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    il 2019-10-02 06:13:00.0 alle 2019-10-02 06:13:00.0
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    Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
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      il 2019-10-02 18:11:56.0 alle 2019-10-02 18:11:56.0
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      Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
      C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
      Comunque il commento è questo, copio:



      Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
      Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
      Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
      "Se tutti facessero così..."

      "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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        il 2019-10-02 19:51:03.0 alle 2019-10-02 19:51:03.0
        Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
        Scritto da: Ordine
        > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
        > Comunque il commento è questo, copio:
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        > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
        > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
        > Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.


        ha detto la sua come tutti
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        il 2019-10-02 23:17:12.0 alle 2019-10-02 23:17:12.0
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        Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
        Scritto da: Ordine
        > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
        > Comunque il commento è questo, copio:
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        > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
        > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
        > Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.


        Ho risposto al tizio, così automaticamente rispondo anche a te.

        *https://www.youtube.com/watch?v=HvaPRm4fVVE&lc=UgzOTbC8adgU1VTaw6Z4AaABAg.8znYsO1LBvi9-ar98fjPc8


        ----------------------------------------------------------------

        Le cose che hai scritto sono corrette se parliamo della nostra società.
        Il punto è: secondo te perché funziona così la nostra società?
        Semplicemente perché il liberalismo nei paesi occidentali ha vinto, nel senso che le costituzioni degli stati occidentali sono fondate sui principi filosofici e politici del pensiero liberale e nel senso che l'etica liberale è entrata a far parte delle nostre radici culturali e pertanto i partiti illiberali di estrema destra sono stati per lungo tempo messi nell'angolo, schiacciati da partiti liberali di centro-destra e di centro-sinistra.
        L'individualismo è una colonna portante del liberalismo.

        Nel nostro sistema liberale ci siamo abituati a dare per scontato che ci siano una serie di libertà individuali e quindi ognuno può esprimere la propria personalità. Attenzione però: per quanto a noi questo sembri scontato, non lo è, perché appena esci dal mondo occidentale (più in generale, dalla parte del mondo che è stata travolta dall'illuminismo) le cose cambiano.
        Nelle teocrazie islamiche come l'Arabia Saudita per esempio gli individui sono obbligati a seguire le regole del corano.
        In Cina e in Corea del Nord c'è una diattatura comunista e in Russia c'è il caro Putin e il suo becero conservatorismo medievale imposto a suon di manganellate.
        Tutti questi sono esempi di realtà in cui un gruppo schiaccia gli individui, imponendo una serie di regole collettiviste che impediscono la libera espressione della propria personalità.

        Anche il mondo occidentale era più o meno così prima che ci fossero le cosiddette rivoluzione liberali.
        Durante la storia europea, ci sono state diverse ideologie collettiviste, che schiacciavano l'individualità. Si pensi già solo a tutti quei giovani che venivano indottrinati a farsi macellare per la patria solo perché erano indottrinati a pensare che andava fatto e che le persone al di là del confine erano loro nemiche e ucciderle era un atto eroico.

        Dopo tanti versamenti di sangue, il liberalismo è entrato in una fase piuttosto tranquilla durata decenni, finquando, di recente, non hanno cominciato a prendere nuovamente piede, nella popolazione europea, delle idee di estrema destra che guardano indietro, ai periodi bui.
        Ecco alcune cose che ho letto nel web, idee che vengono propagandate in questi ambienti di estrema destra:
        - Le donne stanno distruggendo l'occidente e quindi bisogna togliere loro il diritto di voto. Sono pessime lavoratrici e quindi è meglio per tutti se stanno a casa a fare le casalinghe a preparare la casa per il marito
        - I neri sono degli inferiori, sono tutti quanti delle scimmie criminali
        - Gli omosessuali sono dei perversi malati e vanno curati. W Putin e W la Russia che hanno fatto leggi per impedire di manifestare a favore dei diritti gay
        - Bisogna rimettere il militare obbligatorio in Italia
        - L'Unione Europea fa schifo perché l'unica cosa possibile sono le nazioni tradizionali
        - L'eutanasia deve essere illegale
        - L'immigrazione deve essere azzerata. Chiusura totale dei confini. Ognuno deve morire nello stato in cui è nato, perché apparteniamo alle nostre nazioni e le nazioni non devono permettere il deturpamento razziale.
        - Le donne musulmane devono vestirsi come vogliamo noi. Anzi, meglio rendere illegale l'islam.
        - Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
        - Sei non sei d'accordo con tutte le cose scritte sopra, sei un traditore della patria (in Italia ti chiamano anche "anti-italiano", che è praticamente un sinonimo)

