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    il 2020-02-02 21:51:48.0 alle 2020-02-02 21:51:48.0
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    I diritti civili sono più importanti di quelli sociali!
    Una cosa che spesso si sente dire dai cosiddetti "rossobrunati" (socialisti di destra) è che i diritti sociali sarebbero più importanti dei diritti civili e con questo intendono che bisogna difendere i primi ma non i secondi. Addirittura, secondo alcuni, i diritti civili andrebbero contro i diritti sociali.

    L'ennesimo esempio di questa mentalità me l'ha fornito oggi @Maddomani con questo post: https://forum.termometropolitico.it/795690-hitler-...

    Perciò ho pensato di cogliere l'occasione per spiegare perché i diritti civili sono in realtà più importanti di quelli sociali.

    Chi conosce un po' di storia sa che prima dell'arrivo del liberalismo in Europa c'erano le monarchie assolute, cioè dei regimi in cui il ré era tipo un dio e ti poteva far ammazzare solo perché si alzava col piede sbagliato. Quindi visto che poteva far fucilare liberamente i cittadini, perché non anche chiedere il pizzo? I poveri venivano derubati dei pochi spiccioli che avevano e in cambio non venivano ammazzati. I diritti infatti ce li aveva soltanto la cosiddetta "nobiltà", un insieme di stronzetti spocchiosi che non facevano un cazzo dalla mattina alla sera tranne farsi le seghe sulle proprie ricchezze, tra un festino di corte e l'altro (finanziato anche con i soldi raccolti attraverso il pizzo).

    Fu d'innanzi a queste ingiustizie che venne a crearsi una corrente di pensiero, sostenuta in particolare dalla classe borghese, che teorizzava una società in cui tutti nascevano uguali, con gli stessi diritti e le stesse opportunità: una società in cui la ricchezza non era un "diritto di sangue" (come ritenevano gli aristocratici) ma un diritto che si acquisiva facendo qualcosa per gli altri, cioè per la comunità: ovvero, offrire beni e servizi.
    Questo modello di società prevedeva un forte mutamento del rapporto tra i cittadini e lo stato:
    - "Noi cittadini non ti paghiamo il pizzo. Ti diamo un ammontare di soldi da noi stabilito e tu in cambio ci dai i beni e i servizi che ti chiediamo."

    - "Se noi cittadini paghiamo le imposte, allora siamo gli azionisti e a decidere le leggi siamo noi: devono essere leggi PER NOI, non CONTRO di NOI"

    - "Noi cittadini paghiamo le imposte perché tu ci difenda, non per fucilarci senza nessun motivo. Il tuo potere coercitivo potrà essere usato solo per far rispettare le leggi volute da noi cittadini."

    - "Se ci accuserai di aver violato delle leggi, lo dovrai dimostrare e noi cittadini avremo il diritto di difenderci con un giusto ed equo processo"

    - "Non hai il diritto di stabilire una morale o una religione e di imporla a tutti. La fede e la morale sono cose private, così come è privata la mia dimora e ogni cittadino si ispirerà liberamente alle proprie convinzioni private per decidere in merito alle leggi"

    - "Il tuo potere dovrà essere riposto nelle mani di molti cittadini e il potere verrà diviso in tre parti per evitare che il governo diventi un sistema autoreferenziale"

    I liberali inizialmente spinsero a queste riforme restando all'interno della monarchia (si passò perciò dalla monarchia assoluta alla monarchia costituzionale/parlamentare) , ma poiché i sovrani e la nobiltà frenavano (come è ovvio che fosse) le riforme liberali dovettero toglierli di mezzo e dare pieni poteri al popolo (in realtà, inizialmente, solo ai maschi adulti della classe borghese).

    La costituzione della monarchia francese veniva chiamata "diritti dell'uomo e del cittadino" (oggi li chiamiamo "diritti civili", visto che amiamo la sintesi) e conteneva i vari principi elencati sopra.

    Qui potete leggere gli articoli di legge contenuti nella carta dei "diritti dell'uomo e del cittadino", che poi con il tempo è stata aggiornata ed è diventata semplicemente "la carta dei diritti" (bill of rights), ovvero la bibbia liberale: https://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_dei_d...

    Veniamo al punto: i diritti sociali sono certamente importanti, ma senza il liberalismo e senza i diritti civili i cosiddetti "diritti sociali" ve li sognereste, perché saremmo rimasti fermi all'era della nobiltà che parassitava a danno del popolo, della ricchezza per "diritto di sangue".
    Infatti perché lo stato possa difendere il diritto di tutti di accedere alla ricchezza prima deve lasciare che la ricchezza venga prodotta... e da chi, se non da chi ha voglia di darsi da fare per offrire beni e servizi alla comunità (gli imprenditori, che a quei tempi erano sostanzialmente i borghesi)?
    La ricchezza è stata prodotta dal liberalismo, dai diritti civili, perché nel liberalismo per diventare ricco devi fare qualcosa di buono per gli altri (io ti faccio il pane, te lo porto davanti a casa e tu in cambio mi dai i tuoi soldi), che è una cosa totalmente diversa dallo stato che ti fa pagare il pizzo e in cambio non ti ammazza.

