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Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticahttps://www.wired.it/attualita/politica/2020/05/12...

Altruista in casa d'altri, ritornata a spese nostre e per di più convertita. Come la liberazione della Romano si è trasformata in unità di misura della rabbia che inquina il nostro paese
Il presagio c’era già, ma nelle ultime 48 ore abbiamo avuto la conferma che quel “ne usciremo migliori” ripetuto ossessivamente come un jingle pubblicitario di successo erano soltanto parole al vento. La liberazione di Silvia Romano, o meglio, la reazione vergognosa al suo rilascio avuta da migliaia di italiani, ci ha riportato a quel contesto di rabbia e rancore collettivo già sperimentato in passato con, per esempio, Carola Rakete, Laura Boldrini o Greta e Vanessa. Da un paio di mesi sembrava che le cose stessero cambiando, l’odio popolare si era un po’ assopito nell’emergenza Covid-19. Oggi sappiamo invece che tutto è come prima, forse peggio.
Silvia Romano è riuscita a catalizzare su di sé tutte le sfumature di odio immaginabili. Ci è riuscita non per una colpa personale, ma semplicemente per essere stata se stessa, per aver scelto della sua vita senza chiedere il consenso alla gente. La colpa principale, il peccato originale imputato dagli editoriali usciti al momento del suo rapimento e ripetuto ancora oggi dal popolo dei social, è il presunto spirito da crocerossina che l’ha portata in Kenya ad aiutare i bambini in difficoltà. Altruista sì, ma non inteso come valore, bensì come smania, con il volontariato derubricato a una sorta di Erasmus party da mettere nel proprio bagaglio di vita. Gli ambasciatori dell’aiutiamoli a casa loro d’improvviso si sono coalizzati contro chi effettivamente è andata ad aiutarli a casa loro, mettendo per un attimo nel cassetto dei luoghi comuni questo mantra per pescarne un altro più adatto alla situazione, quel se l’è andata a cercare tornato utile anche in altre situazioni, quando c’era per esempio da commentare lo stupro subito in discoteca dalla ragazza in minigonna di turno.
Sovranismo e sessismo si sono da subito fusi, rivelando quale fosse il vero problema di Silvia Romano: il fatto che si chiamasse Silvia e non Silvio. In effetti a monte del problema c’è sempre stata una questione di genere. Lo stupore generale che nel ventunesimo secolo esistono donne che liberamente inseguono le proprie passioni e che se vogliono andare in zone di crisi a fare del bene lo fanno, invece di stare a casa a esercitarsi nella vita familiare come vorrebbe la mentalità medievale in cui siamo immersi. Ma anche i commenti pornografici dei primi tempi su come se la stesse spassando con i sequestratori neri, gli stessi già letti ripetutamente su Laura Boldrini o Carola Rakete. E poi il polverone per il suo abito islamico al ritorno, che è diventato anche uno dei punti su cui è montata la polemica del riscatto, pagato per una ragazza definita “ingrata”. Nulla di tutto questo si è sentito per esempio nel marzo scorso quando è stato liberato Luca Tacchetto, l’italiano rapito in Mali nel 2018. Eppure si trovava in un’area pericolosa, come Silvia Romano (e da turista). Per liberarlo è stato pagato un riscatto, come per Silvia Romano. Si è convertito alla religione islamica, come Silvia Romano. Solo che era maschio.
Nel caso della ragazza milanese si sono incrociati e sovrapposti diversi tipi di odio e luoghi comuni: un odio generazionale, un odio sessista, un odio sovranista. Chi non è stato in grado di accettare l’autodeterminazione e la libertà di una donna, chi si è focalizzato sulla sua giovane età, chi è ossessionato dal dogma del prima gli italiani e non può accettare che una connazionale vada a fare del bene altrove quando potrebbe farlo all’interno dei confini nazionali. Si è arrivati comicamente a fare polemica anche sulla sua fede calcistica, con la messa in circolazione di una sua foto a San Siro con sciarpa interista.
Il popolo rabbioso ha fatto di Silvia Romano un simbolo di anti-italianità, di ingratitudine, un modello negativo. Si è appigliato a qualsiasi cosa pur di poter alimentare questa narrazione. E la sua storia ha messo in mostra la pochezza dei tempi in cui viviamo, i luoghi comuni su cui si fondano le credenze di molte persone, la falsità di tutti quei discorsi patinati sul mondo migliore che ci apprestiamo a vivere. Oggi una ragazza di 24 anni, che viene da un anno e mezzo di rapimento, rischia di finire sotto scorta per le minacce ricevute. Non in Somalia, ma nel suo stesso paese, l’Italia. Finito un lungo periodo di detenzione, per Silvia Romano ne inizia un altro, ostaggio della violenza verbale dei suoi connazionali. Ecco come ne stiamo uscendo migliori.
**Modificato dall'autore il 14.05.2020 18:39**-
Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 01:59:37.0 alle 2020-05-15 01:59:37.0> contesto di rabbia e rancore collettivo
In effetti c'è una frattura che agita tutto l'occidente e si apre sempre più. Gli attuali padroni dovrebbero chiedersi perché.
