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Re: DuFer & Boldrin: l'Età dell'oro e il mito della decrescita (in)felicePoliticaScritto daNon Autenticatoil 2019-09-15 20:42:47.0 alle 2019-09-15 20:42:47.0Perché Boldrin mi fa venire in mente quei medici che non si aggiornano e non sanno che esistono nuove cure?
Quale soluzione propone Boldrin per la sovrappopolazione? Continuare a consumare finché non ci sarà più niente?
Entrambi muovono critiche da premesse volutamente sminuitive e derisorie.
A 7 minuti non ce l'ho più fatta ad ascoltare e ho chiuso.
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Re: DuFer & Boldrin: l'Età dell'oro e il mito della decrescita (in)felicePoliticaScritto da:
> Perché Boldrin mi fa venire in mente quei medici che non si aggiornano e non sanno che esistono nuove cure?
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> Quale soluzione propone Boldrin per la sovrappopolazione? Continuare a consumare finché non ci sarà più niente?
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> Entrambi muovono critiche da premesse volutamente sminuitive e derisorie.
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> A 7 minuti non ce l'ho più fatta ad ascoltare e ho chiuso.
>
Boldrin, da economista, ha una sola missione: massimizzare il PIL pro capite.
Ci sono probabilmente due modi per farlo:
- Far crescere la produzione più di quanto cresca la popolazione
- Far decrescere la popolazione mantenendo la stessa produzione di adesso
Controllare la demografia in uno stato liberale è molto difficile, va per conto suo.
Avendo escluso il controllo demografico, ci si concentra a far crescere la produzione, cioè il PIL.
ATTENZIONE: da quel che ho capito i due parlano della decrescita dalla produzione, cioè del PIL, non della decrescita della popolazione.
Quello che Boldrin dice è che senza un modello industriale oggi sarebbe difficile se non impossibile produrre risorse per tutti mantenendo i prezzi attuali e fa notare che adesso, nonostante l'industrializzazione che abbiamo, ci sono ancora tantissimi poveri nel mondo... e anche loro vogliono star bene come noi. Quindi per poter star bene tutti occorre aumentare l'industrializzazione a livello globale, non farla decrescere.
Dopo ovviamente uno è libero di pensare che sia meglio essere morti di fame ma vivere in una società green, alla vecchia maniera, ma a Boldrin, come alla gran parte delle persone, interessa avere cibo in tavola e auspicano che chi adesso non ha cibo in tavola prima o poi avrà anche la propria razione.
Mettiamo però che la popolazione decresca per conto suo... perché non farla decrescere, mantenendo lo stesso livello di industrializzazione attuale ma migliorando l'automazione (così non servono operai per far funzionare le fabbriche)?
Ebbene, così facendo magari si possono migliorare le cose sul lungo termine, ma sul corto termine sono cazzi, perché ci sono tanti anziani e pochi giovani... e qualcuno deve pagare le pensioni a quelli che tra non molto andranno in pensione.
Le persone che sono vive oggi pensano ai loro problemi, non sono disposte a sacrificarsi per l'umanità. Come è normale che sia, non vogliono morire di fame da anziane.
Quindi se ne sbattono le palle dei problemi di lungo termine... "qualcuno dovrà affrontarli, ma per fortuna non sarò io".
**Modificato dall'autore il 15.09.2019 21:49**-
Re: DuFer & Boldrin: l'Età dell'oro e il mito della decrescita (in)felicePoliticaScritto daNon Autenticatoil 2019-09-16 00:09:02.0 alle 2019-09-16 00:09:02.0> Quello che Boldrin dice è che senza un modello industriale oggi sarebbe difficile se non impossibile produrre risorse per tutti mantenendo i prezzi attuali e fa notare che adesso, nonostante l'industrializzazione che abbiamo, ci sono ancora tantissimi poveri nel mondo... e anche loro vogliono star bene come noi. Quindi per poter star bene tutti occorre aumentare l'industrializzazione a livello globale, non farla decrescere.
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> Dopo ovviamente uno è libero di pensare che sia meglio essere morti di fame ma vivere in una società green, alla vecchia maniera, ma a Boldrin, come alla gran parte delle persone, interessa avere cibo in tavola e auspicano che chi adesso non ha cibo in tavola prima o poi avrà anche la propria razione.
Cioè in pratica sia tu che Boldrin non avete capito una mazza.
