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6 cose da non fare quando c'è una crisiPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-02-26 04:23:30.0 alle 2020-02-26 04:23:30.0
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Re: 6 cose da non fare quando c'è una crisiPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-02-29 21:03:15.0 alle 2020-02-29 21:03:15.0>
Ci sono sei cose che il governo, lo Stato, non dovrebbe fare quando c'è una crisi.
Prima: evitare o ritardare i fallimenti delle aziende.
...
Sesta: dare sussidi di disoccupazione.
Mah
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Re: 6 cose da non fare quando c'è una crisiPoliticaScritto da:
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> Ci sono sei cose che il governo, lo Stato, non dovrebbe fare quando c'è una crisi.
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> Prima: evitare o ritardare i fallimenti delle aziende.
Su questo sono d'accordo e il perché l'ha spiegato molto bene Michele Boldrin.
La macroeconomia - dice Michele Boldrin - è tipo un discorso da bar.
I politici continuano a far credere alla gente che loro hanno il potere di far funzionare l'economia (addirittura molti attribuiscono l'andamento dell'economia al governo in carica) e perciò cosa fanno? Prendono i soldi dalle tasche della gente per fare delle cose inutili.
Secondo Boldrin, lo sanno anche loro che sono cose inutili, ma come gli ha detto un politico nell'orecchio: "Noi mica possiamo andare in campagna elettorale dicendo che non abbiamo soluzioni contro la disoccupazione e in favore del rilancio dell'economia!". I politici devono sempre fingere di star facendo qualcosa di buono, di avere soluzioni: l'inazione fa perdere punti ai politici, perché alla gente piace "l'uomo forte".
Quindi - dice Michele Boldrin - ci vorrebbero dei politici che hanno semplicemente il coraggio di dire: "l'unica cosa che possiamo fare è lasciare i soldi nelle vostre tasche e poi voi ve li gestite come meglio credete".
Le persone e le aziende coi loro soldi sanno cosa fare, per esempio sopravvivere, mentre lo stato li butta via. Infatti, dice Boldrin, la microeconomia, a differenza della macroeconomia, è scientifica, cioè è possibile gestire razionalmente una piccola realtà economica (come una famiglia o un'azienda).
Il discorso di Boldrin è un discorso generale, ma in caso di crisi economica (che è quello di cui parla il video sopra) il discorso si accentua ancora di più: già le persone e le aziende stanno male e tu cosa fai? Ti prendi i pochi soldi che hanno per fare delle cose che non si sa bene se funzioneranno?
Nota bene: questo punto di vista si incastra con il punto di vista dei liberali in generale, ovvero il cosiddetto "decentramento del potere".
Il liberismo è anche decentramento del potere, perché la filosofia da cui si parte è che una piccola realtà economica come una famiglia o un'azienda è in grado di autogestirsi meglio di quanto uno stato riesca a gestire una grossa realtà economica che sfugge facilmente al controllo.
> Sesta: dare sussidi di disoccupazione.
Ci sono due cose che lo stato può fare per ridurre la povertà degli individui:
- Non prendersi i loro soldi
- Dare loro i soldi
Le due cose confliggono l'una con l'altra e i liberisti la risolvono dicendo che la prima cosa è giusta e la seconda no, ma la scelta dei liberisti colpisce duramente i più poveri (che le imposte comunque non le pagano o ne pagano poche) e aiuta i più ricchi.
Un liberale sociale come me invece la risolve dicendo che se lo stato non spende i soldi a cazzo di cane (per far finta, per esempio, di far funzionare l'economia) può ridurre la spesa pubblica e quindi tenere le imposte basse.
Le imposte devono essere soltanto sufficienti a coprire le misure veramente utili al contrasto della povertà individuale, come appunto il reddito minimo garantito.
L'economia invece deve andare per conto suo, perché a farla funzionare è la libera concorrenza. Infatti i consumatori premiano le aziende che offrono servizi e prodotti con un buon rapporto qualità/prezzo e penalizzano le aziende e quindi gli imprenditori incapaci. Lo stato non può stabilire arbitrariamente chi merita di sopravvivere e chi no: sopravvivono coloro a cui le persone, per propria libera scelta, danno i soldi.
Quindi basta fare favori anche alle multinazionali e alle banche: che si arrangino!
