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Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPolitica


https://forum.termometropolitico.it/812838-espansi...
**Modificato dall'autore il 21.01.2021 03:23**-
Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2021-01-21 12:06:23.0 alle 2021-01-21 12:06:23.0Scritto da: Mattia
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> https://forum.termometropolitico.it/812838-espansi...
In teoria sarei d'accordo con la tua proposta, l'avevo messa già anni fa nel programma del partito libertario gattoselvatico, ma in pratica fra le risposte ci sono parecchie obiezioni sensate.
In Italia l'impresa di stato c'era, funzionava generalmente male perché veniva usata per dare posti di lavoro agli amici (tradizione che continua con la scuola e le forze armate) poi l'hanno smantellata col metodo all'inglese, fare a pezzi le aziende e vendendo i pezzi uno per uno guadagnare di più che vendendo l'azienda tutta intera.
È difficile fare in modo che vi sia concorrenza alla pari tra imprese private e statali. Come dice una delle risposte, con le tasse del panettiere lo stato farebbe concorrenza al panettiere.
Una controbiezione è che attualmente il panettiere è messo in ginocchio dal supermercato, il supermercato da Amazon e bisogna fare qualcosa altrimenti tra vent'anni la produzione sarà in mano a pochi grandi soggetti mondiali, che suppongo saranno Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft.-
Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto da:
> Scritto da: Mattia
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> > https://forum.termometropolitico.it/812838-espansi...
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> In teoria sarei d'accordo con la tua proposta, l'avevo messa già anni fa nel programma del partito libertario gattoselvatico, ma in pratica fra le risposte ci sono parecchie obiezioni sensate.
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> In Italia l'impresa di stato c'era, funzionava generalmente male perché veniva usata per dare posti di lavoro agli amici (tradizione che continua con la scuola e le forze armate) poi l'hanno smantellata col metodo all'inglese, fare a pezzi le aziende e vendendo i pezzi uno per uno guadagnare di più che vendendo l'azienda tutta intera.
> È difficile fare in modo che vi sia concorrenza alla pari tra imprese private e statali. Come dice una delle risposte, con le tasse del panettiere lo stato farebbe concorrenza al panettiere.
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> Una controbiezione è che attualmente il panettiere è messo in ginocchio dal supermercato, il supermercato da Amazon e bisogna fare qualcosa altrimenti tra vent'anni la produzione sarà in mano a pochi grandi soggetti mondiali, che suppongo saranno Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft.
L'economia deve essere incentrata sui diritti consumatori, non su quelli degli imprenditori, quindi fa niente se gli imprenditori falliscono: basta che i consumatori vengano serviti come dio comanda.
Qui spiego come controllare e garantire la qualità dei servizi pubblici.Come si fa a controllare e garantire la qualità e ...
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Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2021-01-21 22:56:21.0 alle 2021-01-21 22:56:21.0Scritto da: Mattia
> L'economia deve essere incentrata sui diritti consumatori, non su quelli degli imprenditori, quindi fa niente se gli imprenditori falliscono: basta che i consumatori vengano serviti come dio comanda.
Un punto di vista un po' unilaterale.-
Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto da:
> Scritto da: Mattia
> > L'economia deve essere incentrata sui diritti consumatori, non su quelli degli imprenditori, quindi fa niente se gli imprenditori falliscono: basta che i consumatori vengano serviti come dio comanda.
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> Un punto di vista un po' unilaterale.
È impossibile fare gli interessi di tutti, per questo che non esiste una cosa come "fare il bene del popolo".
Però tutti siamo accomunati dal fatto di essere consumatori, mentre gli imprenditori sono solo una manciata, soprattutto quelli che fanno i veri profitti.
È ovvio che subendo la concorrenza dei servizi pubblici gli imprenditori ci perdono (per questo che il "bene del popolo" non esiste), però i consumatori non imprenditori (la maggioranza) ci possono potenzialmente guadagnare, purché i servizi pubblici siano efficienti.
Il problema è che viviamo in una società che insegna a pensare "come posso fare a GUADAGNARE?" e pochi si rendono conto che RISPARMIARE significa GUADAGNARE e che quindi l'abbassamento dei prezzi è a tutti gli effetti una forma di GUADAGNO.
Per capirci, se il genio della lampada mi chiedesse di esprimere un desiderio gli chiederei il superamento della scarsità delle risorse, così tutti sarebbero infinitamente ricchi.