Provo a ipotizzare: perché continuano a fare come vogliono nonostante i numerosi segnali di dissenso?
Eppure dovrebbero sapere che quando la goccia fa traboccare il vaso a non poterne più e a non rispondere delle sue azioni sarà la attuale minoranza dei sistematicamente ignorati, mentre la maggioranza degli attuali favorevoli e degli indifferenti non farà nulla in loro favore.
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Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 02:14:41.0 alle 2020-05-15 02:14:41.0Scritto da: Mattia
> https://www.wired.it/attualita/politica/2020/05/12...
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> Altruista in casa d'altri, ritornata a spese nostre e per di più convertita. Come la liberazione della Romano si è trasformata in unità di misura della rabbia che inquina il nostro paese
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> Il presagio c’era già, ma nelle ultime 48 ore abbiamo avuto la conferma che quel “ne usciremo migliori” ripetuto ossessivamente come un jingle pubblicitario di successo erano soltanto parole al vento. La liberazione di Silvia Romano, o meglio, la reazione vergognosa al suo rilascio avuta da migliaia di italiani, ci ha riportato a quel contesto di rabbia e rancore collettivo già sperimentato in passato con, per esempio, Carola Rakete, Laura Boldrini o Greta e Vanessa. Da un paio di mesi sembrava che le cose stessero cambiando, l’odio popolare si era un po’ assopito nell’emergenza Covid-19. Oggi sappiamo invece che tutto è come prima, forse peggio.
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> Silvia Romano è riuscita a catalizzare su di sé tutte le sfumature di odio immaginabili. Ci è riuscita non per una colpa personale, ma semplicemente per essere stata se stessa, per aver scelto della sua vita senza chiedere il consenso alla gente. La colpa principale, il peccato originale imputato dagli editoriali usciti al momento del suo rapimento e ripetuto ancora oggi dal popolo dei social, è il presunto spirito da crocerossina che l’ha portata in Kenya ad aiutare i bambini in difficoltà. Altruista sì, ma non inteso come valore, bensì come smania, con il volontariato derubricato a una sorta di Erasmus party da mettere nel proprio bagaglio di vita. Gli ambasciatori dell’aiutiamoli a casa loro d’improvviso si sono coalizzati contro chi effettivamente è andata ad aiutarli a casa loro, mettendo per un attimo nel cassetto dei luoghi comuni questo mantra per pescarne un altro più adatto alla situazione, quel se l’è andata a cercare tornato utile anche in altre situazioni, quando c’era per esempio da commentare lo stupro subito in discoteca dalla ragazza in minigonna di turno.
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> Sovranismo e sessismo si sono da subito fusi, rivelando quale fosse il vero problema di Silvia Romano: il fatto che si chiamasse Silvia e non Silvio. In effetti a monte del problema c’è sempre stata una questione di genere. Lo stupore generale che nel ventunesimo secolo esistono donne che liberamente inseguono le proprie passioni e che se vogliono andare in zone di crisi a fare del bene lo fanno, invece di stare a casa a esercitarsi nella vita familiare come vorrebbe la mentalità medievale in cui siamo immersi. Ma anche i commenti pornografici dei primi tempi su come se la stesse spassando con i sequestratori neri, gli stessi già letti ripetutamente su Laura Boldrini o Carola Rakete. E poi il polverone per il suo abito islamico al ritorno, che è diventato anche uno dei punti su cui è montata la polemica del riscatto, pagato per una ragazza definita “ingrata”. Nulla di tutto questo si è sentito per esempio nel marzo scorso quando è stato liberato Luca Tacchetto, l’italiano rapito in Mali nel 2018. Eppure si trovava in un’area pericolosa, come Silvia Romano (e da turista). Per liberarlo è stato pagato un riscatto, come per Silvia Romano. Si è convertito alla religione islamica, come Silvia Romano. Solo che era maschio.
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> Nel caso della ragazza milanese si sono incrociati e sovrapposti diversi tipi di odio e luoghi comuni: un odio generazionale, un odio sessista, un odio sovranista. Chi non è stato in grado di accettare l’autodeterminazione e la libertà di una donna, chi si è focalizzato sulla sua giovane età, chi è ossessionato dal dogma del prima gli italiani e non può accettare che una connazionale vada a fare del bene altrove quando potrebbe farlo all’interno dei confini nazionali. Si è arrivati comicamente a fare polemica anche sulla sua fede calcistica, con la messa in circolazione di una sua foto a San Siro con sciarpa interista.
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> Il popolo rabbioso ha fatto di Silvia Romano un simbolo di anti-italianità, di ingratitudine, un modello negativo. Si è appigliato a qualsiasi cosa pur di poter alimentare questa narrazione. E la sua storia ha messo in mostra la pochezza dei tempi in cui viviamo, i luoghi comuni su cui si fondano le credenze di molte persone, la falsità di tutti quei discorsi patinati sul mondo migliore che ci apprestiamo a vivere. Oggi una ragazza di 24 anni, che viene da un anno e mezzo di rapimento, rischia di finire sotto scorta per le minacce ricevute. Non in Somalia, ma nel suo stesso paese, l’Italia. Finito un lungo periodo di detenzione, per Silvia Romano ne inizia un altro, ostaggio della violenza verbale dei suoi connazionali. Ecco come ne stiamo uscendo migliori.
