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    Politica
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    il 2020-03-15 19:30:24.0 alle 2020-03-15 19:30:24.0
    Trollate totali: 9888
    In termometropolitico discutiamo di sistemi economici
    https://forum.termometropolitico.it/798268-descriv...

    Un video di un canale anarcocapitalista che paragona la sanità pubblica allo stupro mi ha dato l'input per creare questa discussione.



    È un paragone piuttosto infelice, però bisogna comprenderne il senso, guardando la luna e non il dito.
    Il paragone in realtà risiede soltanto e unicamente nel fatto che in entrambi i casi ti viene imposto qualcosa e quindi non hai libera scelta. Nel caso dello stupro non c'è niente da spiegare, mentre per la sanità pubblica il punto sta nel fatto che lo stato ti obbliga a pagare le imposte per finanziare la sanità pubblica, anche se a te la sanità pubblica fa schifo e preferisci quella privata.
    Questo è il motivo principale per cui ai liberali non piace il socialismo.

    Ai socialisti invece non piace il liberalismo economico perché ritengono che il sistema voluto dai liberali abbandoni i poveri a loro stessi, creando quindi disuguaglianze a livello di diritti.

    Mentre liberali e socialisti litigano tra loro restando affrancati alla loro irremovibile posizione, noi liberali sociali cerchiamo di prendere ciò che c'è di buono nel liberalismo economico e metterlo insieme a ciò che c'è di buono nel socialismo.
    La domanda è: si può unire la libera scelta (liberalismo) alla necessità di non abbandonare i poveri (ma anche le persone del ceto-medio, che certo non navigano nell'oro) a loro stesse?

    Forse sì. Qui sotto vi spiego che cosa ho in mente io.

    Nel sistema che ho teorizzato, lo stato crea delle imprese che offrono beni e servizi pubblici (in qualsiasi settore, magari anche nel settore alimentare) e i privati cittadini possono fargli concorrenza. I consumatori decideranno liberamente quali servizi utilizzare: se è vero che quelli statali fanno così schifo, allora nessuno li utilizzerà e quindi falliranno. Naturalmente ci devono essere delle leggi chiare che stabiliscono quando si vengono a verificare le condizioni per cui un'impresa statale debba essere smantellata, perché altrimenti i politici le tengono in piedi con l'accanimento terapeutico solo per non far perdere il posto di lavoro ai dipendenti.

    Questa era la prima parte. La seconda parte è che i cittadini pagano le imposte e lo stato fornisce a tutti quanti (ricchi e poveri) una tessera con cui possono fare spese (per un ammontare di X euro, uguale per tutti... decidi te come spenderlo). La tessera consentirebbe una spesa mensile sufficiente a pagare l'affitto di un appartamento e fare spese alimentari.
    Poi ricevi una tessera sanitaria che ti permette una spesa illimitata (tutte le cure sanitarie essenziali di cui hai bisogno vengono coperte).

    Ora, se è vero che, come dicono i liberisti, i privati riescono a offrire prodotti e servizi migliori rispetto allo stato e anche a prezzo più basso, allora i consumatori useranno le loro tessere per acquistare beni e servizi privati.

    Cioè, se stabilisco che il mio budget per spese alimentari è per esempio 200 euro, allora andrò a fare spesa da chi mi permette di comprare più cose con i soldi che ho a disposizione.

    Nota bene: con questo sistema si potrebbe smantellare il finto reddito di cittadinanza del M5S e si potrebbero ridimensionare i sussidi di disoccupazione e le pensioni. Grazie alle due tessere, tutti avrebbero garantito il minimo vitale in qualsiasi momento della vita e le pensioni e i sussidi di disoccupazione andrebbero solo ad aggiungere la differenza tra il minimo vitale e quello che ti spetta di diritto in base ai contributi versati.

    Perché mettere in piedi tutto questo sistema complicato e burocratico? Non sarebbe più semplice lasciare semplicemente i soldi ai cittadini che poi li spendono dove vogliono (come vorrebbero i liberali)?
    Per tre ragioni:

    1) Nel sistema da me teorizzato i cittadini che non hanno reddito imponibile non pagano le imposte, ma ricevono comunque le due tessere. Quindi anche i più poveri possono comprare alimentari e accedere alle cure sanitarie. Le persone sarebbero comunque motivate a trovare un lavoro, perché i soldi che hai nella tessera per le spese non sarebbero sufficienti per acquistare, per esempio, un'automobile, dal momento che la maggior parte dei soldi nella tessera andrebbero via per pagare l'affitto e fare spese alimentari: dopo aver affrontato queste spese ti resterebbe molto poco.
    Inoltre in un sistema con le imposte i ricchi, come è giusto che sia, pagano di più rispetto al ceto medio (anche in un sistema dove c'è la flat tax).

    2) I nazionalisti più attenti si saranno resi conto che con questo sistema i cittadini potrebbero essere incentivati a fare spesa nel proprio stato anziché all'estero, perché lo stato potrebbe fare in modo che le due tessere si possano usare solo per pagamenti nazionali.
    Una versione più liberale sarebbe quella di permettere di usare le tessere per prelevare contanti, ma tassando il prelievo.
    Comunque, l'idea sarebbe che una persona spende all'estero soltanto i soldi che possiede al di fuori delle tessere, cosicché il reddito di base resti sempre a circolare all'interno dell'economia nazionale.
    In questo modo, le persone senza lavoro, benché siano un peso per l'economia, per lo meno farebbero girare i soldi nell'economia interna, dal momento che possono soltanto fare spese con le tessere e sarebbero anche incentivate a trovare un lavoro così da poter aver soldi da spendere all'estero.

    3) Io sono convinto che a noi "comuni mortali" costi meno pagare le imposte piuttosto che pagare ogni singola cosa di tasca nostra. Faccio un esempio concreto: in Svizzera ogni cittadino paga 113 chf all'anno per finanziare il sistema universitario pubblico.
    Se ti iscrivi al politecnico di Zurigo (una delle migliori università del mondo) paghi 700 chf a semestre. Quindi un master ti costa 7'000 chf. Però ci sono le borse di studio per chi non naviga nell'oro, quindi magari di tasca tua paghi poco o niente.
    Se sei uno dei fortunati beneficiari delle borse di studio, alla fine della tua vita per laurearti avrai speso 7'000 chf in imposte (se muori giovane magari anche solo 4'000 chf).

    In USA invece, dove le università sono private e te le paghi di tasca tua, per fare una laurea nelle migliori università paghi 50'000 dollari, l'equivalente di 440 anni di contributi di un singolo cittadino svizzero.

    Il motivo di ciò è molto semplice: uno stato è un po' come una grande assicurazione. Mette insieme i contributi di tantissime persone e non sono solo i cittadini a pagare, ma anche i turisti (grazie alle imposte indirette).
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