Purtroppo il genio della lampada non esiste, quindi il superamento della scarsità delle risorse è utopico, ma i servizi pubblici possono andare un po' in quella direzione aumentando enormemente il potere d'acquisto dei consumatori.
Se per esempio i prezzi vengono dimezzati del 50%, la ricchezza di tutti i consumatori non imprenditori raddoppia, che significa che uno può lavorare la metà rispetto a prima mantenendo lo stesso tenore di vita di quando lavorava al 100%.
Il problema è che il sistema liberale è troppo incentrato sul diritto di GUADAGNARE e non sul diritto di RISPARMIARE: sono sinonimi, ma cambiano i soggetti che ci guadagnano. Con il RISPARMIO ci guadagnano quasi tutti, mentre con il PROFITTO ci guadagnano soprattuto i padroni di Amazon.
I diritti degli imprenditori sono considerati più importanti di quelli dei consumatori: è questo il problema.
**Modificato dall'autore il 22.01.2021 02:29**-
Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto daNon Autenticatoil 2021-01-22 13:43:15.0 alle 2021-01-22 13:43:15.0Scritto da: Mattia
> Scritto da:
> > Scritto da: Mattia
> > > L'economia deve essere incentrata sui diritti consumatori, non su quelli degli imprenditori, quindi fa niente se gli imprenditori falliscono: basta che i consumatori vengano serviti come dio comanda.
> >
> > Un punto di vista un po' unilaterale.
>
> È impossibile fare gli interessi di tutti, per questo che non esiste una cosa come "fare il bene del popolo".
È impossibile che tutti abbiano gli stessi interessi, per cui non esiste un "bene comune" (espressione che è una delle esche del PD).
"È impossibile che tutti abbiano gli stessi interessi" non implica che sia impossibile fare gli interessi di tutti.
Ci sono interessi diversi, e bisogna sforzarsi di farli coesistere.
Allo stato conviene per quento possibile cercare di fare gli interessi di tutti, nessuno escluso, altrimenti esisteranno sempre categorie insoddisfatte che agitano la barca per far cadere qualcuno
in acqua, nella migliore delle ipotesi. Ad esempio io appartengo simultaneamente ad almeno due categorie di insoddisfatti.
Invece la maggior parte dei sistemi politici accontenta una maggioranza e fa spallucce sugli interessi delle minoranze non significative. Si crea una società di erbivori soddisfatti, pacifici, nella quale si muovono gruppi di individui rimasti carnivori e guerrieri, che acquistano sempre più peso mentre i pacioni ne perdono, finché non si arriverà al rovesciamento dei ruoli.
Mi viene quasi da tessere le lodi dell'insoddisfazione, perché la soddisfazione produce un tipo d'uomo disprezzabile.
Ma il rovesciamento è preceduto da lunghe fasi di putrefazione e instabilità come quella in cui stiamo vivendo.
A questo punto la domanda è se sia possibile fare gli interessi di tutti. La mia risposta è che è possibile quando ognuno fa il suo nel proprio spazio. Per questo io sono per un mondo fatto di stati diversi senza aluna pretesa di unificarli in un unico grande impero (disegno attuale del centrosinistra internazionale turboliberale, ma fallirà perché per quanto ignorati ed emarginati dall'opinione pubblica, gli insoddisfatti sono già all'opera). Molti stati o almeno luoghi diversi, alcuni su base etnica, altri basati su altri principi. Più esatto sarebbe dire mondi. Un mondo fatto di mondi diversi.
> Però tutti siamo accomunati dal fatto di essere consumatori,
A me non basta per sentirmi affratellato alle masse. Oltretutto sotto sotto disprezzo i "consumatori" e detesto coloro che stanno bene come tali.
> mentre gli imprenditori sono solo una manciata, soprattutto quelli che fanno i veri profitti.
Non voglio difendere una categoria miope come gli imprenditori (miope perché il piccolo e medio imprenditore non capisce che in questo mare in cui i pesci piccoli sono mangiati da pesci sempre più grossi lui ha solo da perderci, a lungo termine l'azienda a cui tiene tanto finirà mangiata e lui, benché ideologicamente si senta un padrone, nei fatti è molto più vicino a un proletario) ma ignorarli significa produrre un'altra categoria di insoddisfatti (ah, se contiamo che avevo cercato di fare una ditta le categorie di insoddisfatti a cui appartengo salgono a tre).