Quant'è superficiale quest'articolo. La reazione arrabbiata di parte dell'opinione pubblica viene dal fatto che questa, a torto o a ragione, vede in ciò che ha fatto Silvia Romano qualcosa di antioccidentale.
Non approfondisco perché non ho tempo da perdere. Parlando perciò in senso generico, non è la prima volta che l'antioccidentale di turno viene salvato dal malvagio occidente da cui aveva preso le distanze; a me questo occidente non piace ma non piace nemmeno l'antioccidentalismo di sinistra radical chic, e neppure l'antioccidentalismo globalista e terzomondista da liberal. L'occidente che io contesto è diverso da quello che contestano loro, è quello rammollito e pecorone che ha perso di vista troppo del suo retaggio, oggi non siamo più gli stessi dei tempi dell'Iliade e dell'Odissea e in questo mtamento qualcosa di importante è andato perduto. A insegnare ai giovani che il retaggio non ha valore è però la sinistra, da quando si è impadronita della scuola.
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Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto da:
> Scritto da: Mattia
> > https://www.wired.it/attualita/politica/2020/05/12...
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> > Altruista in casa d'altri, ritornata a spese nostre e per di più convertita. Come la liberazione della Romano si è trasformata in unità di misura della rabbia che inquina il nostro paese
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> > Il presagio c’era già, ma nelle ultime 48 ore abbiamo avuto la conferma che quel “ne usciremo migliori” ripetuto ossessivamente come un jingle pubblicitario di successo erano soltanto parole al vento. La liberazione di Silvia Romano, o meglio, la reazione vergognosa al suo rilascio avuta da migliaia di italiani, ci ha riportato a quel contesto di rabbia e rancore collettivo già sperimentato in passato con, per esempio, Carola Rakete, Laura Boldrini o Greta e Vanessa. Da un paio di mesi sembrava che le cose stessero cambiando, l’odio popolare si era un po’ assopito nell’emergenza Covid-19. Oggi sappiamo invece che tutto è come prima, forse peggio.
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> > Silvia Romano è riuscita a catalizzare su di sé tutte le sfumature di odio immaginabili. Ci è riuscita non per una colpa personale, ma semplicemente per essere stata se stessa, per aver scelto della sua vita senza chiedere il consenso alla gente. La colpa principale, il peccato originale imputato dagli editoriali usciti al momento del suo rapimento e ripetuto ancora oggi dal popolo dei social, è il presunto spirito da crocerossina che l’ha portata in Kenya ad aiutare i bambini in difficoltà. Altruista sì, ma non inteso come valore, bensì come smania, con il volontariato derubricato a una sorta di Erasmus party da mettere nel proprio bagaglio di vita. Gli ambasciatori dell’aiutiamoli a casa loro d’improvviso si sono coalizzati contro chi effettivamente è andata ad aiutarli a casa loro, mettendo per un attimo nel cassetto dei luoghi comuni questo mantra per pescarne un altro più adatto alla situazione, quel se l’è andata a cercare tornato utile anche in altre situazioni, quando c’era per esempio da commentare lo stupro subito in discoteca dalla ragazza in minigonna di turno.
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> > Sovranismo e sessismo si sono da subito fusi, rivelando quale fosse il vero problema di Silvia Romano: il fatto che si chiamasse Silvia e non Silvio. In effetti a monte del problema c’è sempre stata una questione di genere. Lo stupore generale che nel ventunesimo secolo esistono donne che liberamente inseguono le proprie passioni e che se vogliono andare in zone di crisi a fare del bene lo fanno, invece di stare a casa a esercitarsi nella vita familiare come vorrebbe la mentalità medievale in cui siamo immersi. Ma anche i commenti pornografici dei primi tempi su come se la stesse spassando con i sequestratori neri, gli stessi già letti ripetutamente su Laura Boldrini o Carola Rakete. E poi il polverone per il suo abito islamico al ritorno, che è diventato anche uno dei punti su cui è montata la polemica del riscatto, pagato per una ragazza definita “ingrata”. Nulla di tutto questo si è sentito per esempio nel marzo scorso quando è stato liberato Luca Tacchetto, l’italiano rapito in Mali nel 2018. Eppure si trovava in un’area pericolosa, come Silvia Romano (e da turista). Per liberarlo è stato pagato un riscatto, come per Silvia Romano. Si è convertito alla religione islamica, come Silvia Romano. Solo che era maschio.