Mi sto rendendo conto che l'ambientalismo comporta un bagaglio culturale particolare che non viene specificamente insegnato a scuola né altrove, ma appreso selezionando e mettendo insieme per conto proprio determinate nozioni e informazioni da ciò che si insegna in materie diverse - scienze naturali, geografia, storia... e questo lavoro di sintesi richiede un interesse specifico che nuove da simpatie e antipatie istintive.
Gli economisti e gli economicisti non sviluppano questo interesse per cui sull'ambiente restano ignoranti, spiegarsi con loro è impossibile perché non si hanno basi in comune, è come spiegare i colori a un cieco (cit. dada).
Konrad Lorenz ha scritto che se uno crede possibile uno sviluppo illimitato in un mondo finito, o è un pazzo o è un economista. Gli economisti lo credono possibile perché non conoscono come funziona l'ecosistema, ecologia ed economia sono destinate a non capirsi.
Potrebbe anche darsi che sia impossibile aumentare la produzione per soddisfare tutti.
O potrebbe darsi che oggi sia ancora possibile in extremis ma fra pochi anni e un miliardo di persone in più sia impossibile.
Pensi che aumentare la produzione di grano di un ettaro di terreno sia semplicemente una questione di selezionare spighe più grandi?
Pensi che il terreno coltivabile in Piemonte basti a produrre alimenti, biocarburanti, materiali per i 4.500.000 abitanti? E la Lombardia, che è più piccola e di abitanti ne ha quasi il doppio?
Perché credi che i paesi industrializzati esportino democrazia nei paesi ricchi di risorse? Che succederebbe se quei paesi volessero le loro risorse per sé?-
Re: DuFer & Boldrin: l'Età dell'oro e il mito della decrescita (in)felicePoliticaScritto da:
> > Quello che Boldrin dice è che senza un modello industriale oggi sarebbe difficile se non impossibile produrre risorse per tutti mantenendo i prezzi attuali e fa notare che adesso, nonostante l'industrializzazione che abbiamo, ci sono ancora tantissimi poveri nel mondo... e anche loro vogliono star bene come noi. Quindi per poter star bene tutti occorre aumentare l'industrializzazione a livello globale, non farla decrescere.
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> > Dopo ovviamente uno è libero di pensare che sia meglio essere morti di fame ma vivere in una società green, alla vecchia maniera, ma a Boldrin, come alla gran parte delle persone, interessa avere cibo in tavola e auspicano che chi adesso non ha cibo in tavola prima o poi avrà anche la propria razione.
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> Cioè in pratica sia tu che Boldrin non avete capito una mazza.
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> Mi sto rendendo conto che l'ambientalismo comporta un bagaglio culturale particolare che non viene specificamente insegnato a scuola né altrove, ma appreso selezionando e mettendo insieme per conto proprio determinate nozioni e informazioni da ciò che si insegna in materie diverse - scienze naturali, geografia, storia... e questo lavoro di sintesi richiede un interesse specifico che nuove da simpatie e antipatie istintive.
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> Gli economisti e gli economicisti non sviluppano questo interesse per cui sull'ambiente restano ignoranti, spiegarsi con loro è impossibile perché non si hanno basi in comune, è come spiegare i colori a un cieco (cit. dada).
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> Konrad Lorenz ha scritto che se uno crede possibile uno sviluppo illimitato in un mondo finito, o è un pazzo o è un economista. Gli economisti lo credono possibile perché non conoscono come funziona l'ecosistema, ecologia ed economia sono destinate a non capirsi.
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> Potrebbe anche darsi che sia impossibile aumentare la produzione per soddisfare tutti.
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> O potrebbe darsi che oggi sia ancora possibile in extremis ma fra pochi anni e un miliardo di persone in più sia impossibile.
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> Pensi che aumentare la produzione di grano di un ettaro di terreno sia semplicemente una questione di selezionare spighe più grandi?
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> Pensi che il terreno coltivabile in Piemonte basti a produrre alimenti, biocarburanti, materiali per i 4.500.000 abitanti? E la Lombardia, che è più piccola e di abitanti ne ha quasi il doppio?
> Perché credi che i paesi industrializzati esportino democrazia nei paesi ricchi di risorse? Che succederebbe se quei paesi volessero le loro risorse per sé?
Ho capito, ma tu stai dicendo semplicemente che se la popolazione continua ad aumentare allora produrre risorse per tutti sarà impossibile.
Quello di cui parlano loro, se ho capito bene, è se ha senso pensare di deindustrializzare il territorio, cioè passare dalle grosse industrie ai vecchi artigiani.
