si è scoperto che i negri non risolvono il problema delle pensioni ma anzi lo peggiorano la versione cambia.

        > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.

        Se un'industria fa fatica a trovare i lavoratori deve semplicemente:
        1) chiudere i battenti e lasciare che altre persone più competenti facciano quel mestiere in modo più competitivo
        2) automatizzare tutto l'automatizzabile al fine di competere sul mercato
        3) (il governo) deve mettere dei DAZI sui beni provenienti da mercati in cui si fa uso di schiavi sottopagati (cosa che non puoi fare in un mercato unico come l'Europa in cui tu, governo, non hai controllo dei tuoi confini e del mercato interno)

        Quello che NON può fare è importare schiavi dall'Africa per farli lavorare sottopagati su lavori che nessuno vuole fare perché, appunto, sottopagati.

        **Modificato dall'autore il 07.04.2019 14:38**
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        Non Autenticato
        il 2019-04-07 14:50:04.0 alle 2019-04-07 14:50:04.0
        Re: Immigrati e pensioni
        Scritto da: Mattia
        > Scritto da: Ordine
        > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
        > >
        > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
        > >
        > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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        > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
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        > Non sono solo le pensioni il problema.
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        > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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        > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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        > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
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        > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
        > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
        > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
        >
        > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
        >
        > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.

        Non capisco Ranona

        In Italia per un posto di infermiere o vigile urbano a Monza concorrono in 800, alcuni dei quali dalla Calabria.
        Operaio in una fabbrica tessile o cassiera al supermercato non è un lavoro altrettanto ambito, ma se consideri che c'è gente che lavora nei call center o prova a fare il venditore di polizze o del folletto, supporrei che se cerchi 200 operai dai soli dintorni ne arrivino 4000. È pieno di gente a spasso per via di aziende che hanno chiuso, se ne aprisse una si sentirebbero miracolati da San Gennaro.
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          il 2019-04-07 16:16:24.0 alle 2019-04-07 16:16:24.0
          Trollate totali: 9886
          Re: Immigrati e pensioni
          Scritto da:
          > Scritto da: Mattia
          > > Scritto da: Ordine
          > > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
          > > >
          > > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
          > > >
          > > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
          > > >

          > > >
          > > >
          > > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
          > >
          > >
          > > Non sono solo le pensioni il problema.
          > >
          > > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
          > >
          > > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
          > >
          > >
          > >
          > >
          > > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
          > >
          > > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
          > > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
          > > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
          > >
          > > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
          > >
          > > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
          >
          > Non capisco Ranona
          >
          > In Italia per un posto di infermiere o vigile urbano a Monza concorrono in 800, alcuni dei quali dalla Calabria.
          > Operaio in una fabbrica tessile o cassiera al supermercato non è un lavoro altrettanto ambito, ma se consideri che c'è gente che lavora nei call center o prova a fare il venditore di polizze o del folletto, supporrei che se cerchi 200 operai dai soli dintorni ne arrivino 4000. È pieno di gente a spasso per via di aziende che hanno chiuso, se ne aprisse una si sentirebbero miracolati da San Gennaro.

          https://www.lavoroediritti.com/lavoro-e-concorsi/5...
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            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2019-04-07 16:49:36.0 alle 2019-04-07 16:49:36.0
            Re: Immigrati e pensioni
            Scritto da: Mattia
            > Scritto da:
            > > Scritto da: Mattia
            > > > Scritto da: Ordine
            > > > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
            > > > >
            > > > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
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            > > > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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            > > > Non sono solo le pensioni il problema.
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            > > > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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            > > > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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            > > > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
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            > > > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
            > > > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
            > > > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
            > > >
            > > > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
            > > >
            > > > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
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            > > Non capisco Ranona
            > >
            > > In Italia per un posto di infermiere o vigile urbano a Monza concorrono in 800, alcuni dei quali dalla Calabria.
            > > Operaio in una fabbrica tessile o cassiera al supermercato non è un lavoro altrettanto ambito, ma se consideri che c'è gente che lavora nei call center o prova a fare il venditore di polizze o del folletto, supporrei che se cerchi 200 operai dai soli dintorni ne arrivino 4000. È pieno di gente a spasso per via di aziende che hanno chiuso, se ne aprisse una si sentirebbero miracolati da San Gennaro.
            >
            > https://www.lavoroediritti.com/lavoro-e-concorsi/5...

            Edilizia non credo. Metà degli italiani sono muratori, in nero. Più che altro non c'è tutta questa domanda nel settore edilizio. A Chieri già due magazzini di materiali edilizi hanno chiuso, ed è giusto così perché ormai sono state costruite tutte le case che agli italiani servono, e anche qualcuna in più.