        Poi in Italia c'è Mario Giordano (e diversi altri personaggi squallidi come lui) che dice praticamente che gli italiani sono degli stronzi perché mangiano il cous cous, che è una specialità araba. Siete matti? Gli italiani devono mangiare solo gli spaghetti e la pizza, cazzo!



        Rick è semplicemente un liberale che cerca di spiegare e argomentare le basi del liberalismo, a partire dall'individualismo, forse anche perché si è reso conto che per mantenerlo vivo nel tempo bisogna continuare a spiegarlo e rispiegarlo.
        Spero tu abbia capito che cosa si intenda con individualismo e spero anche tu abbia capito perché le cose da te scritte non sono scontate, cioè le cose funzionano come hai scritto te perché infatti attualmente la nostra società è basata sui valori dell'individualismo.
        Grazie a quello che ho scritto sopra, invece puoi capire come funzionerebbero se una certa parte politica prendesse il sopravvento.

        Pensavo che fosse piuttosto ovvio che l'individualismo spiegato da Rick è stata ed è una ribellione contro ideologie collettiviste e totalitarie.
        Chi ha mai detto che dobbiamo soffrire perché in Italia si usa mangiare la pasta?? Quando mai qualcuno ha scritto o detto questo?? Il punto è che siccome siamo in uno stato liberale possiamo mangiare sia la pasta, che il kebab, che il sushi.
        Ci sono dei matti che sarebbero capaci a far chiudere i sushi e i kebab perché "qui siamo in Italia e gli italiani devono mangiare cibo italiano cazzo!".
        Non dico che la lega nord sia arrivata a quegli estremi, ma le polemiche fatte contro il kebab andavano un po' in quella direzione lì, così come vanno in quella direzione anche i ridicoli teatrini di Mario Giordano.
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          il 2019-10-03 00:43:05.0 alle 2019-10-03 00:43:05.0
          Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
          > Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.

          Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee Cylon
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            il 2019-10-03 13:33:40.0 alle 2019-10-03 13:33:40.0
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            Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
            Scritto da:
            > > Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
            >
            > Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee Cylon

            Continua.

            Uno mi ha risposto.

            "il commento in cui arbitrariamente contrapponi individualismo a totalitarismo non cambia il pensiero che ho su del ferro. Che ha la faccia cosi tosta da rispondere solo quando gli conviene per poi fare il video lamentela sul suo pubblico pensante accusandolo di essere incapace di confrontarsi. Assolutamente ingiustificabile."

            La mia risposta.

            ----------------------------------------------------

            se vai a cercare il significato del termine "individualismo" scoprirai che invece la mia contrapposizione è corretta, perché l'individualismo è una filosofia che vuole che l'individuo possa esprimere appieno la sua personalità e seguire le sue legittime vocazioni senza che il gruppo di cui fa parte lo intralci.
            Questa filosofia è il fondamento del liberalismo, che combatte per le cosiddette "libertà individuali".