**Modificato dall'autore il 01.03.2020 18:35**-
Re: 6 cose da non fare quando c'è una crisiPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-03-02 21:26:41.0 alle 2020-03-02 21:26:41.0Scritto da: Mattia
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> > Ci sono sei cose che il governo, lo Stato, non dovrebbe fare quando c'è una crisi.
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> > Prima: evitare o ritardare i fallimenti delle aziende.
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> Su questo sono d'accordo e il perché l'ha spiegato molto bene Michele Boldrin.
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> La macroeconomia - dice Michele Boldrin - è tipo un discorso da bar.
> I politici continuano a far credere alla gente che loro hanno il potere di far funzionare l'economia (addirittura molti attribuiscono l'andamento dell'economia al governo in carica) e perciò cosa fanno? Prendono i soldi dalle tasche della gente per fare delle cose inutili.
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> Secondo Boldrin, lo sanno anche loro che sono cose inutili, ma come gli ha detto un politico nell'orecchio: "Noi mica possiamo andare in campagna elettorale dicendo che non abbiamo soluzioni contro la disoccupazione e in favore del rilancio dell'economia!". I politici devono sempre fingere di star facendo qualcosa di buono, di avere soluzioni: l'inazione fa perdere punti ai politici, perché alla gente piace "l'uomo forte".
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> Quindi - dice Michele Boldrin - ci vorrebbero dei politici che hanno semplicemente il coraggio di dire: "l'unica cosa che possiamo fare è lasciare i soldi nelle vostre tasche e poi voi ve li gestite come meglio credete".
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> Le persone e le aziende coi loro soldi sanno cosa fare, per esempio sopravvivere, mentre lo stato li butta via. Infatti, dice Boldrin, la microeconomia, a differenza della macroeconomia, è scientifica, cioè è possibile gestire razionalmente una piccola realtà economica (come una famiglia o un'azienda).
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> Il discorso di Boldrin è un discorso generale, ma in caso di crisi economica (che è quello di cui parla il video sopra) il discorso si accentua ancora di più: già le persone e le aziende stanno male e tu cosa fai? Ti prendi i pochi soldi che hanno per fare delle cose che non si sa bene se funzioneranno?
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> Nota bene: questo punto di vista si incastra con il punto di vista dei liberali in generale, ovvero il cosiddetto "decentramento del potere".
> Il liberismo è anche decentramento del potere, perché la filosofia da cui si parte è che una piccola realtà economica come una famiglia o un'azienda è in grado di autogestirsi meglio di quanto uno stato riesca a gestire una grossa realtà economica che sfugge facilmente al controllo.
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> > Sesta: dare sussidi di disoccupazione.
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> Ci sono due cose che lo stato può fare per ridurre la povertà degli individui:
> - Non prendersi i loro soldi
> - Dare loro i soldi
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> Le due cose confliggono l'una con l'altra e i liberisti la risolvono dicendo che la prima cosa è giusta e la seconda no, ma la scelta dei liberisti colpisce duramente i più poveri (che le imposte comunque non le pagano o ne pagano poche) e aiuta i più ricchi.
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> Un liberale sociale come me invece la risolve dicendo che se lo stato non spende i soldi a cazzo di cane (per far finta, per esempio, di far funzionare l'economia) può ridurre la spesa pubblica e quindi tenere le imposte basse.
> Le imposte devono essere soltanto sufficienti a coprire le misure veramente utili al contrasto della povertà individuale, come appunto il reddito minimo garantito.
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> L'economia invece deve andare per conto suo, perché a farla funzionare è la libera concorrenza. Infatti i consumatori premiano le aziende che offrono servizi e prodotti con un buon rapporto qualità/prezzo e penalizzano le aziende e quindi gli imprenditori incapaci. Lo stato non può stabilire arbitrariamente chi merita di sopravvivere e chi no: sopravvivono coloro a cui le persone, per propria libera scelta, danno i soldi.
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> Quindi basta fare favori anche alle multinazionali e alle banche: che si arrangino!
In questo caso Boldrin ha più ragione che torto, ma per evitare i fallimenti delle aziende in caso di crisi non intendo dar loro soldi (secondo la ricetta FIAT) ma emanare leggi per evitare che falliscano in condizioni di emergenza.
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