> È ovvio che subendo la concorrenza dei servizi pubblici gli imprenditori ci perdono (per questo che il "bene del popolo" non esiste), però i consumatori non imprenditori (la maggioranza) ci possono potenzialmente guadagnare, purché i servizi pubblici siano efficienti.
È il ragionamento che fa l'attuala sistema economico. Solo che producono scontenti fra le categorie più attive e più propense all'azione.
Quello che dico io, fin dai tempi in cui mi sono trovato incastrato in una società insieme a persone non adatte, è che lo stupido è uno che continua a giocare secondo le regole anche quando si accorge che sono state fatte per fregarlo. Quando il patto sociale viene meno e i fregati sono le persone più attive possono anche decidere di rompere le regole. Tutta questa gente capace di sfilarti i soldi di tasca con abili giochi finanziari resterà sbigottita quando i fregati ricorreranno alle armi, e se uno che prende le armi è un criminale, molti che lo fanno sono una rivoluzione. Per questo bisognerebbe avere in casa almeno un AK 47: nel'attuale sistema, in cui i grandi ricchi usano i poveri a spese della classe media, il numero degli insoddisfatti sale.
> Il problema è che viviamo in una società che insegna a pensare "come posso fare a GUADAGNARE?" e pochi si rendono conto che RISPARMIARE significa GUADAGNARE e che quindi l'abbassamento dei prezzi è a tutti gli effetti una forma di GUADAGNO.
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> Per capirci, se il genio della lampada mi chiedesse di esprimere un desiderio gli chiederei il superamento della scarsità delle risorse, così tutti sarebbero infinitamente ricchi.
> Purtroppo il genio della lampada non esiste, quindi il superamento della scarsità delle risorse è utopico, ma i servizi pubblici possono andare un po' in quella direzione aumentando enormemente il potere d'acquisto dei consumatori.
> Se per esempio i prezzi vengono dimezzati del 50%, la ricchezza di tutti i consumatori non imprenditori raddoppia, che significa che uno può lavorare la metà rispetto a prima mantenendo lo stesso tenore di vita di quando lavorava al 100%.
>
> Il problema è che il sistema liberale è troppo incentrato sul diritto di GUADAGNARE e non sul diritto di RISPARMIARE: sono sinonimi, ma cambiano i soggetti che ci guadagnano. Con il RISPARMIO ci guadagnano quasi tutti, mentre con il PROFITTO ci guadagnano soprattuto i padroni di Amazon.
> I diritti degli imprenditori sono considerati più importanti di quelli dei consumatori: è questo il problema.
Solo dei grandi imprenditori. Gli stati spremono il piccolo e medio imprenditore e stendono il tappeto rosso a qualli come Amazon, ma per quanto stupido e privo di cultura, il piccolo imprenditore se ne accorge e cova rabbia. Un giorno la rabbia del piccolo imprenditore si troverà sommata con quella dell'ambientalista, con quella dell'autoctono che non si sente rappresentato dal paese e con mille altre rabbie, tutte diverse e accomunate soltanto dall'essere arrabbiate: allora la società sarà divisa in due classi, chi ha un'arma e chi non ce l'ha.-
Re: Il mio nuovo avatar in termometropoliticoPoliticaScritto da:
> È impossibile che tutti abbiano gli stessi interessi, per cui non esiste un "bene comune" (espressione che è una delle esche del PD).
È il fondamento del pensiero liberale.
> "È impossibile che tutti abbiano gli stessi interessi" non implica che sia impossibile fare gli interessi di tutti.
>
> Ci sono interessi diversi, e bisogna sforzarsi di farli coesistere.
>
> Allo stato conviene per quento possibile cercare di fare gli interessi di tutti, nessuno escluso, altrimenti esisteranno sempre categorie insoddisfatte che agitano la barca per far cadere qualcuno
> in acqua, nella migliore delle ipotesi. Ad esempio io appartengo simultaneamente ad almeno due categorie di insoddisfatti.
È impossibile fare gli interessi di tutti.
Un ragionamento che sembra logico, per fare un esempio, è che se gli omosessuali possono sposarsi come gli eterosessuali poi tutti sono contenti.
Errato, perché poi si lamentano i destroidi! Sono stupidi? Sì, ma questo non toglie che un partito che fa le unioni civili perde il consenso dei destroidi, quindi è assolutamente vero che non puoi accontentare tutta la popolazione. Devi decidere se accontetare gli omosessuali o i destroidi.