            Individualismo significa anche che ogni individuo si prende le proprie responsabilità per le proprie azioni. Hai presente quella filosofia illogica secondo cui se tu uccidi mio figlio io posso uccidere il tuo per vendetta? Oppure che se un nigeriano uccide un italiano io allora posso ammazzare un nigeriano qualsiasi per vendicarlo? È la logica sostanzialmente adottata dai terroristi e tu non puoi immaginare quanti ritardati non comprendano cosa ci sia di sbagliato in simili ragionamenti.
            Questi ragionamenti partono dal falso presupposto che siamo gruppi e non persone/individui, librerie e non libri. Quindi se nella tua libreria c'è il Mein Kampf, dò fuoco alla libreria, così oltre al Mein Kampf va a fuoco anche l'atlante, la scacchiera di cristallo, l'enciclopedia e magari un manoscritto originale di Einstein.

            Individualismo significa appunto che ogni individuo è libero e che risponde personalmente dei propri meriti e delle proprie colpe, perché banalmente è un individuo, non un gruppo.
            Quindi se tu vinci alle olimpiadi, la medaglia e i soldi li prendi te, non l'Italia, perché gli italiani non hanno nessun merito, il merito è tutto tuo.
            Se tu commetti un reato, in galera ci finisci tu, soltanto tu, non un membro della tua famiglia. Se commetti un reato in un paese liberale estero, non è che vengano giustiziati tutti gli italiani presenti in quel territorio, ma soltanto te.

            Più libertà individuali sono ridotte, più viene a meno il discorso delle colpe e dei meriti su base esclusivamente individuale, più ci si avvicina a un totalitarismo, quindi la contrapposizione che ho fatto è assolutamente corretta, non è arbitraria.
            Ripeto: noi siamo abituati al fatto che le cose funzionano così, ma questo è dovuto semplicemente al fatto che il liberalismo nel mondo occidentale ha vinto e con esso l'individualismo, che dobbiamo continuare a difendere.


            Rick nel video affronta l'argomento in maniera filosofica e astratta, ma l'individualismo in termini pratici è quello che ho spiegato io.
            In sintesi, egli usa il tema della ribellione adolescenziale per spiegare un concetto molto più complesso e articolato, ed evidentemente qualcuno non ha capito dove va a parare il suo discorso. I filosofi hanno la cattiva abitudine di girarci troppo intorno.
            Quello che cerca molto educatamente e pacatamente di far capire è che in pratica la società si divide fra ritardati e persone che invece, una volta che superano l'età infantile, si rendono conto che i loro genitori hanno dei difetti, allo stesso modo din cui li ha il gruppo più esteso, cioè il loro popolo. Prendendo coscienza di questo, sviluppano una propria individualità, che è tanto più forte quanto più riescono a staccarsi dal gruppo con cui, per loro sfortuna, si trovano a dover convivere.
            Perciò il messaggio filosofico è "tu puoi mandare a fare in culo tutto e tutti". Puoi mettere in discussione tutto quello che i tuoi genitori e le persone intorno a te ti hanno infilato nel cervello fin da piccolo. Puoi uscire dalla caverna di Platone.

            Una persona che non riesce a ragionare con la propria testa e diventa soltanto la costola di un gruppo, come può uscire dalla caverna di Platone? Esce da una caverna per entrare in un'altra!
            Non provi pena per tutte quelle persone che per esempio difendono a spada tratta un partito politico? Parlo sia degli elettori, che dei giornalisti, che dei parlamentari. Gente che passa la propria vita ad attaccare l'avversario, qualsiasi cosa faccia, e a difendere il proprio partito, qualsiasi cosa faccia.
            All'interno del discorso di Rick, questi sono esempi di bambini che non hanno mai supreato l'adolescenza. Il messaggio di Rick è "io sono un individualista perché non sono come loro e mi rifiuto di diventarlo".

            Detto tutto questo, gli youtuber raramente fanno discussioni nei commenti. Rick fa dibattiti nelle live. Ognuno è libero di fare quello che vuole, non è che puoi pretendere che Rick si metta a discutere con te nei commenti se farlo non gli interessa. Dai toni che usi però sembra che abbia toccato un tasto dolente. Non sarà che sei un ultras di qualche squadra o di qualche gruppo e ti sei sentito colpito?