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> > Nel caso della ragazza milanese si sono incrociati e sovrapposti diversi tipi di odio e luoghi comuni: un odio generazionale, un odio sessista, un odio sovranista. Chi non è stato in grado di accettare l’autodeterminazione e la libertà di una donna, chi si è focalizzato sulla sua giovane età, chi è ossessionato dal dogma del prima gli italiani e non può accettare che una connazionale vada a fare del bene altrove quando potrebbe farlo all’interno dei confini nazionali. Si è arrivati comicamente a fare polemica anche sulla sua fede calcistica, con la messa in circolazione di una sua foto a San Siro con sciarpa interista.
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> > Il popolo rabbioso ha fatto di Silvia Romano un simbolo di anti-italianità, di ingratitudine, un modello negativo. Si è appigliato a qualsiasi cosa pur di poter alimentare questa narrazione. E la sua storia ha messo in mostra la pochezza dei tempi in cui viviamo, i luoghi comuni su cui si fondano le credenze di molte persone, la falsità di tutti quei discorsi patinati sul mondo migliore che ci apprestiamo a vivere. Oggi una ragazza di 24 anni, che viene da un anno e mezzo di rapimento, rischia di finire sotto scorta per le minacce ricevute. Non in Somalia, ma nel suo stesso paese, l’Italia. Finito un lungo periodo di detenzione, per Silvia Romano ne inizia un altro, ostaggio della violenza verbale dei suoi connazionali. Ecco come ne stiamo uscendo migliori.
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> Quant'è superficiale quest'articolo. La reazione arrabbiata di parte dell'opinione pubblica viene dal fatto che questa, a torto o a ragione, vede in ciò che ha fatto Silvia Romano qualcosa di antioccidentale.
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> Non approfondisco perché non ho tempo da perdere. Parlando perciò in senso generico, non è la prima volta che l'antioccidentale di turno viene salvato dal malvagio occidente da cui aveva preso le distanze; a me questo occidente non piace ma non piace nemmeno l'antioccidentalismo di sinistra radical chic, e neppure l'antioccidentalismo globalista e terzomondista da liberal. L'occidente che io contesto è diverso da quello che contestano loro, è quello rammollito e pecorone che ha perso di vista troppo del suo retaggio, oggi non siamo più gli stessi dei tempi dell'Iliade e dell'Odissea e in questo mtamento qualcosa di importante è andato perduto. A insegnare ai giovani che il retaggio non ha valore è però la sinistra, da quando si è impadronita della scuola.
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Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale". Dicono che è un programma legittimo e che il volere del popolo va rispettato, ma per me è legittimo quanto uno stupro di gruppo, che è democratico visto che la maggioranza dei partecipanti sono favorevoli.
Loro possono convincersi finché vogliono di essere dalla parte della ragione, ma la persona stuprata tirerà fuori qualche arma bianca arrugginita con il tetano e la conficcherà nel cuore degli stupratori fascisti.
Noi liberali applaudiremo le vittime che si sono autodifese e faremo colletta per regalare a ciascuna di loro un AK47.
Tutto questo sarà giustificato con il principio morale dell'autodifesa.
Tu magari mi dirai che un conto è la libertà individuale, un altro invece è soccorrerti quando sei nei guai pagando 4 milioni di euro, ma la scelta non può logicamente essere condizionata da una discriminazione che riguarda la libertà individuale: dal momento che una persona può vestirsi come vuole e credere nella religione che preferisce, lo stato non deve minimamente considerare queste cose.
Questo è ciò che farebbero i fasci se entrassero nella stanza dei bottoni.
Se poi invece se na fa semplicemente una questione di soldi (a prescindere da ogni altra questione), allora mi chiedo che senso abbia pagare le imposte.
Con tutte le imposte che si pagano in Italia un cittadino deve essere lasciato nella merda quando ha veramente bisogno? Se è così, allora significa che lo stato impone doveri (le imposte) senza dare diritti.
Per riprendere il discorso fatto da Ordine, per ma la libertà è più importante dei diritti sociali, quindi il cittadino privato della libertà è una priorità assoluta: il senzatetto viene subito dopo.
**Modificato dall'autore il 15.05.2020 05:08**-
Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 13:56:18.0 alle 2020-05-15 13:56:18.0Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Scritto da: Mattia
> > > https://www.wired.it/attualita/politica/2020/05/12...
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> > > Altruista in casa d'altri, ritornata a spese nostre e per di più convertita. Come la liberazione della Romano si è trasformata in unità di misura della rabbia che inquina il nostro paese
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> > > Il presagio c’era già, ma nelle ultime 48 ore abbiamo avuto la conferma che quel “ne usciremo migliori” ripetuto ossessivamente come un jingle pubblicitario di successo erano soltanto parole al vento. La liberazione di Silvia Romano, o meglio, la reazione vergognosa al suo rilascio avuta da migliaia di italiani, ci ha riportato a quel contesto di rabbia e rancore collettivo già sperimentato in passato con, per esempio, Carola Rakete, Laura Boldrini o Greta e Vanessa. Da un paio di mesi sembrava che le cose stessero cambiando, l’odio popolare si era un po’ assopito nell’emergenza Covid-19. Oggi sappiamo invece che tutto è come prima, forse peggio.