            Nella panificazione il problema c'è, perché trattandosi di un lavoro che si fa di notte finisce per logorarti la salute. Lo stesso per la mungitura. Il problema nel fare lavori che richiedono di svegliarti alle tre è che dovresti andare a dormire alle sette, ma non ci riesci perché tutt'intorno tutti fanno rumore.
            Una possibile soluzione, trattandosi di lavori ben pagati - gli addetti alla mungitura ho sentito che prendono anche 4000 euro - potrebbe essere prendere la metà e lavorare la metà in modo da avere più tempo per riposarsi.

            Nell'allevamento il problema è che tutti questi bambini venuti su senza aver mai visto strozzare e sbudellare un pollo, poi non vogliono nemmeno da adulti Cylon
      • Avatar
        ☺
        Scritto da
        il 2019-04-07 22:22:32.0 alle 2019-04-07 22:22:32.0
        Trollate totali: 4032
        Re: Immigrati e pensioni
        Scritto da: Mattia
        > Scritto da: Ordine
        > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
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        > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
        > >
        > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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        > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
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        > Non sono solo le pensioni il problema.
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        > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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        > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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        > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
        >
        > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
        > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
        > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
        >
        > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
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        > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
        >


        Ma lo vuoi capire o no che gli immigrati fanno i lavori di merda proprio per via del fatto che sono di merda? Se fossero migliori li farebbero anche gli italiani, ma gli imprenditori non hanno alcun interesse a renderli meno di merda perchè altrimenti dovrebbero assumere gli italiani ad un prezzo maggiore.
        Ma poi non sono nemmeno convinto che nessun italiano li farebbe, ma sono certo che se pubblichi un annuncio su internet di quella mansione che stai ricercando almeno un cazzo d'italiano che ti risponde c'è. Siamo sicuri che gli imprenditori non cerchino direttamente gli stranieri?
        "Se tutti facessero così..."

        "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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          Scritto da
          Non Autenticato
          il 2019-04-07 22:46:16.0 alle 2019-04-07 22:46:16.0
          Re: Immigrati e pensioni
          Scritto da: Ordine
          > Scritto da: Mattia
          > > Scritto da: Ordine
          > > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
          > > >
          > > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
          > > >
          > > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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          > > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
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          > > Non sono solo le pensioni il problema.
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          > > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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          > > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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          > > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
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          > > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
          > > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
          > > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
          > >
          > > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
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          > > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
          > >
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          >
          > Ma lo vuoi capire o no che gli immigrati fanno i lavori di merda proprio per via del fatto che sono di merda? Se fossero migliori li farebbero anche gli italiani, ma gli imprenditori non hanno alcun interesse a renderli meno di merda perchè altrimenti dovrebbero assumere gli italiani ad un prezzo maggiore.
          > Ma poi non sono nemmeno convinto che nessun italiano li farebbe, ma sono certo che se pubblichi un annuncio su internet di quella mansione che stai ricercando almeno un cazzo d'italiano che ti risponde c'è. Siamo sicuri che gli imprenditori non cerchino direttamente gli stranieri?

          Oltretutto in un paese dove c'è parecchia disoccupazione gli imprenditori avrebbero il dovere morale di dare lavoro agli abitanti, e lo stato di predisporre un quadro legislativo adeguato a incentivarli.
        • Avatar
          ☺
          Scritto da
          il 2019-04-08 02:55:35.0 alle 2019-04-08 02:55:35.0
          Trollate totali: 9886
          Re: Immigrati e pensioni
          Scritto da: Ordine
          > Scritto da: Mattia
          > > Scritto da: Ordine
          > > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
          > > >
          > > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
          > > >
          > > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
          > > >

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          > > >
          > > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
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          > >
          > > Non sono solo le pensioni il problema.
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          > > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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          > > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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          > >
          > > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
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          > > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
          > > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
          > > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
          > >
          > > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
          > >
          > > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
          > >
          >
          >
          > Ma lo vuoi capire o no che gli immigrati fanno i lavori di merda proprio per via del fatto che sono di merda? Se fossero migliori li farebbero anche gli italiani, ma gli imprenditori non hanno alcun interesse a renderli meno di merda perchè altrimenti dovrebbero assumere gli italiani ad un prezzo maggiore.
          > Ma poi non sono nemmeno convinto che nessun italiano li farebbe, ma sono certo che se pubblichi un annuncio su internet di quella mansione che stai ricercando almeno un cazzo d'italiano che ti risponde c'è. Siamo sicuri che gli imprenditori non cerchino direttamente gli stranieri?

          Se hai dei dati che dimostrano che questi lavori: https://www.lavoroediritti.com/lavoro-e-concorsi/5...

