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    Politica
    Scritto da
    il 2020-05-26 16:18:51.0 alle 2020-05-26 16:18:51.0
    Trollate totali: 9889
    Non si può demolire l'Unione Europea
    https://forum.termometropolitico.it/800975-non-si-...

    C’è, sul forum ma non così diffusa in Italia come sembrerebbe qui , l’ostentazione, non c’è miglior verbo per definire le vuote argomentazioni che si leggono, di un anti europeismo che non si capisce dove vorrebbe portare l’Italia. La Brexit di quel personaggio discutibile che si chiama Johnson ha acceso gli animi dei sovranisti di casa nostra, e qui i seguaci di Borghi e sottosotto anche di alcuni grillofori si sono scatenati con argomentazioni a favore dell’Italexit a voler essere gentili insufficienti.

    Uno degli argomenti preferiti dai sovranisti è imputare alla UE i peggioramenti economico-sociali avvenuti nell’ultimo trentennio (nella distribuzione del reddito, nella precarietà delle condizioni di lavoro e di vita, nella qualità sociale ed ecologica della crescita economica), e persino, udite udite, della avvenuta globalizzazione dei mercati e la loro autonomizzazione rispetto alle istituzioni e alla politica cioè rispetto alla definizione democratica delle scelte collettive. Eppure, il progetto comunitario – oltre a corrispondere alle preoccupazioni del possibile ripetersi dei terrificanti conflitti bellici del Novecento – era e sarebbe ancora un’occasione specifica per riequilibrare i rapporti tra mercati e istituzioni, estendendo queste ultime a livello continentale. Le possibilità di sviluppo economico-sociale di ciascun paese europeo sarebbero potenzialmente favorite dalla sua inclusione nell’Unione, che diventerebbe la maggiore economia mondiale a patto però che i vari sovranismi che spuntano come funghi velenosi nel suo seno non ne riducessero la potenzialità.

    Stando come sono le cose oggi le alternative sono sostanzialmente due: la prima è insistere convintamente sull’interesse generale degli europei (e non solo) a realizzare l’Unione, nella consapevolezza che il coordinamento democratico, la partecipazione popolare e le politiche volte a sostenere la quantità e qualità della crescita riducendo le diseguaglianze non sono degli optional che denotano scarso rigore ma le modalità necessarie per unirsi economicamente, socialmente e politicamente; la seconda è accentuare la logica della contrapposizione tra i «forti» che pretendono d’imporre la loro idea stupida di rigore e i «deboli», che pensano a decisioni unilaterali di default o a uscite dall’euro con l’idea non meno stupida di pensare che un «debole» possa ricattare un «forte» senza che vi siano reazioni anche catastrofiche.

    E se quelle che ho definito all’inizio di questo scritto come “argomentazioni vuote” di senso logico contrarie a una Unione forte e unita dovessero al fine prevalere, allora ci troveremmo nella disastrosa situazione di dover per forza demolire quella che sarebbe potuta essere la grande potente costruzione europea in grado di competere con l’astro sorgente cinese e con il, pur declinante, astro americano e ci troveremmo, parlo di noi Italia ma non solo di noi, come un fragilissimo vascello a dover navigare nel mare tempestoso della finanza speculativa mondiale che, ricordiamolo ai fautori del sovranismo nazionale, ha una potenza di fuoco dieci volte superiore a quella del paese Italia
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