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> > > Silvia Romano è riuscita a catalizzare su di sé tutte le sfumature di odio immaginabili. Ci è riuscita non per una colpa personale, ma semplicemente per essere stata se stessa, per aver scelto della sua vita senza chiedere il consenso alla gente. La colpa principale, il peccato originale imputato dagli editoriali usciti al momento del suo rapimento e ripetuto ancora oggi dal popolo dei social, è il presunto spirito da crocerossina che l’ha portata in Kenya ad aiutare i bambini in difficoltà. Altruista sì, ma non inteso come valore, bensì come smania, con il volontariato derubricato a una sorta di Erasmus party da mettere nel proprio bagaglio di vita. Gli ambasciatori dell’aiutiamoli a casa loro d’improvviso si sono coalizzati contro chi effettivamente è andata ad aiutarli a casa loro, mettendo per un attimo nel cassetto dei luoghi comuni questo mantra per pescarne un altro più adatto alla situazione, quel se l’è andata a cercare tornato utile anche in altre situazioni, quando c’era per esempio da commentare lo stupro subito in discoteca dalla ragazza in minigonna di turno.
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> > > Sovranismo e sessismo si sono da subito fusi, rivelando quale fosse il vero problema di Silvia Romano: il fatto che si chiamasse Silvia e non Silvio. In effetti a monte del problema c’è sempre stata una questione di genere. Lo stupore generale che nel ventunesimo secolo esistono donne che liberamente inseguono le proprie passioni e che se vogliono andare in zone di crisi a fare del bene lo fanno, invece di stare a casa a esercitarsi nella vita familiare come vorrebbe la mentalità medievale in cui siamo immersi. Ma anche i commenti pornografici dei primi tempi su come se la stesse spassando con i sequestratori neri, gli stessi già letti ripetutamente su Laura Boldrini o Carola Rakete. E poi il polverone per il suo abito islamico al ritorno, che è diventato anche uno dei punti su cui è montata la polemica del riscatto, pagato per una ragazza definita “ingrata”. Nulla di tutto questo si è sentito per esempio nel marzo scorso quando è stato liberato Luca Tacchetto, l’italiano rapito in Mali nel 2018. Eppure si trovava in un’area pericolosa, come Silvia Romano (e da turista). Per liberarlo è stato pagato un riscatto, come per Silvia Romano. Si è convertito alla religione islamica, come Silvia Romano. Solo che era maschio.
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> > > Nel caso della ragazza milanese si sono incrociati e sovrapposti diversi tipi di odio e luoghi comuni: un odio generazionale, un odio sessista, un odio sovranista. Chi non è stato in grado di accettare l’autodeterminazione e la libertà di una donna, chi si è focalizzato sulla sua giovane età, chi è ossessionato dal dogma del prima gli italiani e non può accettare che una connazionale vada a fare del bene altrove quando potrebbe farlo all’interno dei confini nazionali. Si è arrivati comicamente a fare polemica anche sulla sua fede calcistica, con la messa in circolazione di una sua foto a San Siro con sciarpa interista.
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> > > Il popolo rabbioso ha fatto di Silvia Romano un simbolo di anti-italianità, di ingratitudine, un modello negativo. Si è appigliato a qualsiasi cosa pur di poter alimentare questa narrazione. E la sua storia ha messo in mostra la pochezza dei tempi in cui viviamo, i luoghi comuni su cui si fondano le credenze di molte persone, la falsità di tutti quei discorsi patinati sul mondo migliore che ci apprestiamo a vivere. Oggi una ragazza di 24 anni, che viene da un anno e mezzo di rapimento, rischia di finire sotto scorta per le minacce ricevute. Non in Somalia, ma nel suo stesso paese, l’Italia. Finito un lungo periodo di detenzione, per Silvia Romano ne inizia un altro, ostaggio della violenza verbale dei suoi connazionali. Ecco come ne stiamo uscendo migliori.
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> > Quant'è superficiale quest'articolo. La reazione arrabbiata di parte dell'opinione pubblica viene dal fatto che questa, a torto o a ragione, vede in ciò che ha fatto Silvia Romano qualcosa di antioccidentale.
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> > Non approfondisco perché non ho tempo da perdere. Parlando perciò in senso generico, non è la prima volta che l'antioccidentale di turno viene salvato dal malvagio occidente da cui aveva preso le distanze; a me questo occidente non piace ma non piace nemmeno l'antioccidentalismo di sinistra radical chic, e neppure l'antioccidentalismo globalista e terzomondista da liberal. L'occidente che io contesto è diverso da quello che contestano loro, è quello rammollito e pecorone che ha perso di vista troppo del suo retaggio, oggi non siamo più gli stessi dei tempi dell'Iliade e dell'Odissea e in questo mtamento qualcosa di importante è andato perduto. A insegnare ai giovani che il retaggio non ha valore è però la sinistra, da quando si è impadronita della scuola.
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> Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
>
> Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
>
> Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale". Dicono che è un programma legittimo e che il volere del popolo va rispettato, ma per me è legittimo quanto uno stupro di gruppo, che è democratico visto che la maggioranza dei partecipanti sono favorevoli.