            **Modificato dall'autore il 03.10.2019 14:00**
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        Non Autenticato
        il 2019-10-04 01:29:23.0 alle 2019-10-04 01:29:23.0
        Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
        Scritto da: Ordine
        > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
        > Comunque il commento è questo, copio:
        >
        >
        >
        > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
        > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.

        Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.

        Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.

        Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?

        Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.

        Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.

        Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
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          Scritto da
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          il 2019-10-04 13:59:29.0 alle 2019-10-04 13:59:29.0
          Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
          Scritto da:
          > Scritto da: Ordine
          > > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
          > > Comunque il commento è questo, copio:
          > >
          > >
          > >
          > > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
          > > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
          >
          > Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.

          Pensavamo fosse fatta da tonnellate di paragoni e metafore una più idiota dell'altra.

          >
          > Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
          >
          > Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
          >
          > Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
          >
          > Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
          >
          > Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
          • Avatar
            Filosofia
            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2019-10-04 15:31:41.0 alle 2019-10-04 15:31:41.0
            Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
            Scritto da:
            > Scritto da:
            > > Scritto da: Ordine
            > > > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
            > > > Comunque il commento è questo, copio:
            > > >
            > > >
            > > >
            > > > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
            > > > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
            > >
            > > Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
            >
            > Pensavamo fosse fatta da tonnellate di paragoni e metafore una più idiota dell'altra.

            Pensavate male

            > > Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
            > >
            > > Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
            > >
            > > Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
            > >
            > > Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
            > >
            > > Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
            >
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          Scritto da
          il 2019-10-05 14:36:12.0 alle 2019-10-05 14:36:12.0
          Trollate totali: 4032
          Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
          Scritto da:
          > Scritto da: Ordine
          > > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
          > > Comunque il commento è questo, copio:
          > >
          > >
          > >
          > > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
          > > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
          >
          > Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
          >
          > Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
          >
          > Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
          >
          > Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
          >
          > Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
          >
          > Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.


          Sai, gira e rigira mi sembra che stiamo dicendo la stessa cosa, non è del tutto sbagliato l'individualismo ma nemmeno il collettivismo. Certo che se la contrapposizione dev'essere il collettivismo totalitarista vs l'indiviualismo anarcocapitalista...
          Oggi però mi sembra che si stia andando più verso la direzione dell'estremo individualismo piuttosto che verso totalitarismo statalista.
          Ormai nelle varie discussioni sui social e non solo, non si può dire più niente che subito arriva l'individaulista a dirti "ma cosa vuoi? Io sono libero di fare quello che voglio e tu non devi giudicare". Ad esempio l'altro giorno avevo criticato il poliamorismo che secondo è una stronzata che fa comodo soprattutto alle donne che vogliono avere zerbini che le fanno i favori e che si scoperanno una volta a mese se tutto va male e nel contempo scoparsi i più fighi e questa cosa non è minimamente paragonabile al classico rapporto monogamo che dovrebbe essere secondo me fulcro di una società sana. Avessi mai detto, mi sono venuti a commentare tutti i poliamoristi incazzati perchè io non rispetto la loro libertà blablabla come se io avessi detto che il poliamorismo debba essere illegale cosa che non ho mai sostenuto anche perchè impensabile da proibire. Insomma loro possono essere liberi di fare quello che vogliono, anche quello di condizionare la società in vivo. Io invece non posso essere libero nemmeno di criticarli...roba da matti.
          "Se tutti facessero così..."

          "La Romania è ricchissima" cit. Dada
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            Scritto da
            Non Autenticato
            il 2019-10-06 02:03:23.0 alle 2019-10-06 02:03:23.0
            Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
            Scritto da: Ordine
            > Scritto da:
            > > Scritto da: Ordine
            > > > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
            > > > Comunque il commento è questo, copio:
            > > >
            > > >
            > > >
            > > > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
            > > > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
            > >
            > > Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
            > >
            > > Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
            > >
            > > Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
            > >
            > > Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
            > >
            > > Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
            > >
            > > Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.