          ... non vengono fatti dagli italiani perché sottopagati allora ti darò ragione, ma se non hai dati allora i motivi possono essere tanti, compresi quelli spiegati dall'articolo.

          **Modificato dall'autore il 08.04.2019 02:56**
          • Avatar
            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2019-04-08 15:12:43.0 alle 2019-04-08 15:12:43.0
            Re: Immigrati e pensioni
            Scritto da: Mattia
            > Scritto da: Ordine
            > > Scritto da: Mattia
            > > > Scritto da: Ordine
            > > > > Basterebbe un minimo di buon senso per capire che qualcosa, non quadrava. Perché è vero che gli immigrati – o almeno una loro parte – lavorano e quindi pagano i contributi, che però risulterebbero comunque versati anche qualora fosse un nostro connazionale ad avere un contratto in essere. E con la disoccupazione stabile ben oltre l’11% il ragionamento non è certo peregrino. Ma c’è di più. Perché è ancora vero che, a differenza dei lavoratori italiani, gli immigrati hanno un’età media più bassa e quindi potranno versare l’obolo più a lungo. Quando saranno però loro a andare in pensione, cosa succederà? Lo spiega, intervistato da Libero, Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia all’università Milano Bicocca, da tempo in prima linea sui problemi di una popolazione sempre più vecchia e con bassissimo tasso di natalità.
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            > > > > “A partire dal 2030 – spiega Blangiardo, estendendo la prospettiva sul lungo termine – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200mila persone all’anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. In molti, fra questi 200mila, “si sono regolarizzati in età avanzata – continua Blangiardo – anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire”. Ragiona il professore: “Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita“. Se sul breve il sistema può essere a posto, sul lungo termine la sua sostenibilità è seriamente in discussione: “Arriveremo al punto in cui il sistema delle pensioni sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una”.
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            > > > > Tutte le buone intenzioni, insomma, cozzano con le prospettive di lungo periodo. Perché gli immigrati, nonostante siano ad oggi considerati dalle truppe buoniste come risorsa per i pagamenti all’Inps, andranno anche loro in pensione. E i nodi verranno allora al pettine. Per affrontare la situazione, spiega sempre Blangiardo, “servirebbero flussi di immigrati tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno”, il che però darebbe “una serie di problemi collaterali: come si fa a integrare un numero così alto di persone?”.
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            > > > > https://www.ilprimatonazionale.it/economia/immigra...
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            > > > Non sono solo le pensioni il problema.
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            > > > Quarta Repubblica aveva fatto un servizio su un'industria tessile in cui lavoravano diversi ragazzi africani e spiegavano che facevano fatica a trovare italiani.
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            > > > Molti italiani studiano materie che sono inutili per il mondo professionale, tipo "scienze politiche".
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            > > > Però dovrebbe funzionare così, immaginando la situazione che apri un'industria tessile e ti servono 200 operai.
            > > >
            > > > 1) Pubblichi il concorso. Mettiamo che trovi 80 residenti, ora te ne mancano 120.
            > > > 2) Ti rivolgi ai centri per l'impiego, che ti fanno arrivare altri 40 residenti. Ora ti mancano 80 operai.
            > > > 3) Ti rivolgi a una sezione amministrativa dello stato che si occupa di immigrazione e dici "mi mancano 80 operai". Loro faranno in modo di dare il permesso di soggiorno a 80 immigrati che sono disposti a lavorare nella tua azienda.
            > > >
            > > > Sarebbe un modo intelligente di gestire l'immigrazione. Si prendono gli immigrati che servono.
            > > >
            > > > Questo per quanto riguarda gli immigrati economici. Dopo ovviamente c'è la protezione umanitaria, che è un'altra questione.
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            > > Ma lo vuoi capire o no che gli immigrati fanno i lavori di merda proprio per via del fatto che sono di merda? Se fossero migliori li farebbero anche gli italiani, ma gli imprenditori non hanno alcun interesse a renderli meno di merda perchè altrimenti dovrebbero assumere gli italiani ad un prezzo maggiore.
            > > Ma poi non sono nemmeno convinto che nessun italiano li farebbe, ma sono certo che se pubblichi un annuncio su internet di quella mansione che stai ricercando almeno un cazzo d'italiano che ti risponde c'è. Siamo sicuri che gli imprenditori non cerchino direttamente gli stranieri?
            >
            > Se hai dei dati che dimostrano che questi lavori: https://www.lavoroediritti.com/lavoro-e-concorsi/5...
            >
            > ... non vengono fatti dagli italiani perché sottopagati allora ti darò ragione, ma se non hai dati allora i motivi possono essere tanti, compresi quelli spiegati dall'articolo.

            Qualsiasi lavoro poco appetibile diventa più appetibile quando è pagato meglio.
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