Quello che mi pare sostenga Boldrin è che nella situazione attuale, tornare agli artigiani significherebbe diminuire la produzione al punto da non riuscire più a soddisfare la domanda della popolazione.
Immagina per esempio un grosso campo di pomodori e una macchina inquinanante ma efficiente che li raccoglie in tempi rapidi (tipo quella che aveva mostrato wakko), che poi vengono caricati su grossi camion inquinanti e trasportati in una fabbrica che produce in poco tempo litri e litri di sugo di pomodoro. Ovviamente anche la fabbrica consuma energia e inquina.
Però la produzione è rapida, molto efficiente e perciò si possono vendere ogni giorni migliaia di barattoli di sugo di pomodoro a prezzi bassi.
Ecco, questa è la situazione attuale.
Penso che Michele Boldrin con decrescita felice immagini questo.
Piccoli campi di pomodoro in cui i braccianti raccolgono i pomodori a mano e poi magari vengono trasportati sul carretto da qualche parte dove vengono pestati da altri uomini con i mazzotti per fare il sugo di pomodoro.
Dal punto di vista ambientale bellissimo, non hai inquinato.
Però hai prodotto meno sugo di pomodoro e al mercato un barattolo di questo sugo lo pagherai magari 5 euro.
Boldrin non vuole la decrescita in questo senso, cioè decrescita della produzione (possiamo chiamarla "economia artigiana" o "economia lenta") perché sebbene sia più pulita, non aiuta per niente a risolvere il problema della fame nel mondo, ma lo peggiora, perché una famiglia prima poteva magari permettersi di comprare 30 barattoli di sugo di pomodoro al mese, mentre adesso da 6. Lo stesso con ogni altro bene prodotto dall'economia artigianale.
Tu allora dici: facciamo decrescere la popolazione, così i processi artigianali sono abbastanza efficienti da sfamare tutti (oppure è sufficiente solo un'industria inquinante di modeste proporzioni) e inoltre il territorio locale è sufficiente a coltivare tutto il necessario. Giusto?
Questo può anche avere senso, però poi devi affrontare il problema di come pagare le pensioni nel futuro immediato.
Quindi devi proporre una soluzione per questo.
In quanto a Boldrin, lui penso la veda semplicemente così: la popolazione non è destinata a decrescere e su questo "che vuoi farci?" e allora sostiene che, come minimo, non si possa far decrescere la produzione.
Tuttavia si può sviluppare l'energia pulita, così i processi industriali sono meno inquinanti, che è poi l'ambientalismo mainstream.
Invece quello che dicono qui: http://www.decrescitafelice.it/
... è che la loro filosofia è quello di ridurre i consumi non comprando cose inutili, beni materiali futili, quindi suppongo di far parte anche io del gruppo. Questa è una cosa che ha senso.
**Modificato dall'autore il 16.09.2019 03:00**-
Re: DuFer & Boldrin: l'Età dell'oro e il mito della decrescita (in)felicePoliticaScritto daNon Autenticatoil 2019-09-17 15:56:51.0 alle 2019-09-17 15:56:51.0Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > > Quello che Boldrin dice è che senza un modello industriale oggi sarebbe difficile se non impossibile produrre risorse per tutti mantenendo i prezzi attuali e fa notare che adesso, nonostante l'industrializzazione che abbiamo, ci sono ancora tantissimi poveri nel mondo... e anche loro vogliono star bene come noi. Quindi per poter star bene tutti occorre aumentare l'industrializzazione a livello globale, non farla decrescere.
> > >
> > > Dopo ovviamente uno è libero di pensare che sia meglio essere morti di fame ma vivere in una società green, alla vecchia maniera, ma a Boldrin, come alla gran parte delle persone, interessa avere cibo in tavola e auspicano che chi adesso non ha cibo in tavola prima o poi avrà anche la propria razione.
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> > Cioè in pratica sia tu che Boldrin non avete capito una mazza.
> >
> > Mi sto rendendo conto che l'ambientalismo comporta un bagaglio culturale particolare che non viene specificamente insegnato a scuola né altrove, ma appreso selezionando e mettendo insieme per conto proprio determinate nozioni e informazioni da ciò che si insegna in materie diverse - scienze naturali, geografia, storia... e questo lavoro di sintesi richiede un interesse specifico che nuove da simpatie e antipatie istintive.
> >
> > Gli economisti e gli economicisti non sviluppano questo interesse per cui sull'ambiente restano ignoranti, spiegarsi con loro è impossibile perché non si hanno basi in comune, è come spiegare i colori a un cieco (cit. dada).