            >
            >
            > Sai, gira e rigira mi sembra che stiamo dicendo la stessa cosa,

            Infatti ho risposto per darti ragione. Ma anche perché Mattia leggesse.

            > non è del tutto sbagliato l'individualismo ma nemmeno il collettivismo. Certo che se la contrapposizione dev'essere il collettivismo totalitarista vs l'indiviualismo anarcocapitalista...
            > Oggi però mi sembra che si stia andando più verso la direzione dell'estremo individualismo piuttosto che verso totalitarismo statalista.
            > Ormai nelle varie discussioni sui social e non solo, non si può dire più niente che subito arriva l'individaulista a dirti "ma cosa vuoi? Io sono libero di fare quello che voglio e tu non devi giudicare". Ad esempio l'altro giorno avevo criticato il poliamorismo che secondo è una stronzata che fa comodo soprattutto alle donne che vogliono avere zerbini che le fanno i favori e che si scoperanno una volta a mese se tutto va male e nel contempo scoparsi i più fighi e questa cosa non è minimamente paragonabile al classico rapporto monogamo che dovrebbe essere secondo me fulcro di una società sana. Avessi mai detto, mi sono venuti a commentare tutti i poliamoristi incazzati perchè io non rispetto la loro libertà blablabla come se io avessi detto che il poliamorismo debba essere illegale cosa che non ho mai sostenuto anche perchè impensabile da proibire. Insomma loro possono essere liberi di fare quello che vogliono, anche quello di condizionare la società in vivo. Io invece non posso essere libero nemmeno di criticarli...roba da matti.

            Oggi si è liberi di fare qualunque cosa, purché non ci si spinga oltre i confini della gabbia.
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          Scritto da
          il 2019-10-07 15:02:09.0 alle 2019-10-07 15:02:09.0
          Trollate totali: 9885
          Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
          Scritto da:
          > Scritto da: Ordine
          > > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
          > > Comunque il commento è questo, copio:
          > >
          > >
          > >
          > > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
          > > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
          >
          > Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
          >
          > Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
          >
          > Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
          >
          > Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
          >
          > Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
          >
          > Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.

          Qualcuno doveva pur mettere fino a sto cazzo di corsivo. Ficoso

          Le molecole sarebbero le razze o i sistemi di valori (culture)?
          Perché se stai parlando delle razze il tuo discorso è imbarazzante, ottocentesco.

          In prima liceo ero in una classe che aveva un'unità pazzesca ed era una classe multirazziale. Siamo in contatto ancora oggi.
          Ogni week end praticamente eravamo in giro con l'intera classe.

          A una persona normale non fotte niente di queste cose. Non esistono barriere razziali.

          Le barriere culturali invece in teoria potrebbero anche esserci, ma in pratica non ci sono, perché per quanto differenziate dal punto di vista razziale, le persone che nascono e crescono nel mondo occidentale fanno parte di quella molecola di cui parli sopra, pertanto a mio modo di vedere devono ricevere la cittadinanza.

          Una volta assodato che fare discorsi razziali è una stupidaggine, si può parlare del resto. Ho creato tutto questo thread per risponderti: Trova le differenze

          Le argomentazioni le trovi nell'ultimo post che ho scritto in quel thread.

          Da un punto di vista teorico avresti ragione: se davvero il mondo fosse composto da popolazioni completamente diverse tra loro, il tuo discorso non farebbe una piega.
          Con "completamente diverse tra loro" intendo che una popolazione ha una costituzione che dice A, un'altra ha una costituzione B che dice l'opposto di A e un'altra una costituzione che dice C, in antitesi sia con A che con B.