> Loro possono convincersi finché vogliono di essere dalla parte della ragione, ma la persona stuprata tirerà fuori qualche arma bianca arrugginita con il tetano e la conficcherà nel cuore degli stupratori fascisti.
>
> Noi liberali applaudiremo le vittime che si sono autodifese e faremo colletta per regalare a ciascuna di loro un AK47.
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> Tutto questo sarà giustificato con il principio morale dell'autodifesa.
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> Tu magari mi dirai che un conto è la libertà individuale, un altro invece è soccorrerti quando sei nei guai pagando 4 milioni di euro, ma la scelta non può logicamente essere condizionata da una discriminazione che riguarda la libertà individuale: dal momento che una persona può vestirsi come vuole e credere nella religione che preferisce, lo stato non deve minimamente considerare queste cose.
> Questo è ciò che farebbero i fasci se entrassero nella stanza dei bottoni.
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> Se poi invece se na fa semplicemente una questione di soldi (a prescindere da ogni altra questione), allora mi chiedo che senso abbia pagare le imposte.
> Con tutte le imposte che si pagano in Italia un cittadino deve essere lasciato nella merda quando ha veramente bisogno? Se è così, allora significa che lo stato impone doveri (le imposte) senza dare diritti.
>
> Per riprendere il discorso fatto da Ordine, per ma la libertà è più importante dei diritti sociali, quindi il cittadino privato della libertà è una priorità assoluta: il senzatetto viene subito dopo.
Ma io sono d'accordo che abbiano speso i 4 milioni per liberarla. Ma dato che lo stato non può mettersi lì a farglielo pesare, è anche giusto che a farlo sia l'opinione pubblica.
E dato che ormai non esiste più un'opinione pubblica fatta di giornalisti, scrittori, intellettuali, tutti allineati, certe opinioni si esprimono attraverso i borgatari al bar sport.
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Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 14:18:31.0 alle 2020-05-15 14:18:31.0Scritto da: Mattia
> Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
>
> Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
>
> Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale".
Fino a qualche tempo fa ti avrei dato ragione, ma dopo aver considerato fatti e sviluppi la situazione non può essere così semplificata.
Ci sono occasioni in cui ogni individuo approfitta della propria libertà per fare qualcosa di coerente con ciò che fanno gli altri, e tutti insieme partecipano a un progetto corale. In altre occasioni ciascuno fa i cazzi suoi e l'insieme è solo una somma di singoli contributi che si elidono.
Nel primo caso da tante libertà scaturisce un ordine, nel secondo caso un disordine.
In genere l'ordine è preferibile al disordine - prova a dover vivere con un compagno di stanza disordinato e vedi che il disordine produce situazioni disfunzionali - e quel che fanno i destri è preferire l'ordine comunque, anche a scapito della libertà. L'ordine del primo caso è una situazione particolare in cui tutti sono liberi e tutti scelgono liberamente di partecipare all'ordine: i destri si accontentano di un simulacro in cui l'ordine viene imposto per legge.
Altri si accontentano di una situazione in cui si è formalmente liberi anche se questa libertà non produce una società in armonia.
Dove stanno i sinistri? Non in questi altri, dato che ai sinistri della libertà non importa molto. I sinistri semplicemente spingono per un altro tipo di ordine, e i destri in questo ordine sinistro vedono disordine. In questo hanno ragione i destri, l'ordine multikulti di sinistra è ordinato solo nella testa dei sinistri.-
Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 14:29:23.0 alle 2020-05-15 14:29:23.0Scritto da:
> Scritto da: Mattia
> > Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
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> > Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
> >
> > Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale".
>
> Fino a qualche tempo fa ti avrei dato ragione, ma dopo aver considerato fatti e sviluppi la situazione non può essere così semplificata.
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> Ci sono occasioni in cui ogni individuo approfitta della propria libertà per fare qualcosa di coerente con ciò che fanno gli altri, e tutti insieme partecipano a un progetto corale. In altre occasioni ciascuno fa i cazzi suoi e l'insieme è solo una somma di singoli contributi che si elidono.
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> Nel primo caso da tante libertà scaturisce un ordine, nel secondo caso un disordine.
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> In genere l'ordine è preferibile al disordine - prova a dover vivere con un compagno di stanza disordinato e vedi che il disordine produce situazioni disfunzionali - e quel che fanno i destri è preferire l'ordine comunque, anche a scapito della libertà. L'ordine del primo caso è una situazione particolare in cui tutti sono liberi e tutti scelgono liberamente di partecipare all'ordine: i destri si accontentano di un simulacro in cui l'ordine viene imposto per legge.
> Altri si accontentano di una situazione in cui si è formalmente liberi anche se questa libertà non produce una società in armonia.
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> Dove stanno i sinistri? Non in questi altri, dato che ai sinistri della libertà non importa molto. I sinistri semplicemente spingono per un altro tipo di ordine, e i destri in questo ordine sinistro vedono disordine. In questo hanno ragione i destri, l'ordine multikulti di sinistra è ordinato solo nella testa dei sinistri.