> >
> > Konrad Lorenz ha scritto che se uno crede possibile uno sviluppo illimitato in un mondo finito, o è un pazzo o è un economista. Gli economisti lo credono possibile perché non conoscono come funziona l'ecosistema, ecologia ed economia sono destinate a non capirsi.
> >
> > Potrebbe anche darsi che sia impossibile aumentare la produzione per soddisfare tutti.
> >
> > O potrebbe darsi che oggi sia ancora possibile in extremis ma fra pochi anni e un miliardo di persone in più sia impossibile.
> >
> > Pensi che aumentare la produzione di grano di un ettaro di terreno sia semplicemente una questione di selezionare spighe più grandi?
> >
> > Pensi che il terreno coltivabile in Piemonte basti a produrre alimenti, biocarburanti, materiali per i 4.500.000 abitanti? E la Lombardia, che è più piccola e di abitanti ne ha quasi il doppio?
> > Perché credi che i paesi industrializzati esportino democrazia nei paesi ricchi di risorse? Che succederebbe se quei paesi volessero le loro risorse per sé?
>
> Ho capito, ma tu stai dicendo semplicemente che se la popolazione continua ad aumentare allora produrre risorse per tutti sarà impossibile.
In realtà dico che già rasenta l'impossibile adesso, in quanto nessun paese indistrializzato, che io sappia, potrebbe mantenere la sua popolazione con il suo territorio. Questo è il motivo per cui la maggior parte degli oggetti di cui ci serviamo è fatta di derivati del petrolio... che però noi non produciamo se non in quantità irrilevanti. Di qui la continua guerra "a bassa intensità" che i paesi industrializzati fanno al resto del mondo, le ingerenze nei governi locali (a cui capo viene messo o mantenuto il raiss di turno, che viene poi rimosso quando si monta troppo la testa) che impediscono il formarsi di democrazie, e così via.
Nemmeno se tornassimo a vivere in modo bucolico sarebbe possibile. I fautori della decrescita felice propongono un'economia più sobria ed essenziale, e sicuramente sarebbe una proposta da tenere in conto, ma pensaci bene: TU quante cose consumi che ritieni non necessarie? Io molto poche.
> Quello di cui parlano loro, se ho capito bene, è se ha senso pensare di deindustrializzare il territorio, cioè passare dalle grosse industrie ai vecchi artigiani.
Questo è un discorso sul lavoro, ma non vedo alcun meccanismo teleonomico che possa riportare in auge gli artigiani al posto delle industrie, i negozi al posto della grande distribuzione. Qualche artigiano sopravvive per produrre beni artigianali per una clientela di nicchia, la massa necessita di produzione di massa.
> Quello che mi pare sostenga Boldrin è che nella situazione attuale, tornare agli artigiani significherebbe diminuire la produzione al punto da non riuscire più a soddisfare la domanda della popolazione.
Può darsi ma Boldrin non ha capito nulla delle argomentazioni della decrescita (in particolare di quelle ambiantaliste, essendo un economista): la sua fondamentale incomprensione si rivela quando dice "cialtroni di sinistra" e poco dopo "francese scemo" (o "cretino") cioè nel punto in cui ho smesso di perdere tempo con il video.
Non so cos'abbia capito Boldrin della decrescita, né cosa intendano altri, ma ti posso dire cosa ho capito io.
Diminuire la popolazione è necessario per ragioni ambientali (l'economia depaupera e danneggia l'ambiente) ed economiche (produrre per tutti con le risorse disponibili).
Cosa fare per ridurre la popolazione?
In Europa, nulla. La popolazione diminuisce già da sé, e in modo così rapido da comportare problemi, per cui occorre al contrario decelerare questa diminuzione. Lo si può fare con l'immigrazione o incentivando gli autoctoni a fare qualche figlio in più. I governi han deciso per l'immigrazione perché gli immigrati ci sono già, mentre far fare più figli agli autoctoni richiederebbe di allentare la presa fiscale, il cappio che tutti abbiamo al collo che ci permette lo stretto necessario per sopravvivere e poco più, il carburante su sui si regge l'intero sistema dello sviluppo.
Ovviamente io sono per far fare figli agli autoctoni, per ragioni di conservazione etnica. Non vedo perché salvare i panda dovrebbe essere sacrosanto e salvare le etnie autoctone europee no.