Sembra anche logico che uno stato antirazzista fa gli interessi di tutti, perché se nessuno può essere discriminato per via della sua razza tutti ci guadagnano, perché nessuno rischia di vedersi calpestare i propri diritti (come successe agli ebrei nel nazismo).
Invece no, perché poi i razzisti si lamentano, visto che loro vogliono discriminare su base razziale.
Quindi i partiti antirazzisti non solo non hanno il consenso dei razzisti, ma vengono addirittura odiati, come stiamo vedendo in questi ultimi anni.
Quindi no, non esiste il bene del popolo, ma solo interessi in conflitto. Se fai gli interessi degli imprenditori allora significa che non stai facendo appieno gli interessi dei consumatori. Io voglio fare appieno gli interessi dei consumatori, perché questo è l'unico approccio che può portare verso il mondo utopico in cui le macchine producono e noi consumiamo senza lavorare.
Chi pensa ai diritti dei lavoratori frena il progresso, perché è incline a dire che l'automazione è un male perché riduce i posti di lavoro, quindi spinge per il mantenimento dei vecchi sistemi.
Chi pensa ai diritti degli imprenditori apprezza l'automazione perché permette alle aziende di aumentare i profitti tagliando i costi del lavoro.
Però se sono gli imprenditori a beneficiare dell'automazione i consumatori non beneficiano automaticamente di una situazione di minore scarsità, perché gli imprenditori possono tenere i prezzi allo stesso livello di primo creando artificialmente la stessa scarsità di prima.
Domanda: perché non possono essere i consumatori finalmente a beneficiare del progresso?
Vogliamo parlare di "bene del popolo"? Ok, allora ti dico che fare il bene del popolo significa creare dei servizi pubblici che fanno ampiamente uso dell'automazione e che abbassano i prezzi man mano che i costi di produzione scendono, in maniera tale che i prezzi riflettano la reale scarsità.
Si chiama "ottimo paretiano": è la situazione in cui l'allocazione delle risorse è ottimale perché i prezzi riflettono la scarsità.
Quegli scemi dei liberisti pensavano che si sarebbe arrivati all'ottimo paretiano con il libero mercato, perché la teoria dice che man mano che la concorrenza aumenta si va verso l'ottimo paretiano.
Però, come ripete continuamente CapitanFracassa in termometropolitico, gli imprenditori NON VOGLIONO arrivare all'ottimo paretiano, perché non guadagnano un cazzo se si va verso quella situazione.
Quindi gli imprenditori cercheranno sempre di fare in modo che non si crei troppa concorrenza, anche giocando sporco.
In ogni caso, se si andasse verso l'ottimo paretiano molte aziende chiuderebbero perché fanno pochi profitti, quindi si ritornerebbe all'oligopolio.
La questione è chiara: gli imprenditori hanno un solo obbiettivo, cioè il profitto, quindi non si arriverà mai all'ottimo paretiano e questo quegli scemi dei liberisti non lo capiscono.
Occorre quindi che sia lo stato a creare l'ottimo paretiano col servizio pubblico.
Questo nella mia testa significa fare l'interesse del popolo, ma so già che gli imprenditori sbatterebbero i piedi se si facesse una cosa simile (e con essi i liberisti), per questo non credo nel "bene del popolo" né mi interessa farlo: mi interessa fare ciò che per me è eticamente giusto, ma ne sbatto il cazzo di accontentare tutti.
> A me non basta per sentirmi affratellato alle masse. Oltretutto sotto sotto disprezzo i "consumatori" e detesto coloro che stanno bene come tali.
Se disprezzi i consumatori allora disprezzi te stesso, perché ci sono due cose che accomunano tutti gli esseri umani: tutti prima o poi muiono e tutti sono consumatori, perché se non consumano muiono precocemente.
Il fatto è che fare gli interessi dei consumatori in teoria significa veramente fare gli interessi dell'umanità, ma visto che tra i consumatori ci sono anche imprenditori che ci guadagnano PER VIA DEL FATTO CHE NON SI ARRIVERÀ MAI ALL'OTTIMO PARETIANO essi spingono per mantenere la loro condizione privilegiata, perché la povertà degli altri è la loro ricchezza.
Io capisco che un bastardo privilegiato voglia mentenere le proprie condizioni, ma gli altri se non sono stupidi fanno anche i loro interessi. Al di là di fare i propri interessi, a me fa proprio moralmente schifo il fatto che qualcuno stia male per far star bene qualcun'altro.