Aggiungo: nella società contemporanea destri e sinistri sono intenti a demolire e disfare, per convinzione o per ripicca, tutto quello che fa o in cui crede la parte avversa. Nessuna delle due parti crea qualcosa di buono, perché la società in cui credono i destri è obsoleta, quella in cui credono i sinistri un impasto orribile e illogico.
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Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto da:
> Scritto da: Mattia
> > Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
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> > Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
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> > Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale".
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> Fino a qualche tempo fa ti avrei dato ragione, ma dopo aver considerato fatti e sviluppi la situazione non può essere così semplificata.
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> Ci sono occasioni in cui ogni individuo approfitta della propria libertà per fare qualcosa di coerente con ciò che fanno gli altri, e tutti insieme partecipano a un progetto corale. In altre occasioni ciascuno fa i cazzi suoi e l'insieme è solo una somma di singoli contributi che si elidono.
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> Nel primo caso da tante libertà scaturisce un ordine, nel secondo caso un disordine.
Allora sei diventato anche tu un fascio, perché le persone che stanno nella parte inferiore del political compass sanno che l'ordine non esiste, nel senso che ognuno ha il proprio concetto di ordine.
Se una soggettiva concezione di "ordine" viene imposta, allora tutti quanti sono obbligati a vivere nel disordine, visto che quel presunto "ordine" esiste solo nella testa del dittatore.
In un sistema liberale ogni persona può ordinare la propria vita come preferisce, quindi c'è ordine.
Un sistema liberale è ordinato anche perché si basa sulla cosiddetta "rule of law", cioè lo stato è governato da poche leggi (che funzionano bene) e non da persone.
Queste leggi fisserebbero della libertà che non possono essere revocate da un giorno all'altro, come un governo di persone che può improvvisamente togliere una libertà centenaria o millenaria.
In questo video, Alessio Cotroneo di Isituto Liberale fa notare che l'Italia è caotica perché ci sono troppe leggi e perché i governi continuano a cambiare le cose (essendo governi di persone).
Con un sistema liberale ci sarebbe più ordine. Ai fascisti certo non piacerebbe perché non potrebbero fascistare, ma è anche in questo che l'ordine del liberalismo risiede.
> In genere l'ordine è preferibile al disordine - prova a dover vivere con un compagno di stanza disordinato e vedi che il disordine produce situazioni disfunzionali
Peccato che non c'entri un tubo con le idee liberali.
L'esempio equivalente sarebbe quello di un gruppo di persone che vanno al fiume a grigliare e lasciano lì i rifiuti, per poi tornare a casa guidando ubriachi e magari facendo schiamazzi per strada alle 3 di notte.
Secondo te in uno stato liberale questi comportamenti sono permessi? Al fascismo non bisogna contrapporre l'anarchia!
> e quel che fanno i destri è preferire l'ordine comunque, anche a scapito della libertà. L'ordine del primo caso è una situazione particolare in cui tutti sono liberi e tutti scelgono liberamente di partecipare all'ordine: i destri si accontentano di un simulacro in cui l'ordine viene imposto per legge.
Considera la piramide di Maslow.
La mia idea è la seguente:
- Se uno stato ha leggi che invadono ogni aspetto della vita è uno stato totalitario
- Se uno stato ha leggi SOLO per tutelare i bisogni fondamentali dei cittadini (salute, sicurezza, bisogni fisiologici vari) allora è uno stato liberale
- Se uno stato non ha leggi nemmeno per tutelare i bisogni fondamentali allora è un'anarchia
Ora, se mi prendi come esempio di autoritario un CapitanFracassa, cioè un tizio di termometropolitico che vuole uno stato militare per spaccare le rotule agli sfruttatori di Amazon, posso anche cogliere la razionalità.
Se mi parli dei fasci di merda invece proprio no, perché il loro concetto di ordine consiste nello spaccare le rotule agli omosessuali, ai trans, a chi critica l'art 609 quater, a Greta Thunberg, a chi abortisce, e chissà chi altro...
Non dirmi che non è così perché con quegli analfabeti del cazzo ci discuto tutti i giorni in termometropolitico.
Quindi il loro concetto di "ordine" è illogico, emotivo, perché basato sull'estetica e non sull'etica, ma l'estetica di cui parlano esiste solo nella loro testa bacata.
Nello stato voluto dai fasci non solo ci sarebbero leggi che reprimono i piani alti della piramide di Maslow (autorealizzazione), ma mancherebbero leggi per tutelare la salute e la sicurezza... o, per meglio dire, sarebbe lo stato stesso a minacciare la salute e la sicurezza.
Non capisco come si faccia a difendere questo letame culturale.
> Altri si accontentano di una situazione in cui si è formalmente liberi anche se questa libertà non produce una società in armonia.