          Il fatto però è che nel mondo reale non è così, perché ormai il mondo è globalizzato, perché tutte le popolazioni sono state trascinate all'interno della storia europea e quindi il loro sistema valoriale è diventato simile al nostro. Cioè, quasi tutte le nazioni del mondo sono democrazie liberali e questo ha fatto anche sì che il loro stile di vita divantasse simile al nostro, perché hanno fatto entrare nei loro paesi le multinazionali europee come il Mc Donalds, l'industria discografica, i produttori di jeans e t-shirt, gli aerei, le automobili.

          Quando dici che il cosiddetto "melting pot" non ha una connotazione etnica ti sbagli: la connotazione etnica delle moderne città multirazziali è europea. Le persone di razza non bianca che lì si trovano sono state europeizzate: non hanno più la cultura dei loro avi, ma la cultura degli europei.

          Ora, a me delle tradizioni locali INNOCUE che hanno le varie popolazioni non me ne fotte un cazzo. Nel senso che se uno spagnolo viene in Italia e si mangia la paella tutti i giorni a te che cazzo te ne frega? Mica toglie a te il diritto di mangiare gli spaghetti e la pizza.
          Anzi, secondo me è bello se tu vai a casa sua a mangiare la paella e lui viene a casa tua a mangiare gli spaghetti.
          Se poi oltre a mangiarsi la paella va in giro con il sombrero stesso discorso, ma quale spagnolo va in giro con il sombrero? Sono solo stereotipi.

          Chi non ha girato per l'Europa (e per il mondo) forse non sa che tutto il mondo è praticamente uguale, la popolazione umana è una cosa sola. Ovunque vai ti senti a casa perché è tutto europeizzato. A chi non lo sa, bisogna spiegarlo. Bisogna offrirgli qualche biglietto aereo. Gli spagnoli portano il cappellino, non il sombrero. Si vestono esattamente come i milanesi, si ubriacano in discoteca bevendo gli stesso cocktail che bevono i milanesi e ascoltando la stessa musica di merda che ascoltano i milanesi.

          Quindi all'osservazione sopra rispondo: praticamente gli umani ormai sono una molecola sola...

          ... ma questa molecola si chiama "liberalismo", un sistema che ti permette di inseguire la tua individualità.
          Quindi la molecola non ha la funzione di creare una società di pecore, ma una società di individui.
          Allo stesso tempo però questi individui, per poter tenere in piedi lo stesso sistema che permette l'espressione della loro individualità, devono aderire a un sistema valoriale in maniera quasi religiosa: un sistema che esalta l'individualismo e la libertà, stigmatizzando chi cerca di mettersi di traverso.

          D'altra parte invece i nazionalisti conservatori fanatici di estrema destra fanno parte di una molecola che si propone di privare gli individui della propria personalità e che si regge in piedi unicamente su un'idea fallata e antiscientifica di "puro sangue italiano". L'individualità viene cancellata, perché tu non sei più Giorgio o Patrizio, ma un italiano e in quanto italiano devi prendere ordini da un capo e da un'ideologia dogmatica.
          Ovviamente tu erediti automaticamente ogni merito di qualsiasi eroe italiano (Leonardo da Vinci era italiano e quindi io sono intelligente, i bianchi hanno inventato gli aerei e quindi io sono intelligente), gli italiani sono l'eccellenza del mondo e non sbagliano mai (quelli che sbagliano non sono veri italiani) e per diffamare gli altri popoli basta prendere anche solo uno o due individui di quei popoli e le loro colpe si possono estendere al loro intero popolo.

          Le riflessioni di Wesa in questo video, fatte a partire dal commento scritto da un nazionalista/razzista, le trovo molto efficaci. Quando si tratta di spiegare il pensiero liberale, criticando gli altri pensieri, Wesa è uno dei migliori sul tubo.





          **Modificato dall'autore il 07.10.2019 15:15**
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