Nel resto del mondo, preferisco non dirlo (se già fa scandalo la proposta del figlio unico per gli immigrati, figuriamoci il resto) ma la cosa più cattiva che posso dire è un'inezia in confronto alle soluzioni a cui qualcun altro sta sicuramente pensando: rifiutando come inammissibili certe scandalose proposte si apre la strada all'infinitamente peggio, e questo è già dietro l'angolo.
Diminuendo la popolazione si possono smantellare le strutture che sono state costruite al tempo in cui la popolazione aumentava. È inoltre possibile attuare un tipo di economia non basato sulla crescita continua a spese dell'ambiente.
> Immagina per esempio un grosso campo di pomodori e una macchina inquinanante ma efficiente che li raccoglie in tempi rapidi (tipo quella che aveva mostrato wakko), che poi vengono caricati su grossi camion inquinanti e trasportati in una fabbrica che produce in poco tempo litri e litri di sugo di pomodoro. Ovviamente anche la fabbrica consuma energia e inquina.
>
> Però la produzione è rapida, molto efficiente e perciò si possono vendere ogni giorni migliaia di barattoli di sugo di pomodoro a prezzi bassi.
Ma quello che produce il terreno è tot, non un pomodoro in più. La macchina serve al coltivatore e in cascata al resto della filiera a guadagnare di più, senza dover pagare stipendi, tasse e pensioni a dei braccianti.
> Ecco, questa è la situazione attuale.
> Penso che Michele Boldrin con decrescita felice immagini questo.
> Piccoli campi di pomodoro in cui i braccianti raccolgono i pomodori a mano e poi magari vengono trasportati sul carretto da qualche parte dove vengono pestati da altri uomini con i mazzotti per fare il sugo di pomodoro.
> Dal punto di vista ambientale bellissimo, non hai inquinato.
> Però hai prodotto meno sugo di pomodoro e al mercato un barattolo di questo sugo lo pagherai magari 5 euro.
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> Boldrin non vuole la decrescita in questo senso, cioè decrescita della produzione (possiamo chiamarla "economia artigiana" o "economia lenta") perché sebbene sia più pulita, non aiuta per niente a risolvere il problema della fame nel mondo, ma lo peggiora, perché una famiglia prima poteva magari permettersi di comprare 30 barattoli di sugo di pomodoro al mese, mentre adesso da 6. Lo stesso con ogni altro bene prodotto dall'economia artigianale.
>
> Tu allora dici: facciamo decrescere la popolazione, così i processi artigianali sono abbastanza efficienti da sfamare tutti (oppure è sufficiente solo un'industria inquinante di modeste proporzioni) e inoltre il territorio locale è sufficiente a coltivare tutto il necessario. Giusto?
Più o meno sì.
> Questo può anche avere senso, però poi devi affrontare il problema di come pagare le pensioni nel futuro immediato.
> Quindi devi proporre una soluzione per questo.
Il problema delle pensioni è una trappola in cui ci ha infilato una visione del mondo miope. Non ho alcuna idea su come risolverlo per tutti, e nemmeno per me.
Il sistema pensionistico è uno schema piramidale che tutti hanno accettato perché comodo a tutti. Eppure chiunque abbia studiato aritmetica alle elementari poteva vedere che non può funzionare, ma tutti hanno preferito non vedere. Allo stesso modo di come nessuno vuol vedere che lo sviluppo e l'economia basata si di esso sono pure essi uno schema piramidale, di cui il sistema pensionistico è un aspetto.
Comodo chiedere a me di risolvere una situazione che ho sempre denunciato e in cui non ho mai creduto.
Allora, dato che contributi quasi non ne ho versati e ho poco da perdere, propongo la seguente soluzione
Diminuendo le attuali pensioni si deve creare un fondo per pagare il passaggio graduale a un sistema per cui ognuno mette i contributi per pagare la propria pensione (e in parte per il fondo). Che è questo rumore? Che è tutta questa gente coi forconi in strada?
> In quanto a Boldrin, lui penso la veda semplicemente così: la popolazione non è destinata a decrescere e su questo "che vuoi farci?" e allora sostiene che, come minimo, non si possa far decrescere la produzione.
> Tuttavia si può sviluppare l'energia pulita, così i processi industriali sono meno inquinanti, che è poi l'ambientalismo mainstream.
>
> Invece quello che dicono qui: http://www.decrescitafelice.it/
> ... è che la loro filosofia è quello di ridurre i consumi non comprando cose inutili, beni materiali futili, quindi suppongo di far parte anche io del gruppo. Questa è una cosa che ha senso.
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