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> Dove stanno i sinistri? Non in questi altri, dato che ai sinistri della libertà non importa molto. I sinistri semplicemente spingono per un altro tipo di ordine
Premesso che io quando parla di ideologie politiche mi riferisco alle idee dei cittadini e non a ciò che fanno i politici, quello che dici non è vero: secondo me statisticamente parlando la maggior parte dei sinistri cadono nel quadrante verde (mentre i destroidi nel quadrante blu... la destra liberale non la caga nessuno), infatti molte persone fanno confusione tra socialdemocratici e liberali (perché infatti i socialdemocratici sono simili ai liberali, solo che a differenza dei liberali vogliono un welfare potente).
In uno stato governato dalle idee statisticamente sostenute dai sinistri puoi:
- Uscire a cena nel ristorante che preferisci: italiano, cinese, messicano,...
- Uscito dal ristorante, puoi comprare erba nel negozio accanto
- Dopo essert fumato una cannetta in mezzo alla strada, puoi andare in discoteca a ubriacarti fino alle 5 del mattino
- Puoi sposarti il trans cinese che hai conosciuto in discoteca e adottare bambini africani
Se nel mentre hai fatto tutto questo non eri al volante, non hai stuprato qualcuno, non hai gridato "froci di merda" a una coppia omosessuale e non hai lanciato sassi alle auto dal cavalcavia non avrai nessun problema.
Per quanto riguarda i fasci, invece, la tua libertà si ferma a "Uscire", ma hai anche una libertà che la sinistra non ti concede: gridare "froci di merda" a una coppia omosessuale, una libertà fondamentale di cui proprio non si può fare a meno, giusto?
I sinistri al massimo non sono liberalissimi in economia (e fanno bene, visto che l'economia riguarda i piani bassi della piramide di Maslow: nell'economia non serve libertà, ma sicurezza e stabilità), ma la sinistra non è nemmeno soffocante, anzi: i paesi del nord, governati dai socialdemocratici, hanno la libertà di impresa più alta in assoluto e in Svezia le imposte per le imprese sono al 20%.
Se poi tu con "libertà" intendi "bruciare i semafori mentre guidi ubriaco senza subire conseguenze perché il flash non c'è dal momento che è contro la privacy gattoselvatica" allora la sinistra non è liberale, ma in realtà sei tu che vedi la libertà un po' come "faccio il cazzo che voglio", che è una concezione anarchica della libertà.
La cosa interessante è che probabilmente saresti capace a sopprimere l'elenco di sinistre libertà sopra (un po' come i fasci) per poi lamentarti che i semafori hanno il flash.
**Modificato dall'autore il 15.05.2020 17:10**-
Re: Le fascio-polemiche sulla liberazione della RomanoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2020-05-15 17:12:16.0 alle 2020-05-15 17:12:16.0Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Scritto da: Mattia
> > > Quello che devono mettersi in testa i fasci è che una persona fa il cazzo che vuole nella sua vita privata, indipendentemente dal fatto che a loro piaccia o non piaccia.
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> > > Loro vogliono imporre a tutti di essere attratti da persone adulte del sesso opposto, di vestirsi in un determinato modo, di seguire determinati stili di vita, di credere o non credere a questa o quell'altra religione, di avere determinate caratteristiche fenotipiche, ecc ecc...
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> > > Il loro progetto politico si può riassumere con "soppressione della libertà individuale".
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> > Fino a qualche tempo fa ti avrei dato ragione, ma dopo aver considerato fatti e sviluppi la situazione non può essere così semplificata.
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> > Ci sono occasioni in cui ogni individuo approfitta della propria libertà per fare qualcosa di coerente con ciò che fanno gli altri, e tutti insieme partecipano a un progetto corale. In altre occasioni ciascuno fa i cazzi suoi e l'insieme è solo una somma di singoli contributi che si elidono.
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> > Nel primo caso da tante libertà scaturisce un ordine, nel secondo caso un disordine.
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> Allora sei diventato anche tu un fascio, perché le persone che stanno nella parte inferiore del political compass sanno che l'ordine non esiste, nel senso che ognuno ha il proprio concetto di ordine.
Sì che esiste. È una vita che ripeto che prima del boom economico il paesaggio era esteticamente coerente - leggasi bello - e ora è variamente deturpato, e non sono il solo. C'è chi percepisce questa coerenza dai suoi attuali resti e la rimpiange, c'è chi non la percepisce, c'è chi ha in mente qualche altro concetto di ordine.
I destri in genere hanno in mente l'ordine sociale, e indubbiamente anche la società di prima del boom economico era più coerente di quella attuale. Le cose cambiano perché qualcuno non ci si trova bene e nella società degli anni 50 diverse categorie non avevano posto, per questo la società è cambiata. Ma nel cambiarla i progressisti hanno cancellato anche aspetti che andavano conservati: come ho scritto anni fa sul forum di PI, hanno rotto il giocattolo e hanno lasciato i pezzi sul tavolo, senza saper proporre nulla di meglio.
La differenza tra me e i fasci è che a me piace l'estetica ambientale pre boom, ai fasci un'estetica sociale pre boom che però è troppo semplificata per andar bene a tutti. I fasci vorrebbero una società uniforme come un plotone, i sinistri un party di frichettoni.
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