Perché è esattamente così: se non ci si sforza di arrivare all'ottimo paretiano molte persone verranno tenute artificialmente povere.
> Quello che dico io, fin dai tempi in cui mi sono trovato incastrato in una società insieme a persone non adatte, è che lo stupido è uno che continua a giocare secondo le regole anche quando si accorge che sono state fatte per fregarlo.
Esatto e visto che non ci facciamo fregare vogliamo che lo stato crei l'ottimo paretiano ATTIVAMENTE, perché le teorie liberiste sono state smentite: la concorrenza non sta aumentando, si stanno formando grossi oligopoli. Il libero mercato non porta all'ottimo paretiano.
> Quando il patto sociale viene meno e i fregati sono le persone più attive possono anche decidere di rompere le regole. Tutta questa gente capace di sfilarti i soldi di tasca con abili giochi finanziari resterà sbigottita quando i fregati ricorreranno alle armi, e se uno che prende le armi è un criminale, molti che lo fanno sono una rivoluzione. Per questo bisognerebbe avere in casa almeno un AK 47: nel'attuale sistema, in cui i grandi ricchi usano i poveri a spese della classe media, il numero degli insoddisfatti sale.
L'AK-47 bisogna usarlo per via del fatto che gli stati continuano a leccare il culo ai padroni degli oligopoli portando avanti teorie più o meno liberiste che si sono rivelate fallimentari.
Bisogna sparare finquando non mettono nell'agenda politica l'ottimo paretiano!
Tu invece stai dando un motivo per rigettare le armi: il fatto che i bastardi privilegiati possano utilizzare le armi per mantenere i propri privilegi non è una buona cosa.
Infatti come ho detto più volte le armi possono essere una buona cosa o una cattiva cosa a dipendenza dei fini per i quali vengono usate e visto che gli esseri umani sono stupidi le usano quasi sempre per degli scopi malevoli: gli armati sono i privilegiati e i prepotenti, non gli oppressi.
Gli imprenditori che sparano perché non fanno più profitti sono paragonabili ai politici che sparano perché non ricevono più il vitalizio o agli schiavisti che sparano perché non possono più usare schiavi.
Sicuramente per chi è cresciuto a pane è liberismo questa cazzata ha senso, ma i socialisti sono stufi dei bastardi privilegiati prepotenti.
> Solo dei grandi imprenditori. Gli stati spremono il piccolo e medio imprenditore e stendono il tappeto rosso a qualli come Amazon, ma per quanto stupido e privo di cultura, il piccolo imprenditore se ne accorge e cova rabbia. Un giorno la rabbia del piccolo imprenditore si troverà sommata con quella dell'ambientalista, con quella dell'autoctono che non si sente rappresentato dal paese e con mille altre rabbie, tutte diverse e accomunate soltanto dall'essere arrabbiate: allora la società sarà divisa in due classi, chi ha un'arma e chi non ce l'ha.
Non è vero che i piccoli imprenditori vengono tartassati di tasse, è che non sono capaci a fare le dichiarazioni.
L'ha spiegato Frank Merenda (imprenditore) in una live di Istituto Liberale: i piccoli imprenditori non capiscono un cazzo di tassazione, quindi nelle dichiarazioni fanno meno detrazioni di quelle che potrebbero fare.
Quindi gadagnano per esempio 20'000 ma pagano tasse come se avessero guadagnato 40'000.
Le grosse aziende semplicemente hanno gente che sa come fare le detrazioni, quindi pagano le tasse giuste.
Sulla carta le imposte per le piccole imprese sono più basse rispetto a quelle per le grandi imprese, solo che i piccoli imprenditori non sono capaci a fare le dichiarazioni.
Ciò detto, visto che in realtà per legge le grosse aziende non hanno nessun privilegio rispetto a quelle piccole (anzi, pagano più tasse), il problema risiede solo e unicamente nel sistema liberista, che ha lo scopo di mantenere i privilegi di chi ha tanti soldi, perché chi ha soldi può assumere gente esperta che si occupa di tasse (per pagarne il meno possibile) e può permettersi di fare sconti fino ad andare in perdita solo allo scopo di far fallire chi invece gli sconti non li può fare.
Perché vogliono che gli altri falliscano?? Perché non vogliono arrivare all'ottimo paretiano, se non guadagnerebbero più niente.
**Modificato dall'autore il 22.01.2021 15:41**
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