    Lo stato, prima di tutto, non ti deve ammazzare (diritti civili) e se poi ci sono le possibilità allora ti deve anche aiutare... IN QUESTO ORDINE, non nell'ordine inverso.
    Anche perché, se proprio volessi fare il polemicone e mettere il cappello di "liberale classico", potrei dire che tu hai il diritto a non essere derubato e ammazzato (diritti civili), ma non hai il diritto di obbligare gli altri a fare qualcosa per te (perché Luigi dovrebbe essere obbligato a portarti l'acqua davanti a casa a gratis? L'unico suo obbligo è non rubarti l'acqua che già hai.)
    Potrei anche dire che la retorica del "ricco ladrone", del supermercato ladrone, della multinazionale ladrona (che piace ai socialisti) è una cagata, perché il supermercato per arricchirsi fa qualcosa per gli altri (tu gli dai consensualmente i tuoi soldi e lui in cambio ti dà dei prodotti), mentre il vero ladro è quello che vuole parassitare su chi produce utilizzando il potere coercitivo dello stato.

    Visto che sono un liberale sociale e non un liberale classico, il messaggio che farò passare non è però questo, ma se mai che i diritti civili e i diritti sociali vanno difesi INSIEME (che è poi di fatto l'idea politica dei liberal), magari rispettando i vincoli posti dai liberali classici per creare un sistema di welfare "giusto ed equo", ovvero: tutti pagano le imposte (sia i ricchi che il ceto medio) in proporzione al proprio reddito e in cambio hanno tutti (sia i ricchi che i poverissimi) accesso al welfare, che consente loro di farsi una chemioterapia gratuitamente.

    Mi piacerebbe rispondere anche all'altra parte della destra (quella che ritiene vada difesa la libertà economica ma non la libertà sociale), che traspare per esempio da questo post di @Hermes: https://forum.termometropolitico.it/795422-e-se-in...

    ... ma il mio post è già abbastanza lungo per gettare altra carne sul fuoco. Su questo mi limiterò a dire che se si stabilisce il principio per cui lo stato non si infila invasivamente nel tuo portafoglio e non ti dice come, quando e perché devi usare i tuoi soldi, allora sostenere che non si debba nemmeno infilare nella tua vita privata e nella tua camera da letto (nelle scelte personali che fai al di fuori dell'ambito economico) è del tutto coerente, ed è incoerente sostenere il contrario.

    Proprio prima di scrivere questo post, ho aggiornato la mia firma per rispondere a questa "destra rossobrunata" che salta fuori dalle fottute pareti.

    https://forum.termometropolitico.it/795728-i-dirit...
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      Politica
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      Non Autenticato
      il 2020-02-04 19:41:23.0 alle 2020-02-04 19:41:23.0
      Re: I diritti civili sono più importanti di quelli sociali!
      > Potrei anche dire che la retorica del "ricco ladrone", del supermercato ladrone, della multinazionale ladrona (che piace ai socialisti) è una cagata, perché il supermercato per arricchirsi fa qualcosa per gli altri (tu gli dai consensualmente i tuoi soldi e lui in cambio ti dà dei prodotti), mentre il vero ladro è quello che vuole parassitare su chi produce utilizzando il potere coercitivo dello stato.

      Nessuno dice che il supermercato non fa niente di utile, ma solo che distrugge posti di lavoro. Tra i mille fattori che distruggono posti di lavoro e concentrano ricchezza nelle mani di pochi, automazione, informatizzazione... c'è anche la grande distribuzione. Al posto di 40 negozi che danno un reddito a 40 famiglie, c'è una sola azienda che dà uno stipendio a 20 persone e arricchisce la società proprietaria. Non sto dicendo se sia giusto o ingiusto o se lo stato dovrebbe intervenire, ma si tratta di fatti. Al posto di una somma di denaro S distribuita fra N persone abbiamo una somma S' < S (i prezzi del supermercato sono minori di quelli dei negozi per economia di scala, più convenienti ai consumatori) distribuita fra N' persone < N, di cui una ne beneficia in particolare.
      Al consumatore conviene finché non vorrebbe diventare anche produttore: avviare un'attività autonoma, e si rende conto che non può aprire un negozio. O peggio se ne rende conto solo dopo averci perso dei soldi. E allora il consumatore si accorge che ciò che risparmi comprando nei supermercati è il corrispettivo per le opportunità diminuite